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Regioni Sud: non c’è occupazione oltre ai problemi italiani in generale. Il sud è sotto occupato e

sono molto sotto le medie EU. C’è un’alta occupazione maschile tra i 55 – 64 ma non è positivo è

così perché non sono riusciti a prepensionarsi.

Tasso di occupazione totale e nei servizi

Il tasso di occupazione totale è più alto nei paesi in cui è più alta la percentuale di persone

Occupati nel settore (netto)

occupate nei servizi. Il tasso di occupazione nei settori = Pop. 15−64

• Occupazione femminile:

- Più posti per lavori che venivano svolti dalle famiglie

- + servizi per settori che altrimenti non interessavano

- Alto livello di istruzione

Modelli di successo

1) Welfare economy (Danimarca) -> Welfare elevato

2) Market economy (GB) -> Welfare ridotto

Invece, nel caso della Germania l’occupazione è alta ma non perché si è sviluppato il settore dei

servizi. È un paese che internizza molto (alta occupazione manifatturiera, servizi alle imprese +

femminizzazione)

Nel caso dell’Italia il tasso di occupazione nei settori produttivi è alto, non c’è molta occupazione

nei servizi alle imprese, alla sanità e all’assistenza sociale. Ci sono forti differenze territoriali:

- Nord: occupazione industria 21,5%

- Sud: occupazione industria 10,8%

Nord sotto-terziarizzato, simile al modello tedesco (alto tasso di occupazione manifatturiera) servizi

sotto la media EU.

Cosa determina questa situazione italiana?

1) Forte domanda lavoro operaio -> soddisfatta dall’immigrazione

2) Bisogni delle famiglie non soddisfatti

3) Sud sotto-industrializzato

• Tasso occupazionale basso (ma c’è settore pubblico)

• Non c’è occupazione nell’industria manifatturiera

Questa è una situazione eccezionale in EU. Le differenze territoriali fanno sì che lo sviluppo non

possa essere raggiunto con le stesse proposte.

Dal 2000 c’è stato un aumento occupazionale dei lavoratori anziani -> riforme pensionistiche che

alzano l’età di ritiro dal lavoro

In Italia: aumento spontaneo perché i livelli di istruzione tra generazione sono molto diversi.

In realtà: scarsa occupazione 55/64 perché poca istruzione e non perché il sistema pensionistico è

lassista

Per le donne: quelle tra 55/64 non lavorano da giovani (anni 60/70 boom delle casalinghe)

Come si può aumentare l’occupazione?

Obiettivo EU:

• 2010

- 70% tasso occupazionale 15-64

- 60% donne

- 50% anziani

• 2020 nuovo obiettivo più generico (tasso occupazione 75%)

In termini di politiche è meno efficace però perché non sono specificati i target: l’occupazione

femminile rischia di essere oscurata se non si fissano obbiettivi specifici

Occupate per amore o per forza?

Dagli anni 60 è mutato il paradigma, una nuova condizione della donna nella società

contemporanea. Il tasso di disoccupazione non basta più a indicare il livello di criticità del mercato

del lavoro -> esiste disoccupazione femminile scoraggiata. Il tasso di occupazione come obiettivo

-> riduce artificialmente il livello di disoccupazione, le donne rinunciano a cercare (esito implicito

delle politiche pubbliche).

Per aumentare l’occupazione però: ¾ donne adulte deve lavorare

Adesione a un particolare stile di vita familiare. Ruolo del lavoro per costruire un’identità personale.

Problemi nelle società in cui prevale l’orientamento alla famiglia.

Fino a che punto può crescere l’occupazione nei servizi?

I servizi creano occupazione -> bassa e costante produttività = aumento dei servizi e aumento

dell’occupazione. Ma dà vita alla malattia dei costi generata dal costo in termini relativi.

Contro il lavoro industriale:

• i servizi costano sempre di più e sono sempre più richiesti

• Non si può innovare, migliorare come si fa con i prodotti perché ci sono servizi che i robot non

possono fare

Per creare nuova occupazione servirebbe uno sviluppo dei servizi sociali e alla persona ma sono

le famiglie che con le scelte di consumo determinano queste situazioni. Le scelte delle famiglie

dipendono da: livello del reddito, costo dei servizi e limiti di tempo.

