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Le regole del metodo sociologico

Emile Durkheim 1895

Introduzione

Problema del fondamento metodologico della scienza sociale: obbiettivo del volume è quello di costruire un metodo di ricerca adatto ai fenomeni sociali partendo dai risultati pratici ottenuti nelle ricerche. Questo metodo era già stato implicitamente presentato nell’opera la divisione sociale del lavoro.

I grandi sociologi, infatti, che all’epoca sua erano considerati dei classici Spencer e J. Stuart Mill nelle loro opere non si sono mai occupati del metodo di ricerca concentrandosi sulla dimostrazione della possibilità di applicare delle leggi universali alla società (Spencer con la legge dell’evoluzione), oppure Mill con la presentazione delle difficoltà intrinseche della sociologia).

I capitolo: Che cos'è un fatto sociale

Il fatto sociale non può essere definito in base alla sua generalità all’interno della società.

Caratteri distintivi del fatto sociale:

  • La sua esteriorità rispetto alle coscienze individuali
  • L’azione coercitiva che esercita o è suscettibile di esercitare su queste coscienze. Applicazione di tale definizione alle pratiche stabilite e alle correnti sociali. Verificazione della definizione.

Un’altra maniera di caratterizzare il fatto sociale: lo stato di indipendenza in cui si trova rispetto alle sue manifestazioni individuali. Applicazione di questa caratteristica alle pratiche stabilite e alle correnti sociali.

Il fatto sociale si generalizza perché è sociale, anziché essere sociale perché è generale. Come questa seconda definizione rientra nella prima. In quale maniera i fatti di morfologia sociale rientrano in questa stessa definizione. Formula generale del fatto sociale.

  • Ogni modo di fare, più o meno fissato capace di esercitare sull’individuo una costrizione esterna. Esistono infatti modi di agire, di pensare e di sentire che hanno proprietà tali da esistere al di fuori delle coscienze individuali, hanno capacità coercitiva sugli individui e a loro si impongono (sia in modo che questi stessi se ne accorgano sentendoli come coercitivi sia che questi si conformino a loro spontaneamente non sentendo questo senso di coercizione), la coercizione rimane intrinseca dei fatti sociali. Questo si sperimenta nelle norme del diritto, ma anche nelle consuetudini dell’abbigliamento, nella lingua di un paese… ecc. Anche quando un individuo innovatore cerca di sottrarsi a questa coercizione per imporre una innovazione per riuscire a emergere deve scontrarsi con queste regole e ne sente per reazione una resistenza. Il termine coercizione è da intendersi nel senso che non esiste l’individualismo assoluto: ogni persona vive immersa in idee, tendenze elaborate in un’altra dimensione quella sociale e da qui imposte all’individuo. Non viene esclusa la coscienza individuale.
  • Un modo di fare che ha un’estensione generale nella società e che ha un’esistenza propria indipendente dagli individui. I fatti sociali sono una nuova specie di fatti da non confondere con fenomeni organici o psichici: sono fatti il cui substrato non è l’individuo ma la società e rientrano nel campo di studio della sociologia.
  • Il fatto sociale si dà solo dove c’è un’organizzazione definita: qui porta l’esempio del comportamento della folla rispetto alla quale l’individuo si sente di accettare e anche di elaborare ciò che invece gli è imposto. Quando rimane senza la folla può anche accadere che l’individuo rinneghi e non senta come proprio quello che nella folla riteneva suo e si accorge di aver subito anziché prodotto qualcosa. Questo è valido anche per i movimenti di opinione duraturi che si manifestano nella società e nelle cerchie ristrette della politica, della religione, dell’arte… esempio per tutti l’educazione del bambino: gli insegnamenti dei genitori lo costringono a comportamenti che non avrebbe se lasciato libero e questi insegnamenti ad un certo punto non sono più necessari perché sono diventati abitudini e sono state interiorizzate. Spencer ritiene che i bambini andrebbero lasciati liberi, ma poiché non accade in nessuna società non è possibile un riscontro reale.
  • Non è la generalità che distingue il fatto sociale, la generalità deve associarsi al fatto di essere distinto dai fatti individuali e da esistere anche a prescindere dagli individui. Il fatto sociale è generale perché collettivo, si trova nel tutto e quindi nelle parti e non è collettivo perché è generale, cioè nel tutto come somma delle parti. Questo è vero per la maggioranza dei fenomeni sociali che ci vengono dalla tradizione, ma anche quando il fatto sociale è dovuto alla nostra partecipazione: un’assemblea non esprime la somma dei sentimenti dei partecipanti, ma la risultante prodotta dalle azioni e reazioni dei componenti che deve la sua forza di imposizione sui partecipanti per il fatto di avere un’origine collettiva.

