Che materia stai cercando?

Riassunto esame Sociologia, prof. Alacevich, libro consigliato Sociologia del mercato del lavoro, Reyneri

Riassunto per l'esame di Sociologia del lavoro, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia del mercato del lavoro, Reyneri. con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: come si cerca e si trova lavoro, i molti canali per trovare lavoro, le cinque dimensioni della ricerca di lavoro: l'intensità,... Vedi di più

Esame di Sociologia del lavoro docente Prof. F. Alacevich

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

mentre per le relazioni informali c’è una tendenza decrescente. Su scala europea si conferma perciò

che lo stato di disoccupazione, quando si prolunga, influisce negativamente sull’uso dei metodi più

impegnativi. Inoltre usano di più il giornale i disoccupati che prima facevano gli impiegati rispetto

agli operai.

LA VIA PIU’ EFFICACE: LE RETI SOCIALI

Il modo in cui si cerca lavoro influisce sulla possibilità di trovarlo? Vi sono poche ricerche in

merito perché è un argomento difficile da ricercare. Gallie e Vogler rilevarono che le donne trovano

più lavoro degli uomini in G. Bretagna, ma paradossalmente perché accettano lavori a tempo

determinato e/o parziale che danno maggiori opportunità in questo paese. Istat (1996) mostra che

l’intensità della ricerca premia i giovani più attivi mentre la ricerca Getting a Job dimostra che il

30% dei lavoratori ha trovato lavoro senza nessuna attività di ricerca ma con il contatto diretto con

datori di lavoro. Questo per la fitta rete di relazioni tra imprenditori e lavoratori dimostrata dal fatto

che si assume senza neppure aver avviato un’ azione di reclutamento.

La situazione italiana

Sono state fatte ricerche sui canali con cui si trova lavoro. La prima è della Banca d’Italia il canale

meno efficace è il collocamento (utile meno che nell’8% dei casi). Più elevata l’efficacia di risposta

sui giornali, sia della visita o invio di lettere ai datori; il canale più efficace è il concorso pubblico.

Ma la via di gran lunga più efficace sono le relazioni personali e familiari o anche il subentrare ad

un’attività indipendente di un familiare, strategia dominante per le libere professioni. Le relazioni

personali sono comunque più efficaci per i meno istruiti del centro-nord. Un confronto con ricerche

effettuate in G. B. o negli USA ha messo in evidenza che la poca efficacia degli uffici di

collocamento si riscontra in tutti questi paesi, mentre le reti informali sono una particolarità italiana.

In questi due paesi solo 1/3 di chi cerca lavoro usa canali personali e comunque non riesce a

trovarlo. In Italia invece è la maggioranza. Anche ricerche europee successive hanno confermato

che in Italia la maggioranza trova lavoro con i mezzi informali come i familiari o amici. Vi sono

differenti rilevanti però se si tratta del primo lavoro o di successive esperienze. Le segnalazioni di

parenti e amici sono molto più importanti per trovare la prima occupazione, quasi il 38% dei

giovani vi riesce così. Sia le attività indipendenti sia i concorsi pubblici sono i canali più importanti

per trovare occupazioni successive alla prima. I canali grazie ai quali si trovano lavoro differiscono

secondo il livello di istruzione: gli uffici di collocamento sono più frequenti per le persone meno

istruite, mentre i concorsi e le inserzioni sui quotidiani, le agenzie private sono più frequenti per le

persone più istruite. L’aiuto dei conoscenti diminuisce all’aumentare dell’istruzione. Per quanto

riguarda i canali di ingresso al primo lavoro le differenze di genere sono scarse soprattutto se si

tiene conto dei livelli di istruzione. Le donne trovano maggior lavoro col collocamento, concorsi

pubblici o inserzioni sui giornali che sono i canali maggiormente utilizzati da loro. Mentre nel

centro-nord è più facile trovare lavoro presentandosi direttamente ai datori, nel Mezzogiorno con i

concorsi pubblici.

