Che cos’è la Sociologia?
La definizione della disciplina: un’analisi sistematica della società
Il termine sociologia, neologismo che deriva dall’unione di due etimi differenti, una parola latina
(societas, società) e una parola greca (logos, conoscenza), sta ad indicare la “scienza della società”.
Oggetto di studio della sociologia sono infatti la società, la sua organizzazione, i suoi processi e
meccanismi, l’agire sociale individuale e collettivo. Il campo di indagine della sociologia appare
dunque non connotabile in maniera esclusiva come proprio della disciplina sociologica, ma
condiviso con le altre scienze sociali in un’ottica multidisciplinare o interdisciplinare di ricerca.
Tutte le scienze sociali (sottogruppo delle scienze umane), come la psicologia sociale, la geografia
umana, la politologia, l’antropologia culturale, hanno per oggetto di studio la società. Anche altri
ambiti del sapere, come il diritto, l’economia o la storia, si riferiscono necessariamente alle strutture
e ai processi della realtà sociale. La sociologia è una disciplina variegata, eterogenea, costituita da
diverse branche specialistiche come la sociologia politica, economica, della famiglia, del
linguaggio, della comunicazione, dei nuovi media, della religione, dell’immigrazione. Questi
diversi approcci, studi, hanno statuti differenti che variano in base ai contesti geografici, ai periodi
storici. Infatti, come nelle scienze naturali non esistono paradigmi assoluti, la sociologia è una
scienza multi paradigmatica, che prevede la coesistenza di più teorie in contemporanea, che
permangono e ne influenzano altre; spesso le nuove teorie derivano da altri approcci o ne sono la
rielaborazione. La sociologia si propone uno studio che offra un’analisi scientifica e un’
interpretazione critica della società. Tale studio viene affrontato sia a livello microsociologico –
ovvero psicologico-sociale, dove l’oggetto di ricerca è costituito da variabili individuali – sia a
livello macrososciologico – ovvero strutturale, in cui l’oggetto di indagine è costituito dalle grandi
configurazoni sociali, in termini astratti o anche concreti.
La sociologia è una scienza empirica, il confronto tra la teoria e i lati empirici (la dimensione
pratica) è fondamentale. Per lavorare sul campo, il sociologo si avvale di una metodologia, ovvero
la riflessione sulle tecniche specifiche, sul metodo, modo concreto che un ricercatore deve
conoscere e adoperare per svolgere una ricerca sociale. Mentre in passato le teorie di ampia portata
sulla società in generale (quelle dei sociologi classici) nascevano da un’astrazione, la situazione
odierna è contraria; gli studi sociologici si basano su dati empirici, ma le teorie sono piuttosto
frammentarie perché circoscritte, studiano un singolo fenomeno.
Si possono distinguere due principali modi di approccio per raccogliere i dati: i metodi quantitativi
(es. questionario) e quelli qualitativi (es. intervista). I primi forniscono un’analisi di tipo
matematico-statistico dei dati. Il metodo è il mezzo utilizzato per arrivare a un obiettivo, quindi
viene scelto in rapporto all’obiettivo di ricerca che lo studioso si pone. Nessun metodo è valido,
efficace in ogni caso, ma in base al contesto. Ogni metodo ha i propri vantaggi e difetti, analizziamo
due esempi antitetici: il questionario e l’intervista qualitativa (in profondità). Il questionario prevede
delle domande e delle risposte definite proposte nella stessa sequenza, con una formazione
linguistica invariabile, questo agevola le fasi di elaborazione dei dati (raccolti su una popolazione
vasta, ampia), le risposte sono infatti facilmente confrontabili. È un metodo altamente
standardizzato, è possibile somministrarlo a un numero significativo e rappresentativo (es. campioni
ISTAT), fornisce però dati sintetici. Invece l’intervista qualitativa permette di elaborare un discorso,
il dettaglio informativo è ricco, i dati raccolti sono estremamente diversi fra loro, variabili, in
particolare quando si tratta di interviste biografiche, in cui il confronto dei dati è difficile. Ma non
pretende di costruire un campione statisticamente significativo rispetto all’insieme universo, il
campione è scelto in base a determinati criteri, la popolazione scelta è limitata, anche a causa di
limiti di tempo.
