Introduzione alla comunicazione e informazione
Non si può non introdurre i due ragazzi del GF che si insultano giocosamente, lo fanno in un determinato contesto, si scambiano un messaggio (verbale e non) in modo intenzionale e sfruttano un codice per comunicare. La comunicazione è quindi l'emissione deliberata di un messaggio codificato da parte di un emittente, rivolto a dei riceventi. Essendo deliberata, la comunicazione è un'azione sociale. L'informazione, invece, è una trasmissione di dati non intenzionale che ci informa sulle caratteristiche dell'emittente stesso (ad esempio, l'accento con cui parla la ragazza del GF è un'informazione sulla sua provenienza).
Nelle normali interazioni quotidiane, gli individui mescolano comunicazione e informazione; le seconde spesso vengono manipolate per comunicare (non tutte sono facilmente modificabili, come l'arrossire). Il contesto è importante: nel caso della comunicazione citata prima, i due ragazzi si avvisano che “questo è un gioco” (messaggio metacomunicativo che parla del messaggio stesso) e si comportano di conseguenza, considerando, appunto, questa frame. È possibile aggiungere infinite frames.
Non si può non comunicare
La parola “comunicazione” deriva da cum (insieme) e munis (dono) e significa quindi “mettere in comune”. Secondo la scuola di Palo Alto, non è vero che la comunicazione è sempre intenzionale: secondo questo filone di pensiero gli uomini comunicano costantemente con i loro comportamenti, volontari e non; da qui l'assioma “è impossibile non comunicare”.
Il linguista russo Jakobson ha legato gli elementi della comunicazione (emittente, contesto, canale ecc.) a determinate funzioni, a seconda che predomini uno degli elementi comunicativi:
- Funzione espressiva (emittente: stati d'animo)
- Conativa (ricevente: ordini, consigli, illusioni)
- Poetica (messaggio: struttura, coerenza, stile - esempio classico: poesia)
- Referenziale (contesto: uso di avverbi spaziotemporali per ancorarsi alla realtà)
- Fàtica (canale: stabilire, verificare, terminare la comunicazione)
- Metalinguistica (codice: “adesso parliamo di” “quello che voglio dire è...”)
Tutte le funzioni sono compresenti in un evento comunicativo. Secondo la scuola di Palo Alto, i codici vanno divisi in analogici (ha un legame logico con ciò che viene espresso, come tristezza = “ :( “ o espressioni facciali), e numerici (il concetto viene solo nominato, utilizzando segni convenzionali).
In una prospettiva di comunicazione interpersonale i codici vengono classificati in:
- Linguistico: uso del linguaggio nella comunicazione;
- Paralinguistico: suoni comunicativi (beh, mah, ecc);
- Cinesici: sguardo e movimenti del corpo e del volto;
- Prossemica: la gestione dello spazio circostante, come la vicinanza o la distanza dall'interlocutore;
- Codice aptico: contatti corporei con altre persone.
Anche i codici, come le funzioni, sono compresenti nell'evento comunicativo. Ricordiamo che il codice subisce il processo di codifica e decodifica, rispettivamente da parte dell'emittente e da parte del ricevente. Nel processo di encoding, scegliamo tutti i codici che vogliamo sfruttare per confezionare il messaggio (formale o meno? Dipende dal contesto), in quello di decoding comprendiamo con quale codice il messaggio viene espresso. Il modello codifica/decodifica vale per la comunicazione interpersonale come per la comunicazione dei mezzi di comunicazione di massa. Decodifica non significa obbligatoriamente tradurre correttamente il messaggio, dato che una decodifica può essere volontariamente alterata (fare orecchi da mercante) o il messaggio stesso può essere volontariamente ambiguo. L'uso della spilla da balia, codificato solitamente come borghese, dimostra che i punk hanno codificato in modo diverso il suo significato (volontariamente). Questa “produzione di secondo livello” di fatto dà vita ad un nuovo oggetto (procedimento spesso usato da artisti avanguardisti). Ciò ci introduce anche al concetto di “doppio legame” di Bateson, cioè una comunicazione paradossale dove un messaggio comunica un'autocontraddizione.
Interazioni e quasi-interazioni
La sociologia, principalmente, si chiede cosa tiene insieme la società. Per farlo, i sociologi (soprattutto Goffman e Garfinkel) hanno utilizzato strumenti che deformano la realtà per comprenderla meglio; è un metodo mutuato dall'arte contemporanea (definibile come “estetizzazione della vita”). L'arte, quindi, “irrita” la vita, la deforma. L'indagine sociale è quindi a volte diventata una vera performance artistica.
Thompson, a proposito della comunicazione, individua tre tipi:
- Interazione faccia a faccia (è dialogica = flusso bidirezionale di messaggi, condivisione spazio/tempo) di cui ci occuperemo principalmente;
- Interazione mediata (tramite strumenti come lettere o telefono);
- Quasi interazione mediata (tramite mezzi di comunicazione di massa, unidirezionale).
