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Sociologia economica

Introduzione

Che cos'è la sociologia? È lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali. C'è però un problema definitorio nei termini "scientifico" e "società". Infatti, sulla società non è possibile essere completamente scientifici. Ad esempio, in pandemia tutti hanno detto il loro parere, ma non tutto è scientifico, spesso alcune sono solo opinioni. Con la sociologia invece si studia la società in modo completamente scientifico, seguendo un iter, il metodo scientifico sperimentale. La società è un insieme di individui che condividono una serie di norme e di valori nella vita quotidiana. Non tutte le società sono uguali, spesso alcuni tratti di una società di un determinato luogo sono diversi dai tratti della nostra.

Le norme sociali, diversamente dalle norme amministrative o penali, nel caso in cui non vengano rispettate, non sono soggette a punizioni pecuniarie; tuttavia, sono "punite" dalla disapprovazione sociale. Tante discipline si occupano della società, come la storia, la filosofia, e non è facile porre un netto discrimine tra le varie scienze, ma a distinguere la sociologia dalle altre scienze è il fatto che, in questa disciplina, si approccia la società in modo storico-teorico, affinché la società non sia solo un campo di analisi ma anche un luogo di spiegazione.

Differenziazione della sociologia

Per fare ciò si devono compiere due operazioni:

  • Far cadere le spiegazioni "presociali" e "meta sociali" sull'origine della società. Devono cadere quindi quelle spiegazioni teologiche o filosofiche prevalenti e/o precedenti alla nascita della sociologia. Fino a un certo periodo storico, ad esempio, si pensava che la società esistesse per merito di Dio. Finché si attribuisce l'esistenza della società a un potere divino, questa non la si può studiare con metodo scientifico. Dunque, bisogna intendere la società come qualcosa di artificiale. Questo processo di disincanto si chiama "laicizzazione".
  • Differenziare la sociologia dalle altre scienze, differenziando la società dallo Stato e dal mercato. Perché si parla di Stato e di mercato? Questi sono strettamente collegati tra loro, anche se hanno principi di funzionamento diversi. Il mercato ha come principio quello dello scambio fra domanda e offerta, lo Stato attua il principio dell'autorità e della redistribuzione; infatti, raccoglie soldi con le tasse e li redistribuisce con i servizi. Il principio di funzionamento della società è la condivisione, che si fonda sulla reciprocità. Reciprocità significa che se io ti faccio un favore, mi aspetto che un domani tu lo faccia a me.

Questo doppio processo, quello della demagizzazione e quello della differenziazione, è favorito da grandi cambiamenti che investono le società occidentali nel corso del XVIII secolo, come la Rivoluzione Scientifica, la Rivoluzione Industriale e la Rivoluzione Francese. Verso la fine del Seicento comincia a diffondersi l'idea di estendere il metodo scientifico, fondato sull'osservazione dei fatti, anche allo studio dell'uomo, della sua società, della sua cultura: la scienza diventa la via maestra per le conoscenze in tutti i settori; quindi, il metodo scientifico basato sui fatti empirici diventa fondamentale anche per altre discipline.

Rivoluzioni e cambiamenti sociali

Un altro aspetto è quello della Rivoluzione Industriale. Dalla seconda metà del Settecento vengono introdotti macchinari nel processo produttivo e quindi si modifica quello che era stato il modello precedente, quello agricolo. Questo comporta delle grandissime differenziazioni sociali. In primo luogo, infatti, accade un forte processo di urbanizzazione, poi cambiano anche le condizioni di lavoro. Questa trasformazione, soprattutto economica, trascina con sé delle conseguenze sociali enormi. Possiamo considerare alcuni economisti del lavoro come dei sociologi ante litteram, un esempio è Adam Smith: egli per primo si rende conto che un fatto economico porta con sé conseguenze sociali importanti.

La terza grande rivoluzione è quella Francese. Finché si credeva che la società si fondasse su un potere gerarchico, non ci fu l'esigenza di studiare la società. Quando dopo la Rivoluzione Francese tutti i cittadini diventano uguali, tutto cambia. Se prima c'era una visione piramidale della società, o meglio era importante mantenere gli ordini sociali stabiliti, dal momento che, con la Rivoluzione, si afferma che tutti i cittadini siano uguali, allora ci si comincerà a chiedere il perché della configurazione sociale.

