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Camminare come strumento critico e forma emergente di arte e architettura

Camminare inteso come strumento critico, come modo ovvio di guardare il paesaggio e forma emergente di un certo tipo di arte e di architettura. Opera fornita al gruppo Stalker, composto in quel periodo da studenti di architettura. Stalker può essere paragonato ai situazionisti, condividono il gusto per l’investigazione urbana, la sensibilità per le trasformazioni contemporanee in quanto sintomi di una società in mutazione. L’atto di attraversare lo spazio nasce dal bisogno naturale di muoversi. Ma una volta soddisfatte le esigenze primarie il camminare si è trasformato in forma simbolica che ha permesso all’uomo di abitare il mondo. La transumanza nomade, considerata generalmente come l’archetipo di ogni percorso, è stata in realtà lo sviluppo delle interminabili erranze di caccia del paleolitico. È solo nell’ultimo secolo che il percorso, svincolandosi dalla religione e dalla letteratura, ha assunto lo statuto di puro atto estetico.

Anti-Walk

Il camminare viene sperimentato per tutto l’inizio del secolo come forma dell’anti-arte. Nel 1921 Dada organizza a Parigi una serie di “visite-escursioni” nei luoghi banali della città. Agli inizi degli anni cinquanta l’Internazionale Lettrista, comincia a costruire la “teoria della deriva”. La deriva urbana lettrista si trasforma in costruzione di situazioni sperimentando comportamenti ludico-creativi e ambienti unitari. Constant rielabora la teoria situazionista per sviluppare l’idea di una città nomade, New Babylon, portando il tema del nomadismo nell’ambito dell’architettura.

Land Walk

La seconda metà del secolo vede il camminare come una delle forme dell’arte utilizzate dagli artisti per intervenire nella natura. Nel 1966 sulla rivista Artforum appare il racconto del viaggio di Tony Smith in un’autostrada in costruzione. Nel 1967 Richard Long realizza A Line Made by Walking, una linea disegnata calpestando l’erba di un prato, il camminare si trasforma in forma d’arte autonoma.

Transurbanza

Lettura delle città dal punto di vista dell’erranza, condotte da Stalker dal 1995 in alcune città europee. L’assenza di controllo ha prodotto un sistema di spazi vuoti che possono essere percorsi andando alla deriva come nei settori labirintici della New Babylon di Constant. Il nomadismo in realtà ha sempre vissuto in osmosi con la sedentarietà e la città attuale contiene al suo interno spazi nomadi (vuoti) e spazi sedentari (pieni), che vivono in equilibrio di reciproci scambi. Oggi la città nomade vive all’interno della città sedentaria, si nutre dei suoi scarti offrendo la propria presenza, la natura che può essere percorsa solamente abitandola.

Per una nuova espansione di campo

Con il termine percorso si indicano allo stesso tempo l’atto dell’attraversamento, la linea che attraversa lo spazio, il racconto dello spazio attraversato. Il camminare si rivela allora uno strumento che, proprio per la sua intrinseca caratteristica di simultanea lettura e scrittura dello spazio, si presta ad ascoltare e interagire nella mutevolezza di questi spazi. Il tracciato nomade distribuisce gli uomini in uno spazio aperto, indefinito, non comunicante.

Caino, Abele e l’architettura

Sedentari: abitanti delle città, considerati come gli architetti del mondo. Nomadi: abitanti dei deserti e degli spazi vuoti, anarchitetti, sperimentatori avventurieri. Rivisitando il mito di Caino e Abele in chiave architettonica, Caino l’anima sedentaria e Abele quella nomade. Caino si dedica all’agricoltura e Abele alla pastorizia. Caino accusò Abele di aver sconfinato e lo uccise, condannandosi alla condizione di eterno vagabondo. Caino è identificabile come l’Homo faber, l’uomo che lavora e che assoggetta la natura per costruire materialmente un nuovo universo artificiale, mentre Abele potrebbe essere considerato l’Homo ludens, l’uomo che gioca e che costruisce un effimero sistema di relazioni tra la natura e la vita. Mentre la maggior parte del tempo di Caino è dedicata al lavoro, Abele ha una grande quantità di tempo libero da dedicare alla speculazione intellettuale. Caino sarà punito da Dio con il vagabondaggio: il nomadismo di Abele si trasforma da condizione privilegiata in punizione divina. Due modalità di concepire l’architettura: un’architettura intesa come costruzione fisica dello spazio e della forma contro un’architettura intesa come percezione e costruzione simbolica dello spazio. Spazio dello stare in contrapposizione al nomadismo inteso come spazio dell’andare.

Spazio nomade e spazio erratico

Il nomadismo vive infatti in contrapposizione ma anche in osmosi con la sedentarietà: agricoltori e pastori hanno bisogno di un continuo scambio dei loro prodotti e di uno spazio ibrido, neutro, in cui lo scambio sia possibile. Il Sahel ha esattamente questa funzione: è il bordo del deserto dove si integrano pastorizia nomade e agricoltura sedentaria, e forma un margine instabile tra la città sedentaria e la città nomade, tra il pieno e il vuoto. Deleuze e Guattari descrivono queste differenti spazialità come: Lo spazio sedentario è striato da muri, recinti e percorsi fra i recinti, mentre lo spazio nomade è liscio, marcato soltanto da tratti che si cancellano e si spostano con il tragitto. In altre parole lo spazio sedentario è più denso, più solido, e quindi pieno, quello nomade è vuoto. Lo spazio nomade è solcato da vettori, da frecce instabili che costituiscono più delle connessioni temporanee che dei tracciati.

Evoluzione imparando a orientarsi con riferimenti geografici, e infine a lasciare nel paesaggio alcuni segni di riconoscimento sempre più stabili (una delle prime mappe raffiguranti un sistema di percorsi, incisione rupestre in Val Camonica, 10.000 a.C, rappresenta la dinamica di un sistema complesso in cui le linee dei percorsi nel vuoto si intrecciano per distribuire i diversi elementi pieni del territorio).

Il walkabout, parola intraducibile se non nel senso letterario di camminare sopra o camminare circa, è il sistema di percorsi attraverso cui le popolazioni dell’Australia hanno mappato l’intero continente. Le vie dei canti, che intrecciandosi di continuo, formano un’unica storia del tempo del Sogno, la storia delle origini dell’umanità. A ognuno di questi percorsi è collegato un canto e a ogni canto è collegata una o più storie mitologiche ambientate nel territorio. L’insieme delle vie dei canti costituisce una rete di percorsi erratico-simbolici che attraversano e descrivono lo spazio come una sorta di guida cantata. Questo tipo di percorso appartiene a uno stadio dell’umanità precedente a quello del nomadismo, un percorso che si definisce erratico. È importante effettuare una distinzione tra i concetti di errare e nomadismo. Mentre il percorso nomade è legato agli spostamenti ciclici del bestiame durante la transumanza, quello erratico è legato agli inseguimenti delle prede dell’uomo raccoglitore-cacciatore dell’età paleolitica. L’erranza si svolge in uno spazio vuoto non ancora strutturato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Cuppini Silvia.
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