Capitolo 1
La fuga del re a Varennes
Varennes era una cittadina tranquilla di circa 1500 anime. L'unica strada significativa entrava da Sud stringendosi all'ingresso per varcare la porta ad arco, sotto alla cappella del castello, prima di attraversare la città, superando infine il fiume su di un piccolo ponte di legno. A nord la strada portava verso la fortezza di Sedan e Montmédy (oggi territorio del Belgio, al tempo territorio austriaco).
La notte del 21 giugno 1791, alle undici di sera, la maggior parte degli abitanti stava dormendo. Le uniche luci accese erano quelle della locanda del "braccio d'oro", situata dopo la porta d'ingresso della città. All'interno vi erano a chiacchierare il proprietario della locanda Jean Le Blanc, il fratello minore Paul, il figlio del maestro di scuola Joseph Ponsin e Justin George figlio del sindaco al momento a Parigi.
In quel momento due sconosciuti entrarono nel locale. Uno di loro si chiamava Drouet che, dopo essersi assicurato del patriottismo dei presenti, iniziò a raccontare una storia: qualche ora prima aveva visto il re e la regina di Francia, con tutta la famiglia reale, a bordo di due carrozze ferme alla sua stalla per cambiare i cavalli. Dopo essersi consultato con le autorità cittadine, lui e l'amico Guillaume, avevano inseguito la compagnia reale superandola appena prima di arrivare alla locanda.
Drouet era sicuro che il monarca stesse cercando di raggiungere la frontiera austriaca. Per il bene della nazione e della rivoluzione il re e la sua famiglia dovevano essere fermati. I fratelli Le Blanc corsero a svegliare membri della guardia nazionale e una coppia di consiglieri cittadini per andare a casa a recuperare i fucili. Nel frattempo Drouet e Guillaume con altri presenti corsero al fiume per bloccare il ponte. Il primo membro del consiglio comunale ad arrivare sul posto fu Jean Baptiste Sauce, sostituto del sindaco: destato dalle urla di Le Blanc si vestì e mandò i figli a svegliare il resto della cittadina al grido di "al fuoco, al fuoco".
Alle 11.20 circa, Sauce, George, Ponsin, i fratelli Le Blanc e due uomini di Sainte Menehould erano riuniti insieme ad altre guardie sulla strada della locanda: proprio in quel momento le carrozze descritte, accompagnate da due uomini a cavallo, si infilarono sotto l'arco. Costrinsero i conducenti a fermarsi e a scendere: Sauce si avvicinò alla prima carrozza e vide due donne che gli dissero di chiedere i loro documenti ai passeggeri della carrozza seguente. Allora il droghiere raggiunse la seconda vettura che conteneva sei persone: due bambini, tre donne e un uomo.
Sauce vide una certa somiglianza tra l'uomo e il re (non l'aveva mai visto ma si ricordava le immagini che circolavano). Egli portò all'interno della locanda i documenti di viaggio per esaminarli: dispiegò il passaporto di una baronessa russa con destinazione Francoforte. Il documento era vago e Varennes non era la strada più veloce per raggiungere la Germania.
Drouet era sicuro fosse il re sia per la somiglianza sia perché aveva visto una guardia salutare le carrozze e prendere ordini come se stesse obbedendo a un superiore. Se i funzionari di Varennes avessero permesso la fuga del re, sarebbero stati considerati complici di tradimento. Fermarono i viaggiatori con la scusa di documenti poco attendibili e strade troppo pericolose per viaggiare di notte. Gli otto viaggiatori furono costretti a scendere e furono condotti alla bottega di Sauce, in un appartamento.
Sauce ricordò che un giudice locale, Jacques Destez, aveva visto la famiglia reale: corse da lui, lo svegliò e lo portò con sé. Destez, appena affacciato sull'uscio dell'appartamento, cadde in ginocchio: aveva riconosciuto il re. Le altre figure erano la regina Maria Antonietta, la loro figlia di 12 anni, il figlio di 5, la sorella del re Elisabetta e la governante dei bambini. Rendendosi conto di aver perso l'incognito, Luigi XVI confermò di essere il re, sostenendo di voler provare a vivere tra loro in quanto scappato da Parigi a causa dei giacobini rivoluzionari che avevano messo in pericolo la vita sua e della famiglia.
Egli non voleva fuggire in Germania, ma raggiungere Montmédy vicino la frontiera. Da laggiù sarebbe riuscito a riprendere il controllo del regno e porre fine all'anarchia. La gente di Varennes doveva dunque preparargli i cavalli e permettere che il viaggio proseguisse. I capi della città inizialmente decisero di collaborare, ma poco più tardi rivalutarono la loro decisione.
