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Riassunto esame Sociologia del Lavoro, prof. Alacevich, libro consigliato Le Relazioni Industriali in Italia

Riassunto per l'esame di Sociologia del Lavoro e delle Relazioni Industriali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Relazioni Industriali in Italia di Alacevich. Gli argomenti trattati sono i seguenti: introduzione, i sistemi di relazioni industriali, le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, le organizzazioni di rappresentanza degli imprenditori,... Vedi di più

Esame di Sociologia del lavoro e delle relazioni industriali docente Prof. F. Alacevich

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hanno egemonia nelle relazioni industriali (è neocorporativismo instabile: sono legittimati x

ottenere vantaggi x lavoratori ma rischiano di essere corresponsabili di decisioni difficili), attese

da concertazione sono state disattese x scambio politico bloccato. I NUOVI PROBLEMI:

cambia rapporto tra base e vertice del sindacato, muta composizione iscritti al sindacato: da fine

anni ’70 a inizio anni ’90 calano gli iscritti tra i lavoratori dipendenti dal 49% al 38% ma il totale

degli iscritti aumenta di 1 milione persone. Le aziende cambiano la loro organizzazione: sono

meno industrializzate, c’è sempre meno operaio di massa con lavoro su produzione standard con

interessi omogenei, nascono nuove figure professionali con nuove esigenze. Negli anni ’80

mentre diminuiscono gli occupati nell’industria, si riducono del 10% gli iscritti ai sindacati

diminuiscono del 28% (soprattutto x Cisl e Cgil), lavoratori industria sono solo ¼ del tot iscritti,

prima erano + del 40%. Sempre negli anni ’80 mentre aumenta l’occupazione nel terziario

privato e pubblico, diminuisce il n. iscritti al sindacato (Cgil perde sia nel privato che nel settore

pubblico, Uil aumenta in tutte e due, Cisl aumenta in privato e perde tanto in pubblico dove

prima era forte), cala la sindacalizzazione anche in agricoltura. Quindi aumentano gli iscritti ai

sindacati e sono soprattutto x i non attivi, è mutamento nella base degli iscritti (giovani,

casalinghe e pensionati) specie x la Cgil che sono quasi la metà degli iscritti. Quindi negli anni

’80 c’è una sostituzione degli iscritti: da attivi a pensionati che trasforma il sindacato in

assistenziale tramite ricorso a risorse pubbliche. I sindacati perdono potere ma non gli iscritti (tot

4 milioni), si trasformano nelle strategie x il mutamento degli iscritti; poi sono mutate le

esigenze: si vuole + flessibilità, tutele differenziate, aggiornamento professionale, +

individualismo e non + la vecchia tutela collettiva tradizionale. Di recente sono nate esigenze di

tutela non x categoria ma x lavoratori che si trovano stessa situazione anche se di categorie

diverse: piccoli autonomi sono diventati simili a operai non specializzati, i lavoratori dipendenti

specializzati sono diventati simili agli autonomi. Quindi difficile x sindacati rappresentare i vari

interessi differenti, non basta + egualitarismo ma sono in ritardo x capirlo. Negli anni ’80

nascono altre forme rivendicazione alternative a azione sindacale: nuovi soggetti collettivi detti

comitati e movimenti sindacali di base (es. Cobas); sono poco istituzionalizzati e poco stabili,

presenti soprattutto in periodi di rivendicazioni, ci sono soprattutto dove ci sono sindacati

autonomi (scuola, sanità, aziende pubbliche), hanno richieste differenti da confederali e spesso

sono in conflitto con loro, raccolgono gli iscritti delusi da sindacati confederali. Dato che lavoro

è cambiato e sono cambiate anche figure professionali e le esigenze, il sindacato sta cercando di

sviluppare nuovi modelli rappresentanza. Esperienze di concertazione hanno avvicinato di + Cisl

e Uil che cooperano con governi ma ha allontanato la Cgil che è + vicina all’opposizione di

sinistra. Quindi ci sono continue divisioni tra sindacati, la concorrenza sindacati autonomi, la

concorrenza interorganizzativa nei sindacati, hanno portato a sviluppare maggiormente modello

di sindacato associativo garantendo servizi a iscritti (denuncia redditi, pratiche pensionistiche

ecc…) cercando di mantenere l’attenzione sugli interessi politici generali x tutti lavoratori (si

dice che hanno un’attenzione non x il lavoratore ma x il cittadino-lavoratore). Negli anni ’90

sembra ci sia + unità tra sindacati, si sono fatti accordi triangolari del ’92 e ’93 e accordi sulle

Rsu e sciopero nei servizi pubblici essenziali.

