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aumento dei disoccupati e una conseguente diminuzione dei consumi, che portò ad ulteriori

licenziamenti.

Il presidente Hoover rifiutò di svalutare il dollaro, ma la scelta si rivelò sbagliata. La crisi

economica americana coinvolse presto l'Europa; in particolare ebbe conseguenze pesantissime sulla

Germania.

ROOSEVELT E IL «NEW DEAL»

Roosevelt: lo Stato interviene nell'economia

Nelle elezioni del 1932 Hoover fu sconfitto e salì al potere il democratico Franklin Delano

Roosevelt. Egli varò un nuovo corso economico («New Deal») abbandonando il dogma liberista

secondo cui il mercato ha la capacità di riequilibrare spontaneamente, senza in-terventi esterni, le

situazioni di crisi. Si scelse invece una politica di intervento da parte dello Stato, mirata ad

innalzare il reddito prò capite, a rafforzare la domanda e a ridurre le sperequazioni sociali.

Il «New Deal»

A tal fine il presidente Roosevelt:

- riformò il sistema creditizio e sganciò il dollaro dalla parità con l'oro;

- limitò la sovrapproduzione agricola;

- impose alle aziende un codice di disciplina produttiva;

- varò una riforma fiscale con criteri di tassazione progressivi che penalizzava i redditi più alti;

- tutelò le organizzazioni sindacali;

- creò vari enti che diedero lavoro a milioni di disoccupati, impegnandoli nella realizzazione di

opere pubbliche;

- varò un moderno sistema previdenziale e pensionistico.

I risultati strettamente economici non furono però entusiasmanti. I disoccupati, che nel 1932 erano

circa 12,5 milioni, scesero a 7,5 nel 1937, ma risalirono nel 1938 a 10. Nel 1940 erano ancora 8

milioni. Di fatto la disoccupazione sarà riassorbita solo grazie alla mobilitazione industriale

determinata dalla seconda guerra mondiale. Tuttavia l'età rooseveltiana fu percepita come una fase

in cui la politica aveva saputo dare risposte efficaci alla crisi economica e alle difficoltà dei

cittadini.

Le resistenze conservatrici

La ripresa fu lenta e non toccò tutti i lavoratori. Roosevelt comunque godette di enorme successo

popolare. Il suo programma incontrò però forti resistenze tra imprenditori e finanzieri che si

appellarono alla Corte Suprema. Essa poteva dichiarare incostituzionali le leggi e ostacolò a lungo

il presidente. Grazie però anche al notevole successo nelle elezioni del 1936, Roosevelt vinse lo

scontro.

Bilancio del «New Deal»

La politica di Roosevelt modificò profondamente gli USA, in particolare il rapporto tra Stato e

società:

- si abbandonò l'idea che il mercato fosse in grado di autoregolarsi e lo Stato ricominciò ad

intervenire nel sistema economico;

si affermò il welfare state («stato del benessere»): lo Stato si assunse cioè il compito di tutelare i

diritti sociali dei cittadini (salute, assistenza, istruzione);

- la creazione del welfare portò a un aumento di persone impiegate nell'amministrazione pubblica;

- i sindacati non furono più considerati nemici pericolosi, ma legittimi interlocutori del governo.

IL NAZISMO

LA REPUBBLICA DI WEIMAR

La fine della guerra

Nel 1918 la monarchia fu travolta dalla sconfitta nella guerra e fu proclamata la repubblica. Il

presidente del nuovo governo provvisorio, il socialdemocratico Ebert, indisse delle elezioni per

formare un'Assemblea Costituente.

Il movimento socialista

La componente maggioritaria del movimento socialista era il Partito Socialdemocratico, l'SPD, che

sosteneva posizioni riformiste e democratiche. L'ala rivoluzionaria del movimento, formata

dall'USPD (Partito Socialdemocratico Indipendente) e dalla Lega di Spartaco, era invece

contraria all'Assemblea Costituente.

L'insurrezione spartachista

Il dissenso nei confronti del governo e dell'SPD portò gli spartachisti a tentare un'insurrezione: fra

il 5 e il 13 gennaio del 1919 gli spartachisti cercarono di boicottare le elezioni e di rovesciare il

governo. Il tentativo rivoluzionario fu stroncato dall'esercito.

La Costituzione della Repubblica di Weimar

Nelle elezioni per l'Assemblea Costituente del 1919 l'SPD ottenne la maggioranza. L'assemblea, che

si riuniva nella cittadina di Weimar, approvò la nuova Costituzione: la Germania divenne una

repubblica federale; il potere legislativo andò al Parlamento; il potere esecutivo, al governo

presieduto da un cancelliere nominato dal presidente della Repubblica; quest'ultimo era eletto dal

popolo, comandava le forze armate e poteva anche assumere poteri straordinari.

L'umiliazione di Versailles

Nel frattempo, le potenze vincitrici imponevano alla Germania l'umiliazione del Trattato di

Versailles, rafforzando il nazionalismo tedesco e lo spirito di rivincita delle forze più reazionarie

che accentuarono la loro campagna antisocialista e antidemocratica.

DALLA CRISI ECONOMICA ALLA STABILITA’

La crisi economica e sociale

Le condizioni di pace portarono la Germania a una gravissima crisi economica. La Francia, inoltre,

nel 1923, colse l'occasione del mancato pagamento di una rata delle riparazioni, per occupare la

Ruhr. I Tedeschi risposero con la resistenza passiva. In quest'epoca l'inflazione raggiunse livelli

inauditi: nel 1923 per 1 dollaro ci volevano 4200 miliardi di marchi. La Germania era ad un passo

dal tracollo economico.

Tentativi Reazionari

Nel 1920, Wolfang Kapp, esponente dell'estrema destra nazionalista appoggiato da alcune forze

militari, tentò un colpo di Stato che fu però fermato. Anche il Partito Nazionalsocialista Tedesco

dei Lavoratori (NSDAP), fondato nel 1920 da Hitler, tentò nel 1923 un colpo di Stato a Monaco.

Anch'esso fallì.

Il governo Stresemann

Nel 1923 il nuovo cancelliere Stresemann attuò una riforma monetaria per rivalutare il vecchio

marco. Il governo pose anche fine alla resistenza passiva nella Ruhr. L'aiuto decisivo alla Germania

arrivò dagli Stati Uniti che, nel quadro del piano Dawes, fornirono investimenti e prestiti agevolati.

La ripresa, che dipendeva esclusivamente dai finanziamenti stranieri, si interruppe nel 1929 quando

la depressione americana determinò la fine dei finanziamenti.

La stabilizzazione nelle relazioni internazionali

Superata la questione della Ruhr, nel 1925, Germania e Francia giunsero agli Accordi di Locamo,

con i quali la Germania riconosceva la perdita dell'Alsazia e della Lorena, accettava la

smilitarizzazione della Renania ma non assumeva impegni riguardo alle frontiere orientali. La

stabilizzazione delle relazioni internazionali fu consolidata dal Patto Briand-Kellog (1928) con cui

62 paesi si impegnarono a rinunciare alla guerra.

LA FINE DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR

La crisi della repubblica e la radicalizzazione delle opposizioni

Nelle elezioni presidenziali del 1925 venne eletto Hindenburg, esponente della destra. Nelle

elezioni politiche del 1928 la sinistra non riuscì a conquistare una solida maggioranza e fu

necessario quindi formare un governo di coalizione, che si rivelò molto debole. Nel 1929, con la

fine dei crediti statunitensi, la Germania entrò in una crisi economica. Sia a destra che a sinistra vi

fu un processo di radicalizzazione delle opposizioni, che portò alla caduta del governo (1950). Il

nuovo cancelliere, il cattolico moderato Briining, decise di indire nuove elezioni. Il Partito nazista

di Hitler ottenne un ottimo risultato: il 18,5% dei voti.

La fine della Repubblica

Tra il 1950 e il 1952, Briining restò al governo grazie all'appoggio della SPD che voleva difendere

le istituzioni democratiche dal pericolo nazista e comunista. Ma con il successo elettorale, Hitler era

ormai diventato un importante interlocutore politico anche per la destra non estremista. La grande

industria, gli agrari e l'esercito diedero il loro appoggio al Partito nazionalsocialista che nelle

elezioni del 1952 divenne il primo partito tedesco. Nel 1933 così venne affidato a Hitler l'incarico

di formare il nuovo governo.