Soluzione per malattie dei costi

1) Modello americano: pagare meno chi lavora nei servizi (working poors)

• Servizi privati (solo i ricchi possono

• Livelli salariali più bassi (per chi lavora nei servizi)

2) Modello europeo: ripartire il maggior costo dei servizi su tutti attraverso il sistema fiscale (le

diseguaglianze non è accettabile!)

• Servizi pubblici (accessibili a tutti nonostante il costo)

• Problema di sostenibilità (questo modello non ha molte possibilità di espansione dei servizi)

Evitare la società 2/3 = alta polarizzazione tra classe privilegiata e sotto classe dei lavoratori

marginali.

Il peso fiscale dipende da chi ha un reddito regolare. Il Welfare andrebbe ridisegnato in misura dei

problemi attuali: rafforzare il principio di uguaglianza in certi servizi ma rinunciarvi per altri (oppure

basarsi di più sul volontariato. Ma se i redditi sono diversi si può comunque assicurare un uguale

accesso a servizi di buona qualità.

Diretto o indiretto, sostenuto cioè dal prelievo fiscale. È il problema della malattia dei costi

(cost disease). Infatti, a causa della scarsa o nulla dinamica della produttività, che non ne

riduce l’alta intensità di lavoro, i servizi sono destinati a diventare sempre più costosi

rispetto ai beni prodotti dall’industria. Questa tendenza può essere frenata solo dalla

disponibilità di lavoratori che costino poco, una condizione che di regola presuppone forti

differenze retributive

Dalla classe operaia centrale al lavoro manuale non operaio

1) Riduzione lavoro manuale e operaio

2) Terziarizzazione + cambiamento struttura delle professioni da lavoro manuale a lavoro

impiegatizio

3) Si attenua sempre di più la distinzione tra lavoro operaio e impiegatizio (salario, orario,

contenuti, ambiente di lavoro)

4) + servizi / - industria

Declino operaio della grande fabbrica

Figura centrale:

- mercato del lavoro

- struttura classi sociali

- sistema di relazioni industriali

A causa di un triplice processo

1) Contrazione occupazione industriale

2) Caduta della grande impresa

3) Riduzione del lavoro operaio nella grande impresa

Ritardato sviluppo e il rapido crollo della grande fabbrica

Inizio anni 70, 3 picchi:

1) Livello massimo di occupazione nell’industria manifatturiera

2) Massimo occupati e grandi complessi

3) La più alta quota di lavoratori dipendenti

Maggiore espansione di classe operaia centrale:

• Grandi fabbriche con produzione in serie (fordiste)

• Organizzazione lavoro ordinario r ripetitivo

• Localizzazione nel triangolo MI-GE-TO e in alcuni paesi del sud

- Inizio anni 70 1200000 operaio = 8% popolazione dipendente

- Anni 90 30000 = 2%: si riduce moltissimo ma con la terziarizzazione nasce la nuova classe

operaia dei servizi (non crea solo lavori buoni)

Questione rilevante della sociologia del MDL: si sta creando un ghetto di proletari dei servizi?

NO. La condizione occupazionale determina condizione sociale (il lavoro crea la società). Gli studi

dicono che nessuno rimane intrappolato in questi settori ma che ci passano attraverso. Lavoratori

in transito (giovani, donne di mezza età, immigrati). Il rischio di intrappolamento rilevato in Spagna

e in Italia, riiniziano le preoccupazioni se non si tratta di popolazione in transito.

Qualificazione lavoro in prospettiva comparata

Contrasto tra ottimisti / pessimisti

• Studi in aziende industriali -> dequalificazione (analisi micro). Il limite: gli studi di un caso non

sono generalizzabili

• Analisi struttura occupazionale -> lavori qualificati con industriali. Il limite: etichette che non

cambiano

Fine anni 80: nell’industria: riqualificazione lavoro, proletariato e servizi.

