Il quadro politico e sociale italiano nel primo dopoguerra
Il quadro politico e sociale italiano nel primo dopoguerra è caratterizzato da un'intensa mobilitazione sociale e sindacale dei lavoratori, così intensa che ha fatto parlare di “biennio rosso” (1919-20), un grande intensificarsi dei conflitti sociali. Il secondo fenomeno che si presenta è l'irruzione delle masse nella vita politica ed elettorale attraverso le prime elezioni a suffragio universale del '19, che vedono il successo del PSI 32% e PP 20%. Contemporaneamente non si riesce a produrre una coalizione, e quindi il successo elettorale non si traduce in governo, che è realizzato con l'affidamento di un mandato da parte della corona a forze minoritarie liberali già presenti nel periodo prebellico, tra le quali spiccano il liberale Giolitti, moderato, e il più giovane e tecnocrate Nitti (una specie di corrispettivo di Wilson). Sono governi che fanno vita difficile perché si devono conquistare di volta in volta una maggioranza in parlamento (a volte ottengono il voto del PP, ma non spesso). Si parla di paralisi istituzionale.
La nascita del fascismo
Dall'estate del '20 compare un movimento – poi forza politica – che prende il nome di Fasci di Combattimento e che assumerà poi il nome di Partito Nazionale Fascista. È un movimento (vd. Robert Paxton, Il fascismo in azione). A partire dagli anni '60 è stato studiato il fascismo da De Felice. Oggi i maggiori esponenti della storiografia sono Paxton e Emilio Gentile.
Il fascismo nasce come movimento. Lo costituisce nel marzo del '19 Mussolini, ex socialista massimalista nel periodo prebellico, spostatosi poi su posizioni interventiste continuando a definirsi socialista ma accentuando la caratterizzazione nazionalista. Ferito in guerra, formidabile oratore, si presenta con un'ideologia composita, non è un pensatore ma un uomo d'azione che combina elementi diversi, con echi socialisti (soprattutto ai primordi). Si indirizza prima di tutto ai reduci, agli studenti, ai ceti medi emergenti e a quegli strati dei ceti medi che vedono le loro rendite e i loro stipendi fortemente segnati dall'inflazione. Si indirizza a chi nutre uno spirito revanscista.
Gli obbiettivi sono prima di tutto di rifondazione del paese all'insegna della nazione e dell'ordine. A questi si accompagnano in origine proposte e richieste di natura sociale, che sembrano prese dall'armamentario socialista (8 ore lavorative, voto alle donne, redistribuzione delle terre). Ben presto vengono abbandonati gli obbiettivi sociali a favore di una visione dalla quale emerge con sempre più chiarezza la componente dell'anti, del rifiuto. I fascisti sono contro, contro il socialismo, il parlamentarismo e la liberaldemocrazia. Abbandonano le domande sociali che li caratterizzano in origine non appena ottengono il cospicuo sostegno di forti interessi economici che sono rappresentati soprattutto in origine dai grandi proprietari terrieri della Val Padana e in particolare del ferrarese, che si sentono minacciati dai movimenti dei braccianti. Le richieste sociali scompaiono man mano che il fascismo passa dalla fase di movimento alla fase di radicamento (Paxton).
L'ascesa al potere di Mussolini
Lo spirito delle trincee viene reclamato e rivendicato dal movimento fascista che se ne dichiara unico interprete. Attorno a questo i fascisti costruiscono una pratica e una mistica della violenza che ne è elemento costitutivo (Emilio Gentile, Il mito del Littorio). Gentile parla di sacralizzazione della politica: i fascisti hanno problemi con i parroci, i cattolici, perché si presentano come una religione alternativa. È l'idea della politica come qualcosa di assoluto, da vivere anche con il Santo Manganello, con il quale si persuadono coloro che non accettano la religione fascista. Sono una minoranza, ma si ispirano direttamente alle formazioni militari. I fascisti incarnano un tipo di organizzazione paramilitare presente in molta parte d'Europa, soprattutto nei paesi sconfitti o che si sentono tali (in Germania, ad opera di una figura politica fuori dai canoni che cerca di imitare la politica mussoliniana, esponente del piccolissimo ceto medio, Adolf Hitler, con fortissimo senso del reducismo e la politica come valore assoluto). Questa è la tesi di Gentile.
