La via italiana al musical
Quando nacque il Teatro Sistina a Roma, il genere teatrale della rivista si trasferì laggiù. Alla fine degli anni Cinquanta tuttavia il Teatro Lirico e il Teatro Nuovo di Milano erano i luoghi deputati e mitici dello spettacolo di rivista, con memorabili debutti di enorme rilevanza mondana. Il pubblico giovane è abituato a vedere i musical, che sono tuttavia una cosa completamente diversa dalla rivista e dalla commedia musicale degli anni Cinquanta: si tratta sì di testi gradevoli e accattivanti, ma che non ci appartengono come origini, non fanno parte della nostra cultura e della nostra storia. Garinei e Giovannini invece hanno fatto una cosa di non certo poco conto, creando una via italiana al musical.
Il contributo di Garinei e Giovannini
Percorrendo la loro carriera è possibile isolare una prima parte che va dal periodo postbellico, subito dopo la Liberazione quando debuttò Cantachiaro, fino ai primi anni Cinquanta. Il secondo periodo è caratterizzato dalla voglia di accostare il sogno del grande musical di lusso, alla Broadway, a quello delle Folies Bergère, che potesse dare l’illusione di una grande ricchezza e dove eccelleva la figura della soubrette Wanda Osiris: spendere quasi un milione per una scala aveva dell’incredibile, ma questi eccessi si identificavano nella voglia del pubblico di dimenticare anni di miseria.
Tali spettacoli abbinavano un impianto sempre più da commedia musicale ad un altro tipo di spettacolo più autoctono, di stampo apertamente italiano: quello cioè fondato sulla presenza di un comico che facesse ridere (nel musical di stampo americano non si ride). La grandissima trovata di Garinei e Giovannini fu proprio quella di unire l’esigenza dello sfarzo del grande spettacolo con la radice comico-farsesca dei nostri talenti più sicuri come Macario, Dapporto, Chiari, Rascel, ecc. La ricerca di tali radici può portare fino alla Commedia dell’Arte, perché la rivista, e in un secondo momento anche la commedia musicale, aveva dei personaggi fissi e dei caratteristi.
Gorni Kramer e l'evoluzione della rivista
Figura importante degli anni Cinquanta è anche quella di Gorni Kramer, l’autore delle più belle canzoni della ditta G. & G. Dopo il primo momento “politico” pochissime volte si trova un aggancio di attualità stretto: certo i richiami non mancano, ma G. & G. hanno sempre preferito la dimensione della favola. C’era forse un poco di paura nel far cambiare registro al pubblico: lo spettatore medio italiano era abituato ad andare a vedere spettacoli di rivista e ridere, mentre Garinei e Giovannini gli spiegarono e lo convinsero che la rivista poteva essere un’altra cosa, ed è così che si entra nella terza fase: la rivista poteva e doveva essere un corpo di ballo, un apparato scenografico, un insieme di elementi di fascino, di elementi comici, di elementi drammaturgici nel senso proprio della scrittura. G. & G. educarono il pubblico non solo a ridere, ma anche ad apprezzare lo spettacolo. Se prima la rivista poteva avere un grosso margine di casualità e improvvisazione, con le commedie musicali questo non si poteva più fare, perché c’era un testo ben definito da rispettare.
Il cinema si è limitato a registrare gli spettacoli di G. & G., con risultati di gran lunga inferiori rispetto agli originali. Va detto che questo tipo di spettacolo è stato spesso guardato con sufficienza dalla critica per molti anni: ciò è avvenuto soprattutto perché una cosa divertente sembra inevitabilmente una cosa minore. Ma il lavoro di Garinei e Giovannini si configura invece come uno dei più duraturi fenomeni del teatro leggero italiano, capace di intrattenere un dialogo immediato e continuo con il pubblico che ha sempre risposto circondando di interesse i loro spettacoli.
