Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La realtà sociale appare come un prodotto dell’azione umana piuttosto che il risultato di

cause trascendentali.

Emerge l’idea del carattere relativo della propria conoscenza: non esiste un’unica

interpretazione della realtà ma tante verità quanti sono gli attori in campo.

La conoscenza è un fatto politico legato alle relazioni economiche, sociali e di potere che

consentono alla visione della realtà sostenuta da un particolare gruppo sociale di imporsi

su tutte le altre.

Per evitare un relativismo radicale la teoria postmoderna sottolinea l’importanza della

relazione e dei processi sociali di costruzione della realtà: ammettere che esistano

molteplici verità attribuirebbe carattere oggettivo alle diverse modalità di costruzione della

conoscenza e della realtà sociale.

L’attenzione ai processi invece consente di non considerare cultura e identità come

essenze statiche e chiuse ma come costruzioni fluide e aperte.

Ibridazione Non esistono culture e identità pure da conservare inalterate ma solo processi

continui di contronto.

Il multiculturalismo non deve favorire una visione essenzialista delle differenze o limitarsi alla

protezione delle culture ma favorire una visione processuale di culture/ideantità e

differenze evidenziandone il carattere ibrido.

Deve mostrare la produzione sociale delle particolarità frequentemente assunte come

naturali in modo da liberare gli individui da identità essenzialiste che guidino i loro

comportamenti.

A questo scopo lo spazio fondamentale da proteggere non è quello interno, ma le zone di

confine, in cui molteplici punti di vista convivono.

L'immagine più utilizzata per riferirsi al carattere ibrido di ogni differenza è quella della

diaspora, cioè una dimensione storica in cui culture ed identità si vengono a costituire

tramite mediazione di varie culture, passato e presente, memoria e utopie. (esempio:

esperienza giamaicana descritta da Stuart Hall nel 1990, in cui convivono nello stesso

territorio i nativi, i bianchi e i neri).

Multiculturalismo e potere

La posizione postmoderna radicale prevede la celebrazione dell’instabilità, con il rischio di

mutarsi in uno sguardo intellettualistico.

L’idea che cultura, identità e differenza e la stessa realtà sociale siano costruzioni può

favorire la fuorviante sensazione che non esistano limiti alla libertà creativa dei soggetti.

Il relativismo radicale porta inoltre a considerare tutte le differenze come

“incommensurabili” e quindi non in grado di fornire elementi che consentano di

discriminare tra le diverse richieste di riconoscimento, non tiene conto della molteplicità

delle situazioni, attori e scenari.

Per evitare tali pericoli senza rinunciare alla prospettiva epistemologica che tiene conto

dell’importanza delle dimensioni del dominio si parla di “Multiculturalismo critico”.

Il termine ''critico'' segnala:

familiarità con le posizioni teoriche della:

 scuola di Francoforte: evidenzia i rischi connessi all’egemonia di una razionalità

o illuminista strumentale e calcolatrice che aspira a sfruttare sia natura che società,

strumentalizzando ogni aspetto della vita umana (dal lavoro alle relazioni personali)

integrando gli individui entro la cultura dominante espressione delle élites.

Decostruzionismo (maggiore esponente Jacques Derrida) e Poststruturalismo

o (influenzato da Focault, comprende molti esponenti del femminismo e del post-

marxismo): evidenziano il carattere instabile e mutevole di segni, linguaggi, identità

e differenze. Evidenziano inoltre come essi siano sempre il risultato di più ampi conflitti

sociali caratterizzati dalla dimensione del potere, che hanno come posta in gioco

l’attribuzione di significato alla realtà sociale.

Tentativo di superamento di una logica troppo protettiva nei confronti della tradizione

 democratica liberale,sia il tentivo di superamento delle posizioni favorevoli alla

differenza incapaci di cogliere i problemi che essa causerebbe.

Il multiculturalismo critico tende a considerare ogni differenza e ogni cultura come prodotti

di particolari relazioni di potere.

La prospettiva critica non sostiene l'uguaglianza di tutte le differenze, ma è simpatetica

verso i gruppi oppressi o marginalizzati. Una prospettiva attenta al dominio e all'oppressione

consente di riconoscere come meritevoli di protezione e aiuto non tutte le differenze, ma

quelle in posizione di inferiorità.

