Estratto del documento

Oggetto della sociologia

Soluzione generica (Auguste Comte): posizione privilegiata rispetto alle altre scienze.

Soluzione residuale (Runciman): tutto ciò che non è, o non è ancora, oggetto di altre scienze.

Soluzione analitica o formale (George Simmel): grammatica e geometria della società.

Insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti da altri come sociologi.

Nascita della sociologia - Tre rivoluzioni

  • Rivoluzione scientifica: uso del metodo scientifico per lo studio dell’uomo e della società.
  • Rivoluzione industriale: mercato - Adam Smith.
  • Rivoluzione francese: caduta del principio dinastico e del potere assoluto.

Padri fondatori della sociologia

  • Herbert Spencer (Inghilterra)
  • Emile Durkheim (Francia)
  • Ferdinand Tonnies, Max Weber, George Simmel (Germania)
  • Vilfredo Pareto (Italia)

Paradigmi scientifici

Thomas Kuhn

Assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso storicamente accettato da quasi tutti i membri (scienza normale); nelle fasi di rivoluzione scientifica emergono nuovi paradigmi che sostituiscono i precedenti.

La sociologia presenta una pluralità di paradigmi.

Paradigma dell’ordine - Modelli organicistici

  • Comte e Spencer: modello di stampo evoluzionistico (competizione della specie, capacità di adattamento).
  • Simmel: la divisione del lavoro produce differenziazione sociale e crea individualizzazione.
  • Durkheim: nesso tra forme di divisione del lavoro e forme di solidarietà sociale. Dove vi è scarsa differenziazione, le parti sono poco differenziate tra loro e ciò che le unisce è un vincolo di solidarietà di natura esterna, fondato su una credenza comune di natura sacrale o religiosa (solidarietà meccanica). Nella società moderna vi è alta differenziazione e il vincolo di solidarietà è di natura interna (gruppi sociali - solidarietà organica).
  • Ferdinand Tonnies: solidarietà organica è per lui quella che si forma attraverso vincoli di sangue (famiglia), luogo (vicinato) e di spirito (amicizia). Nella società moderna ciò non è presente e i rapporti sono regolati prevalentemente dallo scambio.

Paradigma del conflitto

  • Karl Marx: società caratterizzata dal conflitto di classe; ogni sistema sociale (modo di produzione) produce al suo interno le forze destinate deterministicamente a negarlo e alla fine superarlo.
  • Max Weber: il conflitto è una condizione normale; non esiste un esito finale in cui i conflitti si placano in quanto non esiste una filosofia di fine della storia.

Paradigma della struttura

Per spiegare i comportamenti degli individui non si può prescindere dal contesto sociale in cui sono inseriti (Marx, Durkheim). Fanno parte di esso le teorie funzionalistiche (in base alla funzione svolta dagli individui) e la teoria dei ruoli (in base alla posizione che gli individui occupano all’interno del sistema sociale).

Paradigma dell’azione

Max Weber sostiene che per spiegare i fenomeni sociali bisogna ricondurli a credenze e comportamenti individuali (individualismo metodologico) e capire il significato che questi hanno per l’attore (senso intenzionato - l’uomo non è un essere razionale, ma è in grado di compiere azioni razionali).

Ricerca teorica e ricerca empirica

  • Karl Popper: una teoria è rilevabile sul piano empirico se da essa possiamo ricavare delle congetture passabili di confutazione.
  • Merton, teorie di medio raggio: si ha un nesso forte tra teoria e ricerca solo per teorie il cui ambito di applicazione sia limitato a fenomeni specifici entro coordinate spazio-temporali definite. Merton sostiene inoltre che il ricercato deve “lasciarsi sorprendere”, ovvero che gli assunti teorici non devono per forza portare esclusivamente a quello che si pensa di trovare, ma devono lasciare spazio a dati inaspettati (serendipity). Quindi il rapporto tra teoria e ricerca è un rapporto di scambio reciproco in cui la teoria alimenta la ricerca empirica e questa, a sua volta, pone nuovi interrogativi alla prima.

La formazione della società moderna

Ciò che contraddistingue gli umani dagli animali e dagli ominidi di un tempo non è l’organizzazione sociale (gli etologi ci mostrano che anche gli animali collaborano tra loro al fine di aumentare la sopravvivenza della propria specie), bensì la cultura, intesa come processo di apprendimento attraverso l’uso del linguaggio (negli animali ciò avviene attraverso il loro codice genetico; nulla è appreso, ma tutto è inscritto).

