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La webpolitica

Introduzione

Non è possibile studiare la comunicazione senza considerare i processi politici, soprattutto in una società iper-mediatizzata che comprime spazio e tempo permettendo all’informazione di circolare all’istante in ogni luogo. Il potere oggi non si esprime solo con l’uso di mezzi di coercizione fisica, ma anche a livello retorico e discorsivo. La webpolitica, intesa come comunicazione politica online, può essere vista come il risultato dell’incontro tra media digitali, sistema politico e l’insieme dei cittadini. Il sistema politico italiano non riesce a offrire ai cittadini molti incentivi alla partecipazione, così come tradizionalmente accade negli Stati del sud Europa.

Il contesto politico italiano è poco permeabile e poco aperto agli attori che non fanno parte del sistema di potere. Siccome l’Italia è tra i Paesi che adottano una strategia che mira alla repressione dei conflitti sociali, questo provoca una radicalizzazione di questi conflitti e delle ideologie di fondo, che diventano quindi più estremiste e più violente. I Paesi che adottano una strategia più inclusiva mostrano una maggiore apertura nei confronti degli attori esterni al sistema istituzionale e il conflitto si manifesta in forme più moderate e pacifiche. In Italia la principale fonte di informazione è la TV, che ha una penetrazione sociale elevatissima rispetto ad altre fonti di informazione. Circa la diffusione di internet, l’Italia si colloca nel gruppo di paesi europei che presentano tassi di penetrazione medio-bassi; nonostante ciò, la crescita di utenti internet è costante, aiutata anche dalla diffusione di smartphone, riducendo di fatto il gap che separa l’Italia dai paesi più avanzati.

A proposito del rapporto tra i cittadini e la politica, cresce sempre più un disinteresse e una disaffezione nei confronti delle istituzioni rappresentative e degli attori politici tradizionali (partiti, sindacati, personalità-cardine…), sin dalle prime inchieste sulla corruzione politica dai primi anni Novanta. Secondo alcuni, questa crisi può evolversi nella rinascita della democrazia, soprattutto sfruttando le opportunità organizzative ed espressive dei media digitali come alternativa alla politica tradizionale: internet ha di fatto permesso la nascita e lo sviluppo di un “attivismo fai da te”, di una “azione collettiva individualizzata”, che è una forma di responsabilizzazione del cittadino nella vita quotidiana.

Le “organizzazioni post-burocratiche” organizzano l’azione collettiva nell’epoca contemporanea, sostituendo l’infrastruttura organizzativa con una infrastruttura informativa grazie ai media digitali: secondo Shirky, i media digitali consentono ai cittadini di organizzarsi senza organizzazioni. Il Partito Pirata è un esempio di webpolitica, che non sarebbe mai nato senza i media digitali, e questo nasce e si sviluppa in Svezia nel 2006 a seguito del processo per violazione del copyright di The Pirate Bay, sito svedese di filesharing; l’esperienza del partito pirata (che critica il copyright, i brevetti e la violazione dei diritti civili in difesa della libertà di espressione) si diffonde in altri paesi e tutti questi partiti pirata si uniscono per le elezioni europee del 2009 (in cui conquista due seggi). Oggi il partito pirata è rappresentato in Germania, Spagna, Svizzera e Repubblica Ceca.

Secondo Bimber, le rivoluzioni dell’informazione dipendono dagli sviluppi tecnologici, dai cambiamenti istituzionali ed economici che producono mutamenti drastici nella struttura e nell’accessibilità dell’informazione e della comunicazione. Infatti, il potere democratico tende a piegarsi verso i soggetti che, in un certo momento storico, hanno il controllo dell’informazione politica. I regimi informativi sono periodi di relazioni stabili tra informazione, organizzazioni e strutture democratiche. Secondo Bimber, gli Stati Uniti hanno subìto quattro rivoluzioni dell’informazione, causate rispettivamente da:

  • Creazione di un servizio postale nazionale e sviluppo di una industria della carta stampata consentendo la creazione di flussi informativi di massa per la prima volta nella storia (1820 - 1830, con organizzazioni politiche centralizzate e gerarchiche, come i partiti, che si occupano di temi generali).
  • Rivoluzione industriale e informazione politica sempre più specializzata, costosa e complessa (1880 - 1910, con organizzazioni decentralizzate e specializzate, come i gruppi di interesse, che infatti si occupano di una serie di temi specifici e connessi).
  • Comunicazione broadcast possibile grazie all’avvento della TV che consente la costruzione di una audience di massa (1950 - 1970, con gruppi monotematici che infatti si occupano di un solo tema).
  • Comunicazione narrowcast - tipica di Internet, prevede una diffusione mirata di informazioni e contenuti, trasmessa a un pubblico interessato e attivo - favorita dalla diffusione dei media digitali, generando una incredibile abbondanza informativa (1990 - oggi, con organizzazioni politiche post-burocratiche, come gruppi messi su per un solo evento, e infatti si occupano dell’organizzazione di un solo evento).

La possibilità (e la necessità) di definire “playlist mediatiche” molto personalizzate (ovvero: ognuno segue ciò che ritiene interessante) pare produrre fratture nella società, e infatti i processi di creazione di identità collettive oggi sono impossibili. In ogni caso, i media digitali offrono anche grandi possibilità di libertà di espressione creativa che in passato erano inimmaginabili. Oggi i “netizen” (cittadini della rete) sono prosumer, infatti i media digitali hanno confuso i ruoli di emittente e ricevente. Anche se i cittadini possono esprimere il proprio punto di vista su fatti di attualità politica, però, non significa che siano ascoltati e che le loro opinioni influenzino la politica.

Comunicazione istituzionale e nuovi media: un'analisi comparativa dei siti web delle regioni italiane

Vediamo se la comunicazione istituzionale delle regioni italiane con i cittadini sia cambiata con l’uso di internet. Già dal 1995 gli studiosi si sono accorti che negli USA internet stava diventando uno dei luoghi privilegiati della competizione politica prima, durante e dopo le campagne elettorali. Internet sembrava quindi lo strumento per riavvicinare cittadini disillusi e apatici alla politica e alla cosa pubblica, favorendo il passaggio dal government alla governance, con un nuovo modello di relazioni tra stato e società civile.

In Italia si sono accorti tardi della rilevanza di internet per lo studio della politica (anche perché internet si è diffuso più lentamente nella popolazione italiana: nel 1996 per la prima volta la comunicazione politica debutta in rete e i politici usavano internet per dare un immagine di modernità; internet come strumento politico è diventato nel 2001 e poi soprattutto nel 2006. Solo dagli anni duemila la comunicazione di tipo istituzionale si è evoluta in comunicazione politica con la creazione di uffici stampa e il ricorso a società specializzate in comunicazione, con troupe che si occupano di produzione di contenuti multimediali forniti a radio e TV, messi online sui siti e su YouTube.

Alcuni siti di regioni al 2008 erano organizzati come vetrine statiche, mentre siti di altre regioni (Campania, Emilia Romagna, Puglia, Toscana…) erano come blog contenenti molti contenuti multimediali e prevedevano una possibilità di interazione più o meno diretta con il presidente. Lazio, Liguria e Veneto avevano siti, ma questi non erano accessibili perché risultavano in costruzione da diverso tempo; solo cinque erano i presidenti di regioni (Abruzzo, Molise, Umbria, Basilicata, Calabria) senza un sito web.

Le regioni italiane oggi sono istituzioni guida del sistema di governance territoriale, non amministrazioni periferiche dello stato, anche se il rapporto diretto con i cittadini lo si ha con gli enti locali (non regionali) responsabili dell’erogazione dei servizi. Come le regioni usano i loro siti web per informare i cittadini sulle decisioni politiche, sul modo in cui vengono spese le risorse derivanti dalle tasse? Si possono individuare differenze significative tra le regioni, tra nord e sud?

Principali scelte metodologiche

Lo strumento di rilevazione è basato su un corpus consolidato di studi empirici su siti web di attori istituzionali e non: partiti politici, assemblee legislative, esecutivi online, organizzazioni non governative e organizzazione di movimento sociale. Si sono rilevate sia le caratteristiche della comunicazione istituzionale via web sia la presenza di strumenti interattivi delle piattaforme analizzate.

