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Capitolo 5

Come si cerca e si trova lavoro

I molti canali di ricerca

Di solito dai disoccupati ci si aspetta che cerchino lavoro, perché questo li distingue dagli inattivi. Poca attenzione è stata posta però, dalle ricerche, sul come chi è senza lavoro lo cerca. Vi sono infatti delle differenze nei comportamenti di ricerca che spesso assumono, per la ricerca scarso significato. Bisogna riconoscere che anche i disoccupati hanno una logica dell’attore sociale.

Le dimensioni della ricerca

Ci sono 5 dimensioni della ricerca del lavoro:

  • L'intensità: cioè la frequenza con cui si compiono le diverse azioni di ricerca.
  • L'estensione della ricerca: si va da chi si concentra su un solo tipo di azione a chi li tenta quasi tutti.
  • La natura dei metodi scelti: che possono differire per grado di formalità e tradizionalismo (la registrazione ad un concorso pubblico o al centro per l’impiego sono metodi formali e tradizionali, mentre le visite a datori di lavoro o amici intermediari sono metodi informali che utilizzano reti personali). La natura dei metodi ci dà anche l’estensione della ricerca e l’intensità della ricerca.
  • Durata: il tempo impiegato nella ricerca.
  • Flessibilità: chi cerca lavoro spesso pone delle condizioni più o meno rigide ai posti che è disposto ad accettare. Queste condizioni possono riguardare la retribuzione, il regime di orario, la distanza casa-lavoro e altri aspetti (prestigio sociale ecc).

Livello di istruzione, occasioni di lavoro e durata della ricerca

Il fattore decisivo che spiega la diversa estensione della ricerca è il livello di istruzione. I più istruiti usano, solitamente, maggiori metodi di ricerca, sia perché hanno maggiori risorse materiali e informative sia perché possono accettare metodi di ricerca propri del mercato del lavoro che ad altri sono preclusi. Sono più capaci di leggere il giornale, trovare annunci e informazioni sui concorsi. In Italia, ovunque, la relazione istruzione e maggiori metodi è positiva. Ma l’estensione dei metodi di ricerca dipende anche dalla struttura delle opportunità di lavoro a disposizione di chi è in cerca di occupazione. Nel Mezzogiorno la percentuale di chi compie una sola azione di ricerca è più alta rispetto al centro-nord, ma ciò non significa che ci sia minore attività di ricerca o più scarsa motivazione. L’apparente minor attivismo dei disoccupati meridionali si deve al loro minor ricorso alla ricerca nel settore privato (che offre poco lavoro e poca garanzia) e ad un grande ricorso ai concorsi pubblici e all’entrare in posti pubblici. Inoltre vi è spesso una corrispondenza tra metodi di ricerca e mercati del lavoro occupazionali: alcuni cercano in certi canali perché appartengono a determinati gruppi professionali, quei canali ad altri con altra tipologia professionale non servirebbero.

La situazione italiana

I canali di ricerca utilizzati in Italia dall’inizio degli anni Novanta ai primi anni del 20esimo secolo: il ricorso ai centri per l’impiego si dimezza, cresce in modo esponenziale il ricorso alle agenzie private incluse quelle di lavoro interinale. Nettamente inferiore, rispetto agli anni '80, è la partecipazione ai concorsi pubblici, ma questo perché a volte per sapere l’esito ci vuole anche un anno in Italia. Comunque 1/5 delle persone, ancora negli anni '90, aspira ad un posto di lavoro pubblico come più sicuro e redditizio, indice di mancate opportunità nel privato. Altri metodi di ricerca come ricorso a parenti e amici resta immodificato negli anni mentre aumentano esponenzialmente le risposte ad annunci sul giornale tra anni '80 e metà anni '90, per poi ridursi nel periodo successivo (per la concorrenza di internet). Il grande utilizzo dei diversi metodi dipende innanzi tutto dal contesto socioeconomico. Mentre le segnalazioni a datori di lavoro tramite relazioni personali continua ad essere utilizzato con la stessa frequenza ovunque. Inoltre si evince che le donne ricorrono in maggior misura ai canali formali sia pubblici che privati, mentre i maschi utilizzano di più quelli informali. I giovani e le persone che cercano la prima occupazione ricorrono ai giornali e ai concorsi pubblici perché più istruiti. Mentre chi ha già lavorato si rivolge personalmente ai datori di lavoro o a centri per l’impiego.

