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Storia contemporanea

Che cos'è la storia contemporanea?

Se accettiamo che la storia contemporanea inizi dalla Rivoluzione Francese, accettiamo che la storia proceda per grandi cesure (grandi eventi). Ma questa è solo una delle tante interpretazioni della storia. Dunque, la storia contemporanea è una serie di eventi, o un processo continuativo che lega gli eventi tra di loro costruendo una continuità? Questo è difficile da stabilire. Probabilmente la storia è una continuità, la quale tende a mantenere determinati equilibri, mentre si verificano eventi che determinano grandi lacerazioni (crollo del regime comunista fine anni '80, attacco alle Torri Gemelle 11 settembre 2001).

Cercheremo di capire la struttura della contemporaneità a partire dai grandi eventi dalla Prima Guerra Mondiale fino alla caduta del regime comunista. La storia viene utilizzata in contesti pubblici, come quelli politici, per giustificare la posizione di una fazione o di un personaggio. L’uso pubblico della storia è una delle caratteristiche con cui oggi ci approcciamo ad essa (es. conoscere determinati avvenimenti politici tramite canzoni e film non attraverso i manuali di studio). Questo fa passare il senso dell’uso comune della storia, con il rischio che alcune produzioni artistiche che si rifanno alla storia non siano attendibili.

Memoria e storia

Un altro approccio alla storia è quello della memoria: la testimonianza memoriale è uno dei principali veicoli di conoscenza storica. La memoria non può in alcun modo essere confusa con la storia, perché è un filtro che trattiene alcune cose piuttosto che altre. Il modo in cui usiamo questo filtro non è quindi sempre chiaro, perché esso è soggetto a processi di rimozione, deformazione e censura: la memoria è un filtro che può essere deformato. La memoria/testimonianza è una delle tante fonti che lo storico ha a disposizione, insieme a quelle ufficiali e non (lettere, archivi). La storia viene ricostruita attraverso l’unione delle diverse fonti, cosa che oggi, con i mezzi di comunicazione di massa, non accade.

La periodizzazione

Studieremo il periodo che va dalla Prima Guerra Mondiale alla caduta del Muro di Berlino. Sono eventi - detto per questo “secolo breve” - che tagliano il Novecento che va dal 1914 al 1991. Il Novecento è un periodo omogeneo, che rispetta un cliché caratterizzato da una certa cultura. Il Novecento comincia con la Prima Guerra Mondiale, che è il primo evento della contemporaneità. È un evento sconvolgente da tutti i punti di vista, soprattutto perché cambia gli equilibri internazionali, che vengono regolati da personaggi politici che non sono più quelli di prima.

In particolare, emergono gli Stati Uniti e la Russia con la Rivoluzione d’Ottobre, che crea un altro agente politico: il socialismo reale, che diventerà l’Unione Sovietica. È un mondo che si regge tra l’equilibrio di questi due poli, un mondo che definiamo bipolare, in cui questi poli sono alternativi dal punto di vista politico ed economico. Da una parte il sistema capitalista americano, dall’altra l’economia del socialismo reale dell’Unione Sovietica. Sono due poli - non conflittuali in questo momento, che per tutto il periodo successivo riuscirà anche a collaborare - fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale contro un nemico comune: il fascismo.

Si parla della guerra dei trent’anni, dal '14 fino al '44/'45. Questa prima fase è quella più distruttiva: guerra, sistema economico distrutto, nascita dei totalitarismi (nazismo, fascismo e stalinismo). Questa prima fase termina dunque con la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i due poli diventano “guerra fredda”. Si tratta di due poli contrapposti, che si trovano in conflitto senza incrociare effettivamente le armi: è una guerra di propaganda. Questo periodo è chiamato “l’età dell’oro”: si verifica una crescita esponenziale del PIL degli stati, di occupazione, di istruzione, di numero di figli. L’età dell’oro, dopo le due guerre distruttive, finisce nel 1973. In quest’anno scoppia il famoso shock petrolifero, cioè una crisi economica che scaturisce dall’aumento dei prezzi del petrolio.

