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Umano troppo umano 2: Nietzsche

Quest’opera inizia con i versi della poesia Solitudine, scritta da un giornalista che dopo l’operazione chirurgica tanto attesa si ritrovò solo. Non aveva né una compagna, né una moglie, gli amici erano lontani e coloro che lo andavano a trovare lo facevano per pura formalità. Quindi quest’ultimo si ritrova a rivivere questo lungo periodo di solitudine.

Tali versi sono attribuiti a quest'opera perché appartengono allo stesso periodo (1878-1879), ma in essa poi rispecchia il pensiero di Nietzsche. Tale pensiero si fonda sulla storia, non più portatrice unicamente di elementi costruttivi ma anche di elementi disfattivi. Non più storia come maestra di vita, ma vita come maestra di storia, perché la storia racconta il passato a modo suo e l’uomo non può rifarsi ad esso, ma semplicemente ricavare quel poco, se c’è, di elementi che potranno servirgli per il presente.

In poche parole Nietzsche non vuole rifarsi al passato, lo vuole lasciare del tutto, altrimenti afferma, che l’uomo sarebbe sempre condizionato da esso, perché ciò che è successo prima, non è assolutamente uguale a ciò che sta succedendo adesso (fermandoci al 1878).

Il cambiamento di Nietzsche

Durante questo periodo N. subisce un cambiamento, addirittura tra le due opere Umano troppo umano 1 e Aurora, scrive un’altra opera ovvero Umano troppo umano 2, in cui evidenzia il suo cambiamento. N. non è più un filosofo, ma un pedagogista, un educatore che si piega su se stesso per trovare gli elementi del suo nuovo metodo, ossia il metodo genialogico. Attraverso questo, egli richiama le sue emozioni passate per dialogare con esse, come se parlassimo con la nostra ombra, per chiedere delle risposte, per farle riemergere, nonostante i cambiamenti portati da cultura e tradizione.

Qui N. riscopre la sua “apollineità”, eseguendo un processo di introspezione per capire il suo passato e si arriva alla rivalutazione della tragedia attica nuova e quella antica.

La tragedia attica

Nella tragedia attica nuova troviamo Socrate, Eschilo ed Euripide. Essa si fonda sulla narrazione, ha una tematica di fondo, un suo svolgimento narrativo e la conclusione etica. In essa è contenuto un messaggio diretto, che mira a non rifare gli stessi errori commessi in passato, ecco perché N. riprende quest’attica e si rifà anche a quell’antica.

Nella tragedia attica antica la celebrazione è divisa in due periodi: primavera (grandi dionisiache) e autunno (piccole dionisiache). Durante il periodo primaverile dura 40 giorni, in modo che venga completato il risveglio della natura, infatti la popolazione si dava alla frenesia più totale, con danze e anche rapporti sessuali.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Rossi Luigi.
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