Il Novecento – Paolo Viola
La Grande Guerra
Dall’estate del 1914 all’autunno del 1918 i paesi europei, gli Stati Uniti e il Giappone si fecero alla guerra più devastante che l’umanità avesse conosciuto fino ad allora. La causa occasionale del conflitto fu una crisi fra l’Austria-Ungheria e la Serbia. Fu la fine del ruolo dirigente dell’Europa nel mondo e del modello politico delle monarchie per diritto divino, l’avvento di due nuovi modelli politici, nati dal fallimento del liberismo: il comunismo e il fascismo.
Lo scoppio del conflitto
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, capoluogo della Bosnia-Erzegovina, lo studente serbo Gravilo Princip sparò e uccise Francesco Ferdinando, nipote dell’imperatore e principe ereditario. L’Austria avviò un’inchiesta per scoprire eventuali rapporti internazionali che avevano reso possibile l’assassinio. L’Austria pose un ultimatum. La Serbia, forte della protezione russa, a sua volta alleata con la Francia, che a sua volta era alleata con l’Inghilterra (a guerra scoppiata fra questi tre paesi fu formalizzata la “triplice intesa” per fronteggiare gli imperi centrali) non permise la partecipazione della polizia austriaca all’inchiesta sul proprio territorio nazionale.
Il 28 luglio 1914 l’Austria dichiarò guerra alla Serbia; il 1 agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia e il 3 alla Francia. Il 4 agosto per aggirare le difese francesi le truppe tedesche entrarono in Belgio provocando l’intervento inglese. Nei mesi seguenti sarebbero entrati in guerra anche il Giappone contro la Germania, che aveva colonie nel Pacifico, e la Turchia a fianco degli imperi centrali contro l’antico nemico russo. Nel 1915 sarebbe stata la volta dell’Italia e due anni dopo quella degli Stati Uniti a fianco della Francia e dell’Inghilterra.
La guerra diventa mondiale anche perché le difese erano più potenti degli attacchi e i contendenti dovevano cercare altri alleati o altri luoghi in cui schiacciare il nemico. Da questo punto di vista la Germania era svantaggiata: il campo avverso contava su riserve maggiori, aveva grandi imperi coloniali e disponeva della supremazia britannica dei mari. L’Italia, scelse l’“intesa” (Russia, Francia, Inghilterra) benché fosse legata alla Triplice Alleanza, e la guerra scoppiò nel maggio 1915 contro l’impero asburgico. Germania e Austria riuscirono a coinvolgere la Turchia e un anno dopo la Bulgaria. La Serbia si arrese nell’autunno del 1915 e fu interamente occupata. Con l’“intesa” si schierarono anche la Romania e la Grecia. La Romania fu subito sconfitta, mentre inglesi e francesi sbarcati a Salonicco aprirono un fronte balcanico in direzione della Serbia. Ma il fronte occidentale, quello francese, rimaneva immobile. Milioni di uomini si sterminarono a vicenda per anni, senza riuscire a modificare la situazione. La Germania si inimicò il mondo intero con la guerra sottomarina condotta contro navi mercantili indifese e alla fine provocò l’entrata in guerra degli Stati Uniti.
L’apporto industriale e bellico degli USA costituì uno dei fattori decisivi del tracollo degli imperi centrali.
L’opinione pubblica, la guerra e i governi
Nessuna guerra può essere combattuta a lungo con prospettive di vittoria, senza un ampio sostegno popolare. Nella prima Guerra mondiale il sostegno ci fu e fu massiccio, almeno ella prima fase. Persino i socialisti, per vocazione internazionalisti e antimperialisti, finirono con lo schiarirsi con i rispettivi governi. La socialdemocrazia tedesca abilmente presentava la guerra come rivolta contro il regime dispotico zarista. In Russia fu proclamata quasi una guerra santa in difesa delle radici slave e ortodosse che accomunavano russi e serbi. In Francia la mobilitazione fu ancora più forte, nel ricordo delle guerre rivoluzionarie, della libertà, uguaglianza e fraternità minacciate dai tedeschi.
La guerra pose in tutti i paesi enormi problemi di gestione; milioni di uomini di tutte le classi sociali dovevano partire per i fronti e sguarnire l’apparato produttivo. Dovunque si fece ricorso alla manodopera femminile. Il mercato fu rigidamente controllato ovunque; la Germania istituì un “ufficio di guerra” competente per tutto quanto riguardava la fabbricazione di armi e munizioni, l’intero commercio estero, il controllo di tutti i prezzi. In tutti i paesi belligeranti il debito pubblicò aumentò enormemente. In questo il vantaggio dell’“intesa” era enorme perché disponeva dei crediti degli USA.
L’interventismo italiano
In Italia lo scoppio della I^ Guerra mondiale riportò a galla la distanza fra pacifisti e interventisti già manifestatasi dopo l’infausta avventura coloniale in Etiopia, conclusasi col disastro di Adua e la caduta di Crispi. Per gli interventisti l’entrata in Guerra dell’Italia offriva l’opportunità di riunire alla madrepatria terre italiane “irredente”. Capo del governo era ora Antonio Calandra, ministro degli esteri Sonnino. Giolitti, per una guerra da lui non condivisa, si era fatto da parte. L’interventismo, appoggiato dai circoli militari e dalla grande industria, spinse l’Italia ad entrare nella I^ Guerra mondiale.
L’Italia in guerra
Calandra e Sonnino avviarono contatti diplomatici per negoziare l’entrata in guerra. Gli imperi centrali (Austria e Germania), in cambio della neutralità italiana, erano disposti a concedere tutti i territori di lingua italiana del Trentino e del Friuli, esclusa Gorizia, allora in maggioranza slovena, e Trieste che però avrebbe goduto di larga autonomia e una università di lingua italiana. Le avrebbero anche dato il protettorato sull’Albania. Inghilterra, Francia e Russia (la Triplice Intesa) offrivano di più se l’Italia fosse scesa in guerra al loro fianco: anche il Tirolo meridionale di lingua tedesca, fino al Brennero, tutta la Venezia Giulia e la Dalmazia, in maggioranza sloveno-croata. Sarebbe rimasta esclusa Fiume, perché non immaginando il disfacimento totale dell’impero Austro-Ungarico, vigeva allora il principio che ogni paese avesse diritto ad un accesso al mare che gli garantisse la libertà di commercio internazionale.
L’ingresso in guerra dell’Italia doveva significare la promozione definitiva fra le potenze che contano nel dominio del mondo. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarava guerra all’Austria (alla Germania un anno dopo) e il suo esercito attraversava il Piave e attaccava gli austriaci in direzione del Carso e di Trieste. Anche in Friuli, come in Francia, il fronte si stabilizzò e rimase fermo per un paio di anni, che costarono la vita a centinaia di migliaia di soldati. La guerra ebbe conseguenze di grande rilievo sulla struttura industriale italiana. L’industria bellica passò da centomila a quasi un milione di addetti, in quinto dei quali donne. Si sviluppò l’industria idroelettrica, quella chimica, la siderurgia, la meccanica.
La guerra di trincea. I costi umani.
Data la grande prevalenza della difesa su un attacco che al momento decisivo non aveva altri mezzi che l’assalto alla baionetta, la guerra fece molte più vittime di quanto era mai avvenuto nel passato. In tutto gli “imperi centrali” schierarono nel corso della guerra 23 milioni di soldati e l’“intesa” 36: di questi 60 milioni, 10 morirono, 20 furono feriti e altri 8 fatti prigionieri o dispersi.