La sociologia si occupa solo di questo gruppo di fenomeni e li riconosce in base a questi criteri:

  • Potere di coercizione esterna sugli individui.
  • Il potere di coercizione si rivela con l’esistenza di una sanzione per i trasgressori oppure dalla resistenza che il fatto oppone alle iniziative individuali volte a opporsi a lui.
  • Il fatto sociale esiste indipendentemente dalle forme individuali che assume diffondendosi è quindi generale ed oggettivo
  • Tra il fatto “sociale strutturato e le libere correnti della vita sociale” esistono diversi fatti morfologici o fisiologici che presentano diversi gradi di consolidamento, forme di vita cristallizzata.

II capitolo: Regole relative all'osservazione dei fatti sociali

La regola fondamentale: considerare i fatti sociali come cose.

Prima parte

La prima regola impone di considerare i fatti sociali come cose. La fase ideologica che tutte le scienze attraversano, elaborando nozioni volgari e pratiche anziché descrivere e spiegare le cose: Siccome l’uomo non può vivere nella realtà senza farsene un’idea sulla base della quale regola la sua condotta, elabora delle nozioni (anche per interpretare i fenomeni fisici, ed ecco le credenze magiche o religiose) che sono per gli individui più famigliari, semplici e gestibili dei fatti e fenomeni reali che le hanno ispirate. Queste nozioni tendono a sostituirsi alla realtà e a diventare queste, oggetto di speculazione: gli individui le studiano, le combinano ma producono ideologie non scienza. I fatti diventano secondari e vengono considerati solo per confermare o smentire le ideologie. Questo metodo non può dare risultati oggettivi, ma è anzi pericoloso perché, costruisce un velo che si interpone tra noi e le cose.

Una scienza di questo tipo tende a trasformarsi in arte: sembra in grado di fornire, non solo la conoscenza necessaria a comprendere ciò che è, ma anche la prescrizione dei mezzi per attuarlo. Si tratta di una conoscenza finalizzata all’individuazione di rimedi a dei bisogni e la sua dimensione temporale è il futuro e non il presente e il passato. Questo modo di ragionare è conforme all’inclinazione naturale dello spirito umano e differenzia l’alchimia dalla chimica, l’astrologia dall’astronomia.

Perché questa fase doveva prolungarsi nella sociologia più che nelle altre scienze. Se questo è vero nelle scienze naturali lo è ancora di più nella sociologia: gli uomini da secoli hanno elaborato idee sul diritto, la famiglia, la società perché gli erano necessarie per vivere e queste prenozioni (Bacone) si sono sostituite alla realtà alle cose e sono diventate la realtà stessa, infatti sembra che siano prodotte come sviluppo delle idee che gli uomini o una società ha in merito a se stessa (stato, famiglia, religione…). Questo trova conferma nel fatto che la mente umana non è in grado di controllare la molteplicità e la complessità della realtà sociale. Non ci sono punti di riferimento forti e solidi, per reagire a questa insicurezza gli uomini hanno elaborato delle idee schematiche e sommarie che costituiscono delle prenozioni e servono per gli usi correnti della vita quotidiana. L’autorità di queste prenozioni deriva dall’abitudine, dalla ripetitività e dal fatto che sentiamo una resistenza se cerchiamo di renderci a loro indipendenti. Questa forza che sentiamo resistere alla nostra volontà è reale e questo contribuisce a farci credere che in queste predizioni risieda la vera realtà sociale.

