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Riassunto esame storia dell'architettura contemporanea, prof. Bilancioni, libro consigliato Storia dell'architettura contemporanea, Hersey

Riassunto per l'esame di Storia dell'architettura contemporanea , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia dell'architettura contemporanea, Hersey. Con particolare attenzione ai seguenti argomenti: l'architettura classica e l'ordine classico, differenza tra neoclassico e classico antico,... Vedi di più

Esame di storia dell'architettura contemporanea docente Prof. N. Bilancioni

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ESTRATTO DOCUMENTO

1. L’ORNATO COME TRASLATO

Ogni città occidentale ha esempi di ornato architettonico in stile classico, cosi come vi sono esempi

anche in oriente (palazzo imperiale di Tokyo, uffici governativi di Leningrado..); questo perché lo

stile classico oltre ad essere di greci e romani, era anche nelle mutazioni dell’impero bizantino, nel

rinascimento e nel barocco, nelle beaux-arts e nel fascismo, e anche se insolite nel postmoderno.

Anche se è una religione morta da secoli è curiosa la loro continua riproduzione nel nostro mondo,

usare elementi che sarebbero stati interpretati come ghirlande scarificali o dare loro nomi

riconducibili ad oggetti tipici dei rituali baccanti (il frontone detto “timpano”, un tamburo di pelle).

Analizzando la terminologia greca-romana (specialmente considerando Vitruvio) si puo’ provare a

fornire risposte. Cosi come i templi erano visti come assemblaggio di pezzi di varia natura,

organica e non, anche l’ornamento ha finito per essere sacro, un tabu’ che rispondeva a regole

precise anche se oggi i miti che li spiegavano sono morti da tempo e con essi la loro natura

sacrificale. Un po’ come le composizioni musicali di Bach, le sue regole si perpetuano e quando

vengono rotte lo si fa rendendo loro onore, in quanto sono profondamente conosciute, anche

queste regole compositive ci sono state tramandate da Vitruvio e dai suoi trattati, anche se egli

ignorava alcuni importanti edifici della sua epoca e molte descrizioni sono state fatte senza

realmente aver visto le costruzioni. Tuttavia la sua sensibilità fa si che egli sia l’unica fonte

disponibile, specie per cio’ cui fa capo l’ellenismo, dato che prende ad esempio il noto architetto

Ermogene, ricordandoci che “la cultura è greca”. Dati anche i grandi nomi di romani “ellenizzati”

(Plutarco, Plinio, Filostrato…) le risorse della cultura clasica sono per lo piu’ riferibili a quest’arco di

tempo contemporaneo a Vitruvio. Hersey cerca, come Vitruvio, di analizzare le terminologie

fornendo un significato comprensibile al lettore moderno, alla luce dei giochi verbali amati uin

Grecia, addirittura da Platone stesso. Sia Vitruvio che Clemente Alessandrino constatano che i

nomi degli dei erano tutti tropi ambigui: Artemide è sia artemes, pudica, o di virtu’ esperta, o colei

che detesta il rapporto tra uomo e donna; Amore, detto èros, è simile ad èris, ovvero discordia. I

tropi sono parole usate con significato diverso da quello che le è proprio, ma anche una figura

retorica latina, una metafora (Quintiliano). Per Freud è tipico dell’uomo associare parole omofone

a significati simili, per Lèvi-Strauss siccome inizialmente l’uomo parlava per emozioni, il linguaggio

figurato è stato il primo a nascere, per Vico i nomi degli dei sono tropi dei mutamenti sociali e di

costumi: nel periodo in cui nacquero le leggi nasce il mito di Orfeo che incanta le bestie con la lira,

facendo riferimento all’armonia musicale e a quella sociale.

