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La commedia all'italiana

La commedia all'italiana inizia nel 1958 con I soliti ignoti, portando a termine un percorso cominciato con Totò cerca casa (1949) e proseguito con Guardie e ladri (1951): con questo film viene abbozzata un’analisi sociale, nel senso di un’attenzione sempre più minuziosa per i risvolti ambientali, psicologici e materiali della realtà. Rovesciando i luoghi comuni e abbattendo miti, senza pietà e con cattiveria. Perché la commedia è cattiva, anzi spietata.

Il gruppo di coloro che facevano commedia era definito, composto da persone e soprattutto da amici con la stessa visione dissacratoria del mondo, della vita, e per forza di cose del cinema. Tutti questi film non sarebbero potuti esistere senza la presenza di questo gruppo di autori, a cui va aggiunto lo straordinario apporto degli attori, dal caratterista a Sordi.

Rapporto fra neorealismo e commedia all'italiana: la padellata di Fabrizi

In un momento drammatico di Roma città aperta si assiste al gesto più farsesco del cinema italiano. Anche la commedia all'italiana è nata sulle strade, per necessità e scelta. I soliti ignoti è tutto girato in esterni. Ma soprattutto è nata dalla voglia di storie, dalla libertà di deridere tutto e tutti. Anche questa è una forma di denuncia che il neorealismo perseguiva semplicemente con uno sguardo diverso. Con la commedia non si è rinunciato alla situazione drammatica, ma si è scelto di raccontarla da un punto di vista divertente, beffardo, a volte addirittura farsesco, comunque intriso di risvolti amari.

Un’altra scuola è stata la commedia dell’arte, con la sua vitalità garantita dalla commistione di personaggi fissi e improvvisazione delle situazioni. Il ridere delle miserie umane, l’infierire sul debole è una caratteristica decisiva della letteratura italiana, a partire dal Decamerone, proseguendo con La mandragola, fino all’Ariosto, Ruzante e Goldoni. Tanto che lo scambio di contenuto fra cinema e letteratura è sempre esistito.

L'impronta della povertà

La miseria ha costituito una fonte inesauribile di comicità. La risata diventava una possibilità di riscatto, una forma liberatoria. Oltre che nei temi, la commedia dell’arte ha influito sul modo di recitare. La farsa viene da lì, ci vogliono tempi perfetti. Anche il cinema muto americano ha fatto scuola in questo senso.

La comicità è la misura giusta con cui raccontare il mondo. Senza eccessi sentimentalistici, fa luce sul senso dell’umanità, filtrandola con un occhio disincantato. Così del resto ha fatto Rossellini, il cui obiettivo era quello di confondersi con la realtà. E fu anche il primo a comprendere l’importanza della televisione come mezzo di divulgazione.

Sceneggiature

Una regola valida sempre per gli sceneggiatori di Monicelli è quella di scrivere solo “scene figlie”, per una questione di comodità del regista rispetto agli eccessi delle scene madri: Monicelli preferisce i piccoli gesti e le reazioni secondarie, per manifestare i sentimenti chiave dei suoi film.

Critiche

La commedia era circoscritta in una dimensione qualunquista, mentre attraverso il cinismo, tanto deprecato dalla critica, venivano svelati gli aspetti più ignobili degli italiani. La verità è un’esigenza che aiuta il regista a entrare nella storia, il tono che ha dato ai suoi film è quasi sempre veristico.

Personaggi

Nel passaggio dal cinema comico alla commedia all’italiana, i personaggi di Monicelli cambiano disegno, assumendo una dimensione più consapevole rispetto a quella di “fessi”. Il tratto innovativo del comportamento ad esempio di Gassman è la prevaricazione. Totò, Fabrizi, Macario, appartenevano a un mondo in cui il comico era una vittima. La commedia invece è crudele. I nuovi comici ribaltavano la loro condizione, che spesso diventava aggressiva. Adesso è la sopraffazione a suscitare la risata.

I registi e gli sceneggiatori della commedia si mossero proprio in questa direzione, puntando lo sguardo sulla gente che incontravano per strada, al ristorante, in tram, studiandola nei particolari più spregevoli: bastava guardarsi attorno. In questo senso Sordi fu grandissimo nel cogliere l’anima dell'italiano. Totò invece non poteva essere antipatico. Giocando sui vizi era naturale il divertimento nell’enfatizzarli in una rappresentazione caricaturale. Ma questo non voleva dire che ci fosse una condivisione di fondo, tanto meno per il pubblico, che riconosceva i personaggi ma non voleva immedesimarsi in loro.

I soliti ignoti (1958)

La trovata di partenza fu quella di scombussolare la professionalità dei ladri e trasformarli in buoni a nulla. La Roma in cui si muovono è evanescente, senza punti di riferimento: il tono dell’ambientazione era addirittura drammatico, un copione comico girato su uno sfondo quasi lugubre. I dialetti avevano avuto fino ad allora una funzione coloristica, mentre la commedia trasformò il dialetto in un’importante componente narrativo. Il dialetto in sé imprime una nota comica alle battute. A tutto ciò si deve aggiungere il lavoro di indagine in fase di sceneggiatura.

La fame di storie vere e la fedeltà alla realtà sono certamente un’eredità del neorealismo. I personaggi cominciarono a parlare con una maggiore aderenza alla realtà, e scoprire i caratteristi fu uno degli aspetti più divertenti dell’intero lavoro. Il vero scandalo del film, se così si può definire, è l’ingresso della morte nella commedia. Il morto cambiò le regole e dimostrò che si poteva far ridere anche sulle tragedie. Un’altra novità decisiva fu l’abolizione del lieto fine. Già l’anno successivo La grande guerra viene interpretata da due comici che alla fine muoiono.

La commedia ha sempre cercato di raccontare l’Italia com’è, e allora era un paese pieno di perdenti. A Monicelli è sempre piaciuto parlare di questi poveracci e metterli in situazioni più grandi di loro: è divertente e spietato assistere alla loro incapacità. Oggi invece il buonismo e il politically correct strozzano all’origine ogni intanto dissacratorio. Con la commedia all’italiana si è inciso sull’indole degli italiani, smascherando, sempre con lo stesso spirito ludico, i vizi, i difetti,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Porro Marzio.
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