Il principio: "La presa di Roma"
Il primo film italiano è La presa di Roma di Alberini. Anche se oggi è pensabile che vi siano stati altri esperimenti nel decennio tra l'invenzione dei Lumière e La presa di Roma, è opportuno, per il riconoscimento dei caratteri del cinema italiano, confermare la tesi sul punto di partenza. Di questo film oggi conosciamo una serie di dati: dal luogo della prima produzione pubblica a Roma (Porta Pia), data del battesimo ufficiale (20 settembre 1905), alla lunghezza (250m), alle fonti iconografiche e fotografiche, alle testimonianze agli applausi di scena.
Siamo in grado di riconoscere nell'evento alcuni caratteri fondamentali di una cinematografia che avrà presto uno sviluppo prepotente: il cinema italiano sembra nascere sotto il segno del Risorgimento. Ciò che colpisce di più è lo spirito laico (il laicismo è un atteggiamento dinamico, elastico, di ribellione nei confronti della realtà), il suo porsi come monumento e memoria di un evento che ha portato, dopo divisioni e dominazione, alla nascita della nazione. Questo si vede soprattutto nell'ultimo quadro in cui risplende una luce prepotente sulla figura femminile che personifica l'Italia con stendardo tricolore (sorta di vecchia bandiera) in pugno, e ai cui lati sono disposti Cavour e Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Mazzini, nel pieno rispetto della tradizione risorgimentale. Alberini lancia una sfida al cinema francese, realizza un prodotto spettacolare, questo film attua un taglio netto nei confronti del cinema ambulante e va subito alla conquista del pubblico.
L'epoca del cinema ambulante
Già l'evento del cinematografo aveva fatto sparire, in pochi anni, molti spettacoli ottici, che nel corso di due secoli avevano alimentato l'immaginazione di spettatori europei nelle fiere e piazze. I baracconi ambulanti invadono l'Italia nel corso del primo decennio del '900 (anche se sono da considerare i primi messaggeri del verso Lumière). Gli spettacoli hanno a che fare con il senso della vista. Questi piccoli imprenditori sfidano le leggi e la morale sociale che nel pubblico sprigiona (prima e durante le proiezioni), e non solo quando i titoli sono allusivi e a doppio senso. Ma i baracconi italiani, o che operano in Italia, sono tutti simili, dai richiami degli imbonitori (coloro che richiamavano la clientela) alle scrittura delle locandine (si somigliano anche per le cose che rappresentano, per lo più corpi di prosperose ragazze nude).
Inoltre, lo spettacolo cinematografico era quasi sempre unito ad altre attrazioni. Per la monotonia, inizia la crisi dei baracconi. Alla fine del decennio molti impresari diventano proprietari di sale urbane.
La carrozza di tutti
Abbandonato lo spettacolo ambulante, il cinema si diffonde nelle città con molta rapidità. Le prime sale di cui si hanno notizia si chiamano: Iride, Lux, Smeraldo, Astra ecc. Il primo cinematografo "Splendor" è torinese e viene aperto nel 1898 (da Michele Sala). Le sale accolgono tutte le classi sociali. La proliferazione di queste sale è molto rapida, il cinema in pochi anni è divenuto lo spettacolo popolare per eccellenza. Il cinema riesce a richiamare folle per la sua capacità di riprodurre la vita, ma perché segna nell'eternità il ricordo di persone senza storia, o ignorate dalla storia.
Da Torino alla Sicilia: sviluppo e crisi
Tra 1905 e 1912 la produzione nazionale presenta uno sviluppo rapido, attraversando poi una fase di crisi che risente della crisi internazionale. Dilaga la febbre produttiva, vengono investiti capitali da ogni provenienza, Stefano Pittaluga è la prima figura di imprenditore capace di ottenere un sostegno governativo all'industria del cinema. Per un periodo Torino fu la capitale produttiva a cui si aggiungono Roma, Milano e Napoli a cui in sottordine si possono aggiungere Genova, Palermo, Catania e Venezia dove però si tentano monoproduzioni dello spazio di un film.
Il policentrismo produttivo è dovuto a una divisione significativa delle competenze linguistiche e culturali; inoltre, la fisionomia delle prime case di produzione appare legata all'economia del territorio. La prima guerra mondiale fungerà da spartiacque favorendo la concentrazione produttiva a Roma. La produzione torinese tende a confrontarsi internazionalmente con quella d’oltralpe, giungendo ad essere la capitale mondiale del cinema per qualche anno; la romana tende alla celebrazione dei fasti imperiali.