Confronti cross-National: trascurano decentramento produttivo internazionale. I paesi avanzati:

teste ad alta professionalità. Paesi sviluppati: corpi produttivi

L’innalzamento professionale -> upgrading vs polarizzazione occupazionale = crescita occupazioni

qualificate (> % lavoratori della conoscenza), decrescita occupazioni dequalificate.

Polarizzazione asimmetrica

1) Mutamento tecnologico

• > competenze e capacità cognitive

• Sostituzione mansioni ripetitive manuali e no (ma non per tutto)

2) Disponibilità forza lavoro

• Autoctona -> istruiti -> mansioni quali (+ donne, + giovani)

• Immigrati -> per mansioni dequalificate

Possibile equivoco per analizzare i mutamenti nella struttura occupazionale: tasso di incremento di

un’occupazione non va confuso con il suo contributo alla creazione di posti di lavoro. I piccoli

gruppi aumentano, non creano; i grandi gruppi non crescono, creano tanta occupazione (per

sostituire il pensionamento

Confronto per settori (Italia)

Settore industriale:

• Alta

• Poche professioni intellettuali / + lavoro manuale qualificato

• Non c’è l’ufficio marketing, servizi, risorse umane

Servizi alle imprese

• Tanto lavoro qualificato

• Ma sono poco sviluppate

Servizi private alle persone

• Commercio e turismo

• Non c’è sviluppo (siamo ancora arretrati)

• Piccolo albergo / negozio: non richiede lavoro specializzato (al contrario delle grandi

organizzazioni)

Bassa qualità occupazione in Italia è dovuta al fatto che le occupazioni intellettuali per qualche

motivo sono meno in tutti i settori.

Cosa è successo negli anni?

Anni 90-2004: crescono attività qualificate

2004-2009: la crescita si ferma e crescono le occupazioni elementari (svolte da immigrati) ->

polarizzazione

No opportunità lavoro qualificato -> sovra-istruzione

I giovani sono istruiti ma non ci sono le occupazioni giuste

• Teoria del capitale umano: + istruzione + domanda per lavoro qualificato

• Teoria riproduzione sociale: esito della competizione tra coloro che aspirano ad un’ascesa sociale

e quelli che difendono le posizioni acquisite

La società dei servizi (tre dimensioni di cambiamento)

1) Competenze informatiche

• Italia ½ lavoratori usa il pc < media EU

• Altri paesi >70%

2) Sapere generale e trasversale (formazione base usata in + ambienti)

3) Trasformazione delle professioni tradizionali

• Bene/servizio intatto

• Cambiano le conoscenze

4) Competenze cognitive, comunicative, sociali

• In parte possono essere appese

• Skills trasversali

Servono a:

• Problem solving

• Guidare i processi lavorativi non determinati

• Assumere responsabilità

• Coinvolgersi negli obiettivi

• Manipolare rapporti interpersonali

Funzioni 70% nelle professioni intellettuali

Relazionali 40% nelle professioni manuali

5) Si indebolisce il nesso tra mansioni lavorative e settori merceologici

Mestiere:

• Combinazione abilità manuali e competenze tecnico merceologiche

• Acquisite con esperienza le qualità proprie del lavoratore

• Agevole mobilità inter-aziendale ma non settoriale

Posto / mansione

• Grande impresa taylorista cono parcellizzati e quella di integrazione e controllo affidati a funzione

specializzate

• Mansione = insieme limitato di compiti (diversa da impresa a impresa

• Mobilità interaziendale ma non settoriale

Professione (trasversale ai settori)

• Si rompe il nesso tra attività e settori merceologici

• Emergono grandi aree professionali definite da funzioni e livello

Professionalizzazione

- Svolta fuori dai vincoli di organizzazione

- Fondata su sapere scientifico e reputazione

- Richiede autonomia e discrezionalità

- Accesso attraverso cv formali e cooptazione da parte di pari

Professione - posto – mestiere

- In qualche modo possono anche convivere

- Es. settore alberghiero

Partecipazione delle donne al MDL

Il ritorno delle donne al lavoro extra familiare e retribuito costituisce il fenomeno più importante del

