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Compositore di valore, rapido ed eclettico, dunque ideale per il cinema, si è occupato di film

drammatici e film comici.

La funzione del motivetto della marcia attraverso la ripetizione elementare dei versi è quella di

creare un’auto esaltazione attraverso l’affermazione. Ma la musica non induce a schernire

totalmente questi personaggi, infatti Brancaleone dimostra di sentire il bisogno di aiutare i bisognosi

e i deboli, ed in musica è dimostrato dal fatto che all’inno famoso succede una frase con note basse

con la cadenza tipica delle marce funebri.

Il tono generale resta comunque quello satirico-parodistico.

E’ importante sottolineare che gli interventi musicali sono pochi e lasciano spazio ad ampi silenzi

anche in azioni movimentate.

E’ comunque importante la musica in questo film, paradossalmente rispetto alla scarsa

considerazione che Monicelli ha sempre avuto per la musica.

7. Il passaggio dalla sceneggiatura al film

Il cinema italiano è paragonabile ad un grande artigianato che ha raggiunto livelli di eccellenza, in

quanto il modo di produrre non è standardizzato o pianificato. Infatti l’artigianato si affida alla

creatività del momento a differenza della grande industria che si basa sulla pianificazione.

Ciò comporta però anche molte sorprese, come è stata una sorpresa “L’Armata Brancaleone”.

Infatti se si confronta la sceneggiatura originale del film ci sono due aspetti interessati da

analizzare: uno riguarda l’aspetto linguistico e cioè constatare quante battute siano state studiate e

quante improvvisate sul set; l’altro riguarda l’aspetto produttivo, ovvero quali scene sono state

modificate in corso d’opera rispetto al copione. Uno dei punti di forza del cinema italiano è proprio

quello di cambiare il copione, un esempio ne è “Il sorpasso” girato senza sapere se avrebbe avuto un

finale tragico o felice. Anche “L’Armata Brancaleone” rientra in questo cinema artigianale, infatti

scene e battute sono state modificate in più punti del copione, ad esempio nella scena dei due

personaggi che finiscono in una botte di liquame il dialogo sul copione è più aulico “La gran puzza”

“E’ morchia di concime” mentre nella scena risulta “Che puzza!” “Lo dici a me?”.

Inoltre sono stati effettuati una serie di interventi che mirano a semplificare il lavoro e renderlo più

comprensibile al pubblico: insistere troppo sul gotico immaginario nei dialoghi avrebbe disorientato

il pubblico, un eccesso di effetti speciali sarebbero risultati ridicoli, nonostante un numero limitato

di comparse utilizzate c’era comunque il senso di coralità che tanto piaceva a Monicelli ed al quale

il pubblico era già abituato dai film di avventure.

Una scena ce appare completamente modificate è quella in cui Zenone chiede agli aspiranti crociati

di mettere su una colonna il loro cibo, mentre invece in realtà nel fim non vi è alcuna confica di

cibo poiché sarebbe apparsa come poco comica ed avrebbe dato un’aura negativa a personaggi che

vanno invece visti con simpatia.

Non è chiaro chi abbia apportato le modifiche, alcuni cambiamenti sono stati effettuati per facilità

produttive, altri per rendere meno colossale un film che doveva risultare una commedia, altri sul

linguaggio che era in continua evoluzione durante le riprese del film e si tratta cmq di cambiamenti

finalizzati a migliorare il prodotto.

PERSONAGGI, RITRATTI E RICORDI 6

1. A tu per tu con Mario Monicelli

Lo spunto per “L’Armata Brancaleone” venne a Monicelli, Age e Scarpelli da “Donne e soldati” di

Luigi Malerba, film non finito e mai uscito in sala e per il quale Scarpelli scrisse un dialogo tra due

cialtroni che partecipavano all’assedio di una città e ragionavano sul da farsi.

L’intenzione dei tre era quella di fare un film che desse un’immagine totalmente diversa del

Medioevo, ponendo l’accento sulla rozzezza.

Negli ann ’60 fondarono insieme a Comencini e Boni la Film cinque che con l’insuccesso di “A

cavallo della tigre” fu sciolta e questo fu paradossalmente un bene per “L’Armata Brancaleone”,

che aveva bisogno di grandi finanziamenti.

Fu proposto a Mario Cecchi Gori, al quale non piaceva l’idea poiché non vedeva una vera e propria

trama ed aveva paura che quella lingua sarebbe stata incomprensibile, lo paragonava ad un film

muto, proprio come volevano che fosse, infatti Monicelli ha sempre considerato che l’introduzione

della colonna sonora era solo una corruzione del cinema ed inoltre che il linguaggio usato in questo

film era solo per completare l’immagine che si voleva dare di quel Medioevo, ma non serviva ai fini

della comprensione della storia.

