Lezione 1: Saggi
Macry, Ottocento. Famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi, 1988
Peter N Stearns, Globalization in World History, Routledge, New York, 2010.
Introduzione all'Ottocento secondo Macry
In Macry l’Ottocento è visto come fase di introduzione. Egli sottolinea che il XIV secolo è visto come un’anticipazione al secolo successivo. Funzione pedagogica: il XIX secolo insegnava quello che il XX secolo avrebbe messo in pratica. Dava un’interpretazione progressiva della storia dell'800.
Altra caratteristica importante è che il XX secolo è visto come l’ascesa del capitalismo. Un effetto di questa rilettura è che la storia d’Europa non è isolata rispetto al resto del mondo, ma si intreccia fortemente.
Schemi di periodizzazione del XIX secolo
- Barraclough, Introduzione alla storia contemporanea: egli propone una periodizzazione che non aveva date precise di inizio, ma era un lungo periodo di “transizione” dal 1890 al 1961. Per periodo di transizione si intende un periodo di trasformazione, lungo circa 70 anni, durante i quali il predominio europeo si sarebbe sciolto a poco a poco.
- Mayer, Il potere dell’Ancien Regime fino alla Prima Guerra Mondiale: egli proponeva una periodizzazione secondo la quale il lungo intermezzo ottocentesco rappresenta un prolungamento dei tratti del dopo rivoluzione francese (es aristocrazie terriere che continuano a mantenere lo stesso tipo di potere. La rivoluzione industriale non ha scansato il vecchio modello).
- Hobsbawm, un “lungo Ottocento” e un “breve Novecento”: egli presentava una visione della storia 8-900esca suddivisa in un secolo lungo (800) e in un secolo breve (900, in particolare dal 1918-1989 con la caduta del muro di Berlino e la fine dell’egemonia sovietica).
Ragioni di coerenza interna all’Ottocento
Con la Rivoluzione Francese e il seguito napoleonico hanno introdotto nella storia europea una “nuova grammatica della politica e una nuova concezione della società”. Si tratta di una società dotata di maggior mobilità sociale ed economica, che si trasformava in una maggior mobilità politica. I vecchi ordini del regime lascia il posto a nuovi criteri di uguaglianza, anche giuridica. Accanto alla rivoluzione politica vi era anche una rivoluzione di tipo socio-economica. Una “nuova grammatica economica”, più dinamica e aperta alle innovazioni. Fino al 700 l’unica fonte di ricchezza era l’agricoltura. Quest’idea cambia a inizio 800, tanto che ora gli storici parlano di tante piccole diverse fasi di trasformazioni economiche (non di una rivoluzione industriale). In alcuni luoghi sarà più forte, in altri meno. Un’“idea di Europa” in evoluzione e in continua trasformazione; non tanto una trasformazione economica, ma soprattutto l’Europa intraprende una trasformazione del rapporto tra politica ed economia. Si ha l’entrata del potere politico nell’economia.
Gli stati, il potere politico e l'idea di nazione
- Organizzazione politica: la Rivoluzione francese ha cambiato il linguaggio, l’organizzazione, le rappresentazioni della politica. La prova più epocale è nella misura con cui dopo la Rivoluzione francese, aumenta la partecipazione politica. Dopo l’89 in Francia diventa sempre più importante l’idea che la partecipazione politica sia una necessità. Dimenticare il mondo precedente per il quale la politica era esclusivamente di dominio aristocratico. Proprio all’inizio dell’800 fa la sua comparsa nel lessico politico la parola Nazione (intesa come espressione della volontà generale dei popoli).
- Criteri di legittimità politica: la vita politica è espressa attraverso la partecipazione di masse popolari manca la legittimità politica. Si afferma il principio che nessuno può essere accettabile se non si basa sul criterio teorico di far riferimento al corpo politico a cui si rivolge.