La terza estate della rivoluzione
Nel marzo 1789 tutti i cittadini di Varennes dai 24 anni in su che pagavano almeno una minima tassa, furono invitati a partecipare a un’elezione nazionale (elezione dei deputati dell’assemblea rappresentativa degli Stati Generali). Varennes fu anche sede di elezioni municipali e regionali (scelta del sindaco). In queste assemblee elettorali fu chiesto di stilare i Cahiers des doléances (registri dove le assemblee annotavano critiche e lamentele della popolazione).
Re Luigi, che aveva convocato le elezioni, domandò la riduzione o la soppressione di alcuni tributi onerosi, la tassazione di tutti i cittadini (compresi nobili e clero), in proporzione al loro reddito, divisione dell’autorità amministrativa che doveva essere condivisa con le assemblee provinciali e l’incremento della spesa per l’istruzione dei figli. Gli Stati Generali si trasformarono in un’Assemblea nazionale costituente: la nuova assemblea iniziò a stendere la prima costituzione francese e avviò una trasformazione delle strutture politiche e sociali francesi. All’inizio dell’agosto 1789 le notizie della presa della Bastiglia e della vittoria sul presunto complotto contro la rivoluzione avevano indotto Varennes a festeggiare.
Presto ai cittadini di Varennes fu chiesto di eleggere i loro governi municipali e regionali, parteciparono all’applicazione quotidiana delle nuove leggi, entrarono in comunicazione con l’Assemblea nazionale (cercavano consigli, facevano manovre e inviavano suggerimenti per la stesura della costituzione): finalmente erano invitati a partecipare al proprio destino. Altre due innovazioni istituzionali svolsero un ruolo importante nella formazione della psicologia rivoluzionaria della gente di Varennes: nell’agosto 1789, a fronte di una minaccia di anarchia e di una possibile controrivoluzione, la cittadina aveva costituito la sua prima milizia (due compagnie della guardia nazionale locale chiamate “cacciatori” e “granatieri”).
Lo status di ufficiale in uniforme, un tempo privilegio esclusivo della nobiltà, era ora a portata di mano di chiunque, anche del locandiere Jean Le Blanc o del figlio dell’avvocato Justin George. Il 1° luglio 1790, a Varennes, le guardie sfilarono e giurarono fedeltà eterna alla nazione. Due settimane più tardi, nel primo anniversario della presa della Bastiglia, Justin George, Etienne Radet e altre guardie di Varennes avevano marciato fino a Parigi per partecipare alla Festa della Federazione nazionale sul Campo di Marte (dove c’è oggi la Tour Eiffel): qui avevano visto il re Luigi XVI giurare fedeltà alla costituzione.
Una seconda istituzione di notevole importanza fu il club. Il 25 marzo 1791 Justin George prese l’iniziativa di aprire la sede locale degli Amici della Costituzione (sede dei giacobini): la finalità del club era quella di sostenere e diffondere i decreti votati all’assemblea nazionale.
Un anno prima l’assemblea nazionale aveva votato la riorganizzazione della chiesa cattolica e all’inizio del 1791 i rappresentanti avevano chiesto a tutti i sacerdoti di prestare giuramento formale di fedeltà: in aprile il sacerdote di Varennes si rifiutò di prestare giuramento e venne sollevato dal suo incarico (tentò di celebrare messa ma i giacobini fecero irruzione in chiesa e lo cacciarono). Quasi la metà dei preti titolari delle parrocchie nel distretto rifiutarono di prestare giuramento.
Prima del giugno 1791 Varennes fu scossa da tre ondate di panico:
- Agosto 1789: cittadini terrorizzati da notizie circa una banda di briganti in arrivo da nord. Fu un falso allarme;
- Un anno dopo: voce di truppe imperiali austriache che avessero passato il confine. Per questa notizia giunsero a Varennes circa 500 guardie nazionali;
- Febbraio 1791: circolò la voce di un’altra banda di briganti provenienti da nord: allarme infondato.
La cosa più importante fu che il municipio di Varennes ebbe a disposizione una delle armerie più munite della regione: armi potenti ed efficienti quanto precipitò la crisi del 21 giugno. Una minaccia ben più visibile era costituita dalle numerose unità della guardia reale di stanza a Varennes e nei centri vicini, molte delle quali costituite da mercenari tedeschi e svizzeri.