IL NAZISMO

Origine e fondamenti ideologici del nazismo

Il Partito nazista nacque nel clima di delusione e di rabbia per gli esiti della pace di Versailles. Il

nazionalsocialismo si inseriva infatti nel panorama della destra tedesca, nazionalista e militarista,

che rifiutava gli esiti della prima guerra mondiale. L'ideologia nazista aveva inoltre un aspetto

anticapitalista, anche se la lotta di classe veniva condannata in favore del corporativismo.

La purezza della razza

Nelle premesse ideologiche del Partito nazista era centrale il concetto di purezza della

razza del popolo tedesco, il mito dell'arianesimo. Occorreva sottomettere le razze inferiori,

creando una comunità purificata da ogni elemento estraneo. L'apice del razzismo nazista fu

l'antisemitismo: il nazismo identificò nell'ebraismo la fonte di tutti i mali che affliggevano la

Germania. Ma la difesa della purezza della razza doveva essere esercitata anche contro gli zingari, i

portatori di handicap, gli omosessuali e i malati di mente.

Hitler e il fuhrerprinzip

I cardini del pensiero politico di Hitler erano:

- la lotta contro il liberalismo e la democrazia, ritenuti simboli di decadenza rispetto all'unità del

corpo sociale;

- la lotta al marxismo che con la lotta di classe disgregava la società;

- la lotta contro gli Ebrei accusati di guidare lo sfruttamento economico della Germania. Hitler

desiderava creare ima società compatta, con al vertice un capo supremo e assoluto, non soggetto al

potere ma fonte dell'autorità stessa (Fuhrerprinzip, «principio del capo»). L'obiettivo era quello di

condurre la Germania alla conquista dello «spazio vitale» necessario al suo sviluppo: si trattava

nella sostanza di distruggere l'URSS e di asservire la razza slava.

IL TERZO REICH

L'incendio del Reichstag

Hitler andò al governo il 28 gennaio 1933. Il 27 febbraio un incendio distrusse il Reichstag, la

colpa venne data ai comunisti. Fu l'occasione per Hitler di introdurre nel paese misure eccezionali.

Vennero sospese le garanzie costituzionali e fissate nuove elezioni. Hitler ottenne la maggioranza

assoluta in Parlamento e potè procedere in modo formalmente legale alla «nazificazione» della

Germania.

La costruzione dello Stato totalitario

Il 23 marzo 1933 Hitler chiese una legge che gli assegnasse pieni poteri. Tranne i

socialdemocratici, tutti si piegarono alla volontà di Hitler. Iniziava così la dittatura. Il 14 luglio una

legge sancì l'instaurazione dello Stato totalitario a partito unico. I sindacati furono soppressi, ogni

istituzione venne nazificata. Fu creata una polizia segreta, la Gestapo, per l'annientamento degli

oppositori che venivano rinchiusi nei lager e progressivamente eliminati.

Hitler affrontò, poi, il problema del dissenso interno al Partito nazista, rappresentato dalla

componente anticapitalista guidata da Ernst Rohm e costituita soprattutto dalle SA (braccio armato

del partito). Nella famosa notte dei lunghi coltelli (30 giugno 1934) le SS e la Gestapo uccisero

Rohm e moltissime SA. Il 2 agosto, quando Hindenburg morì, Hitler assunse anche le funzioni di

presidente del Reich.

Il rapporto con la Chiesa

La Chiesa cattolica, con Pio XI, firmò nel 1933 un Concordato con lo Stato tedesco che le

garantiva libertà nel culto. Solo nel 1937, di fronte alla politica antireligiosa del fuhrer, Pio XI

condannò il governo tedesco. Da allora migliaia di cattolici furono perseguitati.

La persecuzione degli Ebrei

La persecuzione degli Ebrei si articolò in tre fasi distinte.

- Dal 1933 al 1935 i nazisti scatenarono una violenta propaganda per diffondere tra i Tedeschi

l'ostilità verso gli Ebrei.

- Nel 1935 la persecuzione venne legalizzata. Il governo nazista emanò le Leggi di Norimberga

che escludevano gli Ebrei dalla «Comunità nazionale». Tra il 9 e il 10 novembre 1938 (notte dei

cristalli) vennero infrante le vetrine dei negozi degli Ebrei, distrutte le sinagoghe, incendiate le

abitazioni, arrestati, feriti e uccisi Ebrei in tutta la Germania.

- La decisione di procedere allo sterminio venne presa nel 1941. Nel corso del 1942 si avviò la

deportazione nei lager degli Ebrei. Era l'attuazione della cosiddetta «soluzione finale» che provocò

la morte di circa 6 milioni di Ebrei.

La propaganda e il consenso

Il consenso fu costruito con la radio, il cinema e le adunate oceaniche. Alla propaganda vera e

propria, si aggiungevano una rigorosa censura sui giornali, il controllo della formazione scolastica e

l'inquadramento dei giovani in organizzazioni naziste come la Gioventù hitleriana.

ECONOMIA E SOCIETA’

La politica economica

Nel settore agricolo l'obiettivo del regime era il raggiungimento dell'autosufficienza alimentare.

Gli sforzi maggiori furono però rivolti a risollevare il settore industriale, che si riprese soprattutto

grazie alla politica del riarmo. Nel complesso l'intera economia fu posta al servizio della guerra che

Hitler si preparava ad intraprendere.

Organizzazione del lavoro e società

Tra il 1934 e il 1935 il regime varò leggi che:

- impedirono la libertà di scelta del posto di lavoro;

- istituirono il servizio di lavoro obbligatorio per i giovani fra i 18 e i 25 anni.

Lo Stato esercitò il suo controllo anche sulla società e sulla famiglia. L'obiettivo della politica

sociale era l'educazione nazionalsocialista delle masse fondata sull'istruzione militare e sulla

gestione del tempo libero.

Il contagio reazionario

Il successo di Hitler diede ulteriore stimolo alla diffusione di movimenti di estrema destra ispirati

al nazismo o al fascismo. Nel corso degli anni Trenta, regimi di questo tipo si imposero in quasi

tutta Europa.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

GIAPPONE E CINA TRA LE DUE GUERRE

L'instabilità dopo Versailles

La sistemazione dell'Europa e dell'Asia decisa a Versailles alla fine della prima guerra mondiale si

rivelò inadeguata. L'instabilità si aggravò con la crisi economica del 1929, che spinse molti paesi

all'autoritarismo e all'espansionismo.

Il Giappone

Il Giappone si era rafforzato con la prima guerra mondiale con l'acquisto di nuovi territori e lo

sviluppo dell'industria. La fine della guerra e il 1929 provocarono una crisi: i gruppi industriali e le

gerarchie militari spinsero perciò verso una politica espansionisti ca. Si instaurò un governo

autoritario di matrice fascista e nel 1937 l'esercito invase la Cina Settentrionale.

La Cina

Dopo il crollo dell'Impero nel 1911 in Cina era stata proclamata la repubblica, sotto la guida di

Sun Zhongshan e del Guomindang, il Partito nazionale del popolo. Quando i Trattati di Parigi

assegnarono la regione dello Shantung al Giappone il movimento rivoluzionario (che in questa fase

vedeva alleati il Guomindang e il Partito comunista di Mao) reagì costituendo a Canton un governo

alternativo a quello di Pechino, sostenuto dai Giapponesi. Nel 1926, rotta l'iniziale alleanza, scoppiò

il conflitto tra il Guomindang, ora guidato da Jiang Jeshi, e il Nord comunista di Mao Zedong,

sostenuto dai Sovietici. La

guerra fu interrotta dalla comune necessità di fronteggiare il Giappone. Nel 1941 il conflitto con il

Giappone confluì nella seconda guerra mondiale.

CRISI E TENSIONI IN EUROPA

Riarmo ed espansionismo della Germania

Hitler, al potere dal 1933. reclamava la conquista dello spazio vitale per la costruzione della grande

Germania. Per questo:

- violando i Patti di Versailles riarmò il paese in modo massiccio e riportò le truppe in Renana;

- tentò di annettere l'Austria, ma fu fermato dall'opposizione di Francia, Gran Bretagna e Italia.

Nel 1935 a Stresa si tenne una conferenza tra questi tre paesi, che si limitarono a condannare le

azioni tedesche senza minacciare interventi armati.

