Storia contemporanea dal 1789 al 1870
La Rivoluzione francese
Situazione economica, finanziaria, politica e sociale prima della Rivoluzione
1774: avvento di Luigi XVI sul trono di Francia. Inizia un periodo di difficoltà finanziaria, economica, politica e sociale. Fino al 1780 l’industria e il commercio erano stati ottimi ma uno dei punti più deboli era l’arretratezza dell’agricoltura. La terra è estremamente frazionata, suddivisa in modo ereditario e gravano gli oneri delle decime agli ecclesiastici, dei diritti feudali ai signori e delle imposte statali.
Nel corso del Settecento, oltre a un grande incremento demografico, si verifica un grande aumento dei prezzi agricoli a danno delle masse. Il livello di vita delle classi popolari in campagna e in città peggiora, in contrasto con la grande prosperità delle classi agiate. Aumenta notevolmente l’alfabetizzazione, si diffondono le idee illuministe (eguaglianza dei diritti e sovranità popolare) e si sviluppa sempre di più la scristianizzazione, indebolendo il rispetto per le gerarchie sociali e la rassegnazione alle ingiustizie.
La borghesia, al suo interno eterogenea, aspira a nobilitarsi mescolandosi alla nobiltà, al cui interno c’è una maggioranza relativamente povera ed esclusa dal mondo della corte e dei Lumi, attaccata ai privilegi di nascita. La crisi finanziaria francese è dovuta all’insufficienza delle entrate rispetto alle spese e l’inefficienza e la maldistribuzione del sistema tributario. Due strategie principali: 1. Tentata senza successo da Turgot nel 1775: spostare il peso delle tasse sulla proprietà terriera e sperare nell’incremento delle entrate. 2. Intrapresa dal controllore delle finanze del 1776 Necker: riduzione delle spese e degli sprechi. Necker viene licenziato nel 1781 perché aveva reso pubblico il bilancio della monarchia.
Le premesse alla Rivoluzione: crisi finanziaria e bisogno di una Costituzione
Nel corso degli anni Ottanta due controllori generali, Calonne e Loménie de Brienne, propongono dei progetti di riforma che prevedono una nuova imposta fondiaria, la sovvenzione territoriale, proporzionale alla rendita e gravante su tutti i proprietari, anche su nobili ed ecclesiastici. I notabili e il Parlamento di Parigi però si oppongono, anche grazie alla diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti di riforme calate dall’alto.
Si decide per l’imminente convocazione degli Stati generali per migliorare l’economia ma soprattutto per dare alla Francia una nuova Costituzione. Nel gennaio del 1789 viene emanato un regolamento elettorale che decide il raddoppiamento della rappresentanza del Terzo Stato. Intanto una grave carestia provoca miseria e disoccupazione e quindi un riversamento nelle città di vagabondi e mendicanti e numerose sommosse contro carovita e tasse.
La creazione dell’Assemblea Nazionale Costituente
5 maggio 1789: riunione a Versailles degli Stati generali, divisi quasi a metà tra Terzo Stato e gli altri due ordini sommati. Tra il clero ci sono numerosi parroci solidali col Terzo Stato e tra i nobili ci sono parecchi nobili liberali tra cui il marchese di La Fayette. I deputati borghesi propongono di riunirsi in una sola assemblea provocando il rifiuto di nobili e clero.
17 giugno 1789: i deputati borghesi assumono il nome di Assemblea Nazionale e si radunano in un nuovo luogo. Poco dopo il clero e i nobili più illuminati si uniscono a loro.
9 luglio 1789: l’Assemblea nazionale prende il nome di Assemblea Costituente. La corona intanto prepara un colpo di forza contro l’Assemblea radunando mercenari. Di fronte al pericolo si decide per la formazione di una milizia borghese, ma il popolo si muove per conto proprio.
Dalla presa della Bastiglia alle riforme dell’Assemblea
14 luglio 1789: una folla di artigiani e bottegai prende la fortezza della Bastiglia. Il governatore della fortezza, de Launay, resiste per poco prima di arrendersi e subire il massacro. Il re, intimorito, fa ritirare i mercenari.
Nella seconda metà di luglio in tutta la Francia si verifica una rivoluzione municipale: si costituiscono nuovi organismi municipali fedeli all’Assemblea nazionale e si creano le milizie (Guardia Nazionale). Contemporaneamente nelle campagne si svolgono dei disordini antifeudali chiamati Grande Paura. Allora l’Assemblea decide l’eliminazione del regime feudale e l’abolizione dei privilegi ma non in modo totale: l’agitazione nelle campagne dura fino all’abolizione totale del 1792-93.
