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Sociologia generale - Emile Durkheim

Appunti di Sociologia generale - Emile Durkheim. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Della divisione del lavoro sociale (1893), Le regole del metodo sociologico (1895), Obiettività dei fatti sociali, Il suicidio (1897), Le forme elementari della vita religiosa (1912), ecc. Vedi di più

Esame di Sociologia generale docente Prof. N. D'Antuono

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Questo tipo di solidarietà è detta “organica” da Durkheim. Interrogandosi sui fondamenti del

consenso sociale che stabilizzano le società, Durkheim intende dimostrare che l’anomia

crescente nelle società moderne industriali non è una mera fatalità ma è da mettere in stretta

connessione con l'instaurazione, modifica e sviluppo di una morale corrente, di un sistema di

valori condiviso e con la loro degenerazione.

A tale scopo Durkheim studia i tipi principali di stratificazione sociale in funzione del loro modo

di determinare la coesione sociale. Fondamentale è a tal proposito la nozione di solidarietà,

ovvero la coscienza sempre più interiorizzata che gli individui hanno di convivere in società e di

sposarne i valori fondativi-aggregativi. Secondo Durkheim, con una legge di complessità

strutturale crescente, sotto l’influenza del fattore demografico, le società passano dalla

prevalenza della solidarietà “meccanica” a quella della solidarietà “organica”.

Ma l’aumento in volume e in densità della popolazione ha realmente un effetto soltanto in virtù

della densità “morale” o “dinamica” (numero e frequenza degli scambi sociali), la cui crescita

causa a sua volta l’evoluzione dei quadri sociali. La solidarietà meccanica è caratterizzata dalla

giustapposizione di segmenti sociali equivalenti (ordini, clan), e l’accettazione da parte dei

singoli dei presupposti della coesione collettiva tramite funzioni repressive. In questo stadio gli

individui vengono colti per somiglianza e la personalità individuale è assorbita in quella

collettiva.

In quest’ambito prevale un diritto di tipo prescrittivo (o penale). Il vincolo di solidarietà sociale

al quale corrisponde il diritto repressivo è quello la cui rottura costituisce il reato; chiamiamo

così ogni atto che, in qualche grado, determina contro il suo autore la reazione caratteristica

denominata pena. La solidarietà organica si manifesta attraverso la differenziazione di funzioni

specializzate (altrimenti detta divisione del lavoro) che implica la cooperazione cosciente e

libera degli agenti sociali, quindi lo sviluppo della contrattualizzazione delle relazioni sociali e la

nascita dello Stato moderno democratico, centralizzato, gestionale, e la conseguente

concezione dell’individuo come persona. In quest’ambito prevale l’adozione di un diritto di tipo

restituivo (o privato).

Più specificamente per diritto restituivo Durkheim intende un sistema definito che comprende il

diritto domestico, il diritto contrattuale, il diritto commerciale, il diritto delle procedure, il diritto

amministrativo e costituzionale. Le relazioni regolate da tali diritti sono completamente diverse

dalle precedenti: esse esprimono un concorso positivo, una cooperazione che deriva

essenzialmente dalla divisione del lavoro. Durkheim riconosce alla divisione del lavoro

soprattutto un carattere morale. Infatti in virtù di essa l'individuo ridiventa consapevole del suo

stato di dipendenza nei confronti della società e del fatto che da questa provengono le forze

che lo trattengono e lo frenano. In una parola, diventando la fonte eminente della solidarietà

sociale, la divisione del lavoro diventa anche la base dell'ordine morale.

Le regole del metodo sociologico (1895)

La stesura dello scritto Della divisione del lavoro sociale del 1893 indusse Durkheim a misurarsi

con le categorie da lui impiegate in quello scritto: in particolare, a domandarsi quali fossero e

come funzionassero, in concreto, le “regole del metodo sociologico”. Non tutto è “sociale” in

una società: e il fatto sociale – ossia “l’integrazione degli individui in una comunità morale di

significazione” - è poi irriducibile ai fatti psicologici e biologici. Si tratta di un fatto collettivo,

obiettivo, non soggettivo né mentale, e rispondente a “leggi sociali” autonome dalla psicologia

e dalla biologia.