Porsi al confine consente di sviluppare un certo grado di straniamento, cioè la possibilità di

guardare con una certa distanza e un certo distaco ciò che al centro appare naturale e

scontato.

I margini sono inoltre luoghi di potenziale resistenza, in cui si ha la maggior possibilità di

opporsi alle regole che vincolano l'azione al centro.

I fautori del multiculturalismo critico sono molto scettici nei confronti di chi sostiene la

necessità primaria di salvaguardare le basi della democrazia liberale: il principio

dell’assoluta eguaglianza nello spazio pubblico penalizza i gruppi marginali in quanto essi

si devono adattare.

Solo mettendo in discussione le regole che governano l'accesso alla sfera pubblica e le

modalità concrete di funzionamento dei regimi democratici occidentali è possibile pensare

di superare le attuali forme di discriminazione e di esclusione sociale.

Il multiculturalismo non è nemico dell’occidente ma del suo etnocentrismo, secondo cui

l’occidente è fonte unica di significato e motore di cambiamento, vengono evidenziate le

istituzioni democratiche come specifica eredità occidentale e tende a considerare ciò che

non vi rientra (es Hitler e Mussolini) come aberrazione e presenta il mondo occidentale

come caratterizzato da uguaglianza e libertà occultando lo sfruttamento e la repressione.

I vantaggi del multiculturalismo: sollecita a non dissociare il dibattito sulla differenza e sul

suo riconoscimento dalla lotta contro l’esclusione e la disuguaglianza sociale. Sottolinea la

rilevanza di un’attenta analisi delle relazioni di potere esistenti tra i diversi gruppi sociali.

Tuttavia ci sono anche degli elementi problematici: una prospettiva fortemente critica

volta alla decostruzione delle relazioni di potere ha poca capacità di disegnare scenari

concreti e definire condizioni pragmatiche attuabili di convivenza con la differenza.

Una visione eccessivamente ideologica porta a considerare la differenza dei gruppi

marginali come sempre rivoluzionaria.

Si rischia di riproporre implicitamente una visione unidirezionale del progresso della società

umana che si dice di voler criticare e superare.

Multiculturalismo e impegno critico

Le questioni poste dalle richieste di riconoscimento della differenza rimandano a due piani

distinti:

Domande di inclusione: desiderio di attuare le aspirazioni moderne di uguaglianza, le

 domande sono soprattutto di redistribuzione di risorse scarse tra i diversi sottogruppi

Domande radicali: testimoniano la crisi del modello di modernità, vogliono una

 revisione delle regole convivenza sociale e politica, riguardano soprattutto il piano

culturale

La polisemia del multiculturalismo invita a rinunciare a sintesi eccessive e a situare

eguaglianza e differenza in contesti specifici.

Ogni volta che c’è una differenza c’è un potere che l’ha creata, le differenze non sono

tutte eguali, e neppure hanno un fondamento oggettivo/naturale: sono il risultato di scelte,

decisioni, tradizioni ed interessi.

Sono sempre costruite, si può solo fare una distinzione tra quelle auto attribuite e quelle

imposte.

Il suo carattere ambivalente fa sì che la differenza possa essere vincolo e risorsa: è

indispensabile per costruire confini e distinzioni, ma è anche la base per forme di esclusione

e di dominio.

Accettare il confronto con la differenza implica la capacità di affrontare l’incertezza:

comunicare con chi è diverso costringe a rimettere in discussione le proprie credenze

tramite il dialogo.

Tecnicamente non è obbligatoria l’accettazione della differenza: le differenze potrebbero

anche ignorarsi a vicenda o distruggersi. Per evitare ciò è necessario un

primo impegno etico: situarsi, cioè rinoscere quale posizione si occupa all'interno dello

 spazio che consente il dialogo. Il privilegiato deve favorire le condizioni del dialogo,

facendo spazio al maggior numero di possibile di voci, sopratutto quelle

tradizionalmente escluse.

Esaurite le potenzialità dell'inclusione e del dialogo rimane uno spazio di contrasto che

prevede lo scontro tra posizioni diverse. Qui si impone il riconoscimento di un

secondo impegno etico: anche nel dialogo c’è scontro, ma è importante stabilire delle

 regole minime che consentano lo scontro evitando le crudeltà, il dolore inutile,

l'umiliazione (Crespi).

La disposizione nei confronti dell’altro non deve essere un’azione di risposta ma un atto

originario, una donazione pura.

