Storia dello stato moderno
L'Europa ha inventato lo stato. Quest'affermazione potrebbe sembrare politicamente scorretta perché confuterebbe che popoli non europei, primi fra tutti i cinesi, diedero vita a collettività che da ogni punto di vista erano superiori a quelle europee. Ovunque infatti, in Cina o in paesi islamici, si incontrano varianti di stato moderno. Stato moderno è un tema che appartiene principalmente al tema storico e per comprenderlo è necessario comprendere lo stato del presente con le sue problematiche e anche la sua storia e la sua preistoria. La nascita dello stato moderno non è stata una necessità ma un fatto quasi casuale ed è un fenomeno moralmente ambivalente e non neutrale.
Occorre sottolineare entrambi questi aspetti soprattutto in Germania dove vi è una sorta di culto della parola Stato, infatti l’espressione “Vater Staat”, padre stato, esiste solo in tedesco mentre in altri paesi si parli di governo, nazione, ecc. Il filosofo Hegel aveva definito lo Stato come totalità etica e come il fine della storia universale. Mentre il fondatore della storiografia moderna Leopold Ranke lo definì “il pensiero di Dio”. Mentre per altri storici lo stato era invenzione dell’uomo.
La nascita dello stato moderno
Perché esso è nato? Esso è nato in quanto indiretta conseguenza di una necessità antropologica per regolare i rapporti di potere tra gli uomini per natura sempre diversi in gruppi di ogni genere. Ogni forma di potere però comporta a sua volta qualche forma di abuso perché chi detiene il potere cerca di accrescerlo ulteriormente forse per tutelare la propria superiorità. Se questo sforzo si concretizza, il potere si consolida in dominio, dando a un’istituzione politica e dando vita a una collettività organizzata, che in particolari condizioni diventa lo stato moderno: il tipo più potente di organizzazione collettiva che gli uomini abbiano mai creato. I dominati accettano il potere o per il timore della violenza o per l’utilità che questo potere ha ai loro occhi. Nella maggior parte dei casi è il terrore a prevalere, violenza che sfocia molte volte nelle guerre.
Inoltre, il presupposto della nascita degli stati moderni è stata la continuità di un potere efficiente: quando il fondatore di un regno moriva, la sua opera crollava rapidamente se mancava chi la proseguisse.
Caratteristiche dello stato moderno
Secondo Jellinek e Weber cinque sono le caratteristiche fondamentali di uno stato moderno che lo distinguono dalle altre collettività premoderne:
- Un territorio statale unitario in cui vi è il dominio esclusivo;
- Un popolo statale unitario, associazione di persone che vi risiedono stabilmente e ne fanno parte: i nomadi non possono dar vita a uno stato moderno;
- Un potere statale unitario, titolare della sovranità;
- Il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno regolato dalla giustizia e dall’amministrazione;
- Il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’esterno.
Con le rivoluzioni del 1700 e 1800 lo stato moderno europeo acquistò altre tre caratteristiche:
- Lo stato moderno è stato nazionale;
- Lo stato moderno è una democrazia, cioè riconosce la sovranità del popolo e i diritti fondamentali dell’uomo.
Stato e società
Le istituzioni private in una società possono essere di tipo economico, politico e religioso, suddivisione inutile nei tempi premoderni. Hegel stabilì una distinzione tra la società civile, campo in cui gli individui perseguivano i propri interessi, prima di tutto economici, e lo Stato che doveva tutelare in modo imparziale il bene comune. Marx mantenne la distinzione di Hegel, per lui lo stato non era un’istanza autonoma e neutrale posta al di sopra degli interessi economici e sociali, ma dipendeva da quegli interessi. Lo stato sparirà poi con la presa di potere da parte dei lavoratori.
L’auto-organizzazione della società è intesa come economia di mercato priva di restrizioni e il bene comune deve venire non più dallo stato, ma dall’equilibrio fra vari interessi prodotto dalle forze del mercato. Secondo questo modello, lo stato è un semplice organo al servizio della società. Come reazione allo strapotere del mercato e dello stato è stata sviluppata una nuova visione della “civil society”: stato composto da soggetti economici: accanto all’economia e alla politica, esiste un terzo elemento sociale indipendente che è la comunicazione, cultura e socievolezza.