A Roma nasce per prima, nel 1905, "L'Alberini & Santoni", società di produzione per azioni e diventa Cines nel 1906. Questa società non nasconde le sue ambizioni di conquista del mercato internazionale che arriva ad aprire una succursale di vendita a New York, grazie anche al sostegno di capitali provenienti del Banco di Roma e invade con i suoi colossi storici il mercato statunitense. Le case di produzione tendono a differenziarsi per filoni tematico stilistici. Dal 1909 si comincia a parlare di crisi, manca originalità e si comincia a riprodurre i modelli di successo.
C’è una fase di riassestamento in cui nell’industria, investono gli aristocratici contribuendo alla qualificazione artistica dei film. Il triennio che precede la guerra è la fase di maggior espansione e consolidamento delle strutture: il sistema divistico italiano conquista l’estero. Dopo il successo di “Quo Vadis?” tra la Cines di Roma e la Georke Kleine di Chicago, viene siglato un accordo di esclusività (la compagnia italiana di impegna a sottoporre una copia di ogni titolo prodotto a Kleine, e quest'ultimo versa per ogni film una somma di 75 centesimi di dollari per metro).
La grande migrazione: dalla biblioteca alla filmoteca universale
Il cinema intende spezzettare la scienza, l'arte e la cultura e trasformarli in maniera visiva. In Italia il cinema è uno strumento per viaggi d'ogni tipo nel passato storico, artistico e letterario. Nel linguaggio cinematografico trovano posto, in forma concentrata, letteratura, storia, teatro, scultura, melodramma, musica ecc. In una decina di tableaux vivants, i direttori artistici della Cines, riescono a spremere i succhi dei poemi omerici, o dei capolavori shakespeariani, ad animare figure medievali e rinascimentali. Già nel 1906 la Cines produce Otello. Negli anni successivi, le celebri figure storiche e letterarie escono dai libri, dagli affreschi e si vanno a formare sullo schermo (Amleto, Romeo e Giulietta, ecc).
In un primo tempo, il cinema viene salutato con entusiasmo da intellettuali come ideale università per il popolo. La sensazione, comunque, è che il primo cinema sia a forte componente laica. La scelta degli argomenti si fonda anche sulla circolazione all'estero e su un ideale di biblioteca dell'Italiano (Il Fornaretto di Venezia, 1907 della Cines è il primo film esportato negli Stati Uniti). Nell'impostare una certa politica produttiva, le case molto presto suddividono i testi secondo una gerarchia di livelli e stili.
C'è un livello alto, in cui si collocano le trascrizioni dei classici o di film di filone storico: sia per l'accrescimento della cultura popolare che per l'esportazione della cultura italiana nel mondo. La scelta dei modelli alti, ha avuto un ruolo decisivo (almeno all'inizio) nel far decollare il cinema italiano in tutto il mondo. Infatti, la cinematografia italiana cresce e si sviluppa con rapidità e con caratteristiche ben individuate, grazie alla scrittura artistico-letteraria sullo schermo. Assieme alla letteratura si muovono verso il cinema anche letterati, per fabbricare i loro romanzi e poemi.
I film storici alla conquista del mondo
Un ruolo importante nell'ideare una serie di film di carattere storico, è dato dalla figura di Enrico Guazzoni, primo capace di porsi problemi di orchestrazione delle masse, di costruzione dell'immagine, di organizzazione dello spazio, di valorizzazione di elementi scenografici, ecc. La scoperta delle possibilità spettacolari dello spazio che si libera dai fondali di cartapesta, consente a migliaia di comparse di muoversi, scontrarsi, sfilare, con il merito di trasmettere energia a una concezione del tempo statico e ripetitivo. In parallelo si espandono lo spazio delle sale e quello immaginativo degli spettatori.
Prima che Hollywood diventi capitale del cinema mondiale, la produzione storica italiana, e quella torinese, assaporano (sia per breve tempo) l'entusiasmo del dominio cinematografico. Il genere storico assume presto un ruolo centrale, un genere guida, impone una specie di marchio d'identità nazionale. Oltre a trasmettere un'immagine vincente della cultura italiana nel mondo, i film storici servono da supporto all'ideologia nazionalistica, al clima positivo italiano negli anni che precedono l'entrata in guerra. Film come Quo Vadis?, Salammbô, Spartaco, ecc., tutti realizzati tra il 1912 e 1914, contribuiscono a riportare alla luce il rimorso d'una storia lontana da cui si vuole trarre esempio per i sogni dell'oggi (fissano simboli guida).
