Storia contemporanea e l'Ottocento
Alla fine del '700 si verificano tre rivoluzioni:
- La rivoluzione industriale: effetto dirompente sulla storia, rompe l’isolamento delle comunità locali, realizza un mercato comune a livello continentale, rende obsolete le aggregazioni statali, crea unità orizzontale sul territorio.
- La Rivoluzione americana: creazione dello Stato federale americano.
- La Rivoluzione francese: il cittadino entra a far parte della storia, integrazione verticale tra ceti sociali, idea di democrazia, idea di nazione (tentativo di risposta all’integrazione).
“Nel momento in cui sono entrati nella storia i concetti di nazione e democrazia, inizia il manifestarsi della contraddizione tra l’applicazione della democrazia nel quadro nazionale e la sua negazione a livello internazionale” cit. Albertini (es. colonialismo).
La rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale ha inizio in Gran Bretagna nel '700. Già a partire dal '500 in Inghilterra si pratica la privatizzazione delle terre (enclosures). Nel frattempo sul continente europeo l'economia assume grande importanza e nasce il capitalismo mercantile, mentre l'Italia viene progressivamente occupata e perde l'indipendenza e lo splendore che aveva nel '400. I panni lana italiani vengono sostituiti dai panni lana inglesi, più rozzi ma più competitivi: l'Inghilterra può contare sulla presenza sul territorio di pecore e grandi pascoli. La maggior parte dei campi coltivati inglesi è di tipo promiscuo (agricoltura di sussistenza, non volta al commercio) e i contadini non hanno la proprietà di queste terre (affitto simbolico ai proprietari, corvée).
Tra il '500 e il '700 si assiste a una ridefinizione del possesso, che diventa un carattere di certezza: le recinzioni diventano sempre più fitte e ai contadini vengono espropriate queste terre che rendevano poco per creare grandi pascoli destinati all'allevamento delle pecore. Si tratta di un lento processo di disboscamento che dura circa due secoli e produce:
- Accumulazione di capitale nelle mani della borghesia agraria.
- Circolazione di capitale (reinvestimento).
- Emarginazione di una massa sempre più imponente di contadini (yeomen) che si spostano nelle città (manodopera a basso costo per la nascente industria).
Perché la Gran Bretagna?
- Colonie.
- Grande flotta, importante per la difesa del territorio e per lo sviluppo dei commerci.
- Vie di comunicazione interne (fiumi navigabili).
- Mentalità aperta rispetto al resto del continente.
- Costituzione che mette da parte le pastoie delle corporazioni (libera imprenditoria).
- Attitudine imprenditoriale del ceto medio.
- Innovazioni dal punto di vista pratico.
- Religione calvinista (teoria della predestinazione).
- Facilitazioni bancarie (prestiti).
- Situazione di pace.
I settori maggiormente interessati alle innovazioni sono quelli tessile, siderurgico, dell’energia e delle comunicazioni.
Settore tessile
Nel settore tessile avviene il passaggio dalla produzione di lana a quella di cotone: il cotone ha una fibra grezza resistente anche alle imperfezioni delle prime macchine, è più diffuso a livello mondiale ed è coltivato nelle piantagioni americane a costi bassissimi grazie alla manodopera della schiavitù. Nel 1793 Whitney brevetta la macchina per sgranare il cotone e all'inizio dell'800 viene inventata la mietitrice. Il lavoro nelle manifatture tessili si divide in quattro fasi: cardatura, filatura, tessitura, rifinitura. Le prime invenzioni che danno avvio al processo di meccanizzazione riguardano le fasi della filatura e della tessitura:
- 1733 spoletta volante di John Kay (un solo tessitore riesce a portare avanti il lavoro di cinque filatori).
- 1765 spinning jenny di Hargraves.
- 1768 water frame di Arkwright.
- 1779 mule jenny di Crompton.
- 1785 telaio meccanico di Cartwright.
- 1805 telaio jacquard.
Le prime macchine hanno una parte fissa in legno ed una parte mobile in ferro, ma a poco a poco sono costruite interamente in ferro. Per la loro realizzazione serve un metallo puro che non si rompa facilmente. Il minerale di ferro viene reso puro all’interno delle fornaci, a temperature altissime e in presenza di carbone di legna, che si ottiene attraverso un processo di combustione molto lenta. Nonostante abbia costi più bassi, il carbone normale non viene utilizzato perché trasmette le impurità. Tra il 1710 e il 1730 la famiglia Darby, nel Galles, riesce a rendere puro il carbone delle miniere (carbon fossile), realizzando il coke, che da allora viene utilizzato per il processo di fusione del minerale di ferro.
