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Cronologia '800: il secolo XIX e l'epoca della borghesia

L’800 viene definito il secolo del trionfo della borghesia sia dal punto di vista politico, sociale ed economico. Grazie alla rivoluzione francese, come modello di ispirazione dei principi liberali, infatti durante l’800 in tutti i più avanzati paesi europei la classe borghese, in contrasto con l’aristocrazia feudale (o quanto restava dell’antico regime basato sui ceti), progressivamente prende il dominio della società ed impone delle costituzioni liberali, modificando così radicalmente la vecchia concezione dello stato: contano sempre meno i privilegi di nascita a favore delle capacità individuali.

Contemporaneamente si espande la rivoluzione industriale (carbone, acciaio, vapore) che sconvolge la precedente struttura economica, basata sull’agricoltura e sull’artigianato: all’artigiano subentra l’operaio, all’oggetto artigianale il prodotto industriale, si sfruttano nuove fonti di energia e si diffondono nuove tecnologie radicalmente diverse (macchine a vapore, nuovi macchinari) che aiutano e velocizzano il lavoro dell’uomo. Il sistema economico capitalista soppianta i modi di produzione e l’economia preindustriale (e la classe sociale ad essi legata: l’aristocrazia).

In contemporanea (e in connessione) con questo impetuoso sviluppo economico si espande il colonialismo. Alla fine del secolo tutta l’Africa e quasi tutta l’Asia, fanno eccezione solo il Giappone e la Cina, sono colonizzati dalle potenze europee (in primis Gran Bretagna e Francia) questi grandi imperi coloniali offrono sia materie prime che sbocchi mercantili esclusivi alle nascenti industrie europee.

La rivoluzione industriale inglese

Definita la più grande trasformazione della vita umana in tutta la storia universale, la rivoluzione industriale avvenuta a fine '700 in Inghilterra rappresenta il passaggio da una produzione di tipo manifatturiero a quello di tipo industriale. All’inizio la produzione industriale è caratterizzata da industrie leggere, principalmente tessili, e dall'impiego di manodopera scarsamente qualificata. Nel corso dei decenni successivi questa concezione e la tipologia delle industrie muterà assumendo i connotati odierni (catene di montaggio, operai qualificati, ecc.).

La rivoluzione industriale oltre che sul lavoro ebbe impatto anche sulle città infatti tutte le attività produttive furono concentrate nei centri città (esempio tipico fu la città di Manchester che in poco tempo passò da 17.000 a 180.000 abitanti). Le città vengono occupate dalle famiglie degli operai che vanno ad occupare interi quartieri, creando così sobborghi sovraffollati. L’enorme produzione industriale inglese necessitava però di un mercato più ampio e della creazione di una vasta area di esportazione, questa fu una delle cause che favorì la nascita dell'impero coloniale inglese (a fine ‘800, un quarto della popolazione mondiale era sotto il dominio inglese!). L'Inghilterra all’epoca, data l’enorme produzione industriale che la caratterizzava, fu definita l'officina del mondo.

Cause della rivoluzione industriale

  • La rivoluzione agraria (ridistribuzione delle terre per lo più ai latifondisti), con conseguente richiesta di macchinari agricoli.
  • Politica economica, nel 1774 fu abolita la legge che vietava la produzione di stoffe di cotone (importate fino ad allora dall’India).
  • Ingenti investimenti e l’impiego di enormi capitali hanno permesso l’avvento della rivoluzione industriale.

Effetti della rivoluzione industriale

  • Cambio radicale della società: nascita delle città che tutt’oggi costituiscono il modello dominante anche sul piano del costume.
  • La nascita dell'industria intaccò la società stessa portando alla formazione di una nuova classe sociale: quella degli operai.

La rivoluzione francese (1789-1799) e Napoleone (1799-1815)

La rivoluzione francese ha la sua data simbolo nel 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia. Questa rivoluzione farà da modello a tutte le seguenti rivoluzioni ottocentesche fino a comprendere quella russa del 1917 e rappresenta simbolicamente lo spartiacque tra storia moderna e storia contemporanea. La rivoluzione francese cambia anche il rapporto tra violenza e politica e le sue evoluzioni, infatti a partire dalla presa della Bastiglia in poi, la violenza si fa strumento di una vasta e diretta partecipazione popolare in tutte le sue diverse forme.

