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Riassunto esame Sociologia del Welfare, prof. Pinnarò, libro consigliato Le Politiche sociali, Ferrera

Riassunto per l'esame di Sociologia del Welfare, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Politiche Sociali, Maurizio Ferrera.

Presentato qui in una nuova edizione che tiene conto delle riforme più recenti, il manuale fornisce gli strumenti per lo studio delle politiche sociali e del welfare state; ricostruisce l’evoluzione e i dispositivi... Vedi di più

Esame di Sociologia del Welfare docente Prof. G. Pinnarò

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un’assicurazione obbligatoria su scala nazionale, rompendo con la tradizione inglese dell’assistenza ai poveri. Era

infatti destinata ai lavoratori abili,senza i condizionamenti umilianti delle leggi sui poveri, i beneficiari dovevano essere

disponibili ad accettare le proposte di lavoro ma solo quelle ragionevoli (dal pt di vista salariale, delle prestazioni

richieste e della distanza dal luogo di residenza) ed avevano una durata limitata.

L’assicurazione obbligatoria si diffuse rapidamente in altri Paesi europei alla fine della 1° GM, l’Italia la adottò nel

1919 e fu il primo paese dopo l’Inghilterra a farlo, gli altri lo fecero nella “fase d’oro” dell’espansione del WS.

prevede diversi schemi vs la disoccupazione: volontari, gestiti da casse sindacali, prestazioni generose in termini tassi di

Mod scandinavo:

sostituzione e di durata

un solo schema, con formula di prestazione a somma fissa, gestito da enti statali

Mod anglosassone:

serie di schemi di protezione vs la disoccupazione facilmente riconducibili ai 3 pilastri principali (assicurativo, assistenziale

Mod continentale:

“dedicato” e assistenziale “generale”), richiesta la prova dei mezzi

simile al continentale ma meno generoso nel 1° e 2° pilastro con maggiore sviluppo del 3°

Mod iberico:

L’Italia non è compresa in nessuno dei 4 modelli, è un caso a parte; già negli anni ’30 la maggioranza dei paesi europei

aveva istituito “uffici di collocamento” controllati dallo Stato; anni ’30 nei paesi scandinavi iniziò una stretta

collaborazione fra governo e sindacati non solo x dare sostegno al reddito dei disoccupati, ma anche nella promozione

della loro qualificazione e riqualificazione; mod scandinavo ha puntato, più che alla difesa del lavoratore nel posto di

lavoro, alla sua tutela nel mercato del lavoro, incoraggiandolo a restare “occupabile”.

3.2. L’articolazione e il consolidamento iniziale del sistema italiano di politiche del lavoro

Il primo schema pubblico di venne introdotto nel 1919 dal governo Nitti->erogazione di

assicurazione obbligatoria

una indennità giornaliera (180 lire x 120 gg), limitata ai lavoratori del settore industriale con 2 anni di contributi;

La fine della 2° GM portò un alto tasso di inflazione e disoccupazione-> per far fronte a questi problemi fu istituita nel

’41 la =sostegno al reddito per la disoccupazione parziale o temporanea (75%

Cassa Integrazione Guadagni (CIG)

retribuzione x 90 gg); a partire dagli anni ’70 perderà il suo carattere di misura transitoria diventando uno dei principali

schemi di ammortizzatori sociali; verso la fine degli anni ’40 fu adottato un provvedimento che prevede il monopolio

(lavoro fino a quel momento svolto dai sindacati attraverso le Camere del lavoro, ma il

pubblico sul collocamento

collocamento finiva spesso per diventare uno strumento della lotta di classe, rivolto alla promozione dei lavoratori

sindacalizzati);

=> 1949 legge Fanfani riforma complessiva del sistema di collocamento:

1. competenza esclusiva del collocamento viene affidata al ministero del lavoro

2. rigido sistema procedurale a garanzia del pieno controllo degli avviamenti da parte dello Stato

3. il collocamento poteva avvenire attraverso 3 canali

a. (evitata dalle imprese a favore dell’assunzione diretta)

richiesta o chiamata numerica

b. richiesta o chiamata nominativa

c. assunzione diretta

questo sistema di collocamento pubblico finiva con l’arrecare una discriminazione x le persone a cui la

possibilità dell’assunzione diretta era preclusa

1945-> unificazione tabelle retributive in tutto il paese

1946-> introduzione della per adeguare i salari all’inflazione, quindi le retribuzioni erano agganciate

scala mobile,

automaticamente al costo della vita per frenare così l’inflazione in forte aumento alla fine della 2° GM

anni ’50 e ’60 Italia attraversò una fase di crescita economica caratterizzata da una profonda trasformazione del tessuto

produttivo: agricoltura perde il suo primato occupazionale a favore dell’industria e poi dei servizi;

1955 introduzione dell’apprendistato = nuova tipologia di lavoro x i giovani , tra i 14 e i 20 anni, finalizzata

all’acquisizione di competenze tecnico-professionali (usato però spesso dagli imprenditori come occasione per usufruire

di manodopera sottopagata e degli sgravi fiscali connessi)

1962 disciplinato il previsto solo per alcune categorie come lavoratori

contratto di lavoro a tempo indeterminato

stagionali, dello spettacolo…

fine anni ’60 condizione economica del paese andò peggiorando: da una parte c’erano i lavoratori della media e grande

industria e i lavoratori del terziario pubblico con un’occupazione stabile e garantita, dall’altra parte una forza lavoro

periferica formata da donne, giovani, anziani poco qualificati ai quali era precluso l’accesso a forme di tutela

previdenziale adeguate.

1968 ci fu l’introduzione della (CGIS) per gli operai dell’industria->

Cassa integrazione guadagni straordinaria

sopperiva alla mancanza di un’adeguata protezione economica nei casi di licenziamento collettivo.

Tra il 1966 e il 1968, nonostante la ripresa economica le tensioni sociali finirono per acuirsi ed intrecciarsi con le

proteste studentesche in un clima di diffuso malcontento; autunno 1969 (autunno caldo) contestazione operaia

raggiunse il suo momento centrale nella lotta per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici-> richieste

sindacati in buona parte accolte (miglioramento delle condizioni lavorative, maggiore egualitarismo nelle politiche

salariali->vennero infatti abolite le “gabbie salariali”= differenziali contributivi per aree geografiche)

1968-1969 fu adottato lo che toccava numerosi temi tra cui:

Statuto dei diritti dei lavoratori

diritti di libertà sui luoghi di lavoro

• tutela del posto di lavoro, della professionalità e della salute

• protezione delle libertà sindacali

•  16

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disciplina della presenza sindacale sui luoghi di lavoro

• tutela delle attività sindacali

Tra le norme ha assunto particolare importanza l’art. che stabilisce un regime sanzionatorio in caso di

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licenziamento “privo di giusta causa o giustificato motivo”, qualora venisse riconosciuta dal giudice l’illegittimità

del licenziamento il datore di lavoro è obbligato:

reintegrare il lavoratore

• pagato un risarcimento del danno arrecato

3.3. Le politiche del lavoro negli anni Settanta

Anni ’70 grave crisi economica, dovuta alla crisi petrolifera che fece lievitare i prezzi e porto grosse spinte

inflazionistiche-> occupazione e disoccupazione registrano una crescita

Occupazione: aumentò a buon ritmo per le imprese con meno di 50 dipendenti, ciò rifletteva le strategie imprenditoriali

di esternalizzazione della produzione; questo decentramento era reso possibile dalle nuove tecnologie e veniva usato per

contenere il livello di conflittualità particolarmente elevato nelle industrie di grandi dimensioni dove si formavano

spesso tensioni sociali, agitazioni ma anche attentati di matrice terroristica.

razionalizzazione e riordino delle integrazioni salariali per unificare i trattamenti economici ordinari e

Legge 164/1975

straordinari della Cassa integrazione guadagni, che perse così definitivamente il suo carattere transitorio.

finalizzato alla revisione del meccanismo della scala mobile con progressiva unificazione

1975 accordo Lama-Agnelli,

del (vale a dire l’incremento automatico dei salari per ogni punto di crescita del costo della vita)

punto di contingenza

=> il meccanismo della scala mobile si rivelò infatti esso stesso fonte di spinte inflazionistiche causata da una continua

ricorsa salari-prezzi-salari;

La “ Scala mobile “ veniva calcolata tenendo in considerazione la variazione dell’aumento di determinati beni di consumo di prima necessità

(paniere) e determinata in “ punti di contingenza “; I “ punti di contingenza “ o “ punti della Scala mobile “ erano fissati per legge, e contrattati;

all’epoca ogni “ punto “ corrispondeva a circa 20.000 lire.

1977 il sindacato accetta il primo accordo in vista del congelamento temporaneo degli effetti della scala mobile

elezioni politiche del 1976 DC 38,7%, PCI 34,4% e PSI 9,6%

Le pressioni della crisi economica favorirono l’avvento di innovazioni legislative in ambito di politiche del lavoro:

finalizzata a promuovere l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro

legge 285/1977 sull’occupazione giovanile x l’aggiustamento strutturale del sistema

legge 675/1977 sul sostegno alla ristrutturazione e riconversione aziendale

produttivo per creare un sistema pubblico di formazione

legge quadro 845/1978 sulla formazione professionale

Sul finire degli anni ’70 l’Italia presentava nel pilastro assicurativo forti squilibri

4. GLI ANNI OTTANTA: TRA RISTRUTTURAZIONE INDUSTRIALE E TENTATIVI DI

REGOLAMENTAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO

4.1. Le principali sfide di un mercato del lavoro in trasformazione e le risposte dei governi europei

Crisi economica anni ’70 aveva prodotto un’impennata dell’inflazione nei paesi europei che si accompagnava

all’aumento della spesa pubblica e alle trasformazioni del mercato del lavoro (crescita piccola imprenditoria,

consolidamento “terziarizzazione” del mercato del lavoro”, aumento partecipazione donne)

Adottate in molti paesi una serie di iniziative x contrastare la disoccupazione e ristabilire l’equilibrio dei conti pubblici

1. riduzione trasferimenti finanziari per il sostegno del reddito dei lavoratori

2. introdotti nuovi strumenti di sostegno sociale ai processi di ristrutturazione aziendale quali:

a. contratti di solidarietà: riduzione orario di lavoro, per prevenire licenziamenti di massa;

b. prepensionamenti: per favorire il turn-over generazionale

3. deregolamentazione (=eliminazione restrizioni) delle condizioni di ingresso ed uscita dal mondo del lavoro

(es. allentamento vincoli per il licenziamento)

4.2. Le politiche del lavoro in Italia negli anni Ottanta

Protagonista di questo decennio fu il Partito socialista di Craxi

CISL e UIL abbandonano la linea della contrapposizione frontale cercando una partecipazione alle scelte politiche

CGIL riluttante a farsi coinvolgere nel processo di policy-making

Rottura movimento sindacale nel 1980 quando la FIAT annunciò il licenziamento di 24.000 dipendenti e i sindacati

risposero con scioperi ed il picchettamento della fabbrica; Migliaia di impiegati e quadri della FIAT scesero in piazza

per protestare contro le violente forme di picchettaggio che impedivano loro di entrare in fabbrica a lavorare, da ormai

35 giorni (marcia La manifestazione segnò un punto di svolta nelle relazioni sindacali: il sindacato

dei quarantamila).

a breve capitolò e chiuse con un accordo favorevole alla Fiat.

