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Modelli di giornalismo

Mass media e politica nelle democrazie occidentali

Hallin - Mancini

Parte prima: concetti e modelli

1. Perché questo libro?

Siebert, Peterson e Schramm in Four Theories of the Press si chiedono perché la stampa è così com'è. Perché apparentemente serve scopi così diversi e appare in forme così differenti nei diversi paesi? La risposta a queste domande si cercherà di trovare in questo libro, si tenterà di identificare le maggiori variazioni sviluppatesi nelle democrazie occidentali nella struttura e nel ruolo politico dei mezzi di comunicazione, essi proporranno alcune idee per spiegare queste variazioni con l'obiettivo di valutarne le conseguenze per la vita democratica. L'attenzione sarà in particolare focalizzata sull'informazione giornalistica, anche se le osservazioni proposte sono valide per l'intero sistema della comunicazione di massa.

Perché l'analisi comparativa?

Il ruolo dell'analisi comparativa nella teoria sociale può essere compreso in termini di due funzioni principali: innanzitutto il suo ruolo nella formazione concettuale e nella spiegazione, e secondo il suo ruolo nell'inferenza causale. L'analisi comparativa è fondamentale nell'investigazione sociale perché ci porta a comprendere la variazione e la somiglianza. È fortemente etnocentrica la maggior parte della letteratura sui media, nel senso che si riferisce all'esperienza di un singolo paese, come se il modello prevalente di quel paese fosse universale. In questo modo i paesi con una tradizione di ricerca sui media meno avanzata rischiano solitamente di trattare quella letteratura improntata sui modelli esteri, come se potessi essere applicata ovunque senza problemi. In questo senso l'analisi comparativa ha la capacità di rendere visibile l'invisibile, di focalizzare la nostra attenzione su aspetti di un qualsiasi sistema di comunicazione che possono essere dati per scontati e difficili da individuare quando l'attenzione è posta solo su un caso nazionale. Il lavoro comparativo degli autori di questo libro è iniziato esattamente con questo tipo di intuizione: confrontare le notizie televisive statunitensi e italiane dei primi anni '80. L'analisi comparativa rende possibile cogliere cose che non avevamo notato e quindi concettualizzato e ci conduce anche a chiarire lo scopo e l'applicabilità dei concetti che impieghiamo. Se la comparazione può sensibilizzarci alla variazione, può sensibilizzarci altresì alla somiglianza. Il metodo comparativo fornisce una base per la critica sistematica di tutti quegli studi che si basano essenzialmente sulla ipergeneralizzazione e sulla ristrettezza concettuale.

La seconda ragione per cui la comparazione è importante nell'investigazione sociale è che consente in molti casi di verificare le ipotesi sulle interrelazioni tra i fenomeni sociali. Questo è diventato lo standard metodologico in gran parte delle scienze sociali, in modo particolare tra quelle interessate all'analisi dei fenomeni sociali a livello di sistema, in cui la variazione spesso non è riscontrabile con lo studio su un solo paese. Per molti anni la ricerca empirica sulla comunicazione è rimasta quasi sinonimo del paradigma degli effetti dei media che si riferiva non tanto a strutture mediali più vaste quanto piuttosto a effetti di particolari messaggi sulle attitudini e i convincimenti individuali. Questa può essere una delle ragioni per cui l'uso sistematico dell'analisi comparativa si è sviluppato lentamente.