La rivoluzione francese abolì la monarchia ed il regime feudale ed i relativi privilegi ad essi legati. Vennero separati i vari poteri per garantire le principali libertà quali: di opinione, di stampa, di culto. Furono ridistribuite le terre mettendo all'asta le proprietà della Chiesa e della nobiltà. Durante la rivoluzione francese vengono introdotti nuovi concetti: fanno la loro prima apparizione l’idea di nazione e di stato liberale. Il capolavoro però della rivoluzione francese è l’emanazione della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (fondamento delle future carte costituzionali).

La molla che innesca la rivoluzione è costituita dai problemi finanziari del regno: il malcontento, il desiderio di mutamento, le difficili condizioni economiche in cui versava il terzo stato (il popolo) [Regime piramidale: Monarca - Clero/Nobiltà - terzo stato] portarono alla rivoluzione. Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi scende in piazza impossessandosi della prigione della Bastiglia per rifornirsi di armi, costringe il re a trasferirsi da Versailles a Parigi dove il governo municipale può controllarlo meglio. Con il passare del tempo la rivoluzione francese assume connotati più radicali, le redini del comando passano ai giacobini (chiamati così per il fatto che si riunivano nel convento domenicano di San Giacomo a Parigi) il loro leader era Robespierre, questo passaggio fu favorito di fatto dal comportamento del re che con il suo tentativo di fuga rafforzò la componente rivoluzionaria più intransigente.

Il passo seguente infatti fu l'arresto del re Luigi XVI e di sua moglie Maria Antonietta (10 agosto 1792) e la sua esecuzione mediante la ghigliottina (gennaio 1793). L’esecuzione dei monarchi francesi provocò la reazione delle altre nazioni europee che si coalizzarono tutte contro la Francia. I francesi si mobilitarono con una leva di massa per respingere i nemici esterni mentre per quelli interni fu messo appunto un regime repressivo di terrore che durerà dall'estate 1793 all'estate seguente con la morte di Robespierre (1794).

Morto Robespierre finisce la parte più sanguinaria della rivoluzione francese, in seguito prevarrà la componente più moderata combattendo sia le nazioni estere ma allo stesso tempo perseguitando le frange interne rivoluzionarie più radicali. Figure centrali della rivoluzione furono anche i sanculotti (nome derivante dall’abbigliamento: pantaloni lunghi anziché i pantaloni al ginocchio tipici dell’aristocrazia dell’epoca – culottes-) essi erano principalmente costituiti da artigiani e commercianti che aspiravano a misure economiche mirate e ad abbassare i prezzi dei beni di prima necessità e quindi più accessibili a tutti.

Nel 1795 viene promulgata la costituzione dal “regime del direttorio”. Nel 1796 la Francia si lancia in una politica espansionistica, il ruolo dell'esercito assume quindi sempre più peso ed è proprio in questo periodo che emerge la figura del giovane generale Napoleone Bonaparte (appena 26 anni) che con le vittorie riportate nelle spedizioni militari affidategli, in Egitto prima ed in Italia poi, consolidò il suo potere e la sua ascesa, tanto che nel 1799 con un colpo di stato si dichiarò “Primo console”. Napoleone prima sancì la chiusura definitiva del periodo rivoluzionario (1799) e poi fece proclamare imperatore (1804).

Ebbe così inizio l’età Napoleonica, un periodo di guerre sanguinose e di espansione per la Francia fino al 1812, quando la sciagurata campagna di Russia ad opera di Napoleone conferì nuovo slancio alla coalizione antifrancese (1813 vittoria di Lipsia da parte degli alleati). Nella primavera del 1814 fu costretto ad abdicare e fu esiliato sull’isola d’Elba, sul trono di Francia salì Luigi XVIII (fratello di Luigi XVI). Napoleone però riesce a fuggire dall’esilio, riorganizza l’esercito ma viene sconfitto definitivamente a Waterloo nel 1815, in quello stesso anno le potenze vincitrici si riunirono a Vienna per restaurare l'ordine. Napoleone fu nuovamente esiliato e morì il 5 maggio 1821 nell’isola di Sant’Elena.

Il periodo Napoleonico portò non solo guerre in Europa, si devono a lui ad esempio: l’esportazione dei modelli di alcune istituzioni scolastiche di alta cultura presenti in Francia, la razionalizzazione del sistema fiscale, l’introduzione del codice civile e si deve a lui la fioritura della stampa e la diffusione quindi di nuove idee politiche e liberali.

