Franca Alacevich
1) Introduzione
La parola relazioni industriali deriva dall’inglese industry: indica tutti i settori delle attività economiche. In Francia invece sono indicate come relations professionnelles.
Definizione relazioni industriali: insieme rapporti tra lavoratori e datori di lavoro che si esprimono in forma contrattuale più o meno esplicita e formalizzata in qualunque ambiente di lavoro.
Presupposto: ci sono 2 classi sociali distinte: imprenditori che hanno mezzi di produzione e lavoratori che offrono propria forza lavoro. La relazione si sviluppa in economie capitalistiche. Quindi le disuguaglianze sociali non sono più definite per via politica come nella società feudale ma in base a posizione sociale ricoperta.
Forma predominante del rapporto tra le due parti è il contratto, tramite esso le parti esprimono loro ideologie (insieme valori, atteggiamenti, credenze). Si parte dal termine relazione: rapporto continuativo non occasionale con scambi volontari e non solo di potere.
Elementi caratterizzanti delle relazioni industriali
Elementi caratterizzanti (costitutivi) le relazioni industriali:
- Soggetti: sono attori sociali collettivi:
- Sindacati: organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori.
- Organizzazione interessi dei datori di lavoro: in forma collettiva o come singolo datore di lavoro.
- Lo Stato: come mediatore in qualità di Terzo Attore.
C’è poi anche la contrattazione individuale tra singolo lavoratore e datore di lavoro.
- Motivi: guadagnarsi da vivere e produrre.
- Contenuti: trattamento economico, diritti e doveri del lavoratore, orario e condizioni di lavoro.
- Forme dell’interazione definite dalle regole che disciplinano il confronto tra le parti altrimenti ci sarebbe solo rapporto di forza.
Le regole definiscono il codice di comportamento delle parti. Forma può essere scritta (norme e accordi tra le parti come ad es. contratto collettivo) o sotto forma di prassi concrete: norme informali definite da società, tradizioni, dall’esperienza.
La forma è influenzata anche dai diversi livelli di confronto: livelli micro e macro. I diversi livelli di contrattazione sono:
- Aziendale: è il più decentrato e solo per questione specifiche.
- Territoriale: contrattazione tra diverse aziende di un determinato settore, di solito di piccole dimensioni, riunite a livello locale e lavoratori del settore. Contrattazione su aspetti più generali.
- Nazionale di categoria: è il più importante in Italia, contrattazione tra organizzazioni datori lavoro e sindacati di un determinato settore a livello nazionale. Contrattazione su tutti gli aspetti lavorativi dei lavoratori di un determinato ramo di attività economica.
- Interconfederale: coinvolge più settori o tutti, regolano aspetti di lavoro comuni a tutti lavoratori dipendenti, ad es. minimi salariali.
Quando ci sono più livelli contrattuali in un paese si dice che vige un sistema di contrattazione articolata.
Contesto: situazioni esterne, economiche, politiche, sociali, che influenzano le relazioni, anche a livello internazionale.
Quindi i 5 elementi costitutivi delle relazioni industriali sono variabili che si combinano formando il sistema di relazioni industriali di un paese.
2) I sistemi di relazioni industriali
I sistemi di relazioni industriali sono distinti a seconda dei ≠ principi e criteri di regolazione del mercato del lavoro e del contesto lavorativo.
La diversa combinazione dei principi permettono:
- Di mantenere l’ordine sociale.
- La distribuzione delle risorse.
- La prevenzione dei conflitti.
Ci sono 4 tipi ideali di forme di regolazione:
- La regolazione solidaristica: è caratterizzata dalla condivisione delle norme, dei valori, esempio tipico delle società semplici primitive e pre-industriali, vige un contesto familiare; per i rapporti socio-economici: c’è il principio di reciprocità: i rapporti tra i soggetti e l’allocazione delle risorse avviene sulla base della fiducia e della lealtà; per le relazioni industriali: predomina il clima familiare.
- La regolazione di mercato: è basata sullo scambio attraverso i contratti. Più c’è concorrenza perfetta più il salario è regolato dal mercato, mano invisibile del mercato che dà ricchezza e equilibrio al sistema economico.
- La regolazione autoritativa: in cui c’è la capacità di un attore di imporre comandi con sanzioni per chi non si conforma. A livello socio-economico: lo Stato accentra le risorse e poi le ridistribuisce; per le relazioni industriali: le organizzazioni degli interessi sono controllate da apparati dello Stato totalitario o liberista; nelle relazioni di lavoro: sono stabilite con gerarchia da parte dell’imprenditore che decide unilateralmente.
- La regolazione associativa: è una forma nuova che è in fase di sviluppo, vi è il ruolo importante delle organizzazioni di interessi, sindacati, associazioni degli imprenditori, si afferma con la concertazione, accordi triangolari, e con la contrattazione.
Sulla base dei diversi sistemi di regolazione si possono individuare diversi modelli di relazione industriale:
- Modello liberista e neoliberista:
- La regolazione solidaristica è molto debole.
- In quella di mercato c’è la posizione paritaria attori.
- Autoritativa: prevale in azienda.
- Associativa: molto debole.
- Le organizzazioni di rappresentanza: deboli, locali, volontarie.
- Ruolo Stato: vige l’astensione legislativa e la repressione dei conflitti.
- Contrattazione: decentrata e individuale.
- Modello di azione prevalente: di tipo unilaterale.
- Modello statalista corporativo:
- Regolazione solidaristica: molto debole.
- Regolazione di mercato debole.
- Autoritativa: definisce le procedure di relazione tra gli attori.
- Associativa: c’è corporazione sotto controllo Stato.
- Organizzazioni di interessi: forti con adesione obbligatoria.
- Stato interventista.
- Contrattazione: molto accentrata.
