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STORIA CONTEMPORANEA

Quando inizia la storia contemporanea? Nel mondo anglosassone è riferito solo alle cose che

accadono ora nei nostri anni dal 1992 circa quando cade il comunismo e dall’unificazione della

Germania. Nel mondo dell’Europa continentale invece, viene fatta cominciare molto prima.

Nell’800 si pensava che la rivoluzione fondamentale fosse quella francese e questo sarebbe stato il

destino del mondo, qui è cominciata l’appropriazione dei mezzi di produzione da parte del

proletariato; Marx diceva che tutto quello che succede prima è la preistoria del mondo, tutto

comincia secondo la rivoluzione francese perché era una società di caste e in cui la primaria attività

dell’uomo era quella agricola (quando sbarcano gli alleati in Sicilia nel 1943 era una società

agricola e feudale e anche oggi ci sono, fino a metà ‘900 anche la Cina, non l’Italia perché c’è

industria e terziario). Marx diceva anche che finivano i regimi totalitari ma esistono ancora oggi.

La visione anglosassone parla di early modern, late modern e contemporary, la nostra storia

contemporanea no. Quindi noi faremo iniziare la storia dalla metà del 1700. Cercheremo di dare una

prospettiva dal punto di vista della storia del mondo, quali sono i grandi cambiamenti che sono

visibili tuttora.

Fattori importanti a metà ‘700 che colpiscono tutto il mondo e continua tuttora:

Il più importante è che il mondo si libera da un flagello che aveva rallentato il progresso del

1. mondo che decimava la popolazione: la peste; per motivi misteriosi, intorno alla metà del

‘700 la peste non colpisce più l’Europa né la Cina, Africa, Americhe. Essa colpiva in forma

bubbonica e polmonare, con questa si moriva in pochi giorni, con la prima si poteva

sopravvivere; rallentava il progresso del mondo perché decimava la popolazione

sovvertendo le strutture sociali essendo democratica – morivano ricchi, poveri, donne e

uomini -. Dopo la peste vi è un’altra malattia che è il colera che nell’800 vedremo spesso, si

trasmette con l’acqua, curabile ora, si moriva disidratati.

Base di tutte le economie era l’agricoltura quindi rischio di carestia che oggi soffrono alcuni

2. paesi (Sud Sudan); c’è l’inizio dell’agricoltura scientifica col sistema di rotazione dei 3-5

campi in cui alcuni campi erano incolti ma curati per i periodi di carestia. Rivoluzione

agricola: saper reagire alla carestia, grande flagello del mondo, evitando la monocultura e

usando la varietà della cultura e la rotazione dei campi. Con la monocultura si rischiano

malattie della pianta per cui intere nazioni rischiano di scomparire, cosa accaduta agli

olandesi a metà ‘800 costringendoli ad emigrare, avevano insistito con la produzione della

patata, ci fu una carestia enorme.

Scambio biotico , prodotti di altri paesi che vengono scambiati come patata e pomodoro.

3. Questo scambio è la capacità di importare ed esportare prodotti che si adattano bene pur

venendo da territori estremi permettendo il benessere. Il pomodoro è il più noto perché

contiene vitamina c. Secondo biota la patata che contiene proteine ed è stata una dieta usata

per tempo dagli operai, contadini perché dava anche i grassi ma mancano le vitamine. Caffè

altro biota, cioccolato ed altri prodotti che vengono da mete africane, americane e che

consentono al mondo di progredire, come il cereale sorgo che nutre gli animali e con cui si

fa pane e vino. Anche bioti europei portati in America. Como importante per l’olivo perché è

la zona più estrema dove può nascere, sopra no. Scambio biotico accelera il mondo assieme

alla fine delle malattie. 1

Altra malattia che scompare perché curata dall’uomo è il vaiolo, ha segnato molto la

4. situazione europea e non solo, era endemico, colpiva un uomo su 4. Sconfitto attraverso la

vaccinazione antivaiolosa introdotta alla fine 1700 inoculando alcuni batteri del vaiolo.

Assenza per lungo periodo di guerre devastatrici per almeno 50 anni ci sono pochissime

5. guerre, molto limitate prima di quelle napoleoniche. Questo dà respiro alla popolazione da

metà 1700 circa. Non ci sono più carestie e quelle che ci sono dipendono dalla monocultura

di patata o mais che inizia perché dal mais si ricava la polenta.