- 1776 prima rotaia in ferro nelle miniere.
- 1799 primo ponte in ferro sul fiume Severn.
- 1854 prima nave in ferro (a partire dall’ultimo quarto dell’800 le navi hanno lo scafo in acciaio).
Settore della siderurgia
Nel corso dell’800 si hanno le invenzioni più importanti nel campo della siderurgia:
- 1856 convertitore Bessemen (trasforma la ghisa in acciaio).
- 1864 forno Martin-Siemens (rottami di ferro).
- 1877 convertitore Thomas-Gilsehrist (minerali di ferro della Ruhr).
Settore dell'energia (settore del vapore)
- Fine ‘600 pompa a fuoco di Savery.
- 1705 pompa a fuoco di Newcomen.
- 1769 utilizzazione del vapore da parte di James Watt.
- 1784 superamento del processo a stantuffo e passaggio a quello rotatorio.
- 1807 primo battello a vapore (in Gran Bretagna).
- 1826 primo battello a vapore in Italia.
La rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni
La rivoluzione industriale richiede anche una rivoluzione delle comunicazioni. Nel Medioevo, quando le strade romane vanno in rovina, vengono create delle piste in terra battuta, la cui manutenzione è affidata ai fondisti; le persone si spostano poco e solo a cavallo, si muovono soltanto le merci preziose (le spezie, il sale, la seta, i codici, i tappeti persiani) su carri trainati dai buoi, i ponti sono rarissimi. Tra '600 e '700 le comunicazioni vengono migliorate, ma non dal punto di vista strutturale. Le vie migliori rimangono quelle d’acqua: dal 1790 al 1800 c’è il decennio della canalizzazione in Gran Bretagna. Si ha un salto di qualità con il battello a vapore, ma è ancora molto lento; negli anni '20 una nave attraversa l’Atlantico utilizzando il vapore per una cinquantina di ore su una trentina di giorni; nel 1833 la prima nave a vapore attraversa l’Atlantico.
La strozzatura più importante è quella su strada: ci sono stazioni di posta per i cavalli ogni 14 chilometri. Verso la fine del '700, oltre ai carri, si utilizzano le diligenze (carreggio), ma i costi sono ancora alti. Nel 1815 Stephenson trasporta le rotaie in ferro utilizzate nelle miniere su una strada a sé, la ferrovia, e sui carrelli farà muovere le diligenze, trainate da una locomotiva azionata da una macchina a vapore:
- 1825 primo tratto sperimentale Stockton-Darlington.
- 1830 primo tratto ordinario Liverpool-Manchester.
- Dal 1850 le ferrovie si diffondono su tutto il continente.
- 1839 primo tratto ferroviario italiano Napoli-Portici (7 km).
- 1840 Milano-Monza.
- Metà anni '50 Novara-Torino.
La ferrovia significa un cambiamento sostanziale: mette in relazione le persone; trasforma il modo di vivere degli Europei e poi di tutto il mondo; vengono meno le barriere economiche, sociali, di civiltà; dove passa la ferrovia passa la ricchezza. Se all’inizio dell’800 un cittadino di Londra spedisce una lettera a Calcutta, spera di ricevere una risposta entro due anni; a metà '800 il tragitto si faceva in sei settimane; nel 1914 in due settimane. Con la crescita del settore delle comunicazioni si ha anche un superamento delle barriere doganali. Non è casuale l’unificazione dell’Italia nel 1861 e della Germania nel 1870.
La nascita degli USA
Gli Stati Uniti hanno scelto il modello federale in contrapposizione all’esperienza europea per non ripercorrere i suoi stessi errori (conflittualità endemica). Fino alla fine del '700 la teoria politica, ovvero la teoria politica europea, teorizza un concetto di Stato sovrano, unitario, indivisibile e illimitato, l’unico riconosciuto come possibile Stato democratico; gli altri modelli di Stato sono ritenuti modelli deboli per via della divisione dei poteri. Coloro che dall’Europa guardano all’America faticano a considerarla un modello di Stato. James Bryce scrive The American Commonwealth: quello americano è un modello transitorio e progressivamente si passerà dalla federazione ad uno Stato unitario. Alexis de Tocqueville nel 1835 scrive La democrazia in America: l’organizzazione creata in America in realtà dà potere in particolar modo agli Stati e in futuro ci sarà un ritorno a forme di federazione.
