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Appunti di storia contemporanea per l'esame del prof. Capozzi del corso in conservazione dei beni culturali. I temi trattati sono il 900, la grande guerra, l'interventismo italiano, la guerra di trincea, i trattati di pace, la società delle nazioni, la cina, la rivoluzione di febbraio...

Esame di Storia contemporanea docente Prof. E. Capozzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

investiti. Villa e Zapata furono entrambi assassinati. Nel 1917 il Messico ebbe una costituzione che

introduceva due novità che avrebbero caratterizzato i nazionalismi antimperialisti e socialisti:

nazionalizzazione delle terre e delle ricchezze del sottosuolo, diritto di sciopero e organizzazione

sindacale e un’avanzata legislazione del lavoro.

La Cina

Fin dai primi anni del secolo nel Sud della Cina cominciò ad operare un partito nazionalista: il

Kuomintang che riassumeva il suo programma in tre principi: l’identità del popolo, i diritti del

popolo, la sopravvivenza del popolo. Voleva uno Stato “appartenente a tutti, controllato da tutti, a

vantaggio di tutti”. La forza del programma del Kuomintang era nella sua chiarezza e semplicità. Il

potere imperiale era in crisi. Nel 1911 scoppiò l’insurrezione e nel 1912 fu proclamata la

repubblica sotto la presidenza di Sun Yat Sen (fondatore del Kuomintang). La Cina pur essendo

schierata fra i vincitori della guerra fu maltrattata dai trattati di Versailles. “Salvare la Patria”

divenne lo slogan che mobilitò la generazione che aveva fatto la rivoluzione repubblicana. Il

“movimento del 4 maggio” segnò la rinascita del nazionalismo rivoluzionario. Il Nord rimaneva

nelle mani dei giapponesi e dei governi imperialisti. Nel 1921 Sun Yat Sen fu rieletto presidente e

ricevette l’appoggio della Russia Bolscevica che rinunciò alle pretese sulla Manciuria. Nel 1925

Sun Yat Sen morì e del Kuomintang si impadronì Chiang kai Shek. Nel 1927 col suo esercito

prendeva Shanghai e proseguiva la marcia verso nord. Rompeva l’alleanza con i comunisti

ordinando il massacro dei quadri operai di Shanghai. La prima fase della rivoluzione era terminata,

ma il governo di fatto si era messo sotto la protezione dei giapponesi.

L’Irlanda

Anche la Gran Bretagna dovette fronteggiare una rivoluzione nazionalista in Irlanda. L’Irlanda era

una vera e propria colonia inglese sin dalla fine del 400, ma aveva saputo mantenere una propria

identità culturale col suo attaccamento al cattolicesimo. In tutta la Gran Bretagna i cattolici avevano

perso i diritti politici e in Irlanda la grande proprietà terriera veniva espropriata e distribuita ad una

classe dirigente protestante, inglese o scozzese. Qualunque ascesa sociale per gli irlandesi doveva

passare attraverso l’assimilazione alla religione, alla cultura, alla lingua degli inglesi. Circa a metà

dell’ottocento milioni di irlandesi presero la via dell’immigrazione negli Stati Uniti. Il movimento

nazionalista agli inizi del novecento diede vita ad un partito che prese il nome di “Noi soli” (Sinn

Fein in lingua irlandese gaelica) che non escludeva la lotta armata. Il partito lottava per

l’indipendenza totale. Il Sinn Fein divenne l’IRA (Irish Republican Army) e una “Dieta d’Irlanda”

proclamò la repubblica presieduta da De Valera. La Gran Bretagna doveva difendere la propria

immagine e attenersi al principio di autogoverno sancito nei 14 punti di Wilson. Né uscì con grande

sapienza istituendo una comunità di stati indipendenti sotto la propria sovranità. Questa comunità

comprendeva Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa e appunto l’Irlanda (cosiddetti

dominions). Si chiamava “Commonwealth britannico delle nazioni”: Commonwealth, cioè

patrimonio comune. L’Irlanda diventava uno “Stato libero”, non una repubblica autonoma. Perdeva

inoltre l’Ulster a maggioranza protestante. In maggioranza gli irlandesi accettarono il compromesso

ma non De Valera che riprese la guerra civile per altri cinque anni. Alla fine accettò anche lui

l’accordo e fondò un nuovo partito, detto dei “soldati del destino” che divenne centro del sistema

politico della repubblica d’Irlanda, dopo la seconda guerra mondiale, staccatasi dal Commonwealth.

Ma l’IRA 50 anni dopo riprese la lotta armata per la liberazione dell’Ulster: un problema ancora

non risolto.

