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Riassunto esame Storia delle Americhe in Età Moderna, prof. Pizzorusso, libro consigliato Storia del Colonialismo, Reinhard

Riassunto per l'esame di Storia delle Americhe in Età Moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Colonialismo, Reinhard (cap. 1-2, 4-6). Tra i temi trattati: colonialismo e colonizzazione; l'espansione europea nell'Atlantico; la conquista spagnola del Nuovo Mondo; dominio spagnolo e schiavitù; tratta degli schiavi; piantaggioni... Vedi di più

Esame di Storia delle Americhe in Età Moderna docente Prof. G. Pizzorusso

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Capitolo primo

Colonizzazione e colonialismo

Colonialismo indica il dominio esercitato da un popolo su un altro estraneo mediante lo

sfruttamento economico, politico ed ideologico del differente grado di sviluppo esistente fra i due.

Quindi è importante l’estraneità (per essere colonialista la dominazione deve essere avvertita

come straniera) e il differente grado di sviluppo.

Mentre imperialismo ingloba tutte le forme di brama espansionistica ed egemonica di una

comunità.

Il colonialismo ha i suoi presupposti logici nel concetto di colonia, essa rappresenta un nuovo

insediamento. Nella storia è possibile individuare tre tipologie di colonie:

1. colonie come basi di appoggio (Portogallo) per rendere possibile il commercio;

2. colonie di insediamento (Inghilterra) miranti a un progressivo popolamento della terra;

3. domini coloniali (Spagna) la potenza conquistatrice lascia che la situazione precedente

continui a esistere sotto il proprio dominio.

Si possono identificare tre cause legate al colonialismo:

1. spinta socioeconomica che mira al conseguimento di profitti e può concretizzarsi in un

miglioramento dello status sociale;:

2. motivazioni politiche per accrescere il proprio potere;

3. motivazioni ideologiche (ad esempio l’idea del XIX secolo che il capitalismo dovesse

espandersi all’esterno), religiose (portare ai pagani la vera fede), culturali (portare ai

barbari la vera civiltà).

Capitolo secondo

L’Europa e l’Atlantico

Già nel Medioevo gli europei si erano spinti fino all’Oceano Atlantico, facendone in età moderna

un nuovo Mediterraneo.

Questo era dovuto al perfezionamento delle costruzioni navali fondendo le tecniche di navigazione

di due settori europei: mediterraneo (navi miste, vele più remi) e nordico (navi a vela che

potevano navigare anche controvento).

La causa dell’espansione europea nell’Atlantico è dovuta oltre che alle conquiste ma anche dal

nuovo individualismo dell’Uomo del Rinascimento (in Spagna nel 1492 si passa dalla Reconquista

alla Conquista). L’espansione europea non soltanto fu raramente pianificata ma fu anzi

improvvisa, i primi a scoprire l’America nell’estremo nord furono nell’anno mille i Vichinghi. La

1

vera scoperta però avvenne solo quando ci si avventurò talmente verso sud da lasciarsi sospingere

dagli alisei verso ovest (il viaggio di Colombo fu infatti senza intoppi).

Spagna e Portogallo già nel XII-XIII secolo avevano un loro flotta. Dopo la scoperta delle Canarie

nel 1312 ad opera di un genovese (Lacellotto), le isole furono meta di molte spedizioni italiane e

portoghesi, anche il papa si inserì nella contesa proclamando propositi di evangelizzazione.

Dal momento che Castiglia e Aragona già nel 1291 si erano spartiti la costa nordafricana, il

Portogallo si sentiva escluso e cercò di assicurarsi delle basi strategiche nell’Africa settentrionale,

le motivazioni possono essere ricondotte alla guerra di religione, alla brama di potere e alla

prospettiva economica ma questo calcolo non funzionò a causa dell’ostilità dei musulmani.

Iniziatore e organizzatore delle successive imprese fu il principe Enrico il Navigatore. Gli uomini al

su servizio scoprirono nel ‘400 le isole dell’arcipelago di Madera e le Azzorre. Per quanto riguarda

le Canarie, qui vi erano le basi castigliane e il Portogallo tentò invano di sottomettere i nativi.