Sviluppo del concetto: La sociologia fin ad oggi (1895) si è effettivamente occupata di concetti e non di cose. Fatti tratti dalla sociologia di Comte, da quella di Spencer, dalla situazione attuale della morale e dell’economia politica, che mostrano come questo stadio non sia stato ancora oltrepassato. Comte parlava dei fenomeni sociali come a fatti naturali ma quando ha cercato di applicare questa indicazione metodologica alla pratica della ricerca, ciò che prendeva come oggetto di studio erano le idee. Infatti egli nella sua elaborazione filosofica si occupa del progresso dell’umanità attraverso i tempi. Il concetto stesso di progresso di una società rispetto ad un'altra è un’idea soggettiva perché il progresso inteso come l’evoluzione delle società in cui ogni società successiva è un miglioramento della precedente non esiste. I fatti non si presentano in questa semplicità: un popolo che sostituisce un altro non è lo stesso con qualcosa di nuovo, è un popolo diverso e il susseguirsi delle società non si può rappresentare con una linea geometrica, ma piuttosto come un albero i cui rami vanno in direzioni divergenti. L’idea di Comte di sviluppo storico non era tanto diversa da quella comune del volgo e procedendo in questo modo si fa oggetto della sociologia un concetto e un’idea piuttosto che dei fatti.

Spencer egli scarta il concetto di progresso di Comte, ma ne sostituisce un altro di analoga natura. Non fa dell’umanità l’oggetto di studio ma si concentra sulle società: ma nel momento stesso in cui parla di società ne fa sparire la dimensione reale per sostituirla con la prenozione soggettiva che lui ha di società. Infatti, non si occupa di definire cosa sia la società (la considera una cosa evidente) ma stabilisce che la società esiste quando alla giustapposizione si sostituisce la collaborazione. Segue poi distinguendo due tipi principali di società in base alla natura di questa cooperazione: quelle che perseguono scopi privati (società industriali) e quelle che perseguono scopi di interesse pubblico nettamente riconosciuti (società militari). Si tratta di una definizione che enuncia una prospettiva dello spirito cioè l’idea che Spencer ha della società. Non c’è dietro questa analisi alcuna metodologia di ricerca (passare in rassegna tutte le manifestazioni dell’esistenza collettiva per dimostrare che queste sono tutte forme di cooperazione), che renda scientificamente legittima questa proposizione. Anche se utilizza a sostegno della sua teoria dei fatti questi vengono impiegati per illustrare la teoria stessa piuttosto che per dimostrarla.

Stuart Mill in economia politica la parte dell’indagine teorica è ristretta e grande energia è dedicata a sapere se è meglio che lo stato intervenga nell’economia (idee socialiste) o meno (idee individualiste) e le leggi teoriche sono precetti pratici travestiti da leggi come quella della domanda e dell’offerta: questa esprime la maniera in cui è bene (razionale, logico, utile ecc.) che i fatti economici ci verifichino, e per questo non è una legge scientifica. Legge scientifica è quella che esprime i rapporti secondo i quali i fatti si concatenano e non la maniera in cui è bene che questo avvenga. Le leggi naturali considerate dagli economisti sono tali solo nel senso che sembra naturale che per raggiungere uno scopo si utilizzi questo mezzo, ma non nel senso che si è induttivamente dimostrato che in ogni fenomeno economico si verifica l’utilizzo di questo mezzo, così come avviene invece nella spiegazione dei fenomeni naturali.