- Concetti di rappresentazione politica: tutta la storia dell’800 sarà attraversata dalla questione di come mettere insieme la rappresentanza politica e quella giuridica con la rappresentanza di tipo elettivo. Uguale rappresentanza giuridica coincide con un’uguale rappresentanza politica. Il dibattito si chiude quando entrano in vigore le leggi del suffragio universale (maschile). C’è la richiesta che questi diritti vengano approvati e consolidati a un contratto che ne dia validità giuridica. Nasce la Costituzione, ossia la carta dei diritti fondamentali nella quale i singoli regimi fissano i principi di autorizzazione a godere di certi diritti e che pone dei paletti a chi gestisce il potere politico. Le prime richieste di costituzioni si avranno negli anni 20 dell’Ottocento. Nel corso del secolo si assisterà al consolidarsi delle concessioni di corte costituzionale, ma anche l’indebolirsi della fiducia riposta su di esse.
- Idea di costruzione: la “nascita” delle ideologie come “filosofie pratiche”. Il termine ideologia fa la sua comparsa fra Sette-Ottocento, derivazione filosofica. Si intende spesso come “filosofia pratica”, è qualcosa che impieghiamo perché ci dà l’idea della spiegazione di un mondo. Gli spiega la cultura di un mondo, ma ha anche elementi di predizione. Dunque contiene elementi di carattere descrittivo e predittivo. È una sorta di guida per chi fa politica.
L’Ottocento è il secolo in cui le ideologie si scontrano politicamente tra loro. Le principali ideologie politiche dell’Ottocento sono quella liberale, socialista, conservatrice, che nel corso del tempo di intrecciano e susseguono l’una all’altra. L’800 si apre con l’avvento di quella che chiamiamo Cultura Romantica. L’aspetto più interessante è la sua fortissima tendenza alla storicizzazione, al pensare che quello che ci circonda è radicato fortemente nel passato. La Rivoluzione Francese e l’età napoleonica cambiano questa concezione e spostano la tesi per la quale una maggior conoscenza del passato migliora la conoscenza del presente. La storia aiuta a predire il futuro. Si ritiene che ci siano delle leggi predeterminate che ispirano le azioni degli individui e degli stati. È il secolo in cui le conoscenze del passato servono a legittimare l’uso politico della storia e della politica.
Lezione 2: L'impero napoleonico
Trasformazioni ed eredità in Europa
Gli storici parlano dell’inizio del XIX secolo come di un periodo nel quale si svolsero due rivoluzioni: una politica ed una economica. Perché interrogarsi al periodo relativamente breve come quello segnato dalla nascita, dalla rivoluzione e poi dalla morte dell’impero napoleonico in Europa? La risposta può essere posta se lo guardiamo da una posizione prima interna e poi esterna ad essa.
Partiamo dalla citazione di Hegel (a Jena, dove insegnava, racconta in una lettera del 13 ottobre 1806, di aver visto l’entrata in città di Napoleone): “ho visto un imperatore -quest’anima del mondo – cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato qui in un punto, seduto su di un cavallo, abbraccia il mondo e lo domina”. Più avanti Hegel in questa lettera compara Napoleone ai più grandi condottieri dell’età antica (Ale Magno, Cesare,...) e lo descrive come un grande personaggio “che ha compiuto inconsciamente un grande passo verso la libertà”. Se ripercorriamo l’itinerario intellettuale di Hegel, capiamo perché l’autore (che si trovava in Russia, sconfitta da Napoleone) provava questa grande ammirazione. Per lui il tratto più caratterizzante della storia europea di quel momento era il fatto che l’Europa si stava costruendo con forme di statualità più moderne del passato. Per Hegel ciò avveniva grazie alla rivoluzione napoleonica, che con le sue istituzioni anti-tradizionaliste aveva cacciato quanto di vecchio era sopravvissuto in Europa. Per Hegel dunque Napoleone fu il vero traghettatore della storia europea verso una sua più matura forma di organizzazione statale.
Frasi inglesi di M. Broers (riflessioni sulla lunga influenza dell’impero napoleonico): “l’impero rivoluzionario napoleonico sorse attraverso una veloce conquista militare che cadeva durante un momento molto particolare dell’evoluzione dell’imperialismo occidentale. Giunse il momento nel quale i primi imperi d’oltre mare del periodo della prima età moderna si stanno disgregando (cade il dominio inglese e l’impero spagnolo sull’America). Accanto a questa disgregazione, accanto a ciò che l’Europa aveva costruito fuori dai suoi confini nei secoli precedenti, per una combinazione di fattori, stava venendo meno quella legittimazione intellettuale degli imperi che le elite europee avevano mantenuto fino alla fine del XVIII secolo. Nel momento nel quale i vecchi imperi stavano morendo e avevano perso il loro richiamo intellettuale, proprio in quel momento l’impero napoleonico si è affermato”.