Si trovano cure anche per malattie come morbillo, varicella e si inizia a capire che un

6. determinato stile di vita poteva condurre a una vita più lunga. L’assenza di grassi rendeva

rarissimi infarti, rari anche i cancri. C’era la tubercolosi e malattie veneree. Morti con denti

perfetti per assenza dello zucchero. La società inizia a respirare.

Tutto questo è la base della rivoluzione demografica, cioè il raddoppiamento della popolazione di

gran parte del mondo a partire da metà 1700, combinazione dei fattori sopra elencati: assenza guerre

a lungo, fine malattie e rivoluzione agricola, quindi il numero degli abitanti cresce quasi

dappertutto. Addirittura raddoppia in alcuni casi, non Italia, ma accade in Francia, Inghilterra, Cina

con la dinastia Ching. La guerra è un enorme disastro. Questo fa sì che ci sia un grande sviluppo

europeo perché le ultime grandi guerre erano quelle di religione che erano iniziate con Lutero e la

sua predicazione (1517), da quel momento al 1648 l’Europa è sconvolta (Germania, Polonia,

Svezia, Danimarca, Francia) dalle guerre di religione con picco 1618-48 con guerra dei trent’anni

che è una guerra totale dove combattono eserciti normali e mercenari e portano la peste (la

produzione del libro per 150 anni sono meno di quelli prodotti nel 1600, nel 1700 in Germania),

guerra conclusa con pace di Westfalia. L’Europa respira dopo 100 anni di guerra, ci vuole un secolo

per rimarginare le popolazioni, dal 1648 non ci sono più guerre di religione grazie alla tolleranza

decisa dai principi europei.

Nel 1750 siamo in un periodo di ripresa dell’Europa i cui segni sono la rivoluzione demografica con

una nuova struttura della famiglia che comincia a essere più piccola, la donna a causa della carestia

e delle malattie era destinata a fare figli per tutta la vita poiché morivano al parto o giovani:

l’aspettativa di vita era molto bassa prima, questa si calcola sulla base dei sopravvissuti. Quando un

bambino o una bambina superava le malattie come vaiolo, tubercolosi, tifo, influenza, si poteva

calcolare la sua aspettativa di vita (dopo i 5-10 anni), il fatto di essere ricco o povero incideva poco

perché la medicina era arretrata, c’era la medicina delle erbe, salto della medicina dopo il 1750. Si

dipendeva dalle erbe, dalla dieta.

Questo porta a un’altra rivoluzione, si comincia a pensare a una donna più libera che prima passava

la vita ad allevare figli, erano mamme o entrare in convento o prostitute, era una società di uomini;

la famiglia comprendeva nonni, figli, casa estesa, la mamma cucinava e faceva figli e altre attività

nella fattoria. La nuova situazione di benessere crea una rivoluzione femminile in cui si comincia

sempre più a vedere una donna con ambizioni diverse, prima non avevano istruzione se non in

convento con sistema rigido, pochissime donne scrittrici o artiste, essenzialmente dominazione

maschile soprattutto maschi primogeniti  questo vale non solo per la nobiltà ma anche per i

contadini, privilegio di una sola persona che eredita tutto, le sorelle si sposavano o andavano in

convento e i secondogeniti o andavano nel clero oppure nell’esercito (era spregevole anche non

avere figli). Si dava tutto ai primogeniti perché si spera che non si frammenti la proprietà, cosa che

accadeva anche nei testamenti della povera gente.

Piano piano la società comincia a modificarsi perché congiuntamente si sviluppa un altro fenomeno

legato alla rivoluzione demografica, ovvero l’urbanizzazione, la grande città. Da metà 1700 le città

sono cresciute in forma gigantesca: Parigi, Londra, Napoli, Il Cairo, Istanbul perché nasce 2

l’industria. A inizio 1800 Londra ha un milione di abitanti. Si creano grossi centri urbani, parte di

rivoluzione demografica e urbana, vita sconvolta rispetto al mondo agricolo perché si delocalizzano

determinate produzioni legate a quel mondo. Noi siamo figli della rivoluzione urbana, prima i

vestiti e altri prodotti venivano prodotti in famiglia, fino a 1700 occhiali bene di lusso. Vita regolata

dalla campana, non c’erano gli orologi. Alcune industrie vanno avanti di notte, conquista della

notte.

La rivoluzione demografica non si è mai interrotta, la tendenza della popolazione è la crescita.

Grande frattura a metà ‘700, contrazione del numero dei figli da un lato e dall’altro aumenta la

popolazione, si capisce che non è necessario avere tanti figli. Una serie di beni sono prodotti fuori

dalla casa dove prima si produceva il necessario, vestiti e scarpe, pentole, lenti in vetro (per gli

occhi), coltelli e lame, legno, erbe e medicinali, tutto prodotto nell’household.

