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LA SCULTURA BUDDHISTA

L’arte indiana giunge in Cina attraverso la Via della Seta, e si innesta su una tradizione artistica

locale già ben sviluppata.

Le prime opere buddhiste cinesi, databili al IV secolo, tradiscono nei lineamenti non cinesi una

indubbia matrice indiana.

La prima immagine di Buddha arrivata in Cina è avvolta nella leggenda ed è nota come “immagine

di Udayana”, cioè un ritratto in legno di sandalo di Sakyamuni, ordinato da Udayana, re di

Kausambhi, mentre il Buddha si trova nel Paradiso Tusita a predicare alla madre.

Alcuni artigiani trasportati miracolosamente nel Paradiso Tusita riescono a ritrarre il Buddha, e

l’immagine viene poi sistemata nel monastero di Jetavana a Sravasti.

via dall’India e giunta a Kucha, da dove

Si dice che tale immagine sia improvvisamente volata

Kumarajiva l’avrebbe portata in Cina nel 405.

Da Chang’an l’icona si sposta prima a Changsha, poi a Jiangdu e infine a Kaifeng.

Qui la vede il prete giapponese Chonen, che ne fa fare una copia da portare in Giappone.

Con la dinastia dei Wei Settentrionali il Buddhismo diventa religione di Stato, e la famiglia

imperiale commissiona la costruzione di alcuni tra i più famosi complessi rupestri cinesi: a

Yungang e a Longmen. Han è molto fecondo per lo sviluppo dell’arte buddhista,

Il periodo di divisioni dopo la caduta degli

che si diffonde su tutto il territorio cinese.

Nasce così una scultura buddhista dalla forma tipicamente cinese.

Una delle sue caratteristiche è la coesistenza di stili regionali con uno stile metropolitano.

Come primi esempi di antica scultura buddhista in bronzo dorato restano una statuetta di Sakyamuni

seduto nella posa della meditazione, datata al 338, legata ai modelli indiani, e un’immagine stante di

Maitreya, il Buddha del futuro, risalente al IV secolo.

La scultura meridionale una prevalentemente il legno ed è perciò in gran parte scomparsa.

Le prime grotte cinesi sono scavate a Binglingsi, Majishan e Dunhuang, nel Gansu.

Il primo stile della scultura buddhista è legato alla dinastia dei Wei Settentrionali.

Lo stile cinese consiste in immagini esili dai volti allungati e spalle cadenti, illuminate dal

famoso “sorriso arcaico” e dal panneggio a “coda di rondine” che copre i corpi e i piedistalli.

Uno stile diverso, chiamato “colonnare”, caratterizza le dinastie dei Zhou Settentrionali e Qi

Settentrionali, che predilige la massa fisica e le forme cilindriche.

Un esempio notevole di scultura del periodo Qi è il grande Buddha stante Amitabha, risalente al

585.

L’altra importante dinastia settentrionale è quella dei Zhou, con capitale Chang’an, e la loro

conquista di una parte del Sichuan conferisce alla scultura buddhista caratteristiche peculiari alla

tradizione meridionale.

Le immagini Zhou sono scolpite in una pietra gialla chiazzata, hanno volti quadrati e una profusione

di gioielli.

Con i Sui le figure sono severe, maestose, hanno ancora forme cilindriche, massicce, ricoperte da un

drappeggio piatto.

Con i Tang invece la scultura diventa a tutto tondo con figure dai corpi ben modellati in cui sono

evidenziati gli eleganti dettagli descrittivi, il volume delle forme umane, la posa indiana del

tribhanga e la fisionomia realistica.

Dopo la rivolta di An Lushan, inizia il declino della dinastia Tang.

L’arte buddhista non è più in grado di conservare uno stile metropolitano unificato, e non riflette

più il gusto raffinato delle classi al potere, ma quello della gente comune.

Alla fine dei Tang ciascuna regione favorisce lo sviluppo di uno stile locale.

La persecuzione degli anni 844-845 motivata dalle difficoltà economiche della corte Tang, dà un

grosso colpo al Buddhismo, che sopravvive solo come culto popolare.

IL COMPLESSO DI YUNGANG

Un avvenimento rilevante dal punto di vista artistico è la conquista nel 439 della regione di

Dunhuang, nel Gansu, da parte dei Wei Settentrionali, che deportano circa trentamila famiglie di

artigiani nei loro territori settentrionali, e le utilizzano nella costruzione di grotte scavate

nell’arenaria di Yungang, presso la capitale Datong, nello Shanxi.

Il complesso è composto da quaranta grotte, ma le più importanti sono le prime venti, mentre le

altre sono solo nicchie.

Le prime cinque grotte sono dedicate ai primi cinque imperatori Wei, contengono immagini di

Buddha e bodhisattva colossali, alte dagli 8 ai 13 metri.

Queste prime immagini sono gigantesche, con volti non cinesi, come il Buddha Sakyamuni della

grotta n° 20, seduto a gambe incrociate in posa di meditazione (dhyanamudra) e fiancheggiato da

un’immagine di dimensioni ridotte di Maitreya stante, nel gesto della rassicurazione (abhayamudra).

IL COMPLESSO DI LONGMEN

Lo spostamento della capitale dei Wei da Datong a Luoyang, avvenuto nel 494 per opera

dell’imperatore Xiaowen, segna l’inizio della costruzione delle grotte di Longmen, lungo le rive del

fiume Yi.

La roccia è un calcare grigio adatto ad essere modellato fin nei minimi dettagli.

La maggior parte delle grotte si trova sulla sponda settentrionale del fiume.

Lo stile Wei raggiunge il suo apice nelle prime due grotte, la Guyang del 493 e la Binyang del 505,

in cui la scultura lineare e calligrafica, che ricorda la pittura cinese su rotolo, è favorita dal calcare

locale, adatto per la rappresentazione dei più minuti dettagli.

La grotta Guyang, dedicata a Sakyamuni e Maitreya, presenta la figura principale su un trono a

pedana con due bodhisattva ai lati.

Lungo le pareti compaiono numerose nicchie contenenti Buddha assisi nella posa della meditazione,

e seduti all’occidentale.

bodhisattva assisi

La grotta Binyang presenta nella zona principale cinque figure con un colossale Buddha seduto al

centro, fiancheggiato da bodhisattva e dai due discepoli Ananda e Kasyapa.

Sulle pareti compaiono trinità con Buddha stanti e bodhisattva laterali, sul soffitto una moltitudine

di apsara, fiori e musicanti in volo.

Sul registro inferiore dei rilievi della parete d’ingresso è rappresentata una processione imperiale,

dell’imperatore, dell’imperatrice e

per la consacrazione della grotta, con figure a grandezza naturale

dei cortigiani, mentre nel registro mediano e superiore sono ritratte scene dei jataka.

Il Tempio Fengxian, realizzato dal 672 in poi, su commissione imperiale di Gaozong e Wu Zetian,

presenta colossali immagini allo scoperto.

La costruzione di questo tempio rappresenta il momento più alto della religione e della scultura

buddhista in Cina.