L’importanza delle relazioni personali

Che il lavoro si cerchi in tanti modi ma che si trovi per lo più con le relazioni personali risulta da

tutte le indagini europee. Ma Barbieri ha trovato delle differenze tra paesi. Le reti personali

dominano in Italia ed Irlanda (oltre 70% trova lavoro così) ma non è così in G.B. e in Danimarca

dove la maggioranza ha trovato lavoro con giornali o agenzie e neppure in Francia dove i servizi

pubblici per l’impiego sono buoni. Il primato delle relazioni in Italia è dato dalla prevalenza delle

piccole imprese (c’è una relazione diretta tra grandezza dell’impresa e relazioni personali, più

grande è l’impresa e meno si ricorre a relazioni personali). Questo tipo di metodo viene utilizzato

parecchio perché riduce i costi anche per le aziende per il reclutamento, senza bisogno di colloqui o

selezioni ma basandosi sulla fiducia. La circolazione di informazioni nel mercato del lavoro è

scarsa, ma le relazioni informali non sono la panacea di questo male. Le reti di relazioni, pur ampie,

sono limitate e quindi ci si accontenta di quello che si trova grazie agli informatori. Le donne sono

più svantaggiate perché spesso hanno nelle reti sociali persone che non lavorano. Quindi nasce una

nuova discriminazione, tra chi è ben inserito nelle reti e chi no. Il compito di fare circolare più

informazioni senza discriminazioni spetterebbe all’intervento pubblico. Le reti sociali però non

sempre danno sicurezze sulla bravura. Danno affidabilità e voglia di lavorare casomai ma non è

detto che la persona sia veramente capace.

Legami forti e legami deboli

Secondo Granovetter sono i legami deboli i più efficaci per trovare lavoro, dal momento che non

investono alcuna relazione fiduciaria ma costruiscono semplici canali attraverso i quali circolano

più rapidamente le informazioni sui posti disponibili, sulle persone in cerca di lavoro ecc. Sono

spesso relazioni occasionali e il bene che viene scambiato è l’informazione e non la garanzia di

affidabilità del lavoratore. Il datore per essere sicuro di non essere ingannato deve avere una rete di

relazioni corta e con cui scambia info da tempo. Se queste relazioni sono basate sulla fiducia

tendono ad avvicinarsi ai legami forti proprie delle relazioni familiari e amicali che sono meno

efficaci nel far circolare le info sulle occasioni di lavoro. Due sono i presupposti su cui si fondano i

“legami deboli”: il primo concerne lo status delle persone coinvolte nelle relazioni. I legami deboli

consentono di accedere ad impieghi migliori perché stabiliscono relazioni (seppur occasionali) con

persone di ambienti diversi mente quelli forti li offrono solo nella propria cerchia sociale. Il secondo

è che siano sufficienti generiche informazioni perché domanda e offerta di lavoro si incontrino. Le

ricerche dimostrano che all’aumentare dello status sociale e dell’istruzione la probabilità che si

ricorra a legami forti diminuisce invece di aumentare.

I limiti della forza dei legami deboli

Negli USA è stato verificato che per il lavoro dequalificato prevalgono i legami forti familiari.

Tuttavia nei paesi occidentali in generale sono prevalentemente i legami deboli ad assicurare un

buon esito nell’accesso al lavoro, mentre nei paesi asiatici sono i legami forti. In Italia, Barbieri

effettuando una ricerca a Milano, ha notato che le relazioni con cui si trova un buon lavoro sono

fondate su legami forti e ristrette entro i confini di classe, sortendo l’effetto di accrescere

ulteriormente le differenze tra gruppi. In Grecia, invece, il ruolo delle famiglie come agenzie

informali di impiego è fortissimo. Queste differenze si spiegano con una dimensione culturale e

una strutturale. In una società aperta come l’Americana le relazioni sono deboli e più individuali;

In Italia hanno tuttora rilevanza le chiuse appartenenze familiari. D’altronde negli USA il principale

fattore di incontro tra domanda e offerta è la semplice disponibilità di informazione. Al contrario in

Italia come in Grecia o altri paesi asiatici, dove i posti di lavoro sono scarsi e costituiscono beni

durevoli, il mercato è regolato da relazioni di fiducia che si fondano su forti legami della famiglia

allargata.

