Storia contemporanea
L'Europa verso la guerra
Euforia nazionalista, soprattutto nei giovani, che non avevano mai vissuto la guerra.
- Dopo la guerra prussiana l’Europa non aveva più vissuto conflitti per diversi anni.
- I giovani non avevano mai visto la guerra, ma la esaltavano (es. movimento Futurismo, manifesto pubblicato sul Figaro): guerra vista come possibilità di riportare ordine; "marciare non marcire".
- Idea generale in Italia: nazione umiliata che doveva ritrovare la propria dignità.
- Euforia che interessa tutta Europa: conquista di colonie, fuori dall’Europa: nel 1870 solo un 1/10 dell’Africa era colonizzata, nel 1900 i 9/10.
Guerra Angloboera 1899-1902
- Conflitto che non fu guidato dalla capitale (Londra), ma evoluto direttamente dalle colonie - in Sud Africa.
- Conflitto tra colonizzatori di origini inglesi vs olandesi.
- Conflitto tra due popolazioni bianche - importante perché la più grande potenza mondiale (Inghilterra), non riesce a contrastare dei contadini.
- Powell: generale in questa guerra, al ritorno fonda lo scoutismo: per riportare tra i giovani inglesi (si estenderà poi internazionalmente) il rapporto con la natura e la vita, che avrebbe dovuto riformare l’Inghilterra.
- Spese militari in Europa tra 1890 e 1900 raddoppiano, poi di nuovo nel decennio successivo.
Nazionalismo che non si risparmia ai movimenti politici non di destra (socialisti), nonostante la distanza ideologica.
- Nel 1914 nei paesi europei si discute se entrare in guerra; i partiti socialisti votano a favore (es. Germania, SPD, più antico partito socialista).
- In Francia il partito socialista è diviso a metà internamente; Jores leader ammazzato in un caffè, nuovo leader vota per entrare in guerra.
- Point Carré: tutti i francesi uniti contro i nemici (tedeschi), e viceversa in Germania (imperatore Guglielmo II): è finita la politica, il dialogo, ora si combatte, non ci sono più partiti ma un’unica nazione.
- In Inghilterra la sinistra vota a favore dell’entrata in guerra.
- Situazione particolare invece in Italia: il partito socialista si divide; non vota né a favore né contro: "né aderire né sabotare"; non si deciderà subito se entrare in guerra, la decisione sarà rinviata di un anno, durante il quale il Governo segretamente tratta con entrambi gli schieramenti – Churchill definirà l’Italia la "Puttana d’Europa".
L'ingresso in guerra nel luglio 1914 è celebrato dai giovani, cantato dagli intellettuali, perché si pensava sarebbe stata una guerra breve e indolore.
Alla fine della guerra nel 1918 in Francia, alla resa dei tedeschi, c’erano 15 milioni di morti in guerra + altri 15 milioni per malattia nell’anno successivo.
La guerra mondiale
"Mondiale": perché prima guerra totale, non solo per lo spazio geografico esteso che coinvolge più continenti, ma anche per altri aspetti:
Aspetto militare
- Ultima guerra del passato, guerra statica fatta di trincee; ma che introduce anche nuovi armamenti, come le vie aeree, il gas sui nemici e gli eserciti di leva: alla fine della guerra tutti i paesi hanno imposto la leva obbligatoria.
Aspetto economico
- Le economie dei paesi coinvolti vengono convertite a scopi bellici; si piega tutto alle esigenze belliche della nazione.
Aspetto sociale
- La guerra coinvolge tutti: gli uomini che la combattono e le donne che a casa devono portare avanti le attività in assenza dei familiari: il conflitto funge in qualche modo da acceleratore sociale, favorisce l’acquisizione dei diritti delle donne; dopo la guerra si ha la prima apertura nei confronti del suffragio universale in Europa.
- La reintegrazione nella vita civile dei sopravvissuti fu difficile: traumi fisici e mentali, isolamento.
Aspetto comunicativo
Guerra che si colloca in un contesto mediatico in continua espansione; nel decennio prima si vide l’espansione della stampa, grazie all’istruzione elementare resa gratuita ed obbligatoria tra gli anni 70 e 80 dell’Ottocento (In Italia nel 1877, Riforma Coppino).
Stampa definita come "quarto potere": i giornalisti possono filtrare le notizie; potere di raccontare gli eventi, ma anche di crearli. La prima guerra mondiale è caratterizzata dalla propaganda; durante la prima settimana tutti impongono la censura, per non lasciare che il popolo fosse influenzato dai nemici e per tenere alto l’umore della nazione.
