Esame della Monarchia di Dante: Temi e Concetti
Introduzione alla Monarchia
All'esame si portano i temi, ovvero lettura di un passo della "Monarchia" di Dante e, in base a ciò che quel passo propone, tirare fuori tutto ciò che è possibile. Ragionare su alcuni temi, a partire dalla fonte.
Dante e l'Umanesimo
La "Monarchia" di Dante istituisce l'umanesimo, perché introduce una riflessione sul potere spirituale e temporale che è un pensiero tipico degli umanisti. Dante seleziona il pensiero medievale, aderendo a un certo tipo di esso e rigettandone un altro. La "Monarchia" si trova al centro dell'età medievale, tra Medioevo e modernità. Secondo l'Enciclopedia Treccani, la "Monarchia" è un trattato in tre libri di argomento politico. Dunque, polis (città) – Civitas, cioè come la civitas sceglie di reggersi per il buon vivere civile. Politica e diritto nella "Monarchia" di Dante sono due facce della stessa medaglia. Infatti, l'ordine politico ha spazio nei limiti dell'ordine giuridico, quindi della legalità.
Contenuto della Monarchia
- Difendere i diritti dell'Impero
- Solo il Romano Impero è tale di diritto
- La Chiesa
Nel medioevo è il diritto stesso a essere religione. RELIGIO: sistema di credenze, criteri tramite i quali reggere una comunità. Si crede che nei testi di Giustiniano ci siano i principi religiosi.
Politica e Diritto nel Medioevo
Oggi la politica è una scienza, ma nel Medioevo era un tutt'uno con il diritto, per via della valenza religiosa del diritto. Nota 1 pagina 8: fa riferimento a Giovanni Villani, cronista che a proposito della "Monarchia" dantesca dice che in essa si tratta dell'OFFICIO del Papa e degli imperatori. Officium: carica, insieme di attività che si riferiscono a quella persona e, se compie certe azioni, acquista un certo nome. Nell'epoca medievale una scelta politica è una scelta giuridica.
Ricezione della Monarchia
Nota 2, Giovanni Boccaccio. Nell'immediato la "Monarchia" non viene accolta favorevolmente e viene presa in considerazione solo successivamente. Siamo nel periodo in cui la sede papale si sposta ad Avignone. Dictatus papae: solo il Papa è giudice supremo. Giovanni XXII ordina di bruciare la "Monarchia" e manda un misso.
La Giurisprudenza Medievale
Pagina 9, Bartolo cita la Monarchia - si chiede se l’impero dipenda dalla Chiesa e ritenne di no, per la qual cosa fu quasi condannato di eresia. L’impero riceve il proprio potere da Dio e non dal pontefice, dunque è un ragionamento sulla causa della iurisdictio imperiale. Nel diritto dei contratti, se crolla la causa, viene meno tutto il contratto. Diritto (civilis sapientia) supera ogni altra scienza, in quanto è autosufficiente. Definire la "Monarchia" un trattato di contenuto politico significa sminuirla; essa va oltre il problema Papato/Impero, guardando ad un problema giuridico.
Ordine Politico e Giuridico nel Medioevo
Il concetto di ordine politico del Medioevo non si separa dall’ordine giuridico, dal momento che il diritto è la civilis sapientia, in grado di ricomprendere tutte le altre scienze. Concetto di diritto nel Medioevo (Bartolo e Dante), idea sottesa al pensiero in senso lato, quindi ad ogni ragionamento. Infatti, non esiste una divisione per "materie", non hanno ciascuna un proprio metodo di studio, che è ciò che avverrà nei tempi moderni protestanti (Melantone). Non ha senso trovare una aggettivazione alla "Monarchia", è un trattato, ma non si deve considerarla come un trattato di teologia politica.
Politica e Secolarizzazione
Chi è riuscito ad abbandonare l’aggettivazione "politico" è però scivolato in un altro tipo di errore, cioè di considerarlo di "teologia politica". Si sostiene che la politica non sarebbe altro che la secolarizzazione di principi religiosi; il modello politico medievale sarebbe quello del reggitore politico, ripresentato sotto veste laica. In realtà, nell'ideologia medievale si crede nel testo giuridico come un testo stesso, contenente la teologia, quindi la legge secolare è spiritualizzata.