- Modello azione prevalente: per via legislativa e amministrativa.
- Modello pluralista:
- Solidaristica: regola gli stili di confronti tra gli attori.
- Di mercato: determina regole di contrattazione.
- Autoritativa: definisce il quadro di azione dei movimenti degli attori.
- Associativa: limitata perché gli attori sono troppi.
- Organizzazioni di interessi: sono tante e in competizione.
- Stato garantisce ma è poco interventista.
- Contrattazione: decentrata.
- Modello azione prevalente: tramite la contrattazione collettiva.
- Modello neocorporativo:
- Solidaristica: ci sono interazioni ripetute tra gli attori.
- Di mercato: definisce la compatibilità per lo scambio tra le parti.
- Autoritativa: determina la modalità di legittimazione degli attori.
- Associativa: determina la modalità di confronto tra gli attori e fa le norme.
- Organizzazioni di interessi: pochi, grandi, centralizzati, formalizzati.
- Stato interventista.
- Contrattazione: centralizzata.
- Modello azione prevalente: contrattazione e scambio politico.
4) I modelli di relazione industriale
1) Modello liberista e deregolazione
Relazioni sono autoritative in azienda, è liberista: c’è la combinazione tra regolazione di mercato e gerarchia, è tipica del periodo pre-industriale, ha il suo sviluppo alla fine ‘800, c’è anche oggi nei paesi occidentali, specie in UK.
È sistema caratterizzato da poche imprese, poco CCNL, elevata divisione del lavoro per aumentare la produttività, importanza del libero mercato che risolve i disequilibri, grande libertà di azione individuale: sindacati e associazioni dei datori sono deboli e locali, grande libertà di associazione, lo Stato è non interventista, lasser faire, lo Stato reprime i conflitti.
Negli ultimi 20 anni c’è neoliberismo per ridurre l’intervento dello Stato e ridimensionare i sindacati, c’è deregolamentazione e le imprese sono autoritative.
2) Statalismo e corporativismo
Caratteristiche del corporativismo: regolazione autoritativa, ruolo centrale Stato, sindacati e associazioni degli imprenditori sono presenti ma dipendono obbligatoriamente dal potere politico centrale = Corporazioni tra la 1° e 2° Guerra Mondiale, il CCNL è fortemente accentrato in modo gerarchico con norme fisse, poca libertà di azione degli attori, i datori di lavoro hanno buoni rapporti con la politica.
Si ha sviluppo in Italia, Francia, Spagna. Il controllo dello Stato è maggiore sui sindacati che sulle associazioni dei datori, es. Italia durante il fascismo: sindacati sciolti e dichiarati illegali entrano in Corporazioni nel ‘25, Confindustria rimane anche se controllata dalla politica, i lavoratori sono obbligati ad aderire alle corporazioni, le imprese non hanno l’obbligo di aderire a Confindustria: Italia fascista è corporativismo autoritario.
C’è la Confederazione nazionale delle corporazioni fasciste: è unico interlocutore di Confindustria per il CCNL, nel ’26 la legge sopprime la libera contrattazione tra datori di lavoro e lavoratori, nel ’34 le corporazioni diventano un organo dello Stato: istituite dal capo governo, il presidente è 1 ministro, hanno la delega della regolazione del mercato del lavoro, no conflitto sociale per ordine pubblico, proibita la libera associazione.
Statalismo: tipico delle democrazie socialiste.
3) Modello pluralista
Ruolo centrale del mercato ma con regolazione associativa e non autoritativa, è l’opposto dello statalismo, ci sono tanti gruppi di potere e interessi contrapposti, c’è libertà di organizzazione degli interessi, sindacati e associazioni dei datori hanno un ruolo fondamentale, c’è la contrattazione collettiva decentrata in azienda: collettivismo liberale.
È possibile lo scambio per accordi, regolazione associativa in associazioni con stessi interessi. Es. in UK negli anni ’70.
4) Neocorporativismo
C’è un mix tra la regolazione associativa, predominante, e quella autoritativa. La regolazione associativa è ≠ da quella pluralista: attori ma con più membri con potere accentrato.
Lo Stato interviene per stabilire le regole e fa politiche economiche keynesiane per l’allocazione delle risorse. Il ruolo delle organizzazioni di interessi sono quasi semi-pubbliche, sono legittimate e responsabilizzate.
Ci sono accordi triangolari con la concertazione e scambio politico per le politiche economiche e sociali, è presente anche la contrattazione decentrata, è tipica dei governi socialdemocratici scandinavi e dell’Italia degli anni ’90, è l’opposto di politiche basate sulle pressioni dall’esterno: i gruppi organizzati cercano di influenzare la politica.
3) Le organizzazioni di rappresentanza degli imprenditori
È solo un modo di rappresentanza degli interessi degli imprenditori, ce ne sono altri.
Martinelli definisce 4 modi per difendere interessi degli imprenditori:
- Di tipo individuale:
- Nel mercato, con strategie competitive: marketing, acquisizioni finanziarie.
- Nell’arena politica, con tecniche di lobbying: finanziamento ai partiti, rapporti con singoli politici.
- Collettive:
- Nel mercato, con accordi sui prezzi, con acquisizione di quote di mercato.
- Nell’arena politica, con le associazioni di rappresentanza.
La rappresentanza degli imprenditori nelle relazioni industriali può essere di vari tipi:
- Individuale: prevale la contrattazione aziendale, unilaterale da parte del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori.
- Collettive: prevale il CCNL.
Preferenze dei datori di lavoro: azioni individuali, il CCNL è 2° scelta per difesa sindacati, Francia, Germania, il passaggio dalla rappresentanza collettiva a quella individuale è possibile in qualsiasi momento, c’è per datori di lavoro un vantaggio di posizione nelle relazioni con i
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