Mussolini, per accreditale il fascismo a livello internazionale, si era mostrato preoccupato per la

pace. Nel 1935 però aggredì l'Etiopia e si avvicinò alla Germania. Nel 1937 nacque l'Asse Roma-

Berlino-Tokio, nell'ottica di una supremazia tedesca in Europa e giapponese in Asia.

La Società delle Nazioni, sprovvista di apparati militari, si dimostrò impotente contro la politica

dell'Asse. Gli Stati Uniti erano chiusi nell'isolazionismo e la Gran Bretagna fino al 1939 condusse la

politica dell'appeasement: la pace andava mantenuta, anche a costo di concessioni a Hitler. Ciò

permise al nazifascismo di agire indisturbato.

La svolta del Comintern e i fronti popolari

Unione Sovietica e forze democratiche di alcuni paesi occidentali fecero fronte comune. In Europa

si costituirono dei fronti popolari che l'aggruppavano tutte le forze antifasciste, dai cattolici ai

socialisti, le quali accantonarono le tradizionali divisioni.

- Nel 1955 il VII Congresso dell'Internazionale Comunista decise di allearsi alle forze

democratiche europee.

- In Francia e Spagna nel 1956 grazie al fronte popolare si formarono governi di coalizione tra

forze antifasciste. La Francia combatte la destra militarista, ma in politica estera si allineò

all''appeasement inglese. In Spagna invece si scatenò la guerra civile.

LA GUERRA CIVILE IN SPAGNA

Un paese arretrato

Agli inizi del Novecento la Spagna era un paese arretrato.

- L'economia era dominata da un'agricoltura basata sul latifondo; poche zone erano

industrializzate.

- I ceti dominanti erano i grandi proprietari terrieri, l'esercito, gli imprenditori, il clero; c'erano

spinte autonomistiche in alcune aree.

Dalla dittatura alla repubblica

- Nel 1923 di fronte alla crisi sociale il re favorì una dittatura militare di Miguel Primo de Rivera.

- Con le elezioni del 1931 si affermarono i repubblicani e la sinistra: nacque la repubblica.

- La successiva vittoria elettorale della destra aprì il biennio nero 1933-34: il governo autoritario

smantellò le riforme socialiste e represse le ribellioni di anarchici e socialisti.

La vittoria del Fronte popolare e la guerra civile

La coalizione del Fronte popolare vinse le elezioni del 1936. La vittoria scatenò violente

insurrezioni contro i ceti conservatori. Nel timore di una rivoluzione sociale, la destra organizzò un

colpo di Stato. L'esercito della repubblica e la Falange nazionalista, filofascista e guidata dal

generale Franco, si scontrarono in una guerra civile che nel 1939 portò Franco al potere. La guerra

civile spagnola ebbe rilevanza internazionale: Italia e Germania sostennero militarmente Franco,

anche se in maniera non ufficiale. Solo l'URSS aiutò i repubblicani.

LA VIGILIA DELLA GUERRA MONDIALE

La grande Germania

La politica imperialista tedesca si fece strada quasi indisturbata.

- Nel 1938 venne annessa l'Austria.

- Fu reclamala la regione cecoslovacca dei Sudeti, dove la popolazione era in maggioranza tedesca.

Il braccio di ferro con il governo ceco portò i due Slati sull'orlo della guerra. Mussolini, Miller, il

premier britannico Chamberlain e il Primo ministro francese Daladier si incontrarono a Monaco,

dove le decisioni dei nazifascisti vennero supinamente sottoscritte da Francia e Inghilterra. In

cambio dell'annessione dei Sudeti il Reich garantiva l'indipendenza della Cecoslovacchia.

- Nel marzo 1939 i nazisti infransero il patto, occupando Boemia e Moravia.

Il Patto d'acciaio

Quando Hitler chiese Danzica alla Polonia, lilialmente Francia e Gran Bretagna si dichiararono

pronte ad intervenire anche con la guerra. Intanto l'Italia occupava l'Albania e rivendicava altri

territori. Il 22 maggio 1939 Italia e Germania firmarono un Patto d'acciaio di aiuto reciproco in

caso di guerra.

Il patto di non aggressione

A sorpresa, il 23 agosto 1939, Hitler e Stalin lìrmarono un patto di non aggressione (detto Patto

Molotov-Ribbentrop): la Germania si garantiva la neutralità dell'URSS in caso di attacco alla

Polonia. Il patto includeva un protocollo segreto sulla spartizione della Polonia e delle reciproche

sfere di influenza nella regione baltica.

1959-40: LA «GUERRA LAMPO»

L'aggressione della Polonia e la «guerra lampo»

L'1 settembre 1939 la Germania aggredì la Polonia, provocando l'entrata in guerra di Francia e

Gran Bretagna. Per alcuni mesi tra Franco-Inglesi e Tedeschi vi fu una stasi. Poi, il 9 aprile 1940 la

Germania attaccò Danimarca e Norvegia. I Tedeschi intendevano condurre una guerra lampo:

un'offensiva massiccia e rapidissima condotta con aerei e carri armati.

Il crollo della Francia

Hitler, passando per Belgio e Olanda, entrò a Parigi il 14 giugno. La Francia si arrese e firmò un

armistizio:

- il Centro-Nord rimase sotto l'occupazione tedesca;

- al Centro-Sud si instaurò il governo collaborazionista del generale Pétain. con sede a Vichy.

L'Italia

La vittoria tedesca sembrava prossima: Mussolini pensò di poterne approfittare e il 10 giugno 1940

entrò in guerra con i nazisti. Ma le forze armale italiane erano inadeguate e Mussolini aveva

sottovalutato la Gran Bretagna. Infatti fallì il tentativo di sottrarre agli Inglesi Malta, il Sudan e la

Somalia inglese e quello di invadere la Grecia. Nel 1941 la Germania sarebbe intervenuta per

evitare la disfatta militare dell'Italia.

La «battaglia d'Inghilterra»

La Gran Bretagna era sola contro i Tedeschi. Winston Churchill, il nuovo Primo ministro, pose fine

all'appeasement. A Hitler non rimaneva che l'offensiva militare. Per effettuare lo sbarco sulle coste

britanniche era indispensabile distruggere l'aviazione inglese: così per due mesi Inglesi e Tedeschi

si scontrarono in una battaglia aerea, la «battaglia d'Inghilterra». Avendo subito pesanti perdite, il

17 settembre Hitler rinunciò all'invasione. Finiva l'illusione di una «guerra lampo». Hitler vantava

comunque notevole vantaggio, e il 27 settembre consolidò le sue alleanze con il Patto Tripartito

(Germania. Italia, Giappone).

1941: LA GUERRA MONDIALE

L'invasione dell'URSS e l'attacco giapponese agli Stati Uniti

Hitler non aveva più rivali in Europa. Il 22 giugno invase l'URSS, che il fuhrer intendeva

conquistare per motivi ideologici, ma soprattutto per la sua ricchezza di materie prime. L'arrivo

dell'inverno russo fermò i Tedeschi, tramutando il conflitto in una guerra di logoramento. Il 7

dicembre 1941 i Giapponesi distrussero la flotta americana ancorala a Pearl Harbor, nelle Hawaii.

Il giorno dopo USA e Gran Bretagna dichiararono guerra al Giappone. Gli Stati Uniti, guidati dal

presidente Roosevelt, abbandonavano il lungo isolazionismo. La guerra si era estesa a tutto il

mondo.

IL DOMINIO NAZISTA IN EUROPA

La supremazia della «grande Germania»

Nel 1942 la Germania nazista raggiunse la massima espansione. Il nazismo intendeva costruire una

nuova Europa guidata dalla «grande Germania». La supremazia sarebbe spettata alla «razza

ariana». Agli Slavi, razza inferiore, era riservata la condizione di schiavitù, mentre gli Ebrei

andavano sterminati.

Lo sterminio degli Ebrei

Le discriminazioni e le persecuzioni nei confronti degli Ebrei iniziarono negli anni Trenta. Nel

1958, dopo la «notte dei cristalli», incominciarono le deportazioni nei campi di concentramento e di

sterminio. Nel 1942 Hitler ordinò la soluzione finale, il genocidio di tutti gli Ebrei d'Europa.

Morirono sei milioni di Ebrei, oltre a mezzo milione di zingari.

