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Sociologia 2 – Lavoro e mercato (Fullin)

Cos'è?

Variazione dell’organizzazione, della qualità nei differenti settori produttivi e professionali mettendoli in relazione col variare del modo di produzione, tecnologia, struttura aziendale, sindacati, popolazione. Studia gli effetti che ha sulla collettività, stratificazione, tempo libero, qualità della vita.

La SML è una parte della sociologia del lavoro. Cosa studia?

Struttura dell’occupazione (incontro) e disoccupazione (non incontro). Meccanismi funzionamento del mercato del lavoro. Questioni es. modalità di organizzazione del lavoro, divisione lavoro e professioni.

Mercato del lavoro = meccanismi che regolano l’incontro tra i posti di lavoro vacanti e le persone in cerca di occupazione. Determinano i salari pagati dalle imprese ai lavoratori.

Analisi MDL

  • Occupato
  • In cerca/disoccupato
  • Inattivo

Etichette che servono per classificare uomini e donne all’interno del mercato del lavoro:

  • Occupato = chi svolge un lavoro
  • Occupazione:
    • Capacità di dare reddito alle persone
    • Produzione di beni e servizi utili
    • Riconoscimento sociale e personale
  • Da questa definizione rimane fuori:
    • Volontariato
    • Lavoro domestico
    • Attività per l’autoconsumo
  • Disoccupato:
    • Non avere occupazione (condizione economica)
    • Essere in cerca di lavoro (attività)
    • Essere disponibile al lavoro (attitudine)
    • Aver bisogno di reddito (stato di necessità)
  • Inattivi: È la parte di popolazione che non partecipa al mercato del lavoro cioè che non sono occupati e non cercano lavoro (casalinghe, studenti, pensionati, inabili)
  • Figure Ambigue
    • Sotto-occupazione = chi lavora saltuariamente/occasionalmente (per sopravvivere) ma sarebbe disponibile a lavorare più intensamente
    • Disoccupato = con lavoretti
    • Lavoratori in cassa integrazione
    • Cercano lavoro ma sono “scoraggiati” (non cercano attivamente)
    • Disoccupazione volontaria = non accettano lavori non rispondenti alle loro aspettative

Indagine Istat sulle forze lavoro

Strumento con cui si stima il numero e le caratteristiche di occupati, disoccupati e inattivi. Tutti i paesi europei promuovono rilevazioni delle forze lavori per comparazione. Definizioni condivise dall’EU. Occupati, disoccupati e inattivi si escludono reciprocamente e sono in scala (e ognuno può categorizzarsi).

In Istat-ffll: definizione operative di:

  • Occupato = coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito nella settimana precedente la rilevazione
    • Dipendenti = persone con impiego salariato. Hanno un legame formale col proprio impiego
    • Indipendenti = persone che svolgono un lavoro in vista di un profitto proprio o della famiglia
  • Disoccupato
    • In cerca = lo ricerca attivamente ed è disponibile a lavorare
    • Ricerca attiva = denaro, aver svolto almeno 1 operazione di ricerca negli ultimi 30 giorni
    • Disponibili a lavorare = entro la settimana successiva la rilevazione
  • Forze di lavoro (popolazione attiva = occupati in cerca di occupazione, rappresentano l’offerta di lavoro
  • Non forze di lavoro (popolazione inattiva = chi non è né occupato né in cerca di lavoro, comprende:
    • Non forze di lavoro in età non lavorativa (<15 anni >64)
    • Non forze di lavoro in età lavorativa (15-64 anni) (studenti, casalinghe, inabili)