Per evitare che il dialogo sia una concessione dei potenti, è importante avere sempre una

posizione critica nei confronti dei poteri dominanti, che devono essere sempre pronti ad

assumersi le proprie responsabilità. La responsabilità non deve esaurirsi sul piano personale

ma deve essere un impegno collettivo

CAPITOLO 7: Multiculturalismo sotto attacco.

Venti di guerra

Le critiche al multiculturalismo sono sempre stati presenti e consistenti, ma alcuni eventi

specifici hanno contribuito, a partire dall'inizio del XXI secolo, a rendere queste posizioni più

forti: l'attacco terroristico alle torri gemelle di New York (11 settembre 2001): evento

 simbolico che segnala il fallimento delle politiche multiculturali;

la costrapposizione tra la comunità asiatica islamica ed i membri della comunità

 bianca maggioritaria in Gran Bretagna nel maggio del 2001 (con veri e propri assalti).

attacco terroristico alla metropolitana di Londra il 7 luglio 2005

 in Olanda, il 2 novembre 2004, viene assassinato Theo Van Gogh, registra del

 cortometraggio Submission che rappresenta la violenza famigliare a cui è sottoposta

una donna islamica.

Varie questioni riguardo al crocifisso in aula in Italia

Un eccessivo rispetto per la differenza delle minoranze si è tradotto in una minaccia

concreta per il gruppo maggioritario che vede messi in discussione i suoi valori e la sua

stessa esistenza.

Le accuse al multiculturalismo:

1) Argomentazioni identitarie:

La più radicale accusa al mlticulturalismo accusa che le politiche multiculirali obbligando

al rispetto stanno indebolendo le culture maggioritarie locali, in una prospettiva di lotta a

somma zero (il vantaggio di uno e lo svantaggio di un altro).

Il multiculturalismo con il suo richiamo alla tolleranza spingerebbe a indebolire la cultura

locale mentre incita le minoranze a mantenere le proprie intatte e rinforzarle. Un’eccessiva

attenzione verso le altre culture impedisce di criticare apertamente ciò che si ritiene

inadeguato e brutale dell’altra cultura (es. linguaggio politically correct).

Le critiche al multiculturalismo hanno trovato un grande eco nell’opera di Huntington “Lo

scontro di civiltà e il nuovo ordine mondiale”.

Secondo questa prospettiva, la sopravvivenza dell'Occidente dipende dalla volontà degli

occidentali di confermare la propria identità, di accettare la propria civiltà come qualcosa

di peculiare e di unire le proprie forze per rinnovarla e per proteggerla.

La minaccia più profonda arriva dalle identità più distanti: quella asiatica e quella islamica.

La prima si basa su un ethos confuciano. Gli asiatici tendono a pensare all'evoluzione

 della loro società in termine di secoli e di millenni, e privilegiare i successi a lungo

termine. Tutto ciò contrasta fortemente con la fede degli americani, con la loro

propensione a diffidare dello stato, a sfidare l'autorità, a incoraggiare la

competizione e a imenticare il passato, a ingorare anche il futuro e a concentrarsi a

sfruttare al masimo i successi a breve termine.

La seconda costituisce una minaccia ancora più diretta e più radicale: ''Il vero

 problema dell'Occidente è l'islam in quanto tale, una civiltà diversa le cui popolazioni

sono convinte della superiorità della propria cultura e ossessionate dallo scarso

potere di cui dispongono''.

Le argomentazioni identitarie sono state accusate di promuovere nuove forme di razzismo

che sostituiscono la differenza culturale alla differenza biologica (un razzismo

''differenzialista).

La cultura e l'identità vengono intesi come valori ''quasi biologici'', che caratterizzano il

carattere morale degli individui e la loro posizione nella società.

La discriminazione non opera più in termini negativi (''loro no, perchè sono diversi da noi''),

ma sulla base di un principio di differenza (''prima di tutto noi'').

2) Argomentazioni nazionalistico-solidaristiche:

Una comune cultura politica non può sopravvivere senza la condivisione di alcune

caratteristiche comuni. Il multiculturalismo indebolisce la capacità dello stato di creare

solidarietà e unione.

I gruppi minoritari sono spinti a creare ''comunità parallele'' che vivono in modo isolato e si

sentono poco interessate all'azione politica comune.