Successivamente una nave di Enrico riuscì a superare Capo Bojador (1434), negli anni quaranta e

cinquanta vennero raggiunti Rio de Oro, il Senegal, Capo Verde e la Sierra Leone e vennero

importati i primi schiavi africani. Per la Corona in questo modo si istituì un monopolio sugli affari

con l’Africa.

I Castigliani non si lasciarono certo escludere, dalla Reconquista passarono alla Conquista

oltremare (protagonista sociale importante fu la piccola nobiltà degli hidalgos). In Castiglia la

corona era il fulcro di tutte le imprese, anche la chiesa soggiaceva al controllo della corona.

Sul versante Portoghese il sovrano Giovanni II prese le redini dell’espansione oltremare. Nel 1481

fu eretto nel Ghana il forte di Elmina. Nella parte settentrionale dell’Angola i portoghesi

scoprirono il regno del Congo i cui governanti erano interessanti a realizzare un programma di

evangelizzazione e di sviluppo, ma finirono per prevalere gli interessi dei mercanti portoghesi di

schiavi e dei proprietari di piantagioni di canna da zucchero insediati nell’isola Sao Tomè.

Nel 1483 Colombo arrivò a Elmina nelle vesti di capitano portoghese e l’anno dopo propose a

Giovanni II il suo piano di raggiungere le Indie circumnavigando il globo dall’occidente. I consulenti

scientifici della corona tuttavia rifiutarono il piano di Colombo. Nel 1485 si recò in Spagna ma

anche qui il suo progetto fu rifiutato.

Nel frattempo Giovanni II nel 1487 tentò di trovare la via per le Indie non limitandosi

all’esplorazione della costa africana ma promuovendo al risalita del Niger. Nel 1488 giunse la

notizia che Bartolomeo Diaz aveva doppiato l’estremità meridionale del continente africano.

Poiché il successo dei portoghesi era notevole, il piano di Colombo appariva l’unica carta in mano

ai sovrani spagnoli per trovare l’accesso alle Indie via mare. Così Colombo nel 1492 ottenne tre

caravelle e il 10 ottobre raggiunse una delle isole delle Bahamas, poiché le nuove isole scoperte si

trovavano a sud della linea di Alcaçovas, si profilava la minaccia di un conflitto con il Portogallo,

ma il Papa Alessandro IV assegnò le terre agli Aragonesi.

Nel 1494 Spagna e Portogallo siglarono il trattato di Tordesillas che stabiliva la spartizione delle

aree di conquista, fu tracciato un meridiano (la raya), una linea convenzionale che divideva

l’Atlantico dal Polo Artico all’Antartico. Le future scoperte a ovest della raya sarebbero

appartenute alla Spagna, quelle a est al Portogallo. 2

Colombo compì altri viaggi nel corso dei quali esplorò le Piccole e le Grandi Antille, le zone

costiere del sudamerica e la costa dell’America centrale fra l’Honduras e Panama.

Egli fu un grande marinaio ma non fu un bravo colonizzatore, l’economia di sussistenza degli

indigeni crollò sotto le pretese degli spagnoli e il lavoro forzato mirato a realizzare profitti a

qualunque costo. Il commercio degli schiavi indiani avviato da Colombo fallì per l’insufficiente

reclutamento, così nel 1500 egli venne soppiantato nella carica di governatore da un uomo di

fiducia della corte.

Nel frattempo Vasco de Gama portò a compimento il tentativo di raggiungere le Indie orientali,

nel 1497 abbandonò le isole di Capo Verde e approdò sulle coste dell’Africa sud-occidentale,

nessuno, nemmeno Colombo aveva osato tanto. In seguito i portoghesi si avventurarono lungo la

costa fino a mettersi in contatto con il mondo mercantile dell’Oceano Indiano.

Di fronte a tutto questo le Indie occidentali di Colombo facevano ben magra figura. Si doveva

trovare il prima possibile un passaggio per arrivare a quella metà. Così la Corona recedette dal

contratto monopolistico con Colombo e acconsentì ad altri viaggi di scoperta (a tali viaggi

parteciparono anche i protagonisti della Reconquista). Venne esplorata la costa del sudamericana,

a tali viaggi partecipavano anche i portoghesi dopo che nel 1500 arrivarono sulle coste del Brasile.