Indicatori

  • Tasso di attività totale, misura il grado di partecipazione al MDL di una popolazione con maggiore propensione a lavorare o a cercare un lavoro
    • Netto: rapporto percentuale tra forze lavoro e popolazione in età lavorativa (forze lavoro x100 / popolazione 15-64)
    • Lordo: rapporto percentuale tra forze lavoro e popolazione totale (forze lavoro x100 / popolazione totale)
    I tassi possono essere calcolati su specifiche fasce di forza lavorativa diverse per genere, età e livello di istruzione.
  • Tasso di occupazione totale
    • Netto Occupati x100 / popolazione 15-64
    • Lordo Occupati x100 / popolazione totale
    Questo tasso o indicatore del livello della domanda di lavoro da parte del sistema produttivo indica il grado di benessere economico perché il suo reciproco (pop totale/occupati) misura il numero di persone a carico di ogni occupato. Possono essere specifici (per età, genere) è sempre più importante, è diventato il criterio centrale per le politiche EU che mira ad aumentare il reddito da lavoro disponibile per famiglia. Il tasso di occupazione maschile è maggiore di quello femminile
  • Tasso di occupazione femminile (Occupati femminili x100 / Tot Pop femminile)
  • Tasso di occupazione, rapporto percentuale tra le persone in cerca di lavoro e le forze lavoro (occupati + in cerca) (Persone in cerca di lavoro x100 / Forze di lavoro)
    • Interpretazione: indica quanti non trovano lavoro ogni 100 che lo cercano
    • Definizione:
      • Ristretta
        • Considera come persone in cerca di occupazione coloro che hanno svolto un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni
        • Misura ufficiale in linea con le convenzioni interne
      • Allargata
        • Considera anche comportamenti di ricerca più deboli
        • Misura tradizionale usata dall’ISTAT (oltre a quella ristretta) per considerare gli ambi bacini di scoraggiati nel MDL italiano
  • Disoccupazione italiana:
    • Ristretta: sotto la media EU
    • Allargata: +4,5% (maggiore per le donne meridionali)

Fonti

  • Censimento (della popolazione e delle attività produttive)
    • Ma i dati vengono resi pubblici con molto ritardo
    • Poco usati perché decennali
    • È un questionario auto-compilato da tutte le famiglie e le imprese
    • Consente di avere dati a livello territoriale molto ristretti
    • È l’unico strumento per compiere un’esauriente analisi dei MDL a livello locale
  • Centri per l’impiego
    • Informazioni sui dati di flusso (e non di stock -> + facili da analizzare)
    • Ma: sono fonti di dati amministrativi (servono poco per la ricerca sociale)
  • Dati IMPS Amministrativi (istituti pensionistici)
    • Versamenti contributivi -> storia lavorativa degli occupati nel settore privato
  • Dati sull’avviamento al lavoro ma ancora poco utilizzati

Mercato del lavoro

O/D/I sono dati stock (quantità misurate in un dato istante). In Italia l’attività economica ha una forte oscillazione stagionale (le variazioni nel tempo di questi stock forniscono solo una rappresentazione statica senza analizzare i movimenti avvenuti) per esempio il passaggio da uno stato all’altro è continuo.

Gli stock sono collegati tra loro da una complessa rete di flussi. Variazioni di stock dipendono dal saldo dei diversi flussi (entrata uscita) + variazione altri stock.

  • Disoccupati +/-: licenziati è dimessi + in cerca 1° occupazione, chi trova, chi rinuncia, si ritira
  • Occupati +/-: saldo tra posti di lavori distrutti e creati, domanda aggiuntiva sempre minore di domanda sostitutiva, afflusso verso l’occupazione proviene dalle non forze di lavoro, non tutta l’occupazione è stabile
  • Disoccupazione/sottoccupazione: è il problema maggiore perché non viene rilevata correttamente dagli stock. Ma non è del tutto cronica

Si può parlare di "mercato" del lavoro se

  • Lavoro = merce anonima
  • Simmetria tra domanda e offerta (relazione di parità)
  • Salario -> riequilibrio tra domanda e offerta
  • I soggetti usano la razionalità economica

Il salario non esercita funzione di riequilibrio, infatti c’è disoccupazione. Perché:

  • Ruolo delle istituzioni (sindacati, norme sul lavoro), la struttura delle retribuzioni non è determinata all’interno del sistema economico ma da fattori sociali e consuetudini
  • La domanda di lavoro da parte delle imprese non dipende solo dal salario viceversa, l’offerta di lavoro non dipende solo dal salario

Asimmetria strutturale tra lavoratori e imprese

  • I lavoratori sono formalmente liberi di vendere forza lavoro e la necessità di sostentamento li spinge a farlo.
  • Le imprese non sono costrette ad acquistare forza lavoro
  • Lo stato dovrebbe avere funzione di riequilibrio dando sostegno ai disoccupati e inserendo vincoli ai licenziamenti
  • La relazione tra le parti è continua
  • Il venditore non cede pienamente al compratore il controllo sull’uso della merce venduta
  • Diventa una relazione di forza tra il controllo sulle condizioni di erogazione della prestazione lavorativa e il conflitto
  • Rapporto di lavoro = relazione contrattuale -> stretta di mano invisibile

Ma in realtà il lavoratore deve aver voglia di lavorare (bisogna indurre il soggetto alla cooperazione) e il rapporto di lavoro implica organizzazione (regole: politiche, potere e conflitto).