Il capitale sociale

In definitiva la probabilità di trovare lavoro e di ottenere una buona posizione lavorativa

dipenderebbe dal Capitale sociale detenuto da un individuo, cioè la sua capacità di mobilitare

relazioni con persone (interne/esterne famiglia) che per il loro status elevato sono in grado di fornire

un buon aiuto. La distinzione tra legami forti e deboli passa in secondo piano (ovvero tra legami

ascritti e acquisiti). La contrapposizione principale è quella tra quantità e qualità delle relazioni,

cioè tra l’estensione e la numerosità dei contatti e lo status del conctact person. L’ampiezza delle

relazioni non ha influenza sulla probabilità di ottenere lavoro o di ottenerne uno buono (buono

status). Il capitale sociale influisce anche se in modo diverso sulla probabilità e sulla qualità del

lavoro. Per la probabilità di trovare lavoro disporre di relazioni con persone di status elevato è

importante in G. Bretagna e Irlanda (paesi con mercato del lavoro deregolato e aperto). Invece

l’effetto non è significativo in Danimarca, dove all’elevata flessibilità del mercato del lavoro si

accompagnano politiche attive del lavoro che assicurano un rapido inserimento occupazionale. Ed è

irrilevante in Italia e Francia che hanno porte di ingresso così strette per entrare nel mercato del

lavoro che non possa influire il capitale sociale. Il capitale sociale, in Italia, ha effetto

sull’accrescimento dello status. Questo effetto è positivo in Italia, G. Bretagna e Irlanda. Invece il

ruolo del capitale sociale nell’ottenere un buono status è nullo in Danimarca e Francia (dove c’è

forte intervento pubblico per favorire domanda ed offerta e ridurre le disuguaglianze di dotazione di

capitale). Il capitale sociale, dunque, è un qualcosa che riproduce i privilegi ascritti ed è una risorsa

distribuita in modo disuguale tra le classi. Per assicurare una regolazione imparziale del mercato del

lavoro servirebbe l’azione pubblica.

Un ruolo residuale per i servizi pubblici?

In Italia il collocamento pubblico non ha avuto molto successo nel reperire lavoro a chi lo cercava.

Nel 1998 sono state aggiunte, oltre alle agenzie pubbliche di collocamento, anche agenzie private

per mettersi al passo con l’Europa. Questo non ha portato, in quasi nessun paese, ad un maggiore

incontro tra domanda e offerta (a parte in Francia dove 1 su 5 dice di aver trovato lavoro grazie al

collocamento). Negli altri paesi questa percentuale non va oltre il 22%, percentuale ancora più bassa

per G. Bretagna, Olanda e Germania che comunque hanno servizi di collocamento pubblici

efficienti. Nonostante questo l’incontro domanda-offerta avviene comunque nel mercato o tramite

relazioni quindi ai servizi pubblici (privati) spetta solo il compito di affrontare i fallimenti del

mercato e gestire le situazioni difficili. Riassumendo i ruoli dei servizi pubblici per l’impiego sono

tre: • Rendere trasparente il mercato del lavoro: raccogliendo e dando info sui posti di lavoro

nuovi o vacanti gratuitamente. Come sappiamo lo scambio di info è fondamentale nel

trovare lavoro.