5) TERZO ATTORE: L’INTERVENTO PUBBLICO NELLE RELAZIONI INDUSTRIALI

1) Ruolo dello Stato nelle Relazioni industriali: è terzo attore, è portatore di interessi propri, ha

potere di influenzare forme e contenuti delle relazioni industriali. Quando si parla di Stato si

deve discutere di Politiche pubbliche: programmi di politica economica, lavoro, industriali x i

diversi inter dei diversi centri decisionali dello Stato Tipi interventismo dello Stato nelle

relazioni industriali: 1) diretti 2) indiretti. Ci sono 3 tipi di intervento: 1) Stato legislatore (a

livello centrale o locale): 1) intervento diretto con leggi: definizione degli spazi, dei limiti delle

relazioni industriali, regolazione dei conflitti, regolazione della contrattazione. 2) intervento

indiretto sulle relazioni industriali: con leggi sulle politiche economiche, sul mondo del lavoro,

con l’attuazione di accordi triangolari 2) Stato mediatore: lo Stato media x il buon esito degli

accordi, per la risoluzione dei conflitti, lo Stato interviene come portatore di interessi collettivi

(favorire l’occupazione) o per motivi politici (x ottenere il consenso). 3) Stato come datore

lavoro: x le aziende del settore pubblico (a livello centrale, enti locali, aziende a partecipazione

statale), nel ’91 la p.a. rappresenta il 21% dell’occupazione totale. Motivi intervento come datore

di lavoro: non tanto x una questione di produttività e efficienza ma per mantenere l’ordine

sociale, la coesione e il consenso della popolazione. Atteggiamento dello Stato verso le

relazioni industriali: 1) in passato c’era un controllo repressivo 2) poi periodo tolleranza 3)

adesso prevale il sostegno e l’incoraggiamento 5) Un modello contraddittorio: dal dopoguerra

lo Stato non interviene nelle Relazioni industriali, non legifera, si tratta di uno Stato di tipo

liberal-democratico x non ostacolare l’autonomia della rappresentanza. Lo Stato ha invece un

importante ruolo come datore lavoro e mediatore, fino ’59 con l’estensione del ccnl e con la

promozione della prima contrattazione aziendale. Lo Stato Imprenditore: nella metà degli anni

’50 e anni ’60 c’è interventismo dello Stato con governi della sinistra della Dc. I principali

interventi sono: 1) la creazione nel ’53 dell’Eni 2) l’istituzione nel ’56 del Ministero delle

partecipazioni statali 3) nascono le associazioni delle aziende pubbliche: nel ’58 l’Intersind x

l’Iri, nel ’60 l’Asap x l’Eni. Con le partecipazioni statali la sinistra cerca di indebolire le imprese

private, mentre i sindacati vogliono + importanza (specialmente la Cisl che è vicina alla Dc),

nascono le prime contrattazioni aziendali con i premi di produttività attuati attraverso la

valutazione del personale (x concessione alla Cisl e ai manager pubblici). Il Settore pubblico fa

da apripista per il settore privato, attua una strada innovativa anche se non era suo intento farlo. I

riflessi dell’autunno caldo: 1) nel ’69 c’è il rinnovo del ccnl dei metalmeccanici che avviene

dopo numerose polemiche, le polemiche vengono risolte tramite la mediazione del Ministro del

lavoro Donat-Cattin, è il primo esempio di mediazione dello Stato, successivamente capiterà

spesso x interessi di coesione sociale, ottenere il consenso dei cittadini.. 2) nel ’70 c’è la novità

dello Statuto dei Lavoratori (L. 20/5/70 n. 300): è unico esempio europeo di auxiliary

legislation (legislazione di sostegno): fu la risposta all’autunno caldo. Con l’attuazione dell’art.