Anche il capitello è un tropo: l’echino,

elemento a profilo convesso indica anche

un riccio di mare (gli aculei delle foglie

d’acanto delle decorazioni corinzie), una

giara dall’ampia imboccatura, una vertebra,

una pianta, una focaccia. Echino è una

aprola dai molti significati apparentemente

disgiunti ma si nota che tutti i capitelli hanno

un echino dalla forma curva ricoperta da

motivi spinosi, odecorazione a dente di

sega o spine di foglie lanceolate. Echino ha

anche derivazione mitologica, da Echidna,

un essere la cui parte inferiore del corpo è

di vipera dalle squame appuntite mentre

Echione è un eroe che nasce da denti di

drago. Tropo in greco sta sia per “gioco di

parole” che per “trofeo” dai campi di

battaglia dove erano poi eretti trofei con le spoglie dei nemici (armature, armi..) per placare le loro

ombre; da assassinii queste morti erano sacrifici. 4

2. ARCHITETTURA E SACRIFICIO

ALBERI SACRI

Sia echini che acanti sono sia forme vegetali che animali;i greci ritenevano che all’interno di rocce,

alberi ci fossero gli dei e i capitelli decorati ricordano le chiome degli alberi: infatti gli alberi furono i

templi. Ogni dio aveva il proprio albero con il quale veniva identificato e raffigurato ( Zeus=quercia,

Afrodite=mirto,…). Le immagini greche sono piene di alberi: sacrifici compiuti davanti ad alberi,

templi tra gli alberi, divinità tra i rami, colonne agghindate da festoni, bucrani, ghirlande sacrificali,

bastoni sacri (litui). Anche dopo l’introduzione dei templi in muratura gli alberi sacri

continuarono ad esistere, ogni tempio consacrato era associato

ad un albero sacro; questi alberi erano spesso decorati con

strumenti e materiali sacrificali, resti di vittime, tavolette,

ghirlande, corone, tamburi, maschere baccaniche. Armi. Lance

che riapparivano sia negli altari collocati alle loro radici sia

appese ai rami. Anche le pittura vascolari mostrano questi

ornamenti, mentre addirittura gli alberi erano spesso potati fino

ad assomigliare a colonne :per Vitruvio infatti le prime colonne

erano proprio alberi, oppure sostegni sormontati da pali ed uniti

tramite rami orizzontali; i templi greci dell’inizio erano inotre

costruiti con colonne di legno, considerate tronchi sacri ed

oggetti di culto sin dalla preistoria. Anche l’usanza di

appendere teste dei nemici a pali denota la possibilità che il

palo fosse lui stesso parte del trofeo e l’assassinio trasformato

in sacrificio, in quanto venivano poi erette di nuovo presso

santuari con la funzione di colonne-alberi sacri.

SACRIFICIO

Gli atti sacrificali spesso si svolgevano proprio nei pressi di questi alberi; ecco la descrizione di

Burkert:

“i partecipanti si vestivano ed ornavano ed accompagnati da una fanciulla accompagnavano la

vittima, costretta a fare cenno di annuire con il capo, e decorata; essa deve essere ansiosa e

desiderosa di essere sacrificata. Si tagliano ciuffi di peli e si gettano nel fuoco mentre dopo averla

sgozzata il sangue non deve toccare terra ma è incanalato; viene smembrato: il cuore è posto

sull’altare, dal fegato si legge il messaggio del dio ed altre parti vengono mangiate mentre gli

avanzi sono conservati, specie le ossa femorali avvolte nel grasso,

consacrate e poste al di sopra dell’altare. “

Le ossa ed il teschio erano ricomposti sull’altare per suggerire il profilo

della vittima, ed in seguito sbiancate nel fuoco e considerate reliquie,

credendo che avessero fluidi divini al loro interno, che si spargeva grazie

al fuoco. Vengono poi gettate offerte nel fuoco come vino, miele, pane,

vegetali, fiori, mentre la festa volgeva alla baldoria e alle orge.

Il fare a pezzi i cadaveri e ricomporli equivale al richiamo a nuova vita;

spesso sono miti di fondazione religiosa, i presupposti per l’erezioni di

nuovi templi.

Nel sacrificio greco era incluso anche il ricomporre il dio mentre

presiedeva a cerimonie in suo onore, rappresentate poi di frequente nei

vasi lenei (feste in onore di Dioniso, le Lenèe). In questo stammo si vede

la tavola imbandita e due figure devote a Dioniso; il dio ha le fattezze di una colonna, rivestita da

un chitone e sovrastata da una maschera ornata di rami, che somiglia ad una colonna con

capitello.