• Porre particolare attenzione ai soggetti meno occupabili: i servizi devono avere quindi

rapporti stabili con aziende ed imprese per collocare queste persone, ma i rapporti devono

essere normali e assidui senza far trapelare che siano solo finalizzati al collocamento di casi

critici

• Sono essenziali per le Politiche attive del lavoro a livello locale: da un lato perché

mettono in luce le situazioni di sfasamento o debolezza e quindi consentono di indirizzare

meglio gli interventi di riqualificazione professionale e di sostegno alla ricerca del lavoro.

Dall’altro perché sono anche strumenti per attuare misure di politica del lavoro:

dall’orientamento alla formazione mirata, dai percorsi di inserimento guidati

all’apprendimento delle tecniche di ricerca del lavoro.

Nel valutare l’efficacia dei Servizi pubblici per l’impiego, in Italia, occorre tener conto del fatto che

siano ancora sottodimensionati (ce ne sono pochi rispetto alla popolazione e rispetto agli altri paesi

europei). Inoltre occorrerebbe considerare, ancora, la bassa esperienza degli operatori. Non serve

solo il tempo per apprendere ma anche il tempo per far dimenticare le vecchie inefficienze

mostrandosi attivi e capaci di costituire una risorsa sul territorio.

CERCARE LAVORO VIA INTERNET

Internet ha portato delle importanti novità anche nel modo di cercare e reclutare lavoro. Basta che le

persone abbiano accesso alla rete per inserirsi nel mercato del lavoro virtuale. Chi lo cerca può

spedire curricula alle aziende o mettere il proprio curriculum su motori di ricerca appositi. D’altra

parte le aziende possono usare internet costruendo siti web con sezioni dedicate proprio al

reclutamento di nuovo personale. In realtà, le azioni di ricerca, tendono rapidamente a concentrarsi

sui siti delle Organizzazioni di intermediazione. Chi cerca lavoro preferisce consultare siti dove ci

siano tante offerte tra cui scegliere e le imprese preferiscono siti con il maggior numero di persone

in cerca di lavoro. Ci sono grandi siti di multinazionali che ormai capeggiano e altri siti “di nicchia”

che intermediano tra le imprese. All’inizio i siti delle organizzazioni di intermediazione erano poco

più di inserzioni online che riprendevano la vecchia modalità dei giornali perché si limitavano a

pubblicare annunci. Ben presto questi siti hanno molto ampliato la loro attività cominciando a

parlare dei problemi del mercato del lavoro e della formazione e a fornire alcuni servizi (gratuiti):

dalla possibilità di ricevere email per scoprire posti di lavoro vacanti più adatti al proprio profilo

professionale, alla formulazione di formati standard per curriculum ecc. Ancora maggiore è lo

sviluppo di servizi per le imprese (a pagamento): dalla preselezione, ai primi contatti col lavoratore,

dai test online delle competenze e delle personalità del candidato fino alla consulenza per il

reclutamento di candidati online. La facilità di accesso ad internet e la fruizione immensa di

informazioni ha determinato il successo di questa nuova modalità.

Quale relazione con i metodi tradizionali

Nonostante questo nuovo metodo, sembra che gli altri canali tradizionali non siano andati sparendo

del tutto. Su questo punto non si sono fatte ricerche in Europa perché internet non è ancora stato

classificato come mezzo di ricerca del lavoro. Ma una ricerca degli USA conferma che chi utilizza

internet certo non rinuncia ai canali tradizionali, anzi addirittura ne usa parecchi ed in maggior

misura.


ACQUISTATO

5 volte

PAGINE

12

PESO

57.95 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia del lavoro, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia del mercato del lavoro, Reyneri. con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: come si cerca e si trova lavoro, i molti canali per trovare lavoro, le cinque dimensioni della ricerca di lavoro: l'intensità, l'estensione della ricerca, la natura dei metodi scelti, la durata e la flessibilità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia e politiche sociali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Alacevich Franca Maria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in sociologia e politiche sociali

Riassunto esame Sociologia dei Processi Culturali, prof. Bechelloni, libro consigliato Contro l'Identità, Remotti
Appunto