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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Bergamini, libro consigliato Storia degli Stati Uniti Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia contemnporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia degli Stati Uniti" di Oliviero Bergamini nel quale viene trattata la storia degli U.S.A in vari capitoli e nello specifico: dalle origini alla dottrina Monroe, dall'ascesa dell'Ovest alla guerra... Vedi di più

Esame di Storia contemporanea docente Prof. O. Bergamini

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1. Dalle origini alla dottrina Monroe

Caratteri originari della colonizzazione inglese del Nord America

Al tempo del primo insediamento britannico permanente la colonizzazione era già iniziata da un secolo.

La Spagna aveva occupato Centro America e territori più a sud del Nord America; la Francia Canada e

Louisiana. I nuclei originari di insediamento britannico furono due: la Virginia (1607) e la Baia di

Plymouth, in Massachusetts (1620), dove si insediarono i puritani pilgrim fathers. Le colonie inglesi

furono da subito colonie di popolamento dove si riversarono i disoccupati e i contadini senza terra. Esse

avevano una tendenza all’autogoverno e si diedero ben presto istituzioni ed organi di rappresentanza.

Indiani e neri, gli altri popoli dell’America

L’America del Nord ospitava centinaia di popolazioni indiane che avevano sviluppato proprie società e

culture. Nei primi anni della dominazione inglese queste tribù permisero la sopravvivenza delle colonie,

dove si formò una middle ground, un’area intermedia tra quella bianca e quella indigena: a lungo le due

popolazioni comunicarono tra loro attraverso rapporti di amicizia; tuttavia per gli indiani l’impatto con i

bianchi fu devastante: essi portarono nuove malattie, introdussero i valori dell’arricchimento e dello

sfruttamento, l’alcol ridusse intere tribù al degrado. L’ideologia puritana, che vedeva i nativi come

incarnazioni del demonio, enfatizzò il bisogno della loro distruzione.

Lo sviluppo delle colonie fu ben presto segnato anche dall’arrivo degli schiavi neri, che venivano

utilizzati nelle piantagioni in Virginia e nelle altre colonie a sud. La tratta dei neri e la loro

sottomissione forzata ai bianchi è uno dei capitoli più bui della storia occidentale.

Il mondo coloniale

Nel corso del 700 le colonie vissero un vero e proprio boom demografico ed economico, dovuto sia alle

nuove nascite che all’immigrazione. Nacque un vasto sistema di scambi transatlantici che coinvolgeva

anche Inghilterra e Africa. La divisione territoriale tra nord sud e centro era netta. A sud c’era un

clima caldo che favoriva l’agricoltura di piantagione per l’esportazione attraverso l’impiego degli sciavi

neri. A nord, dove il clima era rigido e il territorio montuoso, si sviluppò una piccola agricoltura

accompagnata dal commercio marittimo e dall’artigianato, per i quali non venivano utilizzati schiavi. Il

centro era intermedio: vi si praticavano sia l’agricoltura di piantagione che il commercio e l’artigianato.

Tutte le colonie si diedero nel tempo proprie istituzioni: il governo coloniale era formato da un

governatore e dei funzionari nominati da Londra, coadiuvati da un’assemblea eletta dalle colonie. La

democrazia americana risultò essere più forte di quella europea, anche se il diritto di voto era limitato

e chi aveva più potere era favorito.

La rivoluzione americana

L’Inghilterra aveva sempre concesso alle sue colonie autonomia:gli affari pubblici venivano amministrati

localmente e i coloni americani erano abituati a ritenere che la madrepatria non potesse imporre nuove

tasse. Con i Navigation acts della seconda metà del 1600 l’Inghilterra impose all’America di esportare i

prodotti principali solo alla GB e alle colonie inglesi; tutti i prodotti importati dovevano prima passare

da Londra; questi atti non furono applicati fino al 1763, quando una nuova legge impose limiti e tasse

che suscitarono un’esplosione di proteste. Per coordinare la protesta nacquero dei comitati che

incoraggiavano il boicottaggio delle merci inglesi, organizzavano corpi di contadini armati e gestivano le

tasse e la pubblica amministrazione. Al problema delle tasse si aggiunsero una componente ideologica

(gli americani vedevano il governo come frutto del contratto tra cittadini che erano liberi di porvi

termine) ed una religiosa (l’America, terra del cristianesimo puro, doveva fungere da esempio per il

mondo). Di fronte all’oppressione di Londra il Congresso firmò una dichiarazione di indipendenza che

segnava la nascita degli USA fondandoli sulla sovranità popolare. Le ostilità si protrassero per 6 anni, i

coloni organizzarono un esercito che affidarono a Washington; la chiave del conflitto consistette nella

difficoltà per l’Inghilterra di imporre il controllo su un territorio così vasto; decisiva fu anche l’alleanza

con la Francia; nel 1783 la guerra finì col trattato di Parigi, che riconobbe l’indipendenza alle colonie. 1