Il Modello Giuridico Medievale
Non si tratta solo di un trattato giuridico. Il modo di pensare al diritto è molto diverso dal nostro, che è molto positivizzato, ma in realtà il diritto è pensiero, legato a etica, morale e persino letteratura. I giuristi medievali non hanno alcun imbarazzo a cogliere i poeti per cogliere il senso giuridico.
L'Umanesimo del Diritto
Giuridico: storia del pensiero. Questo è l'umanesimo del diritto, in quanto nel diritto c'è l’uomo, anche con la sua anima. Pagine 24-25 introduzione di Quaglioni. Appartenenza alla letteratura dotta, a quel genere di opere cui si deve lo sviluppo di processi specifici. È un trattato che appartiene alla letteratura dotta, cioè quella che tramite esegesi e commento delle fonti, porta ad una simbiosi tra teologia, filosofia e diritto.
Teologia e Diritto
La civilis sapientia subisce un orientamento, che è quello dei principi della teologia, non il diritto canonico (è intervenuta una iurisdictio pontificia). Teologia risponde a ius naturale, che sta fuori dal diritto, in quanto è quello che è ispirato direttamente da Dio. Pieno inserimento della monarchia nel dibattito giuridico/politico del suo tempo. La mancanza di originalità ci dice che quel trattato si inserisce nel suo tempo, quindi è un classico, non perché opera di chi fonda una tradizione intestata a suo nome, ma anche perché nella tradizione giuridico/politica europea (rinvio a Berman) è tessuta di rivoluzione, condensa in modo originale un ampio retaggio di idee e dottrine, quindi con Monarchia siamo di fronte ad una ennesima rivoluzione, nel senso Bermaniano del termine.
La Rivoluzione di Dante
È perché riassorbe il Medioevo per proiettarsi verso la modernità (tanto da diventare oggetto della tesi di laurea di Kelsen). Dante ha una mente sistematica, mira alla organicità e alla coerenza, dunque è un'opera di dottrina, benché nasca fuori dall'università. Essendo opera di dottrina, allora ha un linguaggio scientifico, fa uso di parole di valenza tecnica, cioè sono parole che rinviano ad un concetto. Ci sorprendono le espressioni PAX e TRANQUILLITAS. Il reggitore deve mirare alla pace e tranquillità dei sudditi (civitas), quindi alla pace interna ed esterna. Pace nella relazione con gli altri popoli, tranquillità all'interno della propria comunità. Sono espressioni della scienza giuridica per segnalare il ruolo salvifico dell'impero.
La Virtù del Reggitore
"Tractatus testimoniorum" di Bartolo, circa la regnativa prudentia, principale virtù necessaria per un reggitore, quindi consiste in operare bene secondo un buon fine, ma non è scontato. (Es. giudice che emana una sentenza giusta, ma perché viene pagato, allora infrange il principio di giustizia, perché giunge all'operare bene, ma non ha come obiettivo il buon fine, cioè l'attribuire a ciascuno il proprio diritto.) Si tratta di operare in quiete e in riposo dei sudditi, espressioni molto simili a pax e tranquillitas e non a fine per sé stesso.
La Chiesa e Avignone
Pagina 6: commento dell’anonimo romano, che mette in evidenza il problema in cui si viene a trovare la Chiesa nel suo spostamento ad Avignone. Strumento giuridico del governo pontificio: decratali. Persino le prostitute ingiuriavano il legato pontificio. Pagina 42: Dante usa tranquillitas da sola, oppure con pax.
Il Ruolo del Sovrano
Pace: fine ultimo del sovrano temporale, è il suo principale elemento di responsabilità. Vivere nella libertà e nella pace sulla terra, mentre al Papa spetta di condurre il genere umano alla vita eterna, seguendo la rivelazione. Dante intuisce l'elemento nuovo. Gelasio imposta il problema della relazione tra spirituale e temporale, partendo dai reggitori: il mondo è retto da due reggitori, l’auctoritas del pontefice e la regalis potestas dell’imperatore. Il peso del Papa è più grave, ha una responsabilità superiore, da cui si può far derivare una posizione maggiore. Non si parla di dualismo, intendendo che i due poteri sono sullo stesso piano. Se si guarda al decreto di Graziano (prima fonte del diritto canonico, che raccoglie al suo interno canoni, decretali, diritto tratto dal corpus iuris civilis, capitolari carolingi…), dice che il genere umano è retto da due cose, dalla Bibbia, legge suprema, e dalle consuetudini. Parla di oggetti e non di soggetti.