La figura centrale di Buddha Rocana, alta dai 10 ai 15 metri, viene terminata nel 675.

È un Buddha supremo, simbolo di un principio universale nel sistema dei cinque Buddha

trascendentali, il cui culto è introdotto proprio in quell’epoca.

È rappresentato seduto su un trono a forma di loro dai mille petali, che simboleggiano ciascuno un

universo con il suo Buddha.

La figura ha perso la rigidezza dello stile colonnare, si è ammorbidita nella veste e nel drappeggio e

nel volto rotondo e pieno.

Fanno corona al Buddha due monaci, due bodhisattva, due Vajrapani e due Lokapala.

IL COMPLESSO DI DUNHUANG

viene fondato dall’imperatore Wudi degli Han alla fine del II

Il distretto di Dunhuang, nel Gansu,

secolo a.C.

Gode di una posizione strategica lungo la Via della Seta, in quanto è il punto terminale

dell’itinerario settentrionale attraverso l’Asia Centrale e l’ingresso in Cina.

relativa all’esistenza delle Grotte di Mogao o Grotte dai Mille Buddha risale

La prima registrazione

al 366.

Da allora in poi la comunità buddhista prospera, e le grotte si moltiplicano fino a diventare circa

500.

Nel 1900 Wang Yuanlu, un ex generale divenuto monaco taoista, risiede a Dunhuang e alle sue

dipendenze lavora un impiegato locale, adibito alla trascrizione di testi taoisti.

Costui, sistematosi in un passaggio che conduce alla grotta n. 16, nota un’apertura murata nella

parete.

Wang Yuanlu fa abbattere il muro e trova una cappella di pietra contenente rotoli di sutra buddhisti,

manoscritti, tessuti e dipinti, murati alla fine del X secolo, all’epoca dei Song Settentrionali.

La roccia di Dunhuang non è adatta per essere scolpita come quelle di Yungang e Longmen, e

pertanto i fedeli sono costretti a ornare le grotte con dipinti murali e statue di argilla.

Le pitture si dividono in due categorie: quelle tratte dai testi buddhisti e quelle che raffigurano le

divinità.

Nei periodi più antichi i dipinti, disposti in registri orizzontali, illustrano soprattutto i jataka.

LA DINASTIA SUI

Nel 581, dopo quattro secoli di frammentazione, con la caduta dell’impero Chen, a Cina viene

unificata da Yang Jian, un generale dei Zhou Settentrionali, divenuto l’imperatore Wen.

Chang’an e Luoyang diventano la capitale occidentale e orientale dell’impero e riacquistano il loro

antico prestigio.

L’imperatore si dimostra un abile condottiero e amministratore, mentre il suo successore, il figlio

Yang, porta rapidamente la dinastia alla rovina.

La sua politica si basa sulla costruzione di opere pubbliche, come il lungo tratto del Grande Canale

che collega il sud al nord partendo da Hangzhou e arrivando a Pechino per un totale di 1300 km, la

ricostruzione della Grande Muraglia e la progettazione del ponte di pietra di Zhaozhou, sul fiume

Xiao.

Il sovrano sviluppa anche l’espansione marittima, con disastrose spedizioni militari in Corea e

innumerevoli sperperi, provocando malcontenti e sollevazioni da parte dei sudditi.

All’insurrezione si unisce anche l’aristocratico Li Yuan, che, alleatosi con i Turchi, conquista

Chang’an e fonda la dinastia Tang.

Varie campagne archeologiche hanno portato alla luce le tombe di epoca Sui, come ad Anyang, ben

conservate e senza tracce di saccheggi.

Si tratta di tombe ipogee con camere funerarie poste a nord, a cui si accede da sud attraverso un

corridoio.

Nella camera funeraria, su una piattaforma di fango, è collocata la bara, che è quasi sempre di legno.

anelli d’oro, oggetti di

Il corredo funebre comprende statuette di terracotta, vasellame ceramico,

bronzo e di ferro, monete e tavolette con iscrizioni.

Nel Zhejiang si produce vasellame ceramico di tipo yue, mentre nel nord appare un tipo bianco di

gres porcellanoso dal corpo biancastro, che anticipa la porcellana.

La scoperta di fornaci in varie regioni documenta la manifattura di gres invetriato in verde e cotto a

temperature elevate.

Reperti comuni nelle tombe Sui sono i mingqi, prodotti esclusivamente in una terracotta di colore

chiaro, sia invetriati e con dettagli in pigmenti colorati, sia ricoperti di una sottile invetriatura di

piombo color paglia.

Nel modellato hanno uno stile più realistico, che preannuncia quello dell’epoca Tang.

LA DINASTIA TANG

In epoca Tang la Cina ha un impero di proporzioni vastissime che si estende alla Corea, al Vietnam

e alla Siberia Meridionale.

L’annessione all’impero delle città oasi del bacino del Tarim dà al paese il controllo della Via della

Seta, da cui merci e articoli provenienti dall’Asia Centrale arrivano fino in Cina.

I Tang controllano, tramite gli eserciti stanziati nelle città oasi, i tre potenti imperi che circondano

l’Asia Centrale: il califfato arabo a ovest, l’impero tibetano a sud, e gli imperi turchi e uiguri a nord.

Lungo le città oasi fiorisce il commercio di metalli, pietre semipreziose, cibi, tessuti, pellicce,

animali e cavalli.

I sovrani Tang hanno antenati turchi, e le città e la cultura Tang sono perciò cosmopolite e aperte

alle influenze esterne.

Il governo Tang è centralizzato e basato su un complesso sistema di leggi amministrative.

Gradualmente l’influenza dell’aristocrazia comincia a declinare, e viene sostituita da burocrati

professionisti, reclutati con il sistema degli esami governativi.

Il regno dell’imperatore Xuanzong è il periodo di maggior splendore della dinastia.

La capitale diventa un punto d’incontro per le arti e i letterati.

La grande influenza a corte della favorita Yang Guifei e di un gruppo di suoi parenti porta nel 750

alla rivolta di An Lushan e alla fuga della corte nel Sichuan.

In questo momento di incertezza molti tesori, per essere salvati, vengono seppelliti dai proprietari

prima di darsi alla fuga.

vengono sconfitti con l’aiuto degli Uiguri, ma la dinastia non ritrova più il prestigio

I ribelli

precedente.

Nei secoli VIII e IX gran parte della popolazione si trasferisce nel sud per evitare tasse troppo alte e

per cercare nuove terre. LE DUE CAPITALI

ha una pianta rettangolare a scacchiera.

Chang’an

Il recinto imperiale, al cui interno si trovano gli uffici amministrativi e il Palazzo Gongcheng,

occupa la parte settentrionale, mentre subito fuori le mura vi è la residenza imperiale, nota come

Daminggong.

Due mercati, uno orientale frequentato dalle classi agiate, e uno occidentale, marcano le due zone in

cui si divide la città.