Resistenza e collaborazionismo

In tutti i paesi occupati dai nazisti vi furono sia movimenti di resistenza, sia gruppi di

collaborazionisti che appoggiarono gli invasori:

- l'opposizione al nazismo fu attiva in Francia (guidala da De Gallile), in Italia, in Iugoslavia (con

i partigiani comunisti di Tito);

- il collaborazionismo riguardò sia alcuni governi (come quello di Vichy), sia singoli cittadini che

agirono per convinzione o per opportunismo.

1942-43: LA SVOLTA

La svolta a favore degli Alleati

Fra il 1942 e il 1943 il conflitto volse a vantaggio degli Alleati (gli Anglo-Americani) grazie

all'enorme potenziale di uomini e mezzi messo in campo dagli Stati Uniti.

- Il Giappone fu sconfitto dagli USA nel Pacifico.

- I sommergibili tedeschi e italiani attaccavano le navi che portavano rifornimenti alla Gran

Bretagna. Gli Anglo-Americani spezzarono l'accerchiamento e vinsero la cosiddetta battaglia

dell'Atlantico.

- In Africa gli Alleati sconfissero gli Italo-Tedeschi nella battaglia di El Alamein.

- Hitler cercò la conquista del Caucaso, ricco di petrolio. Nel luglio 1942 iniziò la battaglia di

Stalingrado: la città subì un assedio di sette mesi, fino alla resa dei Tedeschi.

Lo sbarco alleato in Italia e la caduta del fascismo

Il 10 luglio 1943 gli Anglo-Americani sbarcarono in Sicilia e la occuparono, venendo accolti come

liberatoli Nell'inverno successivo bombardarono alcune città italiane. La guerra aveva minalo il

consenso popolare verso il fascismo e l'intervento degli Alleati scatenò le proteste contro il regime.

La monarchia decise di disfarsi del fascismo.

- Mussolini fu imprigionato. L'incarico di formare un nuovo governo andò al maresciallo Badoglio,

- l’8 settembre venne reso pubblico l'armistizio con gli Alleati. Il re e Badoglio fuggirono a

Brindisi, lasciando l'esercito e il paese allo sbando.

- I Tedeschi occuparono l'Italia centrale e settentrionale e liberarono Mussolini. Sotto la guida del

duce nacque la Repubblica Sociale Italiana, con capitale a Salò, sul Lago di Garda.

1944-45: LA VITTORIA DEGLI ALLEATI

L'avanzata degli Alleati

Nel 1944:

- gli Alleati, liberata Roma, respinsero i Tedeschi lino alla linea gotica (che andava da Rimini a La

Spezia);

- gli Stati Uniti costrinsero il Giappone ad abbandonare i territori occupati;

- l'Armata Rossa cacciò i nazisti dall'URSS e puntò verso la Germania;

- tra il 5 e il 6 giugno un imponente spiegamento di forze alleate sbarcò in Normandia. Dopo due

mesi di combattimenti i Tedeschi furono sconfitti, e a metà settembre la Francia era liberata.

La resa della Germania e la sconfitta del Giappone

Nonostante i bombardamenti che martoriavano la Germania, Hitler non intendeva arrendersi. Ma

nella primavera del 1945 si trovò tra gli Anglo-Americani a ovest e i Sovietici a est.

- Il 25 aprile l'Italia venne liberata.

- Il 30 aprile, mentre i Russi entravano a Berlino, Hitler si suicidò.

- Il 7 maggio la Germania firmò la resa incondizionata.

Il Giappone era ormai militarmente sconfitto, ma resisteva. Truman, il nuovo presidente degli Stati

Uniti, decise di usare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, anche allo scopo di dare al

mondo una dimostrazione di forza. Il 2 settembre il Giappone firmò la resa senza condizioni e la

seconda guerra mondiale finì, con un totale di 50 milioni di morti.

DALLA GUERRA TOTALE AI PROGETTI DI PACE

Un nuovo tipo di guerra

La seconda guerra mondiale fu sotto diversi aspetti un conflitto nuovo:

- come conseguenza della diffusa industrializzazione fu una guerra totale, cioè una guerra di massa

vissuta da tutta la società;

- fu una guerra tecnologica: vennero utilizzate nuove armi e nuove tecniche. Molte industrie

furono convertite per la produzione bellica. Nel 1945 però molti Stati si ritrovarono con

un'economia a pezzi;

- fu una guerra ideologica. Il nazifascismo e le idee democratiche anglo-americane si scontrarono,

combattendo anche con i moderni mezzi di comunicazione: il cinema e la radio.

Verso un nuovo assetto mondiale

Durante la guerra le potenze alleate contro i nazifascisti iniziarono a pensare ai futuri assetti

internazionali. Già nel 1941 Inglesi e Americani compilarono la Carta Atlantica, che conteneva i

principi democratici da seguire dopo la fine del dominio nazista. Il 26 gennaio 1942 ventisei paesi,

richiamandosi ai principi della Carta Atlantica, si proclamavano Nazioni Unite. Negli anni

successivi si svolse una serie di incontri tra gli Alleati in cui vennero prese decisioni fondamentali.

Il primo fu la Conferenza di Teheran, nel novembre-dicembre 1943, in cui si decise:

- lo sbarco alleato in Normandia;

- la futura creazione di un'organizzazione internazionale a salvaguardia della pace. Alla

Conferenza di Yalta, nel febbraio 1945 si stabilì:

- la divisione della Germania in quattro zone di occupazione;

- lo scioglimento dell'esercito tedesco e il perseguimento dei criminali nazisti;

- il diritto per i paesi liberati di autodeterminare il proprio futuro ordinamento politico. La

Conferenza di Potsdam nel luglio-agosto 1945, caratterizzata dai primi disaccordi USA-URSS

determinò:

- il riconoscimento di territori alla Polonia e all'Unione Sovietica.

LA GUERRA E LA RESISTENZA IN ITALIA DAL 1945 AL 1945

L'Italia divisa in due e la Resistenza

Dopo l'8 settembre il paese era diviso in due: la Repubblica di Salò al Centro-Nord e il Regno

d'Italia, appoggiato dagli Alleati, al Sud.

Alcuni Italiani giudicarono un tradimento la rottura dell'alleanza con i Tedeschi e si arruolarono

nell'esercito di Mussolini. Altri si schierarono contro i nazifascisti e divennero partigiani. Così

iniziò la Resistenza.

Le bande partigiane sorte spontaneamente combatterono contro i Tedeschi e i repubblichini di Salò

con sabotaggi e azioni di disturbo. 1 Tedeschi risposero anche con feroci rappresaglie.

Il CLN e la questione istituzionale

Nel settembre 1943 si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), a cui aderirono forze

politiche eterogenee ma accomunate dall'ideale antifascista. Il CLN si divise sulla questione

istituzionale, cioè sul futuro assetto dello Stato. Cattolici e liberali erano per il mantenimento della

monarchia, comunisti e socialisti per la repubblica. Su proposta del segretario del Partito comunista

Togliatti si decise di rimandare la decisione a un referendum popolare da tenersi dopo la fine della

guerra.

Verso la liberazione

- Dopo la liberazione di Roma fu costituito il governo Bonomi. con esponenti del CLN. Intanto la

Repubblica di Salò, tenuta in vita dai Tedeschi, ordinava la deportazione di tutti gli Ebrei.

- I partigiani acquisirono il controllo di diverse zone del paese, mentre altre venivano liberate dagli

Alleati. Le rappresaglie tedesche continuavano: le stragi più gravi furono quelle di Marzabotto e

delle Fosse Ardeatine.

- Nell'inverno 1944-45 gli Alleati, bloccati sulla linea gotica, invitarono i partigiani a sospendere le

operazioni contro i Tedeschi. I partigiani non obbedirono, ma la situazione si fece difficile.

Nella primavera del 1945 gli Alleati ripresero l'offensiva e aumentarono i rifornimenti ai partigiani,

che ormai erano 200000. A metà aprile gli Anglo-Americani sfondarono la linea gotica e liberarono

a una a una le grandi città del Nord. Mussolini cercò di fuggire in Svizzera ma il 28 aprile venne

catturato e fucilato.

