Estratto del documento

Cos'è la sociologia?

Il senso comune sociologico

Ogni essere umano, per il semplice fatto di vivere insieme ad altri esseri umani, si è fatto una serie di idee su ciò che chiamiamo "società". Quindi ognuno, senza saperlo, è un sociologo e dispone di un sapere su come vanno le cose nel mondo dei rapporti sociali. L'apprendimento di questo sapere inizia subito dopo la nascita: giorno dopo giorno, gli umani imparano a nutrire aspettative relative al comportamento degli altri nei propri confronti. Questo sapere ha dei limiti: è legato all'esperienza diretta (circoscritta) quindi bisogna fare affidamento anche sull'esperienza di altri. Prima di arrivare a noi, la conoscenza dell'esperienza altrui subisce deformazioni. La sociologia come scienza sociale supera i limiti della sociologia di senso comune, ma non può prescindere dalla presenza di quest'ultima. La sociologia formula interrogativi sulla base di una riflessione teorica e cerca risposte sulla base di informazioni raccolte sistematicamente. Questa può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo ma non può dare certezze assolute: può dare solo "ragionevoli certezze", più affidabili di quelle di senso comune.

Qual è l'oggetto della sociologia?

L'oggetto della sociologia è la società. Questo concetto è usato in contesti molto diversi. Es. gruppo di finanziatori che costituiscono SPA; società degli aristocratici francesi sotto Luigi XIV; società europea; società mondiale; ecc. La sociologia è nata nell'epoca in cui si è affermato lo Stato nazionale moderno, quindi il riferimento prevalente è alla società compresa nel territorio di uno Stato nazionale. Anche altre scienze sociali si occupano di società: economia, storia, filosofia, scienza della politica, antropologia culturale, demografia, psicologia sociale.

Esistono 3 teorie che spiegano in modi diversi come la sociologia si differenzia dalle altre scienze sociali: soluzione gerarchica; soluzione residuale; soluzione analitica o formale. La soluzione gerarchica risale a Comte (colui che ha coniato il termine sociologia) e assegna alla sociologia una posizione privilegiata: astronomia, fisica, chimica, biologia e, al vertice, scienze sociali (in particolare alla sociologia è riservato il posto più alto). Siccome è nata per ultima, la sociologia è destinata a completare il processo evolutivo che ha condotto la conoscenza umana ad affrontare oggetti sempre più complessi. L'astronomia è semplice perché studia il suo oggetto staccandolo dall'insieme del tutto, mentre la sociologia è la disciplina più complessa di tutte in quanto scienza totale.

La soluzione residuale di Runciman sostiene che rientra nel campo di studio della sociologia tutto quanto non è oggetto di un'altra scienza sociale specializzata, tutto quanto è troppo contemporaneo per essere chiamato storia, tutto quanto si riferisce a comunità troppo grandi o complesse per essere studiato dall'antropologia, tutto quanto si riferisce alla diagnosi e alla cura di mali socialmente riconosciuti. Ma questa soluzione è insoddisfacente perché la sociologia studia sostanzialmente lo stesso ambito di fenomeni che è oggetto anche delle altre scienze sociali.

La soluzione analitica o formale di Simmel mette al centro dell'analisi sociologica il concetto di "interazione sociale". La sociologia è definibile in base a una prospettiva analitica che, dall'infinita varietà dei fenomeni sociali, isola le forme di associazione. Ma la soluzione formale è insoddisfacente perché la distinzione tra forma e contenuto è chiara sul piano analitico ma difficile da applicare in concreto.

La sociologia ha una definizione tautologica (contiene il termine che intende definire): insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti da altri come sociologi. Esistono 3 tipi di analisi: micro (osservo il singolo per arrivare agli effetti sulla società) e macro (osservo il comportamento della società per vedere come si riflettono sul singolo).