MDL del 20° secolo. Le donne erano già state presenti nel MDL per agricoltura, industria tessile e

2GM. Dagli anni 70 in poi cresce, dagli anni 90 rallenta. In Italia è un processo ancora in crescita e

in atto. L’occupazione cresce in tutti i paesi. Le differenze più ampie sono il tasso di attività totale

che dipende dalla partecipazione al lavoro di donne tra i 25/50 anni (sposate e con figli=

Modelli di partecipazione al lavoro per età

1) Europa centro settentrionale

- Studiano -> picco :26 anni / 1° figlio -> cala / dopo la maternità cresce (andamento bimodale).

Legata al ciclo di vita familiare

2) Europa meridionale

- Escono dal MDL dopo i figli e poi non vi rientrano

3) Maschile

- Si entra nel MDL e si esce per pensionamento

Si basano sulle curve dei tassi di attività per età. Recentemente c’è progressiva convergenza di

tutto verso il modello a campana. I grafici non riguardano una singola persona bensì diverse

generazioni nello stesso istante. In Italia i livelli sono molto minori delle medie EU ma stanno

cambiando.

Italia: forti differenze territoriali

• Centro nord: solo in 17% percentuali meno che quello tedesco / francese. Figura casalinga quasi

scomparsa. Grande crescita del tasso di attività donne adulte

• Mezzogiorno: tasso attività cresciuto molto piano. Figura casalinga ancora rilevante anche tra i

giovani. 20 / 30 anni + attive ma quando disoccupate

Come si spiega la crescita della partecipazione al lavoro

1) Occupazione part-time: si diffonde in tutti i paesi (meno che in Italia)

2) Gestione attività familiari (doppia presenza /boom divorzi e famiglie instabili)

3) Crescita istruzione superiore

4) Femminilizzazione della domanda di lavoro

1 Part-time

Contratto contenente meno ore di quello full-time (40/Sett) ovvero 20/sett. Comparazione

internazionale:

• Vincoli orari diversi dall’Italia (+ore) alla GB (– ore)

• Stabilità occupazionale diversa (part-time indeterminato/determinato)

- GB e Germania + instabili e – tutela

- Svezia e Norvegia + stabili e –ore

• Qualità occupazionale

- Collocazione oraria

- Part-time orizzontale (tutto uguale per settimane) o verticale (tutto concentrato)

- Variabilità oraria

La diffusione del part-time ha fatto aumentare l’occupazione femminile

La correlazione positiva è evidente. Anche eccezione: Portogallo e Finlandia. Nel tempo la

relazione non si indebolisce ma rimane valida.

• Anni 70/80: boom occupazione part-time che cresce di più di quella full-time. In USA addirittura le

sostituiscono

• Fine anni 80: in EU -> occupazione femminile full time cresce è del part-time

• Anni 90: contributo ancora più forte

• 2000: ancora in crescita -> c’è correlazione positiva costante

Caso Italia:

• Cresce l’occupazione femminile ma non cresce il part-time

• Dal 1993: piccola crescita

• 93-2008: cresce del 7% (+50% occupazione femminile = part-time)

• La quota part-time rimane bassa (28%) e < della media EU 36%

• Se calcoliamo l’occupazione equivalente: 2 part-time = 2 full time

Dov’è diffuso il part-time?

• Commercio

• Servizi di cura

• Ristorazione / turismo

• Pubblici

• Settore bancario

• Industria manifatturiera

Livello istruzione lavoratori part-time?

Mediamente: + istruzione = - part-time

Livello professionale lavoratori part-time?

Mediamente: - qualificazione attiva = è part-time / + attività intellettuale = -part-time

Si diffonde per pressione delle imprese o per esigenze delle lavoratrici?

Part-time volontario / involontario:

- Dove part-time poco diffuso: + involontario (Italia)

- Part-time più diffuso: - involontario

Non c’è bisogno di confronti tra paesi diversi (che hanno diversi sistemi normativi) questa relazione

vale anche tra nord e sud Italia

Perché?

