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Riassunto esame Sociologia del Welfare, prof. Pinnarò, libro consigliato Come studiare le politiche pubbliche, Howlett, Ramesh

Riassunto per l'esame di Sociologia del Welfare, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Come studiare le politiche pubbliche di M. Howlett e M. Ramesh.

Espressioni come "implementazione", "politica pubblica", "valutazione delle politiche", "agenda", "network" fino a qualche tempo fa erano completamente assenti dal lessico dei mass media e nel gergo politico-amministrativo:... Vedi di più

Esame di Sociologia del Welfare docente Prof. G. Pinnarò

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ESTRATTO DOCUMENTO

questo modello introduce il concetto del ciclo continuo delle policy: ad una policy ne succede un’altra + o meno modificata rispetto

alla precedente; Jones e Anderson svilupparono altre versioni del policy cycle:

“ ” “ ”

FASI DI APPLICAZIONE DEL PROBLEM SOLVING STADI DEL POLICY CICLE

Constatazione del problema Definizione dell’agenda

Proposta di soluzione Formulazione della politica

Scelta della soluzione Processo decisionale

Attuazione della soluzione Attuazione della politica

Controllo dei risultati Valutazione della politica

Svantaggi:

Vantaggi: - può dare l’impressione che i policy makers riescano a

- facilitare la comprensione del processo di definizione risolvere tutti i problemi

delle politiche pubbliche attraverso la loro suddivisione - questa progressione lineare non esiste nella realtà

in fasi - mancanza del concetto di casualità

- possibilità di esaminare il ruolo di tutti gli attori che

hanno a che fare con la policy

5. VERSO IL PERFEZIONAMENTO DEL MODELLO DEL “POLICY CYCLE”

un modello perfezionato di policy cycle deve individuare gli attori coinvolti e gli interessi che essi perseguono; definizione obiettivi

coinvolge molti attori che interagiscono alla ricerca del proprio interesse; gli attori non sono completamente liberi di scegliere perché

operano all’interno di relazioni sociali che vincolano il loro comportamento.

Capitolo 2

I diversi modi di studiare le politiche pubbliche

1. DEFINIZIONE DEI CONCETTI M ETODO DI ANALISI

deduttivo induttivo

individuo Public choice Economia del benessere

U gruppo Marxismo Pluralismo/Corporativismo

NITÀ DI ANALISI istituzioni Neoistituzionalismo Statalismo

2. TEORIE DEEDUTTIVE

Tendono ad applicare massime universali allo studio dei fenomeni politici (approccio top-down)

2.1. Public Choice

pone l’individuo come unità fondamentale di analisi; HP principale: gli attori politici, così come quelli economici, agiscono in

maniera razionale al fine di raggiungere la massima utilità per se stessi; i singoli attori (politici o elettori) si lasciano guidare

dall’interesse personale nel compiere scelte che apportino loro il maggior vantaggio; elettori votano partiti x il loro interesse, politici

sono costantemente impegnati nella competizione elettorale per promuovere i propri interessi; nei paesi democratici i governi

agiscono come se fossero costantemente in campagna elettorale e le decisioni prese variano in base al periodo del ciclo elettorale:

quelle popolari vengono prese prima delle elezioni, quelle impopolari dopo;

alcune lacune: 3. concepisce una dinamica partitica bipolare (in realtà molte

1. semplificazione che non si accorda con la realtà democrazie sono pluripartitiche)

(molte attività politiche vengono intraprese per motivi 4. non ha nulla da dire sul policy making in sistemi non

simbolici o rituali e non sempre x massimizzare il democratici

vantaggio) 5. non riconosce gli effetti vincolanti delle istituzioni sugli attori

2. a causa della sua eccessiva semplificazione ha scarse 6. promuove il mercato e limita la sfera delle attività pubbliche

capacità predittive (perché in molti paesi

industrializzati la spesa pubblica è stata ridotta?)

2.2 Teorie classiste

Appartenenza ad una classe è determinata dall’assenza o presenza di certe caratteristiche che sono spesso di natura economica; TH

Marxista è la + conosciuta; Secondo Marx la società umana è passata attraverso un certo numero di fasi (modi di produzione)

ciascuna delle quali caratterizzata da proprie condizioni tecnologiche di produzione (mezzi e da un diverso sistema di

di produzione)

rapporti tra attori (struttura di classe);

modi di produzione = ciascuno sviluppa un sistema di classi dicotomico tra coloro che posseggono i mezzi di produzione e coloro

che sono costretti a lavorare x i proprietari; la relazione tra i 2 è conflittuale;

lo Stato 2° Marx è uno strumento nelle mani dei capitalisti allo scopo di mantenere il sistema e di aumentare i profitti (plusvalore) a

spese della classe operaia;

questa analisi pone 2 problemi:

1. anche se fosse vero che una certa politica fosse asservita all’interesse del capitale non sarebbe possibile concludere che

quella politica sia stata messa in atto su ordine del capitale

2. non spiega l’adozione di politiche a cui i detentori del capitale si oppongono (esempio politiche di welfare)

per tenere conto del fatto che lo stato progetta politiche opposte agli interessi del capitale i neomarxisti hanno sviluppato il concetto

di “autonomia relativa” dello stato:

esistenza di un apparato burocratico composto di individui di estrazione non capitalista, permettono allo stato un certo

livello di autonomia del capitale, che consente allo stato di adottare misure in favore delle classi subordinate, garantendo così un

clima di stabilità sociale -> queste misure possono contrastare gli interessi a breve termine del capitale perché è il capitalismo stesso

che per sopravvivere ha bisogno che lo stato svolga delle funzioni essenziali (diritto di proprietà, mantenimento pace e ordine) ->

nascita Welfare state si spiega come il risultato delle pressioni esercitate dalla classe operaia ma i principi strutturali del capitalismo

non vengono cmq ignorati; gravi problemi riguardo questa th:  2

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1. difficoltà nel determinare esattamente le classi ->neomarxisti infatti riconoscono l’importanza di classi intermedie fra

capitalisti e classe operaia:

a. piccola borghesia: dirigenti e lavoratori del campo scientifico ed economico

b. gruppi esclusi: non fanno + affidamento al lavoro x il proprio mantenimento (studenti, pensionati, disabili e

disoccupati che si affidano alla previdenza sociale o ai sussidi)

2. 2° ideologia marxista il modo di produzione costituiva la base su cui si fondava lo stato, il diritto e l’ideologia: ma lo stato

svolge un ruolo fondamentale nell’organizzazione dell’economia e nella definizione del modo di produzione

3. riduzione di tutti i fenomeni sociali e politici ad una base economica

2.3. Neoistituzionalismo

riconosce il ruolo cruciale delle istituzioni nella vita politica e sostiene che la loro esistenza nella società è finalizzata al superamento

degli ostacoli alla circolazioni di informazioni e allo scambio nelle org sociali -> istituzioni possono aumentare o minimizzare il

costo delle transizioni; unità fondamentale di questa analisi sono le transizioni tra gli individui all’interno delle istituzioni;

2 tipi di org che possono minimizzare i costi di transizione:

1. mercato: i costi per procurasi info e soddisfare altre esigenze sono esternalizzati poiché produttori e consumatori

condividono i costi di acquisizione e diffusione di info

2. burocrazia: questi costi vengono internalizzati

Il neoistituzionalismo analizza un vasto insieme di fattori nazionali ed internazionali che potrebbero spiegare le politiche, senza

stabilire a priori quali dei 2 gruppi di fattori sia + importante (questo è il punto principale della th) -> il suo principale problema è

però l’incapacità di fornire una spiegazione coerente e plausibile dell’origine delle istituzioni senza ricorrere al funzionalismo.

3. TEORIE INDUTTIVE

costruite adottando il metodo bottom-up, cioè vengono raccolti dati, studiati ed elaborati per avere poi delle applicazioni generali;

3.1. Economia del benessere

forse l’approccio + diffuso nello studio delle politiche pubbliche; si fonda sull’idea che molte decisioni nel campo sociale dovrebbero

essere affidate agli individui attraverso meccanismi di mercato; gli economisti del benessere ammettono però che i mercati non sono

sempre in grado di allocare le risorse in maniera efficiente, non riescono cioè ad ottimizzare il benessere generale della società

(fallimenti di mercato) –>in queste circostanze devono intervenire le istituzioni politiche per integrare o sostituirsi al mercato; esempi

di fallimenti di mercato: verifica in settori in cui sono necessari ingenti investimenti (elettricità, trasporto ferroviario) -> la

Monopolio naturale:si

• 1° impresa che riesce a costruire le infrastrutture necessarie, se non posta a regolazione,gode di vantaggi che rendono

difficile la concorrenza di altre aziende => perdita di benessere x la società

condizioni in cui consumatori e investitori non hanno adeguate info x prendere decisioni

Informazione imperfetta:

• razionali (es. aziende farmaceutiche non sono interessate a rivelare effetti collaterali dei propri prodotti; consumatori non

hanno le competenze necessarie per valutarli) => le decisioni prese potrebbero non essere utili al benessere della società

costi di produzione non gravano interamente sul produttore, ma vengono rovesciati su soggetti esterni (es:

Esternalità:

• costi causati dall’inquinamento ambientale delle aziende che gravano sulla società)

situazione di fallimento che si verifica con l’utilizzo non regolamentato delle risorse di

Tragedia dei beni comuni:

• proprietà pubblica quali zone di pesca, pascolo, forestali -> i singoli utilizzatori ne traggono benefici a breve termine,

mentre la collettività risentirà del progressivo esaurimento delle risorse nel lungo periodo

il clima di forte concorrenza fra le imprese provoca effetti collaterali negativi sui lavoratori e

Concorrenza distruttiva:

• sulla società -> eccessiva competitività può abbassare i margini di profitto, portare alla riduzione dei salari, al

peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro influendo negativamente sul benessere della società

Essi sostengono che il governo debba farsi carico di rimediare alle situazioni di fallimento del mercato perché no è possibile ottenere

risultati ottimali per la società semplicemente attraverso un processo decisionale individuale in assenza di coordinamento; una volta

stabilita la necessità dell’intervento si fa un’analisi dei costi/benefici per applicare la policy + efficiente, che si basa su:

enumerazione di tutte le conseguenze negative e stima costi/benefici per la collettività

1. 3. calcolo perdita/guadagno previsti

positive in termini economici 4.

stima delle probabilità con cui posso verificarsi

2.

il fine è quello di trovare un’alternativa Pareto-ottimale (2° il criterio di Pareto un’azione dovrebbe essere intrapresa soltanto nel caso

in cui essa offra la possibilità di migliorare la situazione di almeno 1 persona senza peggiorare la situazione di nessun altro)->

impossibile praticare tale idea perché le politiche pubbliche migliorano la condizione di qualcuno a svantaggio di altri -> ottimo

paretiano sostituito dal criterio di Kaldor: sostiene la necessità di scegliere l’opzione che massimizza i benefici rispetto ai costi;

Analisi dei costi e benefici è difficile perché esistono costi e conseguenze intangibili; recentemente i critici hanno ipotizzato che

esistono anche i “fallimenti dello stato” = quando cioè lo stato non riesce a migliorare il mercato nonostante le insufficienze di

quest’ultimo: l’agenzia incaricata di produrre un particolare bene o servizio sostituisce l’obiettivo publico

Distorsione organizzativa:

• con altri suoi obiettivi “privati” o “organizzativi”

a causa della separazione tra introiti fiscali e spesa pubblica l’aumento dei costi viene citato come es.

Aumento dei costi:

• di fallimento (i governi spesso non riescono a controllare le spese)

azioni di governo hanno un forte impatto sulla società e sull’economia, grazie al quale esse hanno

• Esternalità derivate:

l’effetto di escludere beni e servizi vitali prodotti dal mercato o di influire negativamente sul livello generale del benessere

della società

=> lo stato non dovrebbe solo esaminare con attenzione i fallimenti del mercato, ma anche valutare con attenzione la sua capacità di

rimediarvi;

di fronte a critiche prolungate molti economisti del benessere hanno rielaborato la concezione di “fallimento di mercato” -> tutti i

beni e i servizi della società posso essere divisi in 4 tipi in base ai criteri di rivalità (se la contemporanea fruizione da parte di altri

consumatori diminuisce i benefici per il singolo fruitore) ed escludibilità (se sia possibile o conveniente escludere dal consumo altri

individui):  3

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R IVALITÀ

alta bassa

alta Bene privato Toll good

E SCLUDIBILITÀ bassa Bene collettivo Bene pubblico

Bene privato: prodotti alimentari;

Toll good: beni semipubblici come ponti o autostrade il cui consumo non è rivale ma per l’uso è possibile richiedere un pedaggio

Bene collettivo: bene il cui uso diretto non può essere oggetto di tributo per i singoli individui, ma che presentano la caratteristica

della rivalità;

Bene pubblico: illuminazione strade o la difesa

3.2. Pluralismo e corporativismo

Pluralismo si basa sul primato di alcuni gruppi di interesse nei processi politici; 2° la th pluralista i gruppi sono molti e si formano

liberamente, ma sono soprattutto caratterizzati dalla sovrapposizione delle appartenenze e NON sono rappresentativi di un interesse

esclusivo; al fine di perseguire il proprio interesse, un individuo può essere rappresentato da + di un gruppo; la sovrapposizione di

appartenenze è considerata uno dei punti chiave nel meccanismo di conciliazione dei conflitti e nella cooperazione fra i gruppi ->

politica ha il compito di promuovere la conciliazione fra gruppi; i criteri di differenziazione dei gruppi sono le risorse finanziarie od

organizzative e l’accesso al governo; problema di questa th è che il governo non rappresenta un’entità fisica ben precisa quanto un

luogo fisico, in cui i gruppi rivali si incontrano e negoziano (governo è giudice o arbitro imparziale del confronto -> visione troppo

semplicistica perché vede i funzionari di governo senza interessi o ambizioni)