26 agosto 1789: approvata dall’Assemblea la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: afferma le libertà di pensiero, parola, stampa, l’uguaglianza dei cittadini maschi di fronte alla legge, la divisione dei poteri e la sovranità popolare. Il re non è però disposto a concedere la sanzione necessaria per conferire ai decreti vigore di legge.
5-6 ottobre 1789: una folla seguita dalla Guardia Nazionale comandata da La Fayette marcia verso Versailles. Il re allora decide di approvare i decreti e di trasferire la corte a Parigi nel palazzo delle Tuileries. Anche l’Assemblea si trasferisce a Parigi, nella sala del Maneggio.
Alla fine del 1789 si afferma la Società degli amici della Costituzione che prende poi il nome di giacobini dal luogo di riunione, un convento di domenicani (jacobins). Nel 1790 si costituisce il più radicale club dei cordiglieri, tra cui Danton. Si assiste ad una rapida politicizzazione delle masse parigine, anche grazie al ruolo della stampa periodica e degli incontri nelle piazze e nei circoli. Con l’aggravarsi dei contrasti sociali prende forma tra 1791 e 1792 la figura del sanculotto, il popolano parigino (artigiano o piccolo commerciante) pronto alla violenza rivoluzionaria.
Gennaio 1790: l’Assemblea Costituente emana nuovi quadri amministrativi. Il territorio nazionale viene diviso in 83 dipartimenti divisi in distretti, a loro volta divisi in comuni. Da questo rinnovamento municipale prende il via un movimento della federazione, una proclamazione del basso dell’unità nazionale. Vengono dettate nuove regole per l’amministrazione della giustizia, realizzando la completa separazione del potere giudiziario dal legislativo e la fine della venalità delle cariche.
I beni del clero vengono incamerati dallo Stato e viene approvata dall’Assemblea una costituzione civile del clero che riorganizzava radicalmente la Chiesa francese, facendo coincidere le diocesi con i dipartimenti e rendendo vescovi e parroci dei funzionari pubblici. Alla fine del 1790 viene imposto al clero un giuramento di fedeltà alla Rivoluzione: la maggior parte si oppone e il clero si divide tra costituzionale e refrattario.
Dalla fuga di Varenne alla nuova Costituzione monarchica
Nell’estate del 1791 la famiglia reale tenta la fuga, dividendo le forze rivoluzionarie: Robespierre e Marat chiedono la deposizione del re, il resto dell’Assemblea fa finta che il re sia stato rapito. I cordiglieri organizzano una manifestazione per chiedere la Repubblica ma la Guardia Nazionale la blocca. Intanto all’interno dei giacobini si separa l’ala moderata maggioritaria dei foglianti con a capo La Fayette.
4 settembre 1791: approvata la nuova Costituzione monarchica con Parlamento monocamerale (Assemblea legislativa), preceduta dalla Dichiarazione dei diritti. Formalmente l’esecutivo spetta al re ma in realtà è l’Assemblea legislativa, nuova rappresentanza nazionale, composta da una maggioranza di foglianti e una minoranza di giacobini, i quali in ogni caso riuscirono ad imporre la propria egemonia grazie all’appoggio esterno di Robespierre nel club dei giacobini e alla migliore organizzazione. Si distingue tra cittadini attivi (4 milioni), con diritto di voto, e passivi (3 milioni).
È una Costituzione censitaria ma la rendita per poter votare è comunque bassa. Ci sono circa 100000 cittadini eleggibili: si punta ad un ceto dirigente elitario formato da una borghesia di proprietari benestanti poiché la rendita di chi vuole essere eletto viene tassata. Vengono espresse istanze liberali più che democratiche: c’è l’idea di libertà e di sovranità nazionale più che di uguaglianza e sovranità popolare. La svolta rispetto al sistema inglese è la divisione del potere giudiziario e il rifiuto della camera ereditaria (per paura di nobili e clero).
L’inizio della guerra e la caduta della monarchia
A causa del carovita dovuto al pessimo raccolto del 1791 si verificano nuove sommosse popolari. I brissottini (sinistra di Brissot) assumono un atteggiamento intransigente che puntava all’orgoglio nazionale e al risentimento contro le potenze straniere, politica appoggiata dalla corte che spera nella disfatta del Paese. Nel 1792 il re sostituisce i ministri foglianti con dei brissottini nell’Assemblea legislativa e in aprile si propone di dichiarare guerra all’imperatore Francesco II (re di Boemia e d’Ungheria), ma l’offensiva fallisce e si intensificano i contrasti e le accuse di tradimento contro la corte e i nobili. Nell’estate viene proclamata la “patria in pericolo” e arrivano federati da tutta la Francia. Il comandante delle truppe nemiche, Brunswick, minaccia la distruzione di Parigi in caso di oltraggi alla famiglia reale.