Turchia

Nell’impero ottomano esistevano i millet, apparteneze religiose organizzate, che rappresentavano le

comunità e garantivano forme di autogoverno. Sul finire dell’800 nacque un movimento

nazionalistico, detto dei “Giovani turchi”. Il sultano si era avvalso del suo potere califfale

(califfo=successore, o vicario del profeta) per contrastare il nazionalismo dei “Giovani turchi”. In

Turchia il potere politico mobilitava le masse contadine in difesa dell’ortodossia religiosa. Negli

anni ottanta dell’800 mentre in Russia si scatenavano i pogrom contro gli ebrei, nell’impero

ottomano cominciarono i massacri degli armeni, che da poco avevano ottenuto il loro millet

separato da quello ortodosso. Gli armeni erano un perfetto capro espiatorio cui addossare le colpe

della crisi del regime e più di chiunque altro potevano passare per agenti del nemico russo: erano

cristiani, la loro terra di origine – l’Armenia, a sud del Caucaso – era a cavallo del confine tra i due

imperi, russo e turco. Durante la Grande guerra il governo dei militari nazionalisti turchi, che aveva

preso il potere nel 1908, si macchiò di un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo armeno,

decretandone la deportazione (almeno 600 e forse 800 mila armeni furono massacrati). Emerse una

figura di militare, Mustafa kemal, che nel 1908-909 marciò alla testa delle truppe dei Giovani

Turchi da Salonicco ad Instambul. La Turchia di Kemal riuscì a sconfiggere i Greci e a ripristinare

l’unità del paese in una forma repubblicana con capitale ad Ankara. Bemchè la repubblica turca

fosse dotata di una costituzione democratica fin dal 1924, Mustafa kemal assunse i poteri di

dittatore, prese il nome di Ataturk (padre dei turchi) e introdusse d’autorità una serie di riforme che

riuscirono a modernizzare il paese, ma che non bastarono per assicurarne lo sviluppo.

La rivoluzione di febbraio

La rivoluzione scoppiò a Pietroburgo (ribattezzata Pietrogrado per abbandonare il toponimo

tedesco) alla fine di febbraio 1917 (marzo per il calendario riformato occidentale). Scioperi e

manifestazioni contro la guerra si susseguirono mentre, come nel 1905, rinasceva il Soviet, ossia il

consiglio degli insorti. Il governo zarista crollò. Nacque un governo provvisorio di colazione fra

“cadetti” (i costituzionali-democratici) e altri partiti borghesi e si instaurò un dualismo di potere tra

la Duma e il suo governo da un lato, e il Soviet dall’altro. I Soviet volevano la pace e la riforma

agraria; chiedevano condizioni di lavoro più umane, la fine immediata della guerra e la

distribuzione delle terre ai contadini. Si dotarono anche di una milizia armata “la guardia rossa”. Il

Soviet era costituito da tre forze politiche rivoluzionarie: i socialisti rivoluzionari, i menscevichi e i

bolscevichi. I primi due partiti si caratterizzavano per un certo moderatismo auspicando una

evoluzione naturale verso la democrazia. I Bolscevichi ritenevano che se non si fosse forzata la

mano in direzione di una presa di potere da parte del potere operaio, si sarebbe perso tutto. Ai primi

di aprile del 1917 Lenin tornò in Russia, grazie anche all’apporto dei tedeschi, i quali pensavano

che far tornare in patria un sovversivo pericoloso avrebbe indebolito i russi e affrettato la loro

capitolazione. Lenin appena arrivato divulgò le sue “tesi di aprile” per chiedere che tutto il potere

passasse immediatamente ai soviet e che la guerra fosse subito trasformata in rivoluzione mondiale.

Secondo lui non solo il proletariato russo, ma anche quello degli altri paesi europei, era ormai

pronto per l’insurrezione. Lenin, Trockji e Stalin (inizialmente più moderato) decisero che era

giunto il momento di prendere il potere con l’insurrezione. Fra il 6 e 7 novembre 1917 (fine ottobre

per il calendario russo) il comitato militare del Soviet di Pietrogrado occupò la posta, le stazioni

ferroviarie, le centrali elettriche; l’incrociatore Aurora sparò alcune cannonate contro il “Palazzo

d’inverno”, sede del governo. La presa del Palazzo d’inverno diventò un simbolo, come la presa

della Bastiglia nel 1789 per i francesi. Si costituì un nuovo governo presieduto da Lenin, con

Trockji agli esteri e Stalin commissario “delle nazionalità”, cioè incaricato di tenere insieme

l’immenso impero. Il governo bolscevico, che aveva promesso la pace subito, prendeva atto della

sconfitta militare e nel marzo 1918 firmava la pace di Brest-Litovsk. La Russia perdeva la Polonia, i

paesi baltici, la Finlandia, una parte dell’Ucraina. La capitale fu spostata da Pietrogrado a Mosca, le

risorse del paese furono nazionalizzate e l’esercito divenne l’armata rossa. Il congresso del partito

bolscevico, convocato nella primavera del 1918 decise di assumere il nome di “comunista”.