Ben prestò ci si rese conto che si trattava di un continente sconosciuto a cui nel 1507 si diede il

nome America da Amerigo Vespucci.

Da quel momento la scoperta si trasformò in conquista (tranne nell’America del Nord dove le

pretese ispaniche furono messe in questione da Portoghesi, Inglesi e Francesi). In tutto questo

ebbero un ruolo anche gli italiani che scoprirono i fondali pescosi di Terranova, esplorarono le

coste dei futuri Stati Uniti e Brasile.

Nel 1533 il papa Clemente VII concesse un’interpretazione favorevole delle bolle papali di

Alessandro VI, esse si sarebbero riferite solo alle terre scoperte fino ad allora, non a quelle

scoperte in tempi più recenti. Così furono effettuati dei viaggi lungo il fiume San Lorenzo fino in

Quebec, successivamente fu attraversato da nord a sud lo stretto di Panama scoprendo l’Oceano

Pacifico.

Il sogno di Colombo venne infine soddisfatto Ferdinando Magellano il quale ottenne da Carlo V

cinque navi, egli attraversò lo stretto all’estremità meridionale del continente americano (1520),

navigò per due mesi senza mai toccare terra e finì per venire ucciso nelle Filippine in seguito del

suo coinvolgimento in contese locali.

Due delle sue navi raggiunsero le isole delle spezie, una di esse sfuggì ai portoghesi e fece ritorno

con un prezioso carico di prodotti esotici.

Nel 1565 venne trovata una via per tornare in Messico (Nuova Spagna).

Nei successivi cento anni tutte le parti dell’America vennero trasformate in colonie europee così

come le coste occidentali dell’Africa. L’Atlantico divenne un mare interno europeo. 3

Capitolo quarto

Le tesorerie del Nuovo Mondo

Malgrado le progredite civiltà, che gli europei incontrarono soprattutto nell’America centrale,

sussisteva una notevole differenza di sviluppo. L’America Latina diventò pertanto il primo caso di

colonialismo europeo su grande scala. La maggior parte degli spagnoli e dei portoghesi erano

spinti a vacare l’oceano dalla brama di ricchezza, i sovrani stessi vedevano nel Nuovo Mondo la

possibilità di rimpinguare le proprie casse (da qui la definizione “tesorerie del Nuovo Mondo”

rappresentate non tanto dai tesori accumulati dagli Indios ma dai giacimenti d’argento scoperti in

Messico e Perù e d’oro trovati in Brasile).

1. Conquista e sistema di dominio degli spagnoli.

Inizialmente ad Haiti si ci rifaceva al modello portoghese, bisognava costruire un sistema di basi di

appoggio per procurarsi oro, schiavi e merci come in Guinea. L’apertura del Nuovo Mondo

all’iniziativa privata portò alla ribalta, accanto a navigatori, i membri della piccola nobiltà e i soldati

provenienti dall’ambiente della Riconquista. Tali individui erano interessati ad ogni genere di

affare, soprattutto a bottini di guerra e ad azioni di conquista (anche Cortés che aveva presa il

mare in un viaggio esplorativo con intenti mercantili, finì per conquistare l’impero azteco).

La corona non pensava di tollerare la riproduzione nel Nuovo Mondo dei rapporti di potere

aristocratico-feudali ma mirava a un impero burocratico controllato da giuristi.

Dal punto di vista giuridico i Conquistadores sottoscrivevano fin da subito la loro abdicazione

quando stipulavano la Capitulacion con la corona, con essa venivano nominati comandanti

supremi, giudici o governatori e circoscriveva i loro incarichi e poteri. (i Conqiustadores dovevano

autofinanziare le proprie spedizioni e provvedere al reclutamento delle truppe).

Dal punto di vista politico e finanziario i conti della corona tornavano in quanto la conquista si

sviluppò come un processo controllato. Erano previsti dei centri dove attraverso l’estrazione di

metalli preziosi, il lavoro forzato degli indios, il commercio e i bottini di guerra si accumulasse

capitale. Il primo di questi centri fu Hispaniola (Haiti), occupata da Colombo con capoluogo Santo

Domingo. Da qui ci furono molte spedizioni verso la terraferma dei Caraibi (funestate dai

commecianti di schaivi), Portorico, Colombia, Panama (perché vi erano oro e perle), Giamaica e

Cuba.