La rivista tradizionale e l'incontro con Wanda Osiris
L’incontro con Umberto Romagnoli, impresario di riviste, nel 1946 fornisce a G. & G. l’occasione per operare una decisa svolta nella loro carriera di autori teatrali, verso il genere della rivista definita “classica” o “tradizionale”, che in Italia, e precisamente a Milano si personificava in Wanda Osiris. Tale genere di spettacolo, nato in Francia, si impose in Italia fin dagli anni Trenta. Spesso la rivista, come l’avanspettacolo e altre forme di teatro considerate impropriamente “leggere”, furono sottovalutate negli studi critici degli storici del teatro italiano, che hanno spesso disconosciuto il valore espressivo del teatro di intrattenimento e il contributo da esso apportato all’evoluzione del costume italiano nel dopoguerra.
La rivista attirò un numero sempre più rilevante di spettatori, catturando anche l’attenzione della stampa e facendo diventare lo spettacolo sempre più il riflesso di un mondo splendido nel quale il pubblico sognava di identificarsi. Il successo della rivista fu decretato quindi soprattutto dalla voglia di sognare del pubblico italiano, uscito da un periodo profondamente drammatico. Il genere era un contenitore di prosa, danza, musica e possedeva una serie di caratteristiche che lo contraddistinguevano: una successione di scene ben distinte fra loro, definite quadri, la tendenza a seguire un filo conduttore l’ostentata spettacolarità e la rapidità del ritmo. Quest’ultimo è forse il più importante contrassegno della rivista: il ritmo incalzante, la velocità dei cambi di scena, atti a stupire il pubblico costituivano il motore dell’intero spettacolo.
Generalmente, la critica teatrale tendeva a evidenziare due filoni: la rivista tradizionale, o di lusso, nella quale prevalevano la ricchezza di scene, costumi e corpo di ballo, e la rivista da camera, che si fondava su una maggiore accuratezza del testo.
L'incontro con Wanda Osiris
L’incontro con Wanda Osiris avvenne in occasione della rivista Si stava meglio domani, anche se ci furono alcune difficoltà nell’allestimento della rappresentazione, come la diffidenza della grande soubrette e dell’ambiente milanese in generale nel confrontarsi con due autori dal bagaglio romanesco. Fu forse per tale necessità che Garinei e Giovannini compresero la necessità di introdurre elementi nuovi al fine di rendere la rivista spettacolare più vicino alle loro caratteristiche compositive. I due autori ebbero comunque il grande merito di introdurre sempre con gradualità i loro cambiamenti all’interno della struttura teatrale, senza mai alterare la cornice del contenitore rivista che riproposero in forma immutata. G. & G. puntarono sulla risonanza dei nomi del comico e della prima donna, capendo subito che l’efficacia della rivista si basava soprattutto sull’armonia di tre codici fondamentali: testo, musica, coreografia. E proprio per tale motivo si circondarono dei migliori collaboratori allora disponibili.
La soubrette per eccellenza era Wanda Osiris, che partecipò a ben otto spettacoli della ditta: il suo carisma procurava entusiastici consensi ad ogni spettacolo, a prescindere dalle sue particolari qualità artistiche (che per altro lei non possedeva se non in minima parte). Per il pubblico medio del dopoguerra la Osiris rappresentava un mito di esasperata lontananza, e perciò era venerata come una vera diva. Fin dal suo debutto sulle scene, Wanda si presentò al pubblico rappresentando l’evasione, visualizzata nel ricorso all’esotismo più sfrenato per la propria immagine.
Si stava meglio domani debuttò il 28 novembre 1946 al Teatro Lirico di Milano, che in Italia rappresentava il tempio della rivista, e il successo dello spettacolo procurò a G. & G. l’adozione artistica da parte della città. Le più importanti testate giornalistiche recensirono lo spettacolo in maniera entusiasta e tutti i critici concordarono nel riconoscere l’esecuzione e il gusto dello spettacolo. G. & G. seppero coniugare lo sfarzo scenico che il fenomeno Osiris richiedeva, con la presenza cospicua di parti recitate, fino ad allora quasi escluse dalla rivista e completamente assenti nei copioni scritti per la diva. L’innovazione consisteva nel fatto che la Osiris si auto-parodizzava, interpretando una moglie affetta da “osirite acuta”. Tutto contribuiva a raggiungere lo scopo che G. & G. si erano proposti: lo svecchiamento del genere e l’aumento della qualità professionale.
