Premessa di metodo:
1. Chi sono i brigatisti.
1. Perché uccidono.
1. Da dove provengono ovvero a quale tradizione storico-politica appartengono.
Queste tre domande corrispondono a tre fasi differenti della mia ricerca:
1. Fase descrittiva: caratteristiche delle sette rivoluzionarie (meccanismi di reclutamento, mantenimento della
disciplina interna, divisione del lavoro, incentivi alla violenza rivoluzionaria) e dei singoli membri (età, sesso, livello di
istruzione, condizioni sociali di partenza, vita quotidiana, visione del mondo, ciò che pensano prima di sparare, argomenti
con cui giustificano delitti di sangue, ecc). Sono studi descrittivi che pongono domande relative al come.
1. Fase esplicativa (perché) : elaborazione del modello DRIA che ricostruisce i processi socio-psicologici che presiedono
al delitto di sangue. E’ stato costruito principalmente ricorrendo ai seguenti documenti:
Testimonianze di brigatisti pluriomicidi;
Deposizioni ai processi;
Rivendicazioni di aggressioni, rapimenti, furti, assalti e omicidi;
Risoluzioni strategiche;
Documenti commemorativi di brigatisti uccisi dalle forze dell’ordine;
Lettere private di brigatisti ai familiari.
3. Fase genetica o della comparazione storico-sociologica: tentativo di ricostruire le radici ideologiche del progetto
brigatista.
Introduzione:
Si tratta della storia di un pathos che si è trasformato in movimento politico e ha tenuto sotto scacco per circa vent’anni
un intero Paese portandolo sull’orlo di una guerra civile. Non si trattò di un esercito ma di un manipolo di uomini animati
da una feroce determinazione ideologica. La storia delle BR e la loro furia omicida sono il frutto di un processo
socio-psicologico che spoglia la vittima della sua umanità. Tale processo è detto “pedagogia dell’intolleranza”. Come
insegna Emile Durkheim le teoria pedagogiche hanno come oggetto immediato la guida del comportamento. Non si
identificano con l’azione ma la predispongono. Prima di essere ucciso il nemico è degradato a una specie inferiore a
quella dell’uomo, è un “porco” che suscita “assoluto ribrezzo” e la sua vita non ha più valore. Il mondo è un “pantano”
immerso nelle “tenebre della schiavitù”. Alcuni uomini sono responsabili e ucciderli è un “atto di giustizia”, un gesto
d’amore nei confronti dell’umanità.
La gnosi, in senso letterale, è una conoscenza di rango superiore cui hanno accesso soltanto alcuni uomini, “gli eletti”.
Intesa come categoria sociologica è un tipo di atteggiamento verso i grandi problemi dell’esistenza umana. La mentalità
gnostica presente alcuni temi ricorrenti: l’attesa della fine, il catastrofismo radicale, l’ossessione per la purezza. Lo
schema gnostico può essere riassunto: il mondo è immerso nel dolore e nel peccato esso è popolato da presenze infette
che attentano alla purezza degli eletti, E’ prossimo l’avvento dell’ultimo giorno in cui gli uomini malvagi saranno
terribilmente puniti.
Nelle parole dei brigatisti colui che abbraccia la rivoluzione è il cristo che si sacrifica per il riscatto dell’umanità. I BR non
si sono mai interrogati su cosa dovevano costruire, l’unica cosa che sapevano era che dovevano distruggere il presente.
Non tutte le sette gnostiche ricorrono però alla violenza rivoluzionaria: si distinguono sette “passive” e “attive”. Le prime
si caratterizzano per il loro isolamento radicale, se il mondo è impuro occorre allontanarsene il più possibile. In questo
caso l’attesa della fine spinge a un ripiegamento su pratiche di tipo mistico-religioso, provocando il ritiro dal mondo
profano. Le sette passive ( Max Weber ) sono in fuga dal mondo, non vogliono distruggere ma porsi al riparo dal crollo
imminente provocato dalla corruzione dell’uomo.
Le seconde invece si caratterizzano per la presenza di un “tema” che chiamano individuazione del maligno. Nelle sette
attive l’ossessione per la purezza si trasforma in ossessione per la purificazione ovvero nella lotta implacabile contro le
forze del Male. Le sette attive si riconoscono per il linguaggio mutuato dalla parassitologia: i nemici sono “parassiti” che
“infestano il mondo”. Il brigatista non vuole cariche, onori nel caso della vincita ma solo far fuori i nemici.