Anche i cacciatori rimuovevano gli organi interni delle prede, le sottoponevano a trattamenti e

conservavano alcune parti, aggiungendovi le pelli o altre parti, o appendendo i teschi su pali, per

ricostruirla; erano assassinii animali visti pero’ come ricostruzione di quelli umani, e considerati

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quindi un crimine. Spesso anche sacerdoti e addirittura armi erano imputate come colpevoli di

assassinio mentre il richiamo a nuova vita era una negazione della sua uccisione, una sua

rinascita all’immortalità.

Per i greci non solo uomini ed animali erano involucri degli dei ma anche focacce di particolare

forma, monete, fiori, frutta, palle di sale; una volta che questa “vittima” era piena del dio andava

divisa a pezzi, perché troppo grande e terribile: ecco perché i fedeli ne mangiavano le parti, in

quanto anche la carcassa conservava lo spirito divino.

Inoltre le diverse parti erano sede di vari lati della personalità ed erano legate a loro. Anche nelle

pratiche funerarie le parti del cadavere erano ricostruite: dopo la cremazione, in cui il dio (il fuoco)

si ciba della vittima, essa veniva ricomposta in un urna, a ricostruire la persona racchiusa in essa.

Cosi come un dio amico occupava corpi di animali, uno nemico occupava quello di nemici di

guerra; per questo i resti andavano mesi in mostra, comprese armi e armature, ed onorate per

placare lo spirito dei morti. Il trionfatore deve espiare per i nemici uccisi e catturati, e per questo

l’apoteosi del trofeo è l’arco, un oggetto commemorativo con forma di portale ove passare per

purificarsi.

TERMINOLOGIA SACRIFICALE IN ARCHITETTURA

Il tempio è sia un boschetto ornato di trofei, sia una

rappresentazione di altari e sacrifici, ove figurano ghirlande, denti,

corna, ossa, armi, fiori, frutta… anche le statue pare fossero ricavate

da materiale sacrificale.

Difatti alcune aperti delle colonne e degli elementi decorativi pare

derivassero da nomi di passaggi del rito sacrificale (base=andatura)

mentre vi sono poi molte corrispondenze : i personaggi danzanti

possono essere le vittime, felici della loro condizione, mentre le

statue presentano spesso i piedi legati, cosi come veniva fatto per le

vittime (vedi le Cariatidi). Le modanature a cavetto nella base delle

colonne e il toro prendono il nome da funi tese.

Importante è anche il gioco di ombre orizzontali che derivano dalla

scozia (da Scotia, dea dell’oscurità).; le ombre non erano solo assenza di luce ma dense e

popolate da anime e morti. Anche l’apofisi (incavo curvo tra la base e il tronco della colonna)

viene dal nome che indica un vaso sanguigno ed un osso umano, e somiglia a scanalature di

canali e condotti ossei. Le scanalature della colonna dette rhabdoi, aste, vengono usate per

indicare le aste delle lance, e suggeriscono i trofei di caccia e i fasci di verghe usate per costruire

l’immagine di Dioniso. Oltre a somigliare a pieghe di chitone.

Trachelio ed ipotrachelio vengono da gola mentre la parte

“piu’ umana” è il capitello, da testa. E’ la testa della colonna,

sede dell’essenza dello spirito e consiste degli ornamenti di

una testa.

Un capitello DORICO consiste di un echino decorato con

foglie o ghirlande, mentre quelli IONICI e CORINZI hanno

ghirlande colme di fiori, capelli, o ancora con teste o

acconciature a forma di corna, cosi come vi sono capelli

attorcigliati nei capitelli ionici in prevalenza, considerato che

ciocche di capelli acconciate erano talvolta offerte in sacrificio.

Nel capitello ionico si richiamano anche le corna, che nei

sacrifici erano colorate d’oro ed acconciate, cosi come i sacerdoti acconciavano i loro capelli come

corna, che si riteneva avessero all’interno la forza della vita, simile all’anima, la psyché. Vi erano

anche divinità cornute, come Artemide in quanto le corna ritorte erano pregiate.

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La trabeazione (da epistylium,“sopra le colonne”), posta

sopra le colonne, è paragonabile ai tavoli fuori dai templi ove

erano disposte le vittime come fiori, frutta,…. Nel dorico

l’ordine decorativo era scandito da TRIGLIFI e METOPE, che

riprendevano la sacralità delle ossa (che contenevano i fluidi

divini) anche nel nome: i tre montanti di un triglifo si

chiamano “meròi” (cosce) simile a “méros”, parte, per

indicare cio’ che si condivide ed offre.

