Dalla prima alla seconda rivoluzione industriale
Le principali caratteristiche
Nel corso dell'Ottocento la prima rivoluzione industriale si diffuse dall'Inghilterra in molti paesi quali il Belgio, la Francia, la Germania e, soprattutto, gli Stati Uniti. Inoltre, a partire dal 1870 si verificò un tale sviluppo economico e sociale da dar luogo a una nuova fase, la seconda rivoluzione industriale, le cui principali caratteristiche furono:
- Il ruolo della scienza: nel passato le novità tecnologiche erano dovute soprattutto a geniali intuizioni di persone sovente prive di istruzione; ora tutte le scoperte e le invenzioni sono frutto di ricerche scientifiche, legate sia alla genialità di un singolo, sia a un lavoro collettivo.
- Le nuove fonti di energia: si diffonde l'utilizzo dell'energia elettrica e della combustione a petrolio; queste due nuove fonti di energia, per le enormi conseguenze che ebbero nella vita dell'uomo, da sole potrebbero spiegare il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione industriale.
Nella seconda metà dell'Ottocento conobbero un rapido sviluppo l'industria chimica, quella siderurgica, dell'edilizia, l'industria automobilistica, dell'aeronautica, della telefonia e altre. La rivoluzione industriale estese progressivamente la sua influenza nella vita quotidiana degli individui, con la costante apertura della produzione e della distribuzione ai consumi di massa.
- La nascita di monopoli e oligopoli: molti settori produttivi si concentrano nelle mani di un solo grande imprenditore, o di pochi imprenditori associati.
- L'organizzazione «scientifica» del sistema produttivo: la catena di montaggio è il simbolo della nuova produzione in serie dei beni materiali.
- Il sorgere della «società di massa» e il nuovo ruolo dello Stato: la società si trasforma e diventa di «massa», nel senso che consuma gli «stessi prodotti», partecipa agli «stessi avvenimenti», ecc.; nel contempo gli Stati sono sempre più presenti nel sistema economico e si evolvono in senso democratico.
Il positivismo
Le grandi invenzioni e scoperte scientifiche provocarono un'ondata di ottimismo nei confronti dell'avvenire del genere umano e di grande fiducia nella scienza e nella tecnica. Questo clima culturale fu definito positivismo, termine coniato dal filosofo francese Saint-Simon per indicare la validità delle scienze sperimentali, definite «positive» in contrapposizione alle astratte filosofie dominanti.
Charles Darwin teorizzò l'evoluzionismo secondo cui tutte le forme di vita sono il risultato di una graduale evoluzione. Questa teoria mostrò l'uomo come un animale in grado di evolversi sempre più (esaltando così la fiducia nel progresso).
La catena di montaggio
Muta il modo di produrre
Le fabbriche si rinnovarono non solo per l'utilizzazione delle grandi innovazioni tecnologiche, ma anche perché il sistema produttivo fu riorganizzato in modo da massimizzare la produzione. Il primo a occuparsi di questo tema fu l'ingegnere americano Taylor. Da lui prende il nome il taylorismo, o organizzazione scientifica del lavoro.
Scomporre il processo di produzione
Secondo Taylor era necessario scomporre il più possibile il processo di produzione di un determinato oggetto. Ciò permetteva di:
- Affidare a ogni operaio una mansione da ripetere in tempi sempre uguali.
- Organizzare la fabbrica secondo criteri di efficienza produttiva.
- Legare i salari degli operai agli effettivi risultati ottenuti (lavoro a cottimo).
Il costo della manodopera sarebbe diminuito, i salari sarebbero aumentati e la produzione sarebbe cresciuta. La teoria di Taylor venne applicata per la prima volta su vasta scala da Ford nella sua nota fabbrica di automobili. La catena di montaggio ridusse enormemente i tempi di lavoro, ma lo rese spersonalizzato e ripetitivo.
Il capitalismo monopolistico e finanziario
La grande depressione
Tra il 1870 e il 1914 la produzione industriale mondiale quadruplicò, ma negli anni 1873-96 si verificò quella che viene definita la grande depressione. Fu però una crisi dovuta alla sovrapproduzione (si produsse in eccesso rispetto alla domanda) a causa:
- Dell'accresciuta concorrenza internazionale favorita dallo sviluppo delle reti di trasporto ferroviario e navale.
- Dell'incremento produttivo dovuto ai nuovi criteri di produzione, a cui non corrispose una crescita dei salari e della domanda.