Le società di cacciatori e raccoglitori

Attività umana prevalentemente predatoria; società molto piccole caratterizzate dal nomadismo e che posseggono pochissimi oggetti personali; divisione sessuale del lavoro (le donne raccolgono, gli uomini cacciano); famiglie poco numerose a causa dell’alta mortalità infantile; una decina di famiglie forma una banda, autosufficiente dal punto di vista produttivo ma non da quello riproduttivo (gruppo esogamico, i matrimoni sono vietati all’interno della banda); proprio per questo si formano le tribù (500-600 membri; gruppo endogamico); quando i membri di una tribù si riconoscono appartenenti allo stesso gruppo, parlano la stessa lingua e hanno un capostipite in comune, formano un clan (il mito dell’origine comune trova identificazione nel totem); il capo banda è il cacciatore più vigoroso e capace ma non gode di particolari privilegi; una figura che gode di un certo prestigio è lo sciamano, che effettua rituali capaci di allontanare gli influssi negativi degli spiriti.

Le società di coltivatori e pastori

Caratterizzate da nuove tecniche di coltivazione, di bonificazione del suolo, di allevamento e di costruzione di abitazioni, dunque da insediamenti permanenti; aumenta la densità della popolazione nei villaggi e quando si rompe l’equilibrio tra risorse e popolazione alcune famiglie sono costrette a spostarsi ed a creare nuovi insediamenti; si creano di conseguenza conflitti per il controllo di certi territori; i villaggi sono politicamente ed economicamente autonomi e il loro capo, proprio per le continue guerre, è in genere un militare; lo sciamano continua a ricoprire sempre grande importanza. Spesso i pastori sono anche coltivatori, mentre altre volte (territori non coltivabili) si creano rapporti di scambio tra i due tipi di società.

Le società di agricoltori

Si diffonde l’aratro (Mesopotamia ed Egitto); l’agricoltura inizia a produrre un surplus di prodotti e questo permette che si formino dei gruppi che non partecipano direttamente all’attività produttiva; si forma una particolare forma di governo detta teocrazia (governo divino - in Egitto con il faraone); viene inventata la scrittura (cuneiforme), soprattutto per necessità amministrative; nasce la professione dello scriba; nascono le prime forme di differenziazione sociale, da un lato i contadini e la massa rurale, dall’altro la popolazione urbana, i sacerdoti ed il re, i quali dipendono dai primi per l’approvvigionamento delle risorse alimentari; più una società diventa differenziata, più ha bisogno di regolamenti che ne regolino l’attività; nasce così il primo sistema di leggi, il codice di Hammurabi, re di Babilonia; si forma la schiavitù, formata dai superstiti delle popolazioni conquistate militarmente.

Le società agrarie dell’antichità greco-romana

La proprietà della terra è il fondamento primo del diritto di cittadinanza; sono i cittadini a gestire la cosa pubblica, sia ad Atene che a Roma; il territorio dell’antica Grecia era popolato da città-stato greche indipendenti che potevano stringere accordi, soprattutto in caso di operazioni militari; le forme di governo delle città-stato oscillavano tra la monarchia, la tirannide e la democrazia, passando attraverso varie forme di oligarchia; anche Roma era nata come città-stato in cui il potere era in mano ai cittadini, ma la sua continua espansione su modello imperiale finì per concentrare il potere in mano all’esercito dei legionari.

La società feudale

Il feudo è governato da un feudatario che ha ricevuto l’investitura da un signore di rango più elevato; il feudatario ha l’obbligo di prestare servizi prevalentemente di natura militare al signore dal quale ha ricevuto il feudo in concessione; il feudatario amministra la giustizia all’interno del feudo e può richiedere prestazioni alla sua popolazione servile; quest’ultima è divisa in servi della gleba e servi domestici; il feudatario si appropria del surplus di produzione agricole e quindi percepisce una rendita fondiaria; in cambio i contadini ottengono protezione entro le mura del castello; quest’ultimo è un borgo in cui lavorano decine di artigiani e altri lavoratori che, dietro il compenso della sussistenza, provvedono alle necessità della popolazione non contadina; il passaggio da una posizione sociale ad un’altra è impossibile; l’economia curtense è un’economia chiusa, autosufficiente e riduce al minimo gli scambi con l’esterno; la società feudale entra in crisi con la nascita delle città medievali, formate da mercanti e artigiani che ottengono una notevole indipendenza, sottraendosi dagli obblighi feudali, e che si organizzano in cooperative o gilde per difendersi dagli attacchi dei signori feudali; tutti coloro che vengono espulsi o fuggono dal feudo cercano nelle città nuove opportunità di vita.

