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Il rito, il sacro, il simbolo

La semantica della parola "rito" rimanda a ordinamento, armonia, ordine del cosmo e dei rapporti Dio-uomo, oltre che degli uomini tra loro. Per alcuni è un quadro formale svuotato di senso, oppio dei popoli utilizzato per creare nuovi adepti. A differenza di Frazer, che ha accostato rito e religione presentando magie e credenze come segni di mentalità infantile e pre-logica, Durkheim le considera parte integrante del mondo religioso, iniziando i suoi studi dall'analisi di tribù totemiche da cui vuole estrapolare chiavi di lettura universali. Dice Durkheim: "i riti più barbari o bizzarri traducono sempre qualche bisogno umano". Conduce quindi un'analisi religiosa per giungere alla comprensione del rito.

Quando qualcosa è sacro o santo? Lo è quando la collettività lo ritiene tale; non può esserci profano senza il sacro, sono due classi opposte ma interdipendenti. In quest'ottica alcuni gesti "profani" possono essere comunque considerati riti.

Un paio di definizioni: le credenze oggettivizzano ciò che è ritenuto sacro, i riti regolano le norme di condotta collettiva verso le cose sacre. Spesso i riti organizzano i tempi sociali dividendoli tra sacri e profani. I culti negativi sono riti di interdizione che limitano il contatto tra sacro e profano (astinenza, prove fisiche). I culti positivi sono invece le feste gioiose. I culti piacolari, infine, sono riti d'espiazione (lutto, autolesionismo, ecc.).

Negative, positive o piacolari, le cerimonie religiose creano una rottura dalla routine e rafforzano i legami sociali. Un rito produce stati mentali collettivi derivanti dalla coesione interna.

Sacro, sacrificio e efficacia del rituale: da Mauss a Douglas

Mauss ha continuato il lavoro di Durkheim rendendolo meno schematico; si è soffermato soprattutto sul concetto di sacrificio, che ritiene la base per comprendere il rito. Il sacrificio è descritto come un atto sociale. Dice Mauss: "man mano che gli dèi escono dal tempio e diventano profani noi, al contrario, vediamo entrarvi una serie di cose umane, ma sociali: proprietà, lavoro, la persona umana." Il sacrificio, prima di tutto, è definito come un atto religioso che, attraverso la consacrazione della vittima, modifica la moralità di una persona che lo compie.

Anche atti lontani dalla religione possono essere considerati riti, a patto che ci sia una normativa (es: le buone maniere). Spesso rito e usanza si confondono con il passare delle epoche. Mauss distingue però il rito da altri atti sociali in base al fine: il rito esercita un'azione, è un' "azione tradizionale efficace". Ma questa efficacia non è collegata alle azioni materiali, ma a delle influenze "speciali" proprie della ritualità: l'assunzione di droghe ha sì degli effetti, ma diventa rito solo se chi assume la sostanza riconduce gli effetti non al principio attivo (o non solo), ma anche alla ritualità stessa, un altro ordine di cause verso cui c'è fede. L'essenza del rito consiste nell'atto di credere ai suoi effetti mediante pratiche di simbolizzazione.

Mary Douglas ha sviluppato il lavoro di Mauss, e si è concentrata soprattutto al tema della contaminazione. L'uomo è un animale rituale, oltre che sociale. I rituali spesso non sono solo la cornice e il mezzo di un rapporto o di un'interazione, ma contribuiscono a definirne l'essenza e, spesso, li rendono possibili (immaginate un'amicizia senza condoglianze, congratulazioni, ecc?). Mary Douglas amplia quindi il campo del rituale integrandovi azioni e gesti simbolici quotidiani.

Di società in società

Il rito è un insieme di atti formalizzati, configurati nel tempo e nello spazio, e può far ricorso a particolari oggetti, linguaggi, segni. Il rito produce senso: dà senso all'incomprensibile. La condotta è basata su un'adesione mentale condivisa verso una trascendenza. L'efficacia non è basata su una logica puramente empirica di causa-effetto. Il rito è anche un collante tra le generazioni, un'eredità che caratterizza un umano culturalmente connotato. Il bicchiere della comunione non potrà mai essere di plastica solo ed esclusivamente per il fatto che non lo è mai stato.

Nelle varie epoche il rituale cambia profondamente. È errato pensare che oggi il rito si stia indebolendo. È però vero che negli anni '60 in Italia la ritualità ha vissuto una crisi simboleggiata dalla disaffezione nel matrimonio e nei suoi simboli (l'abito bianco, ecc.), ma allo stesso tempo sono nate nuove forme di ritualità, come i movimenti rock tra i giovani.

Oggi la ritualità prende la forma dello sport, del lavoro (pensionamento e promozioni), della politica, e spesso i riti contemporanei non sono legati ad una spazialità definita, ma si "liberano" anzi con tutta loro forza dalla repressione abituale. I rituali non sono più il centro della nostra società, come lo era nell'antichità, ma partecipano tuttavia al suo funzionamento. Senza dubbio, l'evoluzione della conoscenza scientifica ha parzialmente spento la trascendenza del rito, ma non per questo la ritualità è stata indebolita.

Il problema dei riti di passaggio

Van Gennep fu il primo a classificare i riti, invece che in relazione al sacro come Durkheim, in base...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof De Biasi Rocco.
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