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Popolazione, economia, società

Crescita della popolazione, delle città, della domanda di beni

La crescita o la diminuzione della popolazione è una delle variabili fondamentali dello sviluppo della società, difatti, l’aumento della popolazione implica la crescita della produzione agricola, le innovazioni tecnologiche e le trasformazioni sociali. I documenti giunti dal passato indicano che, dopo più di un secolo di declino demografico (dal 1450 al 1600), la popolazione europea riprese ad aumentare. Questa crescita interessò in particolar modo i centri urbani, grazie a intense immigrazioni provenienti dalle campagne; nonostante questo, l’Europa rimaneva largamente rurale: la popolazione delle campagne costituiva circa l’80% del totale.

Le cause di questo aumento della popolazione sono ipotetiche: è possibile che dopo decenni di pestilenze, le epidemie si siano notevolmente ridotte e che il tasso di mortalità sia diminuito; inoltre, la ripresa economica ha anche portato a un abbassamento dell’età di matrimonio e ciò portò all’aumento del tasso di natalità superando quello di mortalità, ma vi era ancora una brevissima vita media (30-35 anni).

La crescita della popolazione urbana portò anche ad un incremento della domanda di generi alimentari e di beni di prima necessità il che portava le strutture della produzione ad aumentare i prezzi poiché la tecnologia non permetteva una crescita della produzione sufficiente a fronteggiare le richieste. Questa ascesa dei prezzi era così drastica da portare a darle l’appellativo “rivoluzione dei prezzi”. La situazione era ulteriormente aggravata sul piano dell’uso della moneta e metalli preziosi: le autorità coniavano le monete con un contenuto sempre più basso di metallo prezioso provocando una diminuzione del loro potere di acquisto, ma ciò che contava era il rapporto con il livello dei salari che determina una grande diminuzione della capacità di acquisto dei consumatori alla diminuzione del salario.

A partire dal 1540 si superò la soglia critica delle 100 ore di lavoro necessarie unicamente per poter comprare lo stretto necessario alla sussistenza; se si toccavano le 200 ore, le famiglie non potevano permettersi nessuna altra spesa al di fuori del pane.

Le campagne

La struttura agraria più diffusa in Europa era la signoria: un insieme di terre (signorili o feudali) appartenenti a un proprietario terriero, il signore. I contadini per poterle utilizzare dovevano pagare qualcosa al signore; il pagamento poteva avvenire lavorando gratuitamente nei campi oppure cedendogli una parte del raccolto, ma in molti casi il pagamento avveniva in denaro in cui i contadini dovevano versare un canone annuo. Il prelievo fiscale esercitato dai signori poteva essere così pesante da non lasciare ai contadini alcuna risorsa per effettuare investimenti sulla terra e quindi non potevano aumentare la produttività.

La società rurale non era perfettamente omogenea, anche in campagna esistevano i poveri e i ricchi: molti proprietari terrieri tendevano a cedere le terre a “fittavoli” che provenivano dalle fasce più ricche. Difatti, i contadini benestanti approfittavano dell’aumento dei prezzi per poter ingrandire il loro giro di affari di terre in affitto. Tutto questo comportava una radicalizzazione delle differenze interne al mondo rurale, era infatti impedito il processo di mobilitazione sociale poiché le famiglie più sfortunate si riempivano di debiti, ciò garantiva guadagni solo ai coltivatori più ricchi che non erano sollecitati a effettuare investimenti per introdurre migliorie (es. attrezzi agricoli più efficienti) quindi la produttività della terra rimaneva arretrata.

Il sistema manifatturiero

Nel frattempo nelle città aveva luogo la produzione manifatturiera; difatti, nacque il sistema delle corporazioni per riunire tutti gli artigiani che svolgevano la stessa attività, lo scopo era di garantire l’omogeneità ostacolando i fenomeni di concentrazione della ricchezza in poche mani, ciò garantì una prosperità nei centri manifatturieri. La più diffusa tra queste era quella tessile poiché impiegava molta manodopera e soprattutto l’impiego di manodopera femminile, più flessibile ed economica.

In aggiunta alle industrie tradizionali (es. laniera), nel XVI secolo sorsero anche nuovi settori che sfruttavano le nuove tecnologie, ad esempio l’industria della carta che ricevette un impulso dalla diffusione della stampa a caratteri mobili, messa a punto da Gutenberg a metà del ‘400. Ciò determinò una trasformazione del libro da oggetto raro a oggetto riproducibile.