Un glifo è qualcosa di intagliato, ed un triglifo è qualcosa è

qualcosa di spezzato tre volte. Anche le gocce sottostanti

sono simili a colate dei femori, e rappresentano i fluidi sacri

(le aspersioni sacrificali). La metopa è compresa tra i triglifi, da “metopon”, facciata, che indica

anche lo spazio della fronte, e vi è pieno di parole simili che riconducono a copricapo e fazzoletti

da testa e riportano quindi ai tropi della testa.

Anche la cornice ha sfumatura sacrificale riscontrabile nella terminologia. Una decorazione

ricorrente è detta gola, una curva formata da due cerchi opposti e raccordati, dalla forma sia dritta

che convessa. “Kyma” significa anche “onda” e sia il rifilo richiama un’onda o puo’ essere riferito

all’onda dell’acqua piovana.

Vi sono anche modanature detta ovolo e dardo, considerato che le uova erano molto usate e

raffigurate come deposte da colombe (nei medaglioni dell’altare di Pafo), spesso vendute come

souvenir. Ornamento piu’ comune è una serie di bastoncini verticali ornati da uova alternate a

bastoncini vertical o sormontate da artigli.

Sia uova che frutta erano offerte comuni in quanto le uova racchiudono l’anima degli uccelli.

Quando nelle sequenze a “ovolo e artiglio” la rappresentazione presenta la calotta superiore

mancante, rivela l’anima; noci e frutti erano anch’essi assimilabili alla testa.

Al di sotto delle file di uova vi è la tainia o fascia, specie nelle architravi ioniche e corinzie; essa

significa come una benda per la testa o il petto.

Tra i motivi decorativi c’è anche l’astragalo (un filo di perle simile a ossa del piede o vertebre

allineate) usate nei servizi religiosi,cosi’ come vi sono spesso denti, in riferimento all’atto di nutrirsi

o ai denti usati per decorare i cavalli, cosi come vi sono spesso becchi e lingue.

Sopra la trabeazione vi è il frontone triangolare:è un timpano delimitato da cornice, che in origine

era un intelaiatura di ossa coperte di pelli, usato anche come tavolo (questo conferma le analogie

con il cibo). Quando il timpano era un animale ricomposto, la parte centrale era la testa.

La cornice o corona corrisponde alle modanature che cingono il timpano, e subordinava a se gli

elementi sottostanti. La falda della cornice è detta aquila, in richiamo

alla divinità bellica romana.

Le mensole sono anche dette “gomiti” o comunque arti che si piegano

e abbracciano, oppure possono derivare da “paraorecchie”, anche

“orecchie” per la forma ricurva, con elementi aggettanti tali che le altre

parti restino asciutte e non si impregni la muratura. Questo incanalare

l’acqua simboleggia l’aspersione dei fluidi divini nei sacrifici, cosi’ come

negli azlatri vi erano i pozzetti per raccogliere le offerte. I resti erano poi

decorati e profumati come fossero vivi e le pietre con le immagini del

rito avrebbero immortalato il sacrificio. Le rappresentazioni sono

fondamentali per le decorazioni architettoniche: Artemide è la

generatrice dell’ordine ionico dalle corna ricurve,e i sacrifici in suo

onore erano ricchi di resti da mangiare, mentre le vittime erano legate

ad altari di legno e bruciate vive dalle sacerdotesse; i resti erano denti,

artigli, becchi, teschi….

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TABU’ E DETTAGLIO

Gli alberi sacri erano dei tabu’, ossia sacri oppure “empi” in quanto sia in greco che latino sono

equivalenti a “tabù”. Per i romani sacri erano i tribuni, gli amati da dio, i re, mentre un homo sacer

era colui che deve essere sacrificato; paradossalmente, chiunque è degno al sacrificio agli dei.