Al calo di occupazione e ai processi di ristrutturazione produttiva il governo rispose con l’introduzione del

(ritiro anticipato dalla vita lavorativa utilizzato negli altri paesi come espediente per favorire il

prepensionamento  17

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ricambio generazionale in Italia venne usato come espediente per scaricare il costo della riduzione degli effettivi sullo

Stato)

Per combattere l’inflazione si decise di intervenire sul meccanismo della scala mobile (CISL e UIL si dichiararono

disponibili a trattare)-> idea era quella proposta dall’economista Tarantelli, per questo assassinato dalle Brigate Rosse,

di collegare l’indicizzazione dei salari all’inflazione programmata per interrompere così le spinte inflazionistiche MA

PCI e CGIL si opposero; nel 1982 Confindustria disdice unilateralmente l’accordo che aveva introdotto l’unificazione

del punto di contingenza, si aprono così accesi confronti che trovarono una soluzione sotto il governo De Mita quando il

ministro del lavoro Scotti riuscì a siglare con le parti sociali un’importante intesa: = decurtazione dei

protocollo Scotti

punti di contingenza del 15% e l’impegno a mantenere il costo del lavoro sotto i tassi di inflazione (primo esempio di

accordo trilaterale in Italia);

(“Misure urgenti a sostegno ed incremento dei livelli di occupazione”) introdusse 4 innovazioni:

legge 863/1984

1. disciplinati i contratti di solidarietà (riduzione orario di lavoro per evitare rischio esuberi)

2. regolamentato il contratto di formazione e lavoro (attività di formazione da affiancare all’attività lavorativa)

3. definita la possibilità di stipulare contratti a tempo parziale (part-time)

4. parziale abolizione dei vincoli imposti nelle procedure di collocamento

1983 Craxi diventa Presidente del Consiglio->ministro del Lavoro De Michelis promise nuove misure a favore dei

disoccupati (proposta accolta da CISL e UIL ma respinta dalla CGIL e dal PCI) ma Craxi scelse la linea dura

imponendo i tagli alla scala mobile con un decreto legge (decreto ci fu quindi uno strappo tra i

di San Valentino),

sindacati; il PCI fece ricorso al referendum in cui trovò però la sconfitta con il 54,4% dei no;

Metà anni ’80 inflazione scende ma la disoccupazione non cessa di aumentare => De Michelis presenta un piano

decennale per le politiche occupazionali a cui seguono 2 importanti provvedimenti:

1. sull’imprenditoria giovanile nel Mezzogiorno: incentivi finanziari per i giovani di età

legge 44/1986

compresa tra i 18 e i 29 anni, finalizzato alla costruzione di società o cooperative

2. di riorganizzazione del mercato del lavoro: liberalizzazione collocamento-> istituzione delle

legge 56/1987

Commissioni e sezioni circoscrizionali per l’impiego e viene creato un primo sistema nazionale di

monitoraggio del mercato del lavoro e la creazione delle Agenzie per l’impiego per incentivare l’incontro tra

domanda e offerta di lavoro

5. ALLA RICERCA DI UN NUOVO MODELLO DI POLITICHE DEL LAVORO

5.1. Gli anni Novanta: il decennio della svolta

Seconda metà anni ’80 condizioni favorevoli per un risanamento del mercato del lavoro ma i vari governi non colsero

l’occasione; 1995 tasso di disoccupazione toccò il 12% e il tasso di occupazione diminuì del 5%; All’inizio degli anni

’90 in Europa crollarono i regimi comunisti e finisce la Guerra Fredda; superamento della Conventio ad excludendum

(ai comunisti non era consentita la partecipazione diretta al governo)1990 PCI diventa PDS e poi DS che arrivò alla

maggioranza con Prodi; 1992 i partiti subiscono un duro colpo dall’indagine Mani Pulite; c’è l’ascesa della Lega Nord;

1992 Andreotti firma il Trattato di Maasticht; 31 luglio 1992 viene raggiunto l’accordo per la cessazione del sistema

- della scala mobile per frenare l’inflazione;

1993 ci fu una nuova recessione e il governo presieduto da Ciampi decise di riprendere la strada del dialogo con le

- parti sociali -> che perfezionò i contenuti del protocollo Amato e fissò 2 sessioni di confronto

protocollo Ciampi

annuali tra governo e parti sociali da effettuarsi alla vigilia della programmazione economico-finanziaria ed in vista

della legge finanziaria;

1996 sotto il governo Prodi viene siglato il che ribadì l’obiettivo del risanamento dei conti

patto per il lavoro

- pubblici e prevedeva interventi volti alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo delle aree depresse, ponendo inoltre

attenzione alla flessibilità in entrata nel mondo del lavoro (promuovendo il ricorso a contratti a termine, al part-time,

all’apprendistato)

crisi governo Prodi => dialogo sociale ripreso sotto la presidenza del Consiglio di D’Alema con la firma nel 1998 del

- (interveniva nella politica dei redditi, abbassamento del costo del

patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione

lavoro)

Per quel che riguarda i provvedimenti per favorire l’occupazione ricordiamo:

che stabilì l’aumento del 25% dell’indennità di disoccupazione , l’introduzione di un fondo per lo

legge 236/1993

- sviluppo ed interventi mirati allo sviluppo a livello locale;

legge 489/1994 (legge concesse un premio di assunzione per le aziende che effettuavano nuove

Tremonti)

- assunzioni, introdusse una defiscalizzazione degli oneri sociali a fronte di assunzioni di lavoratori a tempo parziali,

istituzione di piani di inserimento professionale per i giovani residenti nelle aree depresse;

con la legge 341/1995 furono istituiti i (accordi tra attori pubblici e privati per la realizzazione di

patti territoriali

- interventi volti a promuovere lo sviluppo locale);

legge 196/1997 che portò:

pacchetto Treu

- grande attenzione alle attività formative

o  18

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promozione di tirocini e apprendistato (introduzione di lavori di pubblica utilità e borse lavoro)

o regolazione contratti per il (elemento di profonda novità in Italia)

lavoro interinale

o

Il punto di svolta si ebbe con il d.lgs. 468/1997 (Bassanini 1):

- Trasferimento funzioni di collocamento dallo Stato alle regioni ed agli enti locali

o Possibilità per i privati di svolgere l’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro

o

Ha così termine il regime monopolistico dell’impiego: uffici circoscrizionali vengono sostituiti dai Centri per l’impiego

Dalla metà degli anni ’90 si assiste ad una delle politiche del lavoro (passaggio da un

ricalibratura normativa

approccio maggiormente rivolto alla tutela della disoccupazione ad uno maggiormente attento a promuovere le capacità

di inserimento professionale; una ricalibratura influenzata dalla basata su

Strategia europea per l’occupazione (SEO)

4 pilastri:

1. favorire inserimento nel mondo del lavoro 3. sviluppare la flessibilità

2. sviluppare l’imprenditorialità 4. rafforzare le pari opportunità

L’Italia a partire dagli anni ’90 ha intrapreso un cambiamento basato su:

1. contenimento salari

2. flessibilizzazione rapporti di lavoro

3. servizi per l’impiego devoluti a livello regionale o locale e liberalizzazione della attività di mediazione

4. più netta propensione al ricorso di politiche attive per il lavoro

Non mancano però elementi di criticità come ad esempio l’assenza di accordo in tema di ammortizzatori sociali; la

legge 223/1991 aveva messo mano al sistema di protezione economica vs la disoccupazione che prevedeva:

rivisitazione in tema di norme di Cassa integrazione guadagni

- definizione di procedure di mobilità per i lavoratori a tempo indeterminato

- fissazione di norme in tema di riduzione del personale

-

Molti degli intenti originari delle riforme sono stati annacquati da veti e contrapposizioni a causa di governi deboli che

si sono succeduti

5.2. Gli anni Duemila e il nuovo corso delle politiche del lavoro in Italia

1998 Italia entra ufficialmente (insieme ad altri 10 paesi) alla terza fase dell’Unione economica e monetaria

2001 coalizione di centro destra guidata da Berlusconi esce vittoriosa dal confronto elettorale -> periodo contrassegnato

da una drastica ridefinizione delle relazioni tra governo e parti sociali;

primo provvedimento è la pubblicazione nel 2001 del da parte del ministro del

Libro bianco sul mercato del lavoro

welfare Maroni -> cambio di rotta nelle modalità di confronto con le parti sociali prendendo spunto dalle esperienze di