39 Cost, i sindacati furono legittimati, tutelati, si introduceva novità della libertà di organizzare

delle assemblee dei lavoratori. La fase dello scambio politico: in situazione di crisi economica

lo Stato interviene con leggi sia di mediazione x ottenere la coesione contro il terrorismo, sia x

diminuire l’inflazione dovuta ai rinnovi dei ccnl. In questo periodo le Parti sociali partecipano

alle decisioni di politica economica con lo Stato, le parti sociali sono potenti e legittimati, c’è il

cosiddetto scambio politico: c’è neocorporativismo, si promulgano leggi di attuazione accordi

(delega di autorità). Esempi di scambio politico: 1) anni ’74-’75 accordi con Confindustria x la

contingenza, la cassa integrazione, riforma delle pensioni (accordo recepito poi dal governo nel

’75) 2) nascono i governi solidarietà sociale (il Pc dà l’appoggio esterno alla Dc fino agli anni

‘80) c’è accordo sul contenimento dei salari per ottenere delle politiche che promuovessero

l’aumento dell’occupazione 3) nel ’81 c’è il patto antinflazionistico triangolare del governo

Spadolini (finalità di contenimento dell’inflazione tramite il contenimento dei salari, dei prezzi,

lo Stato si impegna a diminuire il debito pubblico). L’accordo non viene accettato 4) nel ’83

Lodo Scotti (accordo triangolare): l’obiettivo è la lotta all’inflazione con il contenimento dei

salari, dei prezzi, vengono introdotti i contratti di lavoro atipici, c’è il recupero del fiscal drag

(aumento della pressione fiscale dovuta all’aumento dei redditi), c’è fiscalizzazione degli oneri x

le imprese, l’aumento degli assegni familiari per i lavoratori. L’accordo è attuato solo in parte

(era troppo oneroso x loro Stato) 5) Accordo di San Valentino del ’84 x risolvere problema

inflazionistico irrisolto nell’83, l’accordo non viene approvato ma viene poi recepito dal governo

in un decreto. I motivi dei fallimenti degli accordi (inefficacia accordi centralizzati, non

vincolano i governi a recepirli): 1) divisioni tra sindacati e all’interno dello stesso sindacato (es.

nella Cgil tra la parte socialista e quella comunista) 2) eccessiva influenza dei partiti sui sindacati

(es. del Pc sulla Cgil) 3) nel contenuto dello scambio: i sacrifici richiesti sono a b/termine per

ottenere dei vantaggi a lungo periodo difficili da vedere subito 4) alcune materie sono di

competenza Regioni (es. le politiche per l’occupazione, la formazione): ci sono incomprensioni

tra Regione e Stato centrale. Deregolazione all’italiana: il periodo di concertazione con gli

accordi triangolari finiscono nel 1984, nel periodo successivo inizia la deregolazione: Stato -

interventista, ma non neoliberista E’ una deregolazione contrattata: lo Stato stabilisce le regole

del gioco, con la legislazione degli anni ’80-’90 si introduce la flessibilità del mercato lavoro

(introduzione dei contratti di formazione lavoro, del part-time, del tempo determinato). Con la

deregolazione c’è una > discrezionalità tra le parti, viene promulgata la 1° legge sullo sciopero (l.

146/90) nei serv pubblici essenziali (necessari 10 gg di preavviso, introduzione della

Commissione di garanzia per il controllo degli scioperi), x il settore pubblico c’è l’istituzione

dell’Aran (associazione di rappresentanza negoziale della pubblica amministrazione) nel ’93 con

> autonomia contrattazione, inizia la privatizzazione.

6) L’EVOLUZIONE DELLE RELAZION INDUSTRIALI:

CARATTERI DI BASE: 1) Tra le 2 guerre mondiali il fascismo blocca lo sviluppo delle

Relazioni Industriali (proibizione organizzazioni interessi), vengono costituite le organizzazioni

sindacali del regime quindi controllate. La contrattazione è centralizzata e poi dal ’34 ci sono

corporazioni. 2) dopo l’istaurazione della democrazia con la Resistenza inizia lo sviluppo delle

relazioni industriali: prima difficile e lento, il loro peso cresce negli anni ’70. Le caratteristiche

sono: 1) BASSA ISTITUZIONALIZZAZIONE E FORMALIZZAZIONE del sistema italiano

(es. art. 39 Costituzione disciplina libertà sindacale, sindacati devono registrarsi presso uffici

centrali secondo la legge (riconoscimento giuridico), questo non è avvenuto. La Legge sulla

libertà sindacale nelle imprese è solo del 1970 con Statuto Lavoratori, non c’è alcuna legge sul

ruolo legittimo sindacati. 2) CENTRALIZZAZIONE DEL CCNL: ccnl ha ruolo dominante,

quella aziendale ha un lento sviluppo perché i sindacati sono poco presenti a livello aziendale, i

sindacati vogliono rappresentare così tutti i lavoratori e non solo i loro iscritti, con la