Una valutazione positiva della differenza finisce col favorire ghetizzazione e indifferenza per

le sorti comuni. Per favorire una reale integrazione lo stato deve promuovere ciò che

accomuna più che preoccuparsi di conservare ed esaltare ciò che distingue.

Lo stato dovrebbe favorire un certo grado di assimilazione degli immigrati, pretendendo

rispetto delle abitudini locali e uno sfrozo concreto per l'acquisizione della lingua e del

modello di vita autoctono.

3) Argomentazioni di equità e giustizia sociale:

Accusa le politiche multiculturali di aver accentuato la dimensione culturale occultando le

dimensioni materiali e sociali del problema.

L’accusa di razzismo impedisce di riconoscere i reali problemi posti dalla presenza sdi fruppi

che hanno riferimenti culturali in aperto contrasto con quelli delle società liberali.

Le posizioni neo-marxiste e femministe sottolineano che l’insistenza sulla particolarità

 frammenta il fronte degli oppressi esaltandone le differenze piuttosto che gli interessi

comuni, impedendo loro di agire in modo unitario contro il gruppo unitario

Le posizioni liberali evidenziano una liquidazione di un orizzonte di eguaglianza

 universale in favore dell’esaltazione delle differenze rischia di condurre verso il

relativismo radicale in cui la mancanza di parametri condivisi rende impossibile il

dialogo

Le posizioni progressiste insistono sulla cecità indotta dal multiculturalismo verso le

 effettive tensioni nei contesti multiculturali, cancellando ogni critica. L’enfasi sul

mantenimento delle abitudini culturali ha favorito un disinteresse reciproco e

isolamento e mancanza di senso civico.

Una realistica politica di convivenza dovrebbe riconoscere la possibilità di mantenere

le proprie pecificità ma anche valorizzare un nucleo di valori comuni in cui riconoscersi.

Di fronte a segni di tensione sociale lo stato non può limitarsi alla difesa degli immigrati,

che viene percepita come una minaccia da parte degli autoctoni aumentando

discriminazione e isolamento.

Spingere gli immigrati ad apprendere la lingua, le tradizioni e le leggi del paese non è

segno di egemonia culturale, ma piuttosto uno strumento reale per contrastare la

discriminazione e la disuguaglianza sociale.

La critica principale a queste posizioni è di trasformare la cittadinanza in uno strumento

di disciplinamento e controllo che favorisce l’adeguamento alle aspettative della

maggioranza

Il multicuturalismo danneggia le donne?

Una critica particolare alle politiche multiculturali è stata sviluppata, alla fine degli anni 90,

da Susan Moller Okin in un saggio intitolato ''Is Multiculturalism Bad for Women?'' (1999).

Le società liberali sono le società meno patriarcali perché la lunga lotta dei movimenti delle

donne ha consentito la conquista di spazi di autonomia maggiori delle altre società.

Le politiche multiculturali invece tendono a proteggere le società tradizionali che

sostengono il patriarcato.

Secondo Okin ci si è eccessivamente preoccupati di salvaguardare i gruppi minoritari nello

spazio pubblico, ignorando forme di dominio che si manifestano nelle pratiche banali della

vita quotidiana.

Gran parte delle richieste di riconoscimento e di difesa della differenza culturale si risolvono

dunque, secondo Okin, in richieste di controllo degli uomini sul corpo e sulle vite dell donne.

Le posizioni di Susan Okin hanno portato ad un acceso dibattito che vede almeno due tipi

di critiche:

il primo tipo sostiene che Okin considera in modo semplicistico le culture, presentate

o come univocamente patriarcali e arretrate;

il secondo tipo sottolinea che una posizione eccessivamente universalistica finisce

o con l'imporre una specifica visione dell'euguaglianza.

Nei testi di Okin, i desideri e la concezione di femminilità delle donne bianche del

gruppo dominante sono assunte a forme ''universali'', ignorando che donne di colore

o religiose possano avere concezioni diverse. La posizione delle femministe liberali

laiche rischia così di diventare a sua volta patriarcale, fornendo un unico modello

possibile di realizzazione femminile (Al-Hibri).

CAPITOLO 8: Integrazione dei migranti e trasfromazione della cittadinanza.

Dal riconoscimento della minoranze culturali all’integrazione degli immigrati

Le critiche al multiculturalismo rendono meno plausibili le politiche radicali di difesa delle

differenze (strong multiculturalism) che prevedono concessioni e sovvenzioni specifiche per

le minoranze.