Neopluralismo, mantiene l’idea di confronto tra gruppi, modificando l’idea di uguaglianza tra loro, riconoscendo il maggiore potere

di alcuni gruppi rispetto ad altri -> 2° Lindblom il gruppo che rappresenta gli uomini di affari è + potente di altri perché:

1. nelle società capitaliste i governi hanno bisogno di un’economia prospera per assicurarsi le entrate da destinare a

programmi per la propria rielezione

2. nelle società capitaliste esistono 2 settori: quello pubblico (dominato dallo stato) e quello privato (dominato dagli

imprenditori)

=> gli imprenditori non hanno alcun motivo di esercitare pressioni sul governo x realizzare i propri interessi, ma sarà

il governo stesso ad assicurarsi che gli interessi dei gruppi di affari non vengano danneggiati

Problema di fondo delle th pluraliste rimane il fatto di dare eccessiva attenzione al ruolo dei gruppi di interesse a discapito di altri

fattori; anche lo stato può avere interessi od obiettivi che influiscono sulle politiche pubbliche; applicabilità di questa th è stata

problematica al di fuori degli USA dove i gruppi di potere hanno una grande influenza sul congresso;

2° Schmitter al di fuori degli USA sarebbe stata + probabile la nascita di una org. Politica corporativista piuttosto che pluralista;

corporativismo nasce dall’esigenza medievale di proteggere i ceti intermedi composti dalle associazioni autonome che si

posizionavano tra stato e famiglia (associazioni mercantili, org. Religiose…) -> 2° questa th i ceti intermedi hanno una vita propria

oltre quella degli individui che li costituiscono e la loro esistenza è parte dell’ordine biologico e naturale della società; gruppi si

formano liberamente e non sono in contrasto fra loro; gruppi non sono autonomi in quanto devono essere riconosciuti dallo stato; =>

il corporativismo prende in considerazione 2 problemi tralasciati dal pluralismo:

1. il ruolo dello stato

2. rapporto istituzionalizzato tra stato e gruppi

=> 2° la th corporativista le policy sono definite tra lo stato e i gruppi di interesse che lo stato riconosce;

corporativismo presenta alcuni problemi:

1. non spiega come agiscono i governi ma dice solo che l’assenza di collaborazione tra stato e gruppi genera politiche

frammentarie ed incoerenti

2. non fornisce una definizione del gruppo di interesse

3. non ha una concezione chiara dello stato, dei suoi interessi e del perché esso riconosca solo certi gruppi come

rappresentanti di interessi rilevanti

3.3. Statalismo

incentra la sua analisi sulle strutture sociali organizzate o sulle istituzioni politiche; lo stato è visto come un attore autonomo dotato

della capacità di definire e realizzare i propri obiettivi, non necessariamente volti a rispondere a pressioni esercitate da gruppi sociali

o classi dominanti; vari problemi si celano dietro questa th:

1. non spiega il perché gli stati non riescano sempre a far valere la propria volontà (rivoluzioni, disobbedienza civile)

2. tutti gli stati “forti” reagirebbero allo stesso problema nello stesso modo, ma ciò non è vero poiché diversi stati (sia “forti”

che “deboli”) elaborano politiche diverse per affrontare lo stesso problema;

4. CONCLUSIONI

Diversi problemi evidenziati dalle varie th:

1. approccio deduttivo applica le conclusioni teoriche agli esempi reali di public policy;

nessuna delle th induttive può essere considerata una th generale;

2. sia l’approccio induttivo che quello deduttivo tendono a spiegare i fenomeni con un’unica causa;

3. l’attività dell’uomo è considerata in un’ottica di “lotta x la sopravvivenza”, ma ultimamente è stato visto che gli attori

imparano dalla propria esperienza e da quella altrui e ciò costituisce un fattore determinante del comportamento nel

processo di policy  4

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Capitolo 3

Gli attori e le istituzioni. Le potenzialità dello stato nella formazione delle politiche.