George Mosse (tedesco ebreo, emigrato prima in GB poi in USA) pensa invece che il fascismo sia “estetica della politica”. Estetica vale nel senso letterale del termine, di percezione, sensazione, emozione. È una politica che vive di emozioni, sensazioni e non di dibattito e riflessione. Si è detto a Mosse che la politica è sempre stata anche passione, retorica, emozione. Il fatto specifico dell'esperienza fascista è che l'elemento emotivo è l'elemento cruciale. L'idea dell'azione prima di tutto, ispirata alla capacità di esercitare delle emozioni. La guerra ha esaltato gli strumenti di comunicazione. La IGM è la guerra del volantino. Questi strumenti di comunicazione di massa (negli anni '20 compaiono i microfoni, quindi cambia il rapporto tra leader e masse, poi negli anni '30 la radio). La radio porta il messaggio dentro la casa, quindi trasferisce la dinamiche del pubblico nell'estremo privato.
Dal '20 si iniziano a usare i microfoni: questo consente di accentuare elementi retorici di tipo attoriale, ispirati al teatro (Luisa Passerini, Mussolini immaginario. Mussolini fa tutti i movimenti tipici dell'attore dell'epoca, ed è maschile e femminile al tempo stesso). Cambia il modo di fare e comunicare la politica: la vita politica è sempre più caratterizzata dalla presenza delle masse, sia nelle piazze che nelle cabine elettorali, e Mussolini è politico capace di entrare in sintonia con alcuni aspetti della vita delle masse. È un politico in questo senso davvero particolarmente carismatico. Le istanze sociali sono abbandonate ben presto e rimane un forte spirito di nazionalismo aggressivo, antisocialismo, antiparlamentarismo.
Il periodo che va dal '20 al '22 è un periodo nel quale in Italia si assiste a un doppio processo: uno è lo stallo istituzionale, l'altro è una vera e propria guerra civile (così la chiamano gli osservatori dell'epoca). Nell'arco di pochi mesi tra la primavera e l'estate del '21 ci sono 105 morti durante gli scontri di piazza, e i fascisti sono i responsabili della maggioranza di queste azioni (Fabio Fabbri, Le origini della guerra civile). La guerra civile è un portato della militarizzazione della società e della divisione profonda amico-nemico che si vedono nella Grande Guerra. Nel 1921 le elezioni non sciolgono il paradosso già visto: confermano – anche se con risultati lievemente inferiori – il successo di PSI e PP; si affacciano sulla scena i fascisti (38 deputati su oltre 400).
La marcia su Roma
In questo clima, Mussolini decide di dare una spallata soprattutto simbolica chiamando a raccolta i suoi militanti con la cosiddetta Marcia su Roma: un grande raduno di piazza dei militanti che convergano su Roma. Può contare su una struttura di partito che si rivela particolarmente compatta, con una grande capacità organizzativa. Alla fine del '21, i fascisti hanno 300.000 militanti, contro i 200.000 socialisti. La marcia è accompagnata da minacce più o meno esplicite di voler esercitare pressione perché i fascisti siano chiamati al governo: le minacce diventano realtà nei numerosi raduni lungo il tragitto, che si traducono in pestaggi degli avversari politici (Giulia Albanese, La marcia su Roma). Tutto questo avviene con una sostanziale connivenza delle autorità, soprattutto dei prefetti. I prefetti hanno un comportamento di acquiescenza quando non di connivenza: i fascisti sono visti come elemento d'ordine. La corona, sotto l'emozione della marcia su Roma, consegna il mandato di governo a Mussolini, con un notevole consenso tra le forze liberali, moderate e conservatrici del paese. I liberali – incluso Benedetto Croce – sono convinti che la soluzione Mussolini sia valida, e ovviamente temporanea. Facta dice “Nutro fiducia” al passaggio delle consegne a Mussolini. L'idea dei ceti dirigenti italiani è che sia una soluzione temporanea, e questa forza potrà essere utilizzata per fare ordine e poi essere messa da parte. La convinzione si rivela fallace e in realtà, arrivato al governo, Mussolini inizia quella che Paxton definisce la terza fase della storia del fascismo (movimentista – radicamento '20-'22 – ascesa al potere).