Consentire ai gruppi minoritari di comportarsi in modo autonomo secondo i propri principi

viene visto come una minaccia alla vita comune.

La differenza è una caratteristica indelebile della società contemporanea e come tale

deve essere incoraggiata (es. anche i singoli individui per mostrare la propria identità).

Invece che a un rifiuto della differenza oggi si assiste ad un esteso riconoscimento delle

specificità individuali a patto che non vengano presentate come forme di separazione e

contrapposizione al modello comune.

Oggi è possibile sostenere che i migranti contemporanei riescono, grazie alla tecnologia, a

mantenere contatti con il luogo d’origine, rendendo i modelli di piena assimilazione non più

proponibili.

Il problema però non è tanto garantire il riconoscimento della differenza ma sviluppare

forme di convivenza che coniughino riconoscimento delle specificità con solidarietà.

Neo-assimilazionismo e cittadinanza flessibile

Il nodo centrale della questione è divenuto chi e a quali condizioni debba essere

considerato parte della comunità e godere dei diritti concessi dalla cittadinanza.

“Integrazione” è spesso utilizzato per segnalare l’obbligo delle società democratiche di

contrastare discriminazione e razzismo nei confronti dei migranti e la necessità di questi

ultimi di sforzarsi di comprendere ed adattarsi alle regole culturali della maggioranza.

Le proporzioni con cui vengono miscelate le richieste società e migranti costituiscono

modelli diversi di integrazione:

Neo-assimilazionista: È il processo sociale di adeguatamento dei migranti ai modelli di

o gruppo autoctono, processo che avviene spontaneamente nel tempo (Alba).

L'idea di fondo è che la cittadinanza debba essere desiderata e meritata.

Ai gruppi di minoranza si chiede di rispettare i principi ''universali'' che si ritiene essere

caratteristici del gruppo di maggioranza, mentre ai membri di quest'ultimo non è

richiesto alcun tipo di prova. Questi valori, definendosi e presentandosi come

''universali'', non sono in grado di trasmettere nessun senso specifico di appartenenza

comune.

In questo modo i valori liberali vanno a costruire una nuova ''monocultura progressista''

che ha valore morale e serve a distinguere il genere umano in due parti opposte: i

''liberali'' e chi liberale non è.

Assimilazione segmentata: piuttosto che favorire una piena e rapida assimilazione, le

o politiche pubbliche dovrebbero favorire il rafforzamento dei tratti solidaristici, interni alle

minoranze e ostacolare ciò che si presenta come pura opposizione, manifestazione di

una differenza che mina le basi comuni.

Per ''governare'' il processo di assimilazione è importante che lo stato sappia attuare

una politica selettiva degli ingressi in modo da favorire gli individui ed i gruppi sociali

che hanno maggiore capitale umano: la cittadinanza funziona così come un

meccanismo ''flessibile'' che premia chi è utile e legittima l'esclusione di chi è

considerato eccessivamente diverso.

La concessione dei diritti connessi all'appartenenza civile sempre più è vista come la

ricompensa per un ''corretto'' comportamento.

La cittadinanza finisce così col diventare un nuovo strumento di selezione.

Cittadinanza transazionale e cosmopolita

L’assimilazione segmentata può favorire nuove forme di interesse per la differenza.

Lo stare tra due mondi nelle zone intermedie, la capacità di oscillare tra confini non

rappresentano forme di disadattamento e debolezza ma l’abilità di adattarsi a un mondo

in continua trasformazione.

I processi di globalizzazione favoriscono la nascita di una nuova figura di migrante: il

transmigrante, che rappresenta il soggetto tipico della società globale contemporanea.

I flussi di persone, idee, informazioni, merci e capitali creano nuove “sfere pubbliche

diasporiche”, termine che sottolinea che la comunità a cui si sente di appartenere non è

necessariamente quella locale ma include persone sparse in diversi luoghi.