Primo conflitto dove non c’era differenza tra chi combatteva e le retrovie: tutti erano mobilitati. Clemenceau: "ormai la guerra è diventata troppo seria per lasciarla in mano ai militari"; è in mano alla politica.
Dissoluzione di grandi imperi
Le principali potenze si danno appuntamento a Versailles il 18 gennaio alla fine della guerra, per ridefinire l’assetto internazionale.
- 32 paesi, 4 le principali potenze che dirigevano l’incontro, ovvero le vincitrici: Francia, Stati Uniti, Italia e Inghilterra.
- L’Italia cerca di ottenere dei territori, alla negazione i due rappresentanti se ne vanno sbattendo la porta, ma nessuno risponderà a tale gesto: evento significativo, perché in Italia viene alimentata una tendenza antipolitica. La classe politica non riesce a compensare i sacrifici del popolo durante la guerra.
Tutto ciò porta all’ascesa di movimenti estremisti, come il fascismo. Forte senso di umiliazione nazionale.
Interrogativo a Versailles: come trattare la Germania
Due principali idee: USA e Francia.
- L’America democratica voleva ristabilire la pace, Wilson scrive i suoi 14 punti, volti a favore dell’ordine internazionale pacifico.
- Clemenceau vuole la pace punitiva, rifiuta la pace democratica: vuole punire la Germania e renderla inoffensiva (punirla per la guerra franco-prussiana del 1870, ultimo tentativo per l’unificazione della Germania, che perde l’Alsazia e la Lorena – e stabiliscono che la Nazione sconfitta deve ripagare i danni a quella vincente).
La visione a prevalere sarà quella francese; per rendere immediato il messaggio Clemenceau fa convocare a Versailles un picchetto d’onore (5 soldati mutilati) e li fa posizionare dove sarebbero dovuti entrare i tedeschi; per rendere chiaro da subito che la Francia volesse vendicarsi.
Il 28 giugno 1919 la Germania sottoscrive il trattato di Versailles, che prevedeva sanzioni:
- Deve cedere l`Alsazia e la Lorena, alcune regioni orientali della Germania, vengono tolte tutte le colonie e suddivise tra le potenze vincitrici.
- Deve risarcire i costi della guerra: per 25 anni il 25% del PIL andava alle potenze vincitrici.
- Si voleva evitare il riarmo tedesco: divieto di avere un esercito di leva; esercito limitato a 100mila uomini, con armamento leggero; divieto di avere una marina di guerra (usata di solito per le colonie); la regione del Reno (la più ricca) viene gestita da eserciti stranieri.
Società delle Nazioni
Organismo teorizzato nei 14 punti di Wilson, che doveva racchiudere tutti i Paesi che volevano l’ordine internazionale, per evitare guerre.
- Gli Stati Uniti decidono di non partecipare (Wilson malato non si ricandida, viene eletto un repubblicano, il Senato vota contro la Società): ritengono che l’Europa sia troppo bellicosa, incapace di pace.
1920: inizia un periodo di isolazionismo americano; si disinteressano all’Europa (non intervennero a fermare la nascita di movimenti nazifascisti, nemmeno allo scoppio della II G.M. e quando Hitler avvia l’operazione Leone Marino verso l’Inghilterra, paese più affiliato con l’America).
La Società viene gestita principalmente da Francia ed Inghilterra; tenteranno anche di domare Hitler, cedendogli territori da lui richiesti.
La rivoluzione russa
Crolla il regime zaristico in Russia, "total revolution".
- Crollo del regime zaristico: Rivoluzione Russa sconvolgimento politico completo; totale cambio di regime, da un ancient régime a uno nuovo: il regime comunista, dal 1917.
- Comunismo inaspettato in Russia, i teorici (es. Marx) lo aspettavano più in Germania, per la maggior presenza di operai.
- Cambia l’ordine socio economico: da economia in cui esiste la proprietà privata, i latifondisti, i servi della gleba, si passa ad un’economia statalizzata: lo Stato determina la produzione; pochi mesi dopo saranno approvate leggi su aborto, divorzio e pareggio dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio.
- Riposizionamento internazionale: la Russia annuncia la sua uscita unilaterale dalla guerra, per inseguire una pace democratica (Lenin); si ritira anche da ogni organismo internazionale: isolamento totale dell’Unione Sovietica, che si sente minacciata, ritiene tutti gli altri Paesi potenziali nemici.
