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Dalle origini alla dottrina Monroe

Caratteri originari della colonizzazione inglese del Nord America

Al tempo del primo insediamento britannico permanente la colonizzazione era già iniziata da un secolo. La Spagna aveva occupato Centro America e territori più a sud del Nord America; la Francia Canada e Louisiana. I nuclei originari di insediamento britannico furono due: la Virginia (1607) e la Baia di Plymouth, in Massachusetts (1620), dove si insediarono i puritani pilgrim fathers. Le colonie inglesi furono da subito colonie di popolamento dove si riversarono i disoccupati e i contadini senza terra. Esse avevano una tendenza all’autogoverno e si diedero ben presto istituzioni ed organi di rappresentanza.

Indiani e neri, gli altri popoli dell’America

L’America del Nord ospitava centinaia di popolazioni indiane che avevano sviluppato proprie società e culture. Nei primi anni della dominazione inglese queste tribù permisero la sopravvivenza delle colonie, dove si formò una middle ground, un’area intermedia tra quella bianca e quella indigena: a lungo le due popolazioni comunicarono tra loro attraverso rapporti di amicizia; tuttavia per gli indiani l’impatto con i bianchi fu devastante: essi portarono nuove malattie, introdussero i valori dell’arricchimento e dello sfruttamento, l’alcol ridusse intere tribù al degrado. L’ideologia puritana, che vedeva i nativi come incarnazioni del demonio, enfatizzò il bisogno della loro distruzione.

Lo sviluppo delle colonie fu ben presto segnato anche dall’arrivo degli schiavi neri, che venivano utilizzati nelle piantagioni in Virginia e nelle altre colonie a sud. La tratta dei neri e la loro sottomissione forzata ai bianchi è uno dei capitoli più bui della storia occidentale.

Il mondo coloniale

Nel corso del '700 le colonie vissero un vero e proprio boom demografico ed economico, dovuto sia alle nuove nascite che all’immigrazione. Nacque un vasto sistema di scambi transatlantici che coinvolgeva anche Inghilterra e Africa. La divisione territoriale tra nord, sud e centro era netta. A sud c’era un clima caldo che favoriva l’agricoltura di piantagione per l’esportazione attraverso l’impiego degli schiavi neri. A nord, dove il clima era rigido e il territorio montuoso, si sviluppò una piccola agricoltura accompagnata dal commercio marittimo e dall’artigianato, per i quali non venivano utilizzati schiavi. Il centro era intermedio: vi si praticavano sia l’agricoltura di piantagione che il commercio e l’artigianato. Tutte le colonie si diedero nel tempo proprie istituzioni: il governo coloniale era formato da un governatore e dei funzionari nominati da Londra, coadiuvati da un’assemblea eletta dalle colonie. La democrazia americana risultò essere più forte di quella europea, anche se il diritto di voto era limitato e chi aveva più potere era favorito.

La rivoluzione americana

L’Inghilterra aveva sempre concesso alle sue colonie autonomia: gli affari pubblici venivano amministrati localmente e i coloni americani erano abituati a ritenere che la madrepatria non potesse imporre nuove tasse. Con i Navigation Acts della seconda metà del 1600 l’Inghilterra impose all’America di esportare i prodotti principali solo alla Gran Bretagna e alle colonie inglesi; tutti i prodotti importati dovevano prima passare da Londra; questi atti non furono applicati fino al 1763, quando una nuova legge impose limiti e tasse che suscitarono un’esplosione di proteste. Per coordinare la protesta nacquero dei comitati che incoraggiavano il boicottaggio delle merci inglesi, organizzavano corpi di contadini armati e gestivano le tasse e la pubblica amministrazione. Al problema delle tasse si aggiunsero una componente ideologica (gli americani vedevano il governo come frutto del contratto tra cittadini che erano liberi di porvi termine) ed una religiosa (l’America, terra del cristianesimo puro, doveva fungere da esempio per il mondo). Di fronte all’oppressione di Londra il Congresso firmò una dichiarazione di indipendenza che segnava la nascita degli USA fondandoli sulla sovranità popolare. Le ostilità si protrassero per 6 anni, i coloni organizzarono un esercito che affidarono a Washington; la chiave del conflitto consistette nella difficoltà per l’Inghilterra di imporre il controllo su un territorio così vasto; decisiva fu anche l’alleanza con la Francia; nel 1783 la guerra finì col trattato di Parigi, che riconobbe l’indipendenza alle colonie.