SECONDO DOPOGUERRA

GLI ANNI DIFFICILI DEL DOPOGUERRA

Un mondo stremato

L’Europa uscì dalla seconda guerra mondiale in condizioni disastrose:

- la guerra aveva causato 30 milioni di morti (50 milioni in tutto il mondo);

- le industrie erano distrutte, l’agricoltura in ginocchio. Mancavano le materie prime e il denaro

per la ripresa e la ricostruzione;

- molte città erano state distrutte dai bombardamenti: i senzatetto erano milioni.

L’ONU

Stati Uniti e Unione Sovietica, le due nuove superpetenze, erano in contrasto ideologico: occorreva

evitare altri conflitti mondiali. Per questo nel 1945 nacque l’ONU (Organizzazione delle Nazioni

Unite), un organismo garante della pace e dell’ordine internazionale, erede della Società delle

Nazioni.

Lo Statuto dell’ONU è ispirato a diversi principi:

- 1’Assemblea Generale, che può adottare delle risoluzioni non vincolanti, è espressione dei

principi utopistici di Wilson: libertà dei popoli e uguaglianza fra le nazioni;

- il Consiglio di Sicurezza nasce dalla visione realistica di Roosevelt, secondo il quale le potenze

vincitrici dovevano governare il mondo. È costituito da 5 membri permanenti e con diritto di veto

(USA, URSS — dal 1992 Russia — Gran Bretagna, Francia e Cina) e 10 eletti a turno. Adotta

decisioni vincolanti per gli Stati e può decidere l’intervento armato dei Caschi blu;

- alcune agenzie dell’ONU, come la FAO (alimentazione e agricoltura) e l’UNESCO (istruzione e

cultura) sono frutto del principio di solidarietà.

II nuovo assetto mondiale

I nuovi confini del mondo non furono decisi dalle trattative della Conferenza di pace di Parigi

(1946), ma dai carri armati. In tutti i territori occupati dagli Anglo-Americani nacquero Stati

democratici, alleati degli Stati Uniti. Nelle zone controllate dall’Armata Rossa nacquero Stati

sottoposti all’influenza sovietica.

La Germania fu divisa in due parti: a ovest la Repubblica Federale Tedesca e a est la Repubblica

Democratica Tedesca.

L’Austria tornò indipendente, l’Unione Sovietica recuperò territori persi con la prima guerra

mondiale e ne ottenne altri, l’Italia perse le colonie e cedette alcune zone di confine.

Il Giappone restò sotto l’occupazione americana fino al 1951.

La divisione del mondo

L’inizio della guerra fredda

Sconfitto il comune nemico nazista, emersero i contrasti tra Occidente e l’URSS. Stalin temeva che

i paesi capitalisti aggredissero l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti temevano la diffusione del

comunismo.

Il nuovo presidente americano Truman riteneva necessario aiutare l’Europa nella ricostruzione per

evitare che il comunismo si espandesse. Il piano Marshall, il programma di aiuti americani, tra il

1948 e il 1951 risollevò l’Europa e rafforzò i legami del mondo occidentale con gli Stati Uniti.

L’Unione Sovietica tra il 1945 e il 1948 impose il sistema comunista in tutti i paesi delI’Europa

orientale, che divennero suoi “Stati satelliti”. Successivamente creò il COMECON (Consiglio di

mutua assistenza economica), un’alleanza economica dei paesi comunisti. Nel 1949 nacque un altro

grande Stato comunista: la Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong. La Cina in un primo

tempo si alleò con l’URSS, poi se ne allontanò. Nacquero due organizzazioni militari: nel 1949 con

il Patto Atlantico gli Stati occidentali diedero vita alla NATO, e nel 1955 i paesi comunisti si

unirono nel Patto di Varsavia.

Due blocchi contrapposti

Il mondo era diviso in due blocchi contrapposti:

- quello occidentale, guidato dagli Stati Uniti, a economia capitalista e con un’organizzazione

politica liberale;

- quello comunista, guidato dall’Unione Sovietica, caratterizzato da un’economia controllata dallo

Stato e da regimi totalitari.

La guerra tra le, due superpotenze fu evitata, ma la contrapposizione scatenò una serie di guerre

locali e la guerra fredda, che non fu combattuta con le armi da fuoco, ma con quelle della

diplomazia, dell’ideologia e dell’economia. La pace fu garantita dall’equilibrio del terrore: il terrore

di una guerra atomica.

LA GRANDE COMPETIZIONE

Verso l’Europa unita

Sia gli Stati Uniti che molti uomini politici europei auspicavano la creazione di un’Europa unita e

senza barriere per il commercio:

- venne costituita la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) per coordinare la

produzione e i prezzi nel settore del carbone e dell’acciaio;

- nel 1957 il Trattato di Roma (Francia, Italia, Germania Federale, Belgio, Paesi Bassi e

Lussemburgo) istituì la CEE (Comunità economica europea) allo scopo di creare il MEC (Mercato

comune europeo), realizzando gradualmente la libera circolazione delle persone e delle merci.

I non allineati

Con la decolonizzazione numerosi paesi asiatici e africani acquistarono l’indipendenza. Alcuni di

essi rifiutarono la logica dei blocchi.

Il leader della Jugoslavia comunista, Tito, si scontrò con 1’URSS e ruppe i rapporti con Mosca per

difendere 1’indipendenza del suo paese.

Nel 1961 Egitto, India e Jugoslavia fondarono il movimento dei non allineati, ovvero degli Stati

che non si schieravano né con gli USA né con l’URSS.

SulI’orlo della guerra

USA e URSS tentavano di estendere le proprie zone di influenza sostenendo governi a loro

favorevoli. L’esposione di una guerra fu sfiorata piü volte.

Nel 1948 i Sovietici bloccarono le vie di accesso a Berlino (collocata interamente nella Germania

comunista, ma con la parte ovest occupata dalle potenze occidentali), gli Arnericani però la

rifornirono attuando un ponte aereo. La crisi si risolse senza conseguenze militari e Berlino rimase

divisa in due.

La guerra di Corea (1950-53) fu il primo conflitto “caldo” legato alla guerra fredda. Dopo la

guerra la Corea era stata divisa in due parti: il Nord comunista, il Sud appoggiato da gli USA.

Entrambe le Coree rivendicavano la sovranità di tutto il territorio nazionale. La Corea del Nord,

armata dai Sovietici, aggredi quella del Sud. Intervennero nel conflitto gli USA (autorizzati

dall’ONU) e la Cina di Mao. La guerra terminò con la riaffermazione del vecchio confine.

IL PROCESSO DI DECOLONIZZAZIONE

La fine del colonialismo

La decolonizzazione è il processo storico che tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta del

Novecento ha portato alla fine degli imperi coloniali e all’indipendenza dei popoli asiatici e

africani; in esso trovarono convergenza molteplici fattori:

- tra le due guerre mondiali nacquero i movimenti indipendentisti;

- la propaganda alleata a favore della democrazia favorì il rafforzamento delle idee indipendentiste;

- dopo la seconda guerra mondiale le potenze europee, indebolite dal conflitto, non riuscirono più a

controllare i loro possedimenti coloniali;

- USA e URSS premettero per lo smantellamento degli imperi coloniali, allo scopo di allargare le

loro zone d’influenza.

Due vie per l’indipendenza

L’indipendenza fu raggiunta in due modi:

- per via pacifica, con trattative tra la madrepatria e i gruppi locali;

- per via violenta, con una guerra di liberazione.

Neocolonialismo ed eredità coloniale

I paesi colonizzatori rinunciarono al controllo politico delle colonie perchè era divenuto troppo

costoso. Mantennero invece il controllo economico dando inizio al neocolonialismo. Le ex colonie

conservarono eredità europee nella cultura e nella lingua, ma non nelle forme di governo: alla

democrazia europea quasi ovunque si è sostituita la dittatura militare.

LA DECOLONIZZAZIONE NEL MEDIO ORIENTE

La nascita della Lega Araba

Già dall’inizio del Novecento era presente in Medio Oriente un movimento nazionale arabo. Nel

1945 fu fondata la Lega Araba, un’unione di Stati arabi con obiettivi di cooperazione economica e

politica.

La nascita dello Stato d’Israele

Dopo la shoah, il movimento favorevole alla nascita di uno Stato ebraico si rafforzô. Le

organizzazioni militari ebraiche passarono alla lotta armata in Palestina, che era governata dagli

Inglesi. L’ONU nel 1947 propose di dividere la regione in due Stati, uno ebraico e uno arabo. Gli

Arabi rifiutarono. Nel maggio del 1948 nacque lo Stato di Israele. La Lega Araba attaccò subito, ma

perse la prima guerra arabo-israeliana (ne sarebbero seguite altre, tra cui quelle del 1967 e del

1973).