La nascita della setta richiede che a un’autorità politica costituita si contrapponga un gruppo minoritario. L’argomento
tipico con il quale le sette motivano l’esperienza della separazione si fonda sull’accusa che la Chiesa è compromessa con
le potenze di questo mondo. La Chiesa si considera “potenza spirituale” che si rivolge a tutti gli uomini e che è dotata di
un corpo stabile di funzionari. La setta invece è un “parto della volontà”, i suoi leaders sono fondatori di una nuova
esperienza e non i continuatori di una tradizione. Nella Chiesa si nasce, la setta invece impone una conversione che
segna una “rinascita”. Attraverso un rituale all’iniziato viene richiesto un cambiamento d’identità (metanoia) che si
esprime attraverso l’acquisizione di un nuovo nome. La Chiesa tende a includere e ad assolvere, la setta esclude e
condanna in nome della purezza.
La determinazione con la quale operarono le BR ha avuto origine dall’aspirazione a una società perfetta che sarebbe nata
dallo scontro tra le possenti forze del Bene e le oscure forze del Male. Sono i figli della luce, venuti su questa terra per
punire e redimere, vogliono lavare con il sangue i peccati del capitalismo, purificare il mondo attraverso lo sterminio dei
nemici.
F. Engels “ Entrambi, cristianesimo e socialismo operaio, predicano un imminente riscatto dalla schiavitù e dalla miseria;
ma il cristianesimo pone questo riscatto in una vita dell’aldilà, dopo la morte, in cielo; il socialismo lo pone in questo
mondo, in una trasformazione della società. Entrambi sono perseguiti e braccati, i loro seguaci messi al bando, colpiti da
leggi eccezionali. E nonostante tutte le persecuzioni entrambi avanzano vittoriosamente, irresistibilmente. “
I. La pedagogia dell’intolleranza
I RIVOLUZIONARI DI “VOCAZIONE”
La prima lezione che l’aspirante rivoluzionario riceve è che il mondo è in pericolo. I “figli della luce” sono impegnati in una
lotta all’ultimo sangue contro i “figli delle tenebre”. L’esito di questo scontro, per quanto impervia e dolorosa sia la strada
che conduce alla meta, è già scritto: la società sarà ripulita dai “porci” che la infestano. Quando ciò accadrà gli ostacoli
che si frappongono all’edificazione del comunismo saranno rimossi e gli uomini finalmente liberati dalla fame e
dall’oppressione. I brigatisti furono “rivoluzionari di vocazione” i quali concepirono l’azione rivoluzionaria come una
missione e non come una semplice professione da svolgere dietro compenso. Affinché si realizzi il loro progetto i brigatisti
devono seguire un percorso educativo permanente. Loro primo compito è imparare a pensare diversamente dall’uomo
comune: i nemici del proletariato si annidano dappertutto, si nascondono, si camuffano. Per riconoscerli occorre
abbracciare una nuova visione del mondo che sia in grado di rendere evidente ciò che gli altri non vedono. Chi si oppone
alla rivoluzione p un “porco” che deve essere ucciso o reso invalido per tutta la vita. Uccidere per la rivoluzione è il più
nobile dei gesti ed è in nome dell’ “amore” che l’ “Organizzazione” esercita il potere di vita o di morte sui “nemici”.
L’eliminazione del nemico è un atto dovuto.
Il brigatista non è amico di tutti gli uomini perché chi è contro la rivoluzione è nemico dell’umanità. Il mondo è diviso in
due, da una parte i carnefici dell’umanità e dall’altra i giustizieri.
La violenza non è mai una scelta, il brigatista è costretto alla violenza dalle circostanze. Uccide perché “il sistema
imperialista delle multinazionali”, la “società”, il “modo di produzione”, lo “Stato dei padroni”, “il fascismo tecnologico
imperialista” non gli lasciano alternative.
Agli occhi del brigatista tutto è possibile. La felicità è a portata di mano. Il mondo potrebbe vivere nell’abbondanza, ma il
“sistema” impedisce che ciò avvenga. La società ci opprime, violenta le nostre vite in ogni istante. Non siamo mai liberi
neanche quando crediamo di esserlo. La felicità è un’illusione. Il mondo va distrutto per essere completamente rifondato.