“dialogo sociale” sperimentate in Europa -> intento di innalzare il tasso di occupazione e sviluppare la qualità del

lavoro, rafforzamento strumenti di incontro tra domanda e offerta, riforma sistema degli ammortizzatori e degli

incentivi per l’occupazione; CGIL solleva obiezioni in merito agli interventi, sostenendo la riserva sia nell’avere una

fiducia incondizionata nel funzionamento dei meccanismi del libero mercato, sia nel ridimensionamento del ruolo del

sindacato nei processi decisionali; nel 2001 il governo approva il -> il provvedimento contempla anche la

d.d.l. 848

proposta di revisione dell’articolo dello Statuto dei lavoratori = lo scopo è consentire al datore di lavoro la scelta del

18

semplice risarcimento del dipendente licenziato senza giusta causa in alternativa all’obbligo di reintegro-> la riforma

dell’art. 18 nonostante la sua marginalità all’interno della riforma scatena aspre tensioni; CGIL considera questa

iniziativa un grave tentativo di ledere i diritti dei lavoratori; 2002 viene assassinato Marco Biagi, uno dei principali

artefici del Libro bianco, a Bologna dalle Brigate Rosse; 4 gg dopo 3 mln di persone scendono in piazza a Roma vs

l’art. 18 e vs il terrorismo; CISL e UIL scelgono una posizione + moderata e con loro il dialogo del governo rimane

aperto fino all’accordo del 2002, il cosiddetto (nuovo atto di rottura sindacale dopo il decreto di San

patto per l’Italia

Valentino), basato su 3 presupposti:

1. revisione dell’art. 18 anche se in maniera + blanda;

2. riforma dei servizi x l’impiego per consentire ai privati lo svolgimento di tutte le tipologie di servizio al mercato

del lavoro;

3. proposta di riforma dei trattamenti di sostegno in caso di disoccupazione per incoraggiare il + rapido

reinserimento possibile

sulla definizione dello stato di disoccupazione => per disoccupato si intende colui che risulta:

d.lgs. 181/2000

inoccupato

- immediatamente disponibile all’attività lavorativa

- immediatamente disponibile a seguire il percorso per la ricerca di una nuova occupazione

-

la perdita dello stato di disoccupazione può avvenire in caso di:

mancata presentazione senza giustificato motivo alla convocazione da parte del Centro per l’impiego

- rifiuto senza giustificato motivo di una conga offerta di lavoro a tempo pieno

- accettazione di un’offerta di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato

- reddito annuale lordo superiore a 7500 €

-

le proposte contenute nel patto per l’Italia hanno comunque incontrato numerose critiche a causa di:

vaghezza delle indicazioni fornite

- scarsità risorse impegnate

-  19

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tale provvedimento ha innalzato l’importo e la durata del trattamento ordinario di disoccupazione non

legge 80/2005 ->

agricola ed ha esteso la sua applicazione ad altre categorie di lavoratori

legge 14 febbraio 2003 n. 30 nota come segna importanti passi avanti in 2 direzioni:

legge Biagi

a. approfondendo e ampliando il processo di flessibilizzazione in entrata già avviato dal ministro Treu:

introduce nuove tipologie contrattuali per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei soggetti deboli

(donne, giovani,anziani, extracomunitari) e contrastare il lavoro sommerso

b. promuovendo la liberalizzazione, il rafforzamento e l’ammodernamento dei servizi per l’impiego

attraverso la compartecipazione di attori pubblici e privati:

presenza di agenzie per il lavoro (soggetti autorizzati dallo Stato che possono svolgere attività di

- somministrazione, intermediazione, ricerca e soluzione del personale)

costituzione di una Borsa continua nazionale del lavoro che prevede un sistema informatico aperto in

- cui vengono diffuse info sui posti vacanti

I sostenitori legge Biagi rivendicano il fatto che il provvedimento ha contribuito in maniera sostanziale all’aumento

dell’occupazione; i detrattori mettono invece in risalto la crescita della delle condizioni di lavoro;

precarizzazione

6. CONCLUSIONI: LE POLITICHE DEL LAVORO NEL XXI SECOLO

Nel corso degli anni ’90 molti paesi europei hanno avviato importanti riforme per aumentare il tasso di occupazione; le

principali direzioni di marci sono state:

1. per rafforzare l’occupabilità:

rafforzamento reti dei servizi per l’impiego

• revisione dei sistemi d’istruzione e di formazione

• promozione della mobilità occupazionale e professionale

• promozione di una maggiore flessibilità delle condizioni di ingresso e uscita dal mondo del lavoro

2. per proteggere il reddito in caso di disoccupazione:

riduzione della generosità della prestazione

• inasprimento delle condizioni di accesso ai sussidi

• introduzione di specifici requisiti per l’erogazione dei trattamenti

• estensione delle tutele ai rapporti di lavoro “atipici”

• introduzione di trasferimenti integrativi dei bassi salari (work benefits = sussidi o deduzioni fiscali che

• possono essere potenzialmente goduti anche in presenza di lavoro remunerato)

Anche l’Italia ha avviato un lento percorso di allineamento alle politiche di riforma degli altri paesi europei che

ha seguito principalmente 2 strade:

flessibilizzazione in entrata

- abolizione del regime monopolistico di inserimento pubblico

-

Il processo di modernizzazione è però incompleto e le sfide da affrontare sono essenzialmente 2:

1. il sistema degli ammortizzatori sociali

a. promuovere l’armonizzazione dei diversi pilastri ed estendere l’indennità a tutti i lavoratori

b. circoscrive l’applicazione della Cassa integrazione guadagni

c. è necessario creare un pilastro assistenziale “dedicato” al fine di tutelare le categorie deboli, accanto a

cui potrebbero essere poi previste anche forme di incentivazione all’attività lavorativa

d. gli schemi di assistenza “dedicata” devono differenziarsi da quelli di carattere generale

2. politiche di contrasto alla precarietà, che riguarda 3 gruppi di lavoratori:

a. lavoratori atipici e discontinui, spezzando li “circoli viziosi di precarietà” in basa ai quali un soggetto

poco qualificato rimane costantemente intrappolato in lavori a carattere intermittente

b. lavoratori con un’occupazione stabile ma a basse qualifiche, chiamati ad un costante aggiornamento;

c. persone in cerca di occupazione: se non adeguatamente formate e orientate rischiano di rimanere in

questa condizione per un lungo periodo, per far ciò serve:

efficaci percorsi di apprendimento continuo

• rafforzamento modalità di inserimento lavorativo rivolti ai soggetti svantaggiati

• modernizzazione servizi locali per l’impiego

Quindi le proposte per una riforma del mercato del lavoro devono perseguire l’obiettivo della flexicurity, conciliazione

tra flessibilità e sicurezza.  20

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Capitolo 4

Le politiche sanitarie

1. I CONCETTI FONDAMENTALI

Il è l’insieme delle istituzioni, degli attori e delle risorse, umane e materiali, che concorrono alla

sistema sanitario

promozione, al recupero e al mantenimento della salute; si compone di 3 sottosistemi che interagiscono tra di loro e nei

quali operano attori diversi:

1. Sottosistema della popolazione esprime un bisogno di salute e richiede prestazioni per ripristinare il

domanda:

proprio stato di benessere;

2. il sottosistema della ha il compito di produrre e distribuire servizi e prestazioni sanitarie

produzione:

3. il sottosistema del si occupa di raccogliere e distribuire risorse monetarie

finanziamento:

Il funzionamento di questo sistema è spesso contraddittorio e genera conflitti in quanto il persegue

sistema sanitario

diverse (dalla prevenzione della morte alla guarigione delle malattie, fino alla promozione della salute) => le

finalità

attività sono molteplici e si possono raggruppare in:

eliminare causa insorgenza delle malattie

prevenzione primaria:

1. individuare malattie in fase precoce ed arrestarne l’evoluzione

prevenzione secondaria:

2. identificare cause malattie

diagnosi e cura:

3. recuperare capacità funzionali compromesse dalla malattia

riabilitazione:

4.

Lo stato di salute non dipende solo dal sistema sanitario, ma ci sono molteplici fattori che possono condizionare in

positivo (esercizio fisico, uso cinture di sicurezza…) o in negativo (alcol e fumo) la salute di un individuo o della

popolazione, e si possono raggruppare in 4 classi:

1. patrimonio genetico 3. fattori socio-culturali, economici e stili di

2. fattori ambientali vita

4. servizi sanitari

La salute non è + sinonimo di sanità e spendere di + per la sanità non significa necessariamente migliorare lo stato di

salute di un individuo, ad es per malattie cronico-degenerative (tumori e malattie cardiovascolari), che sono il 70% delle

cause di morte nelle società industriali, l’unico rimedio è l’eliminazione dei fattori di rischio (cambiamento stili di vita e

modelli di produzione e consumo)-> attualmente la medicina interviene per ripararne i danni, il sistema sanitario invece

può farsi promotore presso i decisori pubblici affinché vengano attuate “politiche sane”: nella produzione di beni, nei

trasporti, nell’energia, nell’alimentazione e nell’agricoltura.