L’anno seguente ripeterono il successo di Si stava meglio domani con Domani è sempre domenica, tanto da intraprendere una tournée in Svizzera. Nel 1948 proposero al pubblico un collage di numeri politico-satirici appartenenti a riviste precedenti nello spettacolo Col naso lungo e le gambe corte, mentre stavano già allestendo Al grand hotel. I criteri di allestimento furono simili a quelli utilizzati in precedenza. Le novità riguardarono soprattutto la durata della rivista, portata a cinque ore, e il costo senza precedenti.
Il 1949 fu l’anno del trionfo di Sogni di una notte di quest’estate, che fruttò come al solito recensioni positive, a cui seguì nel 1950 Il diavolo custode. Nel medesimo anno essi avevano ideato una rivista satirica, la Bisarca, più vicina al loro stile originario, in quanto essenzialmente basata su un testo costruito intorno ad argomenti di attualità, pur senza trascurare elementi eminentemente spettacolari, come le coreografie e le scenografie affidate al giovane Giulio Coltellacci.
Alla fine del 1950 G. & G. fecero la conoscenza di Gorni Kramer, che firmò la musiche di Black and White, rivista interamente giocata attorno all’idea del contrasto di colori con numeri coreografici di prestigio internazionale.
La transizione verso la commedia musicale
Con Gran Baldoria G. & G. cominciarono a comprendere la necessità di un cambiamento significativo dello stile fino ad allora utilizzato: la rivista era un genere destinato ad essere superato, o per lo meno ridimensionato rispetto ai lussi del passato per approdare ad una formula di “commedia musicale” che si avvicinasse al musical americano. Fu proprio per tale ragione che nell’estate del 1951, Garinei decise di intraprendere un viaggio a New York, da cui tornò col coreografo Donn Arden, che impostò con il corpo di ballo una serie di tecniche coreografiche assolutamente inedite.
Nel 1952 debuttò Gran baraonda, in cui dopo un conto alla rovescia tutto il mondo si capovolgeva e con esso anche l’Italia. In tale logica dissacrante non poteva non subire un rovesciamento anche il ruolo di Wanda Osiris: infatti in tale spettacolo non era lei a scendere le scale, ma Alberto Sordi. Con Gran baraonda G. & G. portarono a compimento il progetto di ridimensionamento del mito della soubrette, che qui addirittura veniva importunata, cosa impensabile per i canoni della rivista che prevedevano per lei un ruolo intoccabile.
Con Made in Italy, che debuttò nel 1952, gli autori si congedarono definitivamente dalla rivista, facendolo nello sfarzo più elegante e degno del genere. Il filo conduttore dello spettacolo era costituito da una panoramica sulle città italiane, colte attraverso le loro abitudini folcloristiche. Nel 1955, dopo che già da tre anni G. & G. si erano allontanati dal filone puramente rivistaiolo per imboccare la strada della commedia musicale, decisero di intraprendere alcuni moduli di spettacoli precedenti componendo un nuovo testo per la Osiris. In effetti nella Granduchessa e i camerieri, si possono rinvenire caratteristiche proprie della rivista ma anche originalità rilevanti che testimoniano il cammino compiuto verso la commedia musicale (come ad esempio la comparsa di una storia ben definita).
Wanda Osiris in tale spettacolo completava definitivamente il proprio ridimensionamento, abbandonando il ruolo della primadonna di rivista, con temi e tempi definiti, per adeguarsi ad una struttura spettacolare altrettanto rigida, ma completamente nuova. Con la Granduchessa e i camerieri si concludeva definitivamente la collaborazione del duo con la Osiris e con il tipo di teatro che ella rappresentava. Il coraggio, ma soprattutto il rispetto per il pubblico, li spinsero a introdurre innovazioni in maniera graduale con quella fluidità e furbizia che avevano guidato la loro mano anche all’interno della rivista tradizionale, senza creare disorientamenti agli spettatori. Grazie al lavoro e ai successi ottenuti fino a quel momento, G. & G. contribuirono affinché il teatro definito “leggero” potesse ottenere una certa credibilità anche sotto il profilo legislativo, tanto che per la prima volta la Commissione Ministeriale per il teatro assegnò i primi premi governativi alla rivista.