La questione palestinese

Al termine del conflitto, Israele aveva allargato i suoi confini, e la creazione di uno Stato arabo non

fu più possibile. un milione di profughi arabi fuggi nei paesi vicini: nacque la questione

palestinese. Nel 1969 fu creata 1’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), allo

scopo di combattere gli Israeliani e creare uno Stato palestinese. I conflitti durano ancora oggi.

LA DECOLONIZZAZIONE IN ASIA

Gandhi e l’indipendenza indiana

In India, fulcro dell’impero britannico, la lotta per l’indipendenza fu sostenuta dal Partito del

Congresso. Gandhi coinvolse nella causa l’intera popolazione e lottò secondo la dottrina della non

violenza: disobbedienza civile, boicottaggio e resistenza non violenta alle misure repressive degli

Inglesi.

Nel 1947 l’indipendenza fu concessa, ma per risolvere il problema delle lotte tra induisti e

musulmani vennero formati due Stati: 1’Unione Indiana, a maggioranza indù, e il Pakistan,

musulmano.

Tuttavia i conflitti continuarono. Lo stesso Gandhi, promotore della riconciliazione tra le fazioni, fu

assassinato da un fanatico indù. Nel 1948 e nel 1965 India e Pakistan combatterono due guerre per

il controllo del Kashmir.

L’indipendenza del Sud-Est asiatico

Durante la seconda guerra mondiale il Giappone occupò le colonie europee del Sud-Est asiatico.

Dopo la guerra, sconfitti i Giapponesi, la decolonizzazione era in una fase ormai troppo avanzata

perché l’Europa riuscisse a riappropriarsi di quei territori.

La guerra d’lndocina

Il processo di liberazione del Vietnam (che faceva parte dell’Indocina, colonia francese) fu lungo. Il

leader comunista Ho Chi Minh, condusse e nel 1954 vinse la guerra contro i Francesi. Nacquero

due Stati: il Vietnam del Sud, filo-occidentale, e il Vietnam del Nord, comunista.

LA DECOLONIZZAZIONE NEL MAGHREB

L’indipendenza di Libia, Marocco e Tunisia

Anche il Maghreb (ovvero i paesi dell’Africa nord-occidentale: Marocco, Algeria, Tunisia e Libia)

attraversò il processo di decolonizzazione:

- la Libia, colonia italiana, fu indipendente dal 1951. Nei 1969 il colonnello Gheddafi attuò un

colpo di Stato, si dichiarò antimperialista e si schierò con l’URSS;

- nel 1956 Marocco e Tunisia guadagnarono l’indipendenza dalla Francia.

Egitto: Nasser e la crisi di Suez

Nasser, al potere in Egitto dal 1952, quando aveva destituito re Faruk, condusse una politica

filosovietica, anticolonialista e antiisraeliana. Acquistò grande popolarità nel mondo arabo dopo la

crisi di Suez, quando Inglesi e Francesi dovettero rinunciare all’occupazione del canale a causa

delle pressioni delle due superpotenze.

La guerra d’Algeria

L’indipendenza dell’Algeria fu ostacolata dalla presenza di un milione di coloni francesi il

movimento nazionalista algerino, sulla scia del successo di Nasser, costitui il fronte di liberazione

Nazionale. La lotta si inaspri e nel 1954 divenne una guerra. I Francesi fecero uso della rappresaglia

e della tortura, suscitando una gravissima frattura politica in Francia. De Gaulle comprese che era

inevitabile concedere 1’indipendenza, ma i coloni più oltranzisti organizzarono una lotta

terroristica. Nel 1962 l’Algeria ottenne l’indipendenza.

LA DECOLONIZZAZIONE NELL’AFRICA NERA

Le colonie Italiane

L’ONU nel 1950 costituì uno Stato federale tra Eritrea, ex colonia italiana, ed Etiopia, ma questa

nel 1962 fece dell’Eritrea una sua provincia. Si scatenò la guerra e nel 1991 l’Eritrea ottenne

l’indipendenza.

Nel 1960 la Somalia italiana, affidata dall’ONU all’Italia dopo la guerra, divenne indipendente e si

unificò con la Somalia inglese.

La decolonizzazione a sud del Sahara

L’emancipazione a sud del Sahara cominciò più tardi rispetto all’Africa mediterranea, ma fu più

rapida e in genere meno violenta. Spesso fu pilotata dalle potenze europee, che cercarono di

conservare i legami (soprattutto economici) con le ex colonie. Nel 1960 fu l’anno dell’Africa:

nacquero diciassette Stati indipendenti. Dove la presenza dei coloni bianchi era consistente o gli

interessi in gioco forti, la decolonizzazione comportò lotte tra le popolazioni indigene e quelle

coloniali, come in Kenya e in Rhodesia.

Guerre civili

A volte i conflitti scoppiarono dopo l’indipendenza sotto forma di guerre civili, perché non

esistevano elite indigene in grado di assumere la guida del paese. Accadde in Nigeria e nel Congo

Belga, il quale affrontò due guerre civili fermate da un colpo di Stato nel 1965.

Il Sudafrica

In Sudafrica la minoranza bianca mantenne il potere attuando l’apartheid, la separazione razziale

tra bianchi e neri, abolita nel 1990. Nel 1994 Nelson Mandela, il leader storico della lotta

all’apartheid, fu eletto presidente della Repubblica Sudafricana.

IL DISGELO

Dopo la morte di Stalin

La morte di Stalin, nel 1953, segnò l'inizio del disgelo. Il nuovo leader sovietico, Krusceu

- promosse riforme per modernizzare la società sovietica;

- cercò il dialogo con gli Stati Uniti: intendeva dimostrare la superiorità dell'Urss non sul terreno

militare ma su quello della ricerca scientifica e dello sviluppo economico.

Rruscév ed Eisenhower (il nuovo presidente americano) si incontrarono nel 1955 alla Conferenza

di Ginevra: per la prima volta dalla fine della guerra USA e URSS dialogavano. Nel 1956, al XX

Congresso del PCUS, Rruscév fece una sorprendente denuncia dei crimini di Stalin. Nei paesi del

blocco comunista si sviluppò la speranza di una svolta verso un regime meno oppressivo: in Polonia

e in Ungheria vi furono tentativi di riforma. L'Armata Rossa soffocò nel sangue quello ungherese.

L'episodio dimostrò che gli Stati dell'Europa dell'Est erano controllati da Mosca.

Il «socialismo dal volto umano»

Nel 1968 il leader cecoslovacco Dubcek tentò di liberalizzare l'economia e di creare un «socialismo

dal volto umano». L'URSS, temendo che l'iniziativa mettesse in discussione la scelta socialista,

mandò a Praga l'Armata Rossa, e pose fine alla «Primavera di Praga».

Unione Sovietica e Cina

La Cina nel 1963 accusò l'Urss di «revisionismo» e di aver capitolato di fronte all'imperialismo

americano. Nel 1969 si rischiò la guerra tra i due Stati. Dopo la rottura, la Cina iniziò un lento

avvicinamento agli Stati Uniti.

LA «NUOVA FRONTIERA»

Kennedy

Nel 1961 divenne presidente degli Stati Uniti J. F. Kennedy. La sua politica fu progressista:

- aumentò la spesa sociale e quella per la ricerca spaziale perché la società americana varcasse una

nuova frontiera culturale e scientifica;

- si aprì alla distensione con l'URSS.

I suoi programmi, specie quelli in difesa dei diritti dei neri, incontrarono forti opposizioni. Nel 1963

fu assassinato, in circostanze che restano oscure.

Il Muro di Berlino

Nel 1961 la tensione era alta. Berlino era divisa in due. Kennedy e Rruscév non si accordarono sulla

sua sorte e l'URSS fece innalzare un muro che divideva il settore orientale da quello occidentale

della città. Il Muro di Berlino fu il simbolo della guerra fredda.

La crisi di Cuba

Nel 1962 si sfiorò la guerra:

- Kennedy tentò di soffocare il regime marxista di Castro a Cuba appoggiando una spedizione di

esuli anticastristi;

- Castro si avvicinò all'URSS, che impiantò sull'isola alcune basi per missili nucleari;

- Kennedy ordinò un blocco navale dell'isola e l'URSS smantellò le basi.

