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Il XX congresso del PCUS: prove di disgelo

Gli anni ’50, iniziati con la guerra di Corea che sembra condurre il mondo verso un terzo conflitto mondiale, portano ad una distensione dei rapporti tra URSS e USA, soprattutto favorita dalla morte di Stalin nel 1953. Con la scomparsa di Stalin infatti viene a mancare la figura che aveva portato alla formazione del regime sovietico e all’influenza dell’URSS in Europa dopo la II Guerra mondiale.

  • Iniziano dure lotte di successione: Malenkov sembra inizialmente il candidato più forte ma nel corso del 1954 verrà sostituito da Chruscev, già segretario del partito dal settembre 1953.
  • Egli si presenta come colui che darà vita al partito nella sua collegialità. Anche in economia sottolinea la differenza col passato: egli vuole rivitalizzare l’agricoltura applicandovi le più moderne tecnologie e si batte per il potenziamento dell’industria pesante non più indirizzata solo verso il settore bellico ma anche alla produzione di nuovi macchinari utili per lo svecchiamento dei sistemi di produzione agricola.
  • In politica estera nel 1955 promuove un riavvicinamento con la democrazia popolare di Tito in Jugoslavia. Nello stesso anno dà un altro segnale di distensione ritirando le truppe sovietiche dall’Austria. La delegazione sovietica inoltre partecipa a luglio alla Conferenza di Ginevra.

24-25 Febbraio 1956: si tiene il XX congresso del Partito comunista, al termine del quale Chruscev legge un rapporto in cui condanna: la gestione accentrata del potere di Stalin; il sistema di sospetto che ha segnato per anni i rapporti interni al partito; i processi farsa; gli arresti; le esecuzioni e il culto della personalità alimentato da Stalin. Le accuse allo stalinismo segnano un drastico cambiamento ma non rappresentano una condanna del sistema sovietico nel suo complesso. Prima di leggere tale condanna a Stalin, Chruscev cerca in Lenin la legittimazione di ciò che sta per compiere facendo riferimento al suo testamento politico, che sosteneva l’inadeguatezza dei quadri dirigenti di allora per quanto riguardava la successione alla guida del partito (Stalin non possiede le giuste qualità).

A marzo tale rapporto, inizialmente segreto, viene divulgato tra il popolo e giunge anche in occidente.

  • Il processo di destalinizzazione apre all’interno dell’Unione Sovietica la speranza di un cambiamento. Già nel 1956 vengono liberati molti prigionieri politici detenuti nei gulag, riabilitati molti ex-condannati e aboliti i campi di concentramento rimpiazzati da “campi di rieducazione attraverso il lavoro”.
  • Aprile: scioglimento del Cominform, si allenta così la pressione sui partiti comunisti dell’Europa occidentale.
  • In politica estera Chruscev apre nuovi orizzonti nello scenario della Guerra Fredda sostenendo il principio, appoggiato dagli americani, di una possibile coesistenza pacifica attraverso la divisione del mondo in due sfere d’influenza ben precise anche se in realtà l’antagonismo tra le due superpotenze tornerà a farsi sentire.

Speranze di libertà: Polonia e Ungheria

Il processo di destalinizzazione attuato da Chruscev e l’inizio di una politica riformatrice nell’Unione Sovietica suscitano nei paesi del blocco comunista la speranza di poter abbattere il ferreo controllo da parte di Mosca. In particolare in Polonia e in Ungheria tali speranze si manifestano con maggior evidenza assumendo la forma di veri e propri movimenti insurrezionali alimentati dal desiderio di una piena indipendenza nazionale.

  • Giugno 1956: gli operai, insoddisfatti dell’esito del primo piano quinquennale e i contadini polacchi, ostili alla politica vessatoria imposta al settore agricolo a favore dell’industria pesante, danno inizio alle manifestazioni contro il regime oppressivo.
  • 28 giugno 1956: si raggiunge l’apice della protesta con lo sciopero dei lavoratori di Poznan, che viene represso dalla polizia e dalle truppe sovietiche di stanza nel paese.
  • Ottobre: nuova ondata di proteste che chiede le libere elezioni e il ritiro delle truppe di Mosca dal territorio nazionale. Divisione del partito riguardo i provvedimenti da prendere: i settori più tradizionalisti legati al vecchio modello stalinista richiedono una dura repressione mentre i dirigenti più giovani ritengono necessaria, per uscire dalla crisi, la proposta di una “via polacca” al socialismo.