La costituzione degli USA

Dopo la rivoluzione in tutti gli stati vennero approvate nuove costituzioni, gli organismi rappresentativi furono ridefiniti abbassando i criteri di censo, esecutivi e giudiziari vennero subordinati alle assemblee statali. Nel marzo 1787 55 delegati si riunirono a Philadelphia e redassero una costituzione totalmente nuova, che reimpostò il corso politico del paese. Le novità principali erano: per la prima volta una nazione nasceva dandosi una legge fondamentale scritta, che disponeva per la prima volta la divisione dei poteri e, infine, segnava la nascita del federalismo contemporaneo. Il parlamento americano è bicamerale, denominato congresso, formato dalla camera dei rappresentanti e dal senato federale; il potere esecutivo è esercitato da un presidente con mandato quadriennale, eletto dai grandi elettori. L’organo supremo di giustizia del paese è la corte suprema federale; la costituzione dispone meccanismi attraverso i quali i 3 poteri possano bilanciarsi a vicenda; la costituzione aveva anche molti limiti: discriminava indiani e schiavi neri, avvantaggiava i ceti superiori nel comando.

La prima età della repubblica: Hamilton e Jefferson

La guerra aveva messo in crisi l’economia, però la popolazione continuò a crescere e nel giro di pochi anni anche i rapporti con Inghilterra e Caraibi tornarono a fiorire. A fine 1800 vennero emesse delle ordinanze per regolamentare la colonizzazione al di là degli Appalachi, che garantivano ai coloni alcuni diritti fondamentali e disponevano che le nuove terre fossero dichiarate territori ed eleggessero organi di governo. Controversa fu la questione della schiavitù: molti stati del nord la abolirono. Ma non quelli del sud, per i quali essa era la base dell’economia. nel 1789 Washington venne eletto presidente e diede vita al primo governo. I poteri di esso erano ancora da definire, soprattutto il grado di centralizzazione della nuova repubblica: si svilupparono due correnti, sostenute da Jefferson e Hamilton rispettivamente.

  • Thomas Jefferson: esponente dell’aristocrazia del sud, esaltatore della libertà: il suo governo ideale rimaneva legato alla dimensione locale, l’unione doveva essere poco centralizzata e gli stati conservare ampia autonomia. Egli era ostile all’industrializzazione e favorevole all’America come nazione agricola. Si pose il problema della schiavitù ma non propose mai la sua abolizione.
  • Alexander Hamilton: disprezzava i ceti inferiori ed ammirava imprenditori, finanzieri, mercanti che avevano fatto grande l’America: aspirava infatti a fare degli USA un paese ricco e potente attraverso il commercio, le banche e le industrie. Proponeva il sostegno dell’economia da parte dello stato, fortemente centralizzato. Gli schiavi erano a pieno titolo proprietà privata.

Le prime due vittorie di Hamilton furono l’approvazione di un dazio sulle importazioni per rendere le finanze pubbliche più solide e l’istituzione di una Banca degli USA. Come concessione a Jefferson nel 1791 venne approvato il Bill of Rights, che garantivano una serie di diritti individuali.

Dalla presidenza Jefferson alla guerra contro l’Inghilterra

I Jeffersoniani presero a chiamarsi repubblicani e nel 1800 Jefferson divenne presidente. Egli cercò di limitare il governo centrale, ma 2 sue iniziative ebbero risultati opposti: nel 1803 acquistò la Louisiana: questo territorio, che avrebbe dovuto rimanere agricolo, subì una colonizzazione rapida che incrementò il sistema finanziario ed industriale. La seconda decisione fu il sequestro delle esportazioni in seguito al riaccendersi delle ostilità con Francia e Gran Bretagna: questo danneggiò soprattutto la Nuova Inghilterra e stimolò iniziative manifatturiere. A Jefferson seguirono Madison e Monroe, della stessa fazione. L’autorità federale conobbe diversi sviluppi grazie a John Marshall, presidente della corte suprema, a cui attribuì il sindacato di costituzionalità. Madison dichiarò guerra all’Inghilterra per i soprusi delle sue navi nei confronti di quelle americane. Le truppe americane riportarono dure sconfitte e la guerra esasperò il conflitto nord-sud.

