Storia contemporanea – appunti 2017/18
Concetto di contemporaneità: ossimoro, in quanto è solo il momento in cui si vive (il futuro divora
costantemente il presente) è una categoria priva di contenuto effettivo.
Obiezione: io che vivo il momento presente ho memoria del passato, di conseguenza nella mia mente anche
nella contemporaneità ho il passato. Se immagino però questo legame con il passato, devo pormi il problema
tipico di dove inizia la storia contemporanea.
- versione tradizionale: la storia contemporanea incomincia con la rivoluzione francese (1789).
- inizia quando avviene un fatto che trasforma la storia moderna in contemporanea alcuni correnti
storiografiche trovano spartiacque: 1. La restaurazione dopo la rivoluzione francese. 2. Rivoluzione
industriale 3. Inizio del 900, quando le avanguardie intellettuali, scientifiche, artistiche sposano quello
prodotto dalla rivoluzione industriale. 4. Prima guerra mondiale (perché avviene la morte di massa) 5. i
totalitarismi (totalitarismo come novità) 6. Immediato dopoguerra, welfare state, cultura diffusa, società dei
consumi.
Tutti questi esempi indicano dei cambiamenti: la storia serve per dar conto ai cambiamenti. La storia
contemporanea non si riduce all’attualità [contemporaneità ≠ attualità]. La storia va alla ricerca del passato,
non insegue l’attualità.
nel medioevo la storia era qualcosa di bello, il senso di fare storia è dare ragione dei cambiamenti e delle
trasformazioni. Confrontarsi con il comportamento di migliaia di essere umani che si scontrano nell’umanità
massificata. Gli storici non sanno mai qual è il loro oggetto di indagine finché non è accaduto. Partiamo da
ciò che esiste e chiediamoci perché esiste qualcosa. Lo storico non può aspirare ad un sapere manipolabile.
Gli storici non formulano leggi generali o prevedono ciò che può succedere.
Nella ricostruzione del passato non c’è una sola verità: quello che la storia ci dà è la possibilità di capire il
nostro presente.
Senso dello studio della storia: è una chiamata di responsabilità. Non c’è da temere di fronte alla molteplicità
delle verità storiche, bisogna avere senso di responsabilità.
L’Ottocento
L’800 è un secolo veloce per il tempo, la cui unità di misura è diversa dall’oggi. Connotato da impressionanti
cambiamenti e mutamenti cinque temi di accelerazione velocissima per allora:
1. Romanticismo: reazione all’illuminismo, quadro estremamente variegato a seconda delle aree
geografiche.
Può essere sia un elemento di conservatorismo - come tema di ritorno all’indietro e freno al
progresso - sia di innovazione, perché in molti casi si lega a temi politici estremamente innovativi.
Porta ad un recupero dei miti, delle tradizioni, del passato.
È un movimento ambiguo: è una reazione all’eccesso di razionalità ma anche al predominio francese
sia culturale che politico che è contemporaneo e segue la rivoluzione francese.
La rivoluzione francese è una presenza costante che dura per tutto l’800, la paura è perenne per tutto
il secolo. Alla fine dell’800 inizia a diffondersi la paura di una nuova rivoluzione – che poi
effettivamente avverrà nel 1917. La rivoluzione è un elemento di tensione continua ritorno al
passato che non vuol dire freno o passività ma tentativo evitare i rischi.
nasce l’idea di storia come sviluppo lungo, tormentato e difficile. Storia dell’uomo non è semplice
(tesi-antitesi-sintesi: succede un fatto e ne provoca una reazione ecc.) si recupera come fosse
fondamentale il passato storico e ‘mitico’ < mito, elemento impressionante in politica [vedi: mito
dietro ai totalitarismi]: sono tutti elementi tipicamente romantici perché fanno leva su emozioni,
sentimenti, passione. Il mito è fortemente romantico e ne scaturisce una politica diversa.
Il romanticismo sposa l’idea di Nazione (essa è fortemente connotata dalla rivoluzione, eppure è
1 l’elemento forte del romanticismo, lo sposa con il passato e la tradizione e lo trasforma in
nazionalismo la nazione grazie al romanticismo fa nascere l’idea di patria patriottismo
2. Straordinaria circolazione di idee e notizie è una novità: inizia con la fine dell’illuminismo,
scoppia con la rivoluzione francese e nell’800 raggiunge il suo massimo: editoria, poste, nuove vie di
comunicazione, nuovi mezzi di comunicazione che portano in giro esperienze, persone, beni
(comincia tutto a circolare per millenni il tempo andava alla stessa velocità, ‘Napoleone varcò le
alpi con la stessa velocità di Annibale’ ma improvvisamente nell’800 tutto accelera.