Viene nominato come guida del partito Gomulka, vecchio comunista detenuto durante il periodo staliniano con l’accusa di simpatizzare per la scelta autonomista di Tito. La sua leadership gode del consenso sia della dirigenza comunista sia dei lavoratori polacchi e di tutti coloro che desiderano una maggiore autonomia da Mosca. I leader sovietici stessi aderiscono a questa soluzione permettendo l’elezione di Gomulka alla segreteria del Partito comunista polacco. Gomulka riconosce fin da subito la necessità di mantenere l’unità della Polonia con l’URSS all’interno del Patto di Varsavia ottenendo però l’abbandono da parte dell’Armata Rossa dei territori polacchi.

Gomulka intraprende una serie di riforme a favore di una ripresa economica.

Diversi sono gli esiti e i caratteri dell’insurrezione in Ungheria, dove è sempre stato mal tollerato il monopolio esercitato nel paese dal Partito comunista e la sottomissione forzata al regime di Mosca.

  • L’insofferenza raggiunge il culmine alla fine degli anni ’40 sia per la condanna del cardinale Mindszenty sia per le drastiche epurazioni condotte dal partito contro i sospetti titoisti.
  • Luglio 1953: a livello politico viene nominato come capo del governo Nagy, che avvia un programma di riforme e promuove un’amnistia per i detenuti politici. Tuttavia l’opposizione del segretario del Partito comunista ungherese Rakosi lo costringe ad abbandonare la guida del governo.
  • Estate 1956: le strade di Budapest si riempiono di manifestanti, ossia di studenti e uomini di cultura ma anche di operai e lavoratori.
  • Luglio 1956: Chruscev impone a Rakosi le dimissioni dalla segreteria del partito e fa nominare Gero.
  • 23 ottobre 1956: Gero reprime brutalmente una manifestazione studentesca, accendendo la scintilla di una vera e propria insurrezione.

La direzione del governo viene di nuovo affidata a Nagy, che diventa il punto di riferimento della popolazione in rivolta che chiede la democratizzazione della vita del paese, la fine del sistema monopartitico, il ritorno alle libere elezioni e la collocazione del destino ungherese al di fuori del controllo sovietico mediante l’uscita dal patto di Varsavia. Le truppe sovietiche, chiamate dallo stesso Partito comunista ungherese contrario alla svolta radicale di Nagy, occupano a novembre la capitale e reprimono nel sangue la rivolta. Viene costruito inoltre un nuovo governo fedele a Mosca di Kadar mentre Nagy viene arrestato e condannato a morte.

Astensione dei paesi del blocco occidentale da un possibile intervento in Ungheria.

Dall’affermazione dello Stato nasseriano alla crisi di Suez

  • Luglio 1952: a causa della crescente corruzione, della cattiva amministrazione del regno e della sconfitta nella guerra del 1948 un comitato di Liberi Ufficiali egiziani depone il re Faruk I.
  • Si proclama la Repubblica di cui diventa presidente e primo ministro il generale Neghib.
  • 1954: Neghib viene sostituito dal vice-colonnello Nasser, che dà inizio ad un programma di riforme politiche ed economiche. In politica interna attua una riforma agraria volta all’eliminazione delle proprietà di tipo latifondistico e all’aumento della superficie coltivabile. Da inizio anche al progetto di ampliamento della diga Assuan, finanziato dagli Stati Uniti interessati ad estendere la loro influenza nell’area mediorientale. Sul piano internazionale si orienta verso il rigetto del colonialismo appoggiando il movimento di liberazione algerino e facendosi promotore in Africa e Medio Oriente dei “paesi non allineati”.
  • Il rais egiziano inizia le trattative per uno scambio fra cotone egiziano e armi prima con gli Stati Uniti, che falliscono ed in seguito con l’Unione Sovietica.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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