Contesto: nel 1905 ci fu la "Domenica di Sangue": durante una guerra tra Russia e Giappone, uomini, bambini ed anziani andarono a manifestare chiedendo del pane allo zar, la risposta furono spari a cannonate sulla folla; episodio che scalfisce l’immagine che i Russi avevano di Nicola II: lo zar generalmente era un "piccolo padre", ma Nicola II era uno zar malvagio.
Due le tappe fondamentali della Rivoluzione Russa: una a Febbraio 1917 ed una a Novembre.
- A Febbraio cade il regime di Nicola II per una rivolta degli operai nella capitale, che prendono possesso della proprietà dello zar.
- Al potere non andranno subito i bolscevichi; per qualche mese si susseguirono governi di coalizione, esclusi gli estremisti (zaristi e bolscevichi); gli obiettivi del governo erano: l’occidentalizzazione della Russia (modernizzazione, sviluppo dell’industria, avvio di strutture di tipo democratico); rimanere in guerra.
Lenin esiliato torna in Russia ad Aprile su spinta dei tedeschi: sapevano che Lenin voleva uscire dalla guerra (avrebbe agevolato la Germania contro la Francia); teorizza: la Russia è il Paese dove la rivoluzione è ormai più matura.
Ad agosto avviene un cambio di governo, ma l’assetto del Paese non cambia (ancora esclusi gli estremisti, ecc).
A settembre: tentativo di colpo di Stato di destra – dei generali della Marina guidati da Konilov, che vogliono ristabilire il potere dello zar; respinto dagli operai dei Soviet di Mosca e San Pietroburgo: maturano la paura del ritorno dello zar.
Trotsky accelera la rivoluzione – 23/24 ottobre 1917: prendono controllo di punti come il Palazzo d’inverno e attuano un colpo di Stato: la rivoluzione bolscevica.
Il Partito bolscevico era ora isolato, Lenin doveva legittimare la propria presa di potere: promette delle elezioni, che avverranno a Novembre ma avranno un verdetto negativo per i bolscevichi: il 58% dei voti ai socialrivoluzionari, solo il 24% ai bolscevichi.
Lenin quindi entra in parlamento con persone armate, sostenendo che le elezioni siano invalidate perché espressione della borghesia, mentre ciò che davvero conta è il parere degli operai – presa di potere definitiva, violenta, dei bolscevichi.
Isolamento interno ed esterno del partito: si distaccano anche da qualsiasi altro partito di sinistra d’Europa. Arrivati al potere:
- Decreto sulla pace (uscita di guerra).
- Decreto sulla terra: abolizione della proprietà privata nelle campagne, le terre non son più dei latifondisti ma dello Stato.
Primavera/estate 1918: Russia oggetto di invasione straniera, dal Mar Nero e dal Nord da parte di truppe inglesi e francesi, dall’Asia truppe Giapponesi ed Americane che si alleano con le armate bianche (truppe rimaste fedeli allo zar).
Scoppio della guerra civile – armate bianche vs armate rosse (bolscevichi, poi esercito sovietico).
Tra il 1918 e il 1920 il potere autoritario dei bolscevichi si rinforza.
- Creazione CECA, polizia politica (di partito).
- Tribunale rivoluzionario: obbligo di processare chi disobbedisce al governo (ristabilita anche la pena di morte); gli altri partiti sono fuori legge (come era successo con lo zarismo).
- Riorganizzazione dell’esercito: dei commissari politici controllavano l’ideologia dei soldati, in ogni reparto ce n’era uno che controllava la sintonia dei soldati col regime: punto di forza delle armate rosse, esercito omogeneo e fedele.
Le armate rosse vantavano maggiore coesione all’interno; gli stranieri ritirarono le truppe tra ’19 e ’20: notano che gli ideali comunisti iniziavano a propagarsi tra le loro truppe. Dal 1920 l’armata rossa afferrerà il controllo sulla Russia fino gli anni ’80.
- Bolscevichi ora visti come patrioti.
Lenin è il primo esempio di leader carismatico nel Novecento: una persona che ispira fiducia, ma non attraverso schemi logici o il ragionamento: fede; la vicenda segue due binari:
- Normalizzazione della sua figura: metodi semplici; non vuole la scorta.
- Santificazione da parte del partito: i fedeli creano un vero e proprio culto della persona, Lenin è figura mistica (come fu lo zar); questa visione avrà la meglio.