I bianchi e i rossi

Del regime zarista non rimaneva più niente. Tuttavia una parte dello stato maggiore, sotto la guida

del generale Danikin, prese l’offensiva contro il potere sovietico. Mise in piedi un esercito

“bianco” di circa 150mila uomini e con l’appoggio dei tedeschi occupò tra il 1918 e 1919 l’Ucraina

e la Russia meridionale fino al Caucaso. Intanto i Giapponesi erano entrati a Vladivostok e si erano

impadroniti di una parte della Siberia. L’armata rossa fu organizzata da Trockji che riuscì a mettere

in piedi un esercito di 5 milioni di soldati, soprattutto contadini, facendo leva sulla paura della

restaurazione della grande proprietà terriera. In due anni l’Armata rossa sconfisse la

controrivoluzione. Per reagire al pauroso tracollo agricolo e industriale, l’economia fu sottoposta ad

un controllo centralizzato e totale, chiamato “comunismo di guerra”. Nel 1921 il “comunismo di

guerra” fu abbandonato e sostituito dalla “nuova politica economica” (NEP), che ristabiliva in

parte l’economia di mercato. La tassazione fu notevolmente ridotta; i contadini poterono vendere le

eccedenze sul mercato libero, ed erano perciò incentivati ad aumentare la produzione. Il nuovo

Stato si chiamava ora URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) e la sua difesa

diventava lo scopo fondamentale del movimento comunista internazionale.

La Germania – la Repubblica di Weimar

Con l’abdicazione del Kaiser nel 1918 si era costituita una repubblica governata dai socialisti. Nel

febbraio del 1919 si riunì a Weimar un’assemblea costituente che produsse una costituzione

democratica. Nell’agosto del 1919 fu promulgata la nuova costituzione. La Germania diventava una

Repubblica federale. L’uomo forte del Governo socialista era Gustav Noske. L’estrema destra

intanto organizzava corpi paramilitari , i “corpi franchi” per azioni di violenza contro gli operai in

sciopero. E Noske lasciava fare. La minoranza di sinistra socialista era uscita dal partito e aveva

fondato la lega di Spartaco, diretta da Rosa Luxemburg, il cui programma era la rivoluzione

socialista più vicina ai menscevichi di sinistra (rivoluzione democratica). La Lega di Spartaco si

trasformò in Partito comunista tedesco e capeggiò un tentativo di rivoluzione a Berlino nel gennaio

1919, durante il quale la Luxemburg e Liebknecht furono assassinati dai corpi franchi.

L’Ungheria

L’Ungheria era stata anch’essa colpita duramente dalla guerra. Aveva perso gran parte del proprio

territorio, invaso dai serbi, dai rumeni e dai cecoslovacchi. Nel febbraio 1919 Il paese passò senza

violenza rivoluzionaria ad un esperimento di repubblica “consiliare” su modello sovietico, diretto

dal socialista Bela Kun passato nelle file comuniste. Tuttavia l’esperimento fallì e con l’appoggio

dei paesi mobilitati contro la Russia bolscevica il governo di Bela Kun fu rovesciato.

La Polonia

Ricostituita dopo i trattati di pace, il potere sia civile che militare fu preso da un vecchio

nazionalista di origine socialista: Jozef Pilsudski, il quale giudicando la Polonia in pericolo prese

l’iniziativa bellica contro i Bolscevichi. I polacchi furono battuti dall’Armata rossa, ma a Varsavia

nel 1920 riuscirono a fermare le truppe di Trockji. La vittoria dei polacchi sulla Vistola, dopo le

sconfitte subite dalla rivoluzione di Berlino e Budapest, fermò per 25 anni l’espansione del

comunismo russo.

L’Italia

Il governo italiano era profondamente deluso dai trattati di pace. Presidente del consiglio era

Vittorio Emanuele Orlando. Le pretese avanzate dall’Italia ledevano il diritto, sancito nei 14 punti

di Wilson, di autodeterminazione delle nazionalità. Nell’autunno del 1919 si tennero le elezioni, a

suffragio universale maschile e col sistema proporzionale. Presidente del Consiglio era Francesco

Saverio Nitti, succeduto nel giugno ad Orlando. Le elezioni diedero un grande successo ai

socialisti (più del 30% dei voti), privi di una linea politica e in attesa della rivoluzione come in

Russia. Segretario del partito era Costantino Lazzari. La vera novità delle elezioni era il Partito

Popolare (il 20% dei voti). Si trattava di un partito cattolico con a capo un prete siciliano don

Luigi Sturzo, sostenitore della politica sociale, della piccola proprietà contadina, dell’insegnamento

privato, ma soprattutto contrario alle spinte rivoluzionarie. Proprio questo motivo rese impossibile


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AUTORE

Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione dei beni culturali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Capozzi Eugenio.

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