Sacrificium può derivare da sacer e dal suo plurale sacra, che designava le feste religiose. Il tabu’

è attrazione e repulsione ma non solo: sia pericoli che fortune necessitano di magnificenza nel

rituale, ed è questo che esprime l’architettura classica (“atmosfera di inesauribile pienezza”,

Nietzsche). I templi erano la sedimentazione e l’obiettivo del tabù, in una fusione del tabù divino

con il tabù del tempio; inoltre per definire i confini si usavano le colonne, ad esempio dei tabù

territoriali.

Vitruvio divide il corpo in testa, dita, palme, piedi e l’architettura classica segue le proporzioni del

dimoiros (2/3) e pentamoiros (5/3); le misure inoltre sono espresse in dita, polliciecc.. lwe regole di

Vitruvio, erano considerate talmente minuziose che il disobbedirle era come bestemmia.

Il significato delle decorazioni ha sempre ambito bivalente :le corna sono anche capelli, i bastoni

elementi vegetali;il sacrificio è trasformazione da animale a dio, e poi la fusione del dio con i

devoti.

3. IMMAGINI DI FONDATORI DI TEMPLI

IL SACRARIO DI AFRODITE A PAFO

In realtà non ci sono prove sul cosa spingesse i greci a costruire templi; le informazioni le abbiamo

solo da opinioni di scrittori greco-romani che la pensavano cosi, che vedevano i templi come

boschetti sacri ornati di reliquie. Il tempio di Afrodite a Pafo, (Cipro) è antichissimo ed ancora

costruito con elementi sacrificali, al contrario di molti suoi successori che ci pervengono con

elementi ormai astratti le cui forme non ricalcano piu’ il significato.

Venne costruito nel 1200 a.C. ed aveva colonne, mosaici colorati e boschetti sacri mentre

l’elemento centrale era una pietra sacra, un meteorite nero visto come dea caduta dal cielo.

Vi sono addirittura monete romane che rappresentano il sacrario del tempio di Pafo, il che

evidenzia come la sua immagine potesse servire da

souvenir, talismano; il disegno è pertanto stilizzato e

non sempre fedele, un logo.

Nella maggior parte delle monete è rappresentato

l’uccello con uova; probabilmente la colomba, sacra ad

Afrodite; i templi erano colmi degli stromi di colombe e

gli ornamenti fatto di becchi e uova. Le statue laterali

portano anch’esse colombe mentre i capitelli delle

colonne centrali somigliano a corna, cosi come i

sacerdoti avevano cappelli cornuti, che riprendono le

macellazioni sacrificali di animali oppure

rappresenterebbero falli che rappresentavano l’organo

maschile, importante nel culto di Pafo, perché si

ricollega alla leggenda del meteorite (fallo di Urano

tagliato da Saturno, caduto in mare e che genera

Afrodite).

Tra le colonne principali vi era una ghirlanda a mezzaluna e una stella, associate alla dea sorella

adorata a Cipro, Astante. I sacrifici a Cipro erano incentrati sulle prostitute sacre, sacerdotesse;

l’unione con esse rappresentava l’unione del fedele con Afrodite, in quanto la prostituta incarna la

dea. Le corna forse sono un resto che risale a prima ed il divieto di sacrifici cruenti a Cipro ma le

rappresentazioni su capitelli di corna, uova e colombe indicano il matrimonio sacro (possibile

attraverso i riti con le sacerdotesse). 8

I PRIMI SACRARI DORICI

Il sacrario di Pafo era la sede del fondatore di un culto; Vitruvio descrive in questo modo tutti i primi

templi dorici e ionici.

Per lui l’ordine dorico nasce da Doro, figlio di un uomo e una ninfa che rappresentava una stirpe

conquistatrice e governò su una delle popolazioni principali mentre le altre sarebbero state

sottomesse ai discendenti di Doro. Egli si spostava di regione in regione cacciando le altre

popolazioni e regnò nel Pelopponeso fino ad essere trucidato.

Doro e dorico sono tropi di “violenza”; tutte le parole omofone hanno significati che riconducono

all’immagine di una morte violenta procurata da lance e minacce sessuali. Era infatti comune nei

vincitori trucidare i nemici maschili e ridurre a concubine le donne.

In un anfora ateniese si vedono personaggi in lutto portare ghirlande, con corpi eretti e braccia in

alto a definire uno spazio geometrico rettangolare e contiguo, come

colonne.