La parte meridionale è poco popolata e comprende campi, templi e giardini.

mura costruite nel 662, nell’area nordorientale

Le indagini archeologiche si sono concentrate sulle

della città, che comprendeva trenta strutture, un grande lago artificiale e ampi giardini.

La metà settentrionale irregolare aveva una doppia cinta di mura sui tre lati, formando così spazi,

formando spazi intermedi su cui alloggiavano le guardie.

I lati della metà meridionale confinavano con i giardini imperiali e presentavano una sola cinta.

Gli scavi hanno rivelato due importanti sale del Palazzo Daming: Lingde e Hanyuan.

Sono state effettuate campagne archeologiche anche a Luoyang, la capitale orientale dei Tang,

seguendo il tracciato delle mura.

Sono stati individuati il Palazzo Imperiale e varie zone delle città.

Nella zona occidentale del Palazzo Imperiale è stato rinvenuto un padiglione ottagonale, il cui viale

di accesso era pavimentato con mattoni quadrati ornati con loti.

L’ARCHITETTURA

La più grande costruzione lignea di epoca Tang è il padiglione principale del tempio Foguangsi, sul

monte Wutai, nello Shaanxi.

Il padiglione è a un solo piano con un altare su una piattaforma ornata di grandi statue.

Sulla facciata vi sono cinque vani delle porte, due muri protettivi e due file di finestre a traforo.

La caduta del tetto a spigoli è quasi rettilinea.

Su ciascun lato del colmo del tetto ci sono cinque arcarecci (travi di sostegno) che poggiano

direttamente sull’estremità delle travi. LE PAGODE

Le pagode Tang ancora esistenti sono in muratura e a pianta quadrata.

La base è un cubo su cui si innesta una struttura di tipo piramidale coronata da una specie di guglia.

La funzione portante è affidata ai pilastri, mentre i muri hanno compiti di chiusura e protezione.

Il tetto, impostato su una successione di gradini salienti, segue un profilo curvilineo.

Le due pagode Tang più famose si trovano a Xi’an e sono chiamate Grande Pagoda dell’Oca e

Piccola Pagoda dell’Oca, o anche Dayanta e Xiaoyanta.

La Dayanta, eretta in mattoni nel 652 per il monastero di Ciensi, mentre era abate il famoso

pellegrino Xuanzang, di ritorno da un viaggio di sedici anni in India, è una torre a sette piani

digradanti.

L’edificio originale, quello di Xuanzang, aveva cinque piani, e in seguito, per interventi di restauro,

raggiunse i sette piani.

La Xiaoyanta appartiene al tempio Da Xianfu, ed è posta nel recinto meridionale.

costruzione risale agli inizi dell’VIII secolo.

La sua

In origine aveva quindici piani spioventi, ma con la caduta degli ultimi due raggiunge l’altezza di

40 m

La pagoda sepolcrale di Xuanzang, sepolto nel 669, si trova nel recinto del tempio Xingjiao, a sud

Xi’an.

di

Ha cinque piani separati da sei cornici, e su ciascun piano vi sono tre rientranze, finti pilastri

ottagonali dividono i muri verticalmente, una finta mensola e una finta estremità di trave modanata

e tagliata obliquamente sormontano ciascun capitello.

IL TEMPIO DI FAMEN

Nel 1987, durante i lavori di ripulitura delle fondamenta della pagoda del tempio Famen, a Fufeng,

nello Shaanxi, c’è stato un importante ritrovamento di oggetti d’arte della fine della dinastia Tang.

Infatti, durante la ricostruzione della pagoda, è stata scoperta una cripta intatta, ricca di offerte

votive donate dai sovrani Tang, in particolare da Yizong e Xizong.

La preziosità dei materiali ritrovati è legata alle donazioni effettuate dalla famiglia imperiale e

dall’importanza del tempio che custodiva una reliquia del Buddha storico, cioè un osso del dito di

Sakyamuni.

La costruzione della cripta era avvenuta in epoca Tang proprio per custodire la reliquia.

Durante l’epoca Tang c’era l’abitudine di trasportare la reliquia del Buddha al palazzo imperiale, e

poi riportarla al tempio, accompagnata da molti doni.

Tutti questi tesori sono rimasti indisturbati per secoli nella cripta del tempio.

La reliquia del Buddha è stata ritrovata custodita nel più piccolo degli otto reliquiari a forma di

pagoda, contenuti gli uni negli altri e realizzati in oro e argento.

Nel tempio Famen sono stati ritrovati 121 esemplari d’oro e d’argento realizzati durante l’era

Xiantong.

Un esemplare unico è rappresentato dall’immagine di un bodhisattva che sostiene con le mani un

vassoio a forma di foglia, contenente un pezzo d’oro su cui è incisa un’iscrizione relativa alla

committenza imperiale per la realizzazione di tale oggetto, destinato a contenere la reliquia.

LA CERAMICA

In epoca Tang si comincia ad apprezzare la ceramica come una forma d’arte.

o “tre colori”,

Caratteristica del periodo sono le invetriature al piombo dette sancai che rivestono

il vasellame d’uso e cerimoniale e molti mingqi ritrovati nelle tombe Tang.

Le statuette fittili presentano un repertorio molto vario con figure umane, animali, architetture,

figure fantastiche etc., che possono essere sia ricoperte da invetriature sancai che rivestite da

pigmenti colorati, come verde, marrone, bianco e blu.

Molto importante è la produzione di esemplari di porcellana bianca.

I vasai Tang si dedicano alla produzione di vasellame bianco porcellanoso che li porterà allo

sviluppo della porcellana vera e propria.

La maggior parte del materiale ceramico rinvenuto è una semplice terracotta non invetriata e dipinta

a freddo.

Un’altra scoperta importante è avvenuta nei forni di Gongxian, nello Henan, in cui sono state

ritrovate caselle, cioè contenitori di argilla refrattaria.

Nelle caselle si sistemava il vasellame per proteggerlo, durante la cottura, dai cambiamenti troppo

bruschi di temperatura, nonché dal fumo che si sviluppava nel forno.

La diffusione dei mingqi nelle tombe determina la nascita e lo sviluppo di una ceramica

prevalentemente di uso funerario: il sancai.

Tale prodotto si ottiene da un’argilla bianca molto pura, e ha bisogno di due cotture, la prima da

1000° a 1100° C per il biscotto, e la seconda, dopo il raffreddamento, a 900° C per l’invetriatura

piombifera a tre colori, verde, marrone, bianco e blu, cotta in atmosfera ossidante.

In ogni tomba c’è poi una coppia di qitou e fangxiang, creature mostruose che allontanano gli spiriti

malvagi, le prime con facce semiumane o simili a leoni con zanne e corpi animali, le seconde sono

esseri favolosi che schiacciano un nano o un animale.

LA LAVORAZIONE DEI METALLI

In epoca Tang l’arte della lavorazione dell’oro e dell’argento raggiunge l’apice.

All’inizio della dinastia i lavori mostrano segni di influenze straniere sia nelle forme che nei decori.

Una caratteristica dell’argento Tang è l’uso di parziali dorature per ravvivare la decorazione.