La distensione non fu compromessa: USA e URSS si accordarono per bandire gli esperimenti

nucleari in atmosfera.

LA GUERRA DEL VIETNAM (1964-75)

L'inizio delle ostilità

Nel Vietnam del Sud si sviluppò un movimento comunista di guerriglia, chiamato Vietcong,

appoggiato dal Vietnam del Nord. Per paura che l'intero paese diventasse comunista, gli Stati Uniti

presero a inviare truppe. L'incidente del golfo del Tonchino (1964) da alcuni viene indicato come

l'inizio del conflitto: in realtà si tratta di un'escalation. Il presidente Jonhson decise di intervenire in

modo massiccio. Ma il Vietcong, appoggiato anche da URSS e Cina, stremò le forze americane.

L'armistizio e la pace

La guerra si concluse nel 1973 con un armistizio. Nel 1975 il Vietcong, sconfitto l'esercito

sudvietnamita, conquistò Saigon, la capitale del Vietnam del Sud. Il Vietnam fu riunificato sotto il

regime comunista e si avvicinò all'Urss, ponendosi in contrasto con la Cina.

Una guerra impopolare

La guerra del Vietnam segnò un periodo difficile per gli Stati Uniti, non solo per la sconfitta

militare e per la riprovazione internazionale. Vi fu anche un'aspra contestazione interna sulla

necessità di inviare giovani americani a morire in Vietnam. Ci si interrogò anche sulle ragioni

dell'impossibilità di sconfiggere una nazione sottosviluppata come il Vietnam.

Aree di tensione

Israele

Con la sostituzione di Kruscèv (1964) scomparivano dalla scena politica entrambi i protagonisti

della distensione. USA e URSS (con il nuovo leader Breznev) continuarono il dialogo, senza

rinunciare a espandere le loro aree di influenza. Il Medio Oriente fu l'area in cui emersero i

principali conflitti:

- nel 1967 Israele - appoggiato degli USA - vinse la guerra dei sei giorni contro l'Egitto. L'Urss

era schierata con i paesi arabi;

- nel 1973 la guerra del Kippur pose termine al mito dell'invincibilità israeliana e portò al

rafforzamento del blocco arabo. Ma il presidente egiziano Sadat si allontanò dall'URSS e nel 1979

stipulò la pace con Israele.

La guerra Iran-Iraq

In Iran nel 1979 una rivoluzione destituì lo scià e portò al potere l'ayatollah Khomeini, il quale

instaurò un regime fondamentalista, fortemente antioccidentale e antiamericano. Iran e Iraq, divisi

per ragioni politiche e di rivendicazioni territoriali, combatterono una sanguinosa guerra tra il

1980 e il 1988, che si concluse senza un vincitore.

L'intervento sovietico in Afghanistan

Nel 1979 l'Unione Sovietica inviò l'esercito in Afghanistan. Intendeva difendere il regime

filosovietico instauratosi l'anno precedente minacciato dai guerriglieri islamici sostenuti da Stati

Oniti e Pakistan. Dopo anni di stasi e gravi perdite, nel 1987 l'URSS annunciò il ritiro delle truppe.

Nel 1992 in Afghanistan si instaurò il regime integralista dei taleban, gli «studenti» del Corano.

IL PRECARIO EQUILIBRIO DEL TERRORE

L'equilibrio del terrore

Il confronto USA-URSS si sviluppò prospettando l'eventualità di una guerra. Finché gli Stati Uniti

furono in superiorità nel settore delle armi nucleari adottarono la dottrina della rappresaglia totale:

avrebbero risposto con massicci attacchi atomici a qualunque aggressione sovietica.

Quando le due superpotenze furono in grado di distruggersi a vicenda, si instaurò l'equilibrio del

terrore. La tensione fu particolarmente alta negli anni Ottanta, quando il presidente Reagan

potenziò al massimo l'apparato difensivo americano.

Il complesso cammino del dialogo

La situazione indusse USA e URSS a impegnarsi per diminuire le armi atomiche:

- nel 1969 si tennero i colloqui SALT (Stategic Arms Limitation Talks) tra Breznev e Nixon sulla

limitazione reciproca delle testate nucleari;

- nel 198B Reagan e Gorbacev firmarono un accordo per il ritiro delle testate nucleari presenti in

Europa;

- nel 1988 Gorbacev annunciò la riduzione unilaterale delle truppe sovietiche nei paesi dell'Est;

- nel 1991 l'accordo START (Strategie Arms Reduction Treaty) stabilì la riduzione del 25% delle

testate nucleari di USA e URSS.

Con la fine della guerra fredda il mondo entrava nell'epoca del Terzo dopoguerra.

I «trent'anni gloriosi» (1945-73)

Uno sviluppo eccezionale

Durante i cosiddetti trentanni gloriosi (1945-1973) il mondo conobbe una crescita eccezionale:

- il prodotto interno lordo (PIL) mondiale triplicò;

- la crescita fu anche qualitativa: decollò la terza rivoluzione industriale (astronautica, energia

atomica, informatica) che dura ancora oggi.

Tuttavia i paesi socialisti e quelli del Terzo Mondo non beneficiarono della crescita quanto quelli

occidentali dotati di un'economia di mercato.

I fattori della crescita

Il grande sviluppo fu possibile grazie ad alcune condizioni:

- gli aiuti del piano Marshall;

- nel 1944 gli Accordi di Bretton Woods disciplinarono il panorama finanziario internazionale. I

cambi delle monete vennero resi stabili e fu creato il Fondo Monetario Internazionale (FMI) a

garanzia del nuovo sistema;

- nel 1948 fu siglato il GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio), un trattato

internazionale per lo sviluppo del commercio;

- l'incremento demografico, l'aumento della domanda di beni di consumo, la crescita degli

investimenti e l'azione dello Stato, insieme alla presenza di materie prime a buon mercato,

trainarono la crescita.

I «miracoli economici»

In tre Stati si ebbe una straordinaria crescita economica:

- in Giappone, il caso più eclatante, dove fu inventato un nuovo sistema di produzione, la

produzione snella;

- in Germania Federale, nazione sostenuta dagli Americani che intendevano renderla più

efficiente della Germania Democratica, legata all'URSS;

- in Italia, che si trasformò da paese agricolo in paese industriale grazie alle politiche statali di

sostegno alla crescita, alla disponibilità di manodopera a buon mercato e all'adesione alla CEE,

che consentì l'aumento delle esportazioni.

La via alternativa del blocco socialista

I paesi del blocco sovietico si sottrassero al sistema economico capitalista. L'URSS rifiutò gli aiuti

del piano Marshall e non entrò nel FMI e nel GATT. Creò invece il COMECON, un organismo per

la crescita economica dell'area socialista, la quale si risollevò grazie a una politica di rigida

pianificazione e di nazionalizzazione dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi. Il modello

economico sovietico prevedeva:

- un'agricoltura collettivizzata e poco produttiva;

- molta attenzione per la crescita dell'industria pesante, organizzata dallo Stato in piani

quinquennali.

Nonostante gli squilibri del modello (che causò la penuria di beni di consumo e quindi un basso

tenore di vita), la mobilitazione delle masse e i metodi coercitivi consentirono al blocco socialista di

raggiungere alti livelli di crescita e un notevole progresso tecnologico.

I paesi sottosviluppati

La definizione «paesi sottosviluppati» si riferisce ai paesi del Terzo e del Quarto Mondo, così

distinti a seconda della gravità del ritardo economico (maggiore nel Quarto Mondo). Le loro

caratteristiche sono:

- la preponderanza delle economie agricole;

- bassi tassi di crescita economica accompagnati da alta disoccupazione;

- gravi carenze alimentari.

Nell'immediato dopoguerra, grazie alle esportazioni di materie prime, questi paesi avevano

conosciuto una - pur modesta - crescita economica.

L’ECONOMIA DOPO LA CRISI PETROLIFERA

I due shock petroliferi

Nel 1975 in conseguenza della guerra del Kippur, i paesi arabi dell'OPEC (l'Organizzazio-ne dei

paesi Esportatori di Petrolio) tagliarono la produzione di petrolio per danneggiare l'Occidente e

indurre Israele al ritiro. Nel 1974 il prezzo del greggio era quadruplicato. I Iniziava così una crisi

economica mondiale. Nel 1979, in seguito ai rivolgimenti politici in Iran, il prezzo del petrolio

raddoppiò ancora. In realtà i due shock petroliferi si inserivano in una situazione già critica: - il

costo del lavoro era aumentato, l'introduzione di tecnologie era costosa; - i mercati dei beni di

consumo durevoli erano saturi.