10 agosto 1792: viene creata la Comune insurrezionale (nuova municipalità) e le Tuileries vengono assaltate. L’Assemblea legislativa vota la deposizione del monarca, il riconoscimento della Comune e la creazione di un esecutivo provvisorio. La caduta della monarchia coincide con una nuova fase rivoluzionaria in cui alla rappresentanza nazionale legale subentra la sollevazione popolare delle masse di sanculotti, che prendono il vero potere di fatto.
La Repubblica giacobina
Le misure di rigore della Prima Repubblica
Nel mese successivo alla caduta della monarchia l’Assemblea legislativa e la Comune adottano misure di rigore: arresto dei sospetti, espulsione dei preti refrattari, leve di soldati intorno a Parigi. Tutto ciò a causa del timore dell’esercito prussiano nel nord-est del Paese e dell’ossessione del complotto aristocratico. Ai primi di settembre 1792 i sanculotti invadono le carceri di Parigi e massacrano un migliaio di detenuti sospettati di tramare contro la Rivoluzione. Il ministro della giustizia Danton non interviene.
La Convenzione nazionale e la morte del re
Viene abolita formalmente la monarchia (21 settembre) dalla nuova Assemblea della Convenzione nazionale, a cui spetta il potere esecutivo. I foglianti sono quasi inesistenti. La maggioranza brissottina viene chiamata girondina e costituisce uno dei due schieramenti principali insieme ai montagnardi, sensibili alle rivendicazioni dei sanculotti. Il resto fa parte della Pianura o Palude, oscillante tra i due partiti contrapposti.
La contrapposizione si approfondisce nella decisione delle sorti del re, prigioniero: i montagnardi Robespierre e Saint-Just lo considerano nemico della nazione. Nel gennaio del 1793 il re viene ghigliottinato.
Guerre, carovita e rivolta della Vandea: la creazione dei comitati
Con l’annessione di alcuni territori tra cui Belgio e Savoia si allarga rapidamente la prima coalizione antifrancese in Europa. Nei primi mesi del 1793 la Convenzione dichiara guerra a Inghilterra, Olanda e Spagna (poi si aggiungeranno Belgio e Stati tedeschi e italiani). Alle prime sconfitte rivoluzionarie si aggiunge l’agitazione del carovita, organizzata dagli arrabbiati, fautori della proposta del calmiere dei prezzi.
A marzo esplode la rivolta della Vandea in occasione della leva militare: sono contadini mossi dalla difesa della religione e dall’odio verso la città e i patrioti. Gli insorti si danno il nome di Grande Armata cattolica e reale. La rivolta sarà definitivamente consumata nel dicembre del 1793. La Convenzione vara una serie di misure eccezionali come il Tribunale rivoluzionario e la creazione dei Comitati di sorveglianza e di salute pubblica, che formalmente vigila sull’operato del Consiglio esecutivo ma in realtà acquisisce il potere esecutivo di fatto (Robespierre e Danton membri).
Provvedimenti economici
La Convenzione punta al liberismo. I montagnardi, a differenza dei girondini, vengono incontro alle richieste dei sanculotti quindi in maggio viene votato il calmiere maximum dei grani e delle farine. I girondini si ribellano e i sanculotti parigini compiono un colpo di forza: il 2 giugno fanno votare sotto minaccia delle armi l’arresto di deputati e ministri girondini, facendo vincere la Montagna ma a prezzo di una nuova mortificazione della sovranità parlamentare.
L’inizio del Terrore dell’anno II
Nell’estate del 1793 il territorio francese è invaso a nord dagli austriaci e a sud dei piemontesi, la Grande Armata cattolica e reale assedia Nantes e si diffonde la protesta contro il colpo di forza sanculotto (insurrezione federalista).
25 giugno 1793: Approvata la Costituzione dell’anno I, democratica, che però non entrerà mai in vigore. Il Comitato di salute pubblica viene indirizzato sempre più verso la sinistra estrema. Fino alla fine di luglio c’è la dittatura del Comitato che si sostituisce ai ministri dominando la Convenzione. L’esigenza dell’accentramento del potere entra in contraddizione con le rivendicazioni democratiche del popolo. A partire da settembre il Comitato di salute pubblica, accompagnato dal Comitato di sicurezza generale, diventa il coordinatore di tutta la politica nazionale.
Le riforme del Comitato di salute pubblica
- Estate 1793: abolizione di tutti i diritti signorili.
