Temi di storia dell’età contemporanea
Dall’economia preindustriale alla rivoluzione industriale
Agli inizi del 1700, si verifica un passaggio da un’economia di sussistenza (produzione di beni e servizi non destinati al mercato ma che sono consumati dallo stesso produttore e dalla sua famiglia) a un’economia basata su una produzione di beni e sul profitto, tale da garantire un reale processo di accumulazione e di sviluppo e aumento dei prezzi e della produzione.
Tale mutamento, che ha condotto alla nascita delle moderne società industrializzate, è avvenuto in una società preindustriale caratterizzata da:
- Prevalenza nell’economia del settore primario: agricoltura in cui la coltura fondamentale è quella cerealicola; allevamento soprattutto ovino i cui prodotti sono destinati al consumo e non al mercato.
- Presenza di lavoratori non specializzati.
- Assenza di mercato nazionale e presenza di un’economia immobile, di un mercato locale limitato a causa dell’insufficienza delle vie e dei mezzi di comunicazione.
- Instabile rapporto popolazione-produzione: il variare di uno dei fattori influenza l’altro.
- Scarsa produttività che produce aumento della povertà, diffusione di carestie, malattie ed epidemie, stagnazione del livello di vita e alto tasso di mortalità.
Tutti questi fattori insieme sono la causa della tipica crisi dell’età preindustriale, la crisi dell’Ancien Régime.
1760-1850: La prima rivoluzione industriale
In tutti gli Stati Europei e in Inghilterra, in particolare a Londra, le vicende che contribuirono a scuotere l’equilibrio dell’antico regime e che condussero alla rivoluzione industriale furono:
- Rivoluzione demografica
- Rivoluzione agraria
Rivoluzione demografica
A partire dal 1800 in Inghilterra, un altro fattore contribuì alla rivoluzione demografica caratterizzata da:
- Forte aumento della popolazione, incremento demografico che dipendeva dal tasso di incremento naturale ossia dalla differenza tra tasso di natalità (numero dei nati vivi) che rimaneva costante e tasso di mortalità (numero dei morti) che invece diminuiva per la scomparsa di guerre, carestie ed epidemie, per i progressi igienico–sanitari (scoperta del vaccino antivaioloso, l’allontanamento dei cimiteri dalla città), per i miglioramenti nell’edilizia (costruzione di fogne, acquedotti, di edifici con mattone e di ospedali), per il perfezionamento nei metodi agricoli e l’ampliamento delle terre destinate a coltura con un conseguente aumento dei raccolti e delle derrate alimentari.
- Significò sviluppo economico, aumento della produzione (più lavoro umano = più produzione) e aumento del reddito pro capite (la produzione aumenta più della popolazione per cui non tutti i soldi sono destinati alla sussistenza ed al consumo ma sono accumulati ed investiti creando surplus e capitale).
Rivoluzione agraria
In Inghilterra, al fortissimo incremento demografico, soprattutto a Londra, dovette corrispondere un equivalente rivoluzione agraria caratterizzata da un rinnovamento nelle tecniche e nelle usanze agrarie che determinò l’aumento della produttività, l’aumento dei prezzi delle derrate alimentari e il conseguente incremento del reddito agricolo.
Il processo che portò alla rivoluzione agraria attraversò tre tappe:
- Emancipazione legale dei servi: rispetto ad altri paesi europei dove imperava ancora il feudalesimo, tale emancipazione dei lavoratori in Inghilterra avvenne già nel 1500.
- Liberazione della proprietà da restrizioni legali: le terre potevano essere comprate e vendute liberamente senza restrizioni legali e gli unici vincoli erano le clausole testamentarie del maggiorascato con cui il patrimonio doveva essere trasmesso interamente, senza essere diviso, per garantirne l'integrità, nell'ambito della stessa famiglia o al maschio con maggior età nel caso di parenti maschi di uguale grado.