La nascita del capitalismo

Karl Marx formula per primo il concetto di capitalismo; per Marx nella storia si sono susseguiti diversi “modi di produzione”: il comunismo primitivo, antico o schiavistico, feudale e capitalistico; ognuno di essi è caratterizzato da forme di divisione del lavoro e tecniche di produzione da un lato (forze produttive), e forme di proprietà e rapporti di classe dall’altro (rapporti sociali di produzione); il modo capitalistico è costituito dai detentori del capitale i quali pongono al loro servizio il lavoro salariato; vi sono momenti in cui un modo di produzione è stabilmente dominante e altri invece in cui i rapporti di produzione divengono un ostacolo per lo sviluppo delle forze produttive e in cui si creano conflitti tra classi portatrici di interessi antagonisti; il capitalismo è nato dalle contraddizioni del modo di produzione feudale, così il comunismo nascerà dalle contraddizione del modo di produzione capitalistico.

Le trasformazioni dell’agricoltura

A causa del movimento delle enclosures, che abolì i diritti di pascolo, molti contadini non poterono più coltivare per mancanza di risorse e furono costretti a vendere le loro terre ad un signore e ad offrirsi come salariati agricoli; i protagonisti di questo processo, in Inghilterra, sono due classi: la piccola nobiltà terriera (gentry) e i contadini benestanti (yeomen); sono costoro che si trasformano in capitalisti agrari.

Le attività mercantili

Il sistema del lavoro a domicilio (putting-out) costituisce una forma di transizione all’impresa capitalistica; il mercante forniva il capitale di esercizio e la famiglia contadina il lavoro; quando poi il mercante radunerà i lavoratori in uno stesso luogo, fondando una manifattura e pagando loro un salario, nascerà l’impresa capitalistica.

Le trasformazioni dell’artigianato

L’artigianato è passato dal sistema delle corporazioni, improntato al divieto della concorrenza e al mantenimento della reputazione del ceto, a quello dell’imprenditoria industriale di stampo capitalistico, improntato allo spirito del capitalismo, che premia l’innovazione e sviluppa la concorrenza. Joseph Schumpeter definisce gli imprenditori degli “innovatori”, questo li porta a lottare contro i ceti aristocratici che vedono l’accumulazione di denaro come qualcosa di immorale; l’innovazione garantisce a chi la introduce un vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti, cioè di un profitto maggiore, fino a che gli altri non riusciranno ad imitarlo; ogni innovazione è destinata ad essere superata e quindi questo processo di “distruzione creativa” porta a rivoluzionare costantemente le tecniche di produzione; l’imprenditoria razionale è orientata alla conduzione di una vita sobria e il profitto accumulato deve essere reinvestito nell’impresa; la nascita del capitalismo è accompagnata da una critica contro gli stili di vita dispendiosi e improduttivi delle classi aristocratiche; il capitalismo, oltre ad essere un sistema economico, esprime una mentalità e un’etica economica, ciò che Weber chiama “spirito del capitalismo”; tale spirito, secondo Weber, è stato originato dall’influenza dell’etica del calvinismo, in particolare dal dogma della predestinazione (le azioni dell’uomo non possono influenzare in alcun modo la volontà di Dio); per Weber ciò non ha determinato un atteggiamento fatalistico, bensì il perseguimento del successo economico come segnale di salvezza; per Sombart tra i primi imprenditori vi sono soprattutto appartenenti a gruppi di minoranza ed emarginati (eretici, ebrei); la marginalità sociale costituisce spesso una condizione che favorisce la propensione all’innovazione.