- Campagna di scristianizzazione da parte dei gruppi Hebertisti. Si riduce l’area del consenso rivoluzionario a causa del radicamento del sentimento religioso. Robespierre, ostile all’ateismo, interviene per porre un freno alla scristianizzazione.
- Riforma del calendario: l’anno I inizia con la proclamazione della Repubblica. Volontà radicale di rifondazione e rigenerazione delle istituzioni, della religione, della vita sociale e del costume.
Il rafforzamento del potere di Robespierre
Nei primi mesi del 1794 Robespierre, appoggiato da Saint-Just e Couthon, attacca sia la sinistra di Hebert, che vede il governo come una minaccia per la democrazia, che gli indulgenti di Danton, i quali vogliono ripristinare le libertà costituzionali. Vengono tutti ghigliottinati, rafforzando il Comitato di salute pubblica seppur erodendo il consenso delle masse e all’interno della stessa Convenzione.
La caduta di Robespierre
Nell’estate del 1794 si apre la strada all’occupazione del Belgio e si intensifica il Terrore. 26-27 luglio 1794 (8-9 termidoro): complotto della Convenzione e di alcuni membri del Comitato contro Robespierre, arrestato insieme a Saint-Just e Couthon e ghigliottinato. Subito dopo la caduta di Robespierre imperversa il Terrore bianco contro i giacobini e i sanculotti, anche ad opera della nuova gioventù dorata.
Il Direttorio
I mutamenti istituzionali ed economici dopo la caduta di Robespierre
Dopo la caduta di Robespierre la Convenzione cerca di limitare i mutamenti istituzionali. Viene soppresso il Tribunale rivoluzionario, i poteri del Comitato di salute pubblica vengono limitati al massimo, vengono riammessi nella Convenzione i girondini e viene chiuso il club dei giacobini. Nel dicembre del 1794 viene abolito il maximum provocando l’aumento dei prezzi e la miseria delle classi popolari. Allora nella primavera del 1795 i sanculotti invadono la Convenzione invocando “pane e costituzione del ‘93” ma si ritirano senza nulla di fatto. Segue una sistematica epurazione dei montagnardi che pone fine al movimento popolare.
La nuova Costituzione e il Direttorio
22 agosto 1795: approvata la Costituzione dell’anno III alla cui Dichiarazione dei diritti si aggiunge una Dichiarazione dei doveri (sottomissione alle leggi e all’autorità). Essendo il nuovo governo dei territoriali una Repubblica moderata borghese lo sbarramento di censo per l’elettorato passivo è molto alto ma per gli elettori attivi si pone il modesto limite di saper firmare. Sono previste due camere: Consiglio dei Cinquecento e degli Anziani. L’esecutivo spetta a un Direttorio di cinque membri eletti dagli Anziani.
Filomonarchici e nuovi giacobini
La pubblica opinione si evolve sempre più in senso moderato e i membri della Convenzione temono una vittoria dei monarchici, quindi tentano di impedirne l’ascesa alle Camere. Allora i filomonarchici organizzano un’insurrezione, repressa dal generale Bonaparte. Alla corrente filomonarchica si aggiunge una ripresa del movimento giacobino stimolata dal malessere sociale.
Nell’inverno del 1795-96 viene organizzata da Gracchus Babeuf la congiura degli eguali, che prevede un comunismo della distribuzione (abolizione della proprietà privata e comunanza dei beni) e la teorizzazione di una fase transitoria di dittatura rivoluzionaria (premessa della dittatura del proletariato). La congiura viene scoperta dal Direttorio e in primavera vengono tutti condannati a morte.
La repressione della destra monarchica
Il Direttorio deve affrontare problemi come la crisi finanziaria, la divisione religiosa del paese e la conduzione della guerra. Nell’inverno del 1797 si ha un’enorme bancarotta che accresce la dipendenza del Direttorio dai banchieri, appaltatori e generali. Si diffonde la corruzione a discapito del sistema politico.
Marzo 1797: vittoria della destra monarchica nelle elezioni per il rinnovo delle assemblee legislative. Il Direttorio decide per il colpo di forza: ai primi di settembre (fruttidoro) le elezioni sono dichiarate nulle e seguono arresti, chiusure di giornali e circoli di destra. La Repubblica viene salvata a prezzo della fine della restaurata legalità della Costituzione dell’anno III e della soggezione del potere politico a quello militare.
La guerra contro la coalizione: le vittorie di Napoleone in Italia
Riconosciuto nella monarchia asburgica il punto debole della coalizione il Direttorio organizza un attacco.
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