1815-1830: la restaurazione e moti rivoluzionari del 1820 e del 1830

Sconfitto Napoleone, le potenze vincitrici tentarono di riportare (“restaurare”) le cose a prima della rivoluzione francese ma ormai i principi liberali si erano diffusi e l'Europa si apprestava ad entrare in una nuova fase storica. Il congresso di Vienna ristabilì tutte le famiglie reali sui loro precedenti troni, inoltre venne creata una (santa) alleanza tra le potenze europee per stroncare sul nascere qualsiasi tipo di rivolta. I liberali risposero organizzandosi in sette segrete e nel biennio 1820-21 scoppiarono i primi moti rivoluzionari in Spagna, Portogallo ed in Italia, i rivoltosi però furono incarcerati o giustiziati; l'unico risultato positivo l'ottenne la Grecia (1822) che riuscì ad ottenere l'indipendenza dalla Turchia, grazie soprattutto all'appoggio della Russia, lo zar infatti voleva trarre vantaggi dall'indebolimento dell'impero ottomano.

Dieci anni dopo l'Europa fu sconvolta da una nuova ondata insurrezionale, i moti del 1830-31 partirono dalla Francia dove il nuovo re Carlo X con un colpo di stato decise di riassumere il potere assoluto e di riportare le cose a prima della rivoluzione, i francesi insorsero e misero al suo posto il cugino Luigi Filippo d’Orleans che regnerà fino al 1848. È con i moti del 1830-31 che la Francia riuscì finalmente a realizzare quello che si era iniziato con il 1789 infatti re Luigi Filippo concesse una costituzione e diede incarichi politi ad esponenti della borghesia.

I moti del 1830-31 furono favorevoli anche per il Belgio che riuscì a staccarsi dall'Olanda e a dotarsi di una propria costituzione. Nonostante il fallimento dei moti in alcuni paesi (Polonia ed Italia) l’Europa della restaurazione era ormai disgregata: alla “santa alleanza” (Austria, Russia e Prussia) si opponeva la “cordiale intesa degli stati liberali e costituzionali. Il tentativo di “restaurazione” fallì per i cambiamenti provocati in molti paesi dalla rivoluzione industriale ma soprattutto dalla nascita e dalla circolazione di nuove idee e correnti politiche che prepararono il clima per la nuova e decisiva ondata di moti del 1848-49.

La restaurazione in Italia

In Italia la restaurazione riporta la situazione pre-napoleonica, con le vecchie dinastie: i Borbone al sud, i Savoia al nord ed in Sardegna; i Lorena in Toscana; il Papa nel Lazio e nel centro Italia. L’impero austriaco la fa da padrone. In realtà sotto la coltre della restaurazione anche in Italia molto si muove: le società segrete di patrioti, in particolare la carboneria, mantengono vivi i principi della rivoluzione francese e organizzano moti e rivolte che esplodono periodicamente, anche come riflesso dei moti liberali europei.

Gli obiettivi delle società segrete sono vari:

  • Spingere i sovrani a concedere costituzioni liberali.
  • Abolire anacronistici privilegi feudali che la “restaurazione” aveva reintrodotto.
  • Uscire dalla dipendenza austriaca.

Si dibatte molto anche sulla unità d’Italia, con diverse ipotesi: una confederazione di più stati (idea federalista di Giovanni Cattaneo) o un’unica nazione (una, libera, indipendente e repubblicana come con entusiasmo sosteneva Giuseppe Mazzini - fondatore della “Giovine Italia” nel 1831): è l’inizio di quel periodo chiamato Risorgimento che porterà nel 1861 all'unità d’Italia.

Giovine Italia

Associazione politica insurrezionale che voleva trasformare l’Italia in una repubblica democratica ed unitaria.

1848: le rivoluzioni liberali in Europa e la prima guerra di indipendenza italiana

La primavera dei popoli, conosciuta anche come moti del 1848, fu un'ondata di moti rivoluzionari borghesi che sconvolsero l'Europa nel 1848 e nel 1849. Scopo dei moti era quello di abbattere i governi della Restaurazione per sostituirli con governi liberali e la richiesta di una carta costituzionale che garantisse i diritti civili e politici uguali per tutti. Il loro impatto storico fu così profondo e violento che nel linguaggio corrente è entrata in uso l'espressione «fare un quarantotto» per sottintendere una improvvisa confusione, o scompiglio.

In tutta Europa scoppiano rivolte: Parigi, Vienna, Berlino, Budapest. E, ancor di più, sono rivolte che si concludono con dei risultati concreti: in tutti i principali stati europei entravano in vigore costituzioni liberali. La causa scatenante di queste rivolte fu la scelta conservatrice dei sovrani che non accolsero le aspirazioni nazionali del popolo né la richiesta di riforme liberali. Il ‘48 rappresenta il fallimento della restaurazione e il trionfo europeo del liberalismo e della borghesia.