Introduzione storica
È connaturato all’uomo l’interrogarsi rispetto alla società in cui vive, tanto che riflessioni
sociologiche sono state elaborate non solo da sociologi, ma anche da scrittori, filosofi, storici,
economisti. Bisogna ricordare che già nella Grecia classica i filosofi Platone prima, e poi Aristotele
hanno proposto delle riflessioni di stampo pre-sociologico. Aristotele definisce l’uomo come
“animale politico”, che combina la natura animale con l’essere sociale, dotato di linguaggio,
produttore di cultura. Platone nel suo dialogo La Repubblica, trattato che descrive un’utopia
(termine coniato secoli dopo), descrive il mito di una città governata dai filosofi, la città equa,
giusta, ordinata, del bene verso cui tendere. Infatti, l’ordine è il problema che sta alla base della
nascita della società ovvero: Come fa una società a stare insieme? Anche il filosofo cristiano
Sant’Agostino di Ippona, nel suo “De civitate Dei” (La città di Dio), immagina in una prospettiva
teologica due differenti società, l’una la città terrena governata dal vizio, dal peccato e l’altra la città
celeste, riflesso di un ordine trascendente, regno della volontà divina, delle virtù cristiane,
dell’amore per il prossimo. La Repubblica che immagina Platone è il riflesso delle idee, di principi
di ordine trascendentale. (Agostino critica le idee platoniche). L’approccio che accomuna i tre autori
è quello normativo, delineando una società ideale in cui si studia la società non come è ma come
dovrebbe essere.
Per quanto riguarda l’epoca rinascimentale, che pone l’uomo al centro dell’agire sociale,
emancipato rispetto alla cornice teologica, l’autore italiano Machiavelli utilizza un approccio pre-
sociologico svincolato da un piano prettamente normativo. Pone l’attenzione sulla realtà empirica,
effettiva, c’è un cambiamento di prospettiva. Durante il Seicento-Settecento vengono pubblicati
degli scritti che riprendono le idee platoniche, le utopie, esempi sono “L’utopia” (1516) di Thomas
More, “La città del Sole” (1602) di Tommaso Campanella, in cui si immaginano delle città, delle
isole ideali verso cui tendere. L’autore inglese Jonathan Swift ne “I viaggi di Gulliver” (1726)
descrive e critica la società esistente utilizzando l’ironia come strumento di critica sociale. Il libro
ha un forte intento polemico, in cui mette in luce vizi, difetti della società inglese corrotta del suo
tempo. La riflessione di Swift ha un taglio letterario ma anche sociologico, è un’allegoria delle
società esistenti, ma analizzate da un punto di vista esterno. In generale, inizia a imporsi una visione
dall’esterno della propria società.
La nascita della disciplina
Anche se l’attenzione alla dimensione sociale dell’uomo è sempre stata presente nella storia della
cultura (filosofica, politica, storiografica), la sociologia come branca scientifica autonoma nasce tra
la fine dell’Ottocento (XIX secolo, quindi in piena modernità) e l’inizio del Novecento, in Europa e
poi negli Stati Uniti. La nascita della nuova disciplina è attestata anche dall’istituzione di cattedre
universitarie in cui ne viene impartito l’insegnamento (la prima è del 1887, presieduta da Emile
Durkheim a Bordeaux) e dalla nascita di riviste specifiche: ad esempio l’”American Journal of
Sociology”, pubblicata negli Stati Uniti a partire dal 1895, e l’”Année Sociologique”, nata in
Francia nel 1898.
A Chicago, nel 1892, viene fondato il primo dipartimento di sociologia nella storia dell’università
americana, e nel periodo immediatamente precedente la Prima guerra mondiale si afferma
un’illustre scuola di pensiero e di ricerca, denominata appunto “Scuola di Chicago”, che formerà
studiosi di grande importanza per lo sviluppo della disciplina.
La sociologia “figlia” della modernità
Possiamo cogliere nella sociologia una risposta della cultura alle grandi trasformazioni che tra il
XVII e il XIX secolo investirono la civiltà occidentale, mettendone in crisi i fondamenti. Per certi
aspetti, infatti, la sua nascita e i suoi primi sviluppi devono essere colti come una sorta di
“autocoscienza” della modernità, cioè come il modo in cui la società occidentale cercò di
rappresentare se stessa dopo le tre grandi rivoluzioni che ne avevano scosso le fondamenta in
ambito culturale, politico ed economico. La nascita della sociologia è infatti preceduta e preparata
da tre grandi rivoluzioni: quella scientifica, quella francese e quella industriale.