Finalità dello studio

Lo studio riguarda i sistemi di comunicazione di Stati Uniti, Canada e gran parte dell'Europa occidentale, esclusi paesi molto piccoli come per esempio il Lussemburgo. Esso si fonda sull'idea di un progetto di ricerca che definiremmo sui sistemi più simili. Uno degli espedienti utilizzati è stato quello di focalizzare l'attenzione su una serie di casi relativamente paragonabili, in cui il numero delle variabili salienti si è ridotto. Un simile approccio ridurrà anche il numero dei casi, ma in un campo come quello della comunicazione questo è spesso anche un beneficio, nel senso che è impossibile per gli analisti lavorare in modo competente su più di un certo numero di casi. Uno dei problemi di Four Theories of the Press è che il campo che prende in esame è così vasto che diventa quasi inevitabilmente superficiale. Limitandosi al Nord America e all'Europa occidentale si tratteranno solo i sistemi che hanno livelli di sviluppo economico relativamente paragonabili e molte cose in comune dal punto di vista della cultura e della storia politica. Questo è ovviamente un limite, questi modelli elaborati non potranno essere applicati, se non considerevolmente adattati, a molte altre aree del mondo. I modelli d'informazione che prevalgono nell'Europa occidentale e in Nord America tendono a coincidere con i modelli globalmente dominanti: comprendendo la loro logica e la loro evoluzione è probabile che essi possano essere di una qualche utilità per gli studiosi di altri paesi sia come esempio di come condurre una ricerca comparativa sia anche per capire i motivi per cui questi modelli hanno effettivamente influenzato lo sviluppo di altri sistemi. Si tratta di uno studio esplorativo e il proposito principale del disegno dei sistemi più simili non è quello di mantenere costanti certe variabili con lo scopo di dimostrarne la causalità, ma quello di permettere un attento sviluppo di concetti che possano essere usati per altre analisi comparative. Il fatto che sia uno studio esplorativo significa anche che la definizione geografica del suo ambito è in qualche modo arbitraria. Inoltre è stata fatta un'analisi comparativa focalizzandosi in primo luogo sull'informazione giornalistica e sulla sua regolamentazione, poiché un'analisi comparativa del più ampio sistema della comunicazione di massa avrebbe incluso molti altri campi dell'industria culturale, molti altri campi delle telecomunicazioni, pubbliche relazioni, pubblicità e molte altre aree.

L'eredità di Four Theories of the Press

Siebert, Peterson e Schramm hanno fatto un lavoro particolarmente importante nel campo degli studi sulla comunicazione di massa soprattutto in quanto tentativo di definire un contesto unitario per l'analisi comparativa dei mezzi di informazione. La loro tesi era che la stampa prende sempre la forma e il colore delle strutture politiche sociali all'interno delle quali opera, essa riflette il sistema di controllo sociale per mezzo del quale sono regolati i rapporti tra individui e istituzioni, comprendere questi aspetti della società è basilare per ogni sistematica alla comprensione della stampa. Gli autori di questo volume hanno una visione un po' diversa da quelli di Four Theories of the Press. Questi ultimi suppongono che il sistema di media di un paese essenzialmente rifletta altri aspetti della struttura sociale, per esempio il sistema partitico, ma è altrettanto evidente che le istituzioni dei media hanno un proprio impatto sulle altre strutture sociali, c'è un diverso livello di dipendenza in relazione alle differenti evoluzioni storiche e in molti hanno notato come la dipendenza del sistema politico dai mass media tenda progressivamente ad aumentare. Il convincimento che i media sono diventati un'importante variabile esogena per le istituzioni politiche è uno dei motivi per cui anche i politologi hanno iniziato a prestare sempre maggiore attenzione alle istituzioni dei media che avevano precedentemente ignorato. Inoltre i tre autori non hanno analizzato empiricamente la relazione tra sistemi di informazione giornalistica e sistemi sociali, non hanno guardato né al funzionamento effettivo dei sistemi di informazione né a quello dei sistemi sociali in cui operavano, ma solo alle basi razionali o alle teorie da cui questi sistemi traevano la loro legittimazione. Dunque nemmeno la loro analisi può definirsi effettivamente comparativa, in parte ciò dipende dalle temperie della guerra fredda dal momento che la preoccupazione maggiore del libro sembra essere quella di dimostrare la contrapposizione tra il modello statunitense e quello sovietico. Four Theories of the Press riserva poco spazio alla diversità di informazioni mondiali, traccia le origini di 4 teorie che rimandano esclusivamente a due paesi: gli Stati Uniti a cui si riferiscono le teorie della responsabilità sociale e del liberalismo, la Gran Bretagna a cui associano sia le teorie liberali degli Stati Uniti sia le autoritarie. Le 4 teorie sono di utilità limitata per comprendere l'esperienza europea, si potrebbe affermare che l'Europa ha saputo combinare il modello liberale, il modello della responsabilità sociale sul diritto di replica e la tradizione autoritaria.

