Estratto del documento

Introduzione

La web politica e il caso italiano

In una società ipermediatizzata l'informazione circola istantaneamente da una parte all'altra del globo e la comunicazione è un elemento essenziale dei processi politici. Molti studiosi hanno riconosciuto che la comunicazione è diventata uno strumento fondamentale di esercizio del potere che non si esprime solo con l'uso di mezzi di coercizione fisica, ma interessa anche la dimensione retorica, immateriale e discorsiva. Se la comunicazione politica è l'area di intersezione fra sistema politico, sistema dei media e cittadini-elettori, la web politica è l'ambito di interscambio fra i nuovi media, sistema politico e cittadinanza, il tutto all'interno dello spazio pubblico mediatizzato.

Per quanto riguarda il contesto politico, il sistema politico italiano offre incentivi di partecipazione alla cittadinanza piuttosto limitati, come da tradizione degli Stati del Sud Europa. Secondo la teoria delle "strategie prevalenti" di Kriesi, i paesi come l'Italia instaurano relazioni antagoniste con gli sfidanti del sistema politico, dando vita a una radicalizzazione degli stessi e un'escalation delle forme di protesta; i paesi con una strategia più inclusiva hanno una maggiore apertura nei confronti degli attori esterni al sistema politico e quindi il conflitto si manifesta in forme più moderate e pacifiche. Il contesto politico italiano è quindi poco aperto agli attori che non fanno parte dell'istituzione.

L'Italia ha inoltre un sistema mediale definito "pluralismo polarizzato", un modello basato su:

  • Circolazione limitata dei mezzi a stampa.
  • Grado elevato di parallelismo politico.
  • Scarsa indipendenza e debole professionalizzazione giornalistica.
  • Intervento del governo.

Per comprendere il funzionamento mediale italiano occorre guardare anche a internet, che però rispetto alla televisione ha tassi di penetrazione medio-bassi. Fra il 2004 e il 2009 l'Italia è passata da uno dei paesi più avanzati digitalmente a uno dei più arretrati. La crescita degli utenti è comunque costante, così come la diffusione di cellulari che permettono la connessione in mobilità, specie nelle fasce più giovani. Per quanto riguarda il rapporto cittadini/politica c'è un crescente disaffezione nei confronti delle istituzioni rappresentative e degli attori politici.

Il punto di svolta in Italia è stato la delegittimazione della sfera politica istituzionale seguita alle inchieste sulla corruzione politica (primi anni '90). I media digitali, diffondendo le risorse di comunicazione nella società, contribuiscono all'emergere dell’"azione collettiva individualizzata" o dell’"attivismo fai da te". Entrambe sono atti di responsabilizzazione del cittadino nella vita quotidiana. Questo porta ad attribuire significati politici ad azioni economiche, come gli atti di consumo, che sono a metà tra la dimensione individuale e collettiva.

Secondo Bimber le "organizzazioni post-burocratiche" riescono ad organizzare l'azione collettiva dell'epoca contemporanea, tramite un'infrastruttura informativa che si avvale dell'uso dei nuovi media. Shirky ha invece osservato come i nuovi media consentono ai cittadini di organizzarsi senza organizzazioni. Gli strumenti sociali rendono inoltre possibile una terza alternativa: l'azione di gruppi deboli, senza direzione manageriale e senza fini di lucro. Si parla di "ibridazione organizzativa" per dire che i repertori dei partiti politici, gruppi di pressione e movimenti sociali tendono a intrecciarsi abbattendo le distinzioni fra soggetti che si muovevano in arene diverse.

Un caso recente è quello del Partito Pirata, nato come movimento online per la difesa della libertà di espressione su internet. Presentatosi alle elezioni svedesi del 2006 si diffonde in altri Paesi. Alle elezioni europee del 2009 i Partiti Pirata di diversi Stati europei si uniscono in una piattaforma comune e conquistano due seggi. Nel 2011, nelle elezioni di Berlino, il Partito raggiunge il 9% dei voti e conquista una quindicina di seggi.

Le trasformazioni dei processi comunicativi e delle forme di partecipazione legate alla diffusione dei nuovi media riguardano sia i singoli individui che la collettività. Nel 2003 Bimber ha parlato di quattro rivoluzioni dell'informazione, che si sono succedute negli ultimi due secoli. Le varie rivoluzioni sono determinate da sviluppi tecnologici, cambiamenti istituzionali o innovazione economiche che producono mutamenti drastici nella struttura o nell'accessibilità di informazione e comunicazione. Le rivoluzioni generano nuovi regimi informativi che sono caratterizzati da:

  • L'informazione politica assume proprietà peculiari.
  • Queste proprietà determinano un insieme di vincoli ed opportunità nella gestione e distribuzione dell'informazione politica.
  • Nascono strutture ed organizzazioni politiche caratteristiche che si adattano a tali vincoli ed opportunità.
Rivoluzioni Periodo Caratteristica Focus Organizzazioni Emergenti Innovazione Informazione Politica Azione Politica
Servizio postale 1820-1830 Flussi di informazione Interesse nazionale Partiti di massa Informazione carta stampata Generalizzazione Politica di massa
Rivoluzione industriale 1880-1910 Specializzazione Interesse specifico Gruppi di interesse Televisione Audience di massa Gruppo di singoli temi
Televisione e comunicazione di massa 1950-1970 Attenzione dell’audience Monotematici Singoli temi Broadcast Politica di massa Informazione di massa
Internet e comunicazione narrowcast 1990 - oggi Abbondanza informativa Gruppi singoli Monoevento Media digitali Eventi individuali Azione individuale

L'avvento dei nuovi media ha prodotto una complessificazione dell'ecosistema dell'informazione. Il cambiamento è stato interpretato da alcuni come balcanizzazione della sfera pubblica: la possibilità di definire diete mediatiche personalizzate provoca una frattura nella società. Processi come la creazione di identità collettive sono oggi condizionate da fattori immateriali, più che da condizioni materiali.