Il documento brigatista in cui la concezione catastrofistico-radicale è espressa nella sua forma più compiuta è Gocce di
sole nella città degli spettri scritto da Renato Curcio e Alberto Franceschini nel 1982: “il mondo è diventato una fabbrica
totale, gli uomini sono avvolti nelle tenebre e vagano come fantasmi fagocitati dal capitale che tutto uccide e soffoca.
Non esistono più spazi di libertà. I bisogni più elementari sono calpestati, il capitale si è impossessato dei corpi e delle
menti.Nessuno tranne i brigatisti sono consapevoli di ciò. La realtà è pura apparenza, la felicità è autoinganno. Un uomo
felice è un uomo che non vede. Solo i brigatisti conoscono, vedono, vivono mentre tutti gli altri sono avvolti in una
“non-vita”. La guerra è madre/padre di tutte le cose, ogni cosa distrugge per trasformarla in un’altra.
LA VIOLENZA COME UNICA VIA
Il brigatista è costretto alla violenza perché il sistema lo opprime e non gli consente via di fuga. Per questo motivo egli
non è mai “carnefice”. Anche quando spara il brigatista è una “vittima”. E’ un uomo disperato che non ha alcuna
alternativa al delitto di sangue. E’ il sistema che impone la violenza, un male necessario e non fine a se stesso.
LA “MENTALITA’ A CODICE BINARIO”
Uno degli scopi della pedagogia dell’intolleranza è la diffusione e il consolidamento del “pensiero dicotomico”. La
mentalità brigatista è elementare, istintiva, brutale nella sua immediatezza. Si tratta di una mentalità a “codice binario”
cioè di un tipico processo mentale che consiste nel ridurre anche i fenomeni più complessi a due sole categorie:
bene/male, amico/nemico, sfruttati/sfruttatori, innocenti/colpevoli. Si tratta di un meccanismo di semplificazione della
realtà.
Il delitto di sangue è una manifestazione di amore verso il prossimo; i sentimenti politici dei brigatisti sono solo di due
tipi : amore e odio. Chi non odia non sa amare. L’assenza di odio è indice di bassezza morale. Senza il risentimento,
l’odio, il desiderio di vendetta, il brigatista sarebbe paralizzato. Il mondo è diviso in due parti: da una parte gli amici,
dall’altra i nemici. I nemici non sono uomini ma semplici simboli contro cui scagliarsi. E’ come svolgere una routine di
lavoro, da una parte c’è il brigatista dall’altra il nemico, una categoria, dei simboli da colpire, non degli uomini. Si esce di
casa la mattina, si vanno a controllare le persone, a preparare le operazioni, poi si torna a casa e si fa la “vita normale”.
Il brigatista si forma attraverso un processo socio-psicologico il cui scopo è la creazione di un uomo nuovo, programmato
per uccidere. La sua vita precedente appartiene a un passato lontanissimo. Egli ha compiuto una rivoluzione interiore che
gli consente di guardare il mondo con lo sguardo di un redentore.
Testimonianza di Nitta. Figurano tutti gli elementi dello schema gnostico: la mentalità a codice binario che riduce tutti gli
aspetti della realtà a alla contrapposizione tra le forze del Bene e del Male, il catastrofismo radicale, secondo cui il mondo
è immerso nel dolore e nella sofferenza, l’identificazione di un nemico su cui riversare tutte le colpe dell’infelicità umana,
la concezione salvifica della rivoluzione che squarcia le tenebre e instaura una società perfetta.
All’inizio del loro percorso i brigatisti non avrebbero mai immaginato di essere sconfitti. Erano convinti che il capitalismo
avesse i giorni contati.
VIOLENZA POLITICA E MARGINALITA’ SOCIALE
Il brigatista è un individuo “marginale”. Si tratta di marginalità e non di emarginazione. L’emarginazione è una condizione
di oggettiva privazione mentre la marginalità è uno stato d’animo che può colpire anche l’individuo di status sociale
elevato. Essa si manifesta quando l’individuo ritiene che il suo ruolo nella società sia inferiore ai meriti e alle capacitò che
si attribuisce. Da qui la condizione di essere “vittima di un’ingiustizia”. Questo tipo di individuo è spinto a proiettare su un
nemico esterno la causa della sua infelicità.
Testimonianza di Patrizio Peci. (p.41)
Testimonianza di Fiore (p.41)
Brama di potere, volontà di potenza, il brigatista ne è fortemente attratto. Ma la sua missione non si esaurisce nella presa
del potere. Questa è solo la premessa per la rigenerazione dell’umanità attraverso la violenza. Il potere è un mezzo e non
un fine.