Queste tre rivoluzioni portano ad accelerare il processo di genesi della disciplina sociologica. La sociologia è quindi figlia del mutamento, proprio perché la società emerge come oggetto di studio dal momento in cui vengono messi in discussione i suoi fondamenti e si inizia a pensare che la società sia un fatto artificiale, non naturale. Affinché la sociologia diventi scienza e non solo pensiero, bisognerà aspettare quelli che vengono definiti "classici" della sociologia. I classici della sociologia sono tanti: su tutti August Comte, che dà il nome alla sociologia unendo socios e logos, Emile Durkheim, Karl Marx, Max Weber.

Sociologia economica

La sociologia economica, tuttavia, è una derivazione della sociologia, è quella disciplina che studia le relazioni fra fenomeni economici e fenomeni sociali. C'è quindi bidirezionalità; i fenomeni economici vengono spiegati non solo con variabili economiche ma anche sociali, seguendo l'idea che la questione economica e quella politica siano strettamente legate fra loro. Weber cercherà di spiegare il capitalismo con variabili tutt'altro che economiche. La sociologia economica adotta quindi uno sguardo sociologico sui fatti economici. Quindi non esistono temi esclusivamente economici né esclusivamente sociali ma tutti possono essere visti con lenti di ingrandimento diverse.

Per molto tempo la sociologia economica è stata utilizzata soltanto in relazione ad altre prospettive. I vari Comte, Weber non erano sociologi, ma erano studiosi, che implicitamente studiavano questa disciplina. Fino a poco tempo fa, l'idea di fondo era che sociologia ed economia fossero aspetti distinti del comportamento umano. Con il passare del tempo questa idea ha perso credito: per spiegare i fenomeni economici era sempre più importante utilizzare variabili di tipo contestuale, quindi storiche, politiche, culturali.

L'economia neoclassica si basava sul paradigma dell'homo economicus: questo individuo compie le proprie decisioni sulla base di un preciso calcolo razionale: l'analisi costi-benefici. Egli è spinto dal desiderio di soddisfare i propri bisogni. In realtà non è vero che siamo pensatori razionali in fatto di acquisti, e non è vero che agiamo sempre in base all'utilità. Si agisce anche in base all'impulso, al desiderio, all'appartenenza. La moda è il classico esempio di come non pensiamo razionalmente: compro un oggetto perché mi piace o perché mi identifico.

Se utilizzassimo quel paradigma diamo inoltre per scontato di avere tutte le informazioni a disposizione. In realtà l'informazione completa non si può mai avere, perché come introdusse Simon, noi abbiamo una "razionalità limitata", selezioniamo informazioni. Nel corso del tempo si comincia a mettere in discussione questo paradigma. Se ne sviluppano diversi filoni di opposizione. Su questi filoni si basa la sociologia, cioè su quelli che si rifiutano di concepire l'economia come basata sul pensiero dell'homo economicus, cercando di trovare altri paradigmi predominanti: questa ricerca non si è ancora completata, non esiste un paradigma umano su cui si fonda la sociologia. Tuttavia, tutti i vari filoni hanno come fondamento il fatto che le variabili sociali sono relazionate a quelle economiche.

La sociologia economica rifiuta quindi la divisione del lavoro tipica delle scienze, per cui gli economisti studiano l'economia e gli ingegneri l'ingegneria. Qualsiasi concetto può essere visto applicando la visione sociologica. Prendiamo ad esempio il mercato, il luogo di incontro fra domanda e offerta. Il mercato è indubbiamente l'istituzione regolativa per eccellenza in cui vengono allocate risorse. Ci sono tuttavia altri metodi di allocazione risorse, come lo Stato o la comunità che si fonda sulla solidarietà. Il mercato da solo produrrebbe degli esiti che non sono socialmente desiderabili. Sia lo Stato che la comunità sono molto importanti per completare il mercato; lo Stato ridistribuendo risorse e regolamentando il mercato, la comunità invece aiutando nei momenti di difficoltà, formando quindi la prima forma di welfare.