Ovunque (salvo in Inghilterra) il libero scambio fu sostituito con il protezionismo. Le industrie meno competitive fallirono. Quelle che si riorganizzarono uscirono dalla crisi rafforzate e si ingrandirono. Le banche concessero prestiti alle aziende importanti piuttosto che a quelle piccole, ma per stare sul mercato occorrevano investimenti massicci. Così poche imprese assunsero il controllo del mercato: nacque il fenomeno della concentrazione industriale.
Un nuovo tipo di capitalismo
La concentrazione industriale assunse varie forme, tra cui il monopolio, che si verifica quando un'unica impresa controlla un settore produttivo. Se le imprese sono poche, si ha invece un oligopolio. Il capitalismo, oltre che monopolistico, divenne finanziario in quanto l'interesse finanziario prese a dominare su quello industriale. Di conseguenza crebbe l'importanza delle banche che concedevano prestiti alle industrie.
Boom demografico ed emigrazione
Tra il 1850 e il 1914 vi fu un boom demografico che interessò i paesi più arretrati. Nei paesi industrializzati, nonostante il miglioramento delle condizioni di vita, la natalità prese a decrescere per:
- L'innalzamento della scolarità.
- L'inserimento delle donne nel sistema produttivo.
- La diffusione dei metodi di controllo delle nascite.
I paesi industrializzati reagirono alla crisi agricola ammodernando il settore, mentre in quelli arretrati soprattutto dell'Europa centro-orientale si creò un esubero di popolazione nelle campagne. Iniziarono così i flussi migratori verso le città, verso altri paesi d'Europa e oltre oceano. Alla fine del XIX secolo si verificò un'ondata migratoria senza precedenti dall'Europa verso gli Stati Uniti.
La critica al progresso
La Prima Internazionale
Nel 1864 nacque l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, più nota come Prima Internazionale: i lavoratori proletari di tutto il mondo si organizzavano per porre fine allo sfruttamento da parte dei capitalisti. Fin dalla sua fondazione, però, la Prima Internazionale fu animata da diverse convinzioni ideologiche: dal sindacalismo inglese di tendenza riformista, ai marxisti che proponevano di abbattere la società borghese con la rivoluzione; dai mazziniani che giustificavano le rivendicazioni democratiche con argomenti morali, agli anarchici che negavano ogni forma di autorità sia religiosa che politica.
L'espulsione di Bakunin
La polemica più aspra fu quella tra Marx e Bakunin, teorico dell'anarchismo. Secondo Bakunin:
- La disuguaglianza sociale è generata non dallo sfruttamento economico (come sosteneva Marx) ma dallo Stato, che va abbattuto.
- Con la rivoluzione si instaurerà la società anarchica: non sarà necessaria una transitoria dittatura del proletariato.
- I rivoluzionari per eccellenza sono i diseredati, i sottoproletari e i braccianti, non il proletariato come sosteneva Marx.
Bakunin fu espulso dall'Internazionale. La crisi economica del 1873 dimostrò l'incapacità della Prima Internazionale di difendere i lavoratori e nel 1876 l'organizzazione si sciolse.
La condanna della Chiesa cattolica
Nel 1864 papa Pio IX condannò i mutamenti apportati dalla rivoluzione industriale con l'enciclica Quanta Cura. Un secondo documento, il Sillabo, elencava gli errori più comuni del tempo. Vennero condannati: la morale laica, il liberalismo, il socialismo e il comunismo, la separazione fra Chiesa e Stato, e la libertà di culto, di pensiero e di stampa.
La Francia della Terza Repubblica
La Terza Repubblica
Dopo la sconfitta contro la Prussia e la caduta di Napoleone III, nel 1878 la Francia proclamò la Terza Repubblica. Superata l'esperienza della Comune, si trovò ad affrontare:
- Le difficoltà dovute alle pesanti condizioni imposte dai Tedeschi.
- La nascente volontà di riscatto nei confronti della Germania (revanscismo).
- Lo scontro tra monarchici e repubblicani.
I governi repubblicani
Fino al 1912 il governo rimase in mano a repubblicani moderati e radicali. In questi anni:
- Vennero realizzate riforme che estesero la democrazia e laicizzarono lo Stato.
- Monarchici e reazionari provarono a rovesciare la repubblica (nel 1877 con Mac Mahon e nel 1889 con il generale Boulanger).
- Si diffusero il revanscismo, le tensioni antidemocratiche e l'antisemitismo.