- Abbandono nella tecnica agricola delle abitudini antiche con una maggiore libertà nell’uso della terra: in Inghilterra scompaiono terre aperte, divise in strisce di terreno seminative assegnate ciascuna ogni anno a rotazione a coltivatori diversi, e terre incolte di uso comune destinate al pascolo e nasce la grande proprietà terriera attraverso:
- Sistema delle “enclosures” o appoderamenti, sistema attraverso cui le terre aperte e comuni vengono recintate e trasformate in proprietà private
- Sistema di affitto delle terre con cui si estinse il ceto dei proprietari-lavoratori: i proprietari davano in affitto le loro terre ai lavoratori per un periodo di tempo abbastanza lungo da permettere loro di coltivarle con cura per ottenere i migliori risultati possibili.
La prima rivoluzione industriale
La rivoluzione agraria fu la condizione necessaria che condusse alla rivoluzione industriale perché l’aumento della produttività favorisce l’incremento del reddito agricolo che fu investito nelle fabbriche.
L’espressione rivoluzione industriale indica il primo processo di industrializzazione avvenuto in Gran Bretagna nel periodo 1760-1830/50 che comportò:
- Modificazione nell’organizzazione del lavoro: la separazione tra proprietà dei mezzi di produzione e produttori del lavoro, tra capitale e il lavoro.
- L’accentramento dei lavoratori salariati in un unico luogo di lavoro: la fabbrica.
- La divisione tecnica del lavoro.
- Maggiore libertà del lavoratore.
- L’impiego delle macchine che sostituirono gli uomini provocando la disoccupazione.
- Fortissimi aumenti della produzione.
- Diminuzione dei prezzi delle merci.
- Elevato tenore di vita.
Tutto ciò portò alla nascita del sistema capitalistico. La rivoluzione ebbe luogo proprio in Inghilterra per:
- La presenza di materie prime indispensabili: lana, carbone, ferro, legname, etc.
- Disponibilità di capitali.
- Basso costo delle merci grazie all’uso delle macchine mosse dalla forza motrice e non dalla forza umana.
- Disponibilità di mano d’opera qualificata.
Le premessa
Prima della rivoluzione industriale, nel settore industriale era diffusa la produzione laniera che avveniva nell’industria domestica in cui:
- Il lavoro era svolto nella casa del lavoratore e coinvolgeva l’intera famiglia.
- L’investimento di capitale era ridotto perché l’unico strumento che costava molto era il telaio mentre gli altri strumenti costavano poco.
- Il capitalista, proprietario dei mezzi di produzione, e il lavoratore erano la stessa persona.
- Il lavoratore, anche se lavorava in industria, continuava a coltivare la terra e a condurre al pascolo il bestiame in modo da avere una fonte complementare di reddito.
Dall’industria a domicilio si passa al sistema dell’assegnazione successiva del lavoro con cui il mercante imprenditore, proprietario del telaio, affidava la lavorazione ai tessitori a pagamento che lavoravano nelle loro case. Questa organizzazione del lavoro costituisce un ulteriore passo verso l’organizzazione capitalistica dell’industria prima del sistema di fabbrica e dell’introduzione delle macchine.
Prima dell’invenzione delle macchine non fu necessario riunire i lavoratori nelle fabbriche perché:
- Gli strumenti usati nell’industria tessile erano semplici.
- L’unica forza motrice impiegata era quella umana che non richiedeva un impianto centrale.
- Occorrevano più capitali che erano scarsi.
- Erano assenti i mercati sviluppati ossia la domanda dei prodotti.
Alla fine del 1700 il sistema domestico venne lentamente sostituito dal sistema di fabbriche attraverso due momenti dell’evoluzione:
In cui si ebbero profondi mutamenti nell’organizzazione del lavoro con scarse variazioni nei metodi produttivi: il mercante imprenditore comprava la lana e poi affidava le diverse fasi della lavorazione a diversi lavoratori in modo da tenere sotto controllo la produzione ma non si interessò a regolare il lavoro ed a usare tecniche migliori.
In cui i metodi produttivi e di scambio migliorarono: quando i mercanti imprenditori dovevano accollarsi altre spese per acquistare anche i mezzi di produzione e i locali provvidero a regolare la quantità della produzione e di conseguenza a diminuire i prezzi dei prodotti a causa della concorrenza, riducendo i costi della produzione con la riduzione dei salari dei lavoratori.