Sono prodotti tipici del periodo coppe, tazze, piatti, oggetti liturgici, specchi etc.

LA PITTURA FUNERARIA

Lo scavo di numerose tombe di epoca Tang ha permesso il recupero di un gran numero di materiali

preziosi, utili per capire l’attività artistica di quel periodo.

Molto importanti sono sei bassorilievi del 650, raffiguranti cavalli con palafrenieri, ritrovati nel

Taizong.

Zhaoling, il recinto sepolcrale dell’imperatore

Essi presentano caratteristiche individuali ben evidenziate che testimoniano il realismo Tang.

Quanto alla pittura, l’epoca Tang, nella sua fase iniziale, si collega alla tradizione precedente, con

molti pannelli raffiguranti scene di caccia e di vita quotidiana del defunto.

In una fase successiva, corrispondente al regno di Gaozong, le differenti scene di un’intera pittura

sono poste in un singolo pannello in una sequenza continua di eventi.

In una terza fase, lo schema compositivo è simile, ma con uno spazio maggiore dedicato alle scene

d’interni.

Nell’ultimo periodo compaiono i ritratti del defunto, con figure femminili e maschili; nello stadio

finale tali figure sono sostituite con quelle di uccelli e animali.

La tomba tipo di questo periodo è a tumulo, orientata a sud e preceduta dallo shendao.

Ha la struttura di un palazzo sotterraneo, con una galleria d’ingresso, vari corridoi di passaggio, con

relativi “pozzi” e nicchie laterali, e camere funerarie a cui si accede da una galleria interna.

Le figure sono a grandezza naturale, i dipinti si articolano per rappresentare la parte esterna ed

del “palazzo”: le scene di esterni compaiono sulle pareti della galleria d’ingresso e dei

interna

corridoi di passaggio, quelle d’interni sulle pareti delle gallerie interne e su quelle delle camere

funerarie.

Il repertorio iconografico è piuttosto ripetitivo: le zone esterne sono ornate con guardie d’onore

davanti a rastrelliere con alabarde e cavalieri allineati per sottolineare il grado del defunto.

Infatti in epoca Tang era pratica comune esporre davanti alla casa delle alabarde, il cui numero

indicava il grado del personaggio.

I dipinti della zona interna ritraggono dame di corte e inservienti con in mano vari oggetti che

simboleggiano i compiti a cui erano adibiti in casa.

I soffitti delle camere funerarie presentano sempre la mappa celeste e quelli dei corridoi motivi

floreali oppure gru e nuvole.

SEPOLTURE DELLA FAMIGLIA IMPERIALE

Un campione di tombe che presentano sia elementi tradizionali sia importanti novità sono quelle dei

principi ereditari Zhanghuai e Yide e della principessa Yongtai, che si trovano nel recinto sepolcrale

dell’imperatore Gaozong e dell’imperatrice Wu Zetian. morti in giovane età con l’accusa di aver

Gli occupanti sono tre membri della famiglia imperiale,

ordito un complotto contro l’imperatrice Wu.

La più grande delle tombe è quella di Yide, seguita da quella di Yongtai e di Zhanghuai.

Tutte e tre sono state saccheggiate nel periodo delle Cinque Dinastie da scavatori clandestini, le cui

aperture hanno danneggiato gravemente alcuni dipinti.

presenta sulle pareti della galleria d’ingresso delle pitture piuttosto rovinate, il

La tomba di Yongtai

soffitto dei corridoi e della galleria interna è dipinto a scacchiera con motivi floreali, nuvole e gru.

I dipinti meglio conservati sono quelli della camera funeraria anteriore, in cui compaiono attendenti

e dame di corte, mentre sul soffitto è rappresentata la mappa celeste con il sole, la luna, la Via

Lattea e le montagne.

Nella tomba di Yide, sulle pareti della galleria d’ingresso compaiono il drago verde e la tigre bianca,

quattro torri di vedetta e un corteo di guardie d’onore.

I dipinti nella tomba di Zhanghuai sono diversi da quelli delle altre due sepolture.

Sulla parete est della galleria d’ingresso si susseguono una scena con la partenza per la caccia, una

di ambasciatori venuti a porgere le condoglianze, un gruppo di dieci guardie d’onore e un

scena

drago verde.

Le pareti delle sale di passaggio, dei corridoi e delle camere funerarie presentano oltre 130

raffigurazioni di dame di corte e attendenti inseriti in strutture architettoniche.

LA PITTURA DI CORTE

Appartengono a questo genere di pittura sia i dipinti murali che decoravano le pareti dei palazzi

Tang, sia i rotoli di seta dipinta.

Purtroppo non resta nulla di originale, e quindi ciò che sappiamo deriva dalle fonti letterarie e dalle

copie di epoche successive.

Un’importante famiglia di pittori è quella di Yan Liben, che lavora alla corte di Taizong.

A lui si devono i disegni per le lastre tombali dell’imperatore e un rotolo orizzontale raffigurante i

tredici imperatori.

Gli imperatori indossano abiti cerimoniali e sono rappresentati con il loro seguito.

Le figure non sono più esili come quelle di Gu Kaizhi, ma il pesante panneggio degli abiti e un

certo uso del chiaroscuro conferiscono loro un senso di volume.

Gli imperatori hanno dimensioni maggiori rispetto agli altri personaggi, secondo il criterio della

prospettiva gerarchica.

Altri importanti pittori di corte sono Zhou Fang e Zhang Xuan, di cui restano copie di dipinti che

illustrano la vita e gli svaghi della nobiltà.

Uno di questi dipinti è Le dame di corte che preparano la seta, che presenta vari gruppi di dame di

corte nell’atto di battere, filare e cucire la seta.

Gli imperatori Tang hanno una grande passione per i cavalli, che diventano dei soggetti favoriti

commissionati di frequente agli artisti di corte.

Il maggior artista in questo campo è Han Gan, a cui è attribuito il dipinto di uno dei cavalli preferiti

dell’imperatore Xuanzong.

LA NASCITA DELLA PITTURA DI PAESAGGIO

Già durante il periodo delle Sei Dinastie alcuni elementi paesaggistici compaiono sui dipinti, anche

se in posizione subordinata rispetto alle figure.

In epoca Tang il paesaggio diventa il soggetto principale del dipinto e la figura umana è

completamente annullata nella natura.

In Cina si possono identificare due principali scuole di paesaggio, che nascono proprio durante la

dinastia Tang.

La prima, chiamata Scuola Settentrionale, presenta un paesaggio colorato, particolareggiato e ricco

di figure, flora e fauna, e ha come capostipite i pittori di corte Li Sixun e il figlio Li Zhaodao, noti

come il “grande Li” e il “piccolo Li”.

La seconda, chiamata Scuola Meridionale, presenta un paesaggio monocromo ad inchiostro, ha

o “inchiostro

come caposcuola il poeta Wang Wei, che per primo adopera la tecnica pomo

spezzato”, dalle larghe pennellate eseguite in modo libero per dare un senso alla forma.