L’origine della Grecia nasce da Ione, che divide il territorio in tredici

colonie e si pone come capo supremo; il primo tempio che costruisce è

quello per Apollo Panionico a Micale, detto dorico perché simile a quelli

visti nelle città dei Dori, prendendo come unità di misura la pianta di un

piede umano, la sesta parte della sua altezza, le cui proporzioni furono

trasportate nelle colonne.

Il dorico è quindi ricostruito da Ione a memoria delle crudeli lotte contro

i Dori anche se probabilmente i templi antecedenti non usavano

proporzioni umane, gli dei principali erano Apollo e la sorella Artemide,

in quanto Ione era figlio di Apollo e le colonne doriche riutilizzate da lui

erano in uso in un tempio in suo onore. Siccome le colonne hanno

fattezze simili a uomini nudi e nelle pitture i greci combattevano nudi,

esse rappresentavano i dori sconfitti; anziché le reliquie, si usava

l’architettura nelle trasposizioni figurative. La colonna dorica è difatti

“nuda”, con relazioni proporzionali al corpo umano ed incurvata come

un corpo sotto sforzo.

La BASILICA DI PAESTUM a Paestum dedicato ad Hera fu fondato nel settimo secolo a.C.da

coloni che scacciarono i lucani ed eressero uno dei templi piu grandi lontano dalla costa. Queste

colonne somigliano a schiere di guerrieri. I templi dorici antichi sono spesso decorati con sculture

sui timpani, con scene di battaglia, uccisioni e sacrifici;

le piu’ note sono quelle del TEMPIO DI ARTEMIDE a

Corfù. Tutti i timpani considerati nello studio del classico

hanno sempre la medesima scena, di violenza e

combattimenti.

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IONE E GLI IONI

Anche nei templi ionici vi sono scene violente anche se è per lo più associato alla figura femminile,

in quanto piu’ aggraziato. Per Vitruvio difatti gli elementi ricurvi e slanciati della colonna ionica sono

tentativo di farla somigliare al corpo femminile, sebbene gli sia dato nome di Ione. Tuttavia nella

radice del nome vi sono tropi come “garofano”, “riccio di capelli”, “pertinente a Io” (amante di Zeus

dotata di corna), “colomba”, “effeminato” riferito anche alla poesia. La leggenda dice che la madre

di Ione era stata con Apollo, e che Ione era destinato a popolare la Ionia.

Ione e Ionia si sovrappongono a Caria, che sta per “cario”, “soldato mercenario” oppure “capelli”,

“viso” associati non solo alle donne ma anche a imprese militari, nonché “corno”; una colonna caria

è tropo di testa,volto,capelli,corna.

Il culto di Ione per Artemide fa si che vi fossero molti suoi templi in Caria, il più famoso a Efeso,

forse fu addirittura il primo.

Artemide è dea cacciatrice, patrona di riti crudeli e dea militare, assetata di sangue e pretenziosa

di sacrifici umani; i suoi tropi perciò richiamano la violenza e sono quelli riferibili a “scalco”,

“macellaio”, “tagliare a pezzi”.

I tropi dell’ordine ionico sono riferiti alla femminilità ma allo stesso tempo cruenti come quelli dorici.

MORTE DI UNA KORE CORINZIA

L’ultimo mito vitruviano descrive la nascita del capitello corinzio.

Callimaco, architetto, scopri la tomba di una giovane di Corinto,

morta prima del matrimonio, cui la levatrice aveva posto sulla tomba

la sua collezione di tazze e dove crebbe una pianta di acanto; le

curve e la composizione generata vennero trasformate da Callimaco

nel capitello. La tradizione è legata all’idea che i morti divengano

piante e alla loro funzione tombale.

Anche il corinzio è commemorativo ma per una morte prematura,

non per l’unione tra vincitori e donne sottratte al nemico. Le tazze

riflettono l’uso di mettere nelle tombe gli oggetti preferiti e la pratica

di versare vino sulle ossa bruciate dei defunti. Anche le tombe

avevano spesso le fattezze di colonne ricoperte di acanti con cesti o

urne alla sommità. Callimaco è un personaggio reale e storico che

realizzò monumenti e opere in bronzo; il suo nome suggerisce tropi

come “bellezza” e tutti i suoi significati, a testimonianza della sua

eccelsa bravura nelle arti.

