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Il palazzo delle Poste di Napoli: arte e propaganda negli anni '30

Nel 1936 la rivista "Architettura" dedica un numero al Palazzo delle Poste di Napoli. Nell’introduzione, Vaccaro non menziona le decorazioni dell’edificio, né la statua di Martini né l’orologio di Rosso, forse perché negli anni '30-'40 c’è uno scollamento tra edificio e opera d’arte, che risulta accessoria agli spazi, non determinante.

Il movimento moderno e l'ornamento

Basiamoci sulle opere d’arte accessoria legate agli anni della propaganda. Essenzialmente, il movimento moderno è basato sull’abolizione dell’ornamento e l’esaltazione della funzione. Tuttavia, prima dell’avvento del razional-funzionalismo, con l’Art Nouveau era ampio l’assetto decorativo. Il primo nudo architettonico è il Sanatorio di Purkersdorff di Hoffman, che ha come modello le case di Capri, ma il suo essere scarno viene scambiato per un’esigenza di carattere igienico.

Lo scandalo fu provocato dalla Looshouse sulla Michaerplatz, completamente vuoto, eccetto un ornamento: delle colonne tuscaniche in marmo cipollino. Gli architetti seguiranno il suo esempio, ma a suo tempo la sua fu una posizione isolata. Anche Hoffmann decorava talvolta con temi del mondo classico, talvolta del mondo organico. Infatti, il suo Palazzo Stoclet è una sorta di palinsesto della decorazione architettonica dello stile Déco, con solidi geometrici elementari, colori chiari e materiali pregiati.

Arte e regimi totalitari

A quell’epoca, i regimi totalitari non avevano ancora infierito sull’arte. Con l’avvento dei regimi totalitari le cose cambiarono: l’arte era volta all’esaltazione del potere. Sulla strada della ricerca del moderno si inseriva quindi l’imposizione di un linguaggio di regime; l’arte è qualcosa che non è da produrre secondo principi propri ma è una realtà amministrata dallo stato.

C’è una stretta convergenza tra simbolismo formale e necessità di propaganda, con un’arte che fosse accessibile a tutti, alle masse, per incitarli. Da queste premesse discendono alcune contraddizioni, come la convivenza apparentemente impossibile tra artista e propaganda. Apparentemente, perché la maggior parte degli artisti partecipava con entusiasmo a quello spirito celebrativo, come il monumento per Aurelio Padovani in piazza Santa Maria degli Angeli di cui parla Roehrssen, risultato di una competizione vinta da Carlo De Veroli e Canino. Con la caduta del fascismo la statua fu demolita.

Modernismo e propaganda

Il centro dello sforzo complessivo degli intellettuali era l’elaborazione di un linguaggio moderno, logico e comprensibile alle masse. In questi tempi il termine modernismo coincide anche con la macchina e le fabbriche. La politica di regime si basava sull’adottare il lessico dell’epos romano, composto, virile, ottimista, un’impresa che in ambito napoletano riscosse un grande successo. Proprio qui c’è un rapporto saldo tra modernità e tradizione. Sotto il fascismo si celebreranno soprattutto valori positivi, conquiste e vittorie, aquile imperiali, atleti e Mussolini.

La lettura delle opere nuove doveva risvegliare gli animi del popolo. La strategia di Mussolini prendeva vita in tutte le arti: grafica, scultura, pittura. L’arte in generale doveva esprimere con chiarezza il significato dell’opera, senza simboli nascosti; è una funzione didattica ed etica. Venivano trattati temi quali il lavoro o la famiglia, colmi di immagini come fasci, aquile romane, in un linguaggio anti-marxista.

Artisti e regime

C’è poi da considerare l’interesse per l’oggetto moderno, che indica il grado di progresso ottenuto. In alcuni casi comunque, il regime forzava l’artista, se questo stentava a identificarsi con il modo di pensare in grande del regime, e così, per esempio, venivano create "false opere". L’amore per gli uccelli di Tomai si prestava a interpretare il tema dell’aquila imperiale.

La libertà degli artisti viene un po’ repressa, e in tal modo c’è una mancata evoluzione delle correnti del periodo, perché le strategie propagandistiche tendono ad appiattire gli strumenti di ricerca.

Il rilancio della ceramica

Nel panorama delle tecniche rilanciate, vale qui considerare la ripresa della ceramica a disegno e a rilievo dell’industria Ceramica Salernitana, capeggiata da un imprenditore tedesco, Melamerson, che seleziona uno staff di artisti-pittori e ceramisti per rinnovare l’arte ceramica aderente alle nuove esigenze. Vengono qui ripresi modelli tradizionali, motivi naturalistici, atmosfera domestica, animali marini, ma anche temi nuovi, come gli animali, l’asino e la colomba, i contadini, tutto su un piano bidimensionale. A Napoli un...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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