Per funzionare il sistema sanitario impiega risorse del sistema economico (fattori produttivi o input: lavoro, capitali,

beni e servizi) e li trasforma in prestazioni sanitarie ( output: destinate a migliorare lo stato di salute della popolazione);

il sistema sanitaria ha come obiettivo quello di produrre salute e su questa base deve essere valutato, ogni euro speso

dovrebbe quindi tradursi in un ammontare di salute; 4 sono i parametri per valutare il sistema sanitario:

1. (rapporto prestazioni/risorse) es: n° di visite x ore di lavoro medico, n° di ricoveri annui x posto

efficienza

letto

2. (rapporto salute/prestazioni) es: riduzione morti per tumore al seno grazie all’introduzione di

efficacia

screening periodici

3. il cui indicatore principale è rappresentato dalla spesa sanitaria tot pro capite

costi

4. uguaglianza di accesso alle cure sanitarie dipende anche da fattori quali: condizioni lavorative,

equità

ambiente, stili di vita…

questi sono fattori di difficile misurazione; va ricordato inoltre che se per assurdo il sistema sanitario non producesse

salute, esso produrrebbe cmq redditi (stipendi per medici e infermieri, profitti per industrie farmaceutiche)->ciò va

sempre tenuto presente quando si devono giudicare misure di contenimento della spesa sanitaria

I sistemi sanitari dei diversi paesi possono essere ricondotti a 3 modelli:

1. destinatari sono i lavoratori; è privato o para-statale = gamma di prestazioni circoscritta;

sistema mutualistico:

finanziamento di tipo contributivo;

2. destinatari sono l’intera popolazione residente; lo Stato si fa carico

servizio sanitario nazionale:

dell’erogazione dell’assistenza sanitaria = gamma di prestazioni estesa; finanziamento di tipo fiscale;

3. differenziazioni di trattamento in base alle diverse categorie occupazionali;

assicurazioni private di malattia:

finanziato attraverso i premi pagai da coloro che scelgono liberamente di sottoscrivere una polizza assicurativa

(dalla protezione sono esclusi coloro che non possono permettersela)-> nessuna forma di solidarietà; questo

mod è diffuso negli USA in cui, ad eccezione di 2 schemi sanitari pubblici rivolti ai cittadini poveri (Medicaid)

e agli anziani ultra65enni (Medicare) non esiste un sistema sanitario né di tipo mutualistico né di tipo azionale.

Questo mod è usato anche in Svizzera ma prevede l’obbligatorietà per tutti di assicurarsi (ci sono sussidi statali

per aiutare i meno abbienti al pagamento dei premi dell’assicurazione)

Accanto ai sistemi sanitari (siano essi mutualistici, nazionali, privati) vengono in genere garantite almeno 2 prestazioni

monetarie connesse alla tutela della salute:

indennità di malattia: somma pagata in sostituzione della retribuzione dei lavoratori che si ammalano

•  21

Teto84

indennità di maternità: a cui hanno diritto le lavoratrici madri e che permette loro di assentarsi per un periodo

• definito dal posto di lavoro e durante la loro assenza è prevista l’erogazione di una indennità sostitutiva;

I principali attori istituzionali di un sistema sanitario sono:

fruitori delle prestazioni e dei servizi sanitari in qualità di contribuenti

cittadini:

• ruolo centrale nella fase di formulazione e approvazione della

organi centrali dello Stato e quelli periferici:

• normativa sanitaria soggetti pubblici o privati

soggetti economico-finanziari che acquistano e vendono le prestazioni sanitarie:

• (assicurazioni, casse malattia, mutue) il cui fine istituzionale è l’intermediazione di acquisto e vendita di

servizi, fare tramite tra cittadini-utenti e le strutture erogatrici dei servizi

ospedali, ambulatori, operatori singoli o associati, laboratori…

strutture di erogazione dei servizi:

2. IL SISTEMA SANITARIO ITALIANO

2.1. Articolazione e funzionamento

Il SSN è articolato su 3 livelli di governo:

1. livello centrale: in cui operano: Ministero della Salute, Parlamento e Governo-> Il Ministero della Salute mette a

punto il Piano Sanitario Nazionale (PSN) che dovrà essere approvato poi dal Governo x diventare operativo; Il

Parlamento approva leggi in materia di sanità e definisce, attraverso la legge finanziaria, le risorse a disposizione

del settore sanitario; il Ministero della Salute interagisce con la Conferenza Stato-Regioni (l’organismo che

gestisce i rapporti tra livello centrale e livello periferico) in cui si stipulano gli accordi sui finanziamenti del SSN

2. Regioni: oltre ad approvare leggi regionali riguardanti la politica sanitaria ed il Piano Sanitario Regionale (PSR),

di durata triennale, nominano i direttori generali a capo delle aziende sanitarie locali e decidono la ripartizione

delle risorse finanziarie alle strutture sanitarie;

3. le aziende sanitarie locali (ASL) che intrattengono i rapporti con i medici di base, le aziende ospedaliere e le

altre strutture sanitarie alle dipendenze delle ASL;

=> i cittadini con concorrono al finanziamento del SSN o tramite il pagamento di imposte (a livello nazionale =

tassazione generale; e a livello regionale = attraverso l’IRAP e l’addizionale IRPEF) o tramite il pagamento dei

cosiddetti ticket; i cittadini possono inoltre stipulare polizze assicurative per ottenere un rimborso dei servizi aggiuntivi

a quelli erogati dal SSN.

2.2. Servizi, finanziamento e spesa sanitaria

SSN è organizzato su 3 livelli di assistenza:

1. ruota intorno al medico di medici generale ed al pediatra, i quali hanno il compito di

Servizi medici di base:

gestire la salute dei loro assistiti durante tutto l’arco della vita, indirizzandoli ai servizi di cui necessitano (= attori

cruciali per il livello di spesa sanitaria)

2. costituiti da ospedali e da servizi specialistici ambulatoriali; sistema italiano

servizi sanitari di 2° livello:

ospedaliero è articolato in aziende ospedaliere, autonome dalle ASL, e in presidi ospedalieri gestiti dalle ASL a

cui vanno aggiunti i policlinici universitari e gli istituti di cura;

le sono erogate dai medici ospedalieri, dagli specialisti che

prestazioni specialistiche ambulatoriali

• operano in strutture pubbliche e da coloro che operano in strutture private;

3. servizi sanitari di 3° livello: comprendono quelle specialità riguardanti m malattie o interventi molto rari, oppure

l’impiego di apparecchiature molto costose->prestazioni erogate presso alcuni centri di eccellenza e riguardano

un bacino di utenza esiguo

Accanto a questi 3 livelli di assistenza va annoverata anche l’assistenza convenzionata -> nell’ambito dei

farmaceutica

servizi erogati dal SSN è quella + suscettibile a variazioni poiché strettamente dipendente dalle disposizioni della legge

finanziaria; il SSN copre il 70% della spesa farmaceutica complessiva;

Il personale dipendente del SSN è costituito dal personale delle ASL e dal personale delle aziende ospedaliere; le 2

categorie + rilevanti sono “medici e odontoiatri”(104mila unità) e “personale infermieristico” (262mila unità)

il larga parte competenza delle regioni; fonti principali di cui dispongono provengono

Finanziamento:

• dall’IRAP, dall’addizionale IRPEF, dall’IVA e dall’accisa sulla benzina, e da entrate proprie; anche nel periodo

1999-2003 come in passato, il finanziamento è stato inferiore alla spesa effettiva, generando così disavanzi

crescenti ormai interamente a carico delle regioni;

la spesa sanitaria pubblica ha assorbito nel 2002 il 6,4% del PIL; l’incidenza della spesa sanitaria

Spesa:

• pubblica sul bilancio dello Stato è cresciuta (dal 15,2% del 1990 al 23,5% del 2003); a livello internazionale la

spesa sanitaria pubblica italiana (in % sul PIL) è in linea con la media dei 15 paesi UE mentre risulta inferiore a

molti paesi industrializzati; singole voci che compongono la spesa del SSN:

Servizi erogati direttamente dalle strutture pubbliche: 57,3%; Servizi erogati da soggetti privati

o convenzionati o accreditati: 41,6%

Spesa per il personale 34,3% = voce di spesa + consistente;

o  22

Teto84

3. L’EVOLUZIONE STORICA: L’ITALIA IN PROSPETTIVA COMPARATA

3.1. Origine ed evoluzione dei sistemi sanitari nel secondo dopoguerra

L’origine dei sistemi sanitari è strettamente connessa ai processi di modernizzazione, urbanizzazione e industrializzazione che si

sono sviluppati a cavallo del XIX sec. Urbanizzazione sempre + intensa portò un peggioramento delle condizioni di vita

e il sovraffollamento delle città aumentava il rischio di epidemie; Il decollo della sanità fu causato dalla devastante

epidemia di colera del 1832 -> obiettivi politiche sanitarie europee erano la neutralizzazione dei veicoli di contagio, e la

soppressione di ogni fonte di contaminazione; a tali obiettivi fu riconnessa la riorganizzazione della terapia medica e di

igiene collettiva; in seguito all’aumento del numero dei medici ed al progresso del sapere clinico si diffusero nuove

misure per la razionalizzazione e l’espansione delle strutture di cura e assistenza; il peggioramento delle condizioni di

lavoro e il crescente numero di infortuni connessi al processo di industrializzazione favorirono l’introduzione di

un’assicurazione sociale obbligatoria contro i rischi di infortunio;

Nelle fasi iniziali di sviluppo della sanità, oltre che alle élite di governo, alle burocrazie statali e ai medici, hanno avuto

grande rilievo le chiese, gli istituti privati di beneficenza, che dirottarono buona parte delle loro risorse in questo

settore, e i vari movimenti popolari (sia associazioni di ispirazione socialista sia movimenti politico-religiosi)= chiese e

istituti di beneficenza si dedicarono a garantire l’assistenza dei + bisognosi, i movimenti politico-religiosi

sperimentarono le prime forme di mutualismo sanitario tramite la creazione di forme assicurative ad iscrizione

volontaria, a cui fece seguito l’assicurazione obbligatoria contro le malattie che ha rappresentato il vero punto di svolta

nell’evoluzione dei moderni sistemi sanitari (si distingueva dalle tradizionali forme di beneficenza pubblica, privata o

religiosa perché offriva prestazioni su base nazionale e non + locale)-> questo diritto presupponeva però una

contribuzione da parte di ogni potenziale beneficiario; Paese pioniere in campo sanitario fu la Germania di Bismarck

che introdusse il primo schema nel 1883; dall’inizio del XX sec alla 2° GM il settore sanitario ha registrato una crescita

progressiva del proprio peso istituzionale; la medicina e la chirurgia si sono affermate come discipline di primo piano

nel mondo accademico; la crescita economica ha favorito migliori condizioni di igiene; a partire dagli anni ’50 si

registra un ulteriore rafforzamento del peso istituzionale della sanità = ci sono vari indicatori che lo testimoniano:

1. percentuale spesa sanitaria rispetto al PIL (raddoppiata in 40 anni) -> nel 2002 negli USA settore sanitario

assorbe 14,6% del PIL (Italia 8,5%)

2. tassi di occupazione nel settore sanitario e socio-assistenziale sul tot degli occupati (dagli anni ’70 al 2000

questa % è aumentata in maniera consistente)

3. grado di copertura dell’assistenza sanitaria (è cresciuto progressivamente a partire dagli anni ’70) -> Italia ha il

100% di copertura perché ha un sistema sanitario nazionale, Germani ha una copertura del 90% con un sistema

mutualistico, negli USA nel 2000 solo il 25% della popolazione aveva diritto all’assistenza sanitaria pubblica,

vale a dire gli ultra65enni (Medicare) e i poveri (Medicaid).