Il termine corinzio invece oltre ad essere legato a Corinto è associato

a kòre, ossia “fanciulla” mentre come nome proprio è la dea sorella

di Scozia adorata prima della fioritura del mondo vegetale, in

primavera.

Corinto era famosa anche per i matrimoni sacri, in quanto era una seconda Pafo e le ragazze sono

considerate amanti e prostitute. L’acanto invece si ricollega all’echino del dorico, ed è il cespuglio

spinoso che conserva il tesoro della fanciulla, forse sacerdotessa. E’ un ritorno all’idea di albero

sacro, e in un certo senso una “filiazione” di dorico e ionico, delle caratteristiche maschili e

femminili; la morte prematura però impedisce la discendenza, infatti non ci saranno colonne di altro

genere. Questa è la conclusione di Vitruvio, che non calcola però l’esistenza dell’ordine composito.

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4. LE CARIATIDI E IL PORTICO DEI PERSIANI

LE DONNE DI CARIE

Vitruvio racconta anche la storia delle cariatidi, note anche come sostegni architettonico che

nacque proprio dall’insubordinazione della città di Carie contro i persiani nel V sec. a.C.;questo

determinò la sconfitta dei Persiani e l’espiazione dei cittadini tramite una variazione sul tema del

dorico, ionico, corinzio. Il loro essere collocate sotto un timpano equivale all’espiazione del peccato

di tradimento; la crocifissione e la berlina erano infatti

punizioni per i traditori, e questo è il significato delle

matrone poste sotto un timpano. Parole omofone di Caria

inoltre hanno tropi che stanno a significare altari dove si

recitano sacrifici cruenti.

A Sparta vi è un noto tempio dedicato ad Artemide e le

sacerdotesse erano dette karyàtides, ed anche il nome

della danza che vi si svolgeva era simile, cosi come

assomiglia ad un epiteto della dea. Il tropo ker invece

significa cuore, o l’animale sacrificato, o la dea della morte,

o ancora corno ritorto.

La leggenda della giovane di nome Caria narra che essa

per punizione fu trasformata in albero da Dioniso, in

quanto aveva rifiutato il suo amore; il tema della castità è

rilevante per la mitologia delle donne di Caria.

Il portico delle Cariatidi inoltre si può riferire anche alle loro

danze, in cui le donne levavano le braccia come a

sostegno di un peso;le associazioni vanno quindi alla militante castità femminile e forse al fatto che

si siano concesse al nemico, obbligate in architettura ad una perenne danza della castità.

Altro esempio di sostegno femminile è l’ERETTEO;tuttavia non presenta le ragazze come

prigioniere ma fu costruito sulla tomba appunto di Eretteo, eroe mitico di Atene, ed è visto come

edificio di questo eroe e sede di Atena.

Secondo la leggenda per vincere contro il figlio di Poseidone, Eretteo dovette sacrificare una delle

sei figlie. Le altre per solidarietà si suicidarono, Eretteo vinse e costruì un tempio dove l’altare,

dedicato a Poseidone, riceveva sacrifici di guerra. In seguito la settima figlia sarebbe stata madre

di Ione, e fu lo ionico ad essere usato per l’eretteo. Le sei giovani donne sarebbero dunque le figlie

suicide, e costituiscono un altro esempio di sacrificio femminile.

I GUERRIERI PERSIANI

Dopo il sacrificio delle cariatidi gli spartani sconfissero i persiani e costruirono un portico come

trofeo di vittoria, dove guerrieri persiani sostenevano le colonne con funzione di trofei di guerra.

La scultura associa i prigionieri persiani alle cariatidi architettoniche anche se per Vitruvio il tempio

dei persiani è una via di mezzo tra tempio e trofeo; il ruolo conferito all’architettura è in entrambi i

casi punitivo, come giustizia compiuta. 11


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maozinha

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Riassunto per l'esame di Storia dell'architettura contemporanea , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia dell'architettura contemporanea, Hersey. Con particolare attenzione ai seguenti argomenti: l'architettura classica e l'ordine classico, differenza tra neoclassico e classico antico, il sacrificio per l'ordinamento sociale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura (a ciclo unico)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maozinha di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Bilancioni N..

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