Testimonianza Patrizio Peci (p.44)
Il brigatista è mosso da un sentimento di profonda frustrazione. Prima di agire deve individuare le cause della sua
privazione. La dottrina marxista-leninista è il suo faro. Questa gli dice che le radici dello sfruttamento sono da ricercarsi
nei “rapporti di produzione” ovvero nei rapporti che si instaurano tra capitalisti e proletari durante il processo produttivo.
Il comunismo è la soluzione di tutti i mali. Una volta instaurato non ci sarà più distinzione tra ricchi e poveri, proprietari e
lavoratori, sfruttatori e sfruttati.
Il brigatista si considera antropologicamente diverso dai suoi nemici. Non potrebbe mai accettare di possedere le stesse
pulsioni di coloro che infestano il mondo con la loro presenza immonda e la sua vita quotidiana deve continuamente
confermare tale irriducibile “diversità”. Egli è assolutamente certo che la sua guerra coincida con gli interessi
dell’umanità e gli appare del tutto legittimo rispondere alla barbarie fascista con la giustizia armata.
LA POLITICA ESCATOLOGICA
Così è definita la politica delle BR in quanto il fine ultimo dell’azione brigatista non è la conquista del potere ma la
trasformazione radicale del mondo.
Sternberger, autore di un’opera fondamentale sulle grandi metamorfosi del concetto di politica, ha individuato tre “radici”
del pensiero politico in Occidente: la “politologia” di Aristotele, la “demonologia” di Machiavelli e l’ “escatologia”
riconducibile a S. Agostino i cui lineamenti sono espressi nell’opera De civitate dei.
La politica escatologica mira alla preparazione spirituale dell’uomo in vista del giorno dell’apocalisse e del giudizio
universale. Nella politica escatologica la grande trasformazione viene attesa con fede profondissima. Questo vivere
nell’attesa richiede una ferrea autodisciplina etica concepita come sacrificio quotidiano. La politica escatologica è la
politica del credente in quanto solo una fede incrollabile può alleviare l’angoscia di chi attende l’apocalisse.
I brigatisti non si posero mai il problema della gestione dello Stato né si interrogarono sul modo in cui avrebbero
esercitato il potere una volta conquistato l’apparato coercitivo. Nelle loro riflessioni non vi è alcuna traccia di Aristotele né
di Machiavelli. L’ideologia è per il brigatista l’unico tramite tra l’uomo e la realtà. E’ il più potente dei proiettili.
Testimonianza Anna Laura Braghetti (p.51)
Le BR non si sarebbero accontentate di conquistare il potere. Tutto induce a credere che se fossero riuscite in tale
impresa avrebbero applicato la loro promessa di purificazione della società attraverso l’uso spropositato di violenza
politica e terrore. L’eliminazione completa dei nemici potrebbe richiedere molti anni e potrebbero essere milioni le
persone da uccidere ma non importa.Il vero rivoluzionario è disposto a dedicare l’intera vita a un simile progetto.
2. La sacralizzazione della politica
IL FANATISMO DI UNA NUOVA RELIGIONE
Uno dei tratti tipici della mentalità brigatista è la sacralizzazione della politica. I brigatisti hanno il compito di redimere gli
uomini indicando loro la via che conduce alla salvezza. Sono depositar si una “verità assoluta” in cui è racchiusa la ricetta
per eliminare ogni forma di sofferenza umana. E’una politica nuova che ambisce a ottenere un fine meta-politico: una
società perfetta. Un uomo lontano dall’ideale marxista non è neanche un uomo.
Testimonianza Nitta (p.54)
Testimonianza Morucci (p.54)
Il brigatista si spoglia della sua condizione di individuo marginale per trasformarsi in “eroe”. Sceglie di sacrificarsi per il
bene dell’umanità assumendo il compito di condurre gli oppressi e gli sfruttati nel regno della luce.
Sia il fascismo, sia le BR vogliono imporre con la forza la propria visione del mondo, ma il fascismo sostiene principi e idee
“impure” perché non conformi alla “verità” marxista. Il fascismo è l’esaltazione dell’individualismo, il comunismo è
l’esaltazione del collettivismo. Ma soprattutto il comunismo fa gli interessi della classe maggioritaria, del proletariato,
della classe che lavora, non di un gruppo ristretto.
IL CATASTROFISMO RADICALE
Imporre agli scettici il giusto modo di pensare è un dovere. Ma il &
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