Questi fenomeni contro-intuitivi si spiegano con la presenza di 2 popolazioni distinte

1) Emancipate (+ full-time) -> involontarie

2) Grateful Slaves (+ famiglia – lavoro) -> volontarie

Se l’occupazione è scarsa e il part-time poco diffuso per un effetto di auto selezione tra le donne

che lavorano prevalgono le emancipazioni. Se l’occupazione è part-time diffuse su mercato del

lavoro ci sono anche delle grateful slaves che essendo favorevoli al part-time cambiano le

statistiche. Ma le decisioni potrebbero essere condizionate da: no servizi, ideologia patriarcale,

scelte individuali, riferimenti valoriali.

2 La doppia presenza

Come si concilia il lavoro salariato / familiare in Italia?

NO.

1) Non con il part-time

2) Non con l’equa divisione del lavoro domestico (+50% donne: 60h/sett x famiglia e lavoro US

20% uomini)

3) Non con migliori servizi sociali per l’infanzia

• 11% bambini iscritti al nido

• 95% bambini iscritti alla scuola materna

• Congedo maternità

- Luogo rispetto ad altri (ma con limite lavorativo)

- 80% obbligo / 30% retribuzione

- È una tutela (non c’è ricattabilità)

- È un limite (vedi colloqui) -> congedo paternità

• Assegni familiari (livello in media con EU ma non è universale

4) Non con migliore assistenza anziani e disabili

SI.

1) Reti di aiuto familiare

- Nonne che non lavorano e sostengono figlie e nuore

- Questo processo nel tempo si esaurisce

- La popolazione invecchia -> richiesta lavoro di cura maggiore

2) Ricorso a collaborazioni domestiche

- L’emancipazione delle donne italiane dentro la famiglia (e dalla famiglia) è consentita dalla

condizione servile dell’immigrato

3) Riduzione impegni familiari -> meno figli = + lavoro

- Forte caduta dea fertilità

- Ma ciò non vale in tutti i paesi: in Svezia: + lavoro = + figli

- Italia tipo welfare residualistico

- Tassi occupazione EU (20-54 anni):

• 77% senza figli

• 72% 1 figlio

• 69% 2 figli

• 55% 3 figli

- Relazione tra natalità e occupazione femminile:

• + occupazione = + natalità (paesi del nord)

• Serve l’intervento per servizi e cure

• Paesi del sud poco lavoro e poca natalità

3 Istruzione

• Il tasso di attività cresce al crescere del livello di istruzione

- 2008: 18% licenza elementare; 40% licenza media; 64% diplomate; 80% Laureate

• Metà 77 – Metà 92: cresce livello di istruzione -> cresce occupazione ma non cambia

l’atteggiamento di fondo verso l’occupazione

• 1995 – 2008: 2/3 crescita lavoro per livelli di istruzione; 1/3 aumento propensione a lavorare

Perché le donne istruite sono + attive?

1) Teoria del capitale umano: dato che l’istruzione è un investimento costoso le donne tendono a

cercare lavoro per poi mantenerlo per far rendere il + possibile il loro investimento

2) Approccio sociologico: la scuola diffonde nuovi modelli di vita (emancipazione)

Queste 2 spiegazioni non sono in contrasto ma convivono. Il problema non è l’ingresso ma la

permanenza del MDL dopo il matrimonio e la nascita dei figli.

Come gioca l’istruzione?

1) Occupazione + qualificata, + soddisfacente, è retribuzione

2) Maggior attaccamento al lavoro

3) In Italia: + istruzione = + occupazione nel settore pubblico (+ possibilità di conciliazione lavoro e

famiglia

Perché le donne sono più istruite?