Agire razionale

Il paradigma non funziona perché le informazioni sono incomplete e le scelte del lavoro sono cruciali e potenzialmente irreversibili.

Il lavoro nella società dei servizi (la terziarizzazione della domanda di lavoro)

Diversi percorsi di terziarizzazione

Tutta la crescita dell’occupazione italiana (da metà anni '70) si deve al<|image_sentinel|> terziario:

  • Servizi da 42% (1972) -> 67% (2009): Italia / 80% (dal 2000): USA + GB
  • Sud è più terziarizzato

Perché cresce il terziario?

  • + reddito = + domanda di servizi
  • Diversa dinamica della produttività del lavoro

Produttività = beni prodotti + lavoratori per produrli e produzione industriale = innovazione tecnologica -> + prodotti – lavoratori. I servizi invece sono difficilmente automatizzabili ma continua a crescere la domanda, e se cresce la produzione crescono anche i lavoratori.

3 modelli di terziarizzazione

  • Svezia
    • Forte pressione fiscale
    • Diffusi servizi pubblici
    • Elevata occupazione
    Genera un circolo virtuoso, è tutelata e produce un aumento di occupazione anche in altri settori
  • USA – GB – Giappone
    • Bassa pressione fiscale
    • Pochi servizi pubblici ma diffusi servizi privati a basso costo
    • Elevata occupazione
  • Europa
    • Medio-alto carico fiscale
    • + sussidi – servizi pubblici
    • Diffuso self service
    • Scarsa occupazione femminile
    Minore terziarizzazione per ristagno dei servizi finali privati (alto costo del lavoro)

La terziarizzazione riguarda sia EU che USA, la struttura è diversa da paese a paese:

  • Self service economy
  • Welfare economy
  • Market economy

Ritorna la contrapposizione tra economia formale e sostanziale. Il lavoro familiare è importante e la composizione e livello occupazionale sono socialmente determinati.

Crescita dei servizi (Italia)

  • Auto servizi diffusi
  • Scarsa occupazione femminile
  • + sussidi / - servizi
  • Pochi occupati nel settore pubblico

Occupazione servizi imprese

  • Si tende ad esternalizzare (poca occupazione servizi intermedi / + occupazione servizi finali privati)
  • Poca innovazione tecnologica e organizzativa

Occupazione servizi finali privati

  • C’è lavoro indipendente e micro-imprese
  • Per ovviare all’inefficienza dei servizi pubblici

Servizi per le persone

  • Commercio, crescita moderata / onesto / trasformazione interna
  • Turismo e servizi

Italia

  • Eccesso impiego pubblico: 1989 < 16% occupazione totale
  • Pubblica amministrazione: 1999 9% in più della media EU
  • Occupazione servizi pubblici:
    • Cresce fino agli anni 80
    • Stabilizza
    • Diminuisce anni 90

Differenze territoriali

Nel mezzogiorno c’è sovraterziarizzazione (grazie al settore pubblico)

  • 1997: dipendenti pubblici al sud 23% degli occupati, al nord 12%

Perché nel meridione non ci sono altre chance occupazionali, comunque il pubblico impiego genera attrazione anche nel mercato del lavoro settentrionale.

+ terziarizzazione = + occupazione. L’Italia è in ritardo rispetto ai paesi EU in termini di capacità di creare occupazione. Bisogna usare il tasso di occupazione netto.

Problemi

  • Donne (meno di ½ lavora)
  • 15-24 anni (lavorano 2/10 giovani) -> le occupazioni non sono coerenti con la formazione
  • Fasce deboli (anziani)

Falsi

Ci sono alcuni fattori di sottostima. Il distacco italiano si deve alle fasce deboli. I fattori di sottostima sono:

  • Giovani: non c’è sistema duale
  • Donne: non c’è il part-time
  • Giovani + anziani: lavoro nero

Il distacco potrebbe così passare da 8 punti a 4-5.