Scoppia la forma letteraria di stile ‘contemporaneo’, il Romanzo due categorie di romanzo:
a. il romanzo storico (Ivanoe, promessi sposi) con il quale ogni paese celebra il proprio
passato, raccontando la storia.
b. Il romanzo popolare, categoria che sta rivoluzionando il mondo e che produce prodotti
letterari che appassionano la gente. Pubblicato a puntate sui giornali (= circolazione sui
giornali, costano poco e sono diffusi) forma di culturalizzazione e alfabetizzazione
della gente
3. I movimenti nazionali: sviluppati come reazione alla Francia e a Napoleone, figlio della rivoluzione:
porta fuori la rivoluzione dalla Francia e conquista mezza Europa [Fichte: ‘discorsi alla nazione’]
Le nazioni cominciano a scontrarsi: prendono l’idea di Nazione che scaturisce dalla rivoluzione e la
pongono contro la rivoluzione stessa con l’idea di Nazione muore la geopolitica presente fino a
quel momento: finiscono gli stati plurinazionali – regni interi che mettevano insieme quelle che
pensiamo essere nazioni diverse – (es Italia: qui con il patriottismo ed il nazionalismo) e i regni
basati sul principio dinastico.
Saltano le forme politiche (es. Italia: i Savoia vincono perché riescono ad incarnare questo
cambiamento)
4. Il capitalismo: scoppia in questo secolo ed è strettamente collegato al nazionalismo perché per
funzionare necessita di mercati grandi lo stato nazionale ha un mercato nazionale che a sua volta
lo sostiene ed elimina i dazi.
Rivoluzione industriale: inizia come rivoluzione agricola e con il fatto che in Inghilterra cominciano
a recintare le terre comuni e venderle, diventano terre private dove si instaura una piccola industria
agraria sfruttamento molto più intensivo della terra.
Fino al 600 l’economia è autarchica – si vive di quel che si produce – poi cominciano a produrre non
solo per consumare ma anche per vendere. All’aumento della produzione e con la diffusione di nuove
tecniche e macchine diminuiscono coloro che producono – assunzione di meno manodopera – ed
esuberanza di forza-lavoro e manodopera disponibile. Urbanizzazione: ci si sposta nelle grandi città.
Contadini diventano salariati di questo l’Inghilterra è la madre, con due settori dominanti: tessile e
metallurgico (l’800 produce treni e ferrovie grazie all’enorme produzione dell’acciaio).
Nasce il mercato inglese e la merce circola molto più velocemente.
ora ci si può specializzare: si può produrre sul luogo tutto quello che serve, sempre più in fretta ed
in meno tempo nasce la legge della domanda e dell’offerta (chi offre di più compra il meglio)
Compare la figura dell’imprenditore e si creano grandissimi capitali per grandissimi investimenti,
banche d’affari, banche nazionali, società per azioni base dello stato totalitario. Da questo
momento si manifestano con effetti devastanti delle crisi economico-finanziarie mai viste nella storia
dell’umanità e che risultano incomprensibili a chiunque.
5. Rivoluzione demografica: boom demografico, pian piano la popolazione comincia a crescere e per
la prima volta non ci sono più i tarli della crescita demograica: migliorano le condizioni di vita ed il
mercato permette un miglioramento della vita.
Cresce enormemente la popolazione di basso ceto che baserà la sua forza sul proletariato.
Urbanesimo= le città diventano il centro e si gonfiano di umanità dolente che farebbe di tutto per
lavorare.
2 1848: rivoluzione che scoppiano in tutta Europa proprio nelle città, in quanto è qui che sta montando
questo bacino di persone pronte a tutto Marx e Engels ‘manifesto del partito comunista’:
rovesciamento della borghesia, paura della rivoluzione rossa.
Nascono nuove e mai viste teorie sull’organizzazione della società (es. società socialista,
pianificazione produttiva ecc.)
Il ruolo lavorativo delle donne nell’Ottocento
Discorso che la società del tempo elabora sul problema e che plasma la realtà.