• La crescita dell’istruzione superiore per le donne è cresciuta di più degli uomini (anni 80: + donne

istruite che uomini)

• Non bisogna cadere in ragionamenti circolari (es. emancipazione + investimenti nel lavoro)

Spiegazioni vere:

• Le donne hanno voti scolastici maggiori

• Tenore di vita più elevati (meno figli per famiglia)

• Aspirazione alla mobilità sociale, prima veniva col matrimonio, ora se non sei istruita non sei un

buon partito

4 Femminilizzazione domanda di lavoro

• Occupazione femminile > nel terziario 50%

• + terziario = + occupazione femminile

• Settori (Italia):

- Commercio / turismo / ristorazione -> 1 fase meno qualificata

- Servizi pubblici alla persona -> 1 fase meno qualificata

- Credito assicurazione -> 2 fase terziario + qualificato

- Servizi avanzati alle imprese -> 2 fase terziario + qualificato

• Settore pubblico:

- Si entra per concorsi (strumento meno discriminante perché universale)

- Concede + conciliazione lavoro – famiglia

- + donne istruite con figli

Perché il terziario si rivolge alle donne?

1) Circolo virtuoso: + terziario = + servizi = + lavoro, le attività di cura vengono esternalizzate

2) Costruzione sociale: delle occupazioni femminili (stereotipi)

• Donne capaci di mantenere relazioni sociali (gentili) (hostess, cameriere)

• Donne capaci di reggere la noia (pazienti, ordinate) (impiegate, segretarie)

Gli stereotipi di genere influenzano le scelte educative

Più occupate = più segregate?

• + occupazione femminile perché + crescita dell’occupazione femminile -> + segregazione

• Occupazione femminile si alza in settori / occupazioni maschili quando diventano socialmente

poco attraenti (es. maestri di scuola elementare)

Indicatori:

• Segregazioni orizzontali = concentrazione in settori /occupazione sullo stesso livello

• Segregazioni verticali = concentrazione in settori occupazioni con diverso livello di prestigio

I dati riguardano la segregazione orizzontale: dato che le donne nell’occupazione complessiva

sono meno, se troviamo una concentrazione solo in alcuni settori è negativo! Possiamo

immaginare che sia in atto un meccanismo di limitazione delle scelte (es. istruzione / settori in cui

non assumono donne / soffitto di vetro)

Indice di dissomiglianza = proporzione di donne che dovrebbero cambiare settore per avere un

eguale distribuzione di uomini e donne per settore.

• Più occupazione = + dissomiglianza, perché l’occupazione femminile è trainata dal settore

terziario e dal part-time

• Svezia /Finlandia/ Norvegia: hanno segregato le donne

In Italia l’indice di dissomiglianza è basso rispetto EU, aumentare l’occupazione significherà

aumentare segregazione.

Segregazione verticale

• Dati medi EU:

- + presenti in settori meno qualificati

- - presenti in settori più qualificati

• In Italia: la segregazione verticale non è così tanto un problema nel proletariato dei servizi non ci

sono poi così tante donne

• Soffitto di cristallo: sempre più spesso le donne entrano nel MDL in modo paritario ma poi

vengono bloccate nel loro cammino, ad eccezione della magistratura -> è completamente

formalizzato l’accesso, quindi da 4% a 50%

Spiegazione:

- Serve > disponibilità di tempo

- Serve > disponibilità di mobilità geografica

- Il reclutamento viene fatto da chi sta posizioni superiori (uomini) -> le donne vengono escluse

dalle reti informali “old boy networks”

Capitolo 3 i modelli di disoccupazione in Europa

Come si struttura? Che soggetti colpisce?

• È importante un’analisi comparata per MDL europei

• Politiche adeguate alle singole e specifiche caratteristiche territoriali

Italia:

• Penalizzazione di donne, giovani senza esperienza

• Bassa penalizzazione dei maschi adulti

Confronto EU

• Poche differenze intorno alla media EU

Ma tante differenze se si guarda la struttura della disoccupazione per le 3 dimensioni

2 Dimensione: Genere

• Donne + disoccupate in tutti i paesi tranne GB/Irlanda: + uomini; SUD/Nord: uguali

Tot.Disocc F.−Tot. Disocc. M.