Cecchi Gori si convinse anche se molto preoccupato dell’insuccesso, ma per Monicelli fu il film in

cui guadagnò di più poiché entrò in compartecipazione sugli incassi, cosa che non gli fu più

concessa per i film successivi.

Il film metteva in scena per la prima volta molta violenza per l’epoca, ma con l’intenzione sempre

di divertire. Doveva essere tutto un po’ arrangiato.

La scelta degli attori fu quasi tutta un po’ casuale, ma per G. M. Volontè Monicelli non fu

d’accordo, vedeva in quel ruolo meglio Vianello, ma Cecchi Gori preoccupato per il rischio che

stava correndo decise di puntare sulla popolarità che l’attore aveva grazie ai film di Sergio Leone..

I luoghi utilizzati per le scene si trovavano quasi tutti nell’Alto Lazio, caratterizzato da posti

incontaminati che si prestavano molto bene al film.

Per Monicelli fu la prima volta che accettò di fare un seguito di un film, passò del tempo prima di

decidersi poiché è sempre stato convinto che il secondo arriva comunque secondo anche se migliore

del primo.

2. A colloquio con Vittorio Cecchi Gori

Per Cecchi Gori questo fu un film che richiedeva un grande coraggio produttivo, poiché era scritto

in maniera molto originale, fuori dalle regole, e nessuno lo voleva fare anche perché era molto

costoso, oltre che rischioso.

Tra i meriti del film fu quello di proporre un bel cast di attori.

Un ruolo fondamentale, di forte impatto sul prodotto finale fu quello di Pietro Gherardi.

Altra scelta vincente fu quella di utilizzare posti girando per l’Italia senza mai ricostruire, ma

sfruttando rovine o borghi esistenti.

Anche se il film è diventato la metafora di un gruppo di sprovveduti, in realtà si tratta comunque di

uomini che credono in qualcosa. Inoltre il viaggio compiuto da Brancaleone dimostrava che l’Italia

era composta da grandi differenze, ma unita da questo personaggio universale.

Fu molto apprezzato anche all’estero, anche se la United Artists nonostante dimostrò un forte

interesse per il film, ma temette di non poter rendere il linguaggio utilizzato con una traduzione,

preoccupazione che fu però smentita dal cinema tedesco dove il film ebbe un enorme successo.

3. Le ragioni di un successo. Parola di Enrico Lucherini

Il sodalizio tra Lucherini e Gassman cominciò con “L’Adelchi” nel 1960 e non ebbe mai fine.

Gassman dopo “Il sorpasso” cercò sempre di cambiare tipo di personaggio e non legarsi ad una sola

immagine. Gassman quando lesse il copione di questo film fu molto colpito, ma anche preoccupato.

Anche la critica inizialmente rimase perplessa, ma poi divenne un film simbolo.

La risposta del pubblico fu molto buona. 7

Inoltre altra innovazione fu l’invenzione della distribuzione di manifesti 3D con la figura di

Gassman che fuoriusciva, suscitando molto scalpore.

4. Paura e fascino. Il Brancaleone di Catherine Spaak

Monicelli propose di inserire nel cast del film C. Spaak, la quale ne fu affascinata e sconvolta per

l’originalità del soggetto, ma per lei Monicelli era una garanzia e quindi accettò volentieri.

Si trattava di un set prettamente maschile, infatti non si incontrò ma con le altre due figure

femminili del film, ed inoltre anche il personale che lavorava nel backstage era prevalentemente

maschile. I maschi dunque si comportavano nel modo tipico degli uomini quando sono in

compagnia. Gassman addirittura un giorno le disse molte parole cattive, scusandosi solo in seguito,

dopo averla accompagnata a casa dopo un giorno di riprese e dopo due ore di viaggio con un

silenzio imbarazzante.

Il costume inventato per lei da Gherardi fu decisivo per la riuscita del personaggio di Matelda. Era

molto difficile da indossare e richiedeva anche doti di equilibrio.

5. Conversando con Barbara Steele

B. Steele era richiesta al cinema solo per i film horror e questa fama la perseguitava anche nel

privato, con la fama di avere poteri soprannaturali, di poter parlare con l’aldilà e ricevendo richieste

per sedute spiritiche. Il film di Monicelli fu una svolta decisiva per la sua carriera, infatti da allora le

furono offerte molte scene di nudo e foto per poster in riviste come pin-up.