I rapporti tra i civili e i soldati erano sempre stati tesi: erano gli abitanti del posto a dover alloggiare e foraggiare a proprie spese i militari. I soldati costringevano la comunità a pagare le tasse evase. Nell’ottobre del 1789 il governo municipale aveva protestato per il distaccamento di cavalleggeri tedeschi a Varennes: essi furono trasferiti, ma sei mesi dopo il generale Bouillé aveva mandato nella cittadina 600 soldati di fanteria coinvolta poco tempo prima nella repressione di un movimento di protesta di soldati semplici contro i loro ufficiali.
L’arrivo di questi reparti a Varennes destò enorme tensione. La miccia fu disinnescata soltanto quando i responsabili comunali trovarono il modo di alloggiare le truppe alla periferia della cittadina, in un convento francescano abbandonato. La fanteria fu trasferita nel febbraio 1791, ma nel giugno successivo il generale Bouillé annunciò l’invio di un contingente di 60 ussari (militari della cavalleria leggera) di lingua tedesca: oggi sappiamo che questa azione faceva parte dei preparativi per la fuga del re e Bouillé era pienamente complice.
Molti a Varennes consideravano con crescente sospetto il traffico di carri e materiali militari attraverso la loro cittadina e poi c’era sempre la voce di soldati in marcia nella regione. Il 20 giugno quaranta ussari di Varennes partirono verso ovest per ricevere una cassa di denaro con cui pagare le truppe. Il giorno dopo giunsero il figlio minore del generale Bouillé e un altro ufficiale dicendo che erano venuti per preparare l’arrivo del generale stesso in giro d’ispezione. Sauce, in una lettera, salutava l’arrivo del reparto di ussari come segno di importanza della sua cittadina. Egli aveva parlato con il comandante ed era stato rassicurato che non c’era pericolo di guerra.
Un membro del club scrisse una serie di lettere agli amministratori dipartimentali a Bar-le-Duc, alla vigilia della crisi del 21 giugno, nelle quali presentava nei dettagli tutta l’attività militare della zona, inconsueta in tempo di guerra. L’autore delle lettere esternò l’idea che il misterioso tesoro di cui parlavano gli ussari altro non fosse che il re in persona, rapito da malfattori.
L'esercito e il popolo
Il 22 giugno tutta Varennes aveva cominciato a mobilitarsi. Dopo che i due figli di Sauce ebbero percorso il paese gridando “al fuoco” qualcuno cominciò a suonare le campane della chiesa parrocchiale, il cui linguaggio era comprensibile a tutti a Varennes. Presto tutti furono per strada a chiedersi cosa stesse accadendo. Gli uomini si riversarono verso la piazza con i loro moschetti o al municipio per ricevere armi. Quando seppero dell’arrivo del re erano chiari tutti i movimenti di truppe e voci dell’arrivo di tesori. Vi era poi il pericolo di rappresaglia contro chi avesse tentato di bloccare la fuga del re. Il pericolo più immediato però era quello del possibile intervento dei cavalleggeri tedeschi di stanza a Varennes, pericolo che però non si concretizzò almeno al momento: il loro comandante fu visto montare a cavallo e attraversare il fiume in direzione nord, seguito subito dal figlio di Bouillé e dal suo accompagnatore. Tutti pensavano che gli ufficiali andassero ad informare il generale e che presto si sarebbero trovati addosso l’intero esercito di Bouillé.
I comandanti della guardia nazionale ordinarono la costruzione di barricate ai punti d’ingresso della cittadina. All’una del mattino un gruppo di 40 ussari, seguito da un pugno di dragoni, apparve all’entrata sud di Varennes. I comandanti degli ussari, Goguelat e il duca di Choiseul, parlarono ai cavalleggeri in tedesco e questi ultimi esclamarono sorpresi “il re, la regina”, poi caricarono la barricata, colpendo con la sciabola le guardie nazionali, giungendo al centro del paese davanti la casa di Sauce (discorso patriottico in cui sostenne che i cavalleggeri non avrebbero fatto spargimento inutile di sangue). Gli ufficiali chiesero di parlare con il re. Le guardie nazionali avevano posizionato 4 cannoni di fianco e dietro gli ussari, e gridarono che tutta la folla entrasse nelle case. Goguelat intimò loro di ritirare i cannoni ma uno dei miliziani fece fuoco con la pistola disarcionando il barone che venne portato ferito dentro il “braccio d’oro”.