La rivoluzione industriale legata all’urbanesimo fa sì che i prodotti siano fatti esternamente, si

produce su scala seriale, catena di montaggio con specializzazione e divisione del lavoro. La

produzione in serie costa meno di quella artigianale e c’è una varietà infinita di prodotti, colori,

forme. Le prime industrie sono quelle dei vestiti quindi tessile oppure prodotti che richiedono di

essere fatti fuori casa come le armi da fuoco (quelle da taglio in casa), uniformi dei soldati, scarpe

(Veneto, Cina, Inghilterra). Questo fa sì che i costi siano ridotti così come i tempi di produzione.

Arsenale di Venezia dove si produce la nave in modo seriale. Marx e i grandi economisti parlano di

divisione del lavoro, ognuno nella manifattura ha una specializzazione, ognuno assembla una parte

dell’oggetto. Altra forma di industria è la macellazione che viene delegata ai macelli dalle famiglie.

Sistema duplice/triplice di produzione del bene, distribuzione del bene e la pubblicità e questo fa

tutto parte del sistema industriale, nessuno compra il prodotto a meno che lo conosca.

A metà ‘700 e sempre più nell’800 si crea il sistema industriale, il contadino che diventa operaio

andando in città e cambiando vita, lavorano sempre e non ci sono stagioni, vi è il denaro sempre più

introdotto come forma di pagamento, prima c’erano transazioni in natura o il baratto. Viene

introdotto il salario, nasce l’idea che cambia completamente la vita che l’uomo riceve lo stipendio a

fine mese, si regolarizza il sistema, pagamento della prestazione professionale col salario, con Marx

si parla di salario minimo; si ha l’orario di lavoro, in campagna si poteva anche non lavorare al di là

di semina e raccolto, c’è un orario stabilito. La vita cambia radicalmente e così anche la famiglia,

con meno figli e più famiglie.

Ma l’elemento fondamentale della rivoluzione industriale è l’energia, la grossa svolta del 1700 è

creare nuove fonti di energia, era una sfida che è la sfida del nostro mondo interamente basato su di

essa. L’energia nel sistema agricolo era fornita dal mulino a vento o ad acqua, serviva nei frantoi per

l’olio (serve per condire e per illuminare)  muovere il frantoio era essenziale. L’industria invece ha

bisogno di nuova energia, quindi le lampade ad olio possono illuminare la città ma si inizia a

riflettere sull’energia, che cos’è e come sfruttare il suo effetto che viene sprigionato; si comincia a

studiare l’energia alternativa delle biomasse in Veneto, si scoprono autocombustibili. Ma il

problema è come utilizzare l’energia? Un insieme di calore, forza, vento che si sposta causa lo

spostamento di altre masse. Volta pensa all’energia elettrica, la rana conduce elettricità, come

fermarla? Come veicolarla in qualcosa di positivo? Volta, Galvani, Franklin non riescono, accadrà

nell’800 ma si riesce a veicolare il vapore grazie a Watts, le valvole veicolano il vapore e muovono

dei meccanismi; il telaio viene mosso dal vapore che poi viene applicato alla ferrovia, esso muove

le macchine come oggi la benzina che brucia e si aziona la macchina. Comincia la meccanizzazione

e le macchine sostituiscono l’uomo in tante cose. 3

La rivoluzione industriale nasce in Inghilterra dalla metà del 1700 perché in quel momento è il

paese più avanzato e ricco del mondo, padrone di un grosso impero che ha la risorsa del petrolio, il

carbon fossile e allo stesso tempo una vastissima produzione locale di cotone, ricchezza dal porto di

Londra che diventa il principale del mondo ed intere zone del paese sono dedicate alla creazione

delle prime industrie. Crescita immensa e disumana, ora abbiamo l’età legale, non esistevano

controlli, turni di 14 o 16 ore, enormi dormitori dove si dorme e si comincia senza limiti di età,

senza considerazione di igiene con bagni comuni e malattie, violenza sui minori. Si crea un mercato

mondiale di prodotti da produrre in modo seriale. Questa rivoluzione ha luogo nella industry belt,

sud est di Londra con grossissime industrie che impiegano migliaia di dipendenti soprattutto maschi

ma inizia anche la manodopera femminile che poteva scegliere di essere operaia. Si creano grossi

capitali di grandi latifondisti, dall’agricoltura o dal commercio vengono impiegati nell’industria e