Indice didiscriminazione di genere=

• Totale disoccupazione

- È + elevato

- Non dove c’è alta disoccupazione

- Non dove c’è + occupazione femminile

- Si: nei paesi che creano poca occupazione

1Dimensione: Disoccupazione

• Differenze per età: i giovani sono più colpiti da disoccupazione (tranne che Germania) con paesi

con tassi bassi ma anche elevatissimi 30%

• 1° modello Italiano: disoccupazione giovanile altissima; donne: tasso di disoccupazione cresce

all’aumentare dell’età ma non troppo

• 2° modello Tedesco: non esiste problema specifico di disoccupazione giovanile perché è circa

uguale in tutte le fasce d’età. Disoccupazione più elevata tra 55/59 anni. Spiegazione del sistema

di formazione duale.

• 3° modello europeo: tasso disoccupazione giovani = doppio degli adulti; tasso disoccupazione

anziani più elevato; penalizzazione dei giovani diversa da paese a paese; immagine della

disoccupazione per età diversa da quella fornita dal tasso totale di disoccupazione.

• IT/SP/SV: rischio disoccupazione giovanile alto

• IT/GR: adulti ugualmente colpiti

• Germania: maschi 35-49: tasso + alto; disoccupazione giovanile bassa

• Danimarca/Austria: disoccupazione bassissima

Per mostrare le differenze si fa ricorso a:

tax disocc. 15−24 disocc.(25−49)

( )−tax

Indice di penalizzazione= tasso disoccupazione tot.

Perché la disoccupazione giovanile rispetto a quella degli adulti varia da paese a paese?

Ipotesi 1: non è vero che la disoccupazione giovanile aumenta nei paesi in cui c’è tanta offerta di

lavoro giovanile

Ipotesi 2: nei paesi in cui il tasso di occupazione totale è molto basso -> + alta disoccupazione

giovanile, se i posti di lavoro sono una risorsa scarsa -> i giovani vengono penalizzati

Disoccupazione degli “anziani”

• Differenze tra paesi, non appare connessa a nessun indicatore MDL

• Doversi sistemi pensionistici (paese + penalizzato: Germania)

• Anni 80: politiche per prepensionamento

• Poi: crisi finanza pubblica, invecchiamento popolazione

Diversa struttura disoccupazione

• Non si può ragionare sui tassi di disoccupazione specifici (donne, giovani)

• Per attivare politiche contro la disoccupazione bisogna guardare l’intero universo dei disoccupati

• Struttura per genere: non molto diversa da paese a paese:

(+Donne – Uomini) -> Italia

(Donne = Uomini) -> Olanda

(- Donne = + Uomini) -> GB

• Struttura per età:

Italia: giovani disoccupati in % minore ma perché c’è meno natalità

GB+SV: da poco % disoccupati giovani a maggiore

Germania: poco più del 25% -> la più bassa

3 Dimensione: struttura per posizione sul mercato

Caso particolare Spagna: si sono diffusi contratti atipici e i giovani iniziano subito a lavorare ->

diventano disoccupati in senso stretto a età minori.

È importante saperla perché:

• 1° occupazione -> MDL con barriere forti

• Disoccupazione in senso stretto -> MDL flessibile

4 Dimensione: posizione nella famiglia

La posizione nella famiglia della persona in cerca di lavoro è molto importante perché influisce

sulle risorse economiche e psicologiche. Spesso le risorse economiche prevalgono ma quelle

psicologiche sono importanti. Genere: le donne possono avere processi identitari differenti.

Rischio disoccupazione: che MDL è più rigido?

Rischio disoccupazione più alto per donne e giovani. È confermato da un indice per la percezione

soggettiva di insicurezza.