Una tipologia dei canali di ricerca

Le modalità di ricerca, riassumendo, sono tre:

  • La regolazione istituzionale/pubblica: metodi formali e istituzionali come iscrizione all’ufficio di collocamento, partecipazione a concorsi pubblici, invio lettere al datore di lavoro.
  • La regolazione anonima di mercato: con due usi dei giornali, l’inserzione di propri annunci e la risposta ad annunci di aziende.
  • La regolazione comunitaria: fondata su relazioni personali, contatto di parenti ed amici oppure il recarsi direttamente di persona dal datore di lavoro.

Ma cosa differenzia la scelta delle persone tra questi tre metodi? Prima di tutto l’istruzione, i più istruiti utilizzano solitamente il primo e secondo metodo e molto meno il terzo, come invece fanno i meno istruiti (mentre l’iscrizione alle liste di collocamento è indipendente dall’istruzione). Nel Mezzogiorno la maggioranza dei diplomati o laureati ricorrono a concorsi pubblici più dei canali informali, mentre nel Centro-Nord è al contrario, i giovani istruiti utilizzano di più i canali informali (lettere al datore, amici). Inoltre, a parità di livello di istruzione, le differenze sono significative per due metodi e basta: le donne usano meno spesso relazioni dirette e personali ma più frequentemente i giornali. Nel Mezzogiorno poche donne ricorrono ad altri metodi che non siano concorsi. Poi i metodi dipendono anche dal fatto che si cerchi la prima occupazione o si sia disoccupati: i primi cercano tramite concorsi, i secondi le relazioni dirette e le lettere ai datori (perché avendo già lavorato hanno più reti sociali e relazioni di lavoro). La durata della disoccupazione influisce sul metodi di ricerca escludendo quelli più impegnativi come le relazioni dirette, l’uso dei giornali ecc. I disoccupati di lunghissimo periodo ricorrono a metodi più inattivi, come l’iscrizione alle liste di collocamento ecc.

Un confronto europeo

La tripartizione è quella classica già illustrata (dei metodi di ricerca) ma con un’importante differenza. Il concorso pubblico è una specificità italiana e negli altri paesi fa parte di una fascia trascurabile di altri metodi. Perciò il canale formale/istituzionale o organizzato comprende solo gli uffici di collocamento. In Europa si cerca lavoro in modo diverso:

  • Germania, Gran Bretagna e Olanda: la ricerca del lavoro è soprattutto formale e organizzata (giornali e agenzie collocamento), neanche il 20% utilizza conoscenze personali.
  • Francia, Belgio e Irlanda: metodi di ricerca formale ed informale, dal 65 all’80% di chi cerca lavoro usa giornali o relazioni personali.
  • Spagna, Portogallo e Italia: prevale un mix di metodi informali e organizzati, mentre i giornali sono usati neanche il 20% in Spagna e pochissimo considerati in Italia e Portogallo mentre l’80% di chi cerca lavoro lo fa con metodi informali e relazioni personali.

Le donne, anche in Europa, usano meno le relazioni personali e più i giornali e metodi formali. L’uso di metodi di ricerca varia molto anche a seconda dell’età. I giornali sono più utilizzati dai 25-34 e molto meno da chi cerca lavoro in età avanzata. I meno istruiti ovvero i più anziani utilizzano meno il giornale e anche i giovanissimi. Non si notano differenze tra giovani e adulti nel ricorso a rapporti personali. I disoccupati usano poco relazioni personali e giornali. La durata della disoccupazione ha due diversi effetti: l’uso dei giornali presenta un andamento a U rovesciata mentre per le relazioni informali c’è una tendenza decrescente. Su scala europea si conferma perciò che...

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Alacevich Franca Maria.
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