Il modello federale viene proposto in seno alla Convenzione di Philadelphia del 1787: si dà una risposta al problema di combinare da un lato l’unità, indispensabile per la pace, dall’altro la diversità, necessaria al mantenimento dell’indipendenza dei singoli Stati. Le 13 colonie britanniche in America sono di natura molto diversa, ma hanno in comune un’organizzazione politica informata alla Gran Bretagna. I padri pellegrini propongono di creare un’autorità politica autonoma con un ordinamento originario. La Gran Bretagna ha dei privilegi economici sulle colonie che derivano dagli Atti di navigazione e commercio, ma verso la fine del '700 le colonie non tollerano più che la Madrepatria possa legiferare su questioni interne agli Stati e consentono che lo faccia solo nel commercio con l’estero.
La Guerra dei sette anni (1756-1763) si conclude con il Trattato di Parigi: la Gran Bretagna si trova ad avere un impero coloniale sempre più ampio da difendere e ingenti debiti di guerra da pagare. Al contributo finanziario debbono partecipare anche le colonie, che fino ad allora hanno accettato gli Atti di navigazione in cambio della difesa del territorio garantita dalla Gran Bretagna. Dopo il 1763 non c’è più bisogno per le colonie della protezione militare da parte delle Madrepatria, che pure chiede nuovi contributi alla difesa sotto forma di tasse.
Nel 1765 si verificano le prime proteste dei coloni in occasione dell’emanazione dello Stamp Act, che afferma il diritto del Parlamento britannico a legiferare anche nel campo interno delle colonie. Da allora le colonie vedono in maniera negativa qualsiasi imposizione britannica anche nel commercio con l’estero laddove sono state prese decisioni senza il loro consenso. Nel 1774, a seguito del Tea Act, viene presa la decisione di passare da forme di resistenza passiva (sospensione dell’acquisto di prodotti britannici) ad una resistenza armata. Non esiste ancora una mentalità unitaria: i rapporti tra colonie e Madrepatria sono più intensi di quelli fra le colonie. Dal 1775 la resistenza non sarà delle singole colonie, ma unitaria, e viene designato a guidare le truppe George Washington. Si forma una collaborazione sulla base di un futuro e di un destino in comune, un sentimento di appartenenza ad una comunità più ampia.
Nel 1776 viene redatta la Dichiarazione d’indipendenza: la prima parte tratta dei diritti dei cittadini e della facoltà di uno Stato di cambiare il proprio governo nel caso in cui non vengano garantiti questi diritti; la seconda parte è una spiegazione delle ragioni che hanno indotto le colonie a staccarsi dalla Madrepatria; la terza parte enuncia la decisione di queste colonie di difendere insieme i principi della Dichiarazione d’indipendenza. Nel 1778 c’è una proposta di confederazione: 13 Stati unitari che si uniscono in una lega. La confederazione ha degli organi comuni: il Congresso, che ha un potere deliberante sugli aspetti comuni alle ex colonie, e il Presidente. Non esistono un organo giudiziario e un organo esecutivo comuni: le deliberazioni possono essere applicate solo su accettazione dei singoli Stati, che non rimangono sempre fedeli ai patti. Esiste un esercito, ma non ha diritto di leva. Il bilancio degli organi comuni è costituito dai contributi dei singoli Stati sulla base di percentuali fissate, che molte ex colonie si rifiutano di pagare.
Nascono una serie di problematiche su cosa fare delle terre dell’ovest, che la Gran Bretagna voleva rimanessero agli Indiani, e sull’eliminazione delle barriere doganali, per la quale occorrono degli accordi fra gli Stati, di difficile stipulazione – il fatto di coesistere sullo stesso territorio provoca uno stato di conflittualità preoccupante. Per trovare una soluzione al problema del rafforzamento della confederazione, nel 1786 un rappresentante virginiano propone alla sua assembla di invitare tutti gli Stati a mandare i loro delegati a Neapolis: solo cinque Stati mandano i loro rappresentanti (New Jersey, Pennsylvania, Verginia, Delaware, New York). La Convenzione e la richiesta di ridurre il potere dei singoli Stati sono un fallimento.