L’innovazione + rilevante nell’espansione del WS dopo le 2 GM è stata l’introduzione del servizio sanitario nazionale

(Nuova Zelanda nel 1938 fu il primo paese ad introdurlo); nonostante questo l’idea di un sistema sanitario nazionale è

legata alla Gran Bretagna e alla fig di Lord Beveridge, principale artefice del piano di riforma che prenderà il suo nome

e porterà alla creazione nel 1946 del National Health Service (NHS) -> esempio UK seguito dai paesi scandinavi e dai

paesi dell’Europa meridionale. Italia è stata il primo paese dell’Europa meridionale ad imboccare la strada

dell’universalismo in campo sanitario introducendo nel 1978 un servizio sanitario nazionale-> un servizio nazionale che

tende ad essere + omogeneo e standardizzato rispetto ai tradizionali sistemi di mutue obbligatorie (sia x quanto riguarda

i diritti riconosciuti ai cittadini che per lo standard di prestazioni)

Servizio nazionale realizza appieno l’idea della cittadinanza sanitaria: ossia di una garanzia di assistenza universale

collegata solo allo status di cittadino e dunque indipendente da ogni altra condizione socio-economica; Negli ultimi 50

anni in tutti i paesi occidentali si è assistito ad un intervento sempre + massiccio da parte dello Stato nell’erogazione

diretta di prestazioni e servizi. Il termine sanità ha finito per denotare quasi unicamente l’insieme dei programmi e delle

strutture pubbliche in questo settore, anche se tale denotazione è fuorviante dal momento che anche nelle società +

sviluppate la sfera della sanità continua ad includere numerosi attori e pratiche di tipo non pubblico; quindi i paesi

dell’OCSE in base a 2 dimensioni: 2. finanziamento

1. erogazione dell’assistenza sanitaria a. fiscale (paesi scandinavi, UK, Italia,

a. pubblica Spagna)

b. privata b. contributivo (Paesi Bassi, USA)

c. mista

3.2. L’Italia: da un sistema mutualistico al servizio sanitario nazionale

Evoluzione politica sanitaria e processo di statalizzazione sono stati profondamente condizionati dai rapporti di forza

esistenti fra:

partiti e movimenti politici burocrazia

• •

professione medica e associazioni di categoria amministrazioni sub-nazionali

• •

I partiti di sinistra e i sindacati sono stati i propugnatori delle grandi riforme in direzione statalista; la professione

medica ha cercato di difendere l’orientamento mercantile del sistema da cui essa trae vantaggi; apparati burocratici a

volte hanno cercato di mantenere lo status quo, altre hanno appoggiato le forze riformiste x accrescere il proprio ambito

 23

Teto84

di azione; i rapporti tra governo centrale e governi periferici hanno avuto un ruolo fondamentale nel facilitare od

ostacolare le coalizioni nel determinare riforme di centralizzazione/decentramento; evoluzione istituzionale del settore

sanitario ha seguito un percorso incrementale fatto di piccoli aggiustamenti successivi; In un panorama continentale

sostanzialmente conservatore l’Italia fa eccezione con lo smantellamento del vecchio sistema mutualistico e

l’introduzione del servizio sanitario nazionale nel 1978; la trasformazione è avvenuta lentamente e per tappe:

1958 istituito Ministero della Sanità

• 1968 legge Mariotti: istituiva gli enti ospedalieri e portava ad un decentramento dei compiti e delle funzioni

• sanitarie delle regioni

una serie di decreti attuativi dispose il trasferimento alle regioni delle funzioni amministrative statali in materia

• di assistenza sanitaria ospedaliera, ed il passaggio degli organi periferici dalle province alle regioni

1978 istituzione servizio sanitario nazionale -> contributi sociali vengono fatti confluire nel Fondo Sanitario

• Nazionale (FSN) e ridistribuiti alle regioni

sistema articolato quindi su 3 livelli:

• Stato: doveva garantire l’uguaglianza di trattamento dei cittadini ed il diritto alla salute attraverso

1. la programmazione, il coordinamento e il finanziamento dell’intero sistema sanitario

Regioni: avevano autonomia gestionale ma non finanziaria; aveva competenze di

2. programmazione ed attuazione del servizio sanitario nazionale

Al livello locale faceva capo l’organizzazione di base attraverso le USL (Unità Sanitarie Locali)

3.

Questo cambio di rotta della politica sanitaria italiana si è verificato a causa di:

Progressivo indebolimento corporazione medica come conseguenza della burocratizzazione del medico della

- mutua e, negli anni ’60, frammentazione interna derivante dallo sgretolamento della struttura gerarchica degli

ospedali;

Il dissesto organizzativo e finanziario delle casse mutue che aveva progressivamente eroso la credibilità di

- questi istituti e il loro potere di pressione e di veto;

La forte avanzata del partito comunista negli anni ’70;

- La creazione negli anni ’70 delle regioni a statuto ordinario, che aveva offerto l’occasione per una generale

- ristrutturazione organizzativa.

4. SFIDE E MUTAMENTO ISTITUZIONALE

4.1. Le sfide: la crescita dei costi e la crisi dei sistemi sanitari

La sanità ha conosciuto a partire degli anni ’50 una forte espansione che ha contribuito a migliorare lo stato di salute

della popolazione e ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure mediche fra classi sociali e aree territoriali; ma i costi

crescenti della sanità sono responsabili della crisi fiscale; le spinte espansive sono venute:

le nuove tecnologie sanitarie (risonanza magnetica, TAC, trapianti organi…) hanno

Dal versante dell’offerta:

- cominciato a diffondersi dopo la 2° GM e hanno rivoluzionato i tradizionali approcci diagnostici di cura => ciò

ha contribuito a diffondere una crescente fiducia nella medicina e quindi un ricorso sempre + intenso a terapie

innovative producendo enormi conseguenze sui costi; settore sanitario è labour saving (risparmiatore di

lavoro) ciò tende ad avere costi unitari crescenti nel lungo periodo; è un mercato tutto particolare perché c’è un

rapporto asimmetrico tra medico e paziente dove il 1° detiene gli strumenti per influenzare il 2°;

impressionante aumento dei consumi dovuto:

Dal versante della domanda:

- Rapido aumento popolazione anziana (dovuto al calo della natalità e dall’aumento della

speranza di vita)

Progresso della scienza e delle tecnologie biomediche che hanno sconfitto molte malattie e

garantito la sopravivenza per molte infermità una volta mortali;

Lo sviluppo medico ha aumentato la dipendenza di un n° sempre maggiore di persone dal

sistema sanitario;

le generazioni attuali non invecchieranno con le stesse modalità e quindi non richiederanno lo stesso fabbisogno medico

-> “fattore generazione” attribuibile all’emergere di nuovi modelli socio-culturali in base ai quali la salute non è solo

l’assenza di malattia e grazie ad una + agevole diffusione delle informazioni circa i mezzi e le opportunità di cura.

Sono però comparsi nuovi e pericolosi rischi sanitari collegati a comportamenti tipici della società del benessere:

alcolismo, droghe, fumo, incidenti, stress…si è così verificato un “effetto di sostituzione”; la maggior disponibilità

economica ha incentivato/consentito un maggior consumo dei beni sanitari offerti; maggior benessere economico ha

inoltre significato una modernizzazione culturale e => maggiore attenzione per la salute psicofisica; negli ultimi 40 anni

abbiamo assistito ad un processo di “medicalizzazione” della salute che ha comportato:

Crescita progressiva delle aspettative sanitarie

- Progressiva estensione della medicina professionale

- Ridefinizione molti episodi o problemi personali (parto, morte, ansia) in chiave medica

-

Estensione copertura assicurativa collegata a questi fattori, ha agito come vero moltiplicatore: uso sempre + intenso dei

diritti sanitari e un onere sempre + gravoso per lo Stato;

i consumatori sono stati illusi di poter usufruire gratis o a costi bassissimi rispetto ai benefici;

-  24

Teto84

i fornitori sono stati sollevati da ogni vincolo che non fosse quello ippocratico, e sono stati indotti

- all’intensificazione della propria rendita professionale;

i finanziatori avevano pochi poteri di controllo e valutazione e hanno mostrato scarsa efficienza regolativi;

-

4.2. Strategie di contenimento e di razionalizzazione della spesa sanitaria

I Paesi OCSE a fronte di forti spinte evasive hanno intrapreso 3 linee di intervento:

1. riduzione servizi offerti alla popolazione in condizioni di tot o quasi tot

razionamento dei servizi sanitari:

gratuità:

2. misure di tipo restrittivo sul versante dell’offerta

3. managerializzazione della produzione sanitaria

Queste tendenze possono essere contraddistinte in 2 fasi:

1. anni ’80: attraverso il tamponamento delle falle dei sistemi sanitari

a. escludere dal sistema di assicurazione pubblica alcune fasce di popolazione

accesso:

b. trasferire a carico degli utenti quote di contribuzione della spesa a

partecipazione finanziaria:

seconda dei servizi e prodotti sanitari, per trasferire così parte del costo delle prestazioni erogate al

cittadino al momento del consumo;

c. dell’intervento pubblico: individuando un pacchetto di prestazioni essenziali o di base

comprensività

da mantenere nell’ambito della tutela pubblica (esclusione di servizi sanitari marginali come: cure

termali protesi, assistenza dentistica di routine)-> 2001 definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza

(LEA)