In questo momento, quando la risorsa maggiore di ricchezza fino a quel momento era stata il petrolio, ci si rende conto che essa non è una risorsa illimitata, infinita. Tutte le economie che si erano basate in maniera viscerale sul petrolio, cominciano ad acquistarne consapevolezza. Allo stesso tempo, anche i produttori di petrolio vanno in crisi: si determina la fine del sistema capitalista. Nel '73 si chiude questa fase espansiva.

Successivamente, questa crisi si trasferisce nel sistema comunista, in cui i paesi sovietici vedono crescere il malcontento economico e politico, fino a quando negli anni '80 arriva al suo culmine. Michail Gorbaciov tenta di salvare il sistema comunista, ma si rivelerà un tentativo inutile: il crollo del Muro di Berlino nel 1989 determina la fine del sistema comunista.

Questo mondo bipolare, che aveva attraversato diverse fasi, non esiste più: uno dei due poli è crollato. Ora il mondo deve reinventarsi nuovi equilibri, che si distaccano notevolmente da quell'omogeneità che c’era stata dal 1914 al 1945.

La Prima Guerra Mondiale

L’elemento più lacerante che giustifica una periodizzazione è il fatto che il secolo breve comincia con questa data. Perché è un evento così lacerante? È un conflitto che ha mietuto un numero di vittime tra i 10 e i 12 milioni, in tutti i fronti della guerra. La guerra che aveva fatto contare più vittime fino a quel momento era stata quella civile americana, in cui erano morti all’incirca 800mila civili e soldati. La differenza, soltanto dal punto di vista quantitativo, è abissale. 12 milioni di morti significa che le famiglie hanno subito dei lutti, un contatto con un grado di separazione con la morte (conoscere un congiunto morto in guerra). Questo significa che c’è un incontro con quella che possiamo definire la “morte di massa”.

Dunque, la capacità di periodizzazione di questo evento deriva dalla dimensione quantitativa, perché il numero di morti determina un cambiamento storico-sociale.

L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo ha quindi avuto un ruolo cruciale nell’avvento della guerra? Senza quell’evento non si sarebbe verificata? Questo è molto improbabile. Quello che accade all’arciduca è un evento assolutamente fortuito, casuale. L’arciduca Ferdinando e la moglie si recano a Sarajevo, perché si parlava di una coppia imperiale in crisi, quindi avevano bisogno di un’occasione per farsi vedere insieme. L’arciduca non avrebbe nemmeno voluto andare a Sarajevo, era stato informato di organizzazioni terroristiche, ma poi decide diversamente: “non mi farò mettere sotto una campana di vetro”.

Partecipa quindi a vari eventi. La polizia aveva previsto una scorta molto povera per l’arciduca: una sola macchina. A Sarajevo ci sono da tempo delle bande di serbi che avevano pensato di organizzare un attentato ai danni della famiglia imperiale, quindi l’arrivo dell’arciduca è l’occasione perfetta. Dunque si disperdono tra la folla, che si assiepa ai lati delle strade dove passano le due vetture (quella dell’arciduca e quella della scorta) con delle pasticche di cianuro. Quando il corteo passa, uno di questi terroristi rompendo gli accordi lancia una bomba. Quest’ultima rimbalza sulla capotta della vettura dell’arciduca, finendo sulla vettura della scorta e ferendo gli uomini all’interno.

Viene quindi portato in sicurezza l’arciduca con la moto, e le vetture dovevano continuare il tragitto. L’arciduca decide però di tornare indietro, per andare a trovare gli uomini della scorta che erano stati feriti. Il giovane Gavrilo Princip si ritrova così a veder passare la vettura dell’arciduca davanti a lui, quando era già convinto del fallimento dell’attentato. Spara due colpi, uno alla moglie dell’arciduca e l’altro a Francesco Ferdinando: muoiono entrambi. Muore prima lei, con il marito che le dice “non morire, rimani viva per i tuoi figli”, ma si spegneranno entrambi.

Alla cena di nozze della principessa Victoria Louise di Prussia, a Berlino (Palazzo Reale) nel 1913, ci sono i principali esponenti che un anno dopo daranno vita alla guerra: sono i capi di stato. Tutti gli stati europei tranne San Marino, Svizzera, Francia e Portogallo erano monarchie legate fra di loro da vincoli di parentela (i loro capi erano soprattutto cugini). Questa cena provocò “effetti più durevoli delle solite visite di Stato”: infatti un anno dopo scoppia la guerra.