Si può dire che nel campo della pittura esistono tre stili: lineare, senza ossa e pittorico.

Lo stile lineare è rappresentato da Gu Kaizhi, i cui dipinti si basano su nette linee di contorno di

vario spessore riempite con mani di colore.

Nello stile senza ossa il colore è applicato in varie mani, con poco o nessun contorno.

una linea calligrafica con tocchi d’inchiostro all’interno, in modo da

Lo stile pittorico combina

ottenere una ricca struttura.

LE CINQUE DINASTIE E I LIAO

Con il crollo della dinastia Tang, la Cina è di nuovo frammentata.

Il periodo viene generalmente definito Cinque Dinastie, anche se le dinastie che si susseguirono

furono molte di più.

Dal punto di vista artistico, la dinastia più importante è quella dei Liao, fondata dai nomadi Qidan

stanziati sul corso del fiume Liao, in Manciuria.

Le sepolture del periodo delle Cinque Dinastie testimoniano la ricchezza e la raffinatezza

dell’aristocrazia dell’epoca.

Interessante è la tomba di un alto funzionario dei Zhou Posteriori, Feng Hui.

È composta da un ingresso, un corridoio, un’anticamera e camere laterali.

Le pareti sono rivestite di mattoni di terracotta, dipinti con personaggi come musicanti, danzatori e

attori.

Un’altra sepoltura di notevole pregio è quella di Yelü Yuzhi, ministro del regno di Bohai, nel

Liaoning.

La tomba è costruita in mattoni e pietra, presenta una rampa d’accesso, un ingresso, una porta, un

corridoio con due camere laterali e una camera funeraria contenente due letti funebri in mattoni

dipinti.

Il corredo funebre presenta oggetti di argento dorato tra cui coppe, piatti, vasi, tazzine, scatole e

fiasche di ceramica. LA CERAMICA

La ceramica Liao segue la tradizione Tang delle invetriature di piombo, sia monocrome sia sancai.

La peculiarità è affidata a forme nuove che rimandano alle usanze delle popolazioni nomadi.

Si realizzano fiasche da pellegrino dai corpi appiattiti a sezione ovale, con versatoio cilindrico

verticale, con e senza coperchio, e ansa forata o tubolare.

Il decoro è di tipo floreale, l’invetriatura al piombo è prevalentemente monocroma, dai colori che

variano dal verde, al bruno e al crema. LA PITTURA

Nel periodo delle Cinque Dinastie si afferma la grande pittura di paesaggio di cui restano le prime

importanti testimonianze.

L’artista più influente e rappresentativo è Jing Hao.

che esiste un’apparenza esteriore

Nella sua filosofia sulla pittura sostiene che non può essere

scambiata con la realtà autentica zhen, altrimenti si potrà eseguire una copia, ma senza cogliere la

vera essenza.

La copia, infatti, rappresenta solo la forma di una cosa, non lo spirito qi, mentre la realtà zhen è ciò

che si ottiene riuscendo a rendere la forma e cogliere lo spirito, poiché senza lo spirito, la forma è

morta.

L’unica opera attribuita a Jing Hao è Il monte Kuanglu.

La rappresentazione della montagna è incombente, quasi minacciosa, le cime torreggianti e

stratificate, ottenute con brevi ed irregolari pennellate di inchiostro.

Il colore è assente e la profondità è suggerita dal sovrapporsi delle forme, mentre sentieri e corsi

d’acqua lasciano immaginare più di quanto possa rappresentare il dipinto e hanno la funzione di

collegare aree diverse in cui compaiono edifici e figure umane, immerse nella natura.

Molto vicino allo stile di Jing Hao è il suo allievo Guan Tong.

Egli dipinge paesaggi che riflettono le diverse stagioni dell’anno e che sono rappresentati da rocce

solide, alberi dal fogliame lussureggiante, corsi d’acqua impetuosi e cascate che si gettano ripide da

notevoli altezze montuose.

Il suo dipinto In attesa del traghetto mostra le linee essenziali della sua arte.

Due rappresentanti di una diversa tradizione pittorica del paesaggio sono Dong Yuan e Juran.

Dong Yuan dipinge paesaggi di grande calma e naturalezza, dalle vette montuose che appaiono e

scompaiono nascoste e svelate da nubi e nebbie, da alberi fitti, da torrenti e ponti, da piccoli laghi e

isole illuminate da luce mutevole.

Juran è allievo di Dong Yuan.

Segue la tradizione del suo maestro dipingendo paesaggi ispirati alla regione dello Yangzi, in una

visione calma e grandiosa ottenuta con morbide pennellate e molti puntini.

adopera morbidi e pallidi toni d’inchiostro per definire in modo chiaro le tre diverse

Juran distanze:

il primo piano, il piano intermedio e lo sfondo, usando una tecnica che privilegia un uso ruvido e

aspro di un inchiostro scuro, vellutato con campiture di colore per rappresentare superfici

accidentate alla base dei massicci rocciosi.

Un altro pittore è Li Cheng.

Nella sua pittura si richiama sia al paesaggio monumentale di Jing Hao e Guan Dong, sia a quello

più dolce di Dong Yuan e Juran.

Raggiunge poi un suo stile personale e rappresenta la massima espressione della pittura cinese di

paesaggio.

Il dipinto Un tempio romito tra vette spoglie raffigura un paesaggio invernale con una montagna

incombente che occupa la parte superiore della pittura e che assume massa e volume tramite una

linea di contorno e tocchi impercettibili di inchiostro steso a strati, mentre sullo sfondo si ergono

alti picchi.

Nella parte centrale, ai piedi del monte, c’è un tempio con una torre esagonale, e in primo piano vi

capanne e due padiglioni costruiti sull’acqua, verso i quali si dirigono alcuni

sono gruppi di

viandanti. LA DINASTIA SONG

Con la sconfitta nel 959 dell’ultimo imperatore dei Zhou Posteriori, il generale Zhao Kuangyin,

noto col nome postumo di Taizu, sale al trono e fonda a Kaifeng la dinastia Song.

Il nord resta in mano ai barbari, a cui vengono versati regolari tributi annui in modo da garantire la

sicurezza delle frontiere settentrionali.

In seguito, sempre nel tentativo di riconquistare i territori occupati dai Liao, l’imperatore Huizong si

allea con i Tungusi Nüzhen, accelerando così la catastrofe.

I Nüzhen sconfiggono i Liao, ma si sostituiscono ad essi prendendo il nome dinastico di Jin,

conquistano Kaifeng e fanno prigioniero l’imperatore.

Nel 1127 la corte si rifugia nelle regioni meridionali, stabilendosi prima a Nanchino e poi ad

Hangzhou.

L’epoca Song è uno dei periodi più fiorenti dell’arte cinese, in particolare nel campo della pittura e

della ceramica. LA PITTURA DEI SONG SETTENTRIONALI

Uno dei più grandi pittori della dinastia Song è Fan Kuan.

Un suo famoso dipinto è Viaggiatori tra montagne e fiumi. a “goccia di

Rappresenta una montagna grandiosa e incombente resa in modo semplice con cun

pioggia”.