Questa riflessione ci porta a considerare non solo l’aspetto politico della storia napoleonica, ma anche le sue implicazioni più ampie non solo europee e non solo politiche.
Fasi attraverso le quali Napoleone costruisce il suo personale dominio
- 1779: colpo di stato Napoleone ritorna dalla fallita spedizione in Egitto e si libera dell’assemblea nazionale imponendo il proprio potere personale.
- 1804: viene eletto imperatore dal senato francese.
- Dicembre 1812: pace con la Russia, segna la massima espansione coloniale delle truppe francesi.
Fino al 1812 l’impero napoleonico non fa che estendersi e lascia profondissimi segni della sua forma di governo:
- La creazione di unità territoriali più ampie (radicale semplificazione del quadro europeo);
- La modernizzazione istituzionale (impulso al verticalismo amministrativo e centralizzato). Trasformazioni politiche culturali ed economiche della Germania non austriaca e in Italia.
- Uniformazione giuridica: ci fu un processo di eversione completa di tutti gli istituti giuridici, amministrativi e politici che fin’ora l’Italia aveva conservato. È una trasformazione che fa piazza pulita delle centinaia di statuti, codici legislativi, istituzioni presenti, sui quali si impone ovunque il codice napoleonico e quella forma di governo centrato sul potere amministrativo ed esecutivo (soprattutto le prefetture).
In Italia viene subito aggregata alla grande casa napoleonica, a partire dai primi anni del XVIII secolo. Le forme napoleoniche di governo furono uno “shock” per gli italiani: operazioni di scrematura politica e per il processo di eversione completata degli istituti giuridici che l’Italia aveva mantenuto. È una trasformazione potente che esclude le vecchie oligarchie italiane e rappresenta una grande fase di ristrutturazione interna, soprattutto dei paesi tedeschi e dell’Italia. Si tratta di una fase violenta di modernizzazione da una parte e dall’altra di una fase di imperialismo vero e proprio. Per Broers è un vero e proprio dominio coloniale che si abbatte sull’Italia, perché tutto funziona secondo i ritmi decisi da Parigi. L’economia deve disporre di uomini, mezzi, e denaro che possano costituire un vantaggio per la Francia.
Tutto funziona in base alle decisioni di Parigi. L’economia è diretta da Parigi. Questo doppio regime: di apertura, ma anche di assoggettamento porta all’epilogo della parabola ascendente francese: il 24 giugno 1814 la grande armata francese si muove alla volta dell’Impero Russo per conquistarlo. È la più cocente sconfitta di Napoleone. L’armata francese (700 mila uomini, accanto a questi altri 300 mila erano impegnati a combattere in Spagna e 10 mila in Germania) era composta da 30.000 italiani, poi da tedeschi, polacchi,...
Questi sono aspetti che vanno considerati accanto ad elementi che mettono in rapporto l’esperienza rivoluzionaria napoleonica con la costruzione di una nuova Europa. Il periodo napoleonico coincide con lo sforzo inglese di consolidamento della sua presenza economica nelle colonie (quelle che dalla metà del XVIII secolo aveva iniziato a insediare in Occidente, soprattutto in India, Asia e Africa). È un periodo in cui lo sfruttamento commerciale delle colonie è utile per contrastare economicamente Napoleone. Quest’ultimo dal 1806 istituì un blocco continentale, che costrinse l’economia inglese ad ampliare i suoi rapporti con Paesi non europei. Questi sono gli anni di esplosione del commercio degli schiavi (monopolio esclusivo dell’Inghilterra).
Una visione europea del mondo extra-europeo
- Un concetto radicalmente diverso di civiltà e progresso europei, che giustifica la classificazione culturale e anche lo sfruttamento del resto del mondo.