Veri

Ma ci sono comunque differenze territoriali per il tasso di occupazione.

Regioni nord: occupazione totale circa l’occupazione media dell’EU. Regioni Sud: non c’è occupazione oltre ai problemi italiani in generale. Il sud è sotto occupato e sono molto sotto le medie EU. C’è un’alta occupazione maschile tra i 55 – 64 ma non è positivo: è così perché non sono riusciti a prepensionarsi.

Tasso di occupazione totale e nei servizi

Il tasso di occupazione totale è più alto nei paesi in cui è più alta la percentuale di persone occupate nei servizi.

Il tasso di occupazione nei settori = Pop. 15-64

Occupazione femminile

  • Più posti per lavori che venivano svolti dalle famiglie
  • + servizi per settori che altrimenti non interessavano
  • Alto livello di istruzione

Modelli di successo

  • Welfare economy (Danimarca) -> Welfare elevato
  • Market economy (GB) -> Welfare ridotto

Invece, nel caso della Germania l’occupazione è alta ma non perché si è sviluppato il settore dei servizi. È un paese che internizza molto (alta occupazione manifatturiera, servizi alle imprese + femminizzazione).

Nel caso dell’Italia il tasso di occupazione nei settori produttivi è alto, non c’è molta occupazione nei servizi alle imprese, alla sanità e all’assistenza sociale. Ci sono forti differenze territoriali:

  • Nord: occupazione industria 21,5%
  • Sud: occupazione industria 10,8%

Nord sotto-terziarizzato, simile al modello tedesco (alto tasso di occupazione manifatturiera) servizi sotto la media EU.

Cosa determina questa situazione italiana?

  • Forte domanda lavoro operaio -> soddisfatta dall’immigrazione
  • Bisogni delle famiglie non soddisfatti
  • Sud sotto-industrializzato
    • Tasso occupazionale basso (ma c’è settore pubblico)
    • Non c’è occupazione nell’industria manifatturiera

Questa è una situazione eccezionale in EU. Le differenze territoriali fanno sì che lo sviluppo non possa essere raggiunto con le stesse proposte.

Dal 2000 c’è stato un aumento occupazionale dei lavoratori anziani -> riforme pensionistiche che alzano l’età di ritiro dal lavoro. In Italia: aumento spontaneo perché i livelli di istruzione tra generazione sono molto diversi.

In realtà: scarsa occupazione 55/64 perché poca istruzione e non perché il sistema pensionistico è lassista.

Per le donne: quelle tra 55/64 non lavorano da giovani (anni 60/70 boom delle casalinghe).

Come si può aumentare l’occupazione?

Obiettivo EU:

  • 2010- 70% tasso occupazionale 15-64
  • 60% donne
  • 50% anziani
  • 2020 nuovo obiettivo più generico (tasso occupazione 75%)

In termini di politiche è meno efficace però perché non sono specificati i target: l’occupazione femminile rischia di essere oscurata se non si fissano obiettivi specifici.

Occupate per amore o per forza?

Dagli anni '60 è mutato il paradigma, una nuova condizione della donna nella società contemporanea. Il tasso di disoccupazione non basta più a indicare il livello di criticità del mercato del lavoro -> esiste disoccupazione femminile scoraggiata. Il tasso di occupazione come obiettivo -> riduce artificialmente il livello di disoccupazione, le donne rinunciano a cercare (esito implicito delle politiche pubbliche).

Per aumentare l’occupazione però: ¾ donne adulte deve lavorare. Adesione a un particolare stile di vita familiare. Ruolo del lavoro per costruire un’identità personale. Problemi nelle società in cui prevale l’orientamento alla famiglia.

Fino a che punto può crescere l’occupazione nei servizi?

I servizi creano occupazione -> bassa e costante produttività = aumento dei servizi e aumento dell’occupazione. Ma dà vita alla malattia dei costi generata dal costo in termini relativi. Contro il lavoro industriale:

  • I servizi costano sempre di più e sono sempre più richiesti
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del mercato del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Fullin Giovanna.
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