Le vette dello strapiombo roccioso sono ricoperte da vegetazione ottenuta con una serie di puntini e

linee di forma irregolare.

scavata da un corso d’acqua, scaturisce una cascata che taglia in modo netto

Da una gola profonda,

la massa rocciosa e ne accentua la verticalità.

A media distanza, sul lato di una collina, è raffigurato un tempio rivolto verso la cascata sul lato

destro.

In primo piano, sul lato opposto, vi sono viaggiatori con muli, completamente annullati dalla

maestosità del paesaggio.

Un altro grande pittore Song è Guo Xi.

Nel suo dipinto Inizio di primavera la foschia avvolge le masse rocciose le cui cime sono coperte da

vegetazione, il tutto ottenuto con differenti tonalità di inchiostro e tratti di pennello lunghi, umidi e

complessi.

Sul lato destro del dipinto scorre una cascata che costeggia un gruppo di edifici e termina in un

corso d’acqua che occupa il primo piano della pittura.

Mi Fu è un pittore i cui dipinti sono molto rari, ma sul suo stile si hanno molte informazioni.

Le sue montagne sono nascoste da banchi di nebbia, gli alberi indicati da gocce di inchiostro umido.

L’effetto complessivo è quello di una vegetazione intrisa di umidità.

Mi Youren, figlio di Mi Fu, segue lo stile del padre.

La sua pittura è impressionistica, con colline cosparse di puntini e tronchi d’albero resi con

pennellate prive di linee di contorno.

Il più famoso pittore di figure del periodo Song è Li Gonglin, noto anche come Li Longmian.

“semplice disegno” o “dipinto su bianco”, la cui

Dipinge figure umane secondo lo stile baimiao,

definizione si riferisce alla carta bianca dello sfondo che resta scoperta.

Negli abiti dei personaggi le campiture di colore sono assenti, i cavalli sono identificati da

un’iscrizione e trattenuti da palafrenieri che indossano abiti regionali diversi.

usa l’inchiostro in modo parco e le figure

Nel rotolo I cinque cavalli sono definite da linee sottili e

dipinte con molto realismo, tanto da sembrare dei ritratti.

Nella pittura di bambù il più importante è Wen Tong.

Egli studia le piante in tutti i particolari per poterne cogliere l’essenza, soprattutto il bambù che

simboleggia resistenza e forza spirituale.

Il suo rotolo Bambù ad inchiostro raffigura un ramo di bambù curvato, le cui foglie sono appuntite

come lame di spade.

La pennellata è decisa e le tonalità contrastanti dell’inchiostro conferiscono al ramo movimento,

spessore e luminosità. LA PITTURA DEI SONG MERIDIONALI

Il maggior esponente dell’Accademia dei Song Meridionali è Li Tang.

Egli eccelle nella resa dello spazio, aperto in modo semplice e diretto.

Preferisce la pennellata obliqua “a fendente d’ascia” che conferisce alla roccia un aspetto

accidentato ed è caratterizzata da intensità e asprezza.

Un suo dipinto, Mormorio del vento tra i pini montani, rappresenta un paesaggio lirico e intimo.

Il disegno è immediato con forti contrasti di luce e ombra, nuvole bianche, picchi simili a guglie che

occupano la parte superiore della pittura, mentre alberi e cascate riempiono la parte restante del

dipinto.

I più famosi paesaggisti dell’Accademia dei Song Meridionali sono ricordati come “scuola Ma-Xia”.

sono asimmetriche, denominate “ad un solo angolo” per la sistemazione in un

Le loro composizioni

angolo dei vari elementi compositivi e per il contrasto dei pieni e dei vuoti sia della carta sia della

seta.

L’artista isola un elemento significativo e lo colloca in una posizione dominante, in contrasto con

un’ampia zona di vuoto.

Per i pittori della “scuola Ma-Xia” è importante cogliere l’istante, sia nel soggetto che

nell’esecuzione, l’uomo non è più un essere minuscolo annullato nella natura, ma occupa invece il

primo piano, spettatore e testimone della natura stessa, rappresentato in un preciso momento del

quale riesce a trasmettere l’emozione fugace.

Ma Yuan è un pittore accademico proveniente da una famiglia di artisti.

I suoi dipinti presentano forti linee diagonali e un senso di ariosità e di spazio.

Si concentra su elementi che favoriscono la comunione dell’uomo con la natura.

Tutto è concentrato in un angolo e il resto della pittura è completamente vuoto.

Nel dipinto Lungo un sentiero montano in primavera il soggetto della composizione occupa

l’angolo sinistro, dominato dal tronco di un albero i cui rami spogli si protendono ad arco per

riparare la figura del letterato che contempla due uccelli in volo, mentre un assistente gli porta uno

strumento musicale qin.

Ma Lin è il figlio di Ma Yuan e segue la tradizione paterna. d’intrattenimento che

Nel dipinto In attesa degli ospiti alla luce di una lampada illustra una scena

si svolge in un padiglione all’interno di un giardino con alberi di prugni in fiore dai tronchi angolosi,

sullo sfondo di montagne.

La scena avviene al chiarore di luna e di candele che illuminano il sentiero che conduce al

padiglione dove il padrone di casa è in attesa dei suoi ospiti.

L’altro pittore della stessa scuola è Xia Gui.

Usa la stessa tecnica di Ma Yuan, ma con una resa più dolce e lirica.

Il paesaggio è definito nel dettaglio e le figure hanno contorni dai tratti netti.

Corsi d’acqua e montagne lontane

In una sezione del rotolo orizzontale è rappresentata una

tranquilla distesa d’acqua con montagne sullo sfondo, suggerite da velature d’inchiostro.

In primo piano, sul lato destro domina un nudo sperone roccioso sormontato da alberi con tronchi

angolosi, mentre nella parte centrale è dipinto un ponticello attraversato da un viandante.

LA PITTURA CHAN

Si tratta di una pittura particolare, ispirata al Buddhismo chan.

È una scuola di pensiero in cui si afferma che la verità non si raggiunge attraverso lo studio dei testi

classici, ma solo con un’intuizione totale, immediata, cioè attraverso l’illuminazione.

Per raggiungerla è necessaria un’ascesi fisica e spirituale per cogliere l’assoluto anche nelle cose

più umili e insignificanti. sono il frutto di un’esecuzione istantanea, poiché il pittore lavora in uno

Le opere degli artisti chan

estasi in cui l’intuizione della mano precede ogni controllo razionale.

stato di

Un importante artista di questa scuola è Liang Kai.

Famoso è il suo dipinto Ritratto di Li Bai, dove il poeta è rappresentato mentre passeggia e declama,

eseguito in una dozzina di pennellate caratterizzate da spontaneità, freschezza, limpidità e

semplicità.

Altro grande artista chan è il monaco Muqi, il cui dipinto Sei cachi è il risultato di un lampo

istantaneo di ispirazione e registra, con spruzzi di inchiostro, una visione momentanea.