Nel 1519 Hernan Cortes entrò nella capitale degli Aztechi, Tenochtitlan, e la distrusse. Poi si

diresse verso nord e sud nella sfera di potere azteca e conquistò Guatemala e Honduras. Nel 1526

venne conquistato il paese dei Maya, lo Yucatan. Il sud degli attuali Stati Uniti venne esplorato ma

fu ritenuto poco interessante, all’occupazione del Nuovo Messico si arrivo nel 1600.

Nel frattempo nel centro di Panama si parlava dell’Eldorado, il Perù. Francisco Pizzarro conquistò

nel 1531 i centri dell’impero incaico e la capitale Cuzco. Fu fondata Lima come capitale gravitante

sul mare e il bottino peruviano fu investito in altri tentativi di penetrazione, fu conquistato

l’Ecuador, il Venezuela e fu fondata Bogotà. Dal Perù fu conquistato il Cile e fondato Santiago de

Cile, sempre dal Perù Gonzalo Pizarro discese verso le foreste pluviali dell’Amazzonia, un gruppo

dei suoi uomini si spinse fino alle foci del Rio delle Amazzoni. 4

I punti di cristallizzazione del sistema di dominio ispanico erano le città spagnole, esse durante la

Reconquista avevano acquisito grande importanza, pertanto nel Nuovo Mondo dovevano esserci

solo circoscrizioni cittadine e nessuna forma di potere feudale, alle città americane fu proibito di

formare un’assemblea come la Cortes spagnola e non fu concesso loro di partecipare alle Cortes in

patria. Per impedire il mescolarsi delle abitanti di Hispaniola con gli Indios (spesso i ceti inferiori

conformavano ai costumi di vita degli indigeni) fu imposto che dal 1502 tutti gli spagnoli dovessero

vivere nelle città, per imporre loro una disciplina culturale. Per realizzare la cristianizzazione e il

controllo degli Indios essi vennero raccolti in comunità (una volta sciolti i legami tribali), cosa che

potè realizzarsi senza la separazione dagli spagnoli, com’era nelle intenzioni del provvedimento.

Le città spagnole si autogovernavano attraverso un consiglio cittadino, ma i posti nei consigli

cittadini divenne ben presto appannaggio ereditario così che venne a formarsi una stretta

oligarchia. Le comunità di Indios possedevano un limitato autogoverno sotto la guida di funzionari

spagnoli in collaborazione con i loro capi. Ambedue i tipi di comunità erano sottoposti al controllo

di un funzionario regio, che deteneva anche poteri militari e di giurisdizione. A tutto questo si

affiancava la Chiesa che però sottostava al forte controllo regio.

I semplici governatori dipendevano da altri di maggior spicco che univano i poteri di capitano

generale e di governatore. Ancora più influenti erano i governatori che detenevano i propri poteri

uniti a quelli di presidente di una Audiencia. Alla sommità stavano i Viceré in Messico e a Lima che

erano i rappresentanti personali dei monarchi per l’America centrale e meridionale. Gli altri

governatori potevano avere rapporti diretti con l’istanza centrale composta da un Consiglio delle

Indie, un’autorità collegiale con ampie competenze, ma esso nel XVIII secolo venne sostituito da

un moderno “ministero”. In America la cosa si concretizzò nella costituzione di altri due vicereami

a Bogotà e a Buenos Aires.

2. Economia e società dell’America ispanica.

Quando la corona spagnola passò dall’idea di impero mercantile alla costituzione di domini ci si

rese conto che al maggior parte della ricchezza di quei territori era rappresentata dagli Indios. Per

questo dal 1495 la loro schiavizzazione venne limitata, facendone dei prigionieri di guerra. Ma

nonostante questo i coloni che andavano nel Nuovo Mondo non volevano lavorare la terra così

l’utilizzo degli indigeni divenne necessario, essi vennero impiegati anche nell’estrazione dei

metalli.

