Società dei consumi, punto di partenza è la rivoluzione industriale.
Consumo sacro Consumo profano
La liturgia cattolica ricorre a esso sia come Diviene atto di rilevanza economica
un’immagine che come rituale, o altro di -voltaire, lusso creativo, i consumi creano cultura
il consumo è un’azione necessaria da parte
sacralizzazione. I beni sono espressione dei -quesnay,
rapporti tra gli uomini, non è ricchezza escludente delle classi privilegiate e il centro attorno a cui ruota
l’attività economica. Le classi alte spendono per
ma esprime modo corale di usare le cose. La
liturgia santifica il consumo ed esprime il sacro compiere la loro funzione sociale
attraverso i beni. Il consumo è condannato solo
quando eccesso o escludente altri uomini. liberalismo del consumatore
Visibilizzazione delle diseguaglianze sociali. La
chiesa lo controlla piuttosto che negarlo, consumo
estetico degli affreschi, metafora del rapporto
uomo-mondo-dio
Max weber la base di accettabilità sociale diviene il lavoro, considerato come assoluto scopo a
sé stesso, cioè come professione. I proventi del lavoro non sono finalizzati al consumo ma
all’accumulazione per altri investimenti produttivi . il consumo deve acquisire caratteristiche di
razionalità al pari della produzione, si considerano quindi solo gli aspetti razionali cioè viene
considerato come espressione dell’attività economica
Teoria classica Teoria neoclassica
Esalta l’elemento obiettivo individuato nel valore lavoro Esalta l’aspetto relativo all’utilità
Secondo la teoria classica l’essenza del problema economico risiede nello scambio mentre la
produzione si configura come modo indiretto di scambiare dotazioni iniziali di beni e risorse.
Appiattimento delle differenze sociali ad opera dello scambio paritario che rafforza la logica
borghese dell’egualitarismo che ammetto solo differenze quantitative ma non qualitative.
Rivoluzione marginalista cardinalismo e ordinalismo
Cardinalismo ordinalismo
Il consumatore è un soggetto razionale, il principio Pareto sostituisce il concetto di utilità marginale con
della utilità marginale decrescente sancisce le sue utilità ordinale o ofelimità, il consumatore è in grado
decisioni . la capacità di soddisfazione dei beni varia di indicare la posizione relatica delle diverse classi
in senso inversamente proporzionale al livello di di beni rispetto alla sua scala di preferenze
saturazione del bisogno
Teoria neoclassica (critica):
La razionalità tende a proporre un paradigma generalizzante, non si tratta di soggetti reali
ma di soggetti razionali che è una costruzione astratta 1
C’è una simulazione razionale della soddisfazione dei bisogni. Non attribuisce alcun
sociale al consumo. L’utilità è quella razionale ridotta al rapporto
significato
beni/consumatore. Il consumatore è ridotto a mero suffisso della funzione indice di
ofelimità. I bisoni e la loro soddisfazione subiscono una astrazione/semplificazione.
Scuola di francoforte il comportamento razionale si realizza ma è riferibile a chi muove le fila
del business del consumo. Chi consuma ne è persuaso. La razionalità non ha come fine l’utilità del
consumatore ma le esigenze del produttore. Il consumo non è una realtà autonoma ma il
perfezionamento del rapporto alienato istaurato a livello di produzione.
Mary douglas i beni costituiscono un flusso di identificazioni che creano sistemi di
classificazione a loro volta essenziali nella costruzione della realtà sociale. La valenza fondamentale
del consumo è quella di essere comunicazione e informazione. I beni si connotano non in rapporto
alla loro utilità materiale ma alla loro utilità comunicativa e metaforica. La funzione essenziale del
consumo è la sua capacità di dare significato. Il consumo in quanto informazione è considerato
funzionale alla posizione di reddito del soggetto (mantenerla, migliorarla, difenderla). in questo
rapporto tra informazione e posizione /acquisizione di reddito sta la razionalità del consumo.
Perché si critica il consumo?
a) È difficile inserire i consumi nei vari schemi di interpretazione razionale del mondo
C’è una modificaizone obiettiva della realtà sociale ad opera della mobilità sociale verticale
b)
c) Marxismo e calvisnimo come clima culturale
la mobilità sociale verticale è la possibilità di passare da uno stato sociale all’altro. Questo
b
comporta un movimento anche a livello dei consumi. Non solo strutturale. Da simboli di status
passano a essere usati anche dalle classi subalterne. La mobilità sociale ha liberalizzato il diritto al
gusto, ai consumi, alla qualità della vita ma ha anche mobilizzato i consumi. Sentimento di
insicurezza della classe borghese. Accelerazione dell’obsolescenza come mecanismo di difesa
l’indulgere ai consumi come una deviazione dalla retta via e limita per
c il calvinismo considera
quanto possibile il riferimento a beni e oggetti. Non è favorevole alla mobilità sociale verticale se
d’union tra l’uomo e dio.
interpretata come motivazione al lavoro. Il lavoro per i calvinisti è il trait
È nel lavoro che si realizza la chiamata. Il lavoro non è un modo di progredire socialmente ma un
modo per rispondere alla volontà di dio.