I processi di globalizzazione favoriscono dunque 2 principali trasformazioni nelle forme di

identificazione

evidenziando la pluralità delle appartenenze: si ritiene utile pensare a forme di

o cittadinanza post-nazionale che basino la concessione dei diritti sociali e politici sul

riconoscimento dei diritti umani universali, dissociati da appartenenze nazionali

particolari. Il diffondersi di persone che rivendicano il possesso di una doppia

cittadinanza costituisce un esempio della diffusa pluri-appartenenza che caratterizza

l'esperienza contemporanea.

ricercando nuove forme di solidarietà: I contesti locali sono sempre più diversificati,

o vivere nello stesso luogo non significa condividere gli stessi valori, linguaggio o stile di

vita. La cittadinanza perde in parte il carattere di un patto tra cittadini e lo stato nazione

deve ridefinirsi come spazio di tutela di diritti soggettivi che trascendono le apparenze

Le voci critiche riguardo allo sviluppo di una cittadinanza post-nazionale evidenziano come

i soggetti mobili modello siano privilegiati, mentre gli esclusi sono legati al territorio.

Riquadro: Sintesi delle diverse prospettive di cittadinanza

Cittadinanza multiculturale: garantire i diritti non solo ai membri dello stato in quanto

 cittadini, ma (in modo differenziato) a membri culturalmente definiti all’interno dello

stato nazione. Lo stato deve sostenere attivamente la cittadinanza non solo

garantendo pieno accesso ai diritti civili ma sostenendo il mantenimento e la diffusione

intergenerazionale della cultura dei gruppi minoritari.

Cittadinanza neo-classica: nazionalità e cittadinanza si completano: la concessione

 della cittadinanza deve essere accompagnata da atti concreti e simbolici di

valorizzazoine dell’identificazione comune. La cittadinanza è segno di integrazione

Cittadinanza flessibile: i criteri di accesso alla cittadinanza sono sempre più differenziati

 in base al grado di accettabilità e utilità sociale

Cittadinanza post-nazionale o transnazionale: utilizza argomenti universali per

 richiedere riconoscimenti particolari. Piuttosto che difendere le specifiche differenze e

lealtà dovrebbero promuovere una condivisa sensibilità verso la pluralità

Cittadinanza cosmopolita: nuova identità globale che supera l’identificazione

 territoriale. Le politiche multiculturali sono superate perché legano i soggetti a

specifiche collettività che sono in contraddizione con l’esperienza di vita in contesti

globali.

CAPITOLO 9: Ripensare il multiculturalismo.

Oltre alle questioni di giustizia sociale, equità e partecipazione delle minoranze, il

multiculturalismo richiama l’attenzione sul significato collettivo attribuito alle differenze, le

modalità di costruzione sociale die confini che determinano inclusione e esclusione.

Richiama l’attenzione sui criteri pubblici di definizione delle regole comuni, sulla posizone

del gruppo dominante e le sue responsabilità.

Per ripensare il multiculturalismo bisogna rielaborare l'dea di cultura.

La pretesa di difendere i gruppi deboli e le loro culture (considerate come immutabili e

pure), secondo Benhabib, ha portato a un “normativismo intempestivo” che rischia di

congelare le differenze di gruppo esistenti isolandole e sottraendole dal confronto.

Per questo sarebbe utile ripensare al multiculturalismo piuttosto che abbandonarlo.

In questa direzione di muovono Seyla Benhabib, Anne Phillips e Tariq Modood.

Un multiculturalismo senza (enfasi sulla) cultura

Porre un accento eccessivo sulle differenze culturali contribuisce alla loro reificazione, con

il risultato di proteggere lo status quo.

Questa concezione reificata trasforma le richieste di riconoscimento in richieste di

indifferenza.

Tra i contributi in questa direzione ci sono quelli di:

Benhabib

Assume una prospettiva costruzionista: considera la cultura come una narrazione continua,

controversa e internamente scissa.

La continua trasformazione delle narrazioni avviene tramite le interazioni con gli altri.

Enfatizzare la dimensione culturale indurrebbe a stereotipi culturali che renderebbero il

dialogo totalizzante senza possibilità di negoziazione.

Il multiculturalismo dovrebbe invece preoccuparsi meno della difesa cultura/identità e

impegnarsi per promuovere una sfera pubblica caratterizzata da una discussione libera.

Benhabib propone un approccio democratico deliberativo: le norme che emergono come

risultato consensuale di un dibattito libero sono gli unici validi in una democrazia

deliberativa e assumono valore universale perchè risultato di una libera discussione che

trascende gli interessi particolari.