Le origini

Dal 1000-1100 ci sono condizioni che favoriscono miglioramenti e accelerazioni (più popolazione, più scambi, umanesimo presuppone frenesia di conoscenza). In questo periodo nasce l'idea di scienza rigorosa (scienza senza religione, magia, teologia). Una scienza si basa sull'idea che ci sia un ordine nel mondo e va a cercarlo. Essa ci permette di prevedere che un fenomeno, nelle stesse circostanze, si ripeterà, infatti vuole comprendere le regolarità. Spesso si usa il termine leggi scientifiche, ma meglio usare regolarità e generalizzazioni perché non sono fisse ma probabili (es. legge di Newton valida solo nella nostra atmosfera). La sociologia, in quanto scienza, dimostra che la vita sociale non si basa sui fenomeni sociali ma segue dei modelli.

Nel '500-'600 Galileo dice come fare scienza: con sensata esperienza (dati empirici) e dimostrazioni scientifiche. La scienza dev'essere induttiva: parte dal singolo dato e si estende. Baccone nel '600 dice che non bisogna contrapporre il dogmatico e l'empirico, ma unirli. Es. di dogmatico è il ragno (ragnatele complesse); es. di empirico è formica (sempre alla ricerca). Unendoli, lo scienziato dev'essere un'ape.

Nel '700, secolo dell'illuminismo, vengono considerate solo le scienze della natura (soprattutto fisica), mentre le scienze sociali no. Idee comuni nel '700 erano il razionalismo (ragione è caratteristica comune a tutti gli uomini), il naturalismo (la natura è la fonte di verità e benessere), l'antistoricismo (conoscenza della storia induce in pregiudizi sbagliati, storia non è una maestra di vita ma di errori).

Si inizia a parlare di "sociologia" nella cultura europea intorno alla metà del XIX secolo. In questo periodo nasce l'esigenza di una scienza della società a causa di 3 "rivoluzioni": la rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese. 1. L'avvento della scienza moderna non poteva non influire anche sullo studio degli esseri umani. 2. Smith e altri economisti possono essere considerati sociologi ante litteram: riflettono sulle trasformazioni sociali che stanno avvenendo a causa della rivoluzione sociale e cercano di interpretarle. Il mercato è considerato l'elemento connettivo della società, ma Smith sa che lo studio della società non può essere ridotto all'analisi del funzionamento dei meccanismi di mercato. 3. La rivoluzione francese marca la caduta di un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e il potere assoluto: la società emerge come oggetto di studio quando i suoi fondamenti sono messi in discussione e non appaiono più stabili.

Temi e dilemmi teorici: ordine, mutamento, conflitto, azione e struttura

Gli esperti di scienze sociali spesso non sono d'accordo e giungono a conclusioni discordanti. Anche gli scienziati naturali formulano teorie divergenti, ma tra essi è più facile che prima o poi si arrivi ad un consenso. Kuhn (storico della scienza americano) ha proposto di chiamare paradigmi scientifici quegli assunti di base sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso accettato da tutti i suoi membri.

Il paradigma dell'ordine

Hobbes risolse il problema dell'ordine sociale dicendo che gli uomini, sottoponendosi all'autorità dello stato, erano riusciti a controllare la loro natura egoistica e violenta. Ma per i primi sociologi questa risposta non era sufficiente: per loro l'ordine sociale deve trovare fondamento in qualche meccanismo che operi nella struttura interna dell'organismo sociale. Comte e Spencer svilupparono un modello organicistico di stampo evoluzionistico: concepivano la società come un organismo le cui parti sono connesse tra loro da una rete di relazioni di interdipendenza. L'equilibrio che si crea tra le parti non è statico ma dinamico, infatti è sottoposto a un continuo processo di evoluzione alimentato dalla competizione tra le specie. Per Simmel la divisione del lavoro produce differenziazione sociale e a causa di questa diversità, gli uomini devono fare maggiore affidamento sugli altri e stabilire rapporti di interazione. Per Durkheim, nelle società dove la divisione del lavoro è scarsa, ciò che unisce è un vincolo di solidarietà meccanica; nelle società dove prevale la divisione del lavoro, la solidarietà è chiamata organica. Tonnies dà ai termini "organico" e "meccanico" un significato opposto a quello di Durkheim. Per lui organica è la comunità che nasce nella famiglia e si estende ai rapporti di avvicinato e di amicizia.