1. PROBLEMATICHE COCETTUALI Le politiche sono definite da sottosistemi di policy,

costituiti da attori che si confrontano con il problema

Organizzazione Attori di Organizzazione pubblico; i Policy subsystem sono forum in cui gli

della società

del sistema policy attori discutono argomenti riguardanti le politiche,

(policy

internazionale cercano di ottenere consensi e negoziano al fine di

subsystem) realizzare il proprio interesse;

Organizzazione

dello Stato

2. GLI ATTORI DEL PROCESSO DI POLICY

gli attori del processo di policy possono essere sia individui che gruppi; gli attori coinvolti in una particolare area di policy

costituiscono il policy subsystem. Il n° degli attori che fanno parte di un policy subsystem e che partecipano al processo di policy sono

infiniti; l’appartenenza varia per settore, nazione e cambia nel tempo; gli attori possono essere divisi in 5 categorie:

1. funzionari elettivi 4. organizzazioni di ricerca

2. funzionari nominati 5. mass media

3. gruppi di interesse

elettori hanno un ruolo marginale nel processo di policy, infatti anche se hanno, grazie al voto, l’opportunità di esprimere la propria

scelta sul governo, e attraverso pressioni possono ottenere policy dai partiti candidati che cercano di guadagnarsi il loro voto, questa

opportunità è raramente resa effettiva x 2 motivi:

1. nelle democrazie moderne le politiche vengono definite dai rappresentanti scelti dagli elettori, i quelli, una volta eletti, non

devono necessariamente seguire le preferenze degli elettori nelle decisioni quotidiane

2. inoltre i legislatori non partecipano al processo di policy che è di solito affidato ad esperti di settore piuttosto che a

parlamentari che si occupano di affari generali

in generale i politici seguono l’opinione pubblica nel definire la proprie linee di policy

2.1. Funzionari elettivi

si possono dividere in 2 categorie:

1. consiglio dei ministri; definisce e realizza le politiche; possiede 1 serie di risorse che rafforzano la sua

esecutivo:

posizione: controllo dell’info; controllo risorse fiscali; massimo accesso ai mass media; i ministri sono costantemente

bombardati da richieste spesso contrastanti che non possono essere ignorate per evitare di perdere il supporto degli elettori;

2. controllano l’operato del governo; sono forum cruciali in cui vengono evidenziati i problemi sociali e

organi legislativi:

vengono richieste le soluzioni politiche per affrontarli; possono esprimere il loro parere approvando disegni di legge; in

cambio del loro consenso possono richiedere di modificare le politiche in questione, ma non viene sfruttato quasi mai il

loro potenziale; oggi vengono spesso create delle commissioni di esperti nell’area di interesse che esercitano la propria

influenza sulle decisioni di governo

2.2 Funzionari nominati

sono la burocrazia; fig centrale in molti policy subsystem; le funzioni affidate oggi ai governi sono troppe e troppo complesse per

essere seguite dal consiglio dei ministri, mentre gli apparati burocratici sono da tanti specialisti che hanno il tempo e le conoscenze

adeguate per gestirle; hanno al proprio servizio professionisti di ogni tipo; accesso ad una quantità smisurata di info sulla società;

però la burocrazia non costituisce un’org omogenea ma piuttosto un insieme di org;

2.3 Gruppi di interesse

una delle risorse + importanti dei gruppi di interesse è la conoscenza, essere in possesso di info che potrebbero essere disponibili o

non ad altri; le info fornite dai gruppi sono spesso indispensabili ai politici e burocrati nello svolgimento dei loro compiti; per

assicurarsi queste info, utili per definire politiche efficaci o attaccare gli oppositori, i politici cercano spesso di guadagnarsi il favore

dei gruppi, i quali offrono spesso contributi alle campagne di finanziamento dei partiti e personaggi politici, i quali potrebbero

sostenere la loro causa al governo; questi gruppi di interesse sono molto diversi tra loro, e alcuni gruppi possono formare delle peak

association costituite da gruppi con interessi simili; sono membri chiave del policy subsystem;

2.4. Organizzazioni di ricerca

ricercatori che lavorano nelle università e nei think tanks; think tank = org indipendente impegnata in un’attività multidisciplinare

finalizzata ad influenzare le politiche pubbliche -> le loro ricerche sono volte a proporre soluzioni pratiche a problemi pubblici o

raccogliere dati a supporto delle posizioni che sostengono sulla base delle loro convinzioni ideologiche; i think tank possono avere

notevole impatto sulle policy; ricercatori dell’università hanno interessi + specialistici;

2.5. Mass Media

nesso cruciale fra stato e società: il loro ruolo nel processo di policy è sporadico e marginale; i notiziari non si limitano ad informare

il pubblico dell’esistenza di un problema, ma a volte suggeriscono la soluzione -> ruolo dei media è => significativo in quanto i

giornalisti decidono quale notizia divulgare e quale aspetto del caso evidenziare;spesso sono i policy makers ad utilizzare i mass

media a proprio vantaggio;