“Quando adempio ai miei compiti di fratello, di coniuge o di cittadino quando onoro gli impegni

che ho contratto, io eseguo dei doveri che sono definiti fuori di me e dei miei atti, nel diritto e

nei costumi. Proprio quando sono d’accordo con i miei sentimenti più profondi e ne sento

interiormente la realtà, questa non cessa di essere oggettiva; poiché i miei doveri non sono io

ad averli fatti, ma li ho ricevuti con l’istruzione […] La caratteristica essenziale dei fatti sociali

consiste nel potere che essi hanno di esercitate dall’esterno una pressione sulle coscienze degli

individui. […] Un fatto sociale si riconosce dal potere di coercizione esterno che esso esercita o

è suscettibile di esercitare sull’individuo”.

E' dunque la coercizione o sanzione (contrainte) ai voleri dell’individuo che istituisce il fatto

sociale. Posso decidere di portare le scarpe appese al collo, ma la riprovazione collettiva, non il

fatto in sé, mi scoraggerà dal farlo.

D’altra parte, una società si manifesta come un “tutto”: in ciò riposa l’olismo durkheimiano.

Non è il risultato della somma di individui o di gruppi: è un luogo in cui le norme sono funzione

dell’interdipendenza delle sue componenti (olismo). È vero che la società è composta da

individui: ma è anche vero che essa è qualcosa di più che la semplice somma di individui, alla

luce del fatto che “aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad

un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo

genere”. Detto altrimenti, nel caso della società, “è la forma del tutto che determina quella

delle parti” (in opposizione a Durkheim, Max Weber muoverà dai singoli individui per spiegare

la società).

Per questo motivo, bisogna guardarsi dallo spiegare i fatti sociali come frutto dei fatti psichici

degli individui: piuttosto, nella maggior parte dei casi, i fatti psichici sono il “prolungamento”

(così dice Durkheim) di fatti sociali all’interno della coscienza. Ciò appare evidente se, come

suggerisce Durkheim, prestiamo attenzione al caso del matrimonio: è l’organizzazione sociale

del matrimonio che fa nascere i sentimenti parentali, e non viceversa. Si può così valutare la

normalità o il carattere patologico di un fatto sociale soltanto riportandolo al proprio contesto,

alla tipicità esibita dalla società osservata in un periodo dato della propria evoluzione

strutturale.

Di più: ogni società è un insieme di “fatti morali”, una combinazione sui generis di istituzioni.

Con istituzione, Durkheim designa ogni forma organizzata - famiglia, istruzione, giustizia –

tesa ad un fine sociale, una funzione, che il criterio d’utilità non definisce né spiega: in effetti,

“l’organo è indipendente dalla funzione”, poiché “le cause che lo hanno posto in essere sono

indipendenti dal fine a cui tende”. L’analisi di Durkheim implica che se l’intersezione dei gruppi,

l’interdipendenza costante delle istituzioni determinano il sociale, tutto, in una società, non

dipende dalla funzione.

Così si trova in anticipo negato ogni valore esplicativo alle teorie funzionaliste del sociale nelle

quali ogni item - idea, abitudine, oggetto, ecc. - è ritenuto, in quanto esistente, atto ad

adempiere un fine necessario che si raggiungerebbe in un’unità fuori dalla storia: la

soddisfazione di bisogni psicobiologici fondamentali. Al contrario, per Durkheim, se l’essere

umano ha una capacità indefinita di desiderio, ed è ciò che segnalano i periodi d’anomia,

l’espressione dei bisogni è sempre socialmente condizionata. Essi insomma non esistono fuori

dalla società e solo in essa si soddisfano.

Durkheim farà delle istituzioni il suo oggetto primario di studio perché sono particolarmente

obiettivabili, distinguono le società umane delle società animali e attestano l’unità del tipo

umano. La sociologia comprenderà la morfologia sociale, che studia il substrato della vita

collettiva (forma e ripartizione del gruppo sul territorio, dell’ habitat, delle comunicazioni), e la

fisiologia sociale, che studia la genesi ed il funzionamento delle istituzioni, le “correnti sociali

libere”, fonti delle trasformazioni o della creazione delle istituzioni.

Obiettività dei fatti sociali

Proporre “di considerare i fatti sociali come delle cose”, come fa Durkheim, non significa

assimilarli a fatti materiali o classificarli in questa o quella categoria del reale, ma invitare a

osservarli proprio come delle cose, le quali si oppongono all’idea come ciò che si scorge

dall’esterno rispetto a ciò che si coglie dall’interno.


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AUTORE

Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia generale - Emile Durkheim. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Della divisione del lavoro sociale (1893), Le regole del metodo sociologico (1895), Obiettività dei fatti sociali, Il suicidio (1897), Le forme elementari della vita religiosa (1912), ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e comunicazione interculturale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof D'Antuono Nicola.

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