Il film e i suoi dintorni
L'armata Brancaleone e il nuovo cinema
L'armata Brancaleone è l'emblema degli anni '60 del cinema italiano, periodo portatore di grandi novità sociali a livello mondiale che si riflettevano anche nel cinema. Nel 1966 questo film ha raggiunto gli incassi più alti ed è tuttora percepito molto popolare ed allo stesso tempo inventivo e sperimentale. Nonostante utilizzasse un linguaggio completamente inventato, mettesse in scena miseria, accoppiamenti sessuali ed una scenografia stravagante ebbe un enorme successo, veniva reinterpretato il Medioevo in modo diverso da quello conosciuto fino a quel momento.
Il cinema, in particolar modo questo film che mette insieme elementi apparentemente discordanti, rappresenta il concetto di ribellione degli anni '60. Due esempi rappresentano la svolta generazionale:
- Francois Truffault conia l’espressione “cinema di papà” indicando tutto ciò che è ripetitivo, vecchio e statico ed insieme ai suoi contemporanei dà vita ad un nuovo movimento chiamato Nouvelle Vague, vissuto come una nuova onda, una nuova ventata che spazza via il cinema dei genitori.
- L’uscita in Italia del film “I pugni in tasca” nello stesso anno de “L’armata Brancaleone” rappresenta, anche se in maniera meno forte, un cambiamento rispetto al passato, ma senza voler chiudere, c’è convivenza tra vecchio e nuovo.
Il cambiamento tocca tutto il mondo ed il cinema non solo rappresenta la realtà, ma a volte la anticipa. In Inghilterra si diffonde un altro movimento il Free Cinema caratterizzato dalla volontà di raccontare storie di sfruttamento e di rivolta. In Germania sono di moda i documentari ed i cortometraggi. In Portogallo il nuovo cinema è rappresentato solo da un grande regista Paulo Rocha. Il cinema polacco propone una realtà creativa ambientata in Occidente ed il cinema del disgelo post-guerra fredda.
In questi anni in Africa nera nasce il cinema grazie alla diminuzione dei costi ed alla diffusione dovuta ad un etnografo J. Rouch. In Brasile il cinema rispecchia la situazione politica difficile di convivenza tra ricchezza e povertà. In Giappone il cinema coniuga i risvolti della tradizione con il rito e la rivolta. In USA circolano due fenomeni: la off Hollywood ovvero la circolazione di film a basso costo che forma un enorme quantità di talenti e la sperimentazione con il cinema d’avanguardia.
In questo quadro mondiale L’armata Brancaleone esprime disagi, innovazioni, rivolte e malcontenti anche senza una rottura generazionale netta, dunque il cinema di papà partecipa alle novità.
Cambiamenti in Italia negli anni '60
I cambiamenti che l’Italia degli anni ’60 vive sono i seguenti:
- Il boom economico rende l’Italia un paese metropolitano ed industrializzato;
- Dal sud emigrano intere famiglie, le campagne si svuotano e le città crescono;
- La televisione ha un forte impatto sulla cultura, uniformando dialetti e differenze linguistiche. Tali cambiamenti sono cantati anche da Celentano ne “Il ragazzo della via Gluck” e rappresentati nei film “La dolce vita” e “Rocco e i suoi fratelli”.
La commedia degli anni ’60 è il cinema italiano per eccellenza e riesce a calarsi completamente nello spirito del periodo. In quel decennio esistono comunque fenomeni di cinema nuovo: la ribellione di Bellocchio, i prodotti taglienti ed innovativi di Tinto Brass, il legame con la Nouvelle Vague di Bertolucci. Dunque il cinema dei nuovi non riesce ad affermarsi come movimento unitario, ma come singole traiettorie e quello che domina è il cinema dei cinquantenni.
Il film di Monicelli è una commedia la cui ambientazione non è un aspetto secondario del film, ma è un elemento fondamentale. Monicelli è infatti definito un regista di sceneggiatura e di attori, ma sa cavarsela anche con le scene d’azione: l’inizio del film è infatti scandito da uno sguardo d’insieme sul modello di Sergio Leone, mettendo insieme agguati ed inseguimenti con particolari caricaturali. Il duello è lento ed eccessivo e sarà interrotto solo da una sassata in testa al cavaliere, alla quale seguirà lo spoglio di tutti i suoi averi.
Nello stesso anno esce un altro film simbolico, “Il buono, il brutto e il cattivo”, formalmente un western, ma è una storia on the road, in cui si utilizza il viaggio come ricerca, come incontro, come ritratto di un’epoca, che serviva a Leone per dimostrare che la guerra di Secessione fosse solo un inutile massacro di eroi, ma divenne emblematico di un decennio in cui questo genere di film divenne indispensabile per raccontare le pulsioni rivoluzionarie ed il binomio libertà-violenza.