La nascita dello stato moderno

Per Weber, l’instaurazione del monopolio della violenza legittima in un territorio più o meno vasto è il presupposto della formazione dello stato moderno; Francia, Inghilterra, Spagna, Prussia e Russia vantano una storia statuale molto più lunga di altri paesi; in Italia e in Germania era molto forte la tradizione locale e il processo di unificazione si realizzò molto tardi; oltre al monopolio militare e fiscale, nato dalla creazione di grandi eserciti e quindi dai successivi prelievi fiscali necessari a mantenerli, si instaura quello monetario e quello della giustizia.

La prima forma di stato moderno è quella dell’assolutismo: il sovrano concentra nelle sue mani tutti i poteri e li esercita legittimamente sui suoi sudditi secondo il principio dinastico; Weber rileva che il fondamento di legittimità del potere esercitato in base al principio dinastico è la “tradizione”; l’avvento dello stato assoluto produce un ridimensionamento dei ceti e proprio in relazione a tali diritti inizia a formarsi il concetto di cittadinanza; i diritti di cittadinanza si affermeranno con caratteri tutti nuovi grazie alle grandi rivoluzioni (inglese, americana, francese); tutto ciò porta alla nascita dello stato di diritto, della costituzione, del potere autonomo del parlamento e del principio della separazione dei poteri; mutando il rapporto tra individuo e stato, muta il fondamento di legittimità del potere; anche nello stato di diritto il cittadino è chiamato ad ubbidire, ma lo fa perché ritiene che chi comanda ha il titolo per farlo in virtù delle leggi per le quali ha avuto accesso al potere e in virtù del fatto che le sue azioni avvengono nel rispetto della legge fondamentale; Weber parla in merito di “potere legale” o “razionale”.

La cultura della modernità

L’individualismo

La Riforma protestante, l’avvento del capitalismo e le trasformazioni rivoluzionarie nella sfera politica sono tutti fattori che convergono ad esaltare l’indipendenza dell’individuo; la religiosità individuale prende il sopravvento su quella della chiesa; in campo economico si può disporre della proprietà individuale, in modo che sia il mercato a premiare con il successo le idee migliori; in campo politico si ha il diritto di associarsi, di esprimere le proprie opinioni, di partecipare alla vita politica; il principio di uguaglianza e libertà sono alla base dell’affermazione dell’individuo; l’idea moderna del diritto naturale e l’idea, ad esso legata, del contratto sociale, inteso come patto tra uomini liberi che consensualmente limitano la propria libertà per dar vita allo stato, costituiscono i fondamenti dell’individualismo moderno.

Il razionalismo

Per Weber la ragione è una potenza rivoluzionaria capace di liberare gli uomini dall’errore, dalla superstizione ed alla sottomissione ai poteri tradizionali della chiesa e dell’aristocrazia; il processo di razionalizzazione è stato l’oggetto principale di studio di Weber; per lui l’Occidente ha avuto un’evoluzione particolare rispetto alle altre poiché tale processo ha investito globalmente i vari sistemi; la ragione principale di questo sviluppo singolare risiede nel fatto che solo in Occidente si è sviluppato un sistema di credenze che, ponendo la divinità su un piano trascendente rispetto al mondo, ha consentito di guardare alla realtà naturale e umana come ad una realtà oggettiva, priva di significati ultimi e latenti, e di volgere quindi verso la modernità; la crescente razionalizzazione degli ordinamenti è frutto della razionalità umana: l’uomo è un essere dotato della capacità di agire in modo coerente rispetto ai valori che ha liberamente scelto (razionalità rispetto al valore) e di agire nel modo più efficiente ed efficace per realizzare i fini che si è prefissato (razionalità rispetto allo scopo); tra agire razionale e ordinamenti razionali non vi è un puro rapporto di corrispondenza; l’agire razionale è possibile in ordinamenti tradizionali, e viceversa.

Concezioni materialistiche

Evidenziano il ruolo fondamentale delle trasformazioni nella sfera economica; i rapporti di potere e le norme sociali sono il riflesso e la conseguenza delle strutture economiche (Marx).

Concezioni idealistiche

Evidenziano il ruolo fondamentale delle trasformazioni nel mondo delle idee e della cultura; sono le idee e i valori che condizionano i comportamenti umani ed a produrre le istituzioni (Weber).

Modello evoluzionistico

Il motore dell’evoluzione sociale è da ricercarsi nell’evoluzione generale degli organismi viventi.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Florence92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Leonardi Laura.
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