Il paradigma del conflitto

Per Marx in ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione di beni e servizi. Questi rapporti sono essenzialmente di dominio e sfruttamento e quindi conflittuali perché gli interessi delle classi contrapposte sono antagonistici. La lotta di classe è la grande forza della storia: il proletariato industriale è il prodotto del sistema capitalistico, ma anche il fattore che condurrà alla sua distruzione e all'instaurazione di una società senza classi (quindi senza conflitti).

Per Weber il conflitto non si riduce alla lotta di classe, perché le classi non sono l'unica struttura intorno alla quale si organizzano interessi in conflitto. I conflitti che si manifestano in una sfera si ripercuotono anche sulle altre. Per Weber non c'è un esito finale dove i conflitti si placano: il conflitto non è una condizione patologica della società, ma la sua condizione normale. Essa non conduce alla disgregazione della società ma alla creazione di strutture istituzionali con la funzione di regolare il conflitto.

Il paradigma della struttura

Per spiegare i comportamenti umani bisogna ricondurli alle coordinate sociali nelle quali si manifestano. L'esistenza dell'individuo segue percorsi prevedibili, e il reticolo di queste strade è chiamato "struttura sociale". Ciò non significa che l'individuo non sia libero di compiere scelte, ma la sua libertà rimane confinata nei limiti della struttura sociale. Per Durkheim la società viene prima degli individui, i fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali e non si può partire dal comportamento degli individui per arrivare alla società. Il suicidio è il comportamento più individuale, ma Durkheim mostra che in esso operano cause sociali.

La teoria dei ruoli spiega il comportamento degli individui in base alla posizione che occupano. I ruoli sono strutture normative che determinano le aspettative (insieme dei diritti e doveri nei confronti di chi occupa una determinata posizione sociale).

Il paradigma dell'azione

Esso nasce in Germania e a Weber è attribuito il merito di averne posto i fondamenti. Egli sostiene che per spiegare i fenomeni sociali è sempre necessario ricondurli a comportamenti individuali e di questi si deve cogliere il significato che rivestono per l'attore. I principi del paradigma dell'azione sono 2: fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche; per spiegare le azioni individuali è necessario tenere conto dei motivi degli attori. Si può parlare di individualismo metodologico: questo termine indica che non si possono imputare azioni a entità astratte o ad attori collettivi di cui si ipostatizza l'unità. Nella sociologia contemporanea si sostituisce spesso il concetto di attore collettivo con il concetto di agency, per indicare un ente che agisce attraverso gli individui, ma è dotato di una propria volontà e capacità di azione indipendente dalla volontà e capacità degli individui che la esprimono. L'attore si muove sempre in situazioni che comportano vincoli e condizionamenti, ma non è un burattino mosso da forze esterne che non è in grado di controllare. Egli persegue mete ed elabora strategie che danno un senso alla sua azione. Per Weber l'azione umana si distingue dalle altre per il suo significato. Egli individua 3 tipi ideali: l'individualità storica (fenomeno che si è presentato una sola volta nella storia), uno più astratto (fenomeni in diverse società in diversi tempi con caratteristiche simili) e uno ancora più astratto (fenomeni tipici di comportamenti economico, politico e religioso che si trovano in tutte le società). Inoltre Weber individua 4 tipi ideali di agire sociale: agire razionale rispetto allo scopo (attore utilizza mezzi più adeguati per raggiungere un fine con minor fatica); agire razionale rispetto al valore o assiologica (attore agisce razionalmente in base al valore che viene dato all'azione); agire affettivo (dettato dallo stato d'animo dell'individuo ed è un atto istintivo; affettivo non è per forza in senso positivo, perché potrebbe essere dato anche da rabbia, vendetta ecc.); agire tradizionale (dettato da credenze, costumi, tradizioni, è un comportamento ripetitivo che si mantiene perché "è sempre stato così"; esso può diventare agire razionale rispetto al valore se si dà molto valore alle tradizioni). I tipi ideali si possono fondere insieme per determinare l'azione reale. Per Weber la razionalità è una parola chiave, ma per lui non è sempre una razionalità strumentale (rispetto allo scopo) ma può essere ampliata per es. con credenze religiose. Es. quando nell'antichità l'uomo faceva la danza della pioggia è da considerare un'azione razionale perché si credeva che funzionasse. Per lui è in corso un processo di razionalizzazione (sempre più razionalità) che invade tutti gli ambiti della società perché ci sono sempre più conoscenze.