Nel maggio 1787 Hamilton invita a Philadelphia i delegati degli Stati per decidere il mantenimento della confederazione o il passaggio all’unione. Il 17 settembre 1787 si conclude la Convenzione e nel 1788 nasce il sistema federale americano. Benjamin Franklin viene nominato Presidente della Convenzione: egli mette freno ai contrasti tra Stati grandi e Stati piccoli, tra liberisti e protezionisti, tra democratici e conservatori. All’interno della Convenzione si scontrano due modelli: uno per l’unione (modello unitario di Hamilton), l’altro per il mantenimento della sovranità nei singoli Stati (modello pluralista di Jefferson). Entrambi i modelli partono da presupposti validi: quello di Hamilton dalla pace, quello di Jefferson dalla democrazia. Si pone fine allo scontro tra queste due fazioni con un compromesso: la creazione di due Camere, la Camera dei deputati, a rappresentanza proporzionale, e il Senato, a rappresentanza paritetica; ogni legge deve essere approvata da entrambe le Camere.
È un sistema a due livelli di potere, da una parte lo Stato federale, dall’altra gli Stati federati. C’è una divisione della sovranità; non vengono divise le competenze, ma i poteri: allo Stato federale vengono attribuiti i poteri comuni (politica estera, difesa, politica economica), la politica fiscale viene ripartita fra entrambi, il resto rimane agli Stati federati. In questo contesto giocano due fattori fondamentali: da un lato una situazione di pace – le ex colonie non devono difendersi da altri Stati – dall’altro una situazione di grande elasticità dal punto di vista del mercato del lavoro – con la colonizzazione dei territori a ovest non c’è nessun problema a trovare occupazione. Hamilton viene nominato Ministro del tesoro e cerca di rafforzare la Banca Centrale attraverso una politica economica protezionistica.
Tra il 1886 e il 1888 vengono scritti 85 articoli (51 di Hamilton, 14 di Mason, 5 di Jay) con l’intento di spiegare la nuova Costituzione agli Americani e di farla ratificare – ad essa era contrario il governatore dello Stato di New York perché avrebbe ridotto considerevolmente il potere dei singoli Stati. Secondo Hamilton, la democrazia non è sufficiente a mantenere la pace e la vera causa della guerra è la divisione fra Stati.
Nell’opera Sulla pace perpetua, Kant paragona gli individui ai popoli. Il diritto, e non la forza fisica, è il principio cardine attraverso cui risolvere le controversie. Nei rapporti tra popoli ci si limita a dare per scontato che questi rapporti debbano avvenire attraverso la guerra. Si continua a far riferimento ai maggiori teorici del diritto internazionale (Grozio), pur essendo esso nella pratica quotidianamente non applicato. Verosimilmente esiste nell’uomo una disposizione morale per cui egli faccia riferimento al diritto. Si fa riferimento al concetto di civitas gentium: non uno Stato di popoli, ma una federazione di popoli, popoli come individui che vanno a formare lo Stato federale. È l’ultimo progetto di pace perpetua, quel processo che mira a porre le basi della pace sul diritto naturale, superiore a quello positivo dello Stato. Il vero problema è che non esiste un potere esecutivo superiore che obblighi gli Stati a seguire le decisioni prese dall’Assemblea comune.
Diritto positivo e diritto naturale
Nel VI secolo a.C. in Grecia si distingue tra fusis e nomos (la convinzione, l’opinione, la norma). Nel V secolo a.C. questa divisione viene trasferita sul campo politico e denota due concezioni del diritto: nomos identifica una legge destinata a cambiare nel tempo e rispondente alle esigenze di uno Stato (diritto positivo), fusis identifica la legge che sta al di sopra delle altre (diritto naturale). Il dibattito fra queste due concezioni del diritto continua nel tempo, fino al giusnaturalismo e al giuspositivismo. Nell’800 il dibattito è meno sentito, ma il XIX secolo è l’epoca della codificazione del diritto in Europa.
Fino a questo momento sul continente è rimasta nel tempo un’unità del diritto, rappresentata dallo ius commune. La lex communis proviene dal XII secolo, momento del grande rinascimento giuridico che ha la sua sede principale a Bologna. I giuristi bolognesi riscoprono il Corpus iuris civilis di Giustiniano. Il loro intento risponde all’esigenza di avere un diritto comune che valga per tutto l’Impero, che sta vivendo un processo di frazionamento politico con la progressiva indipendenza di comuni e regni: si sta profilando il percorso che porterà agli Stati moderni e si sente l’esigenza di unità.
I glossatori, giuristi di grande rilievo nel panorama della storia del diritto europeo, attraverso la lettura del testo, appongono delle glosse, delle postille, dei richiami immediati per rendere comprensibile un testo di sei secoli prima. Sul lavoro dei glossatori s’innesta quello dei commentatori, che rendono immediatamente applicabile il diritto. Il Corpus iuris...
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