In Inghilterra si preferì ridurre i costi della produzione introducendo nelle fabbriche le macchine risparmiatrici di lavoro e quindi riduttrici dei costi. Quando gli strumenti manuali furono sostituiti dalle macchine, i lavoratori furono riuniti in un solo edificio, la Fabbrica. La vera forza propulsiva della rivoluzione fu l’aumento della domanda che indusse i produttori britannici a ricercare mezzi meno costosi e più produttivi. Si trattò di un’azione di causa-effetto: l’aumento della domanda richiese miglioramenti nei processi produttivi che a loro volta diminuirono i costi di produzione e di conseguenza i prezzi. Ci si rese conto che conveniva di più produrre molta merce a basso costo e destinata a più consumatori che poca merce di lusso destinata a pochi.
L’introduzione delle macchine
L’aumento della domanda delle merci richiedeva la velocizzazione dei processi di produzione favorita dall’invenzione delle macchine: la macchina a vapore inventata da Watt permise la coltivazione in profondità delle miniere di carbone che invase dalle acque non potevano essere liberate dalle pompe a mano o idrauliche.
Le innovazioni
La rivoluzione industriale fu resa possibile dalle innovazioni apportate alla tecnica produttiva che possono essere divise in due categorie:
- Macchine capaci di eseguire quei lavori prima eseguiti con strumenti a mano.
- Macchine generatrici di energia idraulica o a vapore in sostituzione di quella umana o animale.
Le innovazioni produttive furono introdotte soprattutto nelle industrie tessili, siderurgiche ed estrattive.
Industrie tessili
Nell’industria del cotone furono introdotte per la filatura:
- Una macchina detta “Jerry” con cui si potevano far girare otto fusi contemporaneamente invece di uno ma il filo prodotto era di cattiva qualità ed era usata anche a casa.
- La macchina Waterframe che produceva filo sottile e di buona qualità, che era mossa dalla forza idraulica perché troppo pesante per essere mossa a mano e perciò presente solo nelle fabbriche e non in casa.
Per la tessitura:
- La “navetta volante” grazie alla quale un solo tessitore compiva il lavoro che prima richiedeva due.
- Il telaio meccanico con cui un solo lavoratore poteva badare a due telai meccanici e produrre una quantità tripla rispetto a quella prodotta dal telaio a mano.
Industrie siderurgiche
Nell’industria siderurgica l’offerta non riusciva a rispondere alla domanda per l’esaurimento delle foreste che fornivano la legna come combustibile, che fu sostituita da:
- Carbone minerale
- Il coke, che usato nella fornace ad aria calda, raggiungeva alte temperature e permetteva la fusione del ferro per darne la forma desiderata fino a ridurlo in lamiere e poterlo usare in diversi modi.
L’uso del carbone invece del ferro favorì la nascita di industrie non più vicino alle foreste ma vicino alle miniere di carbone.
Industrie estrattive
A causa dell’aumento delle richieste del carbone, gli strati superiori delle miniere si esaurivano e occorreva scendere più in profondità ma la presenza di gas e di acque lo impedivano perché c’era rischio di esplosione e perciò nelle industrie estrattive furono usati:
- La macchina a vapore che applicata alla pompa consentiva di liberare le miniere dall’acqua.
- La lampada di sicurezza che ridusse i rischi delle esplosioni.
Dunque la rivoluzione industriale significò quell’insieme di cambiamenti collegati all’organizzazione dell’economia e alla tecnologia che rappresentarono l’inizio di una nuova era nella storia dell’umanità.
La difficile costruzione dell'Unità d'Italia (1861-1900)
Il corso forzoso e il risanamento del bilancio statale
Tra il 1861 e il 1876 l'Italia postunitaria, governata dalla Destra Storica, d’ispirazione liberal-moderata, composta dall’aristocrazia e dalla borghesia agraria e finanziaria, che si assunse il compito dell’unificazione nazionale contro l’opposizione formata dalle due sinistre, la parlamentare e la mazziniana d’ispirazione liberal-progressista che considerava la monarchia l’elemento unificante per il paese, dovette fronteggiare una serie di problemi politici ed economici-finanziari:
- Unità Nazionale incompleta: mancavano Roma, Trieste, Trento e Veneto.