Con l’espressione “Rivoluzione scientifica” la storiografia denomina quel movimento di idee che
tra il XVI e il XVIII secolo, grazie all’opera di scienziati e filosofi come Copernico, Keplero,
Galilei e Newton, modificò l’immagine del mondo fisico tramandata dalla cultura antica,
decretando l’abbandono della cosmologia geocentrica aristotelico-tolemaica con l’acquisizione
della visione eliocentrica copernicana, e inaugurando una nuova prospettiva quantitativa e
meccanicistica per interpretare l’intero universo.
Gli influssi della Rivoluzione scientifica non si limitarono all’ambito dell’astronomia e della fisica:
essa, infatti, pose le premesse per una nuova percezione del mondo e dell’uomo, in quanto aprì la
strada all’applicazione alla realtà umana dei principi utilizzati per indagare il mondo della natura.
La scienza viene identificata con un metodo globale di indagine e di conoscenza.
A partire dal Cinquecento-Seicento le scoperte geografiche (Colombo scopre l’America nel 1492, le
parole chiave sono Relativismo, la visione del mondo europea è relativizzata, e Decentramento, il
punto di vista europeo è decentrato rispetto all’universo fisico conosciuto) che allargano la
conoscenza del mondo fisico e quelle scientifiche (la teoria copernicana eliocentrica per cui il Sole
si trova al centro delle orbite degli altri pianeti, e non la Terra, come precedentemente sostenuto
dalla teoria geocentrica appoggiata dalla Chiesa, viene pubblicata nel 1543 nel “De revolutionibus
orbium coelestium” “Sulle rivoluzioni dei corpi celesti”, la sua divulgazione segnò l’inizio di un
processo di radicali mutamenti della conoscenza, noto come “rivoluzione scientifica”) provocano
delle conseguenze sul piano culturale. Gli intellettuali europei iniziano a riflettere su se stessi
guardandosi in modo diverso, la società occidentale, europea, non è al centro dell’universo come si
credeva, non è l’unico modello di società esistente. Galileo Galilei e Bacone introducono il metodo
sperimentale, protocollo accettato dalle scienze moderne, che prevede l’osservazione di un
fenomeno, la formulazione dell’ipotesi, la sperimentazione ripetuta per verificare e confermare
matematicamente l’ipotesi e infine la creazione di leggi. L’ipotesi si trasforma in legge ed è
riconosciuta come teoria di portata universale, proposizione la cui applicabilità è universale. Il
metodo scientifico, o metodo sperimentale, è la modalità tipica con cui la scienza procede per
raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Il metodo
sperimentale si afferma come metodo di indagine scientifica a partire dal XVII secolo. Si basa
principalmente sull'osservazione dei fenomeni fisici, sull'utilizzo della matematica e
sull'esperimento riproducibile. Nel corso del XVIII secolo il metodo sperimentale si diffonde
rapidamente in ambito accademico come metodo di indagine universale. Con il metodo
sperimentale nasce la fisica classica.
Mentre Aristotele osservava la natura spiegandola attraverso le categorie di tipo filosofico, Bacone
si avvale dell’osservazione empirica per cui i fatti verificano la teoria. (diversa interpretazione
dell’epistemologo Popper per cui i fatti non verificano la realtà ma non la falsificano). Conseguenza
della scoperta di altre società oltre a quella europea filosofi illuministi come Montesquieu ne “Le
lettere persiane”, in cui i protagonisti sono dei viaggiatori orientale che visitano l’Europa mettendo
in luce la varietà di costumi, di lingua, tradizioni. Esercizio dello sguardo, si tratta di osservazioni
con un’impronta sociologica, influenza fattori contestuali come il clima. Esempi di riflessione
presociologiche.
La rivoluzione scientifica ha consentito un processo di profonda trasformazione del concetto di
scienza, ponendo in tal modo le basi concettuali e metodologiche della scienza moderna. La nuova
scienza, applicata allo studio dei fenomeni naturali, considera l’esperimento e l’osservazione critica
come fondamento e verifica della conoscenza. A partire dal XVIII secolo si inizierà a credere di
poter sviluppare i principi del metodo scientifico applicandoli allo studio dell’uomo e della società.