La costituzione degli USA

Dopo la rivoluzione in tutti gli stati vennero approvate nuove costituzioni, gli organismi rappresentativi

furono ridefiniti abbassando i criteri di censo, esecutivi e giudiziari vennero subordinati alle assemblee

statali. Nel marzo 1787 55 delegati si riunirono a Philadelphia e redassero una costituzione totalmente

nuova, che reimpostò il corso politico del paese. Le novità principali erano: per la prima volta una nazione

nasceva dandosi una legge fondamentale scritta, che disponeva per la prima volta la divisione dei poteri

e, infine, segnava la nascita del federalismo contemporaneo. Il parlamento americano è bicamerale,

denominato congresso, formato dalla camera dei rappresentanti e dal senato federale; il potere

esecutivo è esercitato da un presidente con mandato quadriennale, eletto dai grandi elettori. L’organo

supremo di giustizia del paese è la corte suprema federale; la costituzione dispone meccanismi

attraverso i quali i 3 poteri possano bilanciarsi a vicenda; la costituzione aveva anche molti limiti:

discriminava indiani e schiavi neri, avvantaggiava i ceti superiori nel comando.

La prima età della repubblica: Hamilton e Jefferson

La guerra aveva messo in crisi l’economia, però la popolazione continuò a crescere e nel giro di pochi

anni anche i rapporti con Inghilterra e Caraibi tornarono a fiorire. A fine 1800 vennero emesse delle

ordinanze per regolamentare la colonizzazione al di la degli Appalachi, che garantivano ai coloni alcuni

diritti fondamentali e disponevano che le nuove terre fossero dichiarate territori ed eleggessero

organi di governo. Controversa fu la questione della schiavitù: molti stati del nord la abolirono. Ma non

quelli del sud, per i quali essa era la base dell’economia. nel 1789 Washington venne eletto presidente e

diede vita al primo governo. I poteri di esso erano ancora da definire, soprattutto il grado di

centralizzazione della nuova repubblica: si svilupparono due correnti, sostenute da Jefferson e

Hamilton rispettivamente.

Thomas Jefferson esponente dell’aristocrazia del sud, esaltatore della libertà: il suo governo

1. ideale rimaneva legato alla dimensione locale, l’unione doveva essere poco centralizzata e gli

stati conservare ampia autonomia. Egli era ostile all’industrializzazione e favorevole all’America

come nazione agricola. Si pose il problema della schiavitù ma non propose mai la sua abolizione.

Alexander Hamilton disprezzava i ceti inferiori ed ammirava imprenditori, finanzieri, mercanti

2. che avevano fatta grande l’America: aspirava infatti a fare degli USA un paese ricco e potente

attraverso il commercio, le banche e le industrie. Proponeva il sostegno dell’economia da parte

dello stato, fortemente centralizzato. Gli schiavi erano a pieno titolo proprietà privata.

Le prime due vittorie di Hamilton furono l’approvazione di un dazio sulle importazioni per rendere le

finanze pubbliche più solide e l’istituzione di una Banca degli USA. Come concessione a Jefferson nel

1791 venne approvato il Bill of Rights, che garantivano una serie di diritti individuali.

Dalla presidenza Jefferson alla guerra contro l’Inghilterra

I Jeffersoniani presero a chiamarsi repubblicani e nel 1800 Jefferson divenne presidente. Egli cercò di

limitare il governo centrale, ma 2 sue iniziative ebbero risultati opposti: nel 1803 acquistò la Louisiana:

questo territorio, che avrebbe dovuto rimanere agricolo, subì una colonizzazione rapida che incrementò

il sistema finanziario ed industriale. La seconda decisione fu il sequestro delle esportazioni in seguito al

riaccendersi delle ostilità con Francia e GB: questo danneggiò soprattutto la Nuova Inghilterra e

stimolò iniziative manifatturiere. A Jefferson seguirono Madison e Monroe, della stessa fazione.

L’autorità federale conobbe diversi sviluppi grazie a John Marshall, presidente della corte suprema, a

cui attribuì il sindacato di costituzionalità. Madison dichiarò guerra all’Inghilterra per i soprusi delle

sue navi nei confronti di quelle americane. Le truppe americane riportarono dure sconfitte e la guerra

esasperò il conflitto nord-sud.