Nell'azione dello Stato, non tutto avviene per modalità gerarchica, con punizioni, ma anche avvalendosi di norme condivise socialmente, di valori, come l'educazione, il rispetto e soprattutto la fiducia, che è un meccanismo fondamentale sia nelle istituzioni economiche che in quelle comunitarie. Allo stesso modo, non tutto nella comunità, nella famiglia, avviene avvalendosi di norme condivise, ma anche di potere gerarchico, quello ad esempio dei genitori. Questo ci porta a concludere che sia mercato che Stato che famiglia non sono pure, anche se in ognuna prevale il proprio principio.

Nei paesi occidentali è il mercato ad essere l'istituzione prevalente; tuttavia, importanti sono i ruoli delle altre due istituzioni. Un valore etico/sociale può alterare l'andamento dell'economia, ad esempio si decide di non acquistare da una marca poiché magari si avvale di una manodopera sottopagata, e questo chiaramente va a modificare gli equilibri. Il mercato quindi certamente si autoregola, ma a costo di squilibri sociali ed economici, che le altre due istituzioni tentano di appianare.

Secondo i classici era tutto un blocco, non c'era tanto interesse nel capire le relazioni fra socialità ed economia, quanto invece il fenomeno contrario, cioè quanto l'economia impattasse sulla socialità: si erano quindi resi conto che il mercato stava sempre più inglobandosi verso la sfera politica e quella sociale. Il mercato quindi da un certo momento in poi diventa un'istituzione sempre più importante. Sulla base di questo, la sociologia economica rifiuta la divisione del lavoro tra le scienze sociali, assunta invece dall'economia neoclassica.

L'approccio di Karl Polanyi

Secondo gli economisti l'autorità e la solidarietà sono criteri di azioni che orientano il comportamento umano esclusivamente nelle loro sfere di competenza. In ambito economico egli invece agisce soltanto in base al proprio ritorno di benefici. In sociologia economica invece parlare di mercato significa fare riferimento ad aspetti di natura sociale. In questo ha avuto un ruolo molto importante Karl Polanyi, che considera l'economia di mercato come un fenomeno contingente, cioè tipico di un certo periodo, che riguarda l'oggi. Dunque, secondo Polanyi, l'economia si sviluppa in un certo momento storico ed è prevalente in quel periodo ma solo riferita a quel tempo o luogo. Ad esempio, l'economia di mercato nelle tribù indigene non è affermata, dunque è contingente a questo periodo storico e a determinati luoghi del mondo, come l'Occidente. Quindi l'economia non va identificata con il mercato. L'economia è una cosa, il mercato è un'altra: l'economia esiste anche senza mercato, un esempio è l'URSS, in cui non c'è mercato ma c'è economia.

Secondo Polanyi ci sono tre forme di regolazione:

  • Lo scambio di mercato, che si ha quando l'allocazione delle risorse avviene attraverso la formazione dei prezzi, stabilita dall'incontro tra domanda ed offerta. Io distribuisco i beni facendo incontrare domanda ed offerta. Questo esiste da tantissimo tempo e in epoca moderna è diventato dominante, raggiungendo il culmine nell'Ottocento, quando le istituzioni che lo regolavano sono diventate dominanti.
  • La reciprocità, uno scambio non mediato dalla moneta, che avviene tra soggetti che sono legati da vincoli extraeconomici. Si instaurano rapporti di reciprocità dove c'è parità, c'è simmetria. Quello che ci muove è l'aspettativa di avere qualcosa in cambio nel momento del bisogno. La reciprocità non avviene solo tra persone conosciute ma anche sconosciute, come nel volontariato.
  • La redistribuzione, che si basa sulla presenza di un'autorità centrale, in cui c'è un centro che raccoglie tutte le risorse sulla base di principi che si è dato.

