Capitolo 1: Gli elementi essenziali del classicismo
Quello che l’autore del testo si propone di fare è di trattare l’architettura come linguaggio. L’architettura classica affonda le sue radici nell’antichità, nel mondo greco e in quello romano.
- Mondo greco → Architettura dei templi
- Mondo romano → Architettura religiosa, civile e militare
Noi non tratteremo sviluppo ed elaborazione del linguaggio classico, ma la sua natura ed il suo uso. Tecnicamente è un errore tentare di dare una definizione di classicismo, in quanto esso assume significati utili in contesti differenti.
Potremmo dire che un edificio è classico quando i suoi elementi decorativi derivano da un vocabolario architettonico desunto dal mondo antico, chiamato appunto anche “mondo classico”. Questi elementi sono facilmente identificabili, per esempio le colonne. Ma un altro fattore che entra in gioco è la proporzione, in quanto scopo dell’architettura classica è sempre stato quello di ottenere un'armonia delle parti suscettibile di dimostrazione. Trattatisti hanno dimostrato che in una costruzione si raggiunge un’armonia analoga a quella musicale mediante proporzione. Dunque, scopo della proporzione: ottenere armonia attraverso la struttura.
Nasce un problema: posso definire classico un edificio solo in virtù della proporzione? No. Al massimo posso dire che le sue proporzioni sono classiche. Dobbiamo infine accettare il fatto che l’architettura classica è riconoscibile come tale soltanto quando alluda, anche di sfuggita, agli antichi ordini.
- Che cosa sono gli ordini? È l’insieme di tutte le parti che comprendono la colonna e la relativa trabeazione. Suddivisione colonna: base – fusto – capitello. Suddivisione trabeazione: architrave – fregio – cornice. Il piedistallo sotto la colonna non costituisce una parte essenziale dell’ordine, ma a partire da Serlio, teorici indicano piedistalli adatti a ciascun ordine.
Perché gli ordini sono 5?
- Risaliamo alle origini: Vitruvio. Egli in “De Architettura”, trattato la cui importanza risiede nel fatto che trasmette ai posteri una quantità di dati sull’edilizia tradizionale dell’antichità. Descrive 3 ordini: Ionico, Dorico, Corinzio e accenna al toscano.
- Alberti: Descrisse gli ordini rifacendosi a Vitruvio, e tramite associazione diretta aggiunse l’ordine composito.
- Serlio: Fu lui a dare veramente inizio alla lunga carriera di autorità canonica, simbolica e quasi leggendaria degli ordini. L’opera di Serlio sugli ordini inizia con un'incisione: i 5 ordini schierati uno accanto all’altro secondo il loro spessore.
Spiegando come egli stia ponendo il lettore davanti agli stili principali. Lo fa in modo da rendere gli ordini essenziali nella grammatica dell'architettura. Un espediente efficace e quasi teatrale che comunque non andò perduto, da quel momento infatti gli ordini passarono di mano in mano come la “serie completa”. L’architettura come l’arte si fonda sull’esatta conoscenza e applicazione degli ordini. È il modo in cui vengono usati che rende classica l’architettura.
Chiariamo ora quali modificazioni possono subire e quali no. Infatti nel corso della storia dell’architettura classica la speculazione sul tipo ideale di ordine è oscillata continuamente fra il rispetto per la tradizione antica e la pura e semplice invenzione personale. D’altronde ci sono sempre stati innovatori audaci: “ordine francese”.. Borromini.. È quindi un errore pensare ai 5 ordini dell’architettura come se fossero una scatola di Lego! Qualcosa di cui gli architetti si son serviti per non affaticarsi ad usare la creatività.
Consideriamoli invece come espressioni grammaticali che impongono una rigorosa disciplina, disciplina che può essere infranta da un’idea geniale e poetica. L’ordine dorico deriva da un tipo di costruzione in legno (capanna lignea). Infatti i primi templi erano costruzioni in legno e poi furono realizzati in pietra. Ciò che interessa a noi è che con l’andare del tempo un sistema di costruzione lignea, copiato in pietra, si cristallizzò nella formula linguistica nota a Vitruvio, e in tal modo a noi come ordine dorico.