Compatibilità tra paradigmi

Il concetto di effetto non intenzionale è molto importante. La categoria degli effetti non intenzionali, chiamati anche effetti di composizione, di aggregazione o emergenti, è importante per 2 motivi: mette in luce come sia frequente il caso in cui azioni individuali che producono effetti diversi dalle intenzioni degli attori; spiega come da una molteplicità di azioni individuali si generino strutture istituzionali che nessun attore ha voluto intenzionalmente ma che costituiscono un vincolo per gli attori stessi. I paradigmi dell'azione e della struttura risultano incompatibili, ma solo se si adotta una visione deterministica del condizionamento dei comportamenti umani da parte della struttura sociale, oppure se si adotta una visione dell'individuo come attore svincolato da ogni condizionamento esterno.

Teoria e ricerca empirica

In più o meno tutte le discipline scientifiche si genera una sorta di divisione del lavoro tra chi si dedica alla ricerca teorica e chi invece è impegnato nella ricerca empirica. Questo processo è inevitabile, ma può produrre sia effetti positivi (l'elaborazione teorica produce input per la ricerca empirica e riceve da questa conferme o smentite), sia negativi (teoria e ricerca proseguono su strade separate). Parsons definisce teoria: corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico. Punto chiave è "dotati di un riferimento empirico", infatti molte teorie sociologiche sono formulate a un livello di astrazione tale da rendere difficile trattarle empiricamente. Si può dire che non è possibile sottoporre a prova empirica una teoria, ma solo singole proposizioni da essa ricavate. La difficoltà di sottoporre a prova empirica teorie molto generali ha indotto Merton a sostenere che la sociologia debba orientarsi verso la formulazione di teorie di medio raggio (teorie il cui ambito di applicazione sia limitato a fenomeni specifici entro coordinate spazio-temporali definite). La ricerca empirica è guidata dalla teoria se è costruita in modo da accertare l'esistenza di un nesso tra variabili che possono essere dipendenti (fenomeni da spiegare) o indipendenti (fenomeni che li spiegano).

La statistica sociale (raccolta sistematica di informazioni quantitative sullo stato della popolazione e le sue condizioni di vita) si può far risalire all'assolutismo illuminato del XVIII secolo. La raccolta di dati statistici è promossa e organizzata dalle autorità pubbliche a fini amministrativi, ma essa fornisce informazioni di tipo sociografico di cui i sociologi fanno spesso uso.

Le ricerche su opinioni e atteggiamenti hanno in genere un intento prevalentemente descrittivo, cioè si cerca di esplorare quali sono gli atteggiamento o opinioni prevalenti in una determinata popolazione. Successivamente ci si chiede quali sono i fattori che spiegano perché alcuni segmenti di popolazione mostrano una propensione per certi atteggiamenti e altri segmenti per altri tipi. Se il ricercatore si fa guidare da ipotesi teoriche precostituite, è probabile che trovi solo quello che cerca, quindi egli dovrebbe lasciar spazio alla possibilità di sorprendersi di fronte a casi inattesi. Questo "effetto sorpresa" è chiamato da Merton "serendipity".

La formazione della società moderna

Le società premoderne

L'evoluzione delle società umane e il concetto di "cultura"

Gli ominidi sono comparsi sulla Terra da 2 a 3 milioni di anni fa. Probabilmente non avevano ancora sviluppato le corde vocali per emettere suoni finemente articolati e la loro capacità cranica era ridotta, anche se usava qualche attrezzo rudimentale. L'uomo di Pechino, vissuto tra 250 e 450 mila anni fa, era un esperto cacciatore e aveva già imparato a usare il fuoco. Probabilmente comunicava emettendo suoni e facendo gesti non ancora organizzati in un vero e proprio linguaggio. L'homo sapiens è apparso in Europa 42mila anni fa e aveva acquisito la capacità di produrre e usare il linguaggio.

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 37
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 1 Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 37.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Istituzioni di Sociologia, prof. Ravelli, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Pag. 36
1 su 37
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Ravelli Maria Rosa.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community