Anche in Italia il ‘48 è un anno di svolta. L’onda rivoluzionaria parte da Palermo, innescando nella penisola una reazione a catena: i moti scoppiano in tutte le capitali e quasi tutti i monarchi concedono costituzioni: i Borbone a Napoli, i Lorena a Firenze, e Carlo Alberto di Savoia. In realtà solo quest’ultimo (lo Statuto Albertino) sopravvisse al ‘48, durerà fino al 1948, quando fu sostituito dalla Costituzione Repubblicana. Insorgono anche Milano (cinque giornate) e Venezia contro il dominio austriaco. In aiuto dei rivoltosi accorrono patrioti da tutta Italia e, alla fine, anche l’esercito sabaudo capeggiato da Carlo Alberto: è la prima guerra di indipendenza.

Dopo varie vicende i piemontesi vengono sconfitti dall’imponente esercito austriaco agli ordini del generale Radetzky (battaglie chiave Custoza e Novara): Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II e va in esilio; su tutta Italia incombe la “seconda restaurazione”: i monarchi ritirano le costituzioni, l’Austria torna ad imporre la sua autorità e ha facilmente vittoria sulle ultime fiamme rivoluzionarie. Il bilancio italiano del ‘48 sembra un totale disastro, ma non è proprio così: a Torino Vittorio Emanuele II si rifiuta di abrogare lo statuto Albertino e il parlamento, e il regno di Sardegna diventa l’ultimo baluardo delle aspirazioni liberali e unitarie.

In Francia re Luigi Filippo d’Orleans viene deposto e viene proclamata la seconda repubblica, i moti del ‘48 in Francia portarono a termine quello che fu iniziato nel 1789 con la rivoluzione francese. Restarono fuori dai moti del 1848 in Europa solo due paesi: la Russia (assenza di una classe borghese capace di ribellarsi) e l'Inghilterra vittoriana (periodo di stabilità politica ed economica).

Quali furono le cause dei moti del ‘48? Ci furono una serie di convergenze: tra questioni nazionali (richiesta di riforme liberali), questioni sociali (l’onda lunga della rivoluzione francese) alle quali va sommata la crisi economica del 1846-47 (cattivi raccolti e sovrapproduzione industriale) questi motivi furono la goccia che fece traboccare il vaso e portarono allo scoppio della primavera dei popoli.

1859 – 1861: seconda guerra di indipendenza spedizione dei 1000 e unità d'Italia

Dopo i moti del 1848 l'attaccamento dell'Austria nei confronti dell'Italia si fece ancora più acuto. Grazie all’alleanza con i francesi in funzione antiaustriaca del regno di Piemonte e grazie anche all’abile politica di Cavour il processo di unificazione italiana cominciò a prendere forma. L’abilità di Cavour di inserire l'Italia nel gioco degli equilibri geopolitici con la partecipazione alla guerra di Crimea, fece sì che l’Italia trovò posto al tavolo dei vincitori alla conferenza di Parigi, durante la quale lo stesso Cavour mise in guardia i sovrani europei sul problema dell’assetto politico della penisola italiana raccomandando di risolvere il problema nell’interesse degli equilibri europei.

In forza dell’accordo di Plombières (1858) che prevedeva l’intervento della Francia di Napoleone III in caso di attacco da parte dell’Austria nei confronti del Piemonte (in cambio la Francia avrebbe avuto la cessione di Nizza e Savoia), Cavour e i piemontesi a questo punto serviva dunque il casus belli. Il governo piemontese decise così l’inizio di provocatorie operazioni d’addestramento militare lungo il confine del Ticino. Il dado era tratto: il governo imperiale di Vienna inviò un ultimatum senza esito però e nell’aprile del 1859, l’esercito austriaco passò il Ticino e attaccò il Regno di Sardegna: è l’inizio della seconda guerra di indipendenza.

Gli eserciti alleati, piemontese e francese, riescono a sconfiggere le truppe imperiali austriache nelle famose battaglie di San Martino, Magenta e Solferino. Alla fine di queste battaglie i termini dell’accordo di Plombiers furono rispettati: la Francia annette, in seguito al suo aiuto militare, la Savoia e Nizza. Il regno di Vittorio Emanuele però dopo queste battaglie si estende non solo in Lombardia, ma anche in Emilia e in Toscana.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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