centralizzazione si ha un ruolo politico di controllo del conflitto sociale, dell’occupazione,

dell’inflazione..3) ELEVATA FRAMMENTAZIONE DELLA RAPPRESENTANZA DEGLI

INTERESSI: i sindacati sono divisi in 3 confederali a seconda ideologia politica, poi ci sono

autonomi con un ruolo secondario. Effetti frammentazione: a) condizionamento politico b)

ricerca rappresentare tutti lavoratori e non solo iscritti 3) maggiore importanza

dell’organizzazione territoriale e non a livello aziendale. Anche la rappresentanza degli

imprenditori è frammentata con diversi interessi da difendere a seconda dimensione imprese

(interessi diversi delle poche grandi aziende dalle tante piccole aziende) 4) ORIENTAMENTO

DELLO STATO A NON INTERVENIRE IN MODO DIRETTO: nella regolazione x: 1) lasciare

libertà dopo fascismo 2) divisioni tra partiti politici, sinistra vuole libertà sindacale 3) gli

imprenditori vogliono libertà perché hanno una situazione potere specie anni negli ’70. Lo Stato

ha avuto un RUOLO MEDIAZIONE POLITICA DEI CONFLITTI, x ricerca accordi dagli anni

’70, negli anni ’80 la situazione + ibrida, via di mezzo tra neo liberismo e corporativismo.

Ci sono 6 Fasi nelle relazioni industriali: 1) La ricostruzione: la grande coalizione

(1945-1948) caratteristiche delle relazioni industriali nel dopoguerra: 1) stretto legame con i

partiti 2) i sindacati intendono rappresentare tutti 3) il ccl è centralizzato 4) bassa

formalizzazione degli attori. Dopo il fascismo si forma la grande coalizione (Dc, Pci, Psi), si

scioglie la Cgl (comunista e clandestino) con il Patto di Roma del ’44 nasce la Cgil (a

maggioranza comunista), riprende il conflitto ed è di sinistra, aumentano gli iscritti al sindacato

soprattutto grazie agli operai del triangolo industriale (To-Mi-Ge). Nascono i consigli di gestione

nelle grandi imprese: vengono commissionate x l’accusa di collaborazionismo con il fascismo, i

lavoratori vengono coinvolti nella gestione, cercano il potere ma non ce la fanno. Nel ’48 nasce

la Costituzione repubblicana (principi uguaglianza, democrazia, libertà): si disciplina la libertà di

organizzazione politica, sindacale (art. 39), il diritto di sciopero (art. 40), x avere - limiti non ci

sono le leggi attuative, il ccnl è centralizzato x avere un > controllo, c’è la difesa dei minimi

contrattuali perché c’è una crisi economica (alta disoccupazione, inflazione, povertà al Sud,

disuguaglianze sociali, mancanza di case). 2) La dipendenza dalla politica: (1949-1959) con

governo di centro-dx: si sfascia la coalizione antifascista, x guerra fredda socialisti e comunisti

vengono isolati da De Gasperi, c’è una polarizzazione del sistema politico, una frammentazione

sindacale: dalla Cgil si staccano i cattolici (nasce Cisl), socialdemocratici (nasce Uil vicina al

Psdi e Pri). x combattere la disoccupazione la Cgil propone un piano per il lavoro: costruzione

infrastrutture al Sud (sul modello keynesiano), c’è avversione delle imprese ma il governo di

centro-dx attua in parte il piano delle grandi opere ottenendo consenso delle piccole-medie

imprese. Nel ’53 il governo Fanfani di centro-sin rafforzano le imprese pubbliche (istituito il

Ministero delle Partecipazioni Statali), c’è il consenso dei lavoratori di sinistra, la Dc si sgancia

dalla Chiesa e dalle grandi imprese, ha il consenso della popolazione, quindi si dà + potere alla