Le tre favole musicali
Era difficile trovare la formula perfetta della commedia musicale senza arrivarci per gradi. È un genere di spettacolo che il pubblico ha imparato ad apprezzare con il tempo. La resistenza maggiore era quella di sentire cantare: il pubblico italiano vuole che a teatro si reciti di più e si canti di meno, e soprattutto ha bisogno di ridere. Per quanto può sembrare strano, non c’era spettatore più tradizionalista di quello delle riviste, a cui piaceva la novità della sostanza, ma non della forma. Si voleva essere sorpresi, ma secondo piani prestabiliti.
Attanasio cavallo vanesio, Alvaro piuttosto corsaro e Tobia la candida spia sono le tre favole musicali che incarnano il momento della sperimentazione, ossia di quella delicata fase di transizione che realizzerà il passaggio dalla rivista alla commedia musicale. La svolta si colloca agli inizi degli anni Cinquanta; G. & G. cominciano a avvertire segni di fiacchezza della rivista tradizionale, e con cautela si addentrano sempre più sulla strada della commedia musicale di matrice americana. Attanasio cavallo vanesio debutta al Sistina di Roma nel 1952. Già nella prima favola si trova un’organicità d’insieme e un’unitarietà di trama sconosciute alla rivista tradizionale. La storia è chiusa, legata in sostanza a un unico filo conduttore. Certo non è ancora scomparsa la presenza di alcune divagazioni autonome e indipendenti dal resto dello spettacolo, ma il filo della storia riesce a tenere legati i vari elementi dei quadri. È innegabile come l’impianto stesso della rivista sia già stato rivoluzionato in modo decisivo.
Attanasio è il primo animale di una lunga lista ad apparire in scena, ma il vero mattatore dello spettacolo è Renato Rascel. Proprio il fatto di scegliere Rascel come protagonista delle tre favole costituisce un elemento innovativo rispetto al codice tipico della rivista. Egli può essere considerato il comico anti-rivista per eccellenza, in quanto la sua performance non si esplica e si esaurisce nel raccontare una sfilza di barzellette o nell’interpretare scene autonome. Già Attanasio pone fine a ogni forma di improvvisazione e bandisce ogni trovata estemporanea. Ciò conduce l’attore alla possibilità di costruire un personaggio con una propria storia, un proprio svolgimento interiore. Senza dubbio rimangono ancora alcune vestigia proprie della rivista: il processo che porterà alla commedia musicale è ancora in fieri, ma lo scarto rispetto al passato è già davvero notevole.
L’idea di utilizzare un coreografo americano conduce ad un impianto innovativo del balletto. I balletti della rivista avevano un valore piuttosto trascurabile, e l’attenzione si concentrava per lo più sul lusso e sullo straordinario sfarzo dei costumi delle soubrettes. Già a partire da Attanasio è invece evidente il tentativo di dare vita a una coreografia nuova e innovativa, di valore artistico molto maggiore, in cui le coreografie sono strettamente legate alla trame e non sono riproponibili in un ambito diverso.
Un altro fatto è determinante nel contrassegnare il passaggio di genere che sta avvenendo, ovvero l’abbandono della soubrette Lauretta Masiero sostituita da Flora Medini: il fulcro dinamico dello spettacolo non è più la prima donna, bensì il protagonista della vicenda, in questo caso Rascel. Il successo dell’opera è clamoroso, e la commissione ministeriale per il Teatro assegna i primi premi governativi alla rivista.
Sei mesi dopo Renato Rascel torna in scena con la seconda favola teatrale: Alvaro piuttosto corsaro, che debutta al Sistina il giorno di Natale del 1953. Sempre in due tempi, stavolta cambia il coreografo, mentre rimane fissa la presenza di un animale, precisamente uno scimpanzé. La critica, seppure in sostanza positiva, appare divisa in questa seconda favola. Poco a poco il filo conduttore della trama si va facendosi più forte, la struttura a quadri autonomi tende invece a indebolirsi, sebbene non scompaia ancora del tutto. Il personaggio di Alvaro è contraddistinto da un’evoluzione psicologica maggiore, e anche se Rugantino è ancora lontano è innegabile che ci si stia avvicinando sempre più alla commedia musicale.
Una vera rottura avviene nel frattempo col produttore Paone, infatti al debutto di Tobia candida spia, G. & G. battono la bandiera di Achille Trinca, non un uomo di teatro, che asseconda ogni loro richiesta.
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