3. LORGANIZZAZIONE STATALE

2 dimensioni che influenzano il potere di definire e realizzare le politiche:

1. autonomia: grado di indipendenza dello stato da pressioni sociali

2. capacità: di stabilire gli indirizzi politici e di realizzarli  5

Teto84

Gli stati che favoriscono autonomia e capacità sono detti stati forti mentre quelli in cui ciò non accade vengono detti stati deboli;

questa caratterizzazione è però troppo generica, in quanto non esistono stati forti in tutti i settori come non esistono stati deboli in

tutti i settori;

3.1. Il federalismo

esistenza di un sistema federale influisce significativamente sulla capacità dello stato di gestire le situazioni pressanti con tempismo e

coerenza perché le politiche pubbliche sono definite ed attuate dal governo centrale così come da quello delle singole regioni; il

problema si aggrava nelle aree di policy con doppia giurisdizione; federalismo è ritenuto la principale causa della scarsa capacità di

policy in Australia, Canada e USA perché impedisce di sviluppare politiche coerenti e solide;

3.2. L’esecutivo, gli organi legislativi e gli organi giudiziari

nei sistemi parlamentari: esecutivo scelto dagli organi legislativi e riamane i carica fin quando ha l’appoggio della maggioranza del

parlamento; esecutivo può quasi sempre contare sull’appoggio degli organi legislativi;

nei sistemi presidenziali: esecutivo separato dagli organi legislativi, scelto direttamente dagli elettori => divisione dei poteri

legislativo ed esecutivo implica maggiori difficoltà; per assicurasi l’appoggio della maggioranza per attuare le policy il presidente

deve trattare con i membri del congresso, offrendo concessioni in cambio del loro appoggio, e modificando certi aspetti delle

politiche; la partecipazione attiva dei membri alla stesura dei disegni di legge facilita il moltiplicarsi dei punti di conflitto;

Anche gli organi giudiziari influiscono sul processo di policy: nel sistema federale esistono organi giudiziari autonomi incaricati di

decidere le questioni giurisdizionali; anche nei paesi con una carta costituzionale rigida le corti hanno il potere di annullare leggi non

conformi ai diritti costituzionali => organi giudiziari hanno un potere di veto in grado di vincolare le possibilità dei policy makers;

3.3 La struttura dell’apparato burocratico

elemento che ha l’effetto maggiore sul processo di policy; per essere forte un apparato burocratico deve avere un mandato chiaro,

un’etica professionale e godere dell’appoggio dei politici; in stati forti come Francia e Giappone gli apparati burocratici godono di

grande considerazione nella società; MA le burocrazie deboli costituiscono la regolo piuttosto che l’eccezione = in molti paesi gli

apparati burocratici non sono in grado di gestire i problemi che sono chiamati a risolvere a causa della corruzione dei funzionari e

delle pessime condizioni di lavoro;

4. L’ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ

le capacità di uno stato non dipendono soltanto dalla sua organizzazione interna, ma anche dai suoi rapporti con la collettività, della

quale deve risolvere problemi tramite politiche adeguate; per definire e realizzare tali politiche lo stato ha bisogno dell’appoggio dei

principali gruppi sociali: la frammentazione fra gruppi indebolisce la capacità dello stato di mobilitarli per risolvere i problemi della

collettività; l’esistenza di numerosi gruppi di interesse ristretti favorisce la competitività fra gruppi che pressano lo stato per ottenere

esclusivamente la soddisfazione dei propri membri; situazione ideale è quella in cui sia lo stato che le collettività sono forti e

collaborano a stretto contatto; gruppi con la maggiore influenza sulle policy sono:

1. + potente dei lavoratori; in un’economia capitalista la proprietà dei mezzi di produzione è

associazioni degli imprenditori:

concentrata nelle aziende; partiti politici finanziati da gruppi di imprenditori => possono influenzare il voto degli elettori;

quando queste associazioni non sono ben organizzate questo va a discapito del benessere della società; un’org. forte quando

ha una posizione chiara e non ha problemi di opposizione interna; org imprenditori USA considerata debole, mentre quella

Giapponese forte; + agguerrite sono le associazioni sindacali + forte dovrà essere l’influenza del mondo degli imprenditori;

la forza di queste associazioni è influenzata dalla struttura economica;