Il dialogo multiculturale può avvenire se si realizzano tre condizioni essenziali:

Reciprocità eugualitaria: ai membri di minoranze culturali non devono, sulla base della

 loro appartenenza, essere riconosciuti diritti civili, politici, economici e culturli inferiori a

quelli della maggioranza;

Autoascrizione volontaria: un individuo non deve essere automaticamente ascritto a yn

 gruppo culturale, religioso o linguistico sulla base della sua origine;

Libertà di uscita e associazione

Phillips

Benhabib viene accusato da Anne Phillips di attribuire alla cultura un forte significato

normativo, secondo cui la cultura continua ad essere considerata un contesto

indispensabile per l'orientamento morale.

Questo sostiene unicamente degli stereotipi: gli individui sono concepiti unicamente come

membri e non come soggetti autonomi.

E' necessario, piuttosto, pensare un ''multiculturalismo senza cultura'', che rifiuti l’idea di

cultura ma che sia abbastanza forte da combattere le disuguaglianze tra i gruppi culturali.

Ciò sarà possibile se si pone al centro la capacità umana di azione (human agency).

La cultura dovrebbe essere considerata rilevante nel definire le possibilità individuali ma

non necessariamente vincolante.

Le politiche multiculturali hanno spesso seguito 3 strade:

Regolamentazione: stabilire regole di comportamento valide per tutti i gruppi,

 mostrandosi poco sensibili ai valori morali delle minoranze e dando per scontato che

i comportamenti imposti siano corretti

Exit: si difende la possibilità dei soggetti di sottrarsi alle regole del gruppo qualora

 ritenute ingiuste, ma il peso della scelta è completamente sulle spalle del singolo

Dialogo: pratiche deliberative democratiche, anche se ciò legittimerebbe lo status

 quo nel riconoscimento di legittimità di parola di alcuni leader.

Un multiculturalismo senza cultura e senza gruppi invece dovrebbe saper concentrare la

propria attenzione sulla difesa dei diritti individuali, piuttosto che preoccuparsi della

distribuzione dei poteri e dell'autorità tra le diverse comunità culturali che compongono la

società.

L'idea di un multiculturalismo senza cultura è stata accusata di diluire le rivendicazioni

multiculturali, traducendole unicamente in programmi di azione positiva nei confronti delle

categorie svantaggiate.

Modood

Nonostante le crescenti critiche, per questo autore il multiculturalismo costituisce il nucleo

centrale delle politiche democratiche in quanto rappresenta un nuovo modello di

integrazione (accomodation) delle minoranze etniche e culturali.

E' necessario partire non dalla cultura ma da ''differenza'' e ''identità''.

Differenza: forme di distinzione collettiva non solo ''positiva'' ma anche ''negativa'',

 imposta dall'esterno e fonte di alienazione.

Identità: possibile forma di lotta alla discriminazione imposta dall'esterno valorizzando la

 differenza e trasformarla in motivo di solidarietà e azione comune.

Il multiculturalismo non riguarda la conservazione delle identità tradizionali ma i processi di

costruzione, contestazione, imposizione e riappropriazione delle identità sociali, collettive.

Il multiculturalismo finisce così col favorire il diffondersi di identificazioni complesse

(hyphenated) che non sono in contraddizione con le identificazioni nazionali, ma che

costituiscono le basi per un'azione collettiva che mira ad una maggiore integrazione.

A partire da questa prospettiva Modood propone un civic multiculturalism basato sull'idea

di cittadinanza multiculturale: attenta all'inclusione nel rispetto della differenza, senza

enfatizzare differenze o eguaglianze, riconosce la necessità di trovare accordi sulla

gestione dello spazio pubblico senza pretendere omologazione.

La sua proposta ha richiamato 2 tipi di critiche:

I processi di globalizzazione trasformano il senso di appartenenza secondo dimensioni

 più mobili. Richiamarsi a una forma di indentificazione nazionale non tiene conto delle

reti che definiscono le posizioni sociali degli individui nelle reti che si distendono su spazi

transazionali

Ogni forma di identificazione si basa sulla capacità di tracciare i confini che, mentre

 includono e proteggono chi è all’interno, escludono gli esterni

Intersezioni e super diversità

Un'altra direzione importante verso cui si è orientata la revisione critica del dibattito

multiculturale è quella che porta a discutere la relazione tra differenza e uguaglianza.

Nancy Fraser è stata tra le prime ad accusare i promotori di politiche multiculturali di

separare la politica culturale dalla politica sociale.