non c’è più la manifattura con grande esempio il libro: l’industria libraria riduce così i costi

dell’oggetto che prima era di lusso e che diventa alla portata di tutti  principio dell’industria, come

negli anni ’50 le auto in Italia. Dall’Inghilterra la rivoluzione tocca tutta l’Europa, toccherà nell’800

la Cina, il Giappone e un nuovo stato che è gli Stati Uniti, tutto il mondo industrializzato e quasi

ogni prodotto sarà prodotto in modo seriale. Questo implica un grande cambiamento e la distruzione

della società agricola spesso in modo violento perché era un sistema politico basato sul latifondo e

la mezzadria. L’aratro diventa meccanizzato, prodotti chimici per fertilizzare, gestire la fattoria

diventa più meccanizzato con presse, frantoi meccanici; quindi anche l’agricoltura viene stravolta

dalla rivoluzione industriale.

Tutti i paesi e la vita vengono toccati dalla rivoluzione industriale, in Italia fino al 1945 ancora

società agricola, dopo boom industriale, Milano è un centro, anche Como con la seta; il Veneto nel

1960 è tutto agricolo. Lombardia è già industriale, primo esempio in Italia come la Pirelli con la

gomma, birrifici e prodotti alcolici; solo nel secondo dopoguerra anche Veneto, Emilia Romagna,

Piemonte con la Fiat, Liguria dopo col ferro. Paesi agricoli come la Cina dal ‘900 hanno la loro

rivoluzione e a metà ‘800 il Giappone che era un paese di pescatori ed agricoltori ma recepisce

subito l’industria occidentale. Ora viviamo nell’era post-industriale con assicurazioni, banche, la

produzione conviene altrove.

Premessa generale all’età contemporanea, rivoluzione filosofica e del pensiero, secolo

dell’Illuminismo che è fondamentale per la rivoluzione francese, americana. Anche nel nostro

mondo ragione ed esperienza hanno un ruolo fondamentale. Nasce quindi nel ‘700 un nuovo modo

di pensare rispetto a quello dogmatico che è fondato sulla religione (chiesa cattolica e protestante)

che si basa sull’autorità della chiesa e soprattutto s. Tommaso; invece ora nasce un modo di pensare

con due linee nuove di pensiero che in realtà nascono nel ‘600 ma si sviluppano nel ‘700:

• La prima filosofia che si pone contro il pensiero dogmatico è l’empirismo, filosofia

dell’esperienza ovvero la verità si raggiunge mediante lo studio del mondo attraverso i nostri

sensi, non esiste dogma o autorità ma esiste la percezione che ripetuta diventa esperienza.

Copernico distrugge la teoria geocentrica e sviluppa quella eliocentrica e Galileo stabilisce

che l’osservazione dei fenomeni della natura è la superiore fonte di conoscenza ed elabora il

microscopio e telescopio per migliorare l’osservazione. Tutto ciò che possiamo conoscere lo

sappiamo attraverso l’esperienza  filosofia induttiva, quindi sommando i dati

dell’esperienza. Un dato dell’esperienza può essere contraddetto, verità induttiva non è mai

assolutamente certa però è basata sui sensi, Galileo e Bacon elaborano la scienza empirica,

da questo momento è così, basata sull’esperienza che porta a verità induttive che possono

essere contraddette (si estende anche alla verità morale)  consenso di tutti, se la maggior

parte pensa che una cosa sia morale o immorale, probabilmente lo è. Osservazione è la base

4

delle scoperte scientifiche e tecnologiche come fece Newton; per tutto l’800 e il ‘900 si

ritorna sull’empirismo.

• All’empirismo risponde un’altra filosofia, quella razionalista, ovvero esistono delle verità

di ragione assolute che non possono essere contraddette, universali che valgono sempre da

cui deduciamo tutte le verità particolari, è incontrovertibile filosofia deduttiva. La

deduzione si esprime col sillogismo: tutti gli uomini sono mortali, quindi anche io lo sono.

Sono verità certe, la mortalità non la induco dall’esperienza.

Il ‘600 e il ‘700 sono una lotta tra questi due metodi, amici e nemici dell’esperienza. Il più grosso

filosofo che si pose questo problema è Cartesio, replica l’empirismo e dice che i sensi sono incerti,

tutto il mondo potrebbe non essere così, potrei star sognando. Quindi dice che gli empiristi

sbagliano, proprio perché i sensi sono incerti. L’unica certezza è il fatto di porsi dei dubbi “cogito

e

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 94ili94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Bernardini Paolo Luca.
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