2. anni ’90: attraverso una ristrutturazione vera e propria dei sistemi sanitari

a. fissazione di tetti di spesa e di bilanci definiti

b. limiti nelle ammissioni nelle facoltà di medicina o

riorganizzazione delle strutture e del personale:

all’abilitazione professionale; incentivi volti ad incoraggiare sistemi di cura alternativi al ricovero,

come il day hospital o l’assistenza domiciliare;

c. limitato acquisto di sofisticate attrezzature e razionalizzato il

controlli sulle tecnologie e sui prezzi:

loro impiego; rafforzati sistemi di controllo sul prezzo dei farmaci;

d. come principali prescrittori della spesa (x

controlli sul comportamento prescrittivi dei medici:

farmaci, accertamenti, ricoveri, interventi) i medici sono diventati il bersaglio di numerosi

provvedimenti volti ad influenzare il loro comportamento, responsabilizzandolo verso i costi;

3. secondo alcuni la strada da percorrere per contenere i costi del sistema

managerializzazione della sanità:

sanitario sarebbe quella della privatizzazione, difficile però da attuare a causa delle caratteristiche del settore: i

pazienti no hanno infatti le competenze per valutare la qualità dell’offerta e sono influenzabili da fattori di

natura soggettiva (preoccupazioni per le proprie condizioni di salute) e => costretti ad affidarsi a terzi

impedisce l’applicabilità di un modello di mercato puro al sistema sanitario->necessaria la presenza

dell’operatore pubblico come supervisore;

4.3. Gli anni Ottanta: la crisi della politica sanitaria italiana

Servizio sanitario nazionale introdotto nel 1978 ha registrato nel corso degli anni ’80 problemi di carattere istituzionale

e organizzativo:

1. di ampio respiro, favorendo decisioni a carattere

difficoltà di concentrare ed attuare provvedimenti

particolaristico prive di un disegno unitario; a cui va aggiunta la sia a livello

scarsa competenza del personale

centrale (Ministero della Sanità) sia a livello regionale in cui i responsabili delle strutture sanitarie venivano

nominate 2° logiche di affiliazione partitica;

2. in relazione alla ripartizione delle risorse finanziarie; le regioni

continue dispute tra i livelli di governo

appellandosi all’obbligo di assistenza sanitaria per tutti i cittadini spendevano risorse superando i limiti

imposti;

3. non solo difficoltà nel recepire e nell’attuare le misure

forme di inadempienza a livello sub-nazionale:

approvate a livello centrale, ma volontà di ignorarle;

4. negli indicatori di funzionamento: come la spesa pro capite, tassi di esenzione dai

variabilità interregionale

ticket, i livelli di prestazione-> dovuta a condizioni oggettive, e a comportamenti politici difformi nell’uso

delle risorse;

5. hanno rappresentato per anni dei veri e propri centri di potere

elevato grado di politicizzazione delle USL:

nei quali venivano riproposte le dinamiche partitiche e si concentravano a livello nazionale-> tutte le decisioni

riguardanti il territorio di competenza delle USL dovevano essere prese con delibera del comitato di gestione

(guidato da politici)-> fenomeni diffusi di corruzione x vantaggio persona e vantaggio per il partito;

negli anni ’80 la politica sanitaria italiana è stata influenzata negativamente dalle condizioni di emergenza finanziaria

=> numerosi interventi sul fronte delle:

compartecipazione dei cittadini alla spesa farmaceutica attraverso i ticket; revisione sistema di

entrate:

- esenzioni; interventi per i contributi di malattia (aumento categorie soggette a contribuzione, riduzione

agevolazioni)  25

Teto84

interventi riguardanti la spesa per il personale, spesa farmaceutica, spesa per assistenza ospedaliera, per

uscite:

- l’organizzazione e la gestione delle USL;

Assenza di continuità e coerenza nella politica sanitaria in questi anni: alternanza di provvedimenti volti ad aumentare i

finanziamenti e ridurre la spesa con provvedimenti che hanno ridotto le entrate e aumentato le uscite, a cui si è aggiunto

il comportamento diversificato delle regioni nel dare attuazione ai provvedimenti a livello centrale-> la politica sanitaria

si è trasformata da risorsa in grado di garantire ai partiti ampi e facili consensi, in una vera e propria “patata bollente”;

5. LE RIFORME SANITARIE DEGLI ANNI NOVANTA E DUEMILA

5.1. Le riforme sanitarie tra competizione amministrata e decentramento

Negli anni ’90 riformismo sanitario diventa + ambizioso:obiettivo è una ristrutturazione dei fondo, volta a promuovere

l’interazione tra fornitori e finanziatori, imperniati nella competizione e ispirati da una cultura della responsabilità; Il

primo impiego delle logiche di mercato all’interno della sanità si ha negli USA ad opera dell’economista Alan

Enthoven, dando luogo a strutture in competizione fra loro per attrarre pazienti e fornire assistenza sanitaria onni-

comprensiva e quindi interessati a bilanciare costi e qualità dei servizi; UK 1991 il governo conservatore di Margaret

Thatcher vara la riforma del National Health Service (NHS) mirando ad un mercato interno tra compratori e fornitori =

queste innovazioni in UK hanno avuto vasta eco internazionale; in alcuni paesi il processo di managerializzazione è

stato affiancato da una riduzione dell’accentramento burocratico e dal trasferimento di responsabilità a livelli di

amministrazione inferiori dando luogo ad una della sanità.

regionalizzazione

5.2. Le riforme sanitarie del 1992-1993 e del 1999: le caratteristiche principali

Fine del 1992 approvata riforma del SSN: (la “riforma della riforma”)ha portato:

riforma del 1992-1993

spostamento delle competenze sanitarie dal livello comunale a livello regionale; le

decentramento:

- vecchie USL diventano ASL (Aziende Sanitarie Locali), non sono + strutture operative dei comuni ma

diventano enti regionali con personalità giuridica e autonomia gestionale->si passa da un modello di

organizzazione di tipo politico-rappresentativo ad uno di tipo tecnico-aziendalistico; poteri gestionali

delle ASL sono affidati al direttore generale (non + al comitato di gestione di nomina politica come nelle

USL) per responsabilizzare le regioni sul versante delle spese; FSN (Fondo Sanitario

finanziamento:

- Nazionale) è stabilito annualmente dalla legge finanziaria e distribuito alle regioni in base alla quota

capitarla (numerosità popolazione residente, calcolato anche in base ai consumi sanitari specifici per età)

della sanità da parte delle regioni: definire un modello di competizione amministrata

aziendalizzazione

- = i decreti del 1992-1993 rappresentavano infatti solo delle linee generali dentro cui le regioni erano

libere di realizzare il proprio modello di competizione amministrata;

A partire dal 1996 la riforma della sanità torna ad essere una delle questioni prioritarie e il governo Prodi crea un

gruppo di lavoro sulla sanità all’interno della commissione Onofri (commissione istituita per la spesa sociale); fu

nominata Rosy Bindi come ministro della sanità e il suo progetto di riforma fu preciso e articolato (e molto

controverso): la ha segnato un’inversione di tendenza rispetto all’aziendalizzazione e al

riforma del 1999

rafforzamento regionale previsti dalla riforma 1992-1993: approccio orientato alla cooperazione attribuendo

responsabilità sia al centro che ai comuni; inoltre entro il 2000 i medici avrebbero dovuto optare tra l’esclusività del

nel settore di lavoro e la libera professione in quello privato->scelta irrevocabile incentivata da una

rapporto di lavoro

gratifica economica in termini di aumenti retributivi e con la possibilità di esercitare la libera professione nelle strutture

pubbliche (85% dei medici opta per l’esclusività) [-> questo è stato uno dei punti + osteggiato dal centro-destra che nel

2001 il ministro della salute Sirchia propone un disegno di legge per ampliare gli spazi di esercizio della libera

professione facendo venire meno il rapporto di esclusività con il SSN (la stragrande maggioranza di medici e regioni si

oppone alle proposte di Sirchia)]; riforma Bindi ha rafforzato l’autonomia delle regioni mantenendo la responsabilità

primaria nel gestire i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione; i comuni hanno però acquisito un ruolo + incisivo

nella programmazione e valutazione dei servizi sanitari; inizialmente questa riforma ha causato delle perplessità perché

non ha rappresentato una logica continuazione del percorso intrapreso dalla”riforma della riforma”; dal punto di vista

organizzativo ha ribadito la centralità del PSN (Piano Sanitario Nazionale) come strumento di programmazione in mano

al governo centrale; d’altro canto ha scelto di affiancare al PSN, oltre ai piani regionali, una serie di piani territoriali e di

attribuire ai comuni una funzione di programmazione, indirizzo e controllo;

5.3. Le riforme degli anni Novanta: il ruolo dei fattori politico-istituzionali

Per fronteggiare la crisi del WS negli anni ’90 la sanità italiana ha conosciuto una profonda trasformazione resa

possibile da 4 fattori principali:

1. incapace di rispondere in maniera efficace alle

fallimento status quo, ossia del sistema sanitario esistente:

nuove sfide e ai nuovi bisogni => richiesta di cambiamento diventa forte;

2. dovuto al fallimento dello status quo contraddistinto dai veti incrociati degli

indebolimento dei punti di veto:

attori a livello nazionale e regionale; l’incapacità della politica di contenere i costi del SSN e di garantire un

sistema efficiente indebolivano la capacità di resistenza al cambiamento -> si consolidano inoltre le coalizioni

 26

Teto84

interessate ad una liberalizzazione del sistema sanitario e ad un

di sostegno rafforzamento a livello

regionale;

3. negli anni ’80 è imperante il discorso sulla deregulation

le idee circolanti nell’ambiente di politica pubblica:

e sulla concorrenza, che si traduce nell’istituzioni di quasi-mercati e nell’impiego di logiche concorrenziali

dentro i sistemi sanitari pubblici; l’attuazione di una managed competition (competizione nella gestione) in