- Ci furono agitazioni sindacali e tumulti. I socialisti estremizzarono le loro posizioni. Ciò favorì i conservatori, che tra il 1912 e il 1914 andarono al governo con Poincaré, revanscista e militarista.
Nel 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale, i radicali tornarono al governo.
La Germania da Bismarck a Guglielmo II
Il Reich tedesco
La Germania unita era la maggiore potenza militare ed economica d'Europa. La Costituzione del 1871 stabilì:
- L'assetto federale della Germania.
- Un regime politico autoritario: il potere era concentrato nella Cancelleria che rispondeva solo al kaiser (l'imperatore).
La politica di Bismarck
Bismarck fu cancelliere fino al 1890. In politica estera fu moderato ma cercò l'affermazione dell'Impero tedesco come grande potenza. Sul piano della politica interna:
- Costruì uno Stato centralista.
- Attuò il protezionismo.
- Tentò di estirpare il cattolicesimo in nome della modernità e dello Stato laico, poi combatté il socialismo sia con la repressione sia con le riforme. Creò infatti lo Stato sociale per migliorare le condizioni dei lavoratori. Nonostante ciò l'SPD, il Partito Socialdemocratico, guadagnò terreno.
Il nuovo corso di Guglielmo II
Nel 1888 salì al trono Guglielmo II e nel 1890 Bismarck diede le dimissioni. La politica del cancelliere di ferro non era infatti più ritenuta adeguata dall'alta borghesia capitalista e dal kaiser, che desideravano una politica estera più aggressiva e una decisa espansione coloniale. L'Europa perdeva così un imponente fattore di equilibrio tra gli Stati.
L'età vittoriana
L'Inghilterra vittoriana
Il regno della regina Vittoria (1837-1901) viene comunemente definito l'«età vittoriana». Questo periodo fu caratterizzato da:
- Una grande prosperità economica: il tenore di vita inglese era superiore a quello degli altri paesi.
- Stabilità politica: Whigs (progressisti, il cui leader era Gladstone) e Tories (conservatori guidati da Disraeli) si alternarono al potere ma ebbero in comune molti orientamenti. Realizzarono riforme all'insegna della democratizzazione e della ricerca della pace sociale. A fine Ottocento la crisi economica e la fine della stagione delle riforme sociali rafforzarono i movimenti operai. Il Labour Party (nato nel 1906), socialista ma non marxista, divenne il terzo partito inglese.
La questione irlandese
L'Irlanda da secoli lottava contro il dominio inglese. Al suo interno si scontravano cattolici e protestanti, indipendentisti e autonomisti. Accanto a forme violente di protesta vi fu la linea moderata di Parnell, che si batté per l'autogoverno (Home rule) all'interno del Regno Unito. La Home Rule fu concessa, ma non fu applicata a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.
L'espansione degli Stati Uniti
Nascita di una grande potenza
Nella prima metà del XIX secolo gli Stati Uniti conobbero:
- Una rapida crescita demografica dovuta al costante flusso migratorio.
- L'espansione territoriale a sud e a ovest.
- Un forte sviluppo economico, che però non fu uguale ovunque.
Il contrasto tra Nord e Sud
Il Nord era il polo dello sviluppo industriale, aperto al progresso e alla libera iniziativa. La borghesia del Nord votava il Partito repubblicano.
Il Sud era il polo agricolo, con colture latifondiste e una ristretta élite conservatrice. Il lavoro degli schiavi neri era il pilastro su cui poggiava l'economia del Sud, dove dominava il Partito democratico. La tensione tra Nord e Sud fu alimentata da numerosi fattori, in particolare dal contrasto tra le posizioni antischiaviste del Nord e quelle schiaviste del Sud.
La guerra di secessione
Nel 1860 il repubblicano Lincoln venne eletto presidente. Temendo di finire relegati a un ruolo subordinato, gli Stati del Sud nel 1861 decisero la secessione e costituirono la Confederazione autonoma del Sud. Iniziò così la guerra di secessione tra unionisti (Stati del Nord) e confederati (Stati del Sud) che durò dal 1861 al 1865 e vide la vittoria degli unionisti. Fu la prima guerra totale: venne combattuta con le armi prodotte dalla rivoluzione industriale e con il coinvolgimento di tutta la società.
Dopo l'assassinio di Lincoln, che intendeva frenare i radicali nordisti, il Sud subì un'occupazione militare a fronte della quale reagì con durezza. Inoltre, gli schiavi liberati non cambiarono la loro situazione economica e le discriminazioni razziali si acuirono.