A queste tre forme, Polanyi aggiunse inizialmente una quarta, quella dell'economia domestica che però successivamente eliminerà. Questi tre meccanismi sono presenti in tutte le società, anche se in ciascun caso uno di questi tre è prevalente. Non si autoescludono ma tendono a convivere. Anche questa intuizione ci fa capire come la visione della sociologia vada oltre la schematizzazione dell'economia.

Il percorso storico della sociologia

Fino al 1870 c'è una debolissima distinzione fra sociologia ed economia. Il massimo esponente è Karl Marx, che appunto non è definibile né come economista né come sociologo. Poi fra il 1890 e il 1920 si ha la prima differenziazione tra le due discipline; i primi sociologi dicono che il capitalismo non è puramente un fenomeno economico ma è influenzato da altri fattori, diversi da quello prettamente economico. Si vedrà benissimo con Max Weber.

Dal 1930 al 1980 questa differenziazione si fa via via più evidente, anche grazie allo sviluppo funzionalista, che viene soprattutto dall'America, con Parsons e la creazione dell'agil, che dice che l'economia è una parte del sistema sociale, ed essendo sottosistema si occupa soltanto di una parte del sistema.

Dopo gli anni Ottanta c'è la rinascita della sociologia economica, anche grazie allo sviluppo di due filoni: la political economy comparata e la nuova sociologica economica, che si divide in tre grandi rami: l'analisi strutturale dei mercati, il neoistituzionalismo sociologico e la macrosociologia storica. Quindi a partire dagli anni Sessanta cominciano ad avanzare delle spiegazioni completamente diverse da quelle fornite dagli economisti, che portano ad una rinascita di questa disciplina: queste spiegazioni si fondano sul fatto che l'economia è plasmata da istituzioni radicate nella storia e nella cultura, e che quindi sono immerse in un tessuto sociale che conta nello sviluppo di queste istituzioni economiche.

Comparative political economy

Questa scuola di pensiero si sviluppa verso la fine degli anni Sessanta. Questa scuola di pensiero per prima cerca di superare quella netta separazione tra le due discipline, concentrandosi sul ruolo delle istituzioni, sia sociali che politiche. Vanno quindi a guardare se, e in che misura, le istituzioni sociali e quelle politiche intervengono nel sistema economico. Se intervengono nel sistema, lo fanno per correggere le distorsioni del sistema economico. Schoenfeld, il "fondatore" di questa disciplina, nota come i paesi europei differenziavano il loro sistema economico da quello degli Stati Uniti, per un maggior intervento dello Stato nella regolazione del mercato. Lo Stato interviene nella regolazione dell'economia tramite politiche pubbliche o sociali, cioè in parte quelle che vengono chiamate politiche di welfare.

Lo Stato prova a risolvere le disfunzioni prodotte dal mercato. Questo intervento non serve solo come "paracadute"; inoltre, sempre di più nel tempo, le politiche sociali assumono sempre più un significato politico, quello di attrarre consensi dall'opinione pubblica. Questo intreccio fra politica ed economia è chiamato macro regolazione, e sottolinea il ruolo centrale che lo Stato e i portatori di interesse (sindacati) hanno nell'economia. La macro-regolazione ha delle caratteristiche:

  • È fortemente centralizzata, cioè regolata a livello centrale, dallo Stato, e viene lasciato più o meno spazio alle amministrazioni periferiche.
  • Persegue intenzionalmente degli obiettivi; lo Stato quando interviene ha uno scopo chiaro in mente e i risultati sono attesi.
  • Si tratta di una regolazione istituzionalizzata, cioè nel raggiungimento degli obiettivi, lo Stato pone delle regole.

Questa macro-regolazione in Europa è stata favorita dal keynesismo, la dottrina economica affermata dall'inglese Keynes, che affermava che fosse la domanda a determinare l'offerta, dunque qualora fosse scesa la domanda, lo Stato sarebbe dovuto intervenire aumentando la spesa pubblica. Keynes affermava anche la concertazione, cioè l'incontro fra parti. Sotto questa comune etichetta di political economy comparata si sviluppano due filoni di studio differenti: Il primo, sviluppato dagli economisti, per cui si applicano i principi dell'economia anche in ambiti non economici.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteofioravanti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Spina Elena.
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