Dalla Spagna inoltre provenivano alcuni personaggi importanti che criticavano il sistema delle

colonie, Bartolomè de La Casas (come i suoi confratelli) non mise solo in questione i titoli che

autorizzavano la corona a portare a compimento la conquista e ad annunciare il Verbo (era un

tentativo di legittimare la conquista), ma contestò anche l’inferiorità degli Indios.

Ma gli indigeni continuarono ad essere tenuti in uno stato di parziale minorità, ciò significò negare

loro per secoli l’ordinazione sacerdotale. Nel 1537 tuttavia fu stilata una bolla papale che stabiliva

la pari dignità degli Indios, e successivamente fu approvato un decreto che sostituiva il concetto di

“conquista” con quello di “pacificazione”.

Il sistema del repartimiento (introdotto nel 1503) più tardi fu chiamato encomienda e consisteva

nell’imposizione del lavoro forzato agli Indios in cambio di sostentamento, salario e dell’istruzione

5

alla fede cristiana; ma esso diventò un brutale sistema di sfruttamento e minacciò di diventare un

nuovo feudalesimo. Ma in questo primo periodo si dimostrò tuttavia necessario, e il tentativo di

abolirlo scatenò la ribellione dei Conquistadores peruviani, di conseguenza l’encomienda si

trasformò in encomendero (ossia la diminuzione del tributo di un numero di Indios dovuti alla

corona). Nel frattempo lo spostamento verso la città o le grandi tenute che stavano allora

nascendo (haciendas) si fece inarrestabile.

Gli orrori della conquista, la caccia agli schiavi, il regime di schiavitù dei primi anni e gli eccessi del

sistema dell’encomienda hanno causato al morte in massa degli Indios ma la causa principale

della moria è rappresentata dalle malattie infettive portate dagli Spagnoli e dagli Europei, contro

le quali gli Indios non avevano difese immunitarie; vaiolo, peste, tifo, malaria, febbre gialla,

influenza, morbillo, orecchioni e difterite mieterono innumerevoli vittime.

Nel Nuovo Mondo la corona ispanica deteneva molti monopoli, soprattutto il diritto di

sfruttamento delle miniere e il monopolio del mercurio, ma anche quello del sale e dei tabacchi; la

produzione inoltre di prodotti finiti (vino, acquavite, tessuti) doveva essere riservata alla

madrepatria. L’America importava sì vino, acquavite, prodotti tessili e utensili in metallo ma aveva

anche una propria produzione (come le haciendas fornivano i prodotti alimentari) e un intenso

commercio interregionale.

Il cardine del sistema era rappresentato dalle miniere di argento del Perù e del Messico, la corona

appaltava il proprio diritto di sfruttamento a degli imprenditori e gli forniva la manodopera

attraverso il reclutamento forzato.

Il traffico verso l’America era organizzato come convoglio monopolistico sotto la sorveglianza della

Casa de la Contratacion da mercanti spagnoli muniti di privilegi, il sistema tuttavia veniva aggirato

dal contrabbando. Poiché la corona spagnola utilizzava l’argento per i crediti di guerra,essa finiva

per affluire in Europa,ma ne rimaneva talmente tanto nel paese che si generò una gravissima

inflazione.

In America il colonialismo ispanico ha prodotto una società multietnica dove il concetto di “razza”

si fondava da una parte sul colore della pelle, dall’altro sull’appartenenza culturale e linguistica. Al

vertice vi erano gli Spagnoli europei, seguiti dai bianchi nati in America (creoli), dai meticci,

dall’aristocrazia dei capi indigeni e infine dagli Indios e dagli schiavi africani.

3. Brasile: il ciclo dell’oro

Il Brasile per decenni non rivestì molto importanza agli occhi dei portoghesi, ci si limitava ad

abbattere e trasportare legni pregiati. Solo la comparsa di concorrenti esteri, soprattutto francesi,

che tentarono di fondare delle colonie, spinse la corona portoghese nel 1532 a concedere i

privilegi di sfruttamento a grandi proprietari terrieri (donatarios) ai quali vennero trasferiti pieni

poteri amministrativi, fiscali, giudiziari e militari e l’incarico di distribuire a loro volta le terre ai

cloni. Ma il sistema delle donatarias fallì, questo insuccesso portò a istituire nel 1549

un’amministrazione regia, capitale e sede di un episcopato divenne Bahia (nel 1763: trasferimento

della capitale da Bahia a Rio de Janeiro). Vi fu un governatore generale che assunse il titolo di

viceré. 6

Fino al Seicento lo sviluppo del Brasile si era basato sulla produzione dello zucchero, pertanto

faceva parte dell’”America delle piantagioni”, ma quando nel 1695 furono scoperti nel Sud dei

giacimenti d’oro, ci fu la prima corsa all’oro della storia.