La Rivoluzione francese decretò la fine non solo di un determinato assetto politico-sociale (la
Francia dell’assolutismo monarchico e dei privilegi accordati a clero e nobiltà), ma, più in generale,
di ogni tentativo di legittimazione dell’ordine sociale fondato sull’autorità e sulla tradizione. Valori
come l’uguaglianza dei cittadini, la libertà di opinione e di espressione, la superiorità assoluta della
legge su ogni arbitrio e sopruso individuale, affermati con chiarezza nella Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino (1789), costituiscono il fondamento non solo delle attuali legislazioni
degli Stati democratici, ma anche della nostra percezione quotidiana della convivenza civile, delle
sue norme, delle sue funzioni e del suo valore.
La Rivoluzione francese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789)
determineranno profonde conseguenze nella rappresentazione dell’ uomo “moderno” e delle sue
interazioni sociali. L’ordinamento basato sul principio dinastico e sul potere assoluto viene
sovvertito in virtù dei valori di uguaglianza e libertà.
Nell’Ottocento con le correnti dell’Illuminismo e del Positivismo, con la Rivoluzione francese
assistiamo alla messa in discussione delle fonti di autorità, della tradizione religiosa, della gerarchia
(privilegi aristocratici e clericali). Ruolo della borghesia contro la monarchia, ruolo del cittadino
autonomo, indipendente che può utilizzare la ragione per perseguire i propri fini (idee del mercato
libero in cui gli attori scambiano beni, senza differenze sociali). Si è fatta strada l'idea del cittadino
autonomo, senza la quale non può nascere il concetto di mercato come campo libero di attori in cui
si scambiano beni o servizi senza distinzioni sociali. Gli Illuministi sono contro la religione, in
particolare i dogmatismi, gli elementi soprannaturali, il monopolio della verità rivelata da parte di
organizzazioni, dogmi custoditi dai sacerdoti, gerarchia ecclesiastica, fonti di autorità non
giustificabili razionalmente, criticano la tradizione utilizzata come autorità, rifiutano quelle autorità
basate sul privilegio di Stato. Secondo il pensiero illuminista la ragione è propria di tutti, il modo
proprio della filosofia illuminista di concepire cosa sia la ragione è valido ancora oggi. Porsi
domande sul reale.
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Furono però le trasformazioni attinenti alla sfera economica e all’organizzazione delle attività
produttive a giocare un ruolo decisivo per la nascita della sociologia. La rivoluzione industriale
cambia radicalmente il mondo attraverso la trasformazione dei processi produttivi. Il passaggio,
iniziato in Inghilterra alla fine del Settecento, da un’economia tradizionale di tipo agricolo e
artigianale alla produzione automatizzata di beni e servizi all’interno delle fabbriche, determina la
fine di un sistema produttivo ormai secolare. Oltre a comportare mutamenti di natura economica e
tecnologica, il processo di industrializzazione è anche un processo sociale, che trasforma
profondamente la struttura della società l’intero modo di vivere dell’uomo e le sue relazioni sono
trasformate dall’ avvento della nascente industria. Il processo di industrializzazione creò nuove
classi (il proletariato industriale) e nuove forme di stratificazione, modificò i tradizionali legami
sociali, stravolse modalità ormai consolidate di vita e di interazione tra le persone.
Di fronte a tali cambiamenti l’atteggiamento degli intellettuali non fu univoco. Ci fu chi vide nella
società contemporanea un pericoloso attentato ai valori morali e religiosi tradizionali. Altri, invece,
videro nello sviluppo dell’industria e della tecnologia un’opportunità straordinaria per il progresso
globale della civiltà. Altri, infine, denunciarono gli altissimi costi umani che l’industrializzazione
comportava. Da queste differenti posizioni nacque un vivace dibattito sulla società e prese le mosse
la sociologia come disciplina scientifica autonoma.
L’Ottocento è l’età d’oro della tecnologia, caratterizzato da processi di industrializzazione, effetto e
massima espressione dell’applicazione della scienza e della tecnica. Nuovi strumenti tecnici come
l’illuminazione artificiale pubblica, Parigi, detta Ville Lumière,
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