Modelli di informazione giornalistica

Una ragione per cui Four Theories of the Press si è rivelato così influente per tanti anni è che risulta molto attraente l'idea che il mondo dei sistemi di informazione possa essere classificato usando un numero limitato di modelli semplici e discreti. Nel seguente libro si andranno a proporre tre modelli di sistema di informazione, basato su caratteristiche collegate tra loro, sono il risultato di modelli specifici di sviluppo storico e non si presentano insieme per caso. Questi modelli costituiscono tipi ideali e il sistema di informazione di ogni paese li rispecchia solo sommariamente. Infine i modelli non devono essere intesi come descrizione statica dei sistemi mediali. Essi sono sottoposti a un continuo processo di mutamento, così che oggi sono molto diversi da quello che erano negli anni '60 o negli anni '90. In queste analisi si presterà molta attenzione alla storia, poiché le istituzioni dei media si evolvono con il passare del tempo e ad ogni stadio della loro evoluzione gli eventi passati e i modelli istituzionali ereditati dai periodi precedenti ne influenzavano il mutamento.

C'è bisogno di teorie normative dei media?

Il campo della comunicazione è sempre stato fortemente normativo, questa è dovuto in parte alla forte influenza della formazione professionale, dove è più importante riflettere su come il giornalismo dovrebbe essere piuttosto che analizzare in dettaglio il come e il perché. Per esempio Four Theories of the Press è chiaramente normativo, poiché giudica sistemi di informazione giornalistica in tutto il mondo in termini di distanza dell'ideale liberale di una stampa watchdog, neutrale e libera dall'interferenza dello stato. Molti studi comparativi successivi sono rimasti legati alla teoria della modernizzazione che poneva a confronto i sistemi mediali in rapporto alla loro rispondenza all'ideale liberale, con la differenza che al polo opposto invece del totalitarismo veniva indicato il sottosviluppo. Il modello liberale ha assunto carattere normativo ed è diventato così ampiamente diffuso nel mondo che altri modelli di giornalismo spesso non sono chiaramente concettualizzati neanche dagli stessi professionisti. Lo scarto tra ideale e realtà è molto più evidente in paesi come Italia o Spagna, dove giornalisti esprimono fedeltà al modello liberale di neutralità e soggettività, mentre la pratica reale del giornalismo è profondamente radicata in una tradizione di partigianeria. In questo libro non sono stati gli autori interessati a misurare i sistemi di comunicazione sulla base di un ideale normativo, ma ad analizzare il loro sviluppo storico come istituzioni entro particolari contesti sociali, si è cercato di capire perché si siano sviluppati in certi modi, quali ruoli effettivamente giochino nella vita politica, sociale ed economica, quali modelli di relazione pongano in essere con altre istituzioni sociali. I modelli giornalistici di questo volume vanno considerati modelli empirici, non normativi. L'analisi comparativa infatti in primo luogo può dare un più chiaro senso della gamma delle diverse configurazioni di contesto istituzionale che si sono di volta in volta presentate per gestire i problemi della comunicazione in una società democratica e in secondo luogo permettere di accertare le attuali conseguenze di queste strutture istituzionali per i valori che considerano importanti come diversità, apertura e sensibilità, indipendenza, accuratezza e completezza delle informazioni.

2. Una proposta per l'analisi comparativa

Per confrontare i sistemi di comunicazione sono stati utilizzati quattro criteri principali attraverso cui i sistemi dell'Europa occidentale e del Nord America possono essere efficacemente paragonati:

  • Lo sviluppo dei mercati della comunicazione, con particolare attenzione allo sviluppo maggiore o minore della stampa a circolazione di massa;
  • Il parallelismo politico, ovvero il grado e la natura dei legami tra media e partiti politici o il modo e il livello in cui il sistema di comunicazione riflette le principali divisioni politiche esistenti nella società;
  • Lo sviluppo della professionalità giornalistica;
  • Il grado e la natura dell'intervento statale nel sistema di comunicazione.

Ciascuno di questi criteri costituisce in sé un termine di paragone, il che significa che si può parlare distintamente di livelli alti o bassi di circolazione della stampa, di parallelismo politico, di professionalità giornalistica e di intervento statale.