Nelle miniere, che si trovavano a Minas Gerais, nel retroterra di Rio de Janeiro, furono trasportati

milioni di schiavi che venivano costretti al pesante lavoro dell’estrazione dell’oro. Gli scopritori di

nuovi filoni auriferi avevano il diritto di sfruttare una determinata superficie, la parte rimanente

apparteneva alla corona.

Quando nel 1760 iniziò la fase discendente, raggiunse invece il suo apice lo sfruttamento dei

giacimenti di diamanti che aveva preso l’avvio nella stessa zona nel 1720.

Il boom dell’oro e dei diamanti fu all’origine della prosperità del Brasile, vi fu un incremento della

popolazione dovuto all’immigrazione europea e all’importazione di schiavi africani. Per

l’approvvigionamento dei distretti minerari sorsero nell’area di San Paolo non solo aziende

agricole per l’allevamento del bestiame ma anche aziende per la produzione del ferro.

Capitolo quinto

L’America delle piantagioni e l’Africa

Sul piano economico si rivelò più innovativo del commercio e dell’attività estrattiva il sistema delle

piantagioni del Brasile e dei Carabi. Una piantagione è una grande azienda agricola che si

specializza nella coltivazione di prodotti agrari per l’esportazione, ciò richiede molti capitali perché

c’è bisogno di molta terra, numerosa manodopera e impianti per la lavorazione del prodotto. In

America il prodotto principale delle piantagioni era la canna da zucchero, poiché la canna deve

essere lavorata entro le 24 ore, il fabbisogno di manodopera era particolarmente elevato nel

periodo del raccolto. I pochi Indios presenti non erano adattati ad essere impiegati nelle

piantagioni perché non abituati ad una tale attività, la soluzione stava nell’importazione gli schiavi

africani abituati sia al clima, sia al lavoro nei campi. Accanto all’America subentrava l’Africa, ma

anche l’Europa era implicata poiché si formò un sistema economico definito “commercio

triangolare”: navi europee portavano merci in Africa, vi prelevavano gli schiavi da trasportare in

America e dall’America portavano lo zucchero in Europa.

1. Brasile: il ciclo dello zucchero

L’America delle piantagioni nacque in Brasile (1580) che così conobbe il suo primo boom. Per il

Portogallo la sua rilevanza mise in ombra il declinante impero mercantile delle Indie, decisiva fu la

presenza di terreno adatto in sovrabbondanza in condizioni climatiche favorevoli. Come forza

lavoro si dovette dapprima sfruttare gli schiavi indios, ma le fughe, l’alto tasso di mortalità e la

politica di tutela degli indios (che si ispirava al modello ispanico), convinse i portoghesi a impiegare

i costosi ma più produttivi schiavi africani (che provenivano dapprima dalla costa della Guinea).

La riproduzione naturale degli schiavi fu inizialmente scarsa sia per l’alta mortalità sia per la

sovrabbondanza di individui di sesso maschile. Inoltre il lavoro nei campi era molto pesante e non

certo migliore era il lavoro nei mulini che erano in funzione fino a 18 ore consecutive. 7


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Riassunto per l'esame di Storia delle Americhe in Età Moderna, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Colonialismo, Reinhard (cap. 1-2, 4-6). Tra i temi trattati: colonialismo e colonizzazione; l'espansione europea nell'Atlantico; la conquista spagnola del Nuovo Mondo; dominio spagnolo e schiavitù; tratta degli schiavi; piantaggioni di zucchero e miniere d'oro; altre potenze europee nel Mare Caraibico; gli europei nell'America del Nord; la Nuova Inghilterra; la prima decolonizzazione bianca.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Storia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Americhe in Età Moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Pizzorusso Giovanni.

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