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L'evento e il caso

Mezzi e fini

Quando si parla di caso, si vuole sottolineare il carattere straordinario di un fatto. Il caso richiama avvenimenti che non sono stati programmati e la sua consonanza con il disordine è confermata dal fatto che è l’anagramma di caos. A differenza dell’evento che è chiuso nel suo carattere eccezionale e in una dimensione che ne determina apertura e chiusura, il caso non cade in preiscrizione.

Nella ricerca scientifica il riferimento ai fatti non è esclusivo: il ricercatore concepisce il caso come un processo in atto, che deve essere studiato in vista di un ordine più generale. Per questo motivo non si parla di fatti (archiviati una volta conclusi) ma di accadimenti. L’evento è imprevedibile e non può essere connesso a esperienze che rientrano nelle conoscenze del ricercatore: non merita di essere studiato.

L’accadimento che è alla base di un caso non rimane chiuso nella sfera privata, ma fa letteratura e quindi induce a depositare un giudizio, che consegniamo alla collettività, e a tenere determinati comportamenti. Il caso è un giudizio che si deposita nella storia su un accadimento intessuto di imprevedibilità e tendenze in atto.

La conseguenza di scambiare i fini con i mezzi è la riduzione del pensiero ad una tecnicalità formalizzata che rispetta le procedure e fornisce una lettura riduttiva e deviante dei problemi. Il riduzionismo si limita a cogliere il problema attraverso la descrizione del suo modo di rappresentarsi e facendo propria la denominazione che ne è stata fornita. Descrizione e denominazione sono momenti rigidi e indeformabili con i quali si procede alla lettura dei fenomeni per classificarli. Nell'interpretazione, il momento flessibile è quello della definizione che fa i conti con il modificarsi del suo nucleo centrale. Nelle classificazioni servono nomi e descrizioni: chiamando le cose con il loro nome si predispongono risposte che alimentano la contraddizione su cui interviene ponendo le condizioni perché la crisi si ripresenti di continuo.

Per uscire dall’isolamento, le scienze sociali parlano della società e delle relazioni come di un corpo malato da guarire e si dispongono al suo capezzale adeguandosi al coro contro cui dovrebbero inasprire la critica.

Un paradigma più generale

Si è solito pensare all’io e alla relazione sociale come due ambienti di cui si cerca l’incontro a posteriori, cioè dopo che siamo usciti dall’individualità, e che si interrompa quando rientriamo nelle stanze dell’io. Se non si concepisce l’individuo come relazione sociale, non si esercita una conoscenza che guarda alla socialità come al luogo del dinamismo dell’umana vicenda.

Solo un cambiamento del paradigma culturale, con cui la società rivolga alla scienza le domande che competono ad entrambe, cioè che riguardano i fini e non i mezzi, consentirà di intervenire sulle catastrofi avendo già accumulato conoscenze e mezzi per evitarle. Attualmente la scienza è impedita da un paradigma, che non le permette di comprendere che il caso è un indizio sulla necessità di modificare, non una modalità di intervento ma un modo di pensare.

Lo studio di un caso riguarda i modi del suo accadere. I modi in cui le cose accadono sono il linguaggio di una situazione. I contenuti, anche se affrontati, non sono l’oggetto di studio. Per il ricercatore quindi lo studio di un caso è originato da persone, fatti, accadimenti, ma si misura con l’incertezza del futuro e i fantasmi del passato.

Il punto di rottura della città

Il caso Parma è l’occasione per riflettere sulla città. La città sembra essere di tutti perché si offre a tutti e ognuno può accampare su di essa le sue pretese senza porsi il problema se sono compatibili o non con la città stessa. La città non è solo di chi la governa, ma anche dei suoi governanti, nei modi in cui gli uni e gli altri interpretano il loro ruolo in vista del proprio interesse personale e in quello generale della città. L’interesse che si deve nutrire verso la città è votato alla sua sopravvivenza.

Le società sono agglomerati nei quali la legge è re e il popolo presiede alla sua formazione, convinti che sia una cosa di tutti da preservare sopra ogni interesse individuale. La polis ha mitigato la condizione selvatica dell’uomo, garantendo regole uguali per tutti. La responsabilità che gli individui si attribuiscono nella collettività è affidata ai singoli da chi ne ha l’autorità, in modo da configurare ruoli e funzioni precise.

Nel XX secolo si è abituati ad usare le città come oggetti, come se fossero infrastrutture di servizio che devono corrispondere ad ogni pretesa. La città è il luogo di quella responsabilità che non si può delegare a nessuno.

Politica e società

Le tre volte del caso Parma

La competizione elettorale che ha portato alla vittoria del M5S è avvenuta dopo che la città era stata governata per un anno da un commissario a seguito del buco economico della giunta Vignali. Parma ha scelto di non affidarsi ai politici, ma ha votato persone conosciute nel corso della campagna elettorale. La città non si affida ad una tradizione, ma piuttosto a una che ha come protagonisti i new media e una squadra di facce nuove che corrisponde al bisogno del cambiamento.

Nel caso in cui al ballottaggio ci fosse stato Ubaldi e avesse vinto le elezioni, non sarebbero state un caso politico, ma un déjà vu. La logica dei votanti si è basata su “Se non posso votare il migliore, allora voto contro il peggiore”. Il problema sostanziale è quello del comportamento della sinistra locale e i legami con il civismo. Il 1998 è l’anno del secondo caso politico che riguarda Parma: alle elezioni amministrative al sindaco uscente Lava...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Bosi Alessandro.
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