La struttura dei mercati dell'informazione: lo sviluppo della stampa di massa

Una delle differenze più ovvie tra sistemi di comunicazione sta nello sviluppo o meno di una stampa a circolazione di massa, poiché in alcuni paesi i giornali di massa si sono sviluppati fra il tardo Ottocento e l'inizio del Novecento, in altri paesi questo non è avvenuto. Questa differenza storica produce ancora oggi profonde differenze nei livelli di diffusione dei giornali, si va da un massimo di 720 copie ogni 1000 abitanti in Norvegia fino a un minimo di 78 in Grecia. La distinzione ovviamente non è solo nella quantità, esistono differenze anche nella natura stessa del giornale, nelle modalità di relazione con il pubblico e nel suo ruolo nel più vasto processo di comunicazione sociale e politica. I quotidiani dell'Europa meridionale, infatti, si rivolgono perlopiù a piccole élite, generalmente urbane, ben educate e politicamente attive; i giornali sono in genere sofisticati e politicizzati nel contenuto e si possono definire coinvolti in un processo orizzontale di dibattito e di negoziazione tra fazioni elitarie. I quotidiani nord-europei e nord-americani al contrario tendono a rivolgersi ad un pubblico di massa non necessariamente coinvolto nella vita pubblica. Sono parte di un processo verticale di comunicazione, mediando fra élite politiche e i normali cittadini. I giornali dell'Europa meridionale, con la loro relativamente bassa diffusione, non hanno rappresentato storicamente imprese economiche che hanno prodotto profitto e sono stati spesso sovvenzionati da attori politici, un fatto che ha importanti implicazioni per quanto riguarda il grado di parallelismo politico e di professionalità giornalistica. I più vasti mercati della stampa dell'Europa settentrionale hanno dato vita a imprese commerciali forti benché in molti paesi ad alta circolazione di quotidiani, i mezzi di informazione commerciali abbiano convissuto con mezzi di informazione più radicati nel mondo della politica: in altre parole non si può assolutizzare affermando che la crescita della stampa circolazione di massa sia sinonimo di commercializzazione. Questa differenza nei modelli di sviluppo della stampa mostra un'interessante manifestazione rivelando una forte disparità di genere nei lettori di quotidiani dell'Europa meridionale, mentre questo fenomeno è ridotto o non sussiste per nulla in altri paesi presi in considerazione. Nei paesi dell'Europa meridionale ci sono degli scarti abbastanza elevati tra uomini e donne, si basti pensare alla prima in classifica che è il Portogallo che ha il 58,3% di uomini contro un 24,1% di donne come lettori dei quotidiani. Ciò riflette peraltro le differenze generali nei livelli di alfabetismo, così come le più specifiche differenze nelle funzioni dei media: in Europa meridionale i media sono strettamente legati al mondo politico, e poiché le donne sono state storicamente escluse da questa sfera, l'abitudine alla lettura dei quotidiani non si è mai sviluppata tra loro in queste regioni. Il diverso sviluppo dei giornali a diffusione di massa è naturalmente accompagnato da differenze nel ruolo della stampa e della televisione: nei paesi dove quotidiani di massa sono assenti, il pubblico si affida prevalentemente ai media elettronici per l'informazione in generale e in particolare per quella sugli affari di interesse collettivo. Bisogna anche ricordare che i mercati dei giornali variano anche nel rapporto tra quotidiani locali, regionali e nazionali (i mercati nazionali dei quotidiani tendono a produrre una stampa politicamente più differenziata): alcuni paesi sono dominati da una stampa a circolazione nazionale o sovranazionale, come Italia, Spagna, Austria; altri dalla rilevanza delle testate locali, come Stati Uniti, Canada, Svizzera; altri ancora hanno una combinazione di entrambi, come Germania, Francia, Scandinavia.

Parallelismo politico

Fin dall'inizio dell'era della stampa, la legittimazione politica rappresenta una funzione centrale dei mezzi di comunicazione, quando poi i giornali iniziarono ad emergere come una forza nella vita politica, questo divenne il loro ruolo principale in ciascuno dei paesi presi in esame. Il ruolo del giornalista politico era quello di influenzare l'opinione pubblica in nome di una fazione o di una causa politica e in molti casi i giornali sono stati fondati su iniziativa di partiti politici o di altre forze politiche.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giornalismo internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gramaglia Gianpiero.
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