Tuttavia, l’aumento dei prezzi interessava anche i prodotti manifatturieri, ma, a differenza della domanda di grano che non poteva scendere sotto una certa soglia (domanda “rigida”), la domanda dei manufatti era “elastica” e ciò danneggiava gli artigiani più piccoli che, non riuscendo a vendere i loro prodotti, erano costretti a rinunciare al proprio status di lavoratori indipendenti e diventare lavoratori alle dipendenze di imprenditori più ricchi; questo regresso fece perdere alle corporazioni il loro carattere egualitario.

Commercio e finanza

La circolazione delle merci era in larga parte affidata a mercanti itineranti, ossia che si spostavano tra le varie località raggiungendo anche i mercati delle regioni più remote. Il commercio ambulante degli itineranti si integrava con le strutture stabili, difatti, molti soci erano imparentati e creavano una vasta rete mercantile; tutte queste reti si riunivano sotto il fenomeno del “grande commercio internazionale” che muoveva spezie, tessuti e denaro.

All’interno di queste comunità mercantili si misero a punto nuove strutture finanziare, come le società private alla quale si aggiunsero le compagnie mercantili “privilegiate” cioè dotate di privilegi che consistevano nell’esclusiva di un prodotto o di un’area. Ne sono esempio: l’inglese Compagnia delle Indie; in Olanda diverse compagnie riunite diedero vita alla Compagnia unificata delle Indie Orientali che aveva il monopolio dei traffici in Oriente; in Spagna e Portogallo vi erano associazioni temporanee che organizzavano dei viaggi di esplorazione dei territori del Nuovo Mondo.

I mercati cinquecenteschi più ricchi trafficavano soprattutto in denaro: gli scambi avvenivano alle fiere annuali dove i mercanti della “repubblica internazionale del denaro” si incontravano per effettuare le operazioni finanziarie.

La finanza cresceva anche grazie al rapporto con i sovrani: con le enormi spese di guerra, i sovrani avevano sempre più bisogno di denaro e, non potendo procurarselo attraverso l’imposizione fiscale, erano costretti a farselo anticipare dalle compagnie di mercanti e banchieri che venivano ricompensate con il diritto esclusivo di sfruttare le miniere. Tra i mercanti protagonisti vi furono i Fugger della Germania meridionale, banchieri di Carlo V; questi, per raccogliere più denaro, cominciarono ad emettere titoli di debito a tasso fisso. In caso di mancato pagamento, i sovrani dichiaravano bancarotta ossia sospendevano il pagamento dei propri debiti, ciò provocava fallimenti a catena tra le ditte bancarie.

Crisi economiche, pauperismo e nuove politiche sociali

Le guerre, i cattivi raccolti e la diminuzione del potere di acquisto delle fasce medio-basse furono conseguenze sempre più gravi: le condizioni economiche peggioravano per il raccolto insufficiente o per il crollo della domanda dei manufatti. I contadini e gli artigiani indipendenti che vivevano prossimi alla “soglia critica” potevano precipitare nella povertà. Questi poveri si definiscono “congiunturali” perché le loro condizioni dipendevano da una congiuntura (circostanza) sfavorevole; si aggiunsero i poveri “strutturali” inabili di procurarsi il necessario per vivere e dovevano ricorrere alla carità.

Aumentarono così il numero dei mendicanti, in passato, ad assisterli con elemosine fu la Chiesa poiché si riteneva che i mendicanti avessero il diritto di fare appello alla carità di buoni cristiani. Tuttavia, l’atteggiamento degli stessi cristiani cominciò ad irrigidirsi all’aumento del numero di mendicanti che destavano vera e propria paura nelle autorità: il pauperismo (grave situazione di depressione economica estesa a larghi strati della popolazione) tra il 1530-20 fu spesso accompagnato da rivolte e sommosse.

Alcune città come Lione o Venezia, per ovviare al problema, impiegarono i disoccupati nei lavori pubblici (l’ampliamento delle mura, il potenziamento navale ecc); altre località cercarono di risolvere la questione in maniera più radicale, seguendo l’opinione di letterati come Thomas More, istituirono il divieto di mendicare. A queste misure si aggiungevano la costituzione di luoghi di reclusione per togliere i mendicanti dalle strade e costringerli a lavorare. I poveri si trasformavano così in manodopera a basso costo.