- Impotenza economica, finanziaria e militare.
- Ritardo tecnologico.
- Mancanza di materie prime e di risorse minerarie per cui le sue industrie dipendevano da importazioni di combustibile.
- Bilancio dello Stato (entrate ed uscite) in deficit a causa dell’inadeguatezza del sistema tributario, per scarsità delle attività economiche e per spese che venivano effettuate a causa della carenza del settore militare; lo stato per risolvere questo problema ricorse ai prestiti attraverso l’erogazione dei titoli di Stato.
- Riconoscimento del diritto di voto solo ai maschi che avessero compiuto 25 anni, che sapessero leggere e scrivere, che pagassero le imposte dirette di almeno 40 £ l’anno (2% della popolazione: paese legale contro il resto della popolazione che viveva in condizioni precarie: paese reale).
- Carenza delle norme igieniche, condizioni di vita miserabili, malnutrizione diffondevano malattie che innalzavano il tasso di mortalità.
- Divario economico tra Nord, dove vi è progresso industriale, e Sud, dove l’agricoltura è il settore economico predominante.
- Fenomeno del brigantaggio: causa tensioni sociali, insurrezione contadina, di briganti che rivendicavano il diritto alla terra e si opponevano ai gravosi carichi fiscali e al lungo e duro servizio militare.
Al Sud nel 1863: Legge Pica, il nuovo Stato represse il brigantaggio con la Legge Pica che sostituiva i tribunali civili con quelli militari, prevedeva la fucilazione per l’uso delle armi, infliggeva ai sospetti il domicilio coatto.
Presenza in tutti gli Stati che erano confluiti nella nuova unità nazionale di sistemi amministrativi e fiscali, debiti pubblici, tariffe doganali, codici e monete differenti che la Destra Storica doveva unificare:
- Nel 1865 in tutto il territorio nazionale si ebbe l’applicazione delle tariffe doganali del Regno della Sardegna.
- Unificazione del sistema amministrativo.
- Adozione di un codice civile unico.
- Scelta della Lira piemontese (lira bimetallica) come unica moneta italiana.
- Articolazione del sistema bancario su cinque banche di emissione (Banca Nazionale Sarda, che diventò dopo del Regno d’Italia, Banca Nazionale Toscana, Banca Toscana di Credito - che nel 1893 si fonderanno e formeranno la Banca d’Italia - Banco di Napoli e Banco di Sicilia a cui, dopo la presa di Roma nel 1870, se ne aggiunse una sesta, la Banca di Roma che poi fu chiusa per uno scandalo) di cui la più importante era la Banca Nazionale Sarda che nel 1866 con l’introduzione del corso forzoso - dell’obbligo cioè per i cittadini di accettare in pagamento i biglietti di banca al loro valore nominale senza poterne chiedere la conversione in moneta metallica - mantenne il privilegio dell’inconvertibilità.
Finanza pubblica: lo Stato italiano per rimediare al grande deficit e allo sbilancio tra entrate ed uscite della finanza pubblica, non potendo ricorrere alle imposte per la mancanza di un adeguato sistema di riscossione, ricorse all’emissione dei titoli di stato.
Le voci di una guerra in Europa tra Italia e la Prussia contro l’Austria fanno crollare il valore dei titoli italiani alla borsa di Parigi e molti possessori italiani e stranieri di titoli italiani sono spinti dalla paura a vendere i loro titoli in Italia quotazione più alta e con l’oro guadagnato ne compravano altri a Parigi ad una quotazione più bassa. La richiesta di oro in cambio di titoli di stato fu tale che nel 1866 il governo fu costretto a decretare il corso forzoso - ossia l’inconvertibilità delle banconote in oro - che aveva ostacolato le importazioni e incoraggiato esportazioni grazie alla differenza.
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