Il ruolo da interpretare era quello di una pervertita sessuale con una limitata comicità. Il costume

indossato era una specie di baldacchino, molto eccessivo, mentre in privato un camicione largo che

faceva intravedere il seno, e secondo la Steele, volutamante da Monicelli anche se non lo dichiarò

mai apertamente.

Le donne del film dovevano apparire tutte perverse: la Buccella una ninfomane diventata tale per

esorcizzare la morte vicina per la pestilenza che l’aveva colpita, la Spaak una principessa per bene

ma ansiosa di perdere la verginità e la Steele più esplicita senza troppe esitazioni a mostrarsi nuda.

6. Incontro con Alfio Caltabiano, il maestro d’armi del film

Questo per Caltabiano fu l’unico film con Monicelli e l’ultimo come maestro d’armi.

Nel 1951 quando arrivò a Roma erano pochi che avevano una struttura fisica imponente come la sua

per cui era molto richiesto come controfigura degli attori americani, per le cadute e scene

pericolose. Si distinse dagli altri introducendo dei cambiamenti nella tecnica, fu dunque molto

affermato. E fu allora che entrò in contatto direttamente con Monicelli e Cecchi Gori, ricevendo

carta bianca per tutte le scene da preparare.

7. I ricordi di Ugo Fangareggi

Ugo Fangareggi è uno dei volti più caratteristici del cinema italiano degli anni ’60-’70. Nasce come

attore teatrale dove non è necessario solo il volto ma bisogna mostrare al pubblico anche la propria

interiorità. Dopo le esperienze universitarie, inizia a lavorare seriamente in teatro nel ’61 in seguito

ad un provino per il Teatro Stabile di Genova quando fu scritturato in “Ciascuno a suo modo”, poi

grazie alla conoscenza di Carotenuto ebbe una piccola parte in “Colpo gobbo all’italiana”.

Scola parlò a Monicelli di Fangareggi, ma bisogna attendere l’approvazione di Gherardi. La risposta

arrivò molto tardi, ormai inaspettata, due giorni prima dell’inizio delle riprese fu chiamato per

“L’Armata Brancaleone”.

La sua caratteristica era proprio il volto quasi surreale, era scritturato soprattutto per la faccia. Solo

una volta ebbe un ruolo da protagonista per un film che però non uscì mai “Kansas City” di

Marcello Zeani, un western del 1973.

Questo film rappresentò la svolta per la sua carriera, poiché non era più lui a dover chiedere di

lavorare, ma ormai erano gli altri che lo chiamavano. 8

Fece il provino anche per il seguito “Brancaleone alle crociate” ma furono preferiti nomi di attori

già affermati del calibro di Proietti e Villaggio per dare più forza ed avere una maggiore

distribuzione, anche se per un momento a causa delle eccessive pretese di Villaggio ci fu la

possibilità di reintrodurlo nel cast, possibilità che però svanì quando Villaggio ritornò sui suoi passi.

8. Riguardando “L’Armata Brancaleone” insieme a Francesco Bruni

Secondo Bruni una delle scene più sorprendenti del film è la scena iniziale poiché è estremamente

violenta per l’epoca. Il cinema italiano infatti non ha mai avuto molto coraggio ad inserire scene la

violenza, in questo caso poi il tono generale del film era comico per cui erano improponibili scene

di violenza, ma Monicelli, Age e Scarpelli hanno dimostrato invece che era possibile, anche ne “I

soliti ignoti” c’è la morte di uno dei personaggi.

Tra gli elementi caratterizzanti del film c’è l’ambientazione nel Medioevo, rappresentato in maniera

diversa, lontano dal suo cliché, un tempo in cui tutto era possibile, la presenza del mito di Roma, ed

il mito del latino che stava diventando sempre più impuro per cui le sperimentazioni linguistiche

introdotti avevano un senso.

Secondo Age il segreto di un film è quello di mettere dentro 25 scene importanti, memorabili, tra le

80-90 scene totali, ed una di queste è il duello tra i due cavalieri rappresentati da Gassman e

Volonté.

Nel film sono molto riconoscibili i contributi di Monicelli e di Age, mentre lo sono meno quelli di

Scarpelli il quale introduce sempre un certo romanticismo che in questo caso è totalmente assente.

L’ECO DELLA STAMPA

1. Un successo extra moenia

I riconoscimenti alla carriera di Monicelli a partire dagli anni ’90 sono sempre più intensi anche

perché il regista accetta sempre di partecipare e confrontarsi con il suo pubblico regalando discorsi

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Cinema Italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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