Un eccesso attenzione alla differenza trascura precocemente le disuguaglianze riducendo

le rivendicazioni multiculturali al riconoscimento simbolico delle diversità collettive

ignorando sia le richieste di giustizia sociale sia le critiche alle relazioni di potere esistenti tra

il gruppo dominante e le minoranze.

Fraser suggerisce di sviluppare uno sguardo integrato che consenta di distinguere

analicamente la dimensione materiale (redistribution), la dimensione culturale

(recognition) e la dimensione politica (representation).

Le identità collettive discriminate sulla base della propria posizione di classe (es. operai) possono

migliorare la propria condizione sociale attraverso rivendicazioni e politiche di redistribuzioni.

Le identità collettive discriminate sulla base delle proprie credenze o stile di vita invece può solo

avvenire attraverso un cambiamento culturale e simbolico che riconosca come degne e meritevoli

le convinzioni e le pratiche del gruppo minoritario.

Etnicità e genere costituiscono identità collettive ''ambivalenti'', cioè gruppi influenzati sia

dall'economia politica sia dalle strutture di valutazione culturale della società.

Non basta essere riconosciuti se si rimane in una posizione subalterna, così come non basta

poter disporre di beni materiali se rimane una rappresentanza collettiva negativa che

sminuisce e discrimina. Ciò che serve è una politica di riconoscimento che miri a stabilire

uno status di eguaglianza.

È importante de-enfatizzare l’idea di cultura evidenziando i meccanismi generativi di

oppressione, che dipende dallo studio dei modi sciali attraverso cui sono prodotte e

rafforzate le ineguaglianze.

Il dibattito sulla intersectionality invita a cogliere in'iterconnessione costante tra gli aspetti

culturali, le esperienze e le emozioni personali.

Un concetto centrale è quello di collocazione sociale (social location) che assume

l'esistenza delle differenze senza ridurle a delle essenze, fisse ed immutabili.

Le differenze di classe, genere e etnia sono concepite come dinamiche, che dipendono

dai contesti e dai significati che i diversi attori attribuiscono alle situazioni.

In quest'ottica le politiche di differenza non sono una negazione della situazione materiale

ma una forma specifica di costruzione di disuguaglianza.

Una precipitosa difesa delle disuguaglianze culturali ha creato categorie generiche che

non tengono conto della reale diversità delle posizioni sciali che derivano dalla loro

intersezione (es. bianco/nero, uomo/donna, ma non si tiene conto delle donne nere).

Ciò implica guardare i soggetti e i gruppi come caratterizzati dalla capacità di azione

piuttosto che identità.

Lo spazio della azione multiculturale dovrebbe essere definito non tanto da identità statiche

ma dalla preoccupazione di garantire l’uguaglianza di trattamento a individui che

occupano posizioni sciali differenti ed in continuo mutamento.

Più che riconoscere i soggetti come membri di culture che meritano rispetto e

riconoscimento è importante sostenere la loro possibilità di partecipazione attiva alla

società riconoscendo la molteplicità dei fattori che concorrono a definire la loro posizione

sociale.

Le società contemporanee sembrano caratterizzate da superdiversità che rende

problematico continuare a utilizzare categorie eccessivamente generalizzanti come

l’etnia, l’appartenenza locale o religiosa.

I processi di globalizzazione hanno favorito la frammentazione e la variabilità delle

differenze culturali.

Oggi i gruppi non vivono in modo autonomo e separato ma sono sempre più connessi tra

loro da interazioni economiche, politiche e culturali.

Gli individui si spostano continuamente da un gruppo all’altro assumendo come rilevanti

aspetti diversi della propria superdiversità.

Dal normativo al situazionale: l’attenzione al multiculturalismo quotidiano

Molto spesso ci si è preoccupati di indicare come dovrebbe essere la società multiculturale

senza soffermarsi ad analizzare come, nelle pratiche concrete la differenza nelle società

odierne.

Ciò ha limitato il dibattito multiculturale all’elaborazione di teorie della giustizia, ignorando

l’uso quotidiano della differenza culturale.


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

31

PESO

312.44 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione d'impresa
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof De Biasi Rocco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia della cultura

Appunti Comunicazione Interculturale
Appunto
Riassunto esame Sociologia dell'organizzazione, Prof. Marzano, libro consigliato "Teoria dell'organizzazione" di Mary Jo Hatch
Appunto
Appunti sociologia Economica (parte 1)
Appunto
Sociologia Economica, parte 2
Appunto