Il marxismo considera il consumo come godimento autentico e come alienazione (tesi
contrapposte). Non considera possibile la mobilità sociale verticale in quanto i soggetti sociali sono
sono i singoli individui ma le classi divise in due posizioni contrapposte.
Consumo funzione di segno
Veblen utile vero (quello materiale) vs utile fittizio (il prestigio)
La validità di un’istituzione risiede nella sua utilità per la società intera. L’adattamento alle esigenze
della tecnica è essenziale per la sopravvivenza della specie ed è ciò che costituisce il progresso.
Parla di conspicous leisure e di conspicuous consumption. Livello società moderna è lo spreco. Il
2
simbolo di distinzione mentre nel passato la differenziazione si giocava sul fatto di non aver
bisogno di guadagnare e dedicare il tempo a occupazioni non redditizie. Al consumo viene
riconosciuto un significato simbolico che rimane ancorato al sistema di stratificazione sociale che
si connota negativamente come espressione di desiderio di distinzione giocato su valori falsi e
inautentici. Non è possibile comunicare a livello individuale attraverso il consumo né lanciare
messaggi diversi da quello di marcare le differenze di classe. Il consumo è segno ma non
linguaggio. Il consumo maschera la vera natura sociale.
Baudrillard consumo come segno di mistificazione e falsità, simulacro, stratificazione sociale
mistificante e fittizia. Riprende veblen e la scuola di francoforte. In letteratura l’atteggiamento è
diverso. Non condanna il consumo ma sostiene che il discrimine che separa la leisure class dalle
altre è che la prima non fatica a scopo di lucro, anzia paga per affaticarsi.
Campbell è la capacità di sognare ad occhi aperti tipica del romanticismo che si accosta alla
obsolescenza rapida del consumismo moderno. Un sogno non è più un sogno quando è realizzato.
Per rimanere tale occorre spostare sempre più in là il proprio obiettivo.
Secondo Di Nallo nella società dei consumi ci sono due
Una destinata al largo riconoscimento sociale (etica pubblica) coinvolge la nuova realtà
produttiva, politica giustificandola o condannandola
all’agire individuale ( etica intima). Coinvolge gli affetti, il tempo libero ed è
Una limitata
incurante della realtà sociale.
Calvinismo e socialismo presiedono alla costruzione della realtà sociale mentre l’etica romantica
intima e individuale. Nell’ottica romantica l’uso irrazionale
presiede alla costruzione della realtà più
dei beni può essere accettato e non condannato, solo nel privato, come espressione del giusto
individuale, della malinconia, del piacere del vivere.
Antropologia da impulso a rivisitazione in termini positivi del consumo
Levi strauss mary douglas il consume è sistema di informazione.
Il consumo mette in opera 3 sistemi di info:
a) Costituisce sistema di info dei più disparati settori del vivere associato (da stratificazione a
parentela)
b) Costituisce il sitema di metafore sociali che reggono sia il rapporto tra gli uomini
(convivenza sociale) sia il rapporto degli uomini con la natura (convivenza cosmica)
Costituisce sistema d’informazione di sé medesimo
c)
A consumo come potere, attraverso di esso diventano esplicite le dinamiche del potere implicite
nei vari settori del vivere associato. È esso stesso autore di questa realtà sociale. 3
B consumo come cultura. I beni sono sia creazioni che creatori del mondo culturalmente
costituito. L’agire di consumo esprime un’etica finalizzata alla costruzione di rapporti soddisfacenti
e all’adempimento responsabile dei ruoli all’interno della famiglia.
C consumo come linguaggio. Sistema che dispone di una propria razionalità interna.
Connessione tra aumento dei consumi e aumento dei rapporti sociali e delle conoscenze (es
bambino). Come la lingua del poeta deve adattarsi ai significati che deve veicolare così il consumo
si adatta alle esigenze della società che deve interpretare e che diventa simbolo e metafora. In una
società in cui l’elemento cardine è la produzione, il consumo esprimerà universi semantici
riconducibili ai valori che presiedono alle logiche produttive ovvero stratificazione sociale
semplificata sulla base del reddito e mobilità sociale verticale. La società post industriale si
allontana dalla centralità della produzione quindi il consumo si libera dal riferimento alla logica
della produzione e si ripropone come linguaggio di sé stesso. Si tratta di una logica non
individualistica ed escludente ma interattiva. Il consumo come il linguaggio è fluido, mutevole,
vivo, in continua evoluzione. La liberazione del consumo si inq
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