Quindi, nell’avvento della guerra, ha più centralità l’attentato oppure i diversi rapporti di famiglia tra le monarchie? L’erede al trono d’Austria viene ucciso, e questo giustifica il rovinare della situazione politica che porta fino all’ingresso in guerra degli altri stati. Non era però il primo regicidio della guerra, bensì un evento quasi “normale”, che accadeva di frequente. Sin da 20 anni prima della guerra si erano succeduti degli attentati terroristici ai danni dei capi di stato.

  • 1894 viene ucciso il Presidente della Francia
  • 1896 lo Scià di Persia
  • 1897 il Presidente dell’Uruguay
  • 1897 il Primo ministro di Spagna
  • 1898 Presidente del Guatemala
  • 1898 l’Imperatore d’Austria
  • 1899 il Presidente della Repubblica Dominicana
  • 1900 il Re d’Italia
  • 1901 il Presidente degli Stati Uniti
  • 1903 Re e Regina di Serbia
  • 1905 Primo ministro della Grecia
  • 1907 Primo ministro della Bulgaria
  • 1907 Primo ministro di Persia
  • 1911 Primo ministro Russia
  • 1912 Primo ministro Spagna
  • 1913 Presidente del Messico
  • 1913 Re di Grecia

Il regicidio è uno strumento di lotta normale in quel periodo, i capi di stato sanno che quello è un rischio che loro corrono. Ci sono le varie polizie di stato più o meno segrete che tengono d’occhio i re. Quindi l’attentato di Sarajevo non è altro che uno dei regicidi che avvenivano: non poteva essere quello l’evento ad aver scatenato uno dei più grandi conflitti della storia.

Impiccagione di Cesare Battisti

Cesare Battisti è il leader indiscusso degli irredentisti. Quello sopra di lui è il boia, ovvero colui che ha materialmente eseguito la sentenza. Solitamente intorno a un cadavere vediamo disperazione, mentre qui c’è solo soddisfazione. È un’immagine che va nei giornali dell’epoca, che circolano nei luoghi in cui Battisti ha fatto propaganda e ha combattuto. Diventa quindi un messaggio preciso: “questa è la sorte che fa chi si mette contro di noi”.

Il corpo del nemico ucciso diviene così durante la Prima Guerra Mondiale uno strumento di propaganda, cessando di essere qualcosa che viene nascosto. È un messaggio rassicurante per le file interne, un messaggio di vittoria contro la parte avversa. La campagna in Libia (1911-1912) era stata condotta anche con le macchine fotografiche: sono i primi “reporter di guerra”. Vengono mostrate immagini raccapriccianti, con corpi straziati che venivano fotografati.

Tale morte non veniva però esposta in maniera plateale, ma i soldati le mostravano a poche persone, non dovevano rappresentare un messaggio per tutta la società: gli storici le hanno scoperte solo molto tempo dopo. Questa immagine no, viene mostrata nei giornali, ad ammonire da una parte, e a rassicurare dall’altra. Il corpo del nemico è ora uno strumento da utilizzare per la propaganda.

Anche la stampa ha una struttura triangolare, gerarchica, ma al contrario della fotografia al suo vertice troviamo Battisti. Deve celebrare dunque la morte dell’eroe. L’immagine mostra la fine di un delinquente, la stampa la fine dell’eroe che, ancora vitale con il petto in fuori, con espressione fiera e senza paura si rivolge verso il boia.

Abbiamo anche qui civili e militari sotto, ma i militari sono tutti di spalle e con il capo chino; mentre i civili sono donne e bambini che piangono, straziati dal dolore. Da allora in poi la propaganda di guerra si basa su questo tipo di rappresentazioni. In questo caso, si tratta di due narrazioni opposte. Il corpo del nemico del soldato rappresenta il centro di questa guerra.

  • Uccisione di Ferdinando = caso fortuito
  • Il regicidio è un evento normale
  • Le monarchie europee sono tutte legate tra loro da vincoli famigliari/parentali, possono misurarsi tra loro anche a cena, non hanno bisogno di un capo da battaglia
  • La Prima Guerra Mondiale ha strumenti nuovi, sono quelli tradizionali potenziati (12 milioni di morti)

È una guerra nuova, già dal nome “guerra mondiale”. C’è chi la chiama “grande guerra”, perché per la prima volta coinvolge tutto il pianeta. Quello che scoppia, che brucia, è la vecchia Europa, i vecchi centri del potere che fino a quel momento avevano retto gli equilibri. In quelle generazioni mancano gli uomini.