L'ascesa al potere avviene su base legale, passa attraverso lo Statuto Albertino. I fascisti estendono, distorcono, aggirano la legge. Già dall'assunzione del mandato (novembre '22 – gennaio '25) assistiamo a delle trasformazioni di fatto significative: rafforzamento dell'esecutivo e della presenza del partito nel governo. Il discorso di insediamento era stato del resto piuttosto chiaro (16/11/22): avremmo potuto trasformare quest'aula sorda e grigia in un bivacco di manipoli. Tra il dicembre del '22 e il gennaio '23 mette a segno due colpi decisivi, sempre sotto l'impellenza dello stato di emergenza (Carl Schmitt, politologo, elabora il concetto del nemico interno e dello stato d'eccezione: il politico è quello che decide nelle condizioni di eccezionalità, di ultima istanza).
Mussolini si pone sui problemi economici, politici-istituzionali, sociali e propone la costituzione, con un Decreto Legge, del Gran Consiglio del Fascismo, un organo speciale che è un organismo sulla carta solo consultivo, una specie di cervello del governo. Lì sono presenti esponenti del partito fascista scelti dallo stesso Mussolini con il compito di fornire indicazione all'azione di governo. Si affianca e sovrappone al governo, non si modifica né la Costituzione né l'architettura istituzionale. Ottiene il consenso in parlamento dai moderati, liberali e conservatori, a sprazzi anche del PP. In questo modo, Mussolini si dota di uno strumento di formazione delle politiche e dei quadri di governo che si interpone tra il parlamento e il governo, sancendo il rafforzamento dell'esecutivo e soprattutto del presidente del Consiglio.
Nel gennaio '23, un altro decreto Legge in nome dell'emergenza e dell'ordine pubblico sancisce l'incorporazione della milizia fascista all'interno degli organi di stato. A questo punto il Santo Manganello diventa parte della costituzione materiale, pur senza cambiare la costituzione formale.
La legge Acerbo e la crisi del '29
La terza iniziativa fondamentale è del 1923 ed è una nuova legge elettorale: Mussolini ha buon gioco a sostenerne la necessità, vista la situazione di stallo. Legge Acerbo (non fascista, ma liberale conservatore): propone quindi un premio di maggioranza, al 25% dei voti corrispondono 2/3 dei seggi. Questi tre passaggi chiave sono accompagnati da azioni a livello locale, che sembrano isolate, episodiche, ma si ispirano in realtà a una strategia. Sono azioni di denuncia, ispirati alle ragioni più capziose, di amministrazione locali popolari o di sinistra, e loro conseguente commissariamento a nomina prefettizia frutto di pressione del governo. Il governo di Mussolini ottiene un notevole successo alle elezioni del '24: per la prima volta Mussolini ha una maggioranza, frutto della Legge Acerbo. La coalizione supera ampiamente il 25% grazie a un clima di violenze e intimidazioni. Giacomo Matteotti, deputato socialista moderato e riformista, alza la voce contro questo clima: era già stato minacciato, dopo le elezioni denuncia le violenze, dichiara di avere prove di brogli consistenti e (Mauro Canali e Dario Piocca) è in possesso di una documentazione che dimostrava come esponenti del governo mussoliniano avessero accettato delle bustarelle dalla filiale britannica di una grande impresa petrolifera. La più importante impresa dell'epoca era la Standrad Oil (poi SO), che era stata regolamenta nell'11 dal governo USA, dividendola in parti e rimanendo comunque un'impresa di enormi dimensioni che si presenta molto forte anche sul mercato europe, dopo la IGM. La filiale britannica cerca di penetrare sul mercato italiano e per fare questo corrompe i membri del governo mussoliniano: era particolarmente grave per il nazionalismo propugnato da Mussolini. Le allusioni fatte da Matteotti a questa vicenda hanno contribuito, oltre alle denunce, che sono l'elemento fondamentale, all'uccisione del deputato (giugno '24). Un gruppo di fascisti aveva costituito una specie di polizia parallela, definita loro stessi una CEKA fascista, che dovrebbe coordinare le azioni di pestaggio ecc ecc. Matteotti viene colpito in modo così violento da morire: capo della spedizione era Amerigo Dumini, che aveva un legame diretto con il Partito Fascista. Dumini viene arrestato mentre cerca di espatriare, viene fermato alla stazione di Roma, raggiunto da un'alta carica dello stato, il generale De Bono, che indottrina Dumini su come deve comportarsi. Dumini nega tutto e il processo si trascina per qualche tempo finché Dumini decide di cambiare, verso la fine del '24, completamente linea. Riconosce di avere compiuto il gesto ma nega collegamenti con il PNF. L'atmosfera, in questo periodo, è di profonda tensione e di caduta del consenso di Mussolini, perché attorno alla vicenda di Matteotti ci sono dei soprassalti di dignità della società civile italiana. Da più parti si parla di possibile responsabilità del PNF e di Mussolini stesso. Alla fine del '24 la situazione di Mussolini è difficile presso l'opinione pubblica: a questo punto, Mussolini decide di giocare la carta estrema presentandosi il 3 gennaio 1925 con un discorso in parlamento nel quale si assume la responsabilità politica di tutto ciò che è accaduto in Italia durante il suo mandato, aggiungendo di non aver nulla a che fare con la vicenda Matteotti e chiedendosi, “se io sono responsabile di tutto ciò che è accaduto, si vorrà mettere sotto accusa il governo del paese?”. La risposta è entusiasta nei sostenitori al governo, che gridano al complotto delle sinistre. Nell'arco dell'anno i Decreti Legge superano il migliaio: si riducono le libertà. Il primo è la stampa, poi sindacale, politica, e entro il '27 questo processo di costituzione (quarta fase: costituzione del regime) si può definire ultimato. I problemi economici spingono l'opinione pubblica a rafforzare il governo. Mussolini gode di sostegno parlamentare frutto della Legge Acerbo. Dalla tarda estate del '24, gli oppositori disertano le aule parlamentari con estremo valore simbolico ma limitatissimi incidenza politica ed eleterie conseguenze.