- Gli europei avevano un’esperienza di contatti col “diverso” che risalgono ad anni indietro, ma è interessante osservare come quest’idea della diversità adesso diventa l’idea di una diversa civiltà che non è superiore ad es per caratteri religiosi, ma per la sua capacità di essere più moderna ed efficace. L’essenza della superiorità europea è data dalla suddivisione in stati del suo territorio, come aveva detto Hegel. La civiltà europea è ora una cultura differente, che si appoggia anche grazie non solo a una superiorità politica, ma a una superiorità di tipo economico. È il lato che spetta al colonialismo inglese in questi anni.
- La fede fondamentale nell’individualismo economico: superiorità inglese è data dall’indipendenza economica che essi ritengono sconosciuto alle altre civiltà.
- Altra convinzione caratteristica del pensiero anglosassone è che la libertà fosse inerente alle forme politiche degli Stati Europei, in contrasto con le forme dispotiche di governo tipiche del mondo orientale.
La rivoluzione industriale e l'Inghilterra
La rivoluzione industriale ha come protagonista l’Inghilterra. Le straordinarie capacità di organizzazione economica inglese fa sì che da sola possa contrastare Napoleone. È l’unico Paese in tutt’Europa in cui la maggior parte della popolazione non è impiegata nel settore primario, e nel quale si è sviluppato soprattutto il settore manifatturiero (superiorità tecnologica) e dispone di risorse minerarie (materie prime per far funzionare la manifattura). Inoltre il vantaggio geografico e storico (sistema politico stabile e dotato di strumenti rappresentativi) permettono di mantenere una vita civile tranquilla e di proteggere un sistema creditizio e finanziario allora più evoluto e strutturato.
Negli anni della rivoluzione industriale abbiamo anche trasformazioni demografiche che non hanno pari in Europa. La società è percorsa da un fortissimo dinamismo, anche se lentamente tutta Europa sta attraversando quel processo che gli studiosi chiamano transizione demografica, cioè il passaggio da un regime demografico contrassegnato da alta natalità, ma ancor più alta mortalità, a un regime nel quale entrambi gli indicatori, ma soprattutto quello della mortalità, si abbassano.
L’Inghilterra è il luogo nel quale queste trasformazioni avvengono, alcune delle quali hanno ripercussioni europee: ad es sono questi gli anni in cui accanto alla crescita demografica molto rapida, si assiste al processo della mobilità: si creano velocemente migliaia di chilometri di strade ferrate. La diffusione della ferrovia trasforma la percezione del tempo: nel 1847 si istituisce il tempo regolato su quello dell’osservatorio di Greenwich. Tuttavia l’Inghilterra rimane un caso unico. L’Europa rimaneva un continente contadino.
Frank: Re Orient. La tesi di questo libro è che fino all’inizio del XIX secolo esisteva un sistema economico mondiale al cui centro stava la Cina con una forte partecipazione industriale indiana e che il predominio europeo e occidentale, dunque il predominio occidentale iniziato a partire dal XIX secolo non sarà che una breve parentesi.
Pomeranz: la grande divergenza. La Cina, l’Europa e la nascita dell’economia mondiale. L’Europa a inizio 800, da un punto di vista manifatturiero, produceva un 20% (che però spariva quantitativamente di fronte al circa 60% che era della manifattura cinese ed indiana). Ci spinge a valutare meglio le ragioni di questa crescita europea.
De Vires: rivoluzione industriale o “rivoluzione industriosa”? Egli afferma che la rivoluzione industriale fu motivata non dalla modernità industriale europea, ma dall’insieme di altri fattori. La sua tesi parte da uno sguardo analitico, quantitativo di una produzione non europea nettamente superiore. De Vires si allaccia all’espansione coloniale, soprattutto britannica, che si è rafforzata negli anni del confronto con Napoleone. Secondo lui questa possibilità di accedere a fonti di approvvigionamento e materie prime, soprattutto spezie e impiegabili nell’industria alimentare, avrebbe reso più efficiente la capacità di organizzazione industriale degli europei di fronte ai competitori orientali dunque non si tratta di una rivoluzione industriale, ma di una rivoluzione dei consumi (richiesta di maggiori beni di consumo e per far questo si è dotata di uno strumento efficace del controllo dei traffici marittimi). Per De Vires gli europei conquistano un gran vantaggio sui traffici commerciali. Si ha un aumento esponenziale del traffico degli schiavi tra 7-800.
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