LA CERAMICA

Le principali ceramiche prodotte in epoca Song sono:

Il vasellame Ding, prodotto nello Hebei, costituito da una porcellana bianca, ricoperta da

un’invetriatura di colore avorio.

Nei forni si utilizza il carbone e il pezzo viene cotto in atmosfera ossidante tra i 1300° e i 1340° C,

con cui si produce la caratteristica invetriatura in avorio.

Il vasellame Ru, prodotto nello Henan.

È di fattura raffinata, dalle forme semplici e con una spessa invetriatura di colore blu grigio.

Il vasellame Jun, prodotto nello Henan.

È un tipo di ceramica pesante, dalle forme varie, che necessita di due cotture, la prima a temperature

basse e non invetriato, poi viene ricoperto da un ingobbio ferroso e parecchi strati di invetriatura, e

infine si procede alla seconda cottura a temperature alte.

Il vasellame guan, prodotto per la corte ad Hangzhou.

Presenta un corpo marrone con una spessa invetriatura di un colore che oscilla dal grigio verde al

blu verde, con un craquelé molto evidente a maglie più o meno larghe.

su cui c’è ancora molta confusione poiché non sono ancora state scoperte le fornaci.

Il vasellame ge, un’invetriatura color avorio e un craquelé molto più accentuato.

È simile a quello guan, con

Il vasellame Cizhou, prodotto nello Hebei e nello Shanxi.

È un vasellame abbastanza rozzo, dalle forme robuste e dalla vistosa decorazione.

in ingobbio bianco o nero, sotto un’invetriatura

La sua caratteristica principale è un decoro eseguito

trasparente.

Il Céladon, prodotto a Yaozhou, nello Shaanxi.

Si tratta di un gres dal corpo grigio con un’invetriatura verde oliva o marrone oliva.

Il nome deriva dal personaggio di un romanzo francese, che indossa una veste di colore verde.

Il Vasellame Nero, prodotto nello Henan, nel Jiangxi e nel Fujian.

Il corpo varia da un materiale porcellanoso a un gres di grana fine bruno e grigio, con una spessa

invetriatura feldspatica il cui contenuto di ferro produce un colore bruno giallastro o scuro o nero.

Il qingbai, prodotto nella Cina meridionale.

È una porcellana dal corpo bianco, sottile e traslucido con un’invetriatura bianco bluastra.

LA DINASTIA YUAN

I conquistatori mongoli sconfiggono nel 1234 il regno Jin e nel 1270 quello Song.

Con il nome dinastico di Yuan, regnano su un territorio vastissimo, favorendo le attività artistiche e

intensificando gli scambi commerciali, resi più agevoli da confini ampi e sicuri.

LA PITTURA

La conquista mongola crea una situazione di disagio tra gli artisti che rifiutano di servire una

dinastia straniera.

Molti pittori decidono di ritirarsi a vita privata e dipingere per diletto personale.

Ma ci sono anche grandi pittori che scelgono di mettersi al servizio degli stranieri.

Il più famoso di questi è Zhao Mangfu, noto soprattutto come pittore di cavalli, tema caro ai

mongoli.

Tra i suoi pochi dipinti di paesaggi sopravvissuti, il più significativo è Colori autunnali sui monti

Qiao e Hua, realizzato dopo un viaggio nel 1296, per illustrare ad un amico collezionista i luoghi

natali che non aveva mai visitato.

Sulla parte sinistra del rotolo il monte Qiao appare come un rialzo di terra, mentre lo spazio

maggiore è riservato alla lunga e piatta distesa lacustre, animata da edifici, alberi e canne.

Anche il monte Hua si erge all’orizzonte, lasciando in primo piano la vegetazione.

Li Kan è specializzato nella rappresentazione del bambù.

Come il suo predecessore Wen Tong, mostra una profonda conoscenza della pianta, disegnata con

estrema facilità e spontaneità, con uso di varie tonalità di inchiostro.

I pittori più innovativi del periodo mongolo sono considerati i “quattro maestri Yuan”: Huang

Gongwang, Ni Zan, Wu Zhen e Wang Meng.

I dipinti di Huang Gongwang sono rari e, tra quelli conservati, il più noto è Dimora sui monti

Fuchun.

La pittura contiene la sintesi dei suoi principi pittorici, per cui dipingere non è la mera

rappresentazione di luoghi o avvenimenti, ma un insieme armonico di pennellate, toni di inchiostro

e composizione. “taoista dei fiori di

Wu Zhen, poeta e calligrafo, vive isolato facendosi chiamare meihua daoren,

prugno”.

Nel dipinto Pescatori alla maniera di Jing Hao del 1352 sono raffigurati gruppi di rocce

arrotondate, caratterizzate da lunghi colpi di pennello secco, velature d’inchiostro sfumate, puntini,

alberi contorti con radici simili ad artigli, e fogliame abbondante e scuro.

Lascia trasparire alcune zone di carta su cui si stagliano unicamente barche con pescatori e

calligrafie di suo pugno.

È probabile che il riferimento a Jing Hao sia relativo più al soggetto che non alla tecnica.

Il più originale tra i maestri Yuan è certamente Ni Zan.

del 1372 è eseguito con estrema economia nell’uso del pennello e

Il suo dipinto Lo studio Rongxi

dell’inchiostro, privo di esseri umani, come quasi tutte le sue opere.

Il dipinto è costituito da due parti, separate da una distesa d’acqua: in primo piano compaiono alberi

da massi rocciosi e un padiglione completamente vuoto; sull’altra vi sono

brulli che fuoriescono

montagne ricoperte da rada vegetazione, chiuse in alto da una calligrafia che diventa parte

integrante della pittura.

L’ultimo dei “quattro maestri Yuan” è Wang Meng.

Nella sua opera La grotta nella foresta di Juqu la parete rocciosa è rappresentata da fitte masse

stratificate, l’una sull’altra, interrotte da alcuni edifici e da gole profonde attraversate da acque.

I padiglioni, all’interno dei quali sono riconoscibili coloro che vi abitano e gli oggetti d’arredo, sono

circondati da alberi ad alto fusto che li isolano dai massicci rocciosi incombenti.

Il fiume scorre impetuoso passando attraverso una stretta gola, si allarga in basso a sinistra

costeggiando rocce erose e modellate.

Le creste delle onde sono ben definite da pennellate triangolari, mentre macchie di colore rosso,

verde e arancio sono sparse su tutta la superficie pittorica, quasi a voler accentuare la complessità

della composizione. LA CERAMICA

Durante la dinastia Yuan la città di Jingdezhen, nel Jiangxi, si afferma come il maggiore centro di

produzione del paese.

La produzione di porcellane qingbai del periodo Yuan presenta alcune importanti novità, come

l’aggiunta di macchie e punti in ossido di ferro nella decorazione, un ornato in rilievo con uccelli,

rami di prugno, volute floreali, la comparsa di figure buddhiste come Guanyin.

La grande sperimentazione in epoca Yuan sono i decori in blu cobalto e rosso rame sotto coperta.