Cisl che ottiene x legge ciò che viene escluso dalla ccl che resta accentrata. 3) L’incerto

consolidamento: (1960-1968) con governo di centro-sin: dal ’62 ci sono i primi cambiamenti:

lento decentramento della contrattazione aziendale x 1) boom economico: alto pil, aumento delle

esportazioni, aumento dei salari, diminuzione della disoccupazione 2) ritorno degli scioperi. 4) Il

conflitto: (1969-1970): 1) prime avvisaglie di conflitti nel ’66-’67. 2) nasce il movimento

studentesco nell’autunno del ’67 e primavera del ’68: nasce nelle Università in modo autonomo

dai partiti e dai sindacati, entra poi in contatto con il movimento di lotta operaia nelle fabbriche

del Nord 3) nella primavera del ’68 inizia la protesta nelle fabbriche di To-Mi-Ge 4) c’è poi la

diffusione generale e dirompente (con culmine nell’autunno caldo del ’69) 5) la stagione dei

conflitti in Italia è diversa da quella degli altri paesi Ue perché è + lunga, inizia fuori dal

sindacato che si adatta e ne trae dei vantaggi: crea una struttura + articolata, i sindacati si

uniscono mantenendo la loro autonomia (nel ’72 nasce la federazione di Cgil, Cisl e Uil fino al

1984), inizia la contrattazione decentrata con i consigli di fabbrica. I motti sono: salari = x tutti,

inquadramento unico x operai e impiegati, progressione automatica delle carriere, aumento della

pausa, diminuzione dei ritmi di lavoro. 5) L’esperimento neo-corporativo: (1971-1983): in

questo periodo c’è la centralizzazione del ccnl a causa della paura della crisi economica e

occupazionale, x gli imprenditori x ridurre il peso del sindacato, x il sindacato x incidere di + sui

partiti x la definizione delle politiche economiche. I Governi di solidarietà sociale x la lotta al

terrorismo (Pc dà l’appoggio esterno al governo Dc fino al ‘79), inizia la concertazione con gli

accordi triangolari dopo la Svolta dell’Eur, inizia lo scambio politico con esito incerto: è bloccato

sulla lotta all’inflazione, i vantaggi x i lavoratori sono nel lungo periodo a fronte di sacrifici a

breve (con contenimento dei salari), serve x la legittimazione sindacale. 6) Verso un nuovo

equilibrio tra centro e periferia: (1984-1992): in questo periodo vi è il declino della

concertazione, subentra il decentramento delle relazioni industriali x il mutamento delle

condizioni economiche; le imprese sono + forti sia in generale che in azienda perché innovano,

iniziano il decentramento produttivo, aumenta la concorrenza internazionale, aumenta la

produttività, la flessibilità, si riduce il costo del lavoro anche a livello centrale con

deregolamentazione.

7) TENDENZE RECENTI: 1) nel ’89 ci sono delle trattative triangolari x abbassare il costo del

lavoro al fine di calmierare l’inflazione. Tali accordi sono facilitati dal quadro politico

particolare di quel periodo: c’è la svalutazione della lira, c’è l’uscita dell’Italia dallo Sme nel ’92,

inizia periodo di tangentopoli 3) seguono poi 2 accordi del Luglio ’92 e ’93 4) l’accordo del

Luglio ’92: è un protocollo sulla politica dei redditi, c’è lotta all’inflazione e contenimento del

costo del lavoro: 1) abbandono della scala mobile sui salari 2) il congelamento degli aumenti

contrattuali dei salari 3) c’è l’impegno del governo x fare le riforme del settore pubblico, del

fisco e delle pensioni 4) x la contrattazione vengono stabiliti + livelli. 5) Questi accordi

producono un dibattito acceso: 1) gli imprenditori vogliono l’abbandono della scala mobile, la

contrattazione solo aziendale rinnovata ogni 2 anni, quella nazionale rinnovata ogni 6 anni solo x

parte normativa, vogliono il riconoscimento dei sindacati secondo l’art. 39 cost. 2) i sindacati

hanno una posizione unitaria raggiunta a fatica, le loro pretese sono: 1) contrattazione nazionale

centralizzata e quella aziendale sui premi di produttività 2) accettano l’abolizione della scala

mobile ma vogliono l’indennità di vacanza contrattuale 3) vogliono l’introduzione delle rsu. C’è

mediazione del governo Amato nell’accordo che minaccia le dimissioni se non c’è

l’approvazione entro luglio, la Cgil è indecisa ma firma all’ultimo x non avere responsabilità nel


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Riassunto per l'esame di Sociologia del Lavoro e delle Relazioni Industriali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Relazioni Industriali in Italia di Alacevich. Gli argomenti trattati sono i seguenti: introduzione, i sistemi di relazioni industriali, le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, le organizzazioni di rappresentanza degli imprenditori, il terzo attore: l'intervento pubblico nelle relazioni industriali, l'evoluzione delle relazioni industriali, le tendenze recenti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vdk di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e delle relazioni industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Alacevich Franca Maria.

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