La fine dell’espansione economica e il declino della popolazione

Tutta questa situazione fu sconvolta da una gravissima carestia che colpì gran parte dell’Europa nel 1590. Il tasso di crescita demografica cominciò dunque a rallentare e questo innescò una reazione a catena: la precedente trasformazione delle campagne stimolata dall’aumento della domanda portò a un processo di espansione produttiva che però tornò in crisi all’arrivo della carestia.

Si parlò addirittura di crisi malthusiana: il maggiore sfruttamento a cui furono le terre per soddisfare la crescente domanda di cereali e altri prodotti, ne danneggiò la fertilità provocando un peggioramento dei raccolti. Es. il pane divenne più raro e costoso e il conseguente deterioramento delle condizioni di vita facilitò il diffondersi di epidemie; ma, ricerche recenti hanno sconfessato il modello malthusiano poiché gli studi epidemici hanno dimostrato che le malattie non sono causate in particolare dalla malnutrizione.

Le difficoltà economiche conseguenti alla chiusura dei mercati spingevano i giovani a rinviare il matrimonio e quindi diminuì il tasso di natalità. Inoltre, le epidemie colpivano maggiormente i bambini e i giovani in età riproduttiva e ciò rese molto lento il recupero.

Viaggi oceanici e scoperte geografiche

I primi viaggi oceanici

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America (la data indica lo spartiacque tra il Medioevo e l’età moderna), ma il suo viaggio non fu l’unico avvenimento eccezionale, esso fu preparato fa una lunga serie di esplorazioni e scoperte nelle quali si distinse soprattutto il Portogallo, con l’intento di aggirare i domini islamici in Africa e Asia per aprire una via marittima verso l’Oriente. Quindi, il progetto era sostenuto dal Portogallo, in particolare dal principe Enrico il Navigatore che aveva fondato una “scuola” di cartografi e navigatori; così i portoghesi conquistarono una serie di territori anche grazie a:

  • Bartolomeo Diaz che raggiunse la zona al tempo considerata come la punta meridionale dell’Africa, da lui chiamato “Capo di Buona Speranza”
  • Vasco de Gama che portò a termine la circumnavigazione del continente africano.

I successi della navigazione portoghese furono favoriti da innovazioni tecniche, come il timone a ruota e la caravella (un piccolo veliero a tre alberi) che conferì manovrabilità.

Le spedizioni erano sostenute dalla corona, ma anche da investimenti privati e in particolare da mercanti italiani poiché costretti dall’avanzata dei turchi ad abbandonare gli scali del Mediterraneo orientale e avevano spostato i loro interessi verso la penisola iberica aprendo filiali commerciali con il Portogallo. Questi successi risvegliarono l’attenzione della vicina Spagna, dove nel 1479 era avvenuta l’unificazione dei due regni di Castiglia e Aragona grazie al matrimonio dei due eredi al trono: Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, ciò portò all’espansione dei commerci. Quindi anche gli spagnoli decisero di attuare conquiste oltremare, impegnandosi nell’occupazione dell’arcipelago delle Canarie, però si rivelò un’impresa difficile a causa della resistenza delle popolazioni locali.

La Spagna decise quindi di accogliere la proposta di spedizione navale avanzata da Colombo sottoscrivendo le Capitolazioni di Santa Fé con le quali lo nominavano viceré e governatore delle terre che avrebbe scoperto. Colombo si era inizialmente rivolto al Portogallo che però era più interessato al proseguimento delle esplorazioni lungo la costa africana, quindi si rivolse a Ferdinando e Isabella che accettarono.

La scoperta dell’America

La prima spedizione di Colombo si componeva di tre caravelle (la Niña, la Pinta e la Santa Maria). Ad ottobre del 1492 giunse in una terra che battezzò come San Salvador (un’isola dell’attuale arcipelago delle Bahamas) e ne scoprì altre due a cui diede i nomi di Cuba e Española (l’attuale Santo Domingo).

Nel frattempo, Isabella si era rivolta al papa Alessandro VI chiedendogli di stabilire chi fossero i legittimi possessori delle nuove terre e nel 1494 si stipulò il trattato di Tordesillas con il Portogallo in cui l’Oceano Atlantico venne diviso: tutte le nuove terre a est di questa linea sarebbero state di dominio portoghese, quelle ad ovest di dominio spagnolo.

