Catastrofe produttivista e società della crescita
La catastrofe produttivista è il destino di una società della crescita che rifiuta il mondo reale a vantaggio della sua artificializzazione causata dalla logica del sistema che ne crea le condizioni. La crescita ormai supera l'impronta ecologica sostenibile, ovvero parliamo di sovraconsumo: un livello di produzione che supera quello necessario per soddisfare i bisogni ragionevoli di tutti.
Effetto di percolazione
L'idea che l'aumento della ricchezza degli individui possa avere ricadute su tutti è conosciuta come trickle-down effect. La società dei consumi si basa su tre pilastri:
- Pubblicità: Crea il desiderio di consumare
- Credito: Fornisce i mezzi per consumare anche a chi non ha denaro
- Obsolescenza programmata: Assicura il rinnovamento obbligato della domanda
Questa crescita non produce benessere ma è una crescita di distruzione del nostro ecosistema, con aumento di rifiuti e inquinamento.
Decrescita
La scuola del doposviluppo pone al centro del problema la logica stessa della crescita, vista come l'essenza dell'economicità. Bisogna uscire dall'economia. È necessario abolire lo spirito del capitalismo e l'ossessione della crescita, attuando un protezionismo ecologico e sociale, legislazioni del lavoro e limitazioni delle dimensioni delle imprese. Si deve demercificare le tre merci fittizie: lavoro, terra e moneta.
La decrescita è una matrice di alternative, non è un'alternativa unica. In ogni luogo del mondo sarà diversa a seconda della situazione. In Francia, ad esempio, si punta su:
- Ristabilire un'impronta ecologica sostenibile
- Ridurre i trasporti internalizzando i costi tramite ecotasse adeguate
- Rilocalizzare le attività
- Ristabilire l'agricoltura contadina
- Ridistribuire i profitti ricavati dall’aumento di produttività per ridurre il tempo di lavoro e creare occupazione
- Rilanciare la produzione dei beni relazionali
- Ridurre gli sprechi di energia
- Ridurre lo spazio pubblicitario
- Riorientare la ricerca tecnico-scientifica
- Riappropriarsi del denaro
Bisogna nell'immediato soffocare la crisi e rimediare alla proliferazione finanziaria regolamentando l'attività delle banche e della finanza, e ricompartimentare il mercato finanziario mondiale. Abolire la titolarizzazione dei crediti e l'eccesso degli effetti di leva.
Riprogrammare gli spazi monetari
Per riprogrammare gli spazi monetari bisogna reintrodurre la pluralità, con diversi tipi di monete, non necessariamente convertibili:
- Una moneta per gli scambi di prossimità tra attori che si conoscono e sulla quale è vietato speculare.
- Una moneta per gli scambi anonimi esterni, di uso limitato e sottoposta a controllo.
Resilienza e diversità
Resilienza è la capacità di un sistema di assorbire le perturbazioni e di riorganizzarsi conservando essenzialmente le sue funzioni, la sua struttura e la sua identità. La diversità necessaria alla resilienza degli ecosistemi richiede una certa riframmentazione degli spazi. La diversità migliora la resistenza e le capacità di adattamento, come ad esempio reintrodurre gli orti e le piccole unità artigianali per rafforzare la resilienza.
Diversità e pluralismo sono essenziali. L'economia della crescita produce e moltiplica disgraziati, mentre una società decente non produce esclusi. L'economia della felicità ha in comune con la decrescita il ruolo importante assegnato allo spirito del dono come antidoto allo spirito mercantile. Lo spirito del dono è essenziale per la costruzione di una società della decrescita. L'abbondanza combinata con il "consumo per sé" produce miseria, mentre la condivisione, anche se nella frugalità, produce soddisfazione di tutti, cioè gioia di vivere.
Bisogna ripensare la ricchezza e la povertà. La vera ricchezza è fatta di beni relazionali, fondati su reciprocità e condivisione (sapere, amore, amicizia). Per entrare nello spirito del dono bisogna prima riconoscere il debito, quello ecologico. Quando ridurre, riutilizzare, riciclare. L'economia e la modernità sono la negazione del dono dell’essere. La decrescita viene definita conviviale perché lo spirito del dono sostituisce l'ossessione del profitto.
Decrescita e immaginario
Nella società moderna la giustizia è necessaria e improbabile. Necessaria per evitare la guerra di tutti contro tutti e improbabile perché presuppone l'eguaglianza che è impossibile. La decrescita significa uscire dall'economia attraverso la decolonizzazione dell'immaginario, ritrovare il politico, riappropriarsi del proprio destino e decidere insieme di reincastonare l’economia significa farla saltare. Autolimitarsi è fondamentale, e la decolonizzazione dell'immaginario permetterà la riappropriazione della moneta da parte.
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