La prima potenza economica del mondo
A fine Ottocento gli Stati Uniti:
- Raggiunsero l'estensione attuale, ma l'espansione venne attuata strappando i territori agli Indiani, che furono decimati da guerre e privazioni e poi chiusi in riserve.
- Grazie al boom economico divennero la più grande potenza economica del mondo, superando la Gran Bretagna. Presto sarebbero diventati anche la principale potenza politica.
La nascita del Giappone moderno
Il Giappone alla metà del XIX secolo
Alla metà dell'Ottocento il Giappone:
- Era una società feudale, al cui vertice si trovava l'imperatore. Il potere era in realtà detenuto dallo shogun (governatore militare).
- Aveva un'economia agricola basata sullo scambio in natura.
- Rifiutava i contatti con il resto del mondo.
Nel 1853 gli Stati Uniti costrinsero il paese ad aprirsi al commercio estero. L'intervento straniero mandò in crisi il sistema politico ed economico. Iniziarono i disordini e lo scontro politico portò lo shogun a perdere il potere, che tornò nelle mani dell'imperatore (restaurazione Meiji).
La «rivoluzione dall'alto»
La nuova classe dirigente trasformò il Giappone in un paese moderno, sul modello occidentale. A differenza delle rivoluzioni avvenute in Occidente, fu una «rivoluzione dall'alto», guidata dall'imperatore Mutsuhito. La modernizzazione (a cui molti si opposero con rivolte) riguardò tutti i settori, da quello politico a quello economico. Alla fine dell'Ottocento il Giappone si era trasformato in una grande potenza pronta a competere con l'Occidente sul piano economico e militare.
L'imperialismo
La definizione
Il termine “imperialismo” venne coniato in Francia negli anni Cinquanta dell’Ottocento in relazione alle mire espansionistiche di Napoleone III; poi si diffuse in Inghilterra negli anni Settanta per definire il programma di espansione coloniale del governo britannico. Infine, il termine passò ad indicare la politica di conquista territoriale delle potenze europee, degli Stati Uniti e del Giappone. L'imperialismo fu una corsa alla colonizzazione guidata dai governi in competizione tra loro, che ebbe come obiettivo l'estensione dei confini nazionali. Tra il 1870 e il 1914 un quarto del mondo venne spartito tra pochi Stati.
Il contesto politico
La Germania era diventata il punto di equilibrio dei rapporti di forza in Europa. Bismarck aveva garantito la pace con una politica di equilibrio, ma la tensione salì a causa:
- Del revanscismo francese.
- Delle tensioni nei Balcani.
- Della competizione coloniale.
Il contesto economico e culturale
Con la «grande depressione» (1873-96) gli Stati presero a sostenere l'economia nazionale con il protezionismo, le commesse statali e la politica imperialista. Quest'ultima:
- Garantì nuovi sbocchi commerciali e materie prime a basso costo.
- Fu sorretta da motivazioni ideologiche, fondate sul nazionalismo, sul razzismo e sul mito della missione civilizzatrice degli Europei: il «fardello dell'uomo bianco» (Kipling).
La spartizione dell’Africa
L'espansione in Africa
La Francia, che possedeva già l'Algeria, intendeva estendere il suo impero coloniale lungo l'asse ovest-est dell'Africa centro-settentrionale partendo dalla Tunisia occupata nel 1881. L'espansione dell'Inghilterra invece si spingeva lungo l'asse nord-sud partendo dall'Egitto occupato nel 1882.
La Conferenza di Berlino
La Conferenza di Berlino (1884-85) sancì il principio dell'occupazione di fatto come criterio di possesso dei territori africani: ciò scatenò ancor di più la competizione coloniale, con il coinvolgimento della stessa Germania, ultima arrivata nella corsa alle colonie.
Boeri e Inglesi
Nella zona del Sudafrica la scoperta di giacimenti d'oro e di diamanti scatenò il conflitto tra Boeri (i vecchi coloni olandesi) e Inglesi. Questi ultimi ebbero la meglio e nel 1910 formarono l'Unione Sudafricana.
La spartizione dell’Asia
La colonizzazione in Asia
La possibilità di accedere dal Mediterraneo al Mar Rosso tramite il canale di Suez diede nuovo impulso all'espansione europea in Asia, già in atto prima dell'età dell'imperialismo.
Il dominio inglese in India
Nel 1857 il governo britannico assunse il controllo diretto dell'India, prima governata attraverso la Compagnia delle Indie. Nel 1885 nacque il Congresso Nazionale Indiano, un'assemblea della classe media indiana.
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