Il primo “bianco e blu” deriva dal qingbai, ed è probabile che sia stato prodotto nelle prime decadi

del XIV secolo usando il cobalto importato dall’Iran.

L’ossido di cobalto è impastato con materiale feldspatico, macinato, mescolato con acqua e dipinto

direttamente sul corpo non cotto, che tende ad assorbire il colore, fissandolo ed evitando che coli.

Si applica poi un’invetriatura feldspatica che, cuocendo tra i 1280° e i 1300° C in atmosfera

riducente, forma un tutto unico con il corpo.

Il “bianco e blu” per l’esportazione, in quanto poco

è fin dagli inizi un vasellame prodotto

apprezzato dai cinesi, ancora legati alla tradizione Song di una porcellana dalle forme pure e dalle

invetriature monocrome.

Il decoro in blu cobalto sotto coperta sembra infatti eccessivamente chiassoso e “volgare”, destinato

quindi prevalentemente al mercato estero.

LA DINASTIA MING

Nel 1368 ritorna al potere una dinastia cinese, quella dei Ming, la cui sovranità sul paese durerà tre

secoli.

Durante tale periodo sono costruiti molti templi, riparati vecchi edifici, restaurata la Grande

Muraglia e intensificati gli scambi commerciali.

Negli ultimi anni sono scavate parecchie tombe Ming appartenenti alle élites.

Le sepolture più importanti sono quelle dei tredici imperatori che si trovano a nordovest di Pechino,

nel distretto di Chanping.

Vi si accede attraverso un quintuplo arco pailou, da cui inizia lo shendao.

presenta sei colonne quadrate scolpite in un unico blocco di marmo, l’arco centrale è

Il pailou

leggermente più spinto degli altri.

Da tale arco si giunge al Changling, ossia al mausoleo sepolcrale dell’imperatore Yongle,

oltrepassando la porta Datong a triplice apertura.

Il defunto passava dall’arcata centrale, mentre l’imperatore regnante adoperava quella di sinistra.

Accanto al pailou vi è il Padiglione della Stele, a pianta quadrata e con aperture sui quattro lati, che

custodisce una stele posta sul dorso di una tartaruga.

La tomba di Wanli è costituita da un’anticamera, da una stanza per le offerte attraverso cui si accede

a due camere laterali e in fondo alla camera funebre.

oggetti funebri, tra cui vasellame d’oro e d’argento, porcellane, giade,

Sono stati trovati oltre 3000

abiti, sete, la corona dell’imperatore e il diadema dell’imperatrice.

LA PITTURA

I pittori Ming guardano alla tradizione Song per la perfezione della rappresentazione oggettiva e a

quella Yuan per la libertà dell’espressione soggettiva.

Le due tradizioni confluiscono nelle due principali scuole che si richiamano alle tradizioni Song e

Yuan: la scuola Zhe, dalla regione del Zhejiang, e la suola Wu, da Wuxian.

LA SCUOLA ZHE

La scuola Zhe mostra il gusto conservatore della corte e si richiama ai maestri dell’Accademia Song.

Tra i pittori che si dedicano al genere fiori e uccelli sono da ricordare Bian Wenjin e Lü Ji.

Bian Wenjin si specializza nella pittura di fiori e uccelli realizzati in una ricca policromia che

rimanda all’Accademia dell’imperatore Huizong della dinastia Song.

L’artista più famoso in questo genere è Lü Ji, autore di dipinti destinati a decorare le sale dei palazzi

delle élites.

Rielabora lo stile di Bian Wenjin in composizioni più complesse, varie e monumentali, con una

maggiore profondità del primo piano accentuata da voli di uccelli.

Nelle sue composizioni asimmetriche unisce la pittura ad inchiostro a colori brillanti, applicati con

grande attenzione.

Nel dipinto Anatre accanto ad una sponda nevosa, anatre e uccelli sono dipinti con grande realismo

in un’esecuzione impeccabile dominata da un tronco d’albero innevato.

Il fondatore della scuola Zhe è Dai Jin.

Nei suoi dipinti mostra la società del tempo, privilegiando la rappresentazione di un mondo

semplice, popolato da contadini, pescatori, letterati poveri e stanchi etc.

Illustra le preoccupazioni umane con grande partecipazione e solo raramente dipinge la vita delle

élites. con l’uso di a “fendente d’ascia”, e da ampie velature

Evidenzia molti dettagli narrativi cun

d’inchiostro.

Esemplificativo in tal senso è il dipinto Spingendosi al di là del ponte.

Allievo di Dai Jin è Wu Wei, ammirato per la sua pennellata vigorosa.

Uno slancio particolare della pennellata è riconoscibile nella realizzazione degli alberi, mentre linee

nervose e calligrafiche sono adoperate nell’esecuzione degli abiti, come nel dipinto Dama con

“pipa”.

Un tardo esponente della scuola Zhe è il pittore Lan Ying, che si specializza nella pittura di

paesaggio che esegue ispirandosi agli artisti del passato, come nel rotolo Paesaggio nello stile di

Huang Gongwang. LA SCUOLA WU

A Wuxian, nell’odierna regione di Suzhou sul delta dello Yangzi, vive un gruppo di pittori, attivi

alla fine del XV secolo.

Dipingono per diletto, in stili diversi alla maniera dei maestri Yuan, e tale tendenza all’eclettismo è

la naturale conseguenza di un profondo interesse per la tecnica della pennellata.

Il fondatore della scuola è Shen Zhou.

Nell’album Dodici vedute della collina della Tigre illustra questa famosa località, vicino Suzhou, in

dodici momenti diversi, mostrando episodi di vita quotidiana, come la scena in cui un servitore sta

rientrando nel monastero dopo aver attinto l’acqua al pozzo che si trova accanto alla porta del

tempio.

Shen Zhou riesce a cogliere, con grande realismo e apparente semplicità, un momento della vita del

monastero, mostrando ciò che accade all’interno e all’esterno del muro di cinta.

Allievo di Shen Zhou è Wen Zhengming.

Adopera un inchiostro ricco e vario, e una pennellata sia energica e strutturale sia leggera e

scorrevole.

In tarda età guarda ai maestri Yuan, prediligendo la rappresentazione di vecchi alberi nodosi,

contorti, piegati.

Nelle sue opere, tra cui Pini verdeggianti e limpide sorgenti, le figure occupano uno spazio chiuso e

ambiguo, circondato da un ambiente che rischia di esplodere, e che diventa una metafora sociale.

LA CERAMICA

Con la dinastia Ming a Jingdezhen nel 1369 viene stabilita una manifattura imperiale a Zhushan.

Il materiale dell’era di regno Hongwu è realizzato preferibilmente in rosso rame sotto coperta con

motivi floreali, oppure presenta coppe monocrome in rosso decorate con draghi.

Nell’era di regno Yongle la produzione si concentra sui monocromi bianchi, sul “bianco e blu”, sul

rosso rame di qualità non eccellente e su una combinazione di due colori, quali il rosso e blu o il

bianco e rosso.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture orientali e africane (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo)
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte cinese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Visconti Chiara.

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