L’analisi indaga dei siti l’offerta di informazione (relative al servizio sanitario regionale, a scuole, istruzione e cultura, a offerte di lavoro, ai trasporti pubblici e alla mobilità, all’urbanistica…), la trasparenza (informazioni sull’organizzazione amministrativa regionale, sulla giunta, sul consiglio, sugli appalti pubblici, pubblicazione del bilancio dell’ente, delle delibere di giunta…), l’offerta di servizi ai cittadini (presenza di contatti telefonici, di pagina informativa, contatti email, ubicazione fisica, orari di ricevimento, numero verde o call center, modulistica, informazioni relative a bandi e concorsi pubblici…), l’usabilità e l’accessibilità (presenza di strumenti per l’orientamento dell’utente, validità dei link che partono dalla home page…), il networking (collegamenti a siti di istituzioni europee, della pubblica amministrazione centrale, delle province, dei comuni, delle strutture sanitarie regionali, delle università della regione…) e l’interattività (possibilità di effettuare reclami online, erogazione di servizi online, newsletter a cui è possibile iscriversi, chat-forum-blog attivati sul sito regionale, strumenti che consentono di esprimere la propria opinione o proporre soluzioni su un problema, possibilità di seguire i lavori del consiglio via web…). Per il test sono stati inviati messaggi standard e uguali a tutti i siti delle regioni e poi le risposte sono state valutate in base alla tempestività e all’esaustività.

Le politiche del governo elettronico in Italia

Solo tra il 1999 (governo D’Alema) e il 2000 (governo Amato) che l’Italia definisce un piano d’azione per la società dell’informazione; infatti, politiche pubbliche con oggetto il governo elettronico sono state quasi assenti in Italia fino alla fine degli anni Novanta. Queste politiche italiane del governo elettronico hanno poi una matrice sovranazionale perché si è varata l’iniziativa E-Europe alla fine del 1999 dalla commissione europea, approvata dal consiglio europeo di Lisbona nel 2000. Il governo elettronico è diventato uno degli obiettivi principali del programma europeo della società dell’informazione. “Governo elettronico” significava trasparenza, efficienza e coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali.

Tra il 2001 e il 2005 il governo di centro-destra mobilitò oltre 100 milioni di euro per il piano e-government e per colmare il divario nord/sud nello sviluppo della società dell’informazione, anche se le resistenze culturali e l’impreparazione sociale non hanno consentito di raggiungere i risultati sperati. Negli USA il modello e-government è di tipo comunitario (dal basso all’alto), mentre in Europa il modello è di tipo statalista e centralista (dall’alto al basso). In Italia, infatti, la politica del governo elettronico è nelle mani della Presidenza del Consiglio.

Le politiche di e-government hanno fatto nascere strutture territoriali dedicate come i Centri Regionali di Competenza per l’e-government e la società dell’informazione (istituiti tra il 2002 e il 2003 e svolgevano una funzione di cerniera tra politiche nazionali e locali di e-government favorendo cooperazione e coordinamento tra diversi livelli di governo regionale; sono stati pensati per garantire uno sviluppo armonico della società dell’informazione sul territorio nazionale) e i Centri Servizi Territoriali (dal 2003, poi rinominate Alleanze Locali per l’innovazione, e dovevano gestire risorse finanziarie destinate dal governo nazionale ai comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti per la realizzazione di servizi di e-government, con l’obiettivo di ridurre i rischi di un divario digitale territoriale dovuto a carenza di risorse finanziarie e mancanza di infrastrutture di connettività adeguate.

In altri paesi europei come Francia, Spagna e Inghilterra il sistema dell’innovazione ha una direzione molto più chiara e lineare che ha evitato la frammentazione prodotta in Italia in poco più di un decennio di politiche di e-government.

Lo sviluppo della società dell'informazione nei diversi contesti regionali

L’informatica è stata introdotta nelle amministrazioni regionali dagli anni Settanta e le differenziazioni tra regioni erano evidenti già tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta. La riduzione del divario digitale (inteso come esclusione dall’accesso e dall’uso di internet) è stato uno dei principali obiettivi delle politiche dell’e-government per garantire una partecipazione universale ed egualitaria alla società dell’informazione.