Il Web 2.0 permette a tutti di intervenire sulle informazioni immesse nel circuito informativo: i cittadini si trasformano in produttori attivi di informazione. Il fatto che i media digitali esprimano il loro punto di vista su un dato argomento, non significa che vengano ascoltati e che le loro opinioni influenzino attivamente la politica.

Comunicazione istituzionale e nuovi media: un'analisi comparativa dei siti web delle regioni italiane

Introduzione

Gli scienziati sociali italiani si sono accorti in ritardo delle potenzialità di internet per lo studio della politica e nei processi di riforma della pubblica amministrazione. Solo recentemente internet è entrato a far parte delle campagne elettorali e della competizione online dei partiti. A partire dal 2000 si forma anche una politica del governo elettronico. Il ciclo di riforme degli anni '90 ha rafforzato il potere delle giunte regionali, che hanno creato anche propri uffici stampa per la comunicazione istituzionale e produzione di contenuti multimediali, sia destinati alle televisioni che messi online. Le regioni oggi sono istituzioni guida del sistema di e-government territoriale.

Principali scelte metodologiche

Le dimensioni e gli indicatori su cui si è concentrata l'analisi sono i seguenti:

  • Offerta di informazione: Informazioni per il servizio sanitario regionale, per le scuole, istruzione e cultura; per offerte di lavoro; banca dati opportunità di formazione professionale; guida ai tributi regionali; trasporti pubblici e mobilità; urbanistica; politiche e finanziamenti dell'UE.
  • Trasparenza: Informazioni sull'organizzazione amministrativa regionale; sulla giunta; sul consiglio; sulla pubblicazione del bilancio dell'Ente, delle delibere di giunta e della banca dati di consulenze; nomi e compensi degli amministratori delle società partecipate; informazioni sugli appalti pubblici.
  • Offerta di servizi ai cittadini: Informazioni sull'URP; sul difensore civico; contatto diretto con la regione; registro regionale online delle personalità giuridiche private; modulistica; bandi e concorsi pubblici; informazioni sui servizi online degli enti locali per cittadini e imprese; procedure di registrazione dell'utente.
  • Usabilità e Accessibilità: Strumenti per l'orientamento dell'utente; strutturazione sistematica dei contenuti del sito; riconoscibilità dell'URL; validità dei link; valutazione dell'accessibilità.
  • Networking: Collegamenti a siti di istituzioni europee, della pubblica amministrazione centrale, delle provincie, dei comuni, delle strutture sanitarie regionali, delle università, delle camere di commercio.
  • Interattività: Possibilità di effettuare reclami online; erogazione servizi online; numero di newsletter; numero di mailing-list; numero sondaggi; strumenti che consentono di esprimere la propria opinione e proporre soluzioni su un determinato problema.

L'analisi quantitativa è stata inoltre affiancata da due test (2008 – 2009) per valutare i tempi di risposta ai cittadini. Il primo test è stato realizzato inviando messaggi standard che presentano richieste di delucidazioni in tema di sanità, fondi comunitari e immigrazione; il secondo test inviando messaggi standard che chiedevano delucidazioni su come effettuare un reclamo. In entrambi i test le risposte sono state valutate per il grado di velocità e di esaustività. L'analisi quindi si concentra solo sull'offerta degli enti, ignorando il lato della domanda cioè l'uso che dei siti web viene fatto dai cittadini.

Le politiche del governo elettronico in Italia

È solo fra il 1999 e il 2000 che l'Italia definisce un piano d'azione per la società dell'informazione. Le politiche di e-government si definiscono parallelamente all'iniziativa E-Europe, della commissione europea, ed hanno quindi una matrice sovranazionale. In Italia vi è consenso bi-partisan rispetto alla necessità di innovare l'azione di governo mediante le nuove tecnologie, ma il succedersi di governi di centro destra e governi di centro sinistra ha portato ad un succedersi di strategie diverse circa l'uso delle nuove tecnologie. Fra il 2001 e il 2005 il governo di centro destra ha mobilitato oltre 1000 milioni di euro per il piano di e-governance, cercando di colmare il divario tra Nord e Sud con massicci investimenti, che però non si rivelano efficienti dal momento in cui le resistenze culturali e l'impreparazione sociale non hanno consentito di raggiungere i risultati sperati. Il timone della politica di e-governance è nelle mani del Presidente del Consiglio, quindi con le varie legislature si rilevano elementi di discontinuità. Nel 2001 – 2005 (Berlusconi) viene istituito il CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) che porta ad un ritorno delle politiche del governo elettronico nell'orbita governativa. Con l'insediamento di Prodi il CNIPA viene ridimensionato. Il successivo governo Berlusconi lo rinomina DigiPA. Il ruolo delle regioni e degli enti locali...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Bosi Alessandro.
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