Si tratta di un elemento centrale: per la prima volta la guerra mette in contatto la società con la morte di massa. Che cos’è la morte di massa? È una poderosa raffigurazione della produzione in serie, una produzione in serie di morti. Quello che conta è il numero, la quantità: “quanti morti riesco a produrre”. Il fatto che così tante persone vengono a contatto con un grado di separazione con la morte, significa che si verifica una familiarizzazione con la morte. La società moderna, in qualche modo, viene familiarizzata alla violenza e alla morte in maniera quasi quotidiana.

Trova quindi un modo per esorcizzare la paura verso di esse, tant’è che dopo 4 anni di guerra le società contemporanee sono quasi anestetizzate nei riguardi della morte. Questo produce un processo di brutalizzazione della politica, cioè il fatto che il messaggio politico venga veicolato dalla violenza non scandalizza più nessuno. Tale processo condurrà ai genocidi della Seconda Guerra Mondiale. La guerra non è un evento fine a sé stesso, infatti la morte di massa conduce ad un’accelerazione nel processo di modernizzazione della storia già in corso. La guerra accelerò gli avvenimenti che porteranno alla presa di potere di Mussolini, accelera la ristrutturazione degli equilibri politici, la maggior affluenza delle masse nei destini della politica, l’inclusione delle donne nella società.

La guerra accelera alcuni processi che porteranno il mondo politico, economico, culturale, sociale ecc in una fase completamente diversa rispetto a quella del passato. L’Europa prima e dopo la Grande Guerra: il fulcro intorno al quale girava tutta la politica, cioè l’impero austroungarico, non esiste ormai più. La vecchia conformazione del mondo, basata sulla centralità dei tre imperi (austroungarico, ottomano e russo), cessa di esistere.

La guerra e le sue conseguenze

In che cos’è diverso il mondo dall’inizio alla fine della guerra? Qual è la differenza tra il '14 e il '18? L’atteggiamento di studio della storia è piuttosto eurocentrico. Ma questo è sbagliato, perché soprattutto dal '18 in poi il fulcro del mondo si sposta dall’Europa, con equilibri economici e politici internazionali. Sappiamo che in Italia, per tutta la grande guerra, le posizioni si dividono tra interventisti e neutralisti. Ma in realtà la guerra frantuma le posizioni politiche, spacca i partiti politici come ad esempio quello liberale.

Non ci sono posizioni univoche all’interno del partito liberale, ad esempio Giolitti non è favorevole alla guerra e sostiene che si può ottenere quello che si vuole con soluzioni diplomatiche. Anche gran parte del partito socialista è contrario alla guerra, perché ritiene che ci sia un’altra guerra da combattere: quella di classe, tra borghesi e capitalisti. Eppure anche dentro il partito socialista ci sono voci contrapposte, la più famosa che conosciamo è quella di Benito Mussolini che si dichiara senza mezzi termini completamente a favore dell’intervento. Questo scatenerà il subbuglio, ma riceverà anche tanti appoggi da coloro che erano convinti che la guerra dovesse essere combattuta.

Non ci sono quindi posizioni univoche, fatta eccezione per i partiti nazionalisti: nati e affermati tra l’Otto e il Novecento allo scopo di portare la politica europea sull’orlo della crisi irreversibile; vendicando diritti, territori e superiorità per la propria nazione, che di fatto portano alla distruzione di quest’ultima.

Nel 1914 la situazione era matura per rovesciare il paese. Ma chi va al fronte a combattere la guerra? Chi sono e perché vanno a fare questa guerra? Le motivazioni con cui un soldato combatte non sono mai le stesse. Citiamo in proposito delle lettere che provengono dal fronte.

  • Sono soldati entusiasti, che scrivono di una guerra della civiltà contro la barbarie (cliché che accompagna tutte le guerre dall’origine fino alla contemporaneità). Gli italiani sono la civiltà e gli austriaci sono la barbarie. Sono soldati che scrivono di combattere perché sono convinti di rice...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinamati01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Martellini Moreno.
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