Gli studi sul divario digitale hanno definito come questo sia presente sia tra strati diversi sia in aree geografiche diverse (all’interno dello stesso stato) sia tra fasce di popolazione diverse per genere, età, etnia, istruzione e reddito: nord - sud, zone urbane - zone rurali, ricchi - poveri, giovani - anziani… e le regioni italiane sono intervenute in misura diversa per cercare di affrontare il problema. Secondo le stime fatte dall’ISTAT nel 2009, mentre in tutte le regioni del nord e del centro siamo sopra la media italiana per dotazione tecnologica (50,1%) e accesso a internet (42 %), nel sud si scende sotto dieci punti percentuale rispetto alla media (44% e 34%).

I finanziamenti nazionali agli enti locali per l'e-government

Il piano nazionale di e-government prevedeva ingenti risorse tra il 2001 e il 2006 per progetti indirizzati alla realizzazione di servizi online a cittadini, imprese e infrastrutture telematiche per gli enti locali. Nella prima fase del piano, i finanziamenti spaccano l’Italia in due: il 38% circa sono finanziamenti alle regioni del centro e del sud, mentre il 62% sono finanziamenti alle regioni del nord. In più, i progetti del centro e del sud hanno subito più ritardi rispetto a quelli del nord.

Al contrario, la seconda fase del piano e-government è dedicata alla e-democracy e in questo caso il 60% dei finanziamenti sono andati al centro e al sud, mentre il 40% al nord, anche se al nord i progetti finanziati sono andati meglio che al sud. Infatti, sembra che il finanziamento per progetti sembrerebbe aver evidenziato ancora di più le differenze tra nord e sud in termini di dotazione delle risorse.

Una valutazione diacronica dei siti web delle regioni

Nel 1997 sette regioni (soprattutto del sud Italia: Sicilia, Puglia, Campania, Molise, Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia) non avevano ancora un proprio dominio web registrato. Nel 1999 restano escluse da internet solo Molise, Trentino e Friuli. L’Emilia-Romagna deteneva il primato numerico delle città digitali e degli Enti locali in rete. Nel 2000 tutte le regioni hanno sviluppato propri siti web e allora cambiano i metodi di rilevazione per lo studio dei siti delle regioni (prima era tramite questionari, adesso è una ricerca effettuata direttamente sui siti istituzionali).

Le aree del centro-nord (Toscana, Emilia Romagna, Liguria e Lombardia) presentano i risultati migliori in un arco di tempo considerevole. La Liguria è al primo posto. La Campania è la regione con la migliore performance tra quelle del sud (sesto posto). Se nel 2000 le regioni migliori sono quelle del centro-nord e le peggiori quelle del sud, nel 2006 le migliori sono quelle del nord-ovest e le peggiori sono quelle del nord-est.

L'analisi dei siti web delle regioni italiane

  • A proposito dell’offerta di informazione il primato spetta alla regioni del centro-nord (soprattutto Emilia Romagna), seguite da nord-est e nord-ovest. Sotto la media si collocano le regioni del centro (ottima performance del Lazio) e del sud (spicca in positivo la Sicilia).
  • A proposito della trasparenza dei siti web analizzati, migliori sono le regioni del centro-nord (soprattutto Marche) e del nord-ovest (in particolare Val d’Aosta), seguite da quelle del nord-est (soprattutto Veneto) e centro (soprattutto Lazio e Sardegna). Sotto la media vi sono le regioni del sud.
  • A proposito dell’offerta di servizi online ai cittadini, le regioni migliori sono ancora quelle del centro-nord (soprattutto Emilia Romagna), del nord-ovest (soprattutto Piemonte), del centro (Lazio e Sardegna) e del nord-est, mentre sotto la media sono le regioni del sud (migliore è la Basilicata).
  • A proposito dell’usabilità e dell’accessibilità dei siti, migliori sono le regioni del nord-ovest (Val d’Aosta), del nord-est (Trentino) e del centro (Sardegna e Abruzzo), mentre sotto la media sono quelle del sud (Campania) e centro-nord (Marche).
  • A proposito del networking (relazionalità, ovvero presenza di collegamenti ipertestuali a diverse istituzioni), si nota un divario tra centro-nord e nord da un lato e centro e sud dall’altro.
  • A proposito dell’offerta di strumenti interattivi, i migliori risultati sono fatti registrare dalle regioni del nord.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Magaraggia Sveva.
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