Italia è facilitata dalla creazione dell’Agenzia (ASSR) portata dalla riforma del

per i servizi sanitari regionali

1992-1993 portata da una duplice esigenza:

a. monitoraggio e verifica, da parte del livello centrale, nelle fasi di riordino;

b. supporto al livello regionale nel dare attuazione ai decreti e dare concreta realizzazione e

aziendalizzazione e regionalizzazione;

L’ASSR assume sempre + un ruolo di interfaccia fra governo centrale e i governi regionali;

4. sanità italiana era fin dal 1978 decentrata, la ridefinizione dei

trasformazione rapporti centro-periferia:

rapporti centro-periferia ha avuto un impatto sia sulla riforma sanitaria che sul processo di rafforzamento

istituzionale delle regioni, fenomeni che si sono sostenuti e rilanciati a vicenda -> le regioni diventano sempre

+ desiderose di prendere parte alla messa a punto di decisioni destinate a riguardarle da vicino; negli anni ’80

si assiste ad un acceso scontro tra livelli di governo per la gestione della sanità -> la riforma Bindi si può

considerare come un tentativo di razione del centro al rafforzamento regionale per ricondurre la riforma

sanitaria a degli obiettivi nazionali, comuni a tutte le regioni;

5.4. Gli anni Duemila: la sanità tra regionalizzazione e federalismo

Anni ’90: molti paesi europei tra cui l’Italia sono interessati da un processo di decentramento; i governi centrali hanno

via via considerato la politica sanitaria una questione divisiva e onerosa sotto il profilo finanziario i livelli locali di

governo si sono mostrati attratti dalle opportunità di guadagnare consensi attraverso la differenziazione di regole e

programmi sanitari; riforma ’78 = sistema sanitario decentrato ma squilibrato. USL e regioni potevano spendere a

piacimento mentre lo Stato era tenuto al ripiano dei debiti; con la riforma del ’92-’93 e quella del ’99 vengono

introdotte una serie di misure x ridefinire i finanziamenti della sanità e responsabilizzare i livelli di governo nel

controllo della spesa; dal 2000 una serie di provvedimenti ha contribuito alla realizzazione del federalismo fiscale in

campo sanitario (vale a dire una completa autonomia finanziaria alle regioni;

d.lgs. 56/2000 sul momento decisivo verso la completa autonomia finanziaria delle regioni

federalismo fiscale ->

- sul versante del finanziamento

Dal 2000 è stata poi data piena attuazione alle attività connesse al che prevedeva:

Patto di stabilità interno

il coinvolgimento diretto di regioni ed enti locali al rispetto dei vincoli di finanza pubblica assunti

dall’Italia a livello europeo con l’adesione al Patto di stabilità, crescita e sviluppo

una serie di misure per tenere sotto controllo la spesa sanitaria

compartecipazione delle regioni ed enti locali sia alla riduzione del disavanzo sia all’eventuale sanzione

prevista dalla normativa europea nel caso di disavanzo eccessivo;

regioni, province e comuni, e non + il governo centrale, decidono i capitoli di spesa da tagliare, fermo

restando il ruolo di programmazione e coordinamento del governo centrale;

Nel 2000 viene stipulato il in base al quale il governo stanziava risorse aggiuntive per il

primo accordo Stato-regioni

ripiano dei debiti pregressi ma a partire dal 2001 le regioni avrebbero dovuto trovare le risorse necessarie da soli (ad es.

aumentando le imposte)

Nel 2001 viene siglato il in cui il governo si impegna ad aumentare le risorse nazionali

secondo accordo Stato-regioni

per la sanità così da raggiungere in 30 anni un quota vicina al 6% del PIL avvicinandosi così ai valori UE;

Le regioni si sono impegnate a verificare l’andamento della spesa e fornire info per il monitoraggio, e tenere la

domanda sanitaria sotto controllo (ricorrendo se necessario a misure fiscali aggiuntive);

Nel 2001 viene approvata la della Costituzione che porta grandi novità per la ridefinizione dei

riforma del Titolo V

poteri fra i vari livelli di governo, in particolare tra Stato e regioni; la revisione ha classificato le materie di intervento in

3 gruppi:

1. a legislazione esclusiva dello Stato

2. a legislazione concorrente fra Stato e regioni (a cui appartiene la tutela della salute)

3. a legislazione esclusiva delle regioni

Nel 2001 il governo di centro-destra ah presentato un disegno di legge per la modifica dell’art.117 della Costituzione,

per attribuire alle regioni competenza esclusiva su sanità, istruzione e polizia locale, ma, dal momento che la

Costituzione si limita a stabilire che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e non

richiede l’adozione di un SSN, risulta evidente che questo disegno di legge , dando competenze esclusive sul piano

sanitario alle regioni, darebbe alle regioni l’opportunità di decidere di abolire il sistema sanitario universalistico con un

sistema di tipo assicurativo o con una sanità interamente privata; Nonostante il Patto di stabilità interno ed altri accordi

le regioni hanno faticato a contenere le spese;

=> da un lato le regioni rivendicano maggiore autonomia ma persistono le difficoltà nel contenere le spese, dall’altro il

centro è almeno in parte disposto a riconoscere un mutamento dei ruoli istituzionali ma è restio ad abbandonare un ruolo

di controllo;  27

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6. CONCLUSIONE: LE POLITICHE SANITARIE NEL XXI SECOLO

Dopo la stagione delle grandi riforme è possibile individuare 4 dimensioni lungo cui i politici sono destinati a

confrontarsi per definire e controllare la politica sanitaria:

1. la sarà improntata su:

definizione dell’agenda politica sanitaria

a. promozione e protezione della salute: intervenire sugli stili di vita delle persone (es: lotta al fumo, alla

sedentarietà…) e misure per fronteggiare le emergenze sanitarie (es: SARS)

b. riorganizzazione del servizio sanitario: potenziare le politiche sanitarie a livello territoriale

2. il le scelte connesse alla

ruolo del ministero della salute e quello dell’economia e delle finanze:

riorganizzazione del SSN dipenderanno dalla disponibilità di risorse;

3. i quello centrale e quello regionale; è auspicabile un

rapporti di forza tra i 2 livelli di governo:

rafforzamento della conferenza Stato-regioni come strumento di confronto politico ma anche tecnico;

4. strategia di riforma verranno sempre + dal l’accumulo, lo scambio e la diffusione di

livello comunitario:

conoscenze e di idee a livello europeo avrà in futuro un impatto crescente sulle proposte di riforma dei SSN e

rappresenterà sempre + un punto di rifermino per i governi nazionali -> Commissione Europea punta molto

sulla convergenza futura dei sistemi sanitari dei paesi membri;

Capitolo 5

Le politiche di assistenza sociale

1. CONCETTI FONDAMENTALI

1.1. Che cos’è l’assistenza sociale?

Con I si indicano interventi generici di soccorso rivolti ad individui bisognosi che temporaneamente o permanentemente

sono incapaci di risolvere in modo autonomo la loro situazione di indigenza; ciò che determina questi interventi è la

volontarietà dell’atto, determinato dalla generosità del benefattore; ciò che distingue l’assistenza dall’assistenza sociale

è il passaggio da forme discrezionali di intervento a forme di intervento organizzate, discendenti da atti normativi; la

nascita dell’assistenza sociale è ricondotta all’ Act for the Relief of Poor voluto da Elisabetta d’Inghilterra nel 1601 la

cui finalità principale era soccorrere i poveri invalidi e i vecchi, avviare i giovani ad un mestiere e procurare un lavorai

poveri abili, imponeva alle parrocchie di farsi carico dei propri poveri impedendo loro di cambiare domicilio->queste

norme trovarono il favore dell’aristocrazia che intendeva mantenere l’ordine rurale ma non della nascente borghesia

industriale che era interessata alla mobilità della forza lavoro (-> a causa dell’industrializzazione nel XIX sec il n° degli

emarginati aumentava e lo Stato passò ad azioni limitative e coercitive-> 1834 le Poor Laws introducono una forma

rigida e punitiva di internamento) questa svolta fu molto importante in quanto si abbandona la liberalità dell’atto di

volontà del singolo per passare ad un obbligo imposto alla collettività, che va a responsabilizzare l’intera comunità;

Fino al XX sec l’assistenza sociale viene interpretata come strumento per reprimere ed evitare casi di devianza piuttosto

che per rispondere ad una finalità solidaristica di sostegno all’individuo; l’assistenza sociale va delineandosi sempre +

come un che si trova in stato di bisogno; oggi con il termine assistenza sociale si identifica

diritto del cittadino

l’insieme di interventi rivolti a contrastare e superare situazioni di indigena attraverso (fruizione

servizi sociali

potenzialmente aperta a tutti) e (dopo un accertamento di un bisogno individuale e data

prestazioni monetarie

l’impossibilità di farvi fronte con mezzi propri) finanziati tramite la fiscalità generale;

Lo stato di bisogno non rappresenta l’unico requisito per accedere alle prestazioni assistenziali, ma ci sono 2 condizioni

da rispettare:

la situazione di bisogno (particolare condizione familiare, un handicap)

un’insufficienza di risorse per farvi fronte

si tratta quindi di una forma e (solo per gli individui in stato di comprovato bisogno ed in modo

selettiva residuale

residuale rispetto alla capacità di auto-aiuto dell’individuo stesso); l’incapacità di fare fronte alle proprie situazioni di

bisogno viene accertata attraverso (consiste nella verifica che la condizione economica dell’individuo

prova dei mezzi

sia inferiore ad una soglia definita x legge);

Gli interventi selettivi e residuali hanno il vantaggio di permettere dei risparmi nella spesa, rispetto ad es. ai programmi

di tipo universalistico, anche se la selettività non è però esente da limiti:

1. la struttura dei sussidi spesso non incentiva i beneficiari ad incrementare il proprio

trappola della povertà:

reddito , perché questo causerebbe la perdita del sussidio (aumento del reddito da lavoro non sarebbe

sufficiente per compensare la corrispondente riduzione del sussidio, al quale si aggiungerebbero la perdita di

benefici ad esso associati, come servizi e/o esenzioni, ed un’imposizione fiscale + alta)