Ragioni per oltrepassarlo:

  • I fatti sociali devono essere considerati come cose perché costituiscono i data immediati della scienza, mentre le idee, di cui essi sono stati ritenuti lo sviluppo, non sono date immediatamente; I fatti sociali sono cose e come tali devono essere trattati senza ricorrere a filosofie sulla loro natura né cercare analogie con fenomeni di altra natura. Fatto sociale non è l’idea di morale, ma le regole che determinano realmente il corso delle relazioni e la condotta delle persone, non l’idea di utile o di ricchezza, ma la molteplicità dell’organizzazione economica. Le nozioni che regolano la vita sociale sono date attraverso la realtà fenomenica in cui queste nozioni si esprimono. Le idee che stanno dietro la realtà fenomenica non sono date a priori e non si sa neppure se queste idee esistano. Bisogna studiare i fenomeni sociali come fatti esterni ai soggetti coscienti che li rappresentano. Se l’esteriorità è apparente si dissolverà nel corso dell’indagine scientifica. Ma la soluzione non può essere presupposta. Il fatto sociale è esterno ai soggetti coscienti e questo è una condizione oggettiva che si dimostra da sé nel momento in cui il fatto sociale non si può modificare con il semplice decreto della volontà individuale e perché questo avvenga è necessario porre una forza notevole per vincere la resistenza. Il fatto sociale è uno stampo in cui siamo costretti a versare le nostre azioni.
  • Essi hanno tutti i caratteri della cosa. Analogie di questa riforma con quella che ha recentemente trasformato la psicologia: motivi per sperare, nel futuro, in un rapido progresso della sociologia. Durkheim vede necessaria in sociologi una riforma analoga a quella che ha interessato la psicologia che ha da tempo considerato i fenomeni psicologici come naturali (allo stesso modo di come Comte e Spencer avevano considerato naturali i fatti sociali) continuando ad applicare nella ricerca un metodo ideologico come in sociologia avevano fatto i classici. Si tratta di passare dallo stadio soggettivo alla fase oggettiva del metodo scientifico di ricerca. In questo la sociologia è facilitata dal fatto che, a differenza del fenomeno psicologico che è di natura introspettiva e soggettiva, il fatto sociale ha le caratteristiche oggettive della cosa: il diritto scritto nei codici, i movimenti sociali descritti dalla statistica e nei monumenti della storia….

Seconda parte

Corollari immediati della regola precedente. La regola fondamentale: considerare i fatti sociali come cose.

  • Scartare sistematicamente tutte le prenozioni. Come nella fondazione del metodo scientifico moderno di Cartesio che Bacone abbiano messo in discussione il principio di autorità e tutte le idee tramandate dalla tradizione scientifica precedente, così nella fondazione del metodo scientifico in sociologia bisogna che il sociologo nell’individuazione dell’oggetto della ricerca e nel corso delle dimostrazioni: Si astenga dall’uso dei concetti non scientifici, false evidenze, dalle categorie empiriche.
  • Liberarsi dal sentimento che accompagna le credenze personali in politica e religione. Alcuni temi come la morale per il solo fatto di venir sottoposti ad analisi come fatti esterni all’individuo, come cose, rende la ricerca intollerabile e pone il ricercatore al di fuori del sentire comune. Il sentimento diventa oggetto della scienza e non è criterio della verità scientifica.
  • Assumere come oggetto di ricerca soltanto un gruppo di fenomeni precedentemente definiti in base a caratteri esterni ad essi comuni. Infatti, una teoria può essere controllata solo se si conoscono i fenomeni di cui si occupa. Inoltre deve esprimersi in merito alle proprietà inerenti ai fenomeni, quindi all’inizio è necessario comprendere tutti i fenomeni che hanno le stesse caratteristiche esteriori e solo successivamente procedendo in profondità fare delle cernite e distinzioni.

Ad esempio si osserva che in tutte le società esiste una società parziale formata da individui consanguinei unti da vincoli giuridici.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Rossi Luigi.
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