Le successive spedizioni di Colombo non ebbero successo, tanto che, quando morì nel 1506 era ridotto in povertà e dimenticato da tutti. Insieme a Colombo ci furono altri esploratori degni di nota:

  • Amerigo Vespucci, navigatore fiorentino che, nel corso di diversi viaggi compiuti [2.3], era giunto alla conclusione che le terre scoperte non fossero terre dell’Asia, bensì un nuovo continente che da lui prese il nome di America.
  • La notizia dei primi successi di Colombo aveva spinto altri sovrani alle imprese oceaniche:
    • Giovanni e Sebastiano Caboto esplorarono per conto della corona d’Inghilterra
    • Giovanni da Verrazzano, per conto del re di Francia, arrivò alle coste dell’America settentrionale.
    • Ferdinando Magellano che, convinto dell’esistenza di un passaggio per le Indie, convinse Carlo V a finanziare l’impresa e nel 1520 arrivò all’estrema punta meridionale dell’America e da lì si inoltrò un oceano sconosciuto agli occidentali, che per tutti i mesi di navigazione rimase calmo, tanto che gli fu attribuito il nome di Oceano Pacifico. Magellano raggiunse le Marianne e le Filippine, dove fu ucciso dagli indigeni.

I viaggi in Oriente

Un altro navigatore portoghese, Pedro Alvarez Cabral, scoprì il Brasile che sarebbe diventato la più grande colonia del Portogallo, ma non trovando né oro né argento, non destò molto interesse, ci fu più interesse sulle ricchezze dell’India. Infatti, a partire da Vasco de Gama, ebbe inizio la formazione di un vasto impero marittimo, denominato Estado de India.

L’intervento portoghese in Oriente non fu pacifico, anzi, ricorse spesso all’uso della forza: grazie alla loro supremazia militare i portoghesi riuscirono a imporre ai convogli marittimi orientali il pagamento di una serie di pedaggi, anche utilizzando la pirateria come mezzo di persuasione. Tuttavia, non riuscirono mai a ottenere il dominio sul Mar Rosso, da cui transitava il commercio tra Oriente e Occidente.

I traffici con l’Oriente furono comunque redditizi, tanto da dichiarare monopolio reale il commercio indiano, che andava quindi incassato alla Casa da India di Lisbona, fondata dopo il ritorno di Vasco de Gama. Così, gli introiti derivanti dal commercio delle spezie e beni pregiati arrivarono a costituire il 40% delle entrate della corona.

La conquista dell’America

I conquistadores (gli uomini che partecipavano alle spedizioni) provenivano in gran parte da ceti poveri, tra di loro c’erano anche gli hidalgos (i cavalieri non riconosciuti di un titolo nobiliare), ma erano soprattutto artigiani e contadini in cerca di gloria. Difatti, i viaggi continuarono anche dopo la morte di Colombo e si trasformarono in imprese di conquista.

I primi territori occupati furono le isole (Portorico, Giamaica, Cuba) da parte spagnola che seguì il modello portoghese, infatti, gli insediamenti spagnoli avevano come quelli portoghesi un carattere di scali commerciali. A Siviglia, la regina Isabella fondò la Casa de Contratación, ispirandosi al modello della ‘de India.

Le cose cambiarono quando la conquista si estese al continente: quando Hernán Cortés, esplorando le coste dello Yucatán, si imbatté nelle prove dell’esistenza di una ricca civiltà (gli Aztechi) e si lanciò alla conquista dei nuovi territori. La notizia dei suoi successi portò alla formazione di ulteriori spedizioni continentali:

  • Francisco de Montejo partì alla conquista dell’impero dei Maya
  • Francisco Pizarro e Diego de Almagro invasero l’impero degli Incas in Perù.

Gli Aztechi

Essi rappresentavano circa 1/4 della popolazione indigena sul continente americano ed erano concentrati nel Messico centrale. Erano dotati di un’efficiente organizzazione militare e avevano esteso il territorio sotto il loro controllo, imponendo alle varie città-Stato della regione di pagare tributi alla capitale: Tenochtitlán, era un grande centro urbano dotato di acquedotti e fontane, tanto che gli spagnoli la paragonarono a Venezia; era divisa in quartieri ciascuno dei quali composto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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