La dottrina Monroe

Sebbene la presidenza rimanesse jeffersoniana, vennero adottati alcuni provvedimenti ha miltoniani:

venne approvato un nuovo mandato per la banca degli USA ed una tariffa doganale, inaugurando una

politica protezionista. In politica estera il filone isolazionista di Washington si scontrava con quello

espansionista: i primi 30 anni della storia statunitense furono anni di espansione ed acquisizione e la

dottrina Monroe era in linea con questi: egli dichiarò , in relazione all’America del sud, che avrebbe

considerato atto ostile ogni intromissione europea in questi stati, sfera di influenza americana. 2

2. Dall’ascesa dell’Ovest alla guerra civile americana

L’espansione economico-territoriale

Fino al 1860 gli USA conobbero uno sviluppo demografico, territoriale ed economico e 17 nuovi stati

furono ammessi all’unione. A sostenere lo sviluppo americano furono una serie di fattori:

1. si verificò una rivoluzione dei trasporti: nuove strade vennero costruite, il trasporto via acqua

venne esteso con l’apertura del canale dell’Erie, venne costruita la prima ferrovia.

2. l’agricoltura era ancora alla base dell’economia, ma un’industrializzazione sempre più rapida

andava acquistando peso crescente.

3. il governo federale diede contributi importantissimi al capitalismo attraverso la politica

finanziaria e terriera e con le iniziative militari. La politica protezionista aiutava la crescita

dell’industria nazionale, accanto alla quale era schierata anche la corte suprema.

4. lo sviluppo degli USA si avvalse anche dell’immigrazione dall’Europa del nord, che rese gli USA

multietnici.

L’ascesa dell’ovest:realtà, politica, mito

La colonizzazione dell’ovest fu un grande successo del capitalismo occidentale: l’ovest era visto come la

parte più dinamica e democratica del paese: non esistevano gerarchie sociali, il clima politico aveva

carattere più popolare, la figura del pioniere era esaltata dalla letteratura. La realtà fu però più

complessa del mito: i bianchi entrarono in relazione con gli indiani e, dopo un iniziale rapporto di

collaborazione li sterminarono. La vita dei coloni non fu facile: gran parte delle terre furono distribuite

alle compagnie ferroviarie e i singoli coloni, che non potevano permettersi di comprarle, si indebitarono

con le banche. Ma presentare l’ovest come una terra libera, democratica e vergine invogliava la

colonizzazione e l’arricchimento. La colonizzazione delle nuove terre diventò motivo di scontro politico:

i coloni dell’ovest impedivano a quelli del sud di partecipare abolendo la schiavitù in quei territori.

Il contrasto nord-sud

L’invenzione della cotton gin fece esplodere la coltura del cotone negli USA, che veniva esportato per i

¾, faceva del sud una terra ricca e rendeva gli schiavi essenziali. Ma nonostante questa innovazione il

sud risultò essere meno ricco e dinamico del nord, con le sue città piccole e pochi mezzi di trasporto. La

divergenza nord-sud si aggravò fino a diventare scontro aperto per molti motivi:

1. il sud era contrario al protezionismo, che proteggeva le industrie del nord e costringeva il sud a

comprare da loro a prezzi più alti.

i rapporti nord-sud erano svantaggiosi per l’agricoltura meridionale, poiché erano i commercianti

2. del nord ad esportare il cotone del sud e a vendergli i propri macchinari.

molti leader del sud erano contrari ad un governo federale forte, schierato con il nord.

3. il sud vedeva il nord meschino e avido, il nord vedeva il sud amorfo e passivo.

4.

Il terreno di scontro cruciale fu la questione della schiavitù, duramente criticata dal nord dove si

formò un movimento abolizionista; il sud reagì esaltando la società meridionale come superiore. Decisiva

fu la questione dell’estensione della schiavitù nelle terre dell’ovest: il Missouri con un compromesso fu

ammesso come stato che consentiva la schiavitù, insieme a quello del Maine dove invece era abolita. Da

quel momento la schiavitù non sarebbe stata permessa dal confine sud del Missouri.

Il mondo della schiavitù

La schiavitù costituì un aspetto strutturale delle economia nazionale: l’immagine più comune dello

schiavismo americano è quella della grande piantagione, ed essi erano considerati come oggetti di

proprietà dei piantatori e strumenti di lavoro. Il lavoro era durissimo ed umiliante, gli schiavi erano

privati della libertà e non potevano in alcun modo ottenerla. Essi si sforzarono di sfuggire alla

repressione sia indirettamente, preservando i loro usi e costumi, la loro religione, ma anche

direttamente con vere e proprie ribellioni, represse duramente e seguite dall’immissione di leggi

sempre più dure e punizioni sempre più esemplari.