"Nerone" (1909) può essere considerato l'architetto del genere, il film che agisce da acceleratore. Gli effetti spettacolari valorizzano in modo originale i movimenti di massa, e la drammaturgia tiene conto dei gesti individuali e dei movimenti nello spazio di gruppi di comparse. Dopo Nerone si possono considerare come tappe fondamentali dell'evoluzione del sistema "La caduta di Troia, L'Odissea, L'Inferno, opere che vengono diffuse in tutto il mondo (la ricchezza e originalità dei trucchi si intersecano bene con le scene del vero).
Con i film storici la cinepresa diventa una macchina del tempo orientata in senso antiorario. Con la scoperta della prospettiva rinascimentale, all'occhio non sembrano più esserci limiti. È proprio grazie al film storico e alla necessità di far muovere a suo interno folle di comparse che il cinema comincia a utilizzare le leggi della prospettiva. L'autore che si è posto in modo più consapevole il problema della scenografia è Guazzoni, pittore e scenografo, passato alla direzione artistica del Cines dopo il 1910.
Il suo Quo Vadis? consente di compiere balzi in avanti. I personaggi si muovono nello spazio con libertà finora sconosciuta, e viene esaltata la dialettica folla/individuo, moduli che saranno adottati per decenni anche dal cinema americano. Questo tipo di film, manipola vicende sentimentali, mentre in primo piano si scontrano passioni, gelosie, odi, vendette, le ragioni del cuore prevalgono su quelle di stato (anche questi motivo per il successo). Il genere raggiunge la maturità e pieno sviluppo tra il 1913 e il 1914 e si impone a livello mondiale. Oggi sappiamo che Quo Vadis? rimane ben 22 settimane in cartellone a New York.
Il vertice viene raggiunto con "Cabiria", girato da Fosco ma la cui paternità è per intero attribuita a D'Annunzio. In realtà, D'Annunzio scrive solo le didascalie del film, accettando la paternità completa dell'opera. Con questa mossa, lo scrittore oltre ad offrirsi come testimonial sul piano internazionale della qualità del prodotto italiano, le conferisce un marchio di legittimità artistica e culturale. Cabiria colpisce tanto per la quantità di innovazioni e cioè l'uso significativo del carrello e del primo piano, ma anche per la complessità dell'intreccio, la genialità dei trucchi, le soluzioni spettacolari, costumi, effetti di luce ecc.
Negli anni di guerra, i produttori sono costretti dalle circostanze e dal mutamento dei gusti pubblici ad imboccare nuove strade. Vi saranno ancora, nel decennio successivo, film che richiamano il passato, ma saranno opere non più apprezzate e ritenute vecchie.
Cretinetti & Co.
Le comiche non sono mai riuscite a diventare il piatto forte e centrale di un programma italiano. I film comici, dalle comiche di Cretinetti, fanno toccare con mano il senso di una società in rapida trasformazione, sottoposta a nuove regole e di codici comportamentali esteriori con nuove forme di mascheratura urbana. È possibile isolare almeno alcune figure che, per il successo ottenute si possono considerare i divi del genere: Robinet (Marcel Febre), Cretinetti, Lea Giunchi, Gambardella ecc. Titoli si possono ricordare: Cretinetti paga i debiti, C. che bello!, C. al ballo, Lea e il gomitolo, Robinet ama il ballo ecc.
Uno dei tratti più significativi del comico italiano è dato dalla sua capacità di registrare i comportamenti di una società piccolo e medio borghese percorsa da nuove spinte sociali e modernistiche, ma non ancora capace di tagliare i legami con la società ottocentesca. Ma ci sono delle eccezioni (Pinocchio di Antamoro 1911, La paura degli aeromobili nemici, L'uomo meccanico) mostrano come lo spirito futurista si sceso sul genere sul basso. I comici italiani non esibiscono mai il loro senso di ribellione sociale come farà sempre Chaplin. Il riso e il dramma nasceranno dall'incapacità di raggiungere un livello assai desiderato. In una situazione di crisi catastrofica i corpi dei comici saranno i primi a venire sacrificati.