2. anche la questione dello e dei legati al doversi sottoporre ad una prova dei mezzi

stigma costi psicologici

rappresenta un limite importante su cui riflettere e che può indebolire l’efficacia dei programmi selettivi;

procedure di verifica sono viste spesso stigmatizzanti e talvolta umilianti;

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Teto84

3. in una normale situazione di informazione imperfetta, che vede da un lato i

problemi con l’informazione:

funzionari pubblici e dall’altro i cittadini, quando si ammettono persone che in realtà non avrebbero diritto alla

prestazione (oppure si escludono persone che avrebbero diritto alla prestazione)

4. prestazioni assistenziali, oltre che selettive e residuali, possono prevedere un accesso limitato n

categorialità:

modo esclusivo a specifiche categorie di cittadini (es. anziani, minori, persone con handicap, lavoratori

dipendenti…)-> categorialità risulta un modo indiretto per realizzare la selettività senza usare la prova dei

mezzi;

1.2. L’assistenza sociale nell’edificio del welfare state

misure assistenziali sono quelle in cui si evidenzia maggiormente la finalità redistributivi; previdenza sociale si fonda

sul concetto di e non su quello di bisogno: alcuni rischi come l’infortunio e la disoccupazione, vengono tutelati

rischio

sulla base della precedente adesione ad uno specifico sistema assicurativo, che protegge il lavoratore nel caso in cui

l’evento si verifichi, e al preliminare versamento dei contributi sociali;

assistenza sociale è da sempre vista come il settore dei poveri associata ad interventi passivi e paternalistici -> nel corso

del tempo si è sempre + orientata verso forme di prevenzione attiva, intervenendo non solo sugli effetti, ma anche sulle

cause della povertà e dell’emarginazione => si basa su 2 differenti ma correlate funzioni:

assistenza sociale

funzione di risposta alle situazioni di povertà e d’indigenza economiche: si realizza tramite trasferimenti

• monetari atti a garantire un minimo di risorse per soddisfare i bisogni fondamentali, diretti agli individui o alle

famiglie in stato di povertà, appurato tramite prova dei mezzi; l’accesso alle prestazioni monetarie si rilascia

sempre + spesso ad una ulteriore condizione: = il richiedente deve partecipare a progetti di

attivazione

inserimento (sociale, scolastico, formativo, lavorativo) ->finalità: facilitare il recupero del soggetto ed evitare

la cronicizzazione della dipendenza dal sussidio;

funzione preventiva di promozione dell’inclusione sociale: attraverso l’offerta di prestazioni gratuite o

• sottocosto, sotto forma di servizi sociali aperti a tutti i cittadini (consultori, asili nido, centri diurni per anziani

e portatori di handicap…)

1.3. Assistenza sociale e welfare mix

Gli interventi dell’assistenza sociale sono generalmente definiti e gestiti a livello decentrato (sub-nazionale o locale:

Spagna, Danimarca, Italia) mentre il livello centrale resta competente nel fissare le linee di indirizzo e i principi

generali; gli individui dispongono di 4 canali x rispondere ai propri bisogni: Stato, mercato, famiglia, associazioni

intermedie; nel caso dell’assistenza sociale il mercato ha un ruolo marginale, mentre gli altri 3 canali sono fondamentali

e dalla loro combinazione si originano diverse configurazioni di welfare mix:

x lo Stato le famiglie sono il luogo privilegiato ed ultimo x la soddisfazione dei bisogni,

Sistemi familisti:

• riconoscendo x sé solo una funzione sussidiaria (limitata cioè ai casi in cui la famiglia fallisce)

lo Stato assume un maggiore grado di responsabilità attraverso un intervento pubblico che

Sistemi de-familisti:

• mira a rendere le famiglie meno gravate delle funzioni di ammortizzatore sociale e gli individui meno

dipendenti per il loro benessere dalle relazioni parentali;

né Stato né mercato, ma un insieme di soggetti che rappresenta la libera espressione della

Terzo settore:

• società civile; possono essere delineati una serie di modelli regolazione del sistema socio-assistenziale:

Modello dell’accreditamento: tra ente pubblico e 3° settore esiste un rapporto indiretto di dominanza

o pubblica; attore pubblico definisce standard qualitativi e fa una selezione dei fornitori potenziali;

prevale il principio della sussidiarietà: 3° settore si muove in modo autonomo all’interno di una

cornice di regole stabilite dalla normativa di riferimento;

Modello della negoziazione: il 3° settore è visto come una risorsa strategica; prevale il principio

o dell’integrazione: 3° settore è una risorsa importante in quanto riassume in sé competenze e

conoscenze sia a livello di offerta che di domanda sociale;

2. L’ASSISTENZA SOCIALE IN ITALIA

2.1. Articolazione istituzionale e funzionamento

nell’ordinamento italiano l’assistenza sociale viene oggi concepita come l’insieme delle attività inerenti alla

“predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti e a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e

superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della propria vita”.

I livelli di governo interessati sono 3:

1. parlamento (stabilisce risorse da destinare al Fondo Nazionale per le politiche sociali),

livello centrale:

ministero del lavoro e delle politiche sociali (ripartisce le risorse destinate al Fondo Nazionale per le politiche

sociali a favore dell’INPS delle regioni e dei comuni) e l’INPS.

Al ministero spetta la funzione di controllo e vigilanza sui (LEP) ->

Livelli essenziali delle prestazioni

insieme dei diritti sociali ritenuti essenziali, che devono dunque essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

ministero ogni 3 anni predispone il Piano Nazionale di azione per l’inclusione sociale ; il ministero si avvale

 29

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della collaborazione e della consulenza di numerosi organismi tra cui la Commissione d’indagine per

l’esclusione sociale e l’ISTAT.

2. funzioni di indirizzo e coordinamento attraverso gli atti normativi regionali; di

livello regionale:

programmazione, attraverso il Piano Sociale regionale e di controllo sull’operato degli enti locali; regioni

decidono le quote di risorse da destinare all’assistenza ed ai sevizi sociali nonché le modalità di attribuzione

delle stesse;

3. reale centro nevralgico del sistema; risorse finanziarie per i servizi sociali dei comuni

livello comunale:

derivano da trasferimenti statali e regionali -> il comune è libero di integrare questi trasferimenti con risorse

proprie; le attività che possono essere svolte dal comune vengono definite nel Piano di Zona (strumento di

programmazione a livello locale introdotto con la riforma del 2000); in genere i comuni si avvalgono della

collaborazione con altri soggetti come altri comuni o come le ASL;

Interventi specifici attraverso cui opera la politica assistenziale in Italia sono:

MISURA GESTIONE DESTINATARI

LIVELLO NAZIONALE Cittadini con + di 65 anni con prova dei

Assegno sociale (e pensione sociale) INPS mezzi

Cittadini inabili con prova dei mezzi;

Pensione d’invalidità civile INPS e regioni importo max mensile=230€ + indennità

di accompagnamento=400€

Famiglie con almeno 3 figli minori, con

Assegno per le famiglie con almeno 3 INPS e comuni prova dei mezzi

figli minori Donne in stato interessante, prive di altra

Assegno di maternità per madri INPS e comuni copertura assicurativa, con prova dei

sprovviste si altra copertura assicurativa mezzi

Lavoratori dipendenti e pensionati ex

Assegno per il nucleo familiare INPS lavoratori dipendenti, con prova dei

mezzi

Trattamento di integrazione al minimo Pensionati titolari di pensione da lavoro,

delle pensioni (ad esaurimento, sostituite INPS con prova dei mezzi

dall’assegno sociale) Titolari di contratto di locazione, con

Sostegno per l’accesso alle abitazioni in Ministero delle infrastrutture e dei prova dei mezzi (per abbattere l’incidenza

locazione trasporti regionali dell’affitto sul reddito disponibile annuo)

LIVELLO LOCALE Tutti i nuclei familiari residenti in

situazione di indigenza, ma con forte

discrezionalità e vincolati alle

disponibilità di bilancio dell’ente;

e sussidi alle famiglie in Comuni (forti discrezionalità; vincolati

Minimo vitale è uno degli interventi +

Minimo vitale

situazioni di disagio alle disponibilità di bilancio dell’ente) rilevanti per l’assistenza economica alle

famiglie e agli individui; è presente in

diverse forme nella maggior parte dei

paesi UE e viene comunemente chiamato:

Reddito minimo garantito (RMG)

Tutti i cittadini, ,a con forte

Comuni/regioni (forte variabilità discrezionalità e vincolati alle

Esoneri e/o riduzioni da tariffe territoriale, spesso anche intra-regionale) disponibilità di bilancio dell’ente

Tutti i cittadini, con diverse modalità di

Servizi sociali Comuni, province e ASL accesso

2.2. L’assistenza sociali, beneficiari e spesa

non è facile ricostruire la spesa dei livelli sub-nazionali di governo in quanto gli interventi sono disomogenei e

frammentati e i finanziamenti del settore hanno una struttura “a cascata”, e ciascun livello è libero di integrare le risorse

trasferite con risorse proprie con il rischio della doppia contabilizzazione; inoltre il sistema informativo sull’assistenza

sociale non è ancora interamente operativo => difficile ricostruire la spesa delle diverse tipologie di prestazioni; 2° dati

EUROSTAT Italia ha una spesa sociale pubblica totale in % sul PIL inferiore alla media UE (Italia 25,2%; UE 27,3%);

Spesa sociale pubblica in Italia:

Previdenza 67% (vecchiaia e invalidità)

• Sanità 25,7%

• Assistenza Sociale 7,3%

•  30

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia del Welfare, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Politiche Sociali, Maurizio Ferrera.

Presentato qui in una nuova edizione che tiene conto delle riforme più recenti, il manuale fornisce gli strumenti per lo studio delle politiche sociali e del welfare state; ricostruisce l’evoluzione e i dispositivi di funzionamento delle policies più rilevanti (lavoro, pensioni, sanità, assistenza); suggerisce alcune chiavi interpretative per spiegare lo sviluppo del welfare italiano a confronto con altri modelli.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione de pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teto84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del Welfare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pinnarò Gabriella.

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