Stato e diritto
Lo stato moderno è stato di diritto in quanto promette di garantire che i processi politici, sociali ed economici si svolgano in base al diritto e alle leggi, ciò è possibile per il fatto che lo stato moderno ha il monopolio non solo della violenza, ma anche del diritto. Lo stato moderno si dà una costituzione che lo vincola al rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani e che regola l’emanazione di leggi sulla giustizia e sull’amministrazione. Per uno stato di diritto è fondamentale garantire la giustizia attraverso la giustizia amministrativa e i soggetti interessati all’azione amministrativa hanno il diritto ad essere ascoltati partecipando così a tale azione.
Lo stato di diritto così definito fu sviluppato a partire dal XIX secolo, soprattutto in Germania come governo dei giuristi e dei funzionari e la sua realizzazione presuppone il monopolio della violenza, ma non richiede legittimazione democratica. Esso può dunque trasformarsi in ciò che la Germania divenne a partire dal 1933. In questo tipo di stato i diritti fondamentali e i diritti umani rappresentano solo un’autolimitazione del potere statale stabilita dalla costituzione. In caso di emergenza nulla e nessuno potrebbe impedire allo stesso potere di abolire la costituzione o di creare un regime in cui vi sia totale o parziale sospensione del diritto. La nascita del diritto è stato accompagnato da un carattere multidimensionale perché il diritto è strumento di potere dei soggetti di volta in volta dominanti; è riflesso della situazione sociale esistente; espressione delle convinzioni morali prevalenti; sedimento delle consuetudini esistenti.
Storia-teatro e cultura politica
Le collettività premoderne erano stati-teatro in cui la legittimazione del potere richiedeva soltanto che esso offrisse al popolo lo spettacolo di uno sfarzo imponente, e desse dimostrazione simbolica della propria attenzione al bene comune con decisioni di grande effetto. In queste collettività i sudditi si godevano le feste dispendiose messe a disposizione dalle autorità ma nelle situazioni di emergenza speravano invano che le autorità li aiutassero. La mancata affermazione delle norme giuridiche e la politica come spettacolo sono anche caratteristiche dello stato moderno. I politici che vogliono restare al potere devono tenere d’occhio gli umori degli elettori sebbene le elezioni abbiano natura puramente simbolica. Esse costituiscono il principale rito dello stato-teatro democratico. Solo con l’illuminismo si iniziò tuttavia a criticare la performatività delle cerimonie e dei riti, puntando sulla razionalità di una regolamentazione giuridica trasparente.
Ascesa dello stato moderno
Lo stato moderno si è sviluppato in Europa perché qui vi erano eventi che permisero l’ascesa avvenuta nel corso di quindici secoli. Questi eventi presupponevano condizioni necessarie che erano presenti in Europa. Prima di tutto il pluralismo politico provocato dalle invasioni, da cui nacquero nuovi regni: suddivisione dello spazio in tanti paesaggi di dimensioni limitate, infatti nessuno è mai riuscito a integrare l’Europa in unico grande dominio.
La seconda condizione è l’autonomia politica: nascita di collettività territoriali ignote all’antichità. I villaggi nacquero in seguito alla crescita della popolazione e allo sviluppo di una forma economica che combinava in modo efficace agricoltura e allevamento su vasta scala. Inoltre, il diritto romano, riscoperto nell’XI secolo, rappresentò per l’Europa una delle eredità più importanti dell’Imperium Romanum e condusse a un accrescimento del potere del re che andava al di là della consuetudine giuridica. Tale accrescimento riguardò l’imperatore: ciò che è bene per l’imperatore è legge. Affondano qui le radici della cosiddetta monarchia assoluta dell’era moderna, che aprì la strada allo stato moderno. Inoltre, il diritto romano aprì la strada all’istituto della persona giuridica che è alla base della vita politica moderna.
La strada che ha condotto allo stato moderno di potenza in Europa passa in ogni caso per la monarchia. Le competenze di un monarca furono definite costituzionalmente in modo preciso per la prima volta in Francia nel 1791. Fino ad allora erano teoricamente illimitate. Un re poteva rivendicare qualsiasi potere necessario in difesa della pace e della stabilità del regno.
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