Ancora una parola sugli ordini. Si vuole supporre che ciascuno di essi somigli a qualcosa, e Vitruvio ne è in qualche modo responsabile. Egli infatti, vide nel dorico l’ordine che impersona la proporzione, forza e grazia di un corpo virile.
- Dorico → Corpo virile
- Ionico → Snellezza femminea
- Corinzio → Esile figura di fanciulla
Nel rinascimento ciò venne modificato fino ad andare oltre! Le raccomandazioni di Serlio sono forse le più precise e corrette.
- Dorico → Per le chiese dedicate ai santi che si sono distinti per virilità
- Ionico → Per le sante matrone
- Corinzio → Per le vergini
- Tuscanico → Per le prigioni
Il fatto è che gli ordini sono usati per lo più secondo il gusto, le circostanze e molto spesso i mezzi. Ad ogni modo il punto essenziale è questo: gli ordini fornivano una specie di gamma architettonica, che andava dal severo e solido allo snello e raffinato. Nella progettazione prettamente classica la scelta dell’ordine costituisce una questione di importanza fondamentale: è la scelta di un modo di essere. I 5 ordini sono i 5 elementi fondamentali della grammatica architettonica dell’antichità.
Capitolo 2: La grammatica dell’antichità
Da adesso ci soffermeremo sul modo di impiegarli. A che cosa servono? Se state progettando un tempio, è ovvio. Se non state progettando un tempio? Cosa fare? Il buon senso ci dice di scartare gli ordini, ma in passato non era così. I romani ad esempio erano lungi dall’abbandonare gli ordini in anfiteatri, basiliche, ecc.
In quanto per i romani gli ordini si identificavano con l’architettura. O forse si trattava di conferire agli edifici laici il prestigio insito all’architettura sacra. Per questi edifici furono dunque escogitati nuovi modi di impiego degli ordini, non come abbellimento ma con una funzione guida! In molti edifici romani l’ordine è superfluo strutturalmente, ma conferisce solennità all’edificio.
Come si ottiene un risultato simile? Quattro gradi di integrazione ordine struttura:
- Colonne a tutto tondo: sorreggono qualcosa
- Colonne libere: dietro hanno un muro che sfiorano appena in cui la loro trabeazione si inscrive saldamente
- Tre quarti di colonna, o mezza colonna quando è incassata rispettivamente per 3/4 e 1/2
- Pilastri: colonne appiattite che sembrano essere scolpite in rilievo sul muro
Regola fondamentale: avanzando di grado in grado (per le colonne) anche la trabeazione deve avanzare in avanti.
Torniamo a Roma. I romani costruivano con sistemi archi voltati, gli ordini invece appartenevano ad un sistema trabeato. Sposare i due sistemi poteva essere efficace solo fino ad un certo punto. Ma il risultato non fu soddisfacente per due motivi:
- Colonne e trabeazione si erano strettamente identificate fino a divenire una cosa sola.
- Gli edifici di varia dimensione ad archi e volte, per reggere carichi esigevano di sostegni più massicci, le colonne erano esili.
Cosa fecero i romani? Risolvono utilizzando l’arco con muro pieno incorniciato dall’ordine. La risposta più manifesta la troviamo nel Colosseo. Qui i colonnati hanno parziale funzione strutturale e riecheggiano l’architettura di un tempio. Due discipline si sono armoniosamente incontrate.
Questa disposizione è soddisfacente perché è stata ottenuta mediante un attento equilibrio tra due diverse esigenze: dittatura estetica e necessità pratica. Dunque il Colosseo ci ha portato a parlare di correlazione fra arco e ordine, e fu uno degli edifici da cui gli uomini del rinascimento appresero di più. Di edifici di questo tipo ne abbiamo anche altri come il teatro di Marcello o l’arena di Verona. Ancora più istruttivi furono gli archi trionfali. Questi archi, avendo funzione di parata abbondavano in particolari architettonici e scultorei. Furono “istruttivi grammaticalmente”. Vennero ripresi da più artisti, lo stesso Leon Battista Alberti utilizzò.
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