Innovazioni degli anni '60
Altra innovazione degli anni ’60 fu il linguaggio che condizionò la pubblicità e le varie forme di spettacolo, e la diffusione della cultura pop con l’utilizzo di materiali poveri per trasformarli in senso giocoso, un esempio è il film “La morte ha fatto l’uovo” in cui si gioca molto sui colori e sul montaggio asimmetrico. Ed è in questo contesto che si inserisce “L’armata Brancaleone”, con le sue macchie di colore, il pop circola in modo insistente in tutto il film: uno dei cavalieri ha come cavallo un ronzino giallo, il protagonista indossa un pastrano stile samurai, la sposa indossa un cappello eccessivamente ingombrante.
Anche il cast segue una sua logica: il cinema degli anni ’60 si fonda sulla fama e la bravura degli attori, ma allo stesso tempo Monicelli aveva una grande abilità nel reinventare gli attori ed i loro ruoli, come aveva già fatto anche ne “I soliti ignoti”: il cambiamento non fu tanto in Gassman che aveva già interpretato il ruolo dello spadaccino, ma ad esempio per Folco Lulli, il quale fu uno dei pochi attori ad aver combattuto la guerra partigiana e all’incontro con Monicelli fu reso come un personaggio di enorme generosità. Barbara Steele fu scelta poiché legata all’immagine della trasgressione horror, Catherine Spaak per la sua bellezza.
Importanti sono i dettagli del film: la marcia che scandisce le scene salienti e le riprese in campo lungo come nei grandi film di avventura. Le animazioni che accompagnano la sigla sono di Emanuele Luzzati, mentre le musiche di Carlo Rustichelli. “L’armata Brancaleone” è una commedia, ed allo stesso tempo un invito a leggere la storia in maniera diversa, è un’opera complessa figlia del proprio tempo.
“L’armata Brancaleone” all'interno della commedia italiana
Il protagonista del film è il cavaliere cristiano dell’anno 1000 Brancaleone da Norcia che viene reso dal costumista Piero Gherardi con un aspetto vagamente da samurai. Questo film è anche una delle più brillanti performance degli sceneggiatori Age & Furio Scarpelli, i quali hanno inciso nel percorso della commedia con le loro invenzioni linguistiche e qui raggiungono l’apice delle loro creazioni: infatti la lingua utilizzata dai personaggi del film è una lingua inesistente ottenuta dal miscuglio di tardo latino e volgare arcaico e parlate di provenienza laziale-umbro-marchigiana che ha un effetto comico strepitoso.
Monicelli ha dichiarato che questo linguaggio sia nato quando il film era di sole tre paginette ed insieme ad Age e Scarpelli si sono rifatti all’ebraico del ghetto di Roma, i quali parlano un linguaggio misto di romanesco, latino e qualcos’altro. Altro elemento caro a Monicelli è la coralità, la messa in scena di attori di primo piano e sullo sfondo caratteristi piccoli e piccolissimi, il tutto caratterizzato dall’elemento del contrasto.
Il progetto Monicelli
Come dichiarato dallo stesso Monicelli “L’Armata Brancaleone” è il suo film preferito. Monicelli è un personaggio molto complesso, con una grande capacità di scherzare e mettersi in discussione, la cui vita è disseminata di false piste, ne è un esempio il luogo di nascita riportato in tutte le sue biografie Viareggio: ha origini viareggine, ma nacque a Roma, e probabilmente fu proprio lui stesso a diffondere quest’informazione errata.
Fu aiuto regista, poi sceneggiatore, lavorò come comico, nel cinema d’avventura e nel melodramma. Insieme a Stefano Vanzina, in arte Steno, costituì un ottimo sodalizio non solo dal punto di vista dell’amicizia, ma anche lavorativo, la loro collaborazione che si avvaleva a volte anche di giovani volenterosi, permetteva anche di firmare una decina di sceneggiature l’anno. Nel 1949 diventarono registi, ma il loro rapporto si interruppe nel 1952, e la causa fu secondo quanto dichiarato da Monicelli il fatto che Steno avesse famiglia ed a differenza sua questo non gli permetteva di tirarsi indietro su determinate scelte a scapito di riscontri commerciali.
Infatti dalla separazione Monicelli non ebbe subito successo: “Totò e Carolina” fu bloccato dalla censura, inoltre limitò molto la sua produzione per poter rendere più complesse le storie e coinvolgere più attori, ad esempio “Il medico e lo stregone” non solo è una commedia, ma è il quadro dell’Italia dell’epoca. Poi arriva nel 1958 “I soliti ignoti” che diede il via alla stagione...
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