Eve fatali
Partiamo da titoli abbastanza significativi: Amore di madre, amore di sirena, amore d'oltretomba ecc. Titoli del 1912 che offrono una fenomenologia abbastanza ampia sul tema dell'amore. Nel cinema italiano dagli anni a cavallo dalla guerra si assiste alla rapida affermazione del potere dei sentimenti e delle passioni a quello degli eserciti e della forza militare. La presentazione della potenza sei sentimenti, dell'amore come sacrificio di sé, della multipla morfologia femminile (donna sognatrice, donna avida e donna monacale).
Cantami o Diva...
In questi anni il cinema italiano di concentra sul divismo femminile, una donna come nuova protagonista sulla scena sociale e dei sentimenti, una donna capace di rivestire molte maschere. Il divismo cinematografico, in Italia trova il suo habitat e affonda le radici nella cultura europea. La genesi del divismo appare come il frutto più completo, una metamorfosi d'elementi sparsi nella cultura figurativa, letteraria, teatrale e musicale, a cavallo del '900.
A cavallo della grande guerra, si assiste al battesimo che nel giro di poco tempo diventa fenomeno-guida sul piano internazionale. Nel suo aspetto iniziale appare come un fenomeno non previsto, il proto-divismo appare all'improvviso nel secondo decennio del secolo, esplorando, in un arco di tempo brevissimo, tutto il cinema mondiale. Bisogna aspettare fino al periodo compreso tra il 1913 e il 1920 per assistere alla vera nascita del divismo cinematografico italiano. Il divismo muove i primi passi in Italia con "Ma l'amor mio non muore!" (di Caseini), che fissa gli archetipi visivi, la morfologia gestuale, il lessico e una sintassi dei sentimenti a divenire punto di riferimento per molte future sovrane della scena italiana e internazionale.
L'influenza di Lynda Borelli nella recitazione è stata epica: entra in scena, invoca sì di sé gli sguardi degli spettatori e con un solo gesto accende la scintilla del desiderio collettivo: è subito Diva. Il cinema diventa, proprio grazie ai primi piani e ai gesti delle dive "canto silenzioso", il cinema legittima l'estetica del silenzio. Servendosi di corpi gloriosi delle dive da Lynda Borelli a Eleonora Duse in film come: "Ma l'amor mio non muore!", "La serpe", "Storia di una donna" ecc. che il cinema costruisce un monumento alla cultura contemporanea. Le dive irradiano una luce, appaiono come corpi prismatici. Il divismo apre a folle di spettatori una catena di nuovi sogni, consente di affacciarsi su territori considerati tabù, di rendere visibili le zone oscure dell'inconscio.
Le dive si sostituiscono all'uomo-simbolo, un olimpo cinematografico abitato solo da donne, gli uomini sono figure secondarie. Un esercito di Eve tentatrici, di sirene, capaci di uccidere e paralizzare come Medusa.
Tipologie
- Le femme fatale: quella che verrà definita poi come donna vampira, la crudele e spietata dominatrice dei destini degli uomini.
- La bella sconosciuta: la donna priva di radici.
- La donna demoniaca: che conduce a un danno irreparabile secondo i principi della morale cattolica.
- La donna che fa tesoro del proprio corpo.
- La donna madre.
- La dolce discendente di Cenerentola: l'innamorata che soffre all'ombra ed è pronta a sacrificare il suo amore per le leggi sociali.
- La donna farfalla: la donna libera di esprimersi attraverso il linguaggio del corpo (danza e arte).
Il cinema ha modo di esplorare (attraverso i primi piani cercando il contatto ravvicinato) l'oltre, di percepire elementi del paesaggio interiore. Il ricordo della recitazione di Lyda Borelli è legato a scene e momenti in cui l'immagine in movimento sembra fermarsi, diviene quadro ma anche per i tentativi d'interiorizzare il gesto, la fisicità della sua comunicazione. La Borelli esegue, fin dai suoi primi film, una serie di movimenti del corpo che modulano una gamma dei sentimenti.
Divismo al maschile
Emilio Ghione è un attore che riesce a raggiungere nel periodo della guerra fama e successo non inferiore a quello delle dive. E, ancora oggi, i suoi film colpiscono per la forza dell'ambientazione del paesaggio. La sua apparizione ha una carica simbolica che prevale su quella realistica (come la maschera del volto scheletrico di Za-La-Mort che fa tutt'uno con il vestito e il berretto, ma si mimetizza anche con il paesaggio diventando pietra o corteccia d'albero).
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