• Studio sulla flessibilità per MDL (+rischio = - disoccupazione)

• Dal confronto EU-USA -> teoria dell’eurosclerosi

EU + rigidità = - crescita occupazionale VS USA: job machine

Critiche

1) Confronto in un tempo + lungo: anni 60-70 in EU, la crescita occupazionale era alta

2) Paesi EU molto diversi tra loro: USA modello unico a livello interno ma anni 80-90 in EU alcuni

paesi allineati con USA

3) EU e USA sono 2 modelli alternativi: modelli economici e sociali troppo diversi per il confronto

Come valutare la rigidità del MDL

Protezione dell’occupazione:

• Procedure che regolano l’assunzione e il licenziamento

• Norme giuridiche e contrattuali che limitano la discrezionalità delle imprese nell’assumere e

licenziare i lavoratori

Ipotesi: + protezione = - mobilità = + disoccupazione

Anni 90: OCSE -> indice di protezione dell’occupazione EPL

Prende in considerazione le normative sui contratti a tempo determinato e indeterminato.

Critiche:

• Impossibilità di tener conto l’effettiva applicazione

• Flessibilità / rigidità informali

• Ambiti di applicazione delle norme

Caso Italia: trattamento di fine rapporto (TFR) incluso tra i costi di licenziamento, nel 2004:

revisione dell’indice (da 2,8 a 1,8). L’Italia è tra i paesi più rigidi (scende dal 7° posto al 18° posto)

Deregolazione al margine, ovvero contratti indeterminati rigidi e determinati molto flessibili

Mobilità del lavoro dipendente in Italia

In linea con altri paesi EU in termini di:

- Turnover di posti di lavoro = sì ai posti di lavoro creati / distrutti in sano

- Turnover di lavoratori = che sono stati assunti o hanno cessato un rapporto di lavoro

Ma è un dato in controtendenza perché si crede che ci sia mobilità minore.

Com’è possibile che in Italia ci sia:

• Alta mobilità (alta probabilità di perdere lavoro)?

• Basso rischio per gli occupati di diventare disoccupato? Cioè che la disoccupazione in senso

stretto è bassa?

Rigidità crea livelli + alti di disoccupazione?

No! Era una vecchia tesi OCSE, non crea nemmeno disoccupazione giovanile. Più rigidità

comporta una maggiore protezione delle occupazioni, implica: riduzione della disoccupazione di

breve periodo, aumento della disoccupazione di lungo periodo e la contrapposizione insider-

outsiders.

Per condizione giovanile gioca più tosto un ruolo il sistema formativo: per esempio in Germania ->

la formazione professionale, ovvero la protezione del lavoro è elevata e il mercato del lavoro rigido

ma i giovani vengono assunti di più. In Inghilterra la formazione generale non fornisce segnali

adeguati alle imprese quindi anche se MDL è flessibile i giovani vengono assunti meno.

Welfare state e mancanza di lavoro

Sussidi per disoccupati in EU si basano su due principi:

1) Sussidio assicurativo: si basa su un’assicurazione per dargli protezione in caso di perdita del

lavoro

• Il risarcimento per il danno subito dalla perdita del lavoro

• Indennità proporzionale alla retribuzione e ai contributi, a scalare e a termine

• Nessuna valutazione sullo stato di bisogno

2) Sussidio assistenziale:

• È legato allo stato di bisogno

• Senza scadenza (tranne Spagna e Portogallo)

• Non esiste in Italia e Grecia

• È universalistico, non si basa sui contributi versati

Valutazione sistema sostegno al reddito per i disoccupati

1) Grado di generosità:

- Rapporto tra indennità e retribuzione

- Durata

2) Grado di copertura

- Quante persone in cerca di lavoro percepiscono un’indennità

L’Italia è in fondo alle classifiche per entrambi i criteri

Fortissimi squilibri nel sistema di sostegno al reddito

Indennità di disoccupazione con requisiti ridotti -> sostituita da mini assi (che esclude

l’agricoltura)

Scopo: è una periodica integrazione di reddito per lavoratori anziani / precari

Per chi perde lavoro da medie-grandi imprese

1) Indennità di mobilità

2) Cassa integrazione guadagni (CIG)

• Diretta a conservare posto di lavoro in caso di temporanee difficoltà ma di fatto molto spesso

utilizzate come sostegno al reddito dei disoccupati

• 80% delle retribuzioni per 12 mesi (ordinaria), 36 mesi (straordinaria)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del mercato del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Fullin Giovanna.

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