L’età jacksoniana e la nuova politica popolare

Jackson era stato eletto come candidato del Partito Democratico, che si presentava come il partito

della gente comune, contrapposta ai ricchi imprenditori settentrionali. Il partito democratico si

3

scontrava con il Partito Whig, di stampo neohamiltoniano, che proponeva un governo federale forte e un

sostegno allo sviluppo economico. La contrapposizione tra i due partiti non era totale: erano entrambi a

favore dello sviluppo capitalistico; le divergenze riguardavano al politica economica, la distribuzione dei

poteri tra stati e governo centrale, la necessità di riforme sociali.

La presidenza Jackson portò ad una democratizzazione della rappresentanza: i requisiti di censo

vennero attenuati e si affermò il sistema delle spoglie (affidare le cariche pubbliche a uomini del

proprio partito). Jackson non rinnovò il mandato alla banca degli USA, distribuendo i fondi federali tra

più banche statali. Il conflitto nord-sud iniziò a precipitare verso lo scontro aperto: il South Carolina si

oppose alla nuova legge doganale, decidendo che ogni stato aveva il diritto di non applicare una legge

federale all’interno del proprio territorio.

La società americana di primo 800

Le tre sezioni del paese erano profondamente diverse; gli americani non avevano fissa dimora ma

tendevano a spostarsi alla ricerca di nuove occasioni di arricchimento. Accanto all’espansione delle aree

agricole il primo 800 fu caratterizzato anche dall’espansione dell’industria e delle aree urbane, che ben

presto saranno caratterizzate dalla civiltà dei consumi. L’immigrazione suscitava sentimenti ostili e

razzisti: gli USA erano visti come una terra di opportunità ma spesso gli immigrati rimanevano delusi.

Durante tutta la metà del primo 800 la ricchezza a nord aumentò e si formò un ceto di nuovi grandi

ricchi con fortune colossali. La religione continuò ad essere molto importante, ma accanto alla chiesa

anglicana nacquero altre tendenze religiose, le quali rivestivano anche un ruolo educativo e culturale.

Fermenti riformatori e lotte sociali

Gli anni 20, 30, 40 videro dispiegarsi un’ondata di riformismo. Oltre alle motivazioni umanitarie esso fu

generato dalla religione (i predicatori esortavano le persone a riavvicinarsi a Dio e combattere

materialismo e corruzione). Il riformismo coinvolse soprattutto il nord, che si sforzò di diffondere

comportamenti e valori adeguati alle esigenze della società di mercato e del capitalismo. Le iniziative

coinvolsero più settori:

1. prigioni e asili per malati mentali: denuncia delle condizioni disumane in cui vivevano i detenuti.

2. temperanza: un potente movimento chiedeva l’eliminazione del consumo di alcolici, riuscendo a

convincere parecchi stati.

3. istruzione: fondazione di scuole pubbliche per assicurare a tutti i cittadini un’istruzione di base.

4. lotta alla schiavitù: molti movimenti proponevano l’abolizionismo. Alle campagne partecipavano

anche gli ex schiavi, che organizzavano la fuga di schiavi dal sud e le donne, bianche e nere.

A partire dagli anni 20 molti cittadini si resero conto di come il sistema economico accentuava le

disuguaglianze: le proteste dei lavoratori si moltiplicarono e nacquero i partiti dei lavoratori, che negli

anni 40 e 50 assunsero carattere sindacale.

La strada verso la guerra civile

Negli anni 40 e 50 ci fu uno sviluppo dell’economia e lo scontro nord-sud si accentuò fino ad arrivare ad

un conflitto aperto. Il nord continuò a crescere lasciando indietro il sud, mentre l’ovest era sempre più

attaccato al nord. Nel sud si diffuse l’idea che il nord lo trattasse come una colonia. Queste convinzioni

erano aggravate dal diffondersi dell’abolizionismo. Occorreva risolvere la questione dell’estensione

della schiavitù nei nuovi stati: mentre nord e ovest volevano vietarvi la schiavitù, il sud era convinto di

avere il diritto di stabilirvisi coi propri schiavi. La questione riguardava la California: Wilmot propose

una legge che vietava la schiavitù in questi stati. La legge divenne la bandiera per i coloni dell’ovest e

per il partito Whig, che diedero vita al Partito Repubblicano nel 1854, di connotazione nordista. La

questione della California venne risolta con un compromesso: la schiavitù era vietata, ma nel sud nuove

norme federali la rafforzavano. La corte suprema dichiarò nel 1857 che il compromesso del Missouri

era incostituzionale: nel 1860 il Partito Repubblicano vinse le elezioni con Lincoln e il South Carolina

deliberò la secessione dagli USA.

La guerra civile americana

Lincoln chiese al Congresso di poter usare militari per normalizzare la situazione in South Carolina, ma

ne nacque un conflitto che si estese a tutti gli USA. Lincoln era un antischiavista, ma il suo obiettivo

principale era di proteggere l’Unione e riportare gli stati del sud sotto il governo federale. Il South

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Bergamini Oliviero.

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