Uomini e donne cominciarono a trattare con la cavalleria e ben presto i tedeschi finirono per abbracciare la gente del paese promettendo di obbedire alla guardia locale. Dopo questa minaccia di azione violenta, gli abitanti si convinsero ancora di più che la fuga del re non rappresentasse il tentativo di trovare rifugio da Parigi per sé e famiglia, ma una cospirazione coinvolgente soldati e forse anche eserciti stranieri. Ora il droghiere si rendeva conto di essere stato ingannato. I rinforzi arrivarono da ogni parte: a mezzanotte erano stati spediti messi a cavallo per allertare i villaggi circostanti. La mattina del 22 giugno erano parecchie migliaia le persone giunte nella piccola città dell’Argonne. Furono erette barricate sull’intero perimetro, venne smantellato il ponte di legno al centro di Varennes: la gente ora era pronta, la cavalleria fu costretta a rimanere fuori dalla città e solo il capitano Deslon, fu permesso di entrare e parlare con il re.
Il destino della nazione
Il consiglio comunale si chiedeva cosa fare del re. Alle 2 del mattino venne inviato un messo, il barbiere Mangin, all’assemblea nazionale per chiedere consiglio. Inizialmente volevano aiutare il monarca e la sua famiglia a proseguire il viaggio ma l’arrivo della cavalleria e l’atteggiamento aggressivo degli ufficiali avevano fatto diminuire lo spirito di benevolenza, soprattutto dopo aver capito il giro di Goguelat. I pericoli di una guerra civile e forse di un’invasione straniera erano ovvi, soprattutto per Varennes così vicina alla frontiera. A un certo punto smisero chiaramente di pensare di accompagnare il re a Montmédy e cercarono di guadagnare tempo e aspettare l’arrivo di forze per difendere la città.
Verso la fine della notte Sauce e una parte del consiglio si sentirono in obbligo di tornare da Luigi e spiegargli che le loro intenzioni erano cambiate. Allo stesso tempo assicurarono a Luigi di essere adorato dal suo popolo, ma che la sua residenza era Parigi e perciò doveva farvi ritorno. Prima il re e la regina continuarono a chiedere di riprendere il viaggio: Maria Antonietta chiese alla moglie di Sauce di premere su suo marito promettendole notevoli benefici, ma la signora Sauce si schierò per amore dalla parte del marito (Un altro racconto dice che il re giurò di non lasciare la Francia ma non venne creduto).
Alle 5 del mattino il capitano Deslon giunse a casa di Sauce dove trovò il re rassegnato: suggerì l’idea dell’azione militare per uscire dalla situazione. Un’ora più tardi due corrieri inviati dall’assemblea nazionale giunsero a Varennes: Bayon, ufficiale della guardia nazionale parigina e Romeuf aiutante del generale, entrambi all’inseguimento del re e della sua famiglia, intenti a fermarli (incerti se fossero partiti di loro iniziativa o rapiti). Vi erano due ordini contrapposti, quella del re e quella dell’assemblea nazionale: la gente di Varennes optò per la seconda.
I corrieri salirono dal re e presentarono il decreto al re e alla regina: la famiglia doveva essere rispedita a Parigi immediatamente. Alle 7 e mezza le due carrozze furono girate e ricondotte fuori dalla città, riprendendo la strada per Parigi. Drouet fu eletto alla convenzione nazionale sulla base di quanto fece quella notte, Sauce fu perseguitato per anni perché fu considerato l’incarnazione del male, sua moglie trovò la morte mentre cercava di nascondersi durante l’invasione del 1792. L’intera cittadina fu periodicamente minacciata di distruzione da vari gruppi rivoluzionari, patrioti da tutta la Francia inondarono la città di lettere di ringraziamento, quasi 200.000 franchi vennero offerti all’assemblea nazionale come ricompensa da dividere tra gli abitanti del paese. Storici e romanzieri fecero pellegrinaggio all’appartamento di Sauce per tutto l’ottocento, finché il centro di Varennes non venne distrutto dai tedeschi nel 1914 e poi ancora bombardato dagli americani 4 anni dopo (battaglia dell’Argonne).
Capitolo 2
Il re dei francesi
Al centro del dramma sta re Luigi, quinto monarca della dinastia dei Borbone: era un uomo strano, imprevedibile, chiuso, parlava poco e rimaneva silenzioso. Le testimonianze ci parlano di un bambino taciturno, con scarsa autostima: era il secondo dei quattro maschi del figlio del re Luigi XV. I contemporanei prendevano la sua riservatezza per mancanza di qualità.
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