2. hanno bisogno di organizzarsi in sindacati per far sentire la propria voce; i sindacati, oltre che a trattare con i

lavoratori:

datori di lavoro, si dedica ad politiche volte ad influire sulle policy; uno stato debole e frammentato non è in grado di

assicurare una fruttuosa partecipazione dei sindacati perché questi non sarebbero sicuri di ottenere sempre la protezione

dello stato nelle trattative; + solido è il sindacato maggiori sono le possibilità di successo;

5. L’ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA INTERNAZIONALE

le policy in molti paesi sono sempre + influenzate dalle istituzioni internazionali; la loro influenza è molto forte in quei settori per

natura internazionali come il commercio e la difesa, tuttavia anche la sanità o le pensioni sono influenzate a livello internazionale; è

difficile valutare gli effetti delle istituzioni internazionali; la capacità di uno stato di esercitare la propria sovranità dipende dal peso

delle pressioni internazionali e dalle caratteristiche interne dello stato; regimi internazionali definiscono gli assetti internazionali in

una data area di policy e introducono un minimo di certezza in un sistema altrimenti governato dall’anarchia; origine ed entità di

questi regimi è un argomento molto dibattuto: 2° alcuni deriva dal potere egemonico (es. USA nel 2° dopoguerra) finalizzato a

stabilire un ordine nel sist. Internazionale per il bene proprio e degli altri; 2° altri è una risp alla comune necessità di perseguire

prosperità e sicurezza;

5.1. Il regime internazionale del commercio

Accordo generale sulle tariffe e sul commercio (GATT) ha regolato dal 1947 al 1994 il sistema commerciale internazionale; 1995

sostituito dal WTO (organizzazione mondiale del commercio); GATT/WTO stabilisce reciproci diritti e doveri dei firmatari al fine di

ridurre le barriere per il libero scambio = non discriminazione nelle pratiche commerciali, riduzione tariffe, proibizione restrizioni per

importazioni…; la liberalizzazione degli scambi ha anche benefici dal punto di vista politico, infatti rafforzano i rapporti diplomatici

e di sicurezza;

5.2. Il sistema finanziario internazionale

1944 con l’accordo di Bretton Woods fu istituito un sistema monetario internazionale che prevedeva: assi di cambio fissi nei

confronti del dollaro USA, in grado di garantire stabilità economica nelle transazioni internazionali; 1976 il sistema fu sostituito da

uno con tassi di cambio variabili (determinati dalla domanda e offerta di mercato); i progressi tecnologici inoltre hanno permesso di

effettuare transazioni a livello globale ad una velocità impressionante; Paesi industrializzati per coprire i propri deficit chiedono

prestiti alle banche; paesi poveri, considerati ad alto rischio dalle banche, chiedono prestiti al Fondo monetario internazionale (FMI)

= ciò porta spesso ad un programma di aggiustamento che porta a tagli nella spesa pubblica, riduzione barriere x le importazioni e

svalutazione moneta; poi ci sono gli Investimenti diretti esteri (IDE), cioè la proprietà e il controllo diretto di una impresa sono in

mano ad investitori di un altro paese, che partecipano alla scelta di una policy di uno stato; le multinazionali, sono in grado di

provocare danni all’economia di un paese rifiutando di investire o decidendo di trasferire gli investimenti altrove, possibilità che i

policy makers non possono permettersi di ignorare;  6

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5.3. Gli effetti delle istituzioni internazionali

variano a 2° del paese e del settore di policy; la misura con cui gli stati riescono a controllare le pressioni internazionali dipendono da

molti fattori, tra cui la potenza militare ed economica; l’apertura a scambi ed investimenti stranieri provoca un indebolimento delle

capacità di policy dello stato;

Capitolo 4

Gli strumenti di policy

Strumenti di policy = mezzi di cui gli stati dispongono per realizzare le politiche

1. CLASSIFICAZIONE DEGLI STRUMENTI DI “POLICY”

molteplici strumenti per affrontare un problema di policy;

Hood ha diviso gli strumenti di policy in base alle “risorse di governo” attraverso cui si confronta con i problemi di ordine pubblico:

1. nodatility: uso delle info in proprio possesso 3. treasure: uso del denaro pubblico

2. authority: uso dei poteri conferitigli dalla legge 4. organization: uso delle org formali disponibili

queste categorie sono però troppo ampie e al loro interno è possibile racchiudere strumenti talvolta in contrasto fra loro;

Doern e Phidd catalogarono gli strumenti di policy in base al criterio di “legittima coercizione” dove l’autoregolazione è il livello +

basso di coercizione, mentre la proprietà pubblica il + alto;