L'influenza personale (politica, acquisti di beni, ecc.) di ognuno è influenzata da un flusso di comunicazione su due livelli: la comunicazione di massa e, soprattutto, dai leader d'opinione (persone ben informate) (cfr. Katz). Deduciamo che la comunicazione interpersonale, a differenza della comunicazione di massa, ha una maggiore efficacia di fronte alle resistenze di un destinatario, ammesso che l'emittente abbia una considerazione sufficiente (quella dei media è relativamente bassa).
L'interazione faccia a faccia
Il rituale dell'interazione
Quali rituali?
Durkheim, studiando il fenomeno religioso, sostiene che tutte le religioni condividono credenze (definire ciò che è sacro e ciò che è profano) e riti (modi rigidi di agire privi di scopi ma con valore simbolico). Per Durkheim esiste una realtà superiore all'individuo che è la società; le divinità sono il simbolo di questa società. La società ha la priorità sull'individuo e costituisce una comunità morale che si esprime simbolicamente attraverso la vita religiosa. Nelle religioni primitive Dio e la società si sovrappongono, in quanto i loro simboli rappresentano entrambe le cose (venerando un totem si venera la società). Nelle società moderne (società non più a “solidarietà meccanica” ma a “solidarietà organica”), però, il contenuto simbolico del sacro è l'individuo stesso, con la sua privacy e la sua dedizione alla realizzazione personale.
I rituali si manifestano quindi nell'interazione quotidiana, in cui l'oggetto di culto è l'individuo. La sua sacralità è confermata continuamente da atti simbolici. Goffman individua due tipi di rituali quotidiani: la deferenza (con cui manifestiamo il nostro apprezzamento all'interlocutore) e il contegno (con cui mostriamo agli altri la nostra onorabilità). La vita quotidiana è intrisa di comportamenti di contegno, mentre la deferenza va “guadagnata”. La deferenza si divide in rituali di:
- Discrezione (ciò che si deve evitare per non violare la sfera sacrale dell'altro)
- Presentazione (ciò che si dovrebbe fare: congratulazioni, condoglianze, ecc.)
Sono simili ai concetti di rituali positivi e negativi di Durkheim. Anche il semplice saluto o il fatto di parlare sono rituali di presentazione.
Violazioni e riparazioni rituali
Se non si seguono correttamente i rituali, la sacralità dell'altro viene violata, per esempio a causa di domande insistenti o fuoriluogo. I “territori del self” di ognuno sono sempre a rischio profanazione. Questi territori si dividono in:
- Spazio personale;
- Nicchia (spazio in cui si ha la precedenza temporanea, come la cabina telefonica; non viaggia con l'individuo come lo spazio personale, ma è fissa);
- Spazio d'uso (spazio necessario mentre si usa uno strumento);
- Turno (prima gli invalidi o chi ha la prevendita);
- Guaina (parti del corpo, o corpo più vestiti, non toccabili. Varia in base alle culture);
- Riserva di possesso (gli oggetti che possediamo, che sono “un aggiunta” alla guaina);
- Riserva di informazione (i fatti che ci riguardano, la nostra privacy);
- Riserva conversazionale (il diritto a non essere ascoltati da estranei).
Tutti i territori sono contrassegnati da “marche” che ne facilitano l'individuazione:
- Centrali (la “giacca segnaposto” sulla sedia);
- Di confine (il bracciolo del sedile);
- Incorporate (marchi che apponiamo a un oggetto, come firme o timbri).
I territori, come detto, possono essere violati, in vari modi:
- Posizione;
- Tocco;
- Penetrazione visiva;
- Penetrazione sonora (suoni o volumi fastidiosi);
- Penetrazione conversazionale;
- Secrezioni corporee.
Esistono anche molte autoviolazioni, le più estreme ricondotte a problemi psichici o perversioni sessuali, come il piangere in pubblico o mostrarsi in stati psicofisici alterati. L'interscambio di riparazione è ciò che definisce il comportamento di chi si scusa per le sue violazioni del self, o di chi si ripara in anticipo con delle richieste (“posso farle una domanda personale?”). L'interscambio di riparazione si basa su quattro mosse: riparazione, accettazione, apprezzamento e minimizzazione. Nei casi più semplici possiamo individuare solo le prime due mosse:
- A: mi passeresti il latte? (Riparazione)
- B: Oh, ho paura che sia finito (Accettazione);
- A: mi passeresti il latte? (Riparazione)
- B: eccolo. (Accettazione)
- A: grazie. (Apprezzamento).
- B: non c'è di che. (Minimizzazione, cioè apprezzamento dell'apprezzamento).
Queste mosse sono attuabili anche con gesti e azioni non verbali. Con queste mosse l'individuo agisce per presentarsi sempre in modo giudizioso e competente, conscio di aver perpetrato un'offesa virtuale (annullata poi da queste mosse).
L'interscambio di riparazione permette lo sdoppiamento di chi lo effettua: ci si dissocia dalla nostra “parte” che ha commesso un errore. Nel dire “ah sì, che stupido che sono” vogliamo dire che il nostro “vero io” è ancora presente e non identificabile con quella parte momentanea di noi che ha sbagliato.
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