Agosto 1918: attentato di Fania Kaplan, militante socialrivoluzionaria che voleva punire Lenin, perché aveva tradito il processo rivoluzionario.
- Lenin sopravvive, peggiorano però le sue condizioni di salute.
- Attentato che viene celebrato dalla stampa comunista come un martirio, la figura viene paragonata a Gesù.
- In seguito, esecuzioni dei “rivali” + glorificazione del corpo ferito.
- Si crea un legame mistico tra: corpo di Lenin, corpo del partito, il popolo: Lenin è il partito, il partito è la Russia, la Russia è Lenin.
- Alla sua morte nel 1924, viene imbalsamato il corpo e conservato: difficoltà a scindere lui dalla Russia.
Stalin
Altra figura carismatica sarà Stalin, ma diversamente da Lenin, il culto è stato volontariamente creato da lui:
- Nascose il testamento di Lenin, che lo disprezzava.
- Modificò la storia del comunismo, fece credere di aver avuto un ruolo fondamentale nell’ascesa del movimento.
- Alla sua morte, la seconda grande potenza comunista (Cina) si rifiuta di prendere ordini ancora dall’Unione Sovietica, in quanto la Russia non aveva più la supremazia comunista.
- Nel 1956 ci furono rivolte: viene resa pubblica la verità sul personaggio di Stalin, in Ungheria e Polonia ci si chiede perché debbano tenersi leader scelti da lui.
L’Italia del primo dopoguerra: nuove forze politiche
L’Italia era ancora un Paese giovane, la guerra fu la prima occasione d’incontro tra gli italiani.
- Dopoguerra: forte insoddisfazione politica.
- Prime elezioni del dopoguerra: 1919.
- Socialisti 32%.
- Popolari (cattolici) 20,5%.
- Galassia liberale 40%.
I liberali, che avevano fino ad allora governato, vedono un forte abbassamento di consensi, mentre l’opposizione di conseguenza ne guadagna.
La politica diventa di massa, grazie al suffragio universale (solo maschile, ma non più limitato al solo 2% della popolazione) – nuova necessità di organizzare le masse.
- Organizzazione del territorio: un esponente in ogni sede, per fare propaganda.
- Ideologia: visione del mondo in cui riconoscersi – è questo il periodo in cui nascono le grandi ideologie politiche (cattoliche, socialiste comuniste, ecc.).
Nel 1919 Benedetto XV (ala riformatrice della Chiesa) attua l’integrazione dei cattolici in politica: Partito popolare italiano, guidato da Don Luigi Sturzo.
Il partito socialista si spacca in due correnti:
- Riformista – guidata da Turati: accettano le istituzioni, c’è la volontà di trasformare il Paese dall’interno.
- Rivoluzionaria – guidata da Gramsci, Togliatti: prevalentemente giovani, vogliono imitare la Rivoluzione Russa.
- 1921: Congresso del Partito: i rivoluzionari escono e fondano il partito comunista.
Intanto aumentano i gruppi nazionalisti, tra i quali, nel 1919, emerge Fasci di combattimento (Mussolini).
- Movimento complesso: ha idee sociali avanzate (es. difendere i lavoratori), a favore della Repubblica.
- Strategia su doppio binario: inizialmente Mussolini presenta il movimento come anticlericale e repubblicano, dopo circa un anno fa accordi con la Chiesa e dice al monarca di essersi sbagliato.
- Movimento basato su nazionalismo e violenza.
- Nel 1919 non ha consensi: li cercano tramite violenza ed alleanze – di nuovo, strategia su doppio binario.
Tra 1918 e 1920: biennio rosso – scontri; movimento che tocca fabbriche e campagne; rivendicazione dei diritti dei lavoratori.
- Tra 1919 e 1920 più di un milione e mezzo di lavoratori scende in sciopero.
Alle elezioni: i socialisti non vogliono alleanze, quindi si crea alleanza tra popolari e liberali.
- Giolitti (liberale): identificato con il passato; scelto principalmente perché sapeva gestire bene i parlamentari; ora però la politica era diventata di massa.
Nel 1920 si vede la fase culminante del biennio rosso: serrata; chiusura delle fabbriche per sottolineare la logica gerarchica: era sempre il proprietario a dare concessioni, ad avere il potere.
- I lavoratori occupano le fabbriche su ordine della FIOM (circa 400.000 operai).
- Giolitti a riguardo attua una linea di neutralità, non interviene: lavoratori e proprietari dovranno gestire la situazione tra di loro.