Kirshen elenca 10 tipi principali di policy:

alto Erogazione diretta

STRUMENTI Impresa e controllo pubblico

Stato

COERCITIVI Regolazione

dello Tasse e tariffe

STRUMENTI Aste per i diritti di proprietà

Coinvolgimento

MISTI Sussidi

• Informazioni ed esortazioni

• Mercati

STRUMENTI Organizzazioni di volontariato

VOLONTARI Famiglie e comunità

basso

2. STRUMENTI VOLONTARI

coinvolgimento nullo o minimo del governo; i governi spesso decidono di non intervenire riguardo ad un determinato problema

pubblico perché ritengono che questo possa essere gestito meglio dal mercato, dalla famiglia o dalle org di volontariato; questi

vengono preferiti per la loro efficienza in termini di costi, e per il risalto che pone ai legami familiari e interni alla comunità;

2.1. La famiglia e la comunità

il governo può agire indirettamente tagliando fondi stanziati per i servizi pubblici nella speranza che la famiglia o la comunità si

faccino avanti per coprire il vuoto lasciato, oppure direttamente favorendo il coinvolgimento della famiglia e della comunità; il

vantaggio principale è che il governo non deve affrontare nessun costo, a meno che non decida di distribuire fondi o sovvenzioni;

questi strumenti sono poco efficienti ad affrontare complessi problemi economici; inoltre possono rivelarsi iniqui perché molte

persone non hanno nessuno che possa prestare loro assistenza;

2.2 Le organizzazioni di volontariato

strumenti ampiamente utilizzati per affrontare alcuni problemi sociali; mezzo di erogazione efficiente per molti servizi; i volontari

offrono inoltre flessibilità, velocità di risp e capacità di sperimentazione, difficili da trovare in un’org governativa; inoltre danno un

contributo positivo alla promozione dello spirito di comunità, solidarietà sociale e partecipazione politica; la loro efficienza efficacia

sono compromesse dal fatto che grandi gruppi di volontari potrebbero trasformarsi in gruppi burocratici e quindi replicare le

organizzazioni governative;

2.3. Il mercato

strumento volontario + importante; la volontaria interazione tra produttori (che cercano di massimizzare il profitto) e consumatori

(cercano di massimizzare la soddisfazione) dovrebbe solitamente portare alla soddisfazione di entrambe le parti; in alcuni casi risulta

lo strumento + efficace ed efficiente per erogare la maggior parte dei beni privati e può inoltre garantire che le risorse vengano

impiegate solo per i beni e servizi a cui la società attribuisce un valore; ma non ci si può affidare al mercato per offrire beni pubblici

(difesa, polizia, illuminazione stradale) a causa dei fallimenti di mercato; strumento iniquo perché è in grado di soddisfare solo i

bisogni di coloro che possono pagare; supportato dal potere di coercizione dello stato;

3. STRUMENTI COERCITIVI

vincolano o indirizzano l’azione degli individui o delle aziende interessate, ai quali non resta che un margine di discrezionalità scarso

o nullo nel comportamento;

3.1. La regolazione

un comando da parte del governo a cui i soggetti devono adeguarsi (il mancato adeguamento porta ad una sanzione); alcune forme di

regolazione sono leggi la cui applicazione è garantita dalla pubblica sicurezza del sistema giudiziario; regolamenti, standard,

permessi, proibizioni o ordinanze; la natura della regolazione varia a 2° che essa sia di tipo:

1. economica: correzione squilibri delle dinamiche di mercato

2. sociale: controlli in materia di salute, sicurezza -> riguarda il nostro benessere fisico;

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia del Welfare, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Come studiare le politiche pubbliche di M. Howlett e M. Ramesh.

Espressioni come "implementazione", "politica pubblica", "valutazione delle politiche", "agenda", "network" fino a qualche tempo fa erano completamente assenti dal lessico dei mass media e nel gergo politico-amministrativo: oggi sono comunemente utilizzate non solo nel linguaggio della politica, ma anche dagli studiosi di altre scienze sociali, economisti, sociologi e giuristi. E' successo che l'analisi delle politiche pubbliche ha assunto un rilievo crescente nello studio dei fenomeni politico-sociali, affermandosi come un filone tra i più innovativi della scienza politica. Ma che cosa sono le politiche pubbliche? Sono la "politica in azione": i processi attraverso cui si allocano quotidianamente spettanze, così come risorse monetarie e simboliche. Questo manuale introduttivo dà conto in modo essenziale della disciplina, presentando gli elementi costitutivi dell'azione di policy: attori, interazioni, strumenti, regole e stili decisionali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione de pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teto84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del Welfare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pinnarò Gabriella.

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