Perciò le aziende avevano ridotto profitti e investimenti. Nel 1971 era crollato il sistema dei cambi

fissi di Bretton Woods.

Gli effetti della crisi: la stagflazione

Nei paesi a economia di mercato si sviluppò un nuovo fenomeno: la stagflazione, cioè un ristagno

dell'economia accompagnato da inflazione galoppante. Tutto ciò era dovuto all'elevato prezzo del

petrolio. Le crisi del passato, compresa quella del 1929, avevano visto, al contrario, crollare la

produzione a seguito del crollo dei prezzi. I rimedi tradizionali non erano adatti:

- quello keynesiano, basato sulla domanda pubblica, avrebbe incentivato la produzione ma

incrementato l'inflazione;

- la politica di deflazione, al contrario, avrebbe depresso ulteriormente la produzione.

Il neoliberismo

Alla fine degli anni Settanta si impose il pensiero neoliberista, critico nei confronti delle politiche

keynesiane. Keynes aveva indicato nella spesa pubblica il motore in grado di risollevare l'economia

stagnante, anche a costo di elevati deficit statali. Secondo il neoliberismo:

- per coprire il deficit lo Stato richiede prestiti emettendo titoli di debito ad alto interesse: questi

assorbono tutti i capitali in quanto più redditizi degli investimenti in impresa;

- in un contesto di forte innovazione tecnologica, la domanda pubblica stimola una produzione

realizzata per lo più dalle macchine e quindi è poco efficace nella lotta alla disoccupazione;

- il mercato, se liberato da ogni interferenza (sindacati, rigidità salariali, welfare state) garantisce il

massimo sviluppo.

I teorici dell'offerta

Uno dei filoni liberisti fu quello dei teorici dell'offerta, secondo cui:

- l'offerta del mercato soddisfa spontaneamente la domanda;

- le imprese private producono meglio e a prezzi più bassi dello Stato;

- il carico fiscale impedisce alle imprese di reinvestire; abbassandolo, crescono la ricchezza e il

numero dei contribuenti.

Queste tesi furono applicate negli anni Ottanta dai governi conservatori: Reagan negli Stati Uniti,

Thatcher in Gran Bretagna. Comportarono:

- compressione dei salari e riduzione delle imposte per favorire le imprese;

- pesanti tagli al welfare;

- privatizzazione dei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti...).

Esiti e prospettive: la Centesimus Annus

La sinistra e anche i propugnatori di una riforma del welfare hanno criticato i pesanti

ridimensionamenti di questo sistema (con gravi conseguenze per gli strati bassi della società) in

nome della riduzione dell'inflazione. Ma è anche vero che il welfare, di fronte agli accresciuti

bisogni della società, è divenuto troppo costoso ed è in crisi. Certamente il problema va risolto, ma,

come ha suggerito Giovanni Paolo II con l'enciclica Centesimus Annus (1991), il rispetto della

dignità umana deve prevalere su qualsiasi logica economica.

LA NASCITA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

L’URGENZA DELLA RICOSTRUZIONE

Un paese in ginocchio

L’Italia uscì dalla guerra stremata e piena di rovine: grandi città da ricostruire, vie di comunicazione

danneggiate. Disoccupazione, inflazione elevatissima e fame affliggevano l’Italia.

La ricostruzione tuttavia fu favorita da diversi fattori:

- gli impianti industriali nel Nord avevano subito danni limitati;

- il governo assunse provvedimenti per la ripresa dell’economia;

- gli immigrati inviavano ai loro parenti restati in Italia le rimesse;

- l’ONU e soprattutto il piano Marshall determinarono l’arrivo di aiuti internazionali.

Dopo l’estromissione delle Sinistre dal governo, l’economista liberale Luigi Einaudi fu ministro del

Bilancio. Questi attuò una politica di risanamento finanziario, basata sulla stabilità monetaria e sul

contenimento dell’inflazione, che fu alla base del miracolo economico, ma che nell’immediato

sacrificò l’occupazione.

DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA

Le divisioni tra i partiti

Il primo governo del dopoguerra fu una coalizione dei partiti antifascisti; costituito nel giugno 1945

da Parri, durò solo cinque mesi. La coalizione si divise in due schieramenti:

- la Democrazia cristiana, i ceti medi, la borghesia, gli imprenditori;

- il Partito comunista, la classe operaia, il proletariato contadino, la CGIL.

I primi facevano riferimento agli USA; i secondi, all’URSS. La tensione era alta e si temeva la

guerra civile, ma il Partito comunista aveva rinunciato a conquistare il potere attraverso la

rivoluzione.

Il referendum istituzionale e le elezioni

Il 2 giugno 1946 l’Italia, con un referendum popolare, scelse la repubblica come forma istituzionale

ed elesse i deputati della Costituente. Furono le prime elezioni a suffragio universale: votarono

anche le donne. Si affermarono i tre partiti di massa che avevano partecipato alla Resistenza:

Democrazia cristiana (che ottenne la maggioranza relativa), socialisti (guidati da Nenni) e comunisti

(guidati da Togliatti).

La Costituzione della Repubblica

La Costituzione entrò in vigore nel 1948. Fu un compromesso tra la cultura cattolica, la liberal-

democratica e la socialista: si scelse una forma di governo rappresentativa e parlamentare, ma

furono costituzionalizzati anche alcuni principi di tipo sociale (libertà sindacale, diritto al lavoro).

Tensioni interne

Quando iniziò la guerra fredda, DC e Sinistra entrarono in attrito. Nel 1947 il presidente del

Consiglio, il democristiano De Gasperi, varò un governo del quale non facevano parte le sinistre. Le

elezioni del 1948 furono un successo per la DC, anche grazie all’appoggio degli Stati Uniti e della

Chiesa. La tensione tra comunisti e anticomunisti si alzò, soprattutto in seguito all’attentato a

Togliatti, e la rivoluzione sembrò di nuovo imminente. Ma lo stesso Togliatti e il gruppo dirigente

comunista scoraggiarono l’insurrezione.

IL CENTRISMO

Le riforme

La fase del centrismo, varata con l’estromissione delle sinistre dall’esecutivo, vide al governo la DC

alleata con partiti minori di centro. De Gasperi attuò una politica aperta alle esigenze sociali:

realizzò la riforma agraria e creò la Cassa per il Mezzogiorno.

L’indebolimento della maggioranza

Nonostante la ricostruzione, povertà e disoccupazione non erano scomparse. Le riforme erano

criticate, anche all’interno della rnaggioranza. Ci furono contestazioni di piazza, represse

durarnente. La DC, che perdeva consensi, varò nel 1953 una riforma del meccanismo elettorale

“legge truffa” che avrebbe reso più stabile la maggioranza. Ma alle elezioni non ebbe i risultati

sperati.

Oltre il centrismo

Durante i successivi governi DC il quadro politico si fece più instabile. Occorreva ampliare la

maggioranza parlamentare. La DC dapprima si appoggiö alla destra; poi, anche per le proteste di

piazza, scelse di allearsi con il PSI.

II «MIRACOLO ECONOMICO»

Prima del «miracolo»

Prima del «miracolo economico» degli anni 1958-1963 l'Italia era un paese agricolo, arretrato e con

un basso tenore di vita. Il «miracolo» iniziò con l'ingresso dell'Italia nella CEE e terminò all'epoca

del primo governo organico di centro-sinistra.

Le ragioni del «miracolo»

Il cambiamento fu dovuto a diversi fattori:

- l'impegno degli imprenditori, degli operai e di personalità dell'economia e della politica, come

Enrico Mattei;

- la generale espansione dell'economia mondiale;

- il basso costo della manodopera;

- la costruzione delle infrastrutture, favorita dai governi centristi.

Il primo segno del benessere fu la diffusione di beni di consumo di massa, soprattutto i veicoli a

motore e gli elettrodomestici. L'avvento della televisione favorì l'unificazione culturale del paese.

I limiti dello sviluppo


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Amore Bianco Fabrizio.

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