Con la rivoluzione industriale le donne iniziano a lavorare. Il nucleo produttivo si sposta dalla casa alla
fabbrica.
La donna lavoratrice, nell’800, è percepita come un problema: esiste una versione implicita e causale della
rivoluzione industriale data per certa che pone l’origine del trasferimento della produzione dall’uso
domestico – casa – alla fabbrica l’origine del problema del lavoro femminile nasce con la rivoluzione
industriale.
È possibile la compatibilità tra femminilità e salario?
L’800 dice che la donna può lavorare solo per periodi molto brevi (senza contare il periodo in cui fa figli) e
viene tendenzialmente assunta in lavori sottopagati (es. lavoro tessile). Il genere è l’unico motivo di
differenza tra uomo e donna sul mercato del lavoro e non si fanno differenze a livello di mercato stesso.
“Dottrina delle sfere separate” la donna che inizia a lavorare mette in crisi la differenza tra sfere separate;
Alcuni sostengono che non sia vero che solo dalla rivoluzione industriale la donna abbia comiciato a
lavorare, ma ha svolto lavori ben prima di allora, lavori diffusissimi nel ‘700 come la governante, la nanny:
condizione che i critici della rivoluzione industriale definiscono ben peggiore di quella della donna durante la
rivoluzione stessa, perché le donne prima vivevano a casa di chi le stipendiava (vivono negli spazi dove
lavorano) mentre durante la rivoluzione finito il lavoro tornano a casa propria.
Di conseguenza uno degli assunti base di questa dottrina è errata.
Alcune ricerche mostrano che gli orari di lavoro delle donne che lavorano a casa sono: ininterrottamente
dalle 5 alle 22 perché si lavora a cottimo (mi danno un tot in base a quanto produco).
Quando le donne vengono inserite nel mondo del lavoro industriale si intende qualcosa di diverso: i datori di
lavoro – che compaiono in questi anni – decidono di risparmiare sul costo del lavoro e assumendo una donna
(sottopagata), risparmiano sul costo del lavoro e guadagnano di più.
Marx e Engels avevano già chiaro questo.
L’associazione delle donne a certi tipi di lavoro viene formalizzata ed istituzionalizzata nel corso dell’800
mediante il discorso sociale-politico al punto da diventare assiomatica le donne vengono associate a certi
lavori e ambiti (come è oggi) e viene assunta come una cosa del tutto logica e normale.
↓
Differenti scuole di economia politica dell’800 teorizzano il cosiddetto “salario di famiglia” (A. Smith)
“se non ci fosse il salario di famiglia, la razza delgi operai non potrebbe continuare oltre la prima
generazione” il salario di famiglia viene corrisposto all’uomo e si suppone che quel salario debba servire al
mantenimento della famiglia: modello sociale in cui c’è sempre un capofamiglia che guida e protegge la
famiglia, mantenedo moglie e figli che non lavorano.
L’uomo produce (la merce che serve ai più) e riproduce (i figli sono riprodotti grazie al maschio e acquistano
valori grazie al maschio che li cresce e li rende adulti e produttori di valori a loro volta) lettura marxiana
della rivoluzione industriale (maschio riproduce figli, li mantiene e aiuta a crescere dandogli valore sul
mercato perché diventeranno produttori e riproduttori a loro volta. In tutto ciò la donna produce solo la
materia prima: il figlio la donna è un attore parziale nella creazione del proletariato, mette la cosa di minor
valore, il neonato, la materia prima).
3
I salari bassi per le donne presumono il fatto che produco di meno, ma lo dimostrano anche: Vengono pagate
di meno perché producono di meno, ma producono di meno perché vengono pagate di meno.
Non tutti i lavori sono considerati conseguentemente adatti alle donne e da qui deriva il raggruppamento
delle donne solo in alcuni lavori, ai livelli più bassi della scala occupazionale, con un salario sotto il minimo
di sussistenza, sempre, a livello tale che non possa vivere da sola.
Divisione sessuale del lavoro lavori per donne sottopagati ≠ lavori per uomini (+ peso psicologico che
deriva dal salario di famiglia); i datori di lavoro contribuiscono a questa divisione: le donne sono vantaggiose
e spesso vengono create le condizioni per far lavorare donne e non uomini in modo da avere meno costi,
spesso assumono le donne per rispettare regole etiche;
I sindacati combattono per le donne nell’800?