La dottrina Monroe

Sebbene la presidenza rimanesse jeffersoniana, vennero adottati alcuni provvedimenti hamiltoniani: venne approvato un nuovo mandato per la banca degli USA ed una tariffa doganale, inaugurando una politica protezionista. In politica estera il filone isolazionista di Washington si scontrava con quello espansionista: i primi 30 anni della storia statunitense furono anni di espansione ed acquisizione e la dottrina Monroe era in linea con questi: egli dichiarò, in relazione all’America del sud, che avrebbe considerato atto ostile ogni intromissione europea in questi stati, sfera di influenza americana.

Dall’ascesa dell’Ovest alla guerra civile americana

L’espansione economico-territoriale

Fino al 1860 gli USA conobbero uno sviluppo demografico, territoriale ed economico e 17 nuovi stati furono ammessi all’unione. A sostenere lo sviluppo americano furono una serie di fattori:

  • Si verificò una rivoluzione dei trasporti: nuove strade vennero costruite, il trasporto via acqua venne esteso con l’apertura del canale dell’Erie, venne costruita la prima ferrovia.
  • L’agricoltura era ancora alla base dell’economia, ma un’industrializzazione sempre più rapida andava acquistando peso crescente.
  • Il governo federale diede contributi importantissimi al capitalismo attraverso la politica finanziaria e terriera e con le iniziative militari. La politica protezionista aiutava la crescita dell’industria nazionale, accanto alla quale era schierata anche la corte suprema.
  • Lo sviluppo degli USA si avvalse anche dell’immigrazione dall’Europa del nord, che rese gli USA multietnici.

L’ascesa dell’ovest: realtà, politica, mito

La colonizzazione dell’ovest fu un grande successo del capitalismo occidentale: l’ovest era visto come la parte più dinamica e democratica del paese: non esistevano gerarchie sociali, il clima politico aveva carattere più popolare, la figura del pioniere era esaltata dalla letteratura. La realtà fu però più complessa del mito: i bianchi entrarono in relazione con gli indiani e, dopo un iniziale rapporto di collaborazione, li sterminarono. La vita dei coloni non fu facile: gran parte delle terre furono distribuite alle compagnie ferroviarie e i singoli coloni, che non potevano permettersi di comprarle, si indebitarono con le banche. Ma presentare l’ovest come una terra libera, democratica e vergine invogliava la colonizzazione e l’arricchimento. La colonizzazione delle nuove terre diventò motivo di scontro politico: i coloni dell’ovest impedivano a quelli del sud di partecipare abolendo la schiavitù in quei territori.

Il contrasto nord-sud

L’invenzione della cotton gin fece esplodere la coltura del cotone negli USA, che veniva esportato per i ¾, faceva del sud una terra ricca e rendeva gli schiavi essenziali. Ma nonostante questa innovazione il sud risultò essere meno ricco e dinamico del nord, con le sue città piccole e pochi mezzi di trasporto. La divergenza nord-sud si aggravò fino a diventare scontro aperto per molti motivi:

  • Il sud era contrario al protezionismo, che proteggeva le industrie del nord e costringeva il sud a comprare da loro a prezzi più alti.
  • I rapporti nord-sud erano svantaggiosi per l’agricoltura meridionale, poiché erano i commercianti del nord ad esportare il cotone del sud e a vendergli i propri macchinari.
  • Molti leader del sud erano contrari ad un governo federale forte, schierato con il nord.
  • Il sud vedeva il nord meschino e avido, il nord vedeva il sud amorfo e passivo.

Il terreno di scontro cruciale fu la questione della schiavitù, duramente criticata dal nord dove si formò un movimento abolizionista; il sud reagì esaltando la società meridionale come superiore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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