Nel 1926 gli elementi cruciali del regime sono costituiti: eliminazione delle opposizioni, con esplicita violazione delle leggi, in preparazione dell'approvazione di una Costituzione Fascista (1928). Nell'arco di sei anni, il governo si trasforma in regime instaurando un vero e proprio stato di polizia.
La crisi del '29
Usa, ottobre 1929. Gli USA, dopo la IGM sono diventati i grandi creditori e sono la macchina produttiva più capace del mondo, soppiantando la GB. La crisi è scatenata da una tensione temporanea di Borsa: un momento temporaneo di paura in Borsa che porta gli operatori a vendere le loro azioni. È il primo caso di diffusione relativamente di massa dell'attività borsistica. Ci sono più di un milione di persone che possiedono azioni negli USA degli anni '20, l'attività borsistica si è allargata verso il ceto medio. Questo è accaduto sull'onda dell'esperienza della IGM, che aveva abituati gli americani del ceto medio a comprare le cartelle di prestito nazionale. Le azioni vengono emesse dalle grandi corporazioni per autofinanziare la propria espansione. È un fenomeno ipertrofico, lontano dall'economia reale. Ci sono però forti elementi di incertezza: l'attività borsistica è poco o nulla regolata, il che apre la strada alle speculazioni più spregiudicate e ispirate all'illegalità.
L'economia americana è impegnata in uno straordinario processo di trasferimento dei capitali dall'industria pesante alle industrie dei beni di consumo di massa. Si passa dalla siderurgia e dalle materie prime ai settori dei beni di consumo durevole. Sono i primi segnali di consumo relativamente di massa: 1/4 degli americani acquistano macchine, radio, elettrodomestici... l'economia sta cambiando profondamente dai bene di capitale ai beni di consumo durevole. Tutto questo comporta scompensi, difficoltà, una situazione non percepita di forte incertezza, perché i capitali si muovono da alcuni segmenti ad altri dell'economia. Il terzo problema è il rapporto con l'Europa: come si può ricostruire? Probabilmente vendendo i propri beni a sua volta sul mercato americano, ma gli USA sono molto favorevoli a invadere il mercato europeo, ma sono fortemente selettivi nell'import, e contano sulla forza del proprio mercato interno, non valutando adeguatamente le conseguenze negative di tutto questo (difficoltà di ripresa europea, tant'è vero che gli USA devono intervenire spesso con prestiti privati). Questi elementi di incertezza (non regolazione della finanza, fase di transizione da beni capitali a beni di consumo, difficoltà dell'Europa e conseguente limitatezza degli scambi commerciali) mostrano le fondamenta fragili di questa economia.
Questa tensione di Borsa si scatena su questa economia e traduce una tensione finanziaria in un crollo economico, che si produce perché non si riconoscono immediatamente le radici profonde della crisi (ci vorrà Keynes, per capire che il problema è la domanda e il blocco dei salari, quindi il mancato assorbimento dei beni). Prevale fino ai primi anni '30 la vulgata economica dominante, rigorosamente liberista, secondo cui la tensione è temporanea e il mercato riuscirà a ribilanciare la situazione.
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