No, anche se il compito dei sindacati dovrebbe essere quello di tutelare i lavoratori più discriminati, ma la
loro base è l’uguaglianza e le donne sono concorrenti sleali = lavorano meno e rovinano il mercato quindi
non vengono tutelate.
Il problema della promiscuità e ‘l’elogio della casalinga’ (=la donna casalinga diventa l’incarnazione del
ruolo di rispettabilità della famiglia) la conseguenza è proprio questa: la donna a casa è la situazione
ideale. La donna, dal punto di vista delle armi collettive, non può migliorare la sua condizione.
I sindacati non tutelano il soggetto femminile; il soggetto femminile ricevono un salario più basso (dal
punto di vista dell’aiuto sindacale dovrebbero essere aiutate ma vengono considerate cocorrenti sleali e allora
non vengono tutelate. Accetta di lavorare ad un salario più basso e non cambia niente).
tutto il discorso sociale e legislativo (= che si occupa a regolamentare questa faccenda) parte dal
presupposto che la donna debba essere tutelata, da un marito/padre/fratello ‘legislazione protettiva’
(presente nell’800, si occupa di proteggere le donne associandole ad un altro soggetto; implica l’idea che le
donne non sono cittadini pieni, che godono di diritto pieno, e di conseguenza vanno protette il soggetto a
cui vengono associate è il bambino).
Anche quando si cerca di proteggere queste aree con una legislazione protettiva, intere aree vanno escluse e
non coperte dalla normativa: area agricola, laboratori familiari e casalinghe, in quanto sono zone economiche
non censibili, prive di valore economiche e non tassabili. Il punto è che il risultato più sorprendente è che in
certe fasce di orari ed in certe condizioni le donne vanno protette: fissare regole in questo senso vede che il
genere ed il sesso contribuì all’espansione della divisione sessuale del lavoro (la premessa della legge
diventa il suo effetto)
la premessa legislativa per la donna e per i minori (le donne = minus) fa sì che lo Stato, con quelle leggi,
definisce come ruolo primario della donna quello di riprodursi, rafforzando lo status secondario dell’attività
femminile. Unificazione Italiana
Punti essenziali:
1- Rapidità: l’unificazione italiana è velocissima ed è preceduta da un breve periodo, il Risorgimento/
la Seconda guerra di indipendenza. Estrema rapidità che manca di elaborazione sia dal punto di vista
teorico, sia dal punto di vista della preparazione. Non è un processo del tutto consolidato ed è
presente una marcata discontinuità fino ad un certo punto c’è una realtà e di colpo cambia.
2- Si tratta di un’unificazione centralizzata, autoritaria e militare.
4 3- Manca un convincente dibattito all’interno delle sedi istituzionali. Non è presente spazio per il
dibattito e se c’è, si tratta di una serie di scontri/conversazioni che avvengono fuori dalle sedi
istituzionali (= al giorno d’oggi).
4- Unificazione che avviene grazie al contributo straniero: c’è un’alleanza con la Francia di
Napoleone III che permette di vincere la guerra di indipendenza. L’inghilterra contribuisce e spinge
l’Italia verso l’unificazione.
5- Si fonda sull’ambiguità politica: es. vicenda di Garibaldi e dei mille che esemplifica questa
ambiguità.
6- Presupposto è che il nuovo stato si modellasse sul modello Sabaudo e Piemontese. Modellarsi su
uno stato accentrato lascia minimo spazio alle autonomie locali. La Costituzione Piemontese viene
quindi ripresa per l’Italia intera (una costituzione che vale per un piccolo stato nel 1848 viene ripresa
per uno Stato grande ed unificato)
Non ci sono alternative possibili al Piemonte. I Savoia si sono creati una credibilità a livello di
dinastia italiana.
Ci sono conseguenze durature per tali dinamiche: è noto che gli italiani passano per un popolo poco saldo per
quanto riguarda la loro unità costitutiva.
Modello di stato Piemontese:
- è uno stato accentrato (i poteri sono controllati dal centro e non ci sono poteri a livello periferico).
- l’arma istituzionale è il prefetto (longa manus del governo a livello locale; risponde e governa la
periferia per il ministro).
Gli alti gradi della burocrazia e dell’esercito nei primi decenni sono monopolizzati dai piemontesi o
dai nordici se il potere sta a
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.