Monarchia e Tradizione Grazianea
Graziano non parla di dualismo (Gelasio si), c’è un sistema di regole spirituali e un complesso di regole civili, quest’ultime non possono essere contrarie non tanto al diritto canonico, ma alla teologia, cioè ai principi contenuti nella Bibbia, che è uno dei due pilastri che regge il mondo. Dante, allora, torna alla tradizione Grazianea, ma ormai Dante non può fare a meno di ricondurre Bibbia e leggi secolari a due soggetti. Rivoluzione dantesca sta qui: riassorbe, ma innova! La vita sulla terra e la vita ultraterrena non sono tra loro separate, perché la vita sulla Terra è un riflesso dell’ordine divino. Pace: riflesso di un ordine divino. Tutti i regni sono sottoposti ad un unico monarca, che è responsabile della realizzazione della pace in e tra i popoli. C’è ancora idea dell’impero come istituzione provvidenziale, voluta da Dio, per l’ordine sulla Terra.
Imperatore Enrico VII e l'Impero
Imperatore Enrico VII, emana enciclica per la sua incoronazione: idea della provvidenzialità dell’impero è quella su cui di fonda la iurisdictio imperiale, come unica iurisdictio sulla Terra. Enrico, imperatore dei romani nel senso di cattolico, universale, per grazia di Dio. È Dio che vuole l’impero e l’imperatore. Tutti gli uomini, che sono in diversi regni e province, sottostanno ad un unico reggente provenendo da un unico creatore che è Dio, suo creatore, venendo sotto un solo principe creerà in sé l’aumento della pace e dell’unità.
Monarchia 3, 16-10
Duplice fine richiede un duplice rimedio.
Imperator come Minister, Pontefice come Vicario
Il concetto di IMPERATOR come MINISTER, nuncio, differisce secondo l’altra definizione, che riguarda il Papa, che è quella di VICARIO. Ce ne occupiamo, in quanto sono due concetti che si collocano nell’ambito dello sviluppo del diritto pubblico, ma in realtà mostrano una forte dipendenza rispetto alle dottrine che si erano diffuse intorno al concetto di nuncio e vicario. Dante fa propria e riscopre la più antica tradizione giuridica su quei concetti, cioè usa le più antiche interpretazioni per contrastare le dottrine ierocratiche del suo tempo. Bisogna analizzarlo come un pensiero che è in grado di dialogare sia con i teologi, sia con i politici, sia con i giuristi del suo tempo, dunque va apprezzato nella sua interezza. Va collocato nel suo tempo per individuare in che misura si inserisce nei dibattiti e per individuarne le dottrine. Princeps come giudice dell’umanità.
Mundi dex e Dei Minister
Pagina 46 introduzione: Poteri vicariali del papa. Pagina 393: altro è essere vicario, altro è essere nunzio, ministro. Nella teologia cristiana il nuncio è colui che annuncia il messaggio di Dio agli uomini. Sfrutta i concetti di rappresentanza. Il rappresentante può agire: in nome proprio e per conto altrui oppure in nome proprio e per conto altrui (il responsabile dell’obbligazione fa capo al rappresentato).
Vicario e Nuncio
Pagina 395: Vicario è colui al quale la giurisdizione è commessa – non delegato – (affidato in maniera originaria) con legge e con arbitrio e quindi gli viene affidata la capacità di creare leggi e di giuricare con arbitrio. È interprete, quindi ha una certa libertà. I poteri non sono derivati. Entro i termini della giurisdizione può agire entro un certo ambito, senza che il suo signore debba essere informato. Il nuncio, invece, non può, ma opera solo nell’arbitrio di colui che lo manda, dunque, è uno strumento, come il martello nella mano del fabbro e non come interprete nei confronti del dottore. L’imperatore è ministro di Dio, è uno strumento, ma, in realtà, la volontà di Dio e dell’imperatore coincidono. Tutto ciò che proviene dall’imperatore è senz’altro giusto, in quanto porta la volontà di Dio. La dottrina di Dante allora, si colloca nel solco di una lunghissima tradizione. N.B.: Dio attraverso gli angeli fa molto di più, quindi, il nuncio è portatore della stessa volontà di Dio. Di fronte al Nuncio noi siamo di fronte a Dio. Il concetto di vicario è più ristretto di quello di nuncio. "Vicarius dei" della tradizione è lo stesso significato che Dante attribuisce alla figura del nuncio.
Studio di Mons. Maccarrone "Vicarius Christi"
Vicarius dei si innesta nel cesaropapismo (creata dagli umanisti). Nella concezione orientale l’imperatore è il Dio in terra. Questa espressione viene accolta dal Cristianesimo, pur non accettando che un uomo possa essere adorato. Non si traduce con delegato di Dio, ma si vuole sottolineare la funzione provvidenziale dell’imperatore su questa terra. L’idea della provvidenzialità dell’impero era fondata sul fatto che Dio si era incarnato, impersonificato ai tempi dell’impero.
Imperator come Missus a Deo
N.B.: S. Pietro non parla dell’imperator come vicarius dei, ma come missus a deo. Dunque, già nell’ambito della tradizione cristiana ci sono due concetti:
- Provvidenzialità dell’imperatore
- Imperatore come mandato (missi, termine simile a commissi di Dante)
Miserabiles Personae
Il buon reggitore è colui che si occupa delle vedove e degli orfani (comprende tutti coloro che hanno difficoltà ad ottenere giustizia). È giudice, perché ricostituisce laddove la sorte ha creato disuguaglianza. Editto del re Guntrano, merolingio del VI secolo in un importante concilio del 585, tenutosi in Francia, in merito alla giustizia da rendere alle miserabili persone. Le disposizioni vengono recepite in blocco dal re.
Sollecitudine del Re
"A voi, dunque, divini pontefici, ai cui concesse l’officio della paterna potesta". "E sebbene spetti a voi vescovi di predicare in modo speciale, senza che sia necessaria una ammonizione da parte nostra, tuttavia, noi pensiamo che se voi diveniate partecipi dei peccati degli altri se non intervenite a correggere le colpe con rimproveri assidui, ma rimanete in silenzio. Infatti né noi, ai quali l’autorità di Dio concesse (commissa) la facoltà di regnare possiamo essere risparmiati dalla sua ira, se non abbiamo sollecitudine per il popolo a noi soggetto." Riceve il regno direttamente da Dio, che lo commette al re. Sollecitudine: re biblico, re che mostra sollecitudine per il suo popolo. Ambiguità perché soll. che impone di intervenire laddove la paterna potestas spirituale mostri segni di debolezza. Auctoritas: principio di autorevolezza e non di potere sorregge il regno. Determina la funzione provvidenziale svolta dal reggitore della comunità, che realizza sulla terra la volontà di Dio, perché il fondamento del suo regno ha la stessa autorevolezza di Dio. Carlo Magno si fa chiamare sorvegliante dei sorveglianti. Lo dice per sottolineare la sollecitudo con cui interpreta il proprio ruolo, per sottolineare la funzione religiosa svolta dal potere temporale, come derivata direttamente da Dio. Episcopus: sorvegliante (vescovo).
Imperatore e Pontefice
Imperator = missus. Pontefice = vicario di Cristo e successore di Pietro. Pagina 62 introduzione. Invettiva dantesca: dimostrare la funzione provvidenziale che svolgeva il pontefice attraverso il suo officium. Editto del re Gontrano importante perché:
- Il re percepisce integralmente i canoni del concilio
- Per il suo linguaggio (usa il termine auctoritas o familias regnandi).
Dante e i Concetti Giuridici
Dante nella "M" apporta una idea nuova, in quanto reinterpreta in chiave strettamente giuridica i termini nuncius e vicarius. Pagina 395: Dante analizza i poteri del pontifex in quanto vicario, che deve agire in accordo con il diritto, ma libero di usarlo secondo la propria discrezione. Imperator = pater = dominus (concezione romanistica occidentale). Significa cioè essere paterfamilias, dunque proprietario e protettore di tutto. Ciò contrasta con la concezione dell’imperator orientale = imperatore despota, è Dio in terra, nel senso che è Dio lui stesso. Dante vuole riportare in vigore l’idea romana classica = paterfamilias. Pontifex = paterna potestas. Il